Emicrania: una stanza per dare sollievo a chi ne soffre sul lavoro

Si chiama Migraine Relief Room ed è il progetto presentato da Novartis alla Milano Design Week.
Una stanza confortevole, dalle tinte tenui e le luci soffuse, senza rumori, con coperte di diversi materiali, a disposizione e arredata con un divano, una poltrona e un cucinino. Un luogo, chiamato Migraine Relief Room, che può essere creato in ogni azienda per aiutare i dipendenti che soffrono di emicrania, disturbo che colpisce solo in Italia 6 milioni di persone, in prevalenza donne, facendo perdere in media 16,8 giorni di lavoro all’anno (13,6 quelli persi dagli uomini). È il progetto che Novartis, multinazionale svizzera della farmaceutica, ha presentato alla recente Milano Design Week.
Spiega Pasquale Frega, amministratore delegato e country president di Novartis Italia: «La nostra ambizione è re-immaginare la medicina, e vogliamo farlo a partire dall’emicrania, con il progetto “Reimagine Medicine: re-Design migrarne”. L’idea di un luogo interamente dedicato a chi soffre di questa patologia è nata proprio in seno alla nostra azienda: abbiamo fatto un sondaggio tra i nostri dipendenti e abbiamo scoperto che la maggior parte ne soffriva direttamente o aveva un parente vittima dell’emicrania. Abbiamo quindi iniziato a concentrarci su queste persone: volevamo dar loro modo di avere uno spazio adeguato nell’azienda, perché è chiaro che possono lasciare il lavoro ogni volta che subiscono un attacco. Per loro, però, sarebbe di conforto sapere che anche sul posto di lavoro possono avere un’area in cui trovare sollievo, lontano da tutto e tutti».
La testimonianza – «Soffro di emicrania da 24 anni e, quando sperimento un attacco sul posto di lavoro, il desiderio più forte è essere a casa o almeno in un luogo protetto», racconta Federica Grossi, giovane paziente che ha fatto parte dell’advisory board istituito da Novartis per la creazione della Migraine Relief Room. Grossi, che è anche delegata del Cima (Centro italiano ricerche neurologiche avanzate) e fa parte dell’Associazione Pazienti Al.Ce dell’Europa Centrale, spiega poi: «Il dolore, che si pensa sia il fattore principale dell’emicrania, spesso non lo è. Ciò che diventa insopportabile è l’ipersensibilità agli stimoli esterni, come la luce, gli odori, i suoni e anche i colori. Per questo il lavoro d’ufficio diventa impossibile».
E infatti nella Migraine Relief Room qualsiasi stimolo esterno è stato eliminato: i pazienti potranno regolare le luci fino a eliminarle, per rimanere al buio, potranno utilizzare le coperte di cotone, lana, lino per coprirsi in caso di attacco di freddo – a cui spesso sono soggetti – e potranno godere del silenzio dovuto alla lontananza da tutte le altre stanze.
«L’emicrania è spesso considerata solo un mal di testa, ma è un errore, perché si ignora l’impatto che ha sulla vita quotidiana», chiarisce Piero Barbanti, responsabile dell’Unità per la cura e la ricerca su cefalee e dolore dell’Irccs San Raffaele Pisana di Roma, nonché presidente dell’Associazione neurologica per la ricerca su cefalee Anircef. «Uno dei problemi – aggiunge – è lo stigma di essere giudicati se ci si assenta dal lavoro. Purtroppo i pazienti vivono in condizioni invalidanti, ma per la paura di sentirsi giudicati fanno enormi sforzi. Ecco perché dobbiamo capire che l’emicrania è una malattia, che costa all’Italia 20 milioni di euro l’anno a causa di visite da specialisti “sbagliati”, mentre il 57% della popolazione va a curarsi in un’altra regione perché pensa di non essere seguito bene dai medici a cui si rivolge».
Redazione Nurse Times
Fonte: La Stampa
 
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Sindrome della morte in culla: il ruolo preventivo dell’infermiere

Sindrome della morte in culla: il ruolo preventivo dell’infermiere

La SIDS (Sudden Infant Death Syndrome), ossia la sindrome della morte in culla, definisce la morte inaspettata di un bambino sotto l’anno di età che si presenta durante il sonno e che rimane inspiegata dopo un’attenta indagine, comprendente autopsia completa, esami tossicologici, radiologici, microbiologici, metabolici, la revisione delle circostanze di morte e un’accurata anamnesi del bambino e della famiglia
Nel 2004, a San Diego, durante un panel internazionale sono state distinte tre categorie di SIDS:
SIDS certa 1A: morte infantile (>21 giorni e

Gli italiani e “dottor” Google: fotografia di un Paese col portafogli vuoto

La ricerca Tech4life evidenzia il nesso tra la sempre più diffusa ricerca di informazioni sanitarie online e le difficoltà economiche dei cittadini.
Un clic al posto di un’ecografia. Una ricerca online che sostituisce il parere dello specialista, un quesito postato sui social per non mettere mano al portafogli e pagare ticket o parcelle. “Dottor” Google, il nuovo medico di fiducia: in Italia, secondo l’Istat, l’anno scorso oltre 3 milioni e 650mila persone hanno rinunciato alle cure per motivi economici, e la rete è diventata per oltre un italiano su due il nuovo punto di riferimento quando ha un dubbio sulla sua salute. A dirlo è la ricerca Tech4life, condotta da Community Media Reasearch, in collaborazione con Confindustria Dispositivi Medici, su 1.201 persone in tutta la penisola.
Un campione rappresentativo, che fotografa una realtà nella quale la sanità è un costo difficile da sostenere. E in cui l’accesso a internet gratuito, benché spesso privo di attendibilità, diventa l’unico appiglio per capirci qualcosa. E magari risparmiare i soldi per il controllo. Lo studio, condotto con interviste telefoniche realizzate nel giugno scorso, ha uno scopo: capire come gli italiani si relazionino rispetto a temi quali prevenzione e la medicina predittiva. E la medicina partecipativa, basata sulla condivisione dei dati sanitari: un fatto che ancora fa storcere il naso a tanti, visto che sei su dieci dichiarano di non volerli condividere.
E allora: il 57,1% degli intervistati ha dichiarato di cercare informazioni di salute online. L’internauta della medicina è giovane (quattro su cinque tra 18 e 34 anni, la percentuale cala con l’aumentare dell’età), oltre sei volte su dieci vive al Sud e nelle isole, spesso ha problemi economici. Tanto da doversi rivolgere al “medico online”: succede nel 71% dei casi.
«Un tempo – dice Massimiliano Boggetti, presidente di Confindustria Dispositivi Medici – si cercavano in rete le prime informazioni, in attesa del parere dello specialista. Adesso spesso ci si limita a navigare senza andare dal medico, ed è un risultato sconfortante. Un problema, perché spesso le informazioni sul web non sono verificate. Di qui il diffondersi di nozioni errate». Il riferimento ai no-vax non è casuale: «Siamo impegnati in una campagna per migliorare la comunicazione online, per esempio con il sito Labtestonline.it, seguito da specialisti».
Ma non tutto è negativo. L’indagine racconta dei passi avanti sul fronte della prevenzione, visto che il 62,6 % ha fatto controlli negli ultimi cinque anni. Un’Italia propensa all’utilizzo dei dispositivi medici, sebbene non tutti sappiano che si possono personalizzare. E addirittura pochi usano i device elettronici, come smartphone e tablet, per monitorare il proprio stato di salute: solo il 7,6% usa app mediche. «Un dato che ci ha sorpreso – commenta Daniele Marini, curatore dell’indagine –, visto che lo smartphone è uno strumento diffuso in modo trasversale. Ma è usato solo dal 14,3% degli intervistati per monitorare il proprio stile di vita: è una questione di cultura».
A colpire è anche la mancanza di propensione a condividere i propri dati sanitari: il 59,4% degli intervistati non vuole farlo. Solo il 40,6% (quattro persone su dieci) è favorevole a questa condivisione, convinto in questo modo di poter aiutare la ricerca e l’epidemiologia.
Redazione Nurse Times
Fonte: Repubblica Inserto
 
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Dirigenti sanitari, al vaglio del Senato le nuove regole sulla nomina

Stamattina i Cinque Stelle hanno presentato un disegno di legge per “allontanare le mani dei partiti dalla sanità”.
Un disegno di legge sulla nomina dei dirigenti sanitari che, nelle intenzioni, “deve allontanare le mani dei partiti dalla sanità”. Lo assicura la senatrice Maria Domenica Castellone, capogruppo del M5S in Commissione Sanità a Palazzo Madama. Tale ddl che è stato presentato questa mattina in Senato dai Cinque Stelle con una conferenza stampa a cui hanno partecipato il vicepremier Luigi Di Maio, il ministro della Salute, Giulia Grillo, e il presidente della Commissione Sanità, Pierpaolo Sileri.
Il testo prevede che le Regioni nominino i direttori generali esclusivamente tra gli iscritti all’elenco nazionale dei soggetti idonei alla nomina di dg e che “al fine di garantire trasparenza e imparzialità”, sia istituito presso il ministero della Salute un albo nazionale dei commissari, a cui venga demandata la valutazione dei direttori generali e degli altri dirigenti. Per la nomina del direttore generale, il presidente della Regione dovrà individuare cinque commissari, di cui almeno due di regioni diverse rispetto al luogo dove si svolge la selezione, attingendo all’albo nazionale dei commissari mediante sorteggio pubblico.
Redazione Nurse Times
Fonte: il Fatto Quotidiano
 
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Emilia Romagna, ecco il piano per ridurre le attese in Pronto soccorso

Si punta sulle assunzioni di medici, infermieri e oss, ma anche sul rinnovamento del triage.
L’attesa è finita. O meglio, durerà al massimo sei ore. Questo l’obiettivo che si è posta la Regione Emilia Romagna nella riorganizzazione dei Pronto soccorso. Il tempo di permanenza non dovrà dunque superare le sei ore, dal momento in cui il paziente arriva in ospedale a quello in cui gli viene comunicata la decisione dei medici: ricovero o rientro a casa.
Già oggi 1’85% dei casi si conclude in media in meno di sei ore, ma dentro questa media ci sta di tutto: dal codice rosso, che viene affrontato immediatamente, al codice bianco, che vede passare ore e ore nell’attesa di essere visitato. L’idea di fissare questa soglia come massima è quindi molto “sfidante”, come ha detto l’assessore regionale alla sanità, Sergio Venturi, ma è uno degli obiettivi che il governatore Stefano Bonaccini si era posto anche in vista delle prossime regionali.
La Giunta, che si è data un anno di tempo per portare a termine il progetto, ha deciso un investimento di 7 milioni di euro, che sarà deliberato in un assestamento di bilancio previsto entro l’estate, per assumere tra l’altro più personale. Parliamo di 60 medici con contratto a tempo indeterminato, altrettanti infermieri e 20 operatori socio-sanitari. Il nodo del reclutamento dei medici è il più delicato, perché la carenza di personale qualificato è ormai un’emergenza.
Per questo non solo Bonaccini fa intravedere la possibilità di studiare un integrativo, quindi un aumento di stipendio, per chi lavora nell’emergenza («Gli operatori di questo settore sono in trincea – ha detto –. Bisogna trovare un meccanismo di premialità economica per assegnare maggior valore a questa professione»). Ma si lavora anche per poter assumere i medici che stanno svolgendo l’ultimo anno di specializzazione, nel percorso che dopo la laurea porta a entrare in reparto. «Per questo si sta studiando un emendamento al Decreto Calabria, che nei prossimi giorni sarà convertito in legge in parlamento – spiega Venturi –. Per poter assumere anche medici all’ultimo anno della specializzazione, invece di richiamare i pensionati».
Per migliorare l’organizzazione, cambierà anche il triage, cioè la presa in carico iniziale. Non più quattro colori che definiscono il codice di priorità, ma cinque livelli di complessità del paziente. Rispetto a oggi ci sarà anche il codice blu, un livello intermedio tra il codice bianco e quello verde, che la direttrice generale Kyriakoula Petropulacos sintetizza così: «Una febbre insorta da poche ore può essere un codice bianco, una febbre che dura da molti giorni può essere un codice blu».
Quella di rivolgersi al Pronto soccorso, del resto, è una necessità che non conosce crisi. Dal 2016 al 2018 si è registrato un costante aumento degli accessi. Parliamo di quasi 2 milioni nel 2018. A Bologna è il Sant’Orsola a farla da padrone, avendo superato quota 74mila, mentre l’Ospedale Maggiore è a quota 50.410. In regione, invece, il più “visitato” è il Pronto soccorso dell’ospedale di Ravenna con 84.655 accessi nel 2018.
Redazione Nurse Times
Fonte: la Repubblica
 
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Opi Fermo: “Meno accessi in ospedale con l’infermiere di famiglia”

Il presidente dell’Ordine, Giampiero Beltrami, ha lanciato la proposta in Comune.
Un infermiere vicino alle famiglie, un professionista in grado di dare consigli e farsi carico delle situazioni più problematiche. È la proposta dell’Ordine degli infermieri di Fermo. Il presidente Giampietro Beltrami ne ha parlato in Commissione sanità con i consiglieri comunali e il sindaco Paolo Calcinaro. «I problemi del Sistema sanitario li conosciamo – ha detto – e sono noti anche agli utenti. Sappiamo della carenza di personale, delle difficoltà che ci si trova a vivere in ospedale e sul territorio. Abbiamo pensato che è ormai tempo di andare oltre e che si può arrivare a qualche proposta concreta. Per questo ho voluto parlare della figura dell’infermiere di famiglia, una realtà già presente in regioni come la Valle d’Aosta, il Piemonte, la Lombardia, il Frulli Venezia Giulia».
Beltrami ha sottolineato come esista già un master per preparare gli infermieri a questo nuovo, strategico ruolo ed è stato attivato anche all’Università Politecnica delle Marche: «Si tratta di una figura che si fa carico della famiglia, gestisce i rapporti col Servizio sanitario nazionale e indirizza i percorsi assistenziali. Sono professionisti che vengono assegnati a famiglie con pazienti cronici, allettati e consentono di superare la figura dell’infermiere dell’assistenza domiciliare integrata, che non serve più. Hanno un rapporto molto stretto col medico di medicina generale e portano avanti un’assistenza diretta, anche con consigli sugli stili di vita, sui percorsi burocratici. Sono indicati, ovviamente, per le situazioni particolarmente pesanti per le famiglie».
Il presidente di Opi Fermo spiega che si tratta di un infermiere fornito dal Servizio sanitario nazionale, assunto dalle aziende. In Toscana è già assegnato, per esempio, al paziente diabetico, cardiopatico, oncologico: «Aiuta a evitare ricoveri impropri. Quando c’è una situazione particolare il paziente chiama l’ambulanza e va in Pronto soccorso. Una figura infermieristica, così, riesce a valutare sul campo la questione e l’accesso in Pronto soccorso può essere evitato. Si tratta, in sostanza, di posti di lavoro per infermieri: dovrebbe essere una scelta coraggiosa. Oggi abbiamo un Sistema sanitario che tende a curare piuttosto che a prevenire. Così non si può reggere più: meglio lavorare sul territorio per evitare che tutto si ammassi sull’ospedale; i malati cronici devono stare da altre parti».
Beltrami spiega che gli Ordini degli infermieri delle Marche stanno lavorando tutti insieme per dare indicazioni sul sistema sanitario, in particolare cercando di contrastare la prevista riduzione dei minuti di assistenza previsti per ciascun paziente, e dunque di personale, perdendo qualità dell’assistenza e vicinanza alle persone nel momento della fragilità.
Redazione Nurse Times
Fonte: il Resto del Carlino
 
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Salerno, infermieri del “Ruggi” verso lo sciopero

Il sindacato Nursind ha indetto lo stato di agitazione dopo l’esito negativo del confronto col manager Giuseppe Longo sui 21 punti della piattaforma di richieste.
Incubo sciopero al “Ruggi” di Salerno. Dopo l’assemblea dei dipendenti dello scorso weekend, il sindacato delle professioni infermieristiche Nursind indice lo stato di agitazione e minaccia di incrociare le braccia se non riceve le risposte attese sui 21 punti della piattaforma di richieste. Al centro della mobilitazione ci sono, tra le altre cose, il reclutamento del personale, i fondi contrattuali e le posizioni organizzative (caposala), la mancata attuazione del nuovo piano ospedaliero.
A placare il malumore non è servito il faccia a faccia col manager Giuseppe Longo, che aveva assicurato priorità ai reparti dell’area critica nella sostituzione delle lunghe assenze e nell’assegnazione di personale neo-reclutato, così come sulle assunzioni in tutti gli altri reparti, con convocazione degli idonei della graduatoria a tempo determinato di infermieri (ancora circa 40 unità) e di operatori socio-sanitari. A questo va aggiunta la progressione di fascia, deliberata a maggio 2019, mentre a giugno sarà erogato il miglioramento economico (con arretrati da gennaio scorso).
Per quanto riguarda gli incarichi organizzativi (ex capisala), infine, Longo ha rinnovato l’impegno per il conferimento di quelli previsti dall’attuale atto aziendale (148 incarichi), riservandosi altri approfondimenti e modifiche in relazione al nuovo atto, che dovrà essere adottato in attuazione del piano ospedaliero.
“Pur apprezzando la disponibilità all’ascolto – si legge nella nota della segreteria aziendale Nursind -, alcune decisioni sono oggettivamente tardive e difficilmente armonizzabili con il prossimo periodo di ferie, con il permanere e il moltiplicarsi di disposizioni di lavoro straordinario, che stanno logorando il personale di comparto. Altre sono parziali (ennesimo reclutamento a tempo determinato, a fronte della mancata pubblicazione di concorsi a tempo indeterminato), contraddittorie in quanto, a fronte di incarichi di funzione organizzativa che attendono una risposta concreta da anni, si assiste all’ingerenza sindacale in vicende gestionali solo per tutelare posizioni individuali e impedire in conseguenza la piena funzionalità di importanti reparti”.
Per questo motivo, per ora, è stato indetto lo stato di agitazione su una piattaforma di 21 punti, che interessa, tra le altre cose, la carenza di personale, le criticità organizzative di vari reparti, la mancata deliberazione del piano dei fabbisogni 2018-2020 definitivo e di quello 2019-2021, di un concorso per infermieri e operatori socio-sanitari, di una graduatoria e assegnazione fascia 2019 nei termini stabiliti, dei fondi 2018, di una proiezione degli stessi per il 2019. Si chiede, inoltre, lo stop ai “coordinatori fantasma o fai da te”, l’urgente attivazione delle procedure per gli incarichi organizzativi, un freno al “ricorso continuo e incontrollato” al lavoro straordinario, alla sottrazione dal fondo fasce di somme per pagare il progetto sangue, nonché l’attuazione dell’atto aziendale 2017 e l’avvio del nuovo piano ospedaliero.
Redazione Nurse Times
Fonte: Il Mattino
 
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Tre ore in attesa in codice verde: aggredisce gli infermieri del Triage e poi se ne va a casa

Un’ennesimo episodio è stato denunciato dall’associazione “Nessuno Tocchi Ippocrate”. Si tratta dell’aggressione verbale numero 35 dell’anno 2019 quella subita dal personale infermieristico in servizio presso l’ospedale San Giovanni Bosco.
“Chiama la polizia”, queste sono state alcune delle parole urlate da un paziente così bisognoso di cure da poter aggredire il personale sanitario.

“Ennesima aggressione ai danni del personale del nosocomio partenopeo San Giovanni Bosco, un paziente accede con codice verde, per nausea e vomito e pretende di essere visitato in ordine numerico, ovviamente non esistente.”
Dopo aver atteso oltre 3 ore, sarebbe andato su tutte le furie, minacciando il personale medico insultandoli utilizzando termini alquanto coloriti.
In seguito all’episodio, è stato richiesto l’intervento degli uomini della Polizia di Stato che, giunti sul posto, riescono a riportare la calma nel pronto soccorso. L’uomo, dopo essersi scusato, ha pensato che non avesse più bisogno di cure, decide di fare ritorno a casa senza essere visitato.
“Siamo stanchi capite che siamo lì per aiutarvi.
#Aiutateciadaiutarvi” è lo slogan con il quale conclude il proprio post l’associazione “Nessun Tocchi Ippocrate”.
Anche l’assessore alla sanità campano Francesco Emilio Borrelli ha condiviso il video pubblcandolo sulla sua propria pagina.
Simone Gussoni
 
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PICC Team ambulatoriale: un nuovo scenario a Napoli

La nostra collaboratrice Anna Arnone ha intervistato Andrea Liuzzi, infermiere del Distretto sanitario 27.
Nel cuore del Vomero, adiacente all’ospedale Santobono di Napoli, è nato il Distretto sanitario 27, nuova realtà ambulatoriale a gestione infermieristica dedicata all’impianto e alla gestione dei PICC. Questo graduale passaggio sul territorio ha certamente contribuito a decongestionare gli ospedali partenopei con un gruppo di lavoro infermieristico dedicato a tale servizio. Ne parliamo con Andrea Liuzzi, infermiere all’Ospedale del Mare di Napoli e membro del PICC Team del Distretto sanitario 27.
Partiamo dalle basi: come definirebbe l’infermiere esperto nel posizionamento del PICC?“L’infermiere è ormai da tempo un professionista indiscusso. Nei Paesi anglosassoni e nella maggior parte dei Paesi europei il posizionamento del PICC e la sua relativa cultura sono già esclusivo appannaggio degli infermieri. Il know-how richiesto per il posizionamento di un PICC si riferisce a competenze acquisite attraverso percorsi e master dedicati, in cui non è richiesto affatto l’intervento medico”.
Parliamo della nascita del PICC Team territoriale del Distretto sanitario 27.“È nato come appendice e completamento dell’ambulatorio infermieristico di gestione degli accessi vascolari per garantire l’applicazione del Decreto 99 del 2016, che in maniera chiara fa riferimento alla rete territoriale, e quindi alla cura della cronicità sul territorio. La responsabile e l’ideatrice di tale modello organizzativo, la dottoressa Adele Maria, Marzocco, è una leader che aveva consolidato nel tempo la validità di tale servizio e ha voluto creare un team di professionisti dedicati”.
Ha riscontrato difficoltà iniziali?“Le difficoltà sono state certamente tante e di sicuro i principali ostacoli si sono riscontrati nelle poca fiducia nella riuscita di tale progettualità, soprattutto da parte dei nostri colleghi e dalla classe medica. Tuttavia, ripensandoci, ogni ostacolo ha solo rafforzato la determinazione nel portare alla nascita di questo percorso”.
Ci parli nel dettaglio della tipologia di pazienti a cui si dedica il distretto e della modalità di accesso.“L’ambulatorio è dedicato all’impianto dei PICC per i pazienti oncologici in generale e, in particolare, nei casi di tumore alla mammella e che necessitano di terapie parenterali a lungo decorso. Si accede tramite impegnativa del medico di Medicina generale, senza lista di attesa, in quanto il servizio viene inserito prima o dopo le attività routinarie per agevolare le esigenze dei percorsi terapeutici degli utenti”.
Quali nuovi scenari si prospettano?“Il PICC team garantisce in pieno l’integrazione ospedale-territorio e la presa in carico del paziente cronico, riportando l’ospedale alla sua primaria vocazione, ovvero la cura dell’acuto. I nuovi scenari auspicati dalla nostra direzione generale sono indirizzati all’apertura di più punti di gestione e, soprattutto, alla diffusione del concetto di team, elemento a cui siamo particolarmente legati e in cui crediamo”.
Come si è caratterizzata la formazione in questo tempo?“La nostra formazione si è articolata attraverso corsi universitari e la parte pratica sul campo, consolidata negli ultimi mesi”.
Come sta vivendo questa nuova esperienza?“È stimolante e permette di vivere in un’altra ottica il percorso di cura. È una bella sfida, oltre che un’occasione di crescita professionale”.
Anna Arnone
 
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Mamma in salute: Giulia Grillo “regala” un’app alle donne

Il ministro ha presentato un’applicazione gratuita che aiuta durante la gravidanza e nei primi mesi di maternità.
Domenica 12 maggio, in occasione della Festa della mamma, il ministro della Salute, Giulia Grillo, ha presentato l’app per smartphone Mamma in salute, disponibile gratuitamente negli store. “È la mia prima Festa della mamma – ha detto – ed è la prima volta che la festeggio in quanto ministro e madre allo stesso tempo. Proprio durante la gravidanza e i miei primi mesi di maternità ho sempre pensato che fosse molto importante avere informazioni certificate in risposta alle mille domande che tutte noi donne ci poniamo. Per questo ho chiesto al ministero di sviluppare un’app per accompagnare le donne e chi sta loro vicino, in tutte le fasi della maternità, con informazioni certificate, completamente gratuite e senza pubblicità”.
Ha aggiunto il ministro: “Colgo l’occasione per ricordare che la promozione e la salvaguardia della salute della donna e del bambino sono una delle priorità strategiche del Servizio sanitario nazionale, in quanto non riguardano la sola sfera privata della donna e di suo figlio, ma il benessere futuro dell’intera comunità. Sono convinta che la pubblica amministrazione debba utilizzare le sue risorse per rendere un servizio sempre più vicino ai bisogni del cittadino, impiegando le sue professionalità nel dialogo con i cittadini e mettendo le proprie conoscenze a disposizione della collettività. È per questa ragione che mi rivolgo anche alle società scientifiche del settore, consapevole dell’importante lavoro che i professionisti svolgono nel quotidiano, confidando che questa applicazione possa essere anche per loro uno strumento utile per promuovere l’informazione sulla salute della donna”.
Tutto in un’applicazione
L’app è articolata in tre sezioni informative: prima della gravidanza, gravidanza e parto, dopo il parto e allattamento e consente alla donna, che ha in programma una gravidanza, di trovare consigli ed informazioni utili.
Il collegamento con la mappa dei Centri per la procreazione medicalmente assistita, i riferimenti dei consultori familiari su tutto il territorio nazionale, cosa sono e dove si possono trovare le banche del latte, sono solo alcuni dei servizi a favore e a sostegno della maternità che il ministero mette a disposizione in un unico strumento.
Con la mappa dei punti nascita sarà possibile localizzare le strutture assistenziali dove una donna può partorire, con informazioni dettagliate sul numero di culle, la presenza dell’unità di neonatologia e di terapia intensiva neonatale, il pronto soccorso pediatrico, il volume di parti effettuati nella struttura.
Informazioni che possono rappresentare un utile supporto alla donna per l’esercizio di scelta consapevole di dove partorire.
Nel Diario della gravidanza personalizzato sarà possibile registrare i risultati delle indagini diagnostiche-strumentali effettuate e delle visite ginecologiche.
L’agenda, che si connette automaticamente a quella del proprio smartphone, ricorderà alla donna gli appuntamenti più importanti per tutti i nove mesi di gestazione.
L’utilizzo dell’applicazione consente la tutela della privacy ed è privo di messaggi di natura commerciale.
Redazione Nurse Times
Fonte: www.salute.gov.it
 
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Avviso pubblico di selezione per la nomina del Presidente e dei Componenti dell’Organismo Indipendente di Valutazione (OIV) dell’AIFA (14/05/2019)

Procedura selettiva per l’acquisizione di manifestazioni d’interesse finalizzata alla nomina dell’Organismo Indipendente di Valutazione (OIV) dell’Agenzia Italiana del Farmaco in forma collegiale di tre componenti di cui uno con funzioni di Presidente.

AIFA pubblica dati di spesa e consumo in Open Data (14/05/2019)

L’Agenzia Italiana del Farmaco ha pubblicato in formato Open Data i dati di spesa e consumo relativi al flusso della farmaceutica convenzionata e degli acquisti diretti per gli anni 2016 e 2017. I dati pubblicati sono liberamente accessibili a tutti per la consultazione, il riutilizzo e la distribuzione, senza restrizioni di copyright che ne limitino la riproduzione, con il solo obbligo di citare la fonte. Nella stessa pagina è disponibile il manuale operativo con la descrizione dei file e dei relativi tracciati record, le funzionalità e le fonti dei dati.

Albinismo: cos’è? Sintomi e cause

Albinismo: cos’è? Sintomi e cause

Albinismo cos’è?

Il termine albinismo si riferisce tipicamente al albinismo oculocutaneo un gruppo di disordini ereditari dove c’è poca o nessuna produzione di melanina pigmentata. Il tipo e la quantità di melanina prodotta dall’organismo determina il colore della pelle, dei capelli e degli occhi. La melanina gioca anche un ruolo nello sviluppo dei nervi ottici, quindi le persone con albinismo hanno problemi di vista.

Segni di albinismo sono solitamente evidenti nella pelle, nei capelli e negli occhi di una persona, ma a volte le differenze sono lievi. Le persone con albinismo sono anche sensibili agli effetti del sole, quindi sono a maggior rischio di sviluppare il cancro della pelle.

Anche se non esiste una cura per l’albinismo, le persone con questo disturbo possono adottare misure per proteggere la loro pelle e gli occhi e massimizzare la loro visione.

Sintomi dell’albinismo

Segni e sintomi di albinismo coinvolgono la pelle, i capelli e il colore e la vista degli occhi.

Pelle

La forma più riconoscibile di albinismo si traduce in capelli bianchi e pelle molto chiara rispetto ai fratelli. La colorazione della pelle (pigmentazione) e il colore dei capelli possono variare da bianco a marrone e possono essere quasi identici a quelli dei genitori o dei fratelli senza albinismo.

Con l’esposizione al sole, alcune persone potrebbero svilupparsi:

  • Lentiggini
  • Talpe, con o senza pigmento – talpe senza pigmento sono generalmente di colore rosa
  • Grandi macchie simili a lentigini (lentiggini)
  • Scottature e l’incapacità di abbronzarsi

Per alcune persone con albinismo, la pigmentazione della pelle non cambia mai. Per gli altri, la produzione di melanina può iniziare o aumentare durante l’infanzia e gli anni dell’adolescenza, con conseguenti leggeri cambiamenti nella pigmentazione.

Capelli

Il colore dei capelli può variare da molto bianco a marrone. Le persone di origine africana o asiatica che hanno albinismo possono avere il colore dei capelli che è giallo, rossastro o marrone. Il colore dei capelli può anche scurirsi dalla prima età adulta o colorare dall’esposizione a minerali normali nell’acqua e nell’ambiente, e apparire più scuro con l’età.

Colore degli occhi

Le ciglia e le sopracciglia sono spesso pallide. Il colore degli occhi può variare da molto blu chiaro a marrone e può cambiare con l’età.

La mancanza di pigmento nella parte colorata degli occhi (iridi) rende le iridi un po ‘traslucide. Ciò significa che le iridi non possono bloccare completamente la luce dall’entrare nell’occhio. Per questo motivo, gli occhi molto chiari possono apparire rossi in alcune luci.

Visione

La menomazione visiva è una caratteristica fondamentale di tutti i tipi di albinismo. I problemi e le problematiche degli occhi possono includere:

  • Movimento rapido e involontario degli occhi (nistagmo)
  • Movimenti della testa, come il dondolio o inclinazione della testa, per cercare di ridurre i movimenti involontari degli occhi e vedere meglio
  • Incapacità di entrambi gli occhi di rimanere diretti nello stesso punto o di muoversi all’unisono (strabismo)
  • Miopia estrema o lungimiranza
  • Sensibilità alla luce (fotofobia)
  • Curvatura anormale della superficie anteriore dell’occhio o della lente all’interno dell’occhio (astigmatismo), che causa visione offuscata
  • Sviluppo anormale della retina, con conseguente riduzione della vista
  • Segnali nervosi dalla retina al cervello che non seguono le consuete vie nervose (mutazione del nervo ottico)
  • Scarsa percezione della profondità
  • Cecità legale (visione inferiore a 20/200) o cecità completa

Quando vedere un dottore

Alla nascita del bambino, se il medico nota una mancanza di pigmento nei capelli o nella pelle che colpisce le ciglia e le sopracciglia, il medico probabilmente prescriverà un esame della vista e seguirà da vicino qualsiasi cambiamento nella pigmentazione e nella visione del bambino.

Se osservi i segni di albinismo nel tuo bambino, parla con il medico.

Rivolgersi al proprio medico se il bambino con albinismo sperimenta frequenti epistassi, contusioni facili o infezioni croniche. Questi segni e sintomi possono indicare la presenza della sindrome di Hermansky-Pudlak o della sindrome di Chediak-Higashi, che sono rari ma gravi disturbi che includono l’albinismo.

Le cause dell’albinismo

Modello di ereditarietà autosomica recessiva

Diversi geni forniscono istruzioni per fare una delle diverse proteine coinvolte nella produzione di melanina. La melanina è prodotta da cellule chiamate melanociti, che si trovano nella pelle, nei capelli e negli occhi.

L’albinismo è causato da una mutazione in uno di questi geni. Possono verificarsi diversi tipi di albinismo, basati principalmente su quale mutazione genetica ha causato il disturbo. La mutazione può non produrre affatto melanina o una quantità significativamente ridotta di melanina.

Tipi di albinismo

I tipi di albinismo sono classificati in base a come vengono ereditati e sul gene che è interessato.

  • Albinismo oculocutaneo (OCA), il tipo più comune, significa che una persona ha ereditato due copie di un gene mutato – uno da ciascun genitore (eredità autosomica recessiva). È il risultato di una mutazione in uno dei sette geni, etichettati da OCA1 a OCA7. L’OCA causa una diminuzione del pigmento nella pelle, nei capelli e negli occhi, oltre a problemi di visione. La quantità di pigmento varia in base al tipo e il colore risultante di pelle, capelli e occhi varia anche da e all’interno dei tipi.
  • L’albinismo oculare è principalmente limitato agli occhi, causando problemi di vista. La forma più comune è il tipo 1, ereditato da una mutazione genetica sul cromosoma X. L’albinismo oculare legato all’X può essere trasmesso da una madre che trasporta un gene X mutato a suo figlio (eredità recessiva legata all’X). L’albinismo oculare si verifica quasi esclusivamente nei maschi ed è molto meno comune di OCA.
  • L’albinismo legato a rare sindromi ereditarie può verificarsi. Ad esempio, la sindrome di Hermansky-Pudlak include una forma di OCA, nonché problemi di sanguinamento e lividi e malattie del polmone e dell’intestino. La sindrome di Chediak-Higashi include una forma di OCA e problemi immunitari con infezioni ricorrenti, anomalie neurologiche e altri problemi gravi.

complicazioni

L’albinismo può includere complicanze della pelle e degli occhi nonché sfide sociali ed emotive.

Complicazioni agli occhi

I problemi della vista possono influire sull’apprendimento, sull’occupazione e sulla capacità di guidare.

Complicanze della pelle

Le persone con albinismo hanno una pelle molto sensibile alla luce e all’esposizione al sole. La solarizzazione è una delle complicanze più gravi associate all’albinismo perché può aumentare il rischio di sviluppare il cancro della pelle e l’ispessimento della pelle causato dai danni del sole.

Sfide sociali ed emotive

Alcune persone con albinismo possono subire discriminazioni. Le reazioni di altre persone a quelle con albinismo possono spesso avere un impatto negativo sulle persone con questa condizione.

Le persone con albinismo possono subire bullismo, prendere in giro o sondare domande sul loro aspetto, sugli occhiali o sui dispositivi di ausilio visivo. Di solito sono molto diversi dai membri delle loro famiglie o gruppi etnici, quindi possono sentirsi degli outsider o essere trattati come estranei. Queste esperienze possono contribuire all’isolamento sociale, scarsa autostima e stress.

Usare il termine “persona con albinismo” è preferibile per evitare lo stigma di altri termini.

Prevenzione all’albinismo

Se un membro della famiglia ha albinismo, un consulente genetico può aiutarti a capire il tipo di albinismo e le possibilità di avere un futuro bambino con albinismo. Lui o lei può anche spiegare i test disponibili.

Diagnosi dell’albinismo

La diagnosi di albinismo si basa su:

  • Un esame fisico che include il controllo della pigmentazione della pelle e dei capelli
  • Un accurato esame della vista
  • Confronto tra la pigmentazione di tuo figlio e quella di altri membri della famiglia
  • Revisione della storia medica di tuo figlio, incluso se c’è stato sanguinamento che non si ferma, ecchimosi eccessivo o infezioni impreviste

Un medico specialista in disturbi della vista e degli occhi (oftalmologo) dovrebbe condurre l’esame della vista del bambino. L’esame include una valutazione del potenziale nistagmo, strabismo e fotofobia. Il medico usa anche un dispositivo per ispezionare visivamente la retina e determinare se vi sono segni di sviluppo anormale.

La consultazione genetica può aiutare a determinare il tipo di albinismo e l’ereditarietà.

Trattamento dell’albinismo

Poiché l’albinismo è una malattia genetica, non può essere curato. Il trattamento si concentra sull’ottenere un’adeguata cura degli occhi e il monitoraggio della pelle per i segni di anomalie. Il tuo team di cura può coinvolgere il tuo medico di base e i medici specializzati in cura degli occhi (oftalmologo), cura della pelle (dermatologo) e genetica.

Il trattamento generalmente include:

  • Cura degli occhi. Ciò include il ricevere un esame oculistico annuale da parte di un oftalmologo e molto probabilmente con lenti correttive da prescrizione. Sebbene la chirurgia sia raramente parte del trattamento per problemi agli occhi legati all’albinismo, il tuo oftalmologo può raccomandare un intervento chirurgico sui muscoli ottici per minimizzare il nistagmo. La chirurgia per correggere lo strabismo può rendere meno evidente la condizione.
  • Cura della pelle e prevenzione del cancro della pelle. Ciò include ricevere una valutazione annuale della pelle da sottoporre a screening per cancro della pelle o lesioni che possono portare al cancro. Una forma aggressiva di cancro della pelle chiamato melanoma può apparire come lesioni della pelle rosa.

Le persone con sindromi di Hermansky-Pudlak o Chediak-Higashi di solito necessitano di cure specialistiche regolari per affrontare le esigenze mediche e prevenire le complicanze.

Stile di vita e rimedi casalinghi

Puoi aiutare il tuo bambino ad apprendere le pratiche di auto-cura che dovrebbero continuare nell’età adulta:

  • Utilizzare gli ausili per ipovedenti, come una lente d’ingrandimento manuale, un monoculare o una lente d’ingrandimento che si collega agli occhiali e un tablet sincronizzato con una lavagna intelligente (una scheda elettronica interattiva con touch screen) in classe.
  • Utilizzare sempre la protezione solare con un fattore di protezione solare (SPF) di 30 o superiore che protegge dalla luce UVA e UVB.
  • Evitare rigorosamente l’esposizione al sole ad alto rischio o prolungato, come stare all’aperto per lunghi periodi di tempo o nel mezzo della giornata, ad alta quota, e nei giorni di sole con una sottile copertura nuvolosa.
  • Indossare indumenti protettivi, compresi vestiti con colori, come magliette con collo a manica lunga, pantaloni lunghi e calze; cappelli a tesa larga; e indumenti speciali di protezione UV.
  • Proteggi gli occhi indossando occhiali da sole scuri e anti-UV o lenti di transizione (lenti fotocromatiche) che si scuriscono in piena luce.

Supporto

Fare aggiustamenti scolastici o lavorativi

Se tuo figlio ha albinismo, inizia presto a lavorare con insegnanti e amministratori scolastici per prendere misure per aiutare il tuo bambino ad adattarsi all’apprendimento in classe. Se necessario, inizia ad educare i professionisti della scuola sull’albinismo e su come colpisce tuo figlio. Chiedete anche dei servizi che la scuola o il posto di lavoro offrono per valutare e soddisfare i bisogni.

Le modifiche alla classe o all’ambiente di lavoro che possono aiutare comprendono:

  • Un posto vicino alla parte anteriore della classe
  • Libri di testo di grandi dimensioni o un tablet
  • Un tablet che può essere sincronizzato con una lavagna interattiva (SMART board) nella parte anteriore della stanza, consentendo al bambino di sedersi più indietro in classe
  • Dispense dei contenuti scritti su schede o schermi generali
  • Documenti stampati ad alto contrasto, ad esempio il tipo nero su carta bianca, anziché utilizzare la stampa o la carta colorata
  • Ingrandimento delle dimensioni del carattere sullo schermo del computer
  • Evitare la luce intensa nelle impostazioni di apprendimento o di lavoro
  • Consentire tempi supplementari per l’esecuzione di test o materiale di lettura

Affrontare le questioni emotive e sociali

Aiuta il tuo bambino a sviluppare abilità per affrontare le reazioni degli altri all’albinismo. Per esempio:

  • Incoraggia il tuo bambino a parlarti di esperienze e sentimenti.
  • Esercitati a rispondere a domande provocatorie o imbarazzanti.
  • Trova un gruppo di sostegno tra pari o una comunità online attraverso agenzie come l’Organizzazione nazionale per l’albinismo e l’ipopigmentazione (NOAH).
  • Parla con un professionista della salute mentale che può aiutare te e il tuo bambino a sviluppare buone capacità comunicative e di coping, se necessario.

 

Utilizzo graduatoria di pubblico concorso all’Oncologico di Bari: quando l’ignoranza fa coppia con la stupidità

Utilizzo graduatoria di pubblico concorso all’Oncologico di Bari: quando l’ignoranza fa coppia con la stupidità

Riscontriamo una nota di un personaggio che si diverte a scrivere corbellerie

La Redazione di NurseTimes, senza cadere nella sua demagogia lessicale semplicemente con le leggi alla mano risponde alla nota del sindacalista dell’IRCCS “Giovanni Paolo II” di Bari.
Nelle considerazioni della delibera si legge che Dipilato Giuseppe, dipendente a tempo determinato dell’Istituto Tumori di Bari, ha chiesto di poter essere assunto a tempo indeterminato mediante attingimento dalla graduatoria di merito del concorso pubblico per CPS – Infermiere approvata dall’ULSS di Rovigo. L’Istituto Tumori di Bari ha chiesto alla ULSS di Rovigo di poter utilizzare la graduatoria in questione ottenendo riscontro positivo e per ciò solo ha ritenuto di poter assumere l’infermiere Dipilato.
Il punto nodale della questione è questo: se la copertura di un posto vacante, previsto dal piano triennale dei fabbisogni del personale dell’Istituto Tumori di Bari, possa essere coperto mediante scorrimento di una graduatoria approvata da altra amministrazione, in assenza del preventivo esperimento della procedura di mobilità.
In altri termini, va data preferenza allo scorrimento della graduatoria, come nel caso di specie, o alla procedura di mobilità?
A nostro avviso, ascoltato il parere del nostro ufficio legale, l’Istituto Tumori di Bari avrebbe dovuto esperire prima la procedura di mobilità volontaria e, in caso di esito negativo, scorrere la graduatoria formata da altra pubblica amministrazione per identico profilo professionale.
Il Consiglio di Stato ha osservato che, in assenza di una norma di legge che stabilisca in maniera univoca il rapporto preferenziale cui le Amministrazioni debbano attenersi nella scelta della modalità (in specie, attingimento ad una graduatoria efficace formata da altra Amministrazione del medesimo comparto o indizione di una procedura di mobilità esterna) per l’assunzione del personale destinato alla copertura dei posti vacanti del proprio organico, la scelta accordata all’una o all’altra è discrezionale (Consiglio di Stato sez. III, 19/06/2018), (ud. 24/05/2018, dep. 19/06/2018), n.3750), ma ciò non vuol dire che sia incensurabile.
Infatti, l’art. 30, co. II-bis, D.Lgs. n. 165/2001 prevede che “2-bis. Le amministrazioni, prima di procedere all’espletamento di procedure concorsuali, finalizzate alla copertura di posti vacanti in organico, devono attivare le procedure di mobilità di cui al comma 1, provvedendo, in via prioritaria, all’immissione in ruolo dei dipendenti, provenienti da altre amministrazioni, in posizione di comando o di fuori ruolo, appartenenti alla stessa area funzionale, che facciano domanda di trasferimento nei ruoli delle amministrazioni in cui prestano servizi”.
L’art. 3, co. 2.2 attualmente prevede che “I contratti collettivi nazionali possono integrare le procedure e i criteri generali per l’attuazione di quanto previsto dai commi 1 e 2. Sono nulli gli accordi, gli atti o le clausole dei contratti collettivi in contrasto con le disposizioni di cui ai commi 1 e 2”.
Dal combinato disposto dei commi in esame emerge, dunque, la preferenza accordata dal Legislatore al passaggio di personale tra Pubbliche Amministrazioni rispetto al reclutamento di nuove unità.
A questo proposito occorre notare che, a differenza della mobilità, lo scorrimento di graduatorie approvate da altre PP.AA. è una operazione da cui derivano nuovi oneri per la finanza pubblica: “In attesa dell’emanazione del regolamento di cui all’articolo 9 della legge 16 gennaio 2003, n. 3, le amministrazioni pubbliche ivi contemplate, nel rispetto delle limitazioni e delle procedure di cui ai commi da 53 a 71, possono effettuare assunzioni anche utilizzando le graduatorie di pubblici concorsi approvate da altre amministrazioni, previo accordo tra le amministrazioni interessate” (art. 3, co. 61, L. n. 350/2003). E’ quindi normale che prima si tenti di coprire i posti in organico mediante passaggio diretto del personale tra le PP.AA. e solo ove ciò non sia possibile, si proceda a nuove assunzioni, anche tramite scorrimento delle graduatorie approvate da altri enti pubblici.
Conferme di quanto osservato si traggono anche in giurisprudenza:
“la scelta tra copertura di posti vacanti tramite mobilità del personale ovvero scorrimento di graduatoria efficace poteva ritenersi rimessa, sino alla novella legislativa del novembre 2005 (L. n. 246 del 2005 innanzi riportata), al potere discrezionale della pubblica amministrazione; successivamente, la previsione di una espressa nullità della determinazione che decida il reclutamento di nuovo personale (nella cui accezione, secondo giurisprudenza consolidata, va incluso la progressione verticale dei dipendenti in categoria superiore) senza provvedere, prioritariamente, ad avviare la mobilità. di personale proveniente da altra amministrazione configura un obbligo per l’amministrazione procedente” (Cassazione civile sez. lav., 18/05/2017, n.12559);
“La preferenza accordata allo scorrimento della graduatoria, rispetto all’indizione di una nuova procedura concorsuale, si giustifica pienamente, ma non può essere riferita al diverso caso in cui allo scorrimento della graduatoria sia preferito il ricorso alla procedura di mobilità di personale proveniente da altre Amministrazioni, ciò in quanto la mobilità consente varie finalità quali l’acquisizione del personale già formato, l’immediata operatività delle scelte, l’assorbimento di eventuale personale eccedentario ed i risparmi di spesa conseguenti a tutte le ricordate situazioni (cfr., Tar Emilia-Romagna, Bologna, sez. I, 4 dicembre 2017, n. 794)” (T.A.R. Lecce, (Puglia) sez. II, 28/05/2018, n.915);
“La procedura di cui all’art. 30 D.lgs. n.165/2001 costituisce, pertanto, una ipotesi di base per il reclutamento dei pubblici dipendenti, per come riconosciuto dalla stessa Corte costituzionale che, con la sentenza 30 luglio 2012, n. 211, investita della questione di legittimità dell’art. 13 della legge della Regione Basilicata 4 agosto 2011, n. 17, l’ha rigettata ritenendo che tale legge prescrivesse correttamente il ricorso obbligatorio alle procedure di mobilità dell’art. 30, comma 1 d. lgs. n. 165 del 2001, prima che si potesse procedere all’utilizzazione delle graduatorie degli altri concorsi precedentemente espletati, oppure, in mancanza, di indirne di nuovi” (Tar Calabria, 24 dicembre 2018, n. 2185);
“Come pure affermato dalla Suprema Corte (Cassazione civile, sezione lavoro, sentenza n. 12559 del 18 maggio 2017), la mobilità costituisce un ottimale strumento di distribuzione del personale in relazione alle esigenze della p.a., atteso che, il citato art. 30 stabilisce “una precisa e ordinata sequenza di adempimenti procedimentali”. Tra questi, l’istituto della mobilità costituisce la prima fase obbligatoria da attuare per il reclutamento dei pubblici dipendenti, che il legislatore privilegia sia sotto l’aspetto ordinamentale, che soprattutto finanziario (posto che, come detto, tale istituto non dà luogo alla costituzione di un nuovo rapporto di lavoro, ma solo la cessione del contratto già esistente)” (Tar Sicilia, 4 gennaio 2019, n. 39);
“Sulla base di tale norma, che prevede, dunque, l’obbligo per l’Amministrazione di procedere alla mobilità, anche in funzione del contenimento delle spesa pubblica, prima dell’avvio delle procedure concorsuali, la giurisprudenza ha affermato l’assoluta prevalenza della mobilità rispetto anche allo scorrimento delle graduatorie (cfr. Cassazione sez. lavoro 18 maggio 2017, n. 12559, per cui l’Amministrazione è obbligata ad utilizzare la mobilità al posto dello scorrimento delle graduatorie; Consiglio di Stato, III, 13 dicembre 2016 n. 1531, per cui l’esistenza di una graduatoria ancora valida, se limita la libertà di indire un nuovo concorso, non incide sulla libertà di avviare una procedura di mobilità; Sez. V 23 agosto 2016 n. 3677, che ha affermato che la mobilità è alternativa all’assunzione di nuovo personale sia rispetto al concorso sia allo scorrimento delle relative graduatorie, in quanto con la mobilità il personale non viene assunto, ma solamente trasferito con il consenso della amministrazione di appartenenza, che esercita una valutazione circa la necessità di mantenere presso di sé determinati soggetti)” (Consiglio di Stato, 2 aprile 2019, n. 2159).
A tutti gli interessati, l’eventuale impugnativa al TAR della deliberazione dell’Istituto Tumori va proposta entro il 25 giugno p.v.
Tanto era dovuto nel rispetto dei tantissimi professionisti della sanità che attendono da troppo tempo di potersi ricongiungere al proprio nucleo famigliare, senza utilizzare improbabili ed inopportune scorciatoie.
 
Redazione NurseTimes
 
Allegato
Delibera n. 363 del 26/04/2019 dell’IRCCS “Istituto Tumori Giovanni Paolo II”
 
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Immagine: www.telemajg.com
 
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Servier inaugura la sua filiale Usa votata all’oncologia: si trova a Boston capitale mondiale del biotech [Business]

Dopo aver acquisito il business oncologico di Shire per $2,4 mld, poco più di un anno fa, la casa farmaceutica francese Servier ha avuto la strada spianata per accedere al mercato statunitense in un primo momento non contemplato nei piani di sviluppo. L’azienda ha appena inaugurato la sua filiale nordamericana a Boston e inizialmente si concentrerà sui farmaci oncologici.

Diabete di tipo 2, minor rischio di morte con la terapia intensiva per l’ipertensione [Diabete]

Le persone con diabete di tipo 2 che hanno ricevuto un trattamento intensivo per mantenere i loro livelli di pressione arteriosa a 130/80 mmHg o meno avevano meno infarti, ictus e altre complicanze del diabete, secondo uno studio pubblicato sulla rivista Hypertension dell’American Heart Association (AHA).

Idrosadenite suppurativa, arriva l’app che valuta l’impatto sulla qualità della vita

Si chiama HIDRAdisk e nasce per aiutare chi soffre di questa fastidiosa malattia della pelle.
Circa l’1 percento della popolazione è affetto da idrosadenite suppurativa (Hs), una malattia infiammatoria cronica della pelle, dolorosa e invalidante, conosciuta anche come acne inversa. Per aiutare queste persone nasce HIDRAdisk, la prima app che permette di valutare l’impatto di questa patologia sulla qualità della vita dei pazienti.
«L’idrosadenite suppurativa – spiega Piergiacomo Calzavara Pinton, presidente della Società italiana di dermatologia SIDeMaST – si manifesta con la formazione di cisti e noduli dolorosi, in particolare nelle zone inguinale, ascellare, perianale, gluteale e sotto il seno. Rispetto ad altre malattie dermatologiche, l’Hs ha il peggior impatto sulla qualità di vita, in quanto, oltre a essere molto dolorosa e físicamente invalidante, causa un grave impatto psicologico e mette a repentaglio la vita lavorativa, sociale e sessuale di chi ne soffre. Fino a oggi, per l’idrosadenite suppurativa non esistevano strumenti di valutazione della qualità di vita specifici e validati».
HIDRAdisk è uno strumento digitale innovativo, sviluppato da AbbVie con pazienti e medici, che consente di tracciare in modo semplice e immediato un quadro completo dell’impatto della malattia sulla vita quotidiana. Lo strumento, derivante dall’esperienza con PSOdisk, ideato per le persone con psoriasi, è stato validato nel corso del primo studio osservazionale multicentrico sull’impatto dell’Hs, che ha coinvolto 27 centri dermatologici italiani e 140 pazienti.
Redazione Nurse Times
Fonte: Avvenire
 
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Tumori, svelato il codice di un “super antibiotico”

La sintesi della Kedarcidina a opera di un team anglo-giapponese potrebbe aprire una nuova era nella lotta a forme di cancro molto aggressive.
Rivelato il codice di un antibiotico antitumorale naturale estremamente complesso. Il merito va a un team anglo-giapponese composto da Martin Lear (Università di Lincoln, Gran Bretagna), Keiichiro Hirai, Kouki Ogawa, Shuji Yamashita e Masahiro Hirama (Università di Tohokue). Kedarcidina è invece il nome della sostanza, in realtà scoperta in India quasi 30 anni fa. Solo ora, però, dopo oltre di 20 anni di studi, è stato possibile svelarne il segreto, che potrebbe segnare l’inizio di una nuova era nella creazione e nella produzione di antibiotici di nuova generazione e di agenti anti-cancro.
A differenza di molti altri antibiotici, che si concentrano esclusivamente sull’uccisione dei batteri, la kedarcidina sarebbe anche in grado di danneggiare le cellule tumorali. “Dopo la sua scoperta nel suolo – ha spiegato Lear –, ci sono voluti 10 anni per determinarne la struttura molecolare. Si tratta di una sostanza che ha un core reattivo protetto da un involucro proteico. Peculiarità, questa, che la fa assomigliare alle ‘uova alla scozzese’. È dal 1997 che, insieme al professor Hirama, sto cercando di sintetizzare in laboratorio il core reattivo della kedarcidina: operazione molto complessa, consistente nel comporre un puzzle molecolare di enorme difficoltà. Ci sono voluti 20 anni, ma alla fine ne siamo venuti a capo”.
La molecola è in grado di causare danni al Dna, colpendo un target preciso. Una scoperta di non poco conto, specie sul fronte della lotta alle forme tumorali più aggressive. La possibilità di riprodurre per sintesi la kedarcidina consentirà di comprendere meglio i meccanismi alla base della sua attività antibatterica, oltre che di quella antitumorale, e di fare un decisivo passo avanti nel trattamento di infezioni, neoplasie ematologiche e tumori solidi, come il melanoma.
Si stima che, entro il 2050, circa 10 milioni di persone all’anno moriranno a causa di infezioni resistenti ai farmaci. Lo sviluppo di nuove, potenziali classi di antibiotici da affiancare a quelle tradizionali e utilizzabili come ultima risorsa quando altri farmaci sono inefficaci è quindi una cruciale area di studio per i ricercatori sanitari di tutto il mondo.
Redazione Nurse Times
 
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Opi Torino: una giornata di festa e aggregazione con “Infermierinfesta”

In tanti a Grugliasco per “Infermierinfesta”: dall’assessore regionale Saitta un “grazie” agli infermi
Una giornata di festa, di aggregazione ma anche di informazione e confronto, quella che si è svolta ieri nel verde del parco “Le Serre” di Grugliasco in occasione di “Infermierinfesta”.
Un appuntamento, organizzato da Opi Torino, per celebrare la giornata Internazionale dell’Infermiere e offrire un contatto diretto tra professionisti della sanità e utenti.
«Il primo obiettivo dell’Ordine è la tutela del cittadino e dei professionisti. Per noi è una giornata importante – spiega il presidente Massimiliano Sciretti – perché l’iniziativa ha voluto coinvolgere proprio i cittadini e festeggiare gli infermieri. L’infermieristica di famiglia è il ruolo centrale per dare le risposte a quei bisogni di salute che hanno sempre più caratteristiche sanitarie e sociosanitarie con delle fragilità importanti».
Oltre 500 visitatori hanno potuto passeggiare tra gli stand e assistere a dimostrazione dal vivo di tecniche e manovre di primo soccorso da attuare in situazioni di emergenza.
Oppure farsi misurare la pressione sanguigna e la glicemia. Una festa, che si è conclusa in tarda serata dopo alcuni concerti, che ha visto la partecipazione anche di ospiti importanti.
A fare gli onori di casa è intervenuto il sindaco di Grugliasco Roberto Montà: «Una giornata che ha tenuto insieme l’idea di un momento di festa e di riconoscimento del vostro delicato lavoro di infermieri, che rappresenta un perno fondamentale della sanità del nostro paese. Un evento che abbiamo aperto con piacere alla  cittadinanza. Credo che il rapporto tra professione e educazione alla salute sia un bel messaggio e una grande occasione di crescita delle nostre comunità».
Dall’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta non sono mancati gli elogi nei confronti delle professioni infermieristiche: «Ci siamo incontrati in diverse occasioni – spiega – e avete espresso una giusta preoccupazione sulla carenza del personale sanitario.
Dal 2015 in poi abbiamo sostituito chi è andato in pensione e l’anno scorso, uscendo dal piano di rientro, abbiamo messo a disposizioni 54 milioni per mille assunzioni per il 2019-2020, quando avremo lo stesso numero di dipendenti del 2012. Devo esprimervi un grande ringraziamento.
Oggi il nostro sistema sanitario piemontese nei Livelli essenziali di assistenza è al primo posto in Italia. Se questo è avvenuto, è merito di chi ci ha lavorato. La vostra professione è quella che riguarda il futuro del nostro sistema sanitario. C’è una necessità di assistenza territoriale. 
Dove abbiamo fatto la casa della salute, lì il ruolo fondamentale è svolto dall’infermiere perché è il professionista che sa assolvere meglio il sistema di relazione col paziente cronico».
 
Redazione NurseTimes
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Cambiamenti climatici: in aumento le allergie (e non solo)

Riscaldamento globale, inquinamento, diffusione dei pollini sono fattori collegati ai problemi che assillano 12 milioni di italiani. È allarme anche per le malattie cardiovascolari e tropicali.
L’idea corre subito agli uragani, alle grandi ondate di calore o ai periodi di siccità. Questi per gli esperti sono “eventi estremi”, perché tutti gli altri sono meno evidenti. Apparentemente non catastrofici, ma in realtà rischiano di rilevarsi persino più dannosi. Tra una devastazione e l’altra, infatti, i cambiamenti climatici stanno influenzando silenziosamente la nostra vita quotidiana. Le prove sono in mano ai medici, che sempre più frequentemente diagnosticano nuove malattie e fanno i conti con la maggiore diffusione di alcune patologie certamente legate agli stravolgimenti del nostro pianeta.
Il problema più diffuso, che riguarda circa 12 milioni d’italiani, è quello delle allergie. A farne le spese è una fetta sempre più ampia di popolazione e l’aggressività è ormai allarmante. Il mix più preoccupante, spiegano gli studiosi, è quello tra inquinamento, aumento delle temperature e diffusione dei pollini. Risultato semplice: boom di riniti e asma. «L’incidenza è molto più alta di prima e i cambiamenti climatici sono un fattore determinante – sottolinea Giorgio Walter Canonica, professore e past president della Società italiana di allergologia, oltre che responsabile del Centro asma e allergologia della clinica Humanitas di Bergamo –. Allo stesso tempo la maggiore frequenza delle allergie è riconducibile agli stravolgimenti dei nostri stili di vita».
L’indiziato numero uno è il surriscaldamento del pianeta. E se è vero che non ci sono più le mezze stagioni, allora bisogna fare davvero i conti con le conseguenze. Una riguarda le piante e il loro periodo di fioritura, che anticipa l’arrivo della primavera. «Da questo dipendente il fatto che i pollini si concentrano nell’aria per un arco di tempo ben più ampio – spiega Canonica –. È quasi scontato che l’incidenza delle allergie sia maggiore. Uno studio durato 27 anni e concluso di recente ci ha consentito verificare che alcune paritarie hanno esteso di 90 giorni il loro periodo di pollinazione». Lo stravolgimento delle stagioni e il grande caos ambientale finiscono per avere conseguenze anche più pesanti per chi vive nei grandi agglomerati urbani, diventati roventi.
L’altro problema, fratellastro del surriscaldamento del pianeta, è l’inquinamento. Il legame con una serie di malattie tumorali è già noto, ma la diffusione di particelle nell’aria è anche una delle cause dell’aumento vertiginoso delle allergie. La ragione la spiega ancora il professor Canonica: «La diffusione nell’aria delle particelle esauste del diesel aumenta il rischio di allergie. Queste particelle si legano con i pollini e li aiutano nella loro azione dannosa sul nostro organismo. Di conseguenza può bastare una quantità di 20 volte inferiore per scatenare una grave reazione».
Molti pericoli sono legati inoltre allo sviluppo di diverse specie vegetali, che dalle nostre parti sono arrivate per caso e che si sono subito adattate. La più temuta è una pianta che ha origine americana: si chiama ambrosia, assomiglia a una margherita e i suoi pollini hanno già dimostrato di essere particolarmente aggressivi e capaci di provocare gravi patologie. Un’altra pianta che gli allergologi stanno studiando è la betulla: arriva dalla Scandinavia e in Italia si è diffusa di recente. Anche i suoi pollini sono molto allergenici.
Le conseguenze dei cambiamenti climatici sulla salute umana non riguardano soltanto le allergie. L’allarme suona soprattutto per le malattie cardiovascolari: «Sono principalmente legate ai picchi di calore, a quello che noi definiamo stress da alte temperature – sottolinea Alessandro Pezzoli, bioclimatologo dell’Università di Torino, membro di un’equipe di ricercatori che studia l’impatto del clima sugli esseri viventi –. I rischi maggiori sono nelle zone urbane, dove si crea la cosiddetta isola di calore e dove bisogna pianificare lo sviluppo urbanistico proprio per ridurre l’impatto».
L’altro rischio è legato alle malattie tropicali trasportate da insetti che prima non avrebbero resistito alla rigidità del nostro inverno. «Ora si sono adattate – aggiunge Pezzoli –. Lo dimostra la diffusione di malattie come la Febbre del Nilo».
Redazione Nurse Times
Fonte: La Stampa
 
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Tumore ovarico: nuove terapie e importanza della prevenzione

Riprendiamo un interessante articolo de La Stampa su un tema che interessa migliaia di donne italiane.
Subdolo e aggressivo. Ma pure curabile e talvolta prevenibile. Lo scenario nella lotta al tumore dell’ovaio, di cui ogni anno si ammalano 5.200 donne italiane, è in rapida evoluzione. La malattia rimane ancora tra quelle a peggior prognosi, tra quelle oncologiche: meno di una donna su due riesce infatti a superare i cinque anni dalla diagnosi (un tasso di oltre la metà inferiore a quello che si registra per il tumore al seno). Ma vale la pena di puntare l’attenzione soprattutto sugli scenari più incoraggianti emersi negli ultimi anni. Ovvero la possibilità di attaccare il tumore con farmaci più mirati della chemioterapia e l’opportunità di fare prevenzione, per ora limitata alle sole parenti delle donne già colpite dalla malattia.
Migliorare l’accesso al test genetico
Tremila morti ogni anno. Poco meno di cinquemila nuove diagnosi. Sono i numeri italiani del tumore dell’ovaio, una malattia che in otto casi su dieci viene scoperta quando ha già percorso troppa strada e lascia poche opportunità di cura. Ma se finora nessun esame ha dato garanzie per essere esteso all’intera popolazione femminile (screening), c’è un’opportunità che, secondo gli specialisti e le associazioni dei pazienti, deve riguardare le parenti delle donne già colpite da un carcinoma ovarico o da un tumore al seno. Si tratta del test genetico per valutare eventuali variazioni dei geni Brca (1 e 2) , responsabili di una quota compresa tra il 15 e il 25 percento delle nuove diagnosi di tumore dell’ovaio.
L’accesso (gratuito) al test per le pazienti diagnosticate con tumore ovarico e per le loro parenti di primo grado dovrebbe essere un diritto garantito in modo omogeneo in tutte le regioni italiane, secondo le raccomandazioni delle principali società scientifiche. Ma in molti casi non è ancora così. Secondo l’Alleanza contro il tumore ovarico (Acto), che per la giornata di oggi ha organizzato appuntamenti di sensibilizzazione in quattro regioni (Piemonte, Lombardia, Campania e Puglia), nel nostro Paese sono all’incirca due terzi le pazienti sottoposte al test Brca (prima o dopo la diagnosi).
E quasi il 60 percento di loro ha appreso di avere una mutazione genetica, un dato sensibilmente più alto rispetto a quello rilevato in altri Paesi del mondo. «Ciò vuol dire che molte pazienti, talvolta anche in Italia, devono rinunciare alle cure più idonee per il proprio tumore ovarico – avverte Sandro Pignata, direttore della struttura complessa di oncologia medica uro-ginecologica dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale di Napoli –. A ciò occorre aggiungere quei casi di malattia che sarebbero stati evitabili, se i parenti sani di una persona già colpita dalla malattia fossero stati sottoposti all’indagine genetica per verificare l’eventuale presenza di una mutazione dei geni Brca».
Come cambiano le terapie
Sempre più spesso, dunque, prevenzione e terapia per il tumore dell’ovaio viaggiano a braccetto con i cosiddetti “geni-Jolie”. Quanto alle cure, infatti, sempre più spesso si ricorre a dei farmaci di precisione chiamati Parp-inibitori. Questi, nelle pazienti che risultato positive alla mutazione dei geni Brca (il 20 per cento del totale), negli ultimi anni hanno rivelato avere un’efficacia più elevata rispetto alla chemioterapia (l’unica arma a disposizione fino a pochi anni fa, assieme alla chirurgia).
Adesso i ricercatori sono al lavoro per definire il miglior approccio terapeutico, che a ogni modo sarà quasi certamente combinato. La chemioterapia, cioè, non finirà presto in soffitta. Ma immaginare un utilizzo più razionalizzato e comunque in abbinata ai nuovi farmaci (ci sono anche gli antiangiogenetici, oltre ai Par-inibitori) è uno scenario molto vicino alla realtà.
I possibili campanelli d’allarme
La differenza, come detto, la fa però la diagnosi precoce. Conoscere e riconoscere i sintomi della malattia può salvare la vita. Il tumore ovarico si accompagna a sintomi non specifici – sensazione di sazietà anche a stomaco vuoto, gonfiore persistente all’addome, fitte addominali, bisogno frequente di urinare, perdite ematiche vaginali, stitichezza o diarrea – che rendono difficile la diagnosi tempestiva. Se questi sintomi sono persistenti, è il consiglio degli esperti, bisogna rivolgersi al medico.
Quando il carcinoma ovarico viene rilevato in fase iniziale (quando cioè il tumore è limitato alle ovaie), la possibilità di sopravvivenza a cinque anni può arrivare anche al 90 percento. Se il tumore viene rilevato quando è già esteso ad altri organi e con presenza di metastasi, al contrario, le percentuali possono essere ridotte anche di più di un terzo.
Redazione Nurse Times
Fonte: www.lastampa.it
 
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Puglia, Emiliano con i suoi DG si fa beffa degli Infermieri: favoriti gli amici degli amici

In Puglia accade che l’IRCCS “Istituto Tumori – Giovanni Paolo ll” con la delibera che in copia si allega, assume a tempo indeterminato un Infermiere, utilizzando la graduatoria di una Azienda Sanitaria di Rovigo
E’ il secondo caso analogo che si appalesa. Analoga iniziativa è stata assunta dalla ASL di Brindisi, tempo addietro ricevendo le “censure” del Dipartimento Salute e dello stesso Emiliano (precisò formalmente che mai sarebbe nuovamente accaduto).
Infatti! E’ questo un ennesimo episodio che rende ridicolo i formali proclami e indirizzi formali di Emiliano a beneficio di assunzioni per tutti (mobilità e concorso)…
Siamo alle solite: il fenomeno detto “agli amici degli amici” in Puglia continua ad essere motivo di preoccupazione da parte di migliaia di professionisti della sanità che aspettano di ricongiungersi al proprio nucleo familiare.
La delibera n. 363 del 26/04/2019 dell’IRCCS “Istituto Tumori Giovanni Paolo II” di Bari avente come oggetto “Assunzione a tempo indeterminato del sig. D.G. in qualità di Collaboratore Professionale Sanitario — Infermiere cat. D, mediante l’utilizzo della graduatoria di merito del Concorso pubblico per CPS — Infermiere approvata dall’ULSS 5 Polesana di Rovigo con delibera n. 103 del 01.02.2018” di fatto crea un precedente destinato a creare polemiche all’interno della comunità professionale.
Quando il presidente Emiliano darà seguito all’atto di indirizzo ed avviare finalmente la mobilità e concorso pubblico per tutti i professionisti della sanità che in questi lunghi anni di piano di rientro e piano operativo sono stati costretti a trovare un lavoro fuori regione?
Il problema crea qualche apprensione e sconcerto. La carenza degli operatori sanitari in Puglia è reale, difatti il numero dei dipendenti è già sensibilmente più basso (in rapporto agli abitanti) rispetto a molte altre Regioni che erogano lo stesso livello di prestazioni.
Questa carenza ovviamente non può essere motivo per favorire solo “gli amici degli amici”.
Nell’attesa di una risposta ufficiale, ci chiediamo come mai, tra le tante graduatorie di concorso valide in Italia per infermieri, viene presa in considerazione solo quella dellaULSS 5 Polesana di Rovigo?
Alla prossima…
 
Redazione NurseTimes
 
Allegato
Delibera n. 363 del 26/04/2019 dell’IRCCS “Istituto Tumori Giovanni Paolo II” 
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Usa, gonfiati i prezzi dei farmaci generici: sotto accusa 20 aziende

È quanto risulta da un’indagine relativa al periodo compreso tra luglio 2013 e gennaio 2015. Oltre 40 Stati pronti ad adire le vie legali.
«Abbiamo prove concrete che dimostrano come l’industria dei farmaci generici abbia perpetrato una frode multimiliardaria ai danni del popolo americano». Parola di William Tong, procuratore generale del Connecticut, che venerdì scorso ha presentato i risultati di un’indagine durata 5 anni e in grado di scoperchiare un autentico vaso di Pandora. Lo rivela l’emittente Bbc, secondo la quale più di quaranta Stati americani vorrebbero avviare una maxicausa contro 20 case farmaceutiche che si sarebbero accordate per gonfiare i prezzi dei farmaci generici, in qualche caso anche del 1000%.
La manipolazione sarebbe avvenuta nel periodo compreso tra il luglio del 2013 e il gennaio del 2015, come dimostrerebbe mail, messaggi di testo, registrazioni telefoniche e dichiarazioni di ex addetti alle società a disposizione del procuratore generale. Tra le aziende coinvolte spicca la Teva Pharmaceuticals, maggior produttore mondiale di farmaci generici, che ha negato qualsiasi illecito a suo carico. Nessun commento, invece, da parte delle altre 19 società chiamate in causa, che al momento preferiscono il silenzio.
Redazione Nurse Times
Fonte: www.lastampa.it
 
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Alghero, anziana morta dopo una caduta in ospedale: Ats Sardegna dispone un’indagine interna

La 93enne Leonarda Livesu è deceduta dopo tre giorni di agonia. Si cerca di ricostruire l’accaduto per accertare eventuali responsabilità di medici e infermieri.
Sarà l’autopsia, di domani mattina a chiarire le cause del decesso di Leonarda Livesu, sarta 93enne di Villanova Monteleone (Sassari), morta mercoledì scorso dopo tre giorni di agonia all’Ospedale Civile di Alghero dopo una caduta dalla barella avvenuta poco dopo il ricovero. Sempre domani il magistrato deciderà se iscrivere qualcuno tra i medici e gli infermieri che hanno avuto in cura la donna nel registro degli indagati.
Intanto la direzione dell’Ats Sardegna ha disposto un’indagine interna per ricostruire quanto accaduto. “La direzione dell’Azienda – si legge in una nota – esprime il proprio cordoglio ai famigliari ed è a disposizione delle autorità competenti per fare la massima chiarezza su quanto avvenuto”.
Sulla vicenda sono intervenuti anche il presidente del Consiglio regionale, Michele Pais, e l’assessore regionale alla Sanità, Mario Nieddu. «La Sanità sarda deve essere nuovamente al servizio del cittadino – hanno dichiarato i due esponenti della maggioranza –. Bisogna creare una sinergia tra Consiglio regionale e Giunta per garantire ai sardi il diritto alla salute garantito dalla nostra Carta costituzionale. Episodi come quello accaduto ad Alghero, dove una donna è morta mentre era in attesa di accertamenti, non devono più ripetersi. Attendiamo la chiusura delle indagini da parte della Procura per fare piena luce su questo episodio, ma non si può e non si deve perdere la vita in questo modo».
I due esponenti della Lega, di concerto con la commissione permanente in materia, presieduta da Domenico Gallus, hanno già previsto una serie di sopralluoghi nei nosocomi di tutta l’isola, partendo dalle strutture del Sassarese. «Vigileremo – ha concluso Pais – per assicurare nuovamente ai sardi il diritto a essere curati nel rispetto della dignità della persona. Morire in ospedale non è degno di un Paese civile».
Leonarda Livesu era arrivata in ospedale con qualche problema respiratorio e cardiaco. In attesa degli accertamenti, la donna era stata adagiata su una barella e poi nel corridoio del reparto di Medicina. Poche ore dopo il ricovero, i parenti avevano appreso telefonicamente che era caduta dalla barella e aveva battuto la testa. Il decesso è avvenuto a tre giorni di distanza. Resta da capire se la causa della morte sia indipendente o meno da quella caduta.
Redazione Nurse Times
Fonte: La Nuova Sardegna
 
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Giornata internazionale dell’infermiere, Opi Rovigo incontra i cittadini

Due gli appuntamenti: il primo in programma domani nel capoluogo; il secondo mercoledì ad Adria.
In occasione della Giornata internazionale dell’infermiere, ricorrenza che ogni anno nel mese di maggio celebra la professione infermieristica, Opi Rovigo incontra la cittadinanza nei centri commerciali La Fattoria di Rovigo e Il Porto di Adria. Il primo appuntamento si terrà nel capoluogo, dove domani pomeriggio (martedì 14 maggio) i rappresentanti del direttivo provinciale saranno presenti con un proprio stand. Il secondo è in programma ad Adria mercoledì pomeriggio (15 maggio).
“Anche quest’anno – spiegano i responsabili dell’Ordine – abbiamo scelto di celebrare questa importante ricorrenza a contatto con i cittadini, in un ambiente informale e lontano dalle realtà ospedaliere. L’obiettivo è quello di confrontarci, di dialogare, di divulgare i punti chiave del nostro nuovo Codice deontologico e le nostre conoscenze in ambito sanitario. Ringraziamo le direzioni dei centri commerciali La Fattoria e Il Porto per la disponibilità dimostrata e per avere accolto favorevolmente anche quest’anno le nostre proposte”.
Dal 1992 la Federazione nazionale degli infermieri celebra la Giornata internazionale dell’infermiere anche con la diffusione di manifesti che sottolineano l’impegno degli infermieri italiani sui temi della solidarietà e dell’alleanza con i pazienti e le loro famiglie. Gli slogan proposti ribadiscono da sempre la scelta di stare dalla parte del cittadino.
“In queste due giornate – precisa il direttivo Opi (foto) –, martedì a Rovigo e mercoledì ad Adria, saremo a disposizione di chiunque vorrà fermarsi nei nostri spazi per ricevere informazioni, nozioni di primo soccorso o anche solo per conoscerci e scambiare qualche riflessione sui temi sanitari e sul sistema salute. L’idea alla base di questi appuntamenti è ribadire il concetto della campagna comunicativa 2019: la sanità non funziona senza infermieri. Per noi è essenziale avere una relazione privilegiata con le persone, per comprendere come ci vedono e come possiamo soddisfare nel modo migliore i loro bisogni di salute”.
Redazione Nurse Times
 
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Corruzione in Lombardia: la torta della sanità spartita in un bar

Dalle intercettazioni emergono i particolari dello scandalo che ha coinvolto anche il governatore Fontana. Nomine negli ospedali decise a tavolino.
«Allora, ti spiego, bisogna capire noi strategicamente che cosa portare in provincia di Varese. Allora… noi abbiamo l’obiettivo principale che dovremmo cercare di portare a casa un direttore generale nostro!». Agli atti dell’inchiesta sulla corruzione in Lombardia, ci sono due relazioni, dei carabinieri di Monza e della guardia di finanza, che fotografano più di ogni altra cosa lo stato dell’arte delle tangenti. E confermano che oltre alla sede ufficiale delle decisioni, ovvero il Pirellone, nell’era della maggioranza Lega – Forza Italia, almeno in campo sanitario esisteva una sede ben più agguerrita: “l’ambulatorio”. Ovvero il bar di Gallarate dove il plenipotenziario di Forza Italia “Jurassic Park”, al secolo Nino Caianiello (foto), già condannato per concussione e ciò nonostante ancora sulla breccia, decideva non solo le sorti della politica, ma anche le nomine, ovviamente degli ospedali.
È così che si formano le reti di potere, quello vero. Contando sulle persone come carte di un mazzo da gioco. È il nuovo fronte dell’inchiesta: al solito, sul versante sanità. Ma in un ambito di nomine locali, di direttori generali di ospedali minori. «Quindi allora – dice l’interlocutore di Caianiello, Angelo Palumbo, presidente della commissione territorio e infrastrutture degli azzurri – Gallera, Comazzi, Altitonante sono tutti di Milano… Noi dovremmo prendere una presidenza…». Dice “Jurassic”: «Bisogna parlare domani con Giulio e dire: “ti serve uno di Varese in commissione sanità?”. Però premesso che tu di sanità non sai un c…!». E giù risate. «E poi con ‘sto c… di ospedale è meglio stare alla larga». «Ma noi dobbiamo farlo l’ospedale, guagliò!».
Strategie, indicazioni, commissioni da occupare. Lo sporco lavoro del sottobosco della politica, che solo alla fine frutterà interessi, con consulenze e posti di prestigio. Reati, però, se ne vedono pochini. Caianiello risulta poi incontrarsi spesso con Loris Zafira, vecchio esponente del Psi lombardo, coinvolto oltre vent’anni fa nello scandalo di Mani Pulite e, sorprendentemente, tornato anche lui alla ribalta. Più incisiva sul fronte dei rapporti tra Forza Italia e Lega, nonché sulla corruzione tra le municipalizzate del Comune di Milano, è la relazione dei carabinieri che indica come Pietro Tatarella, consigliere comunale e numero due di Fi in Lombardia, fosse l’uomo forte della situazione, in grado di parlare con imprenditori come D’Alfonso, a loro volta in contatto con i Melluso, sospettati di essere interfaccia della ‘ndrangheta.
D’Alfonso, in particolare, secondo i carabinieri, è sempre alla ricerca di figure chiave possibilmente operanti nelle società partecipate di servizi pubblici, da reclutare per i suoi scopi illeciti. E così lo si sente dire a suo padre, il 19 luglio scorso: «In Atm siamo messi benissimo…». Così come in Amsa, le due aziende municipalizzate controllate dal Comune. Scrivono i carabinieri: “Dall’intreccio delle telefonate emerge chiaramente l’asservimento di Tatarella, il quale, avvicinato da Salerno Sergio e D’Alfonso Daniele, riceve un biglietto sul quale vi sono degli appunti utili al suo intervento a favore di Amsa spa…”. Caianiello e Tatarella, proseguono i carabinieri, “rappresentano il collettore d’interessi illeciti dell’organizzazione operante tra le provincie lombarde e che ha indubbiamente stabilito la sede principale a Milano, per le evidenti esigenze di vicinanza al palazzo della Regione”.
Redazione Nurse Times
Fonte: La Stampa
 
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Tabelle farmaci di classe A e H al 15/01/2019

Al fine di consentire la prescrizione per principio attivo disposta dall’articolo 15, comma 11-bis, del decreto legge 6 luglio 2012 n.95, convertito con modificazioni dalla Legge 7 agosto 2012 n. 135, l’Agenzia Italiana del Farmaco rende disponibili per tutti gli Operatori sanitari, le tabelle contenenti l’elenco dei farmaci di fascia A, dispensati dal Servizio sanitario Nazionale, ordinati rispettivamente per principio attivo e per nome commerciale.

Agorafobia: Cos’è? Sintomi e cause

Agorafobia: Cos’è? Sintomi e cause

L’agorafobia  è un tipo di disturbo d’ansia in cui temi ed eviti luoghi o situazioni che potrebbero farti prendere dal panico e farti sentire intrappolato, indifeso o imbarazzato. Temete una situazione reale o anticipata, come usare i mezzi pubblici, essere in spazi aperti o chiusi, in fila o essere in mezzo alla folla.

L’ansia è causata dalla paura che non ci sia un modo semplice per fuggire o ottenere aiuto se l’ansia si intensifica. La maggior parte delle persone che hanno l’agorafobia lo sviluppano dopo aver subito uno o più attacchi di panico, causando loro di preoccuparsi di avere un altro attacco ed evitare i punti in cui può accadere di nuovo.

Le persone con agorafobia hanno spesso difficoltà a sentirsi al sicuro in qualsiasi luogo pubblico, specialmente dove si radunano le folle. Potresti sentire di aver bisogno di un compagno, come un parente o un amico, per accompagnarti in luoghi pubblici. La paura può essere così travolgente che potresti sentirti incapace di lasciare la tua casa.

Il trattamento con Agorafobia può essere difficile perché di solito significa affrontare le tue paure. Ma con la psicoterapia e i farmaci, puoi sfuggire alla trappola dell’agorafobia e vivere una vita più piacevole.

Sintomi dell’agorafobia

I tipici sintomi di agorafobia includono la paura di:

Essere lasciato a casa da solo
Folla o attesa in coda
Spazi chiusi, come cinema, ascensori o piccoli negozi
Spazi aperti, come parcheggi, ponti o centri commerciali
Usando i mezzi pubblici, come un autobus, un aereo o un treno
Queste situazioni causano ansia perché temi di non essere in grado di fuggire o di trovare aiuto se inizi a provare panico o altri sintomi invalidanti o imbarazzanti.

Inoltre:

La paura o l’ansia deriva quasi sempre dall’esposizione alla situazione
La tua paura o ansia è sproporzionata rispetto al reale pericolo della situazione
Eviti la situazione, hai bisogno di un compagno per accompagnarti, oppure sopporti la situazione ma sei estremamente angosciato
Provi angoscia o problemi significativi con situazioni sociali, lavoro o altre aree della tua vita a causa della paura, dell’ansia o dell’evitamento
La tua fobia ed evitamento di solito dura sei mesi o più

Disturbo di panico e agorafobia

Alcune persone hanno un disturbo di panico oltre all’agorafobia. Il disturbo di panico è un tipo di disturbo d’ansia in cui si verificano attacchi improvvisi di paura estrema che raggiungono un picco in pochi minuti e scatenano sintomi fisici intensi (attacchi di panico). Potresti pensare di perdere totalmente il controllo, avere un infarto o addirittura morire.

La paura di un altro attacco di panico può portare ad evitare circostanze simili o il luogo in cui si è verificato nel tentativo di prevenire futuri attacchi di panico.

Segni e sintomi di un attacco di panico possono includere:

Battito cardiaco veloce
Problemi di respirazione o sensazione di soffocamento
Dolore o pressione al petto
Vertigini o vertigini
Sensazione di insicurezza, intorpidimento o formicolio
Sudorazione eccessiva
Vampate improvvise o brividi
Stomaco sconvolto o diarrea
Sensazione di perdita di controllo
Paura di morire
Quando vedere un dottore

L’agorafobia può limitare notevolmente la tua capacità di socializzare, lavorare, partecipare a eventi importanti e persino gestire i dettagli della vita quotidiana, come fare commissioni.

Non lasciare che l’agorafobia riduca il tuo mondo. Chiama il tuo medico se hai segni o sintomi sopra elencati.

Le cause dell’agorafobia

La biologia – comprese le condizioni di salute e la genetica – il temperamento, lo stress ambientale e le esperienze di apprendimento possono tutte svolgere un ruolo nello sviluppo dell’agorafobia.

Fattori di rischio

L’agorafobia può iniziare nell’infanzia, ma di solito inizia negli anni dell’adolescenza in età avanzata o in età precoce – di solito prima dei 35 anni – ma anche gli anziani possono svilupparla. Le donne sono diagnosticate con agorafobia più spesso rispetto agli uomini.

I fattori di rischio per l’agorafobia includono:

Avere disturbo di panico o altre fobie
Rispondere agli attacchi di panico con eccessiva paura ed evitamento
Sperimentare eventi di vita stressanti, come l’abuso, la morte di un genitore o essere attaccati
Avere un temperamento ansioso o nervoso
Avere un parente di sangue con agorafobia
complicazioni

L’agorafobia può limitare notevolmente le attività della tua vita. Se la tua agorafobia è grave, potresti persino non riuscire a lasciare la tua casa. Senza cure, alcune persone diventano costrette a casa per anni. Potresti non essere in grado di visitare con parenti e amici, andare a scuola o al lavoro, fare commissioni o prendere parte ad altre normali attività quotidiane. Puoi diventare dipendente dagli altri per chiedere aiuto.

L’agorafobia può anche portare o essere associata a:

Depressione
Abuso di alcol o droghe
Altri disturbi di salute mentale, inclusi altri disturbi d’ansia o disturbi di personalità

Prevenzione agorafobia

Non esiste un modo sicuro per prevenire l’agorafobia. Tuttavia, l’ansia tende ad aumentare, più eviti le situazioni che temi. Se inizi a nutrire lievi paure riguardo ai luoghi che sono al sicuro, cerca di esercitarti ad andare in quei luoghi più e più volte prima che la tua paura diventi opprimente. Se questo è troppo difficile da fare da solo, chiedi a un familiare o ad un amico di accompagnarti o cerca un aiuto professionale.

Se riscontri problemi di ansia o se hai attacchi di panico, inizia il trattamento il prima possibile. Chiedi aiuto in anticipo per evitare che i sintomi peggiorino. L’ansia, come molte altre condizioni di salute mentale, può essere più difficile da trattare se aspetti.

Diagnosi agorafobia

L’agorafobia viene diagnosticata sulla base di:

segni e sintomi
Intervista approfondita con il medico o un professionista della salute mentale
Esame fisico per escludere altre condizioni che potrebbero causare i sintomi
Criteri per l’agorafobia elencati nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), pubblicato dall’American Psychiatric Association

 Trattamento dell’agorafobia

Il trattamento con agorafobia di solito include sia la psicoterapia che i farmaci. Potrebbe volerci del tempo, ma il trattamento può aiutarti a migliorare.

Psicoterapia per l’agorafobia

La psicoterapia comporta il lavoro con un terapeuta per fissare obiettivi e apprendere abilità pratiche per ridurre i sintomi di ansia. La terapia cognitivo comportamentale è una delle forme più efficaci di psicoterapia per i disturbi d’ansia, compresa l’agorafobia.

Generalmente un trattamento a breve termine, la terapia cognitivo comportamentale si concentra sull’insegnamento di abilità specifiche per tollerare meglio l’ansia, direttamente sfida le tue preoccupazioni e gradualmente ritorna alle attività che hai evitato a causa dell’ansia. Attraverso questo processo, i sintomi migliorano man mano che sviluppi il tuo successo iniziale.

Si può imparare:

Quali fattori possono scatenare un attacco di panico o sintomi simili a panico e cosa li rende peggiori
Come affrontare e tollerare i sintomi di ansia
Modi per sfidare direttamente le tue preoccupazioni, come la probabilità che accadano cose brutte in situazioni sociali
Che la tua ansia diminuisca gradualmente se rimani in situazioni e che puoi gestire questi sintomi fino a quando non lo fanno
Come cambiare i comportamenti indesiderati o non salutari attraverso la desensibilizzazione, chiamata anche terapia di esposizione, per affrontare in sicurezza i luoghi e le situazioni che causano paura e ansia
Se hai problemi a lasciare la tua casa, potresti chiederti come potresti andare all’ufficio di un terapeuta. I terapeuti che trattano l’agorafobia sono ben consapevoli di questo problema.

Se ti senti a casa a causa di agorafobia, cerca un terapeuta che possa aiutarti a trovare alternative agli appuntamenti in ufficio, almeno nella prima parte del trattamento. Lui o lei può offrirti di vederti prima a casa tua o di incontrarti in quello che consideri un posto sicuro (zona sicura). Alcuni terapeuti possono anche offrire alcune sessioni telefoniche, tramite e-mail, o utilizzando programmi per computer o altri media.

Se l’agorafobia è così grave da non poter accedere alle cure, potresti beneficiare di un programma ospedaliero più intenso specializzato nel trattamento dell’ansia.

Puoi prendere un parente o un amico fidato al tuo appuntamento che può offrire conforto, aiuto e coaching, se necessario.

Farmaci da usare per l’agorafobia

Alcuni tipi di antidepressivi sono spesso usati per trattare l’agorafobia, e talvolta i farmaci anti-ansia sono usati su base limitata. Gli antidepressivi sono più efficaci dei farmaci anti-ansia nel trattamento dell’agorafobia.

Antidepressivi. Alcuni antidepressivi chiamati inibitori selettivi del reuptake della serotonina (SSRI), come fluoxetina (Prozac) e sertralina (Zoloft), sono usati per il trattamento del disturbo di panico con agorafobia. Altri tipi di antidepressivi possono anche trattare efficacemente l’agorafobia.
Farmaci anti-ansia I farmaci anti-ansia chiamati benzodiazepine sono sedativi che, in circostanze limitate, il medico può prescrivere di alleviare temporaneamente i sintomi dell’ansia. Le benzodiazepine sono generalmente utilizzate solo per alleviare l’ansia acuta a breve termine. Poiché possono essere assuefazione, questi farmaci non sono una buona scelta se hai avuto problemi a lungo termine con ansia o problemi con l’abuso di alcol o droghe.
Potrebbero essere necessarie settimane per i farmaci per alleviare i sintomi. E potresti dover provare diversi farmaci prima di trovarne uno che funzioni meglio per te.

Sia l’inizio e la fine di un ciclo di antidepressivi può causare effetti collaterali che creano sensazioni fisiche scomode o addirittura sintomi di attacco di panico. Per questo motivo, il medico probabilmente aumenterà gradualmente la dose durante il trattamento e diminuirà lentamente la dose quando si sentirà pronta per interrompere l’assunzione di farmaci.

Medicina alternativa per l’agorafobia

Alcuni supplementi dietetici e a base di erbe sostengono di avere benefici calmanti e anti-ansia. Prima di assumere qualcuno di questi per l’agorafobia, parla con il medico. Sebbene questi integratori siano disponibili senza prescrizione medica, presentano comunque possibili rischi per la salute.

Ad esempio, il supplemento di erbe kava, chiamato anche kava kava, sembrava essere un trattamento promettente per l’ansia, ma ci sono state segnalazioni di gravi danni al fegato, anche con l’uso a breve termine. La Food and Drug Administration ha emesso avvertenze ma non ha vietato le vendite negli Stati Uniti. Evitare l’uso di qualsiasi prodotto che contenga kava fino a quando non vengono effettuati rigorosi studi di sicurezza, soprattutto se si hanno problemi al fegato o si assumono farmaci che influiscono sul fegato.

Supporto

Vivere con l’agorafobia può rendere la vita difficile. Un trattamento professionale può aiutarti a superare questo disturbo o gestirlo efficacemente in modo da non diventare un prigioniero delle tue paure.

Puoi anche prendere questi provvedimenti per far fronte e prendersi cura di te quando hai l’agorafobia:

Attenersi al piano di trattamento. Prendere farmaci come indicato. Mantieni appuntamenti terapeutici. Comunica regolarmente con il tuo terapeuta. La consistenza può fare una grande differenza, specialmente quando si tratta di praticare abilità e assumere i farmaci.
Cerca di non evitare situazioni temute. È difficile andare in posti o trovarsi in situazioni che ti mettono a disagio o che portano sintomi di ansia. Ma la pratica di andare in posti sempre più numerosi può renderli meno spaventosi e provocare ansia. La famiglia, gli amici e il tuo terapeuta possono aiutarti a lavorare su questo.
Impara le abilità calmanti. Lavorando con il tuo terapeuta, puoi imparare come calmarti e calmarti. Meditazione, yoga, massaggio e visualizzazione sono semplici tecniche di rilassamento che possono anche aiutare. Pratica queste tecniche quando non sei ansioso o preoccupato e poi le metti in azione durante situazioni stressanti.
Evitare l’alcol e le droghe ricreative. Limitare o evitare anche la caffeina. Queste sostanze possono peggiorare i sintomi di panico o ansia.
Prenditi cura di te. Dormi a sufficienza, sii fisicamente attivo tutti i giorni e segui una dieta salutare, con molte verdure e frutta.
Unisciti a un gruppo di supporto. I gruppi di supporto per le persone con disturbi d’ansia possono aiutarti a entrare in contatto con altri che affrontano sfide simili e condividere esperienze.
Preparazione per il tuo appuntamento

Se hai l’agorafobia, potresti avere troppa paura o imbarazzo per andare nel tuo studio medico. Prendi in considerazione di iniziare con una telefonata al tuo medico o un professionista della salute mentale o chiedi a un familiare o ad un amico di fiducia di accompagnarti all’appuntamento.

Cosa puoi fare in caso di agorafobia

Per preparare il tuo appuntamento dal medico, fai una lista di:

Tutti i sintomi che hai riscontrato e per quanto tempo
Cose che hai smesso di fare o stai evitando a causa del tuo stress
Dati personali chiave, in particolare qualsiasi stress significativo o cambiamenti di vita che hai sperimentato nel momento in cui i sintomi si sono sviluppati per la prima volta
Informazioni mediche, comprese le altre condizioni di salute fisica o mentale che possiedi
Tutti i farmaci, vitamine, erbe o altri integratori che stai assumendo e le dosi
Domande da rivolgere al medico per poter sfruttare al massimo il tuo appuntamento

Alcune domande di base da porre al medico possono includere:

Cosa credi sta causando i miei sintomi?
Ci sono altre possibili cause?
Come determinerai la mia diagnosi?
La mia condizione è probabilmente temporanea o a lungo termine (cronica)?
Che tipo di trattamento consigli?
Ho altri problemi di salute. Quanto meglio posso gestirli insieme?
Qual è il rischio di effetti collaterali del farmaco che stai raccomandando?
Ci sono altre opzioni oltre all’assunzione di farmaci?
Quando ti aspetti che i miei sintomi migliorino?
Dovrei vedere un professionista della salute mentale?
Ci sono materiali stampati che posso avere? Quali siti Web consigliate?
Non esitate a fare altre domande durante l’appuntamento.

Cosa aspettarsi dal proprio medico

Probabilmente il medico ti farà una serie di domande. Siate pronti a rispondere per riservare il tempo di andare oltre qualsiasi punto su cui volete concentrarvi. Il medico potrebbe chiedere:

Quali sintomi hai che ti riguardano?
Quando hai notato questi sintomi per la prima volta?
Quando è più probabile che si manifestino i sintomi?
Qualcosa sembra migliorare i tuoi sintomi o peggiorarli?
Eviti situazioni o luoghi perché temi di scatenare i tuoi sintomi?
In che modo i tuoi sintomi influenzano la tua vita e le persone più vicine a te?
Ti è stata diagnosticata qualche condizione medica?
Sei stato trattato per altri disturbi di salute mentale in passato? Se sì, quale trattamento è stato più utile?
Hai mai pensato di farti del male?
Bevi alcolici o usi droghe ricreative? Quante volte?

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Mieloma multiplo, al via studio italiano che valuterà daratumumab in prima linea [Oncologia-Ematologia]

Prosegue il cammino dello studio clinico EMN18 che, dopo le approvazioni dell’AIFA e del centro coordinatore italiano, passa nella fase operativa arruolando il primo paziente presso l’A.O.U. Maggiore della Carità di Novara. A pieno regime saranno 14 i centri italiani che parteciperanno, a cui se ne aggiungeranno altri da varie nazioni europee, e saranno oltre 400 i pazienti coinvolti.

Asl Perscara: avviso pubblico per infermieri. Al via le domande

Avviso pubblico, per titoli e prova scritta, per l’assunzione a tempo determinato di c.p.s. infermieri
In esecuzione della deliberazione n. 562 del 06.05.2019 è indetto un avviso, per titoli e prova scritta, per l’assunzione a tempo determinato di C.P.S. – Infermieri (cat. D), presso l’Azienda Sanitaria Locale di Pescara.
La domanda di partecipazione (Allegato A) dovrà essere inviata presso l’Azienda Sanitaria Locale di Pescara entro il termine perentorio del 15° successivo a quello della data di pubblicazione del presente avviso sul sito dell’Azienda Sanitaria Locale di Pescara: www.ausl.pe.it – concorsi – bandi di concorso – avvisi assunzioni a tempo determinato. Qualora detto termine ricada in un giorno festivo o prefestivo, il termine è prorogato al primo giorno successivo non festivo.
Sono previste, esclusivamente, le seguenti modalità d’invio: 
Consegna diretta (a mano) della domanda all’Ufficio Protocollo Aziendale sito in via R. Paolini, 47 – 65124 Pescara – 1° Piano – Palazzina della Direzione Generale (palazzina F) aperto al pubblico nei seguenti giorni feriali: dal lunedì al venerdì dalle ore 11.00 alle ore 13.00 martedì e giovedì anche dalle ore 15.00 alle ore 17.00, esclusi festivi;
Invio mediante raccomandata A.R. al seguente indirizzo:
Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria Locale di Pescara, via R. Paolini, n. 47 – 65124 PESCARA;
Invio mediante posta certificata (PEC) al seguente indirizzo: protocollo.aslpe@pec.it
Qualunque sia la modalità prescelta per l’invio della domanda, sulla busta (qualora si opti per l’invio cartaceo) e sull’oggetto della e-mail certificata inviata (qualora sia scelta la modalità di invio mediante posta elettronica certificata) dovrà essere apposta la seguente dicitura:
“OGGETTO: DOMANDA DI PARTECIPAZIONE ALL’AVVISO PUBBLICO, PER TITOLI E PROVA SCRITTA, PER L’ASSUNZIONE A TEMPO DETERMINATO DI C.P.S. – INFERMIERI (CAT. D)”.
Scadenza: 23 maggio 2019.
 
Redazione NurseTimes
 
Allegato 
Bando avviso pubblico infermieri Asl Pescara
Fac simile domanda
 
 
 
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Grillo per la Giornata internazionale dell’infermiere “Siete sempre di più un pilastro indispensabile della sanità”

Anche il ministro Grillo di associa alle celebrazioni per la giornata internazionale dell’infermiere
Lo fa con un post sulla sua pagina Facebook:
“Oggi in occasione della “Giornata Internazionale dell’Infermiere” voglio personalmente ringraziare le donne e gli uomini che con grande professionalità ogni giorno rendono possibile l’assistenza, la cura, il funzionamento dei servizi ai pazienti.
Grazie per il vostro indispensabile lavoro, per la vostra grande umanità, per l’impegno che rende unico il nostro Servizio sanitario nazionale.
Per merito di una formazione professionale che negli anni è diventata sempre più avanzata siete sempre di più un pilastro indispensabile della sanità. A voi, al vostro lavoro, al vostro amore per le persone è dedicata questa Giornata che mi auguro possiate celebrare con i vostri cari e i vostri pazienti di cui siete un punto di riferimento irrinunciabile”.
Gli infermieri italiani ringraziano il Ministro per le parole di riconoscimento.
Basteranno queste parole per svolgere con serenità una professione così importante?
L’infermiere è una figura professionale essenziale capace di impattare positivamente nella società, quando gli viene data la possibilità di poter lavorare serenamente, senza essere demansionati o in carenza di organici.
Una professione capace di impattare positivamente sui costi della sanità, se solo venissero valutati sugli esiti ed indicatori di salute prodotta.
Molti infermieri italiani, in questa giornata a loro dedicata, non hanno l’entusiasmo di festeggiare, viste le precarie condizioni lavorative a cui vengono sottoposti, con le retribuzioni ancora troppo lontane dalle aspettative economiche e sociali a cui i loro colleghi Europei sono invece abituati da anni.
Gli infermieri sono un pilastro di questa sanità, un pilastro che rischia di crollare insieme al sistema salute.
 
Redazione NurseTimes
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Celebrazioni in tutta Italia per la Giornata Internazionale degli Infermieri

Celebrazioni in tutta Italia per la Giornata Internazionale degli Infermieri

Il 12 maggio è la giornata in cui tutto il mondo celebra gli Infermieri
Sono tantissime le iniziative degli Ordini delle Professioni Infermieristiche che in tutta Italia celebrano la Giornata Internazionale degli Infermieri.
Gli auguri arrivano anche dal mondo dello spettacolo, attraverso un video realizzato dall’Opi di Roma che ha realizzato le interviste e Opi Molise il montaggio.

Il Ministero della Salute dedica agli infermieri un tweet
“#12maggio, oggi è la Giornata internazionale dell’infermiere. Grazie a tutte le infermiere e a tutti gli infermieri che lavorano nel #SSN. Sono oltre 256mila, circa 195mila donne e 61mila uomini senza i quali “la sanità non funziona”. @FNInfermieri #IND2019 #NurseWeek #NursesDay“
In Puglia l’Opi di Bari organizza in Piazza del Ferrarese incontra i cittadini allestendo il Villaggio della Salute. “L’obiettivo dell’iniziativa – spiega il presidente di Opi Bari, Saverio Andreula – è quello di avvicinare gli infermieri ai cittadini che spesso hanno una percezione errata della nostra professione”.

L’Opi della provincia Andria Barletta Trani organizza un evento formativo sul “TEAMBUILDING E TEAMWORKING: una sfida alla contenzione”. L’opi Bat celebra la giornata internazionale dell’infermiere puntando sui giovani neo laureati. E’ la tesi sulla valutazione della qualità di vita dei bambini affetti da SMA a vincere la decima edizione del premio “OPI BAT 2019”. A premiare il dott. Doronzo Michele Giuseppe è l’infermiera Rosanna Valente.

Gli infermieri dell’Opi di Brindisi stamattina sono scesi nelle principali piazze del capoluogo, di Fasano e di Francavilla Fontana. In collaborazione con alcune associazioni hanno effettuano controlli gratuiti di pressione arteriosa e glicemia ai cittadini.

L’Opi di Modena lancia gli auguri a tutti gli infermieri attraverso uno spot radiofonico (clicca per ascoltare).
L’Opi di Salerno presieduto dal dott. Cosimo Cicia celebra la giornata dedicata agli infermieri con un evento formativo sul Nuovo Codice Deontologico che si terrà il 13 maggio (VEDI).
Le iniziative degli altri OPI d’Italia
Per visualizzarle cliccare sul nome dell’OPI:
Agrigento
Arezzo
Bergamo
Bologna 1   Bologna 2 (trailer del video)
Bolzano
Brescia
Carbonia
Como
Ferrara
Firenze
Genova
Grosseto
Latina
Lecce
Lecco 1  Lecco 2
Lodi
Massa Carrara 1   Massa Carrara 2
Matera
Monza
Napoli
Nuoro
Padova
Pavia 1   Pavia 2
Perugia
Piacenza 1   Piacenza 2
Ravenna
Rimini
Roma
Savona
Siena
Teramo
Terni
Torino
“La sanità non funziona senza infermieri” è lo slogan scelto dalla FNOPI.
 
Redazione NurseTimes
 
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Adrenoleucodistrofia: Cause, diagnosi e sure

Adrenoleucodistrofia: Cause, diagnosi e sure

L’adrenoleucodistrofia  è un tipo di condizione ereditaria (genetica) che danneggia la membrana (guaina mielinica) che isola le cellule nervose nel cervello.

Nell’adrenoleucodistrofia (ALD), il tuo corpo non riesce a scomporre gli acidi grassi a catena lunga (VLCFA), causando la formazione di VLCFA saturi nel cervello, nel sistema nervoso e nella ghiandola surrenale.
Il tipo più comune di ALD è l’ALD legato all’X, che è causato da un difetto genetico sul cromosoma X. L’ALD legata all’X colpisce i maschi più severamente delle femmine che portano la malattia.

Le forme di adrenoleucodistrofia includono:

ALD infantile. Questa forma di ALD legata all’X si verifica in genere tra i 4 ei 10 anni. La sostanza bianca del cervello viene progressivamente danneggiata (leucodistrofia) e i sintomi peggiorano nel tempo. Se non diagnosticata precocemente, l’ALD infantile può portare alla morte entro 5-10 anni.
• Morbo di Addison. Ghiandole che producono ormoni (ghiandole surrenali) spesso non riescono a produrre abbastanza steroidi (insufficienza surrenalica) nelle persone che hanno ALD, causando una forma di ALD legata all’X nota come malattia di Addison.
Adrenomieloneuropatia. Questa forma di ADD legata all’età adulta è una forma meno grave e lentamente progressiva che causa sintomi come un’andatura rigida e disfunzione della vescica e dell’intestino. Le donne che sono portatrici di ALD possono sviluppare una forma lieve di adrenomieloneuropatia.

Diagnosi adrenoleucodistrofia

Per diagnosticare l’ALD, il medico esaminerà i tuoi sintomi e la tua storia clinica e familiare. Il medico effettuerà un esame fisico e ordinerà diversi test, tra cui:
Esami del sangue. Questi test verificano alti livelli di acidi grassi a catena molto lunga (VLCFA) nel sangue, che sono un indicatore chiave di adrenoleucodistrofia.
I medici usano campioni di sangue per test genetici per identificare difetti o mutazioni che causano ALD. I medici usano anche esami del sangue per valutare l’efficacia delle ghiandole surrenali.
MRI. Magneti potenti e onde radio creano immagini dettagliate del tuo cervello in una scansione MRI. Ciò consente ai medici di rilevare anomalie nel cervello che potrebbero indicare adrenoleucodistrofia, incluso il danno al tessuto nervoso (sostanza bianca) del cervello. I medici possono utilizzare diversi tipi di risonanza magnetica per visualizzare le immagini più dettagliate del cervello e rilevare i primi segni di leucodistrofia.
Screening della vista La misurazione delle risposte visive può monitorare la progressione della malattia nei maschi che non hanno altri sintomi.
Biopsia cutanea e coltura cellulare dei fibroblasti. In alcuni casi è possibile prelevare un piccolo campione di pelle per verificare l’aumento dei livelli di VLCFA.

Trattamento dell’adrenoleucodistrofia

L’adrenoleucodistrofia non ha cura. Tuttavia, il trapianto di cellule staminali può arrestare la progressione della ALD se fatta quando compaiono i sintomi neurologici. I medici si concentreranno sull’alleviare i sintomi e rallentare la progressione della malattia.
Le opzioni di trattamento possono includere:
Trapianto di cellule staminali. Questa può essere un’opzione per rallentare o arrestare la progressione della adrenoleucodistrofia nei bambini se l’ALD viene diagnosticata e trattata precocemente. Le cellule staminali possono essere prelevate dal midollo osseo attraverso il trapianto di midollo osseo .
Trattamento dell’insufficienza surrenalica. Molte persone che hanno ALD sviluppano insufficienza surrenalica e hanno bisogno di sottoporsi periodicamente a test per le ghiandole surrenali. L’insufficienza surrenalica può essere trattata efficacemente con steroidi (terapia sostitutiva con corticosteroidi).
Farmaci. Il medico può prescrivere farmaci per alleviare i sintomi, tra cui rigidità e convulsioni.
Fisioterapia. La terapia fisica può aiutare ad alleviare gli spasmi muscolari e ridurre la rigidità muscolare. Il medico può consigliare sedie a rotelle e altri dispositivi di mobilità, se necessario.

In un recente studio clinico, i ragazzi con ALD cerebrale in stadio iniziale sono stati trattati con la terapia genica come alternativa al trapianto di cellule staminali. I primi risultati della terapia genica sono promettenti. La progressione della malattia si è stabilizzata nell’88% dei ragazzi che hanno partecipato allo studio. Sono necessarie ulteriori ricerche per valutare i risultati a lungo termine e la sicurezza della terapia genica per l’ALD cerebrale.

L’Opi Bari celebra la Giornata Internazionale dell’Infermiere in piazza del Ferrarese

L’Opi Bari celebra la Giornata Internazionale dell’Infermiere in piazza del Ferrarese

L’opi Bari celebra la Giornata Internazionale dell’Infermiere, oggi 12 maggio, in piazza del Ferrarese, allestito il Villaggio della Salute
Gli infermieri scendono in piazza ma questa volta non per manifestare.
Oggi domenica 12 maggio, a partire dalle 9,30, in piazza del Ferrarese a Bari, gli infermieri dell’Opi della provincia di Bari incontreranno i cittadini in occasione della “Giornata internazionale dell’infermiere”.
In quello che sarà un vero e proprio villaggio della salute, verrà raccontata la professione infermieristica e quanto sia importante nell’ambito della sanità.
Con opuscoli e filmati video, realizzati dall’Opi Bari, si ribadirà il concetto che è anche lo slogan di questa giornata: “La sanità non funziona senza infermieri”. “L’obiettivo dell’iniziativa – spiega il presidente di Opi Bari, Saverio Andreula – è quello di avvicinare gli infermieri ai cittadini che spesso hanno una percezione errata della nostra professione”.
Quella infermieristica, da più di vent’anni, è una professione intellettuale che può essere pratica solo al termine di un percorso di studi universitario.
“Gli infermieri sono professionisti della salute – ricorda Andreula – e per questo chiediamo da tempo pari dignità nella sanità pubblica e privata”.
“La sanità non funziona senza infermieri” è anche un allarme lanciato sulla carenza di personale nelle piante organiche delle strutture pubbliche.

“Si rischia di mettere a repentaglio i livelli essenziali di assistenza – spiega Andreula – ora che è entrata in vigore la cosiddetta “Quota cento”. Le nostre proiezioni evidenziano che almeno il 30 per cento del personale infermieristico uscirà dal mondo del lavoro e per questo, da tempo, abbiamo sollecitato il Presidente della Regione e assessore alla Sanità, Michele Emiliano, a dare seguito a nuove assunzioni di infermieri”.
L’Opi Bari da un paio di settimana ha distribuito a tutti i colleghi, una spilla che riporta lo slogan della “Giornata internazionale dell’infermiere”.
 
Redazione NurseTimes
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SM, ibudilast ha efficacia differente nella forma primariamente o secondariamente progressiva. #AAN 2019 [Neuro]

Nello studio di fase 2 “SPRINT-MS”, l’effetto del trattamento di ibudilast per la sclerosi multipla (SM) progressiva è stato principalmente guidato da pazienti con SM primariamente progressiva e non da pazienti con malattia progressiva secondaria. È quanto è stato riferito all’incontro annuale dell’American Academy of Neurology (AAN), a Filadelfia.

NMOSD, numero di attacchi significativamente ridotto da inebilizumab, MoAb anti-CD19. #AAN 2019 [Neuro]

Inebilizumab, un anticorpo monoclonale IgG umanizzato ad alta affinità per le cellule B CD19, riduce il rischio di attacchi dl disturbo dello spettro della neuromielite ottica (NMOSD), secondo i risultati presentati all’incontro annuale dell’American Academy of Neurology (AAN), a Filadelfia. L’anticorpo, inoltre, riduce il rischio di peggioramento della disabilità, attività delle lesioni RM e ospedalizzazione.

Alti livelli di Lp(a) e fosfolipidi ossidati associati (OxPL), biomarker di stenosi aortica e target terapeutici [Cardio]

Pubblicato sul “Journal of American College of Cardiology” (JACC), uno studio che ha combinato diverse forme di imaging per monitorare la progressione della stenosi aortica (AS) nei pazienti anziani e la sua relazione con i biomarcatori delle lipoproteine ha concluso che questi biomarcatori non riflettono solo il peggioramento di AS, ma aiutano a guidarlo.

AUSL Valle D’Aosta: concorso pubblico per 10 posti di infermiere

Concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura a tempo indeterminato di dieci collaboratori professionali sanitari, infermieri (personale infermieristico), categoria D, con riserva del 50% dei posti ai candidati aventi titolo ai sensi dell’articolo 4, commi 4 e 5, della legge regionale 2 agosto 2016, n. 16
E’ indetto concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura dei sotto indicati posti:
concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura a tempo indeterminato di dieci collaboratori professionali sanitari, infermieri (personale infermieristico), categoria D, con riserva del 50% dei posti ai candidati aventi titolo ai sensi dell’art. 4, commi 4 e 5, della legge regionale 2 agosto 2016, n. 16.
Per i requisiti specifici di ammissione e le modalità di svolgimento dei concorsi di cui sopra, valgono le norme di cui al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, come modificato dal decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517 e dal decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 2001, n. 220.
Secondo quanto disposto dall’art. 53 del decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 2001, n. 220, nonché dall’art. 42 della legge regionale 25 gennaio 2000, n. 5 e successive modificazioni ed integrazioni, l’ammissione al concorso pubblico di cui trattasi è subordinata al preventivo accertamento della conoscenza della lingua italiana o francese, a seconda della lingua nella quale il candidato dichiari di voler sostenere le prove concorsuali, consistenti in prove scritte e orali, come meglio specificato nel relativo bando.
Il termine per la presentazione delle domande, corredate dai documenti prescritti, scade il trentesimo giorno successivo alla data di pubblicazione del presente avviso nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – 4ª Serie speciale «Concorsi ed esami». Il bando del concorso di cui trattasi è pubblicato integralmente nel Bollettino Ufficiale della Regione Autonoma Valle d’Aosta n. 19 in data 30 aprile 2019.
Per ulteriori informazioni rivolgersi all’ufficio concorsi dell’Azienda USL della Valle d’Aosta, via Saint – Martin de Corleans, n. 248 – Aosta tel. 0165/546070 – 6071 – 6073.
Scade il 9 giugno 2019. Pubblicato sulla G.U. n.37 del 10-05-2019.
 
Redazione NurseTimes
 
Allegato
Bando concorso pubblico infermieri
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Modena: concorso pubblico per 25 posti di operatore socio sanitario

L’Azienda pubblica di servizi alla persona dei comuni modenesi area nord di Mirandola indice una selezione pubblica, per soli esami, per la copertura a tempo indeterminato, di venticinque posti di operatore socio-sanitario, categoria B3, con talune riserve
E’ indetta una selezione pubblica, per soli esami, per l’assunzione a tempo indeterminato di venticinque unità con profilo professionale di operatore socio -sanitario, categoria professionale B3, posizione giuridico economica B3, di cui venti da assegnare al servizio presso le diverse sedi dell’Azienda pubblica di servizi alla persona dei Comuni Modenesi area nord, con riserva per sette posti ai militari congedati ai sensi del comma 3 dell’art. 1014 del decreto legislativo 66/2010 e cinque da assegnare al servizio presso dell’Azienda pubblica di servizi alla persona Terre d’Argine, con riserva per un posto ai militari congedati, ai sensi del comma 3 dell’art. 1014 del decreto legislativo n. 66/2010.
La domanda di partecipazione alla selezione dovrà essere presentata esclusivamente in via telematica e il termine per la presentazione è fissato per le ore 13,00 del 20 maggio 2019. Per tutte le informazioni e per il testo integrale dell’avviso consultare il sito internet www.aspareanord.it
Pubblicato sulla G.U. n.37 del 10-05-2019. Scadenza ore 13:00 del 20/05/2019.
Prevista tassa di concorso di 10 euro.
MODALITÀ DI INOLTRO DOMANDE ESCLUSIVAMENTE ON LINE COLLEGANDOSI AL SEGUENTE LINK (attivo a partire dalle ore 18 del 18/04/2019):
aspareanord.elixforms.it/rwe2/module_preview.jsp?MODULE_TAG=Bando_concorso_B3_OSS_2019
Per informazioni sulle procedure di selezione è possibile contattare a mezzo e-mail il seguente indirizzo concorsi@aspareanord.it.       
Per contatti telefonici è disponibile il numero 800105330 dalle ore 9 alle ore 13:30  e dalle ore 14:30 alle 18:00 dal lunedì al venerdì.
Richiesta di assistenza alla compilazione on line potrà essere richiesta alla casella di posta elettronica sopra indicata, anche all’interno della procedura on line; l’assistenza verrà prestata entro 72 ore dalla ricezione della richiesta, mentre nella sola giornata di chiusura dell’acquisizione delle domande si garantirà l’assistenza dalle ore 8:30 fino alle ore 10:30 del 20/05/2019.
 
Redazione NurseTimes
 
Allegato
Bando concorso pubblico per OSS
 
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Abruzzo: gli infermieri del Nursing Up ricevuti dall’assessore per approfondire il tema del demansionamento

La consigliera referente di Nursing Up  Abruzzo, Patrizia Bianchi, dopo  l’incontro che si è tenuto ieri nella sede della Regione Abruzzo tra l’Assessore alla Sanità Nicoletta Verì ed una delegazione di infermieri
L’incontro volto a presentare all’assessore le istanze della categoria professionale che dal 6 Maggio si è mobilitata per dire no al demansionamento degli infermieri e per denunciare le criticità che si registrano nelle Asl Abruzzesi. All’esponenete regionale la delegazione ha consegnato un documento nel quale si spiegano le ragioni della mobilitazione.
“In effetti in regione, a causa della penuria decennale di infermieri e di personale di supporto – si legge nella nota del Nursing Up – la professione infermieristica è stata molto penalizzata: esternalizzando la gestione di professionisti a cooperative e opportunisti, non realizzando concorsi, ne’ assumendo personale di supporto”.
La referente del sindacato infermieristico ha consegnato un documento nel quale si spiegano le ragioni della mobilitazione.
“Ovviamente il professionista infermiere – continua Bianchi – ha dovuto ottemperare a tutte le attività, anche le più umili, per non penalizzare il paziente. Nursing Up ora ha detto basta a queste logiche miopi di risparmio che non permette all’infermiere di svolgere il suo mandato principale!”
L’assessore ha accolto la richiesta di farsi portavoce per gli infermieri presso la giunta regionale affinché si possa attuare un tavolo tecnico risolutivo.
“Staremo a vedere. Nel frattempo organizzeremo presidi e assemblee in tutte le aziende x raccogliere testimonianze in merito. Altra grande forma di demansionamento la mancata stabilizzazione di precari storici per meri cavilli amministrativi” conclude la referente del Nursing Up.
 
Redazione NurseTimes
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Il ruolo dell’infermiere nell’assistenza al paziente oncologico? Ancora troppo marginale

L’intervento di Daniele Ciofi (Opi Firenze-Pistoia) al Cracking Cancer Forum “È ancora troppo marginale. È necessario introdurre figure specialistiche”
Firenze, 11 maggio 2019 – Nei percorsi di diagnosi, terapia e assistenza ai pazienti oncologici, quello dell’infermiere è un ruolo ancora troppo marginale. Una risposta? La formazione e l’introduzione di figure specialistiche come l’infermiere di pratica avanzata.
È questo il tema affrontato da Daniele Ciofi, coordinatore per l’alta formazione Infermieristica all’AOU Meyer e consigliere dell’Ordine delle Professioni infermieristiche interprovinciale Firenze Pistoia per la Formazione e la ricerca, nell’ambito del Cracking Cancer Forum, che si è tenuto nei giorni scorsi a Firenze. Una due giorni per avviare un confronto nazionale sulle prospettive della lotta al cancro in Italia.
“L’infermiere e l’infermiere pediatrico oggi più che mai stanno assistendo ad una esacerbazione delle patologie croniche sia in età adulta che in età pediatrica – ha detto Daniele Ciofi -. Secondo una ricerca Istat condotta nel 2017 il 39% degli italiani adulti è affetto da una patologia cronica, mentre per la Società italiana di pediatria, nel 68° Congresso Nazionale Sip, ha confermato che nella popolazione pediatrica da 0 a 16 anni un bambino su 200 è affetto da una patologia complessa”.
Ogni giorno, in Italia, vengono diagnosticati più di 1.000 nuovi casi di tumore, con una stima 373.300 nuove diagnosi l’anno. I tumori in età pediatrica rappresentano l’1% dell’insieme delle neoplasie con un’incidenza complessiva che varia da 80 a 220 nuovi casi l’anno per milione di bambini di età sotto i 15 anni. Rappresenta comunque la seconda causa di morte dopo gli incidenti domestici. Dati che rendono evidente quanto la figura dell’infermiere sia sottoposta a profonde spinte al cambiamento, a causa dei nuovi bisogni di salute generate dallo sviluppo di una nuova tipologia di pazienti, cioè quelli ad alta complessità di cure, presenti sia in età adulta che in età pediatrica.
“Questa tipologia di bisogni assistenziali e il suo aumento esponenziale richiede un adeguamento dei percorsi diagnostico terapeutici assistenziali (PDTA) come strumento di gestione sanitaria per garantire efficienza e appropriatezza delle cure – ha detto Ciofi -. In Italia, purtroppo, l’infermiere è tenuto ancora in posizione marginale in questi percorsi, quando invece è colui che garantisce fruibilità e aderenza alle cure”.
A livello mondiale qualcosa si sta muovendo, con la nascita di nuove figure capaci di rispondere in maniera più appropriata i bisogni del paziente e della società. Un esempio è rappresentato dagli “Advanced Pratictioners Nurses”, ovvero infermieri di pratica avanzata; professionisti dell’infermieristica che hanno sviluppato le proprie competenze professionali in un determinato contesto clinico o organizzativo, attraverso un percorso formativo universitario o di rilievo professionale tale da consentire un più approfondito approccio metodologico ai problemi della persona o della comunità assistita.
“Da tutto ciò scaturisce la necessità di elaborare un modello che metta l’infermiere in una posizione centrale nei PDTA – ha aggiunto Daniele Ciofi -, per fare da volano tra i bisogni di salute e le possibilità di risposta date dal servizio sanitario, acquisendo conoscenze e competenze adatte alle dinamiche di cambiamento a cui siamo soggetti. Questo, a livello italiano, necessiterebbe oltre che di un cambiamento politico ed organizzativo, che permetta all’infermiere di esplicitare il suo ruolo, di un ammodernamento del sistema formativo, per introdurre figure specialistiche, già previste dalla legge, che possano apprendere e sviluppare nuove competenze per garantire la risposta ai nuovi bisogni di salute”.
 
Redazione NurseTimes
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Scoperte proprietà antibiotiche di ticagrelor, in vitro elimina batteri Gram-positivi multiresistenti [Cardio]

Un team di ricercatori italiani e belgi ha scoperto che ticagrelor, antiaggregante piastrinico inibitore P2Y12, ha proprietà antibatteriche contro gli stafilococchi e gli enterococchi multiresistenti ai farmaci. Lo studio è stato pubblicato online su “JAMA Cardiology”.

Rischio di fascite necrotizzante con SGLT2 inibitori. Alert dai dati Fda [Diabete]

Dopo che lo scorso anno la Fda richiese l’inserimento di un avvertimento nel foglietto illustrativo degli antidiabetici inibitori SGLT2 riguardo al rischio di una rara infezione causata da un batterio che decompone i tessuti, un team di ricercatori ha appena pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine una serie più ampia di dati e un avvertimento per i medici che prescrivono questi farmaci.

Prevenzione dell’emicrania: atogepant, anti-CGRP per os, efficace e ben tollerato in fase IIb/III. #AAN 2019 [Neuro]

Atogepant, un antagonista del recettore del recettore del peptide correlato al gene della calcitonina (CGRP) per la prevenzione dell’emicrania per os, ha portato a un minor numero di giorni di emicrania mensile in pazienti con emicrania mensile episodica. Lo dimostrano i risultati di uno studio di fase IIb/III esposti a Filadelfia, durante il meeting 2019 dell’American Academy of Neurology (AAN) e pubblicati online su “Neurology”.

Pfizer acquisisce Therachon per terapia sperimentale dell’acondroplasia, affare da $810 mln [Business]

Pfizer pagherà $340 mln in anticipo per acquisire la biotech svizzera Therachon e rilevare una terapia sperimentale contro l’acondroplasia, una condizione genetica e la forma più comune di nanismo a ossa corte, che andrà ad ampliare il suo portafoglio di terapie per le malattie rare. L’accordo include anche $470 mln in potenziali pagamenti al raggiungimento di traguardi chiave di sviluppo e commercializzazione, per un investimento totale fino a $810 mln.

Labirintite: cos’è?

Labirintite: cos’è?

Cos’è la labirintite?

Labirintite è un disturbo dell’orecchio interno. I due nervi vestibolari nel vostro orecchio interno inviare le informazioni al cervello sulla tua navigazione spaziale e controllo dell’equilibrio. Quando uno di questi nervi si infiamma, crea una condizione nota come labirintite.

I sintomi includono vertigini , nausea e perdita dell’udito . La vertigine , un altro sintomo, è un tipo di vertigine segnato dalla sensazione che ti stai muovendo, anche se non lo sei. Può interferire con la guida, il lavoro e altre attività. Farmaci e tecniche di autoaiuto possono ridurre la gravità delle vertigini.

Diversi fattori possono causare questa condizione, incluse infezioni e virus. Dovresti ricevere un trattamento tempestivo per qualsiasi infezione all’orecchio , ma non esiste un modo noto per prevenire la labirintite.

Il trattamento per la labirintite di solito comporta l’uso di farmaci per controllare i sintomi. La maggior parte delle persone trova sollievo dai sintomi entro una o tre settimane e raggiunge il pieno recupero in un mese o due.

Quali sono i sintomi della labirintite?

I sintomi della labirintite iniziano rapidamente e possono essere piuttosto intensi per diversi giorni. Di solito iniziano a svanire dopo, ma possono continuare a emergere quando muovi improvvisamente la testa. Questa condizione di solito non causa dolore.

I sintomi possono includere:

vertigini
vertigine
perdita di equilibrio
nausea e vomito
tinnito , che è caratterizzato da un ronzio o ronzio nelle orecchie
perdita dell’udito nell’intervallo delle alte frequenze in un orecchio
difficoltà a focalizzare gli occhi
In casi molto rari, le complicazioni possono includere la perdita dell’udito permanente.

Che cosa causa la labirintite?

Labirintite può verificarsi a qualsiasi età. Una varietà di fattori può causare labirintite, tra cui:

malattie respiratorie , come la bronchite
infezioni virali dell’orecchio interno
virus dello stomaco
virus dell’herpes
infezioni batteriche, comprese infezioni batteriche dell’orecchio medio
organismi infettivi, come l’organismo che causa la malattia di Lyme

Hai un aumentato rischio di sviluppare labirintite se:

Fumo
bere grandi quantità di alcol
avere una storia di allergie
sono abitualmente stanchi
sono sotto stress estremo
prendere alcuni farmaci da prescrizione
assumere farmaci da banco (in particolare l’aspirina)

Quando vedere il tuo dottore? Se hai sintomi di labirintite, dovresti fissare un appuntamento per vedere il tuo medico per determinare la causa.

Alcuni sintomi possono essere segni di una condizione più grave. Considerare questi sintomi come un’emergenza e rivolgersi immediatamente a un medico:

svenimenti
convulsioni
biascicamento
febbre
debolezza
paralisi
visione doppia
Come viene diagnosticato?

I medici possono generalmente diagnosticare la labirintite durante un esame fisico. In alcuni casi, non è ovvio durante un esame dell’orecchio, quindi è necessario eseguire un esame fisicocompleto , inclusa una valutazione neurologica.

I sintomi della labirintite possono simulare quelli di altre condizioni. Il medico può ordinare test per escluderli. Queste condizioni includono:

La malattia di Meniere , che è un disturbo dell’orecchio interno
emicrania
piccolo tratto
emorragia cerebrale , che è anche conosciuta come “sanguinamento sul cervello”
danno alle arterie del collo
vertigine posizionale parossistica benigna , che è un disturbo dell’orecchio interno
tumore cerebrale

I test per verificare queste condizioni possono includere:

test dell’udito
analisi del sangue
una scansione TC o MRI della testa per registrare le immagini delle strutture craniche
elettroencefalogramma (EEG) , che è un test delle onde cerebrali
electronystagmography (ENG) , che è un test del movimento oculare
Trattamento di labirintite

I sintomi possono essere alleviati con farmaci, tra cui:

antistaminici da prescrizione, come la desloratadina (Clarinex)
farmaci che possono ridurre vertigini e nausea, come la meclizina ( Antivert )
sedativi, come il diazepam (Valium)
corticosteroidi, come il prednisone
antistaminici da banco, come la fexofenadina (Allegra), la difenidramina (Benadryl) o la loratadina (Claritin)
Compra ora antistaminici OTC.

Se hai un’infezione attiva, il medico probabilmente prescriverà degli antibiotici.

Oltre a prendere i farmaci, ci sono diverse tecniche che puoi usare per alleviare le vertigini:

Evitare rapidi cambi di posizione o movimenti improvvisi.
Siediti ancora durante un attacco di vertigini.
Alzati lentamente da una posizione sdraiata o seduta.
Evita la televisione, gli schermi dei computer e le luci accese o lampeggianti durante un attacco di vertigini.
Se le vertigini si verificano mentre sei a letto, prova a sederti su una sedia e a tenere la testa ferma. L’illuminazione bassa è migliore per i tuoi sintomi rispetto all’oscurità o alle luci intense.
Se le vertigini continuano a lungo, i terapisti fisici e occupazionali possono insegnarti esercizi per migliorare l’equilibrio.

Vertigo può interferire con la tua capacità di guidare un’auto o altri macchinari in modo sicuro. Dovresti fare altri accordi finché non sarai sicuro di guidare di nuovo.

Prospettive a lungo termine

Nella maggior parte dei casi, i sintomi si risolvono entro una o tre settimane e si verificherà un recupero completo in pochi mesi. Nel frattempo, sintomi come vertigini e vomito possono interferire con la capacità di lavorare, guidare o partecipare pienamente allo sport. Cerca di tornare a queste attività lentamente mentre ti riprendi.

Se i sintomi non migliorano dopo diversi mesi, il medico potrebbe voler ordinare test aggiuntivi per escludere altre condizioni se non lo hanno già fatto.

La maggior parte delle persone ha un solo episodio di labirintite. Raramente diventa una condizione cronica.

Acromegalia: cause, sintomi e cure

Acromegalia: cause, sintomi e cure

L’acromegalia è un disturbo ormonale che si sviluppa quando la ghiandola pituitaria produce troppo ormone della crescita durante l’età adulta. Quando ciò accade, le tue ossa aumentano di dimensioni, incluse quelle delle mani, dei piedi e del viso. L’acromegalia di solito colpisce gli adulti di mezza età.

Nei bambini che stanno ancora crescendo, troppo ormone della crescita può causare una condizione chiamata gigantismo. Questi bambini hanno una crescita ossea esagerata e un aumento anormale dell’altezza.
Poiché l’acromegalia non è comune e i cambiamenti fisici si verificano gradualmente, la condizione spesso non viene riconosciuta immediatamente: a volte non per anni. Se non trattata tempestivamente, l’acromegalia può portare a gravi malattie e persino diventare pericolosa per la vita. Tuttavia, i trattamenti disponibili per l’acromegalia possono ridurre il rischio di complicanze e migliorare in modo significativo i sintomi, compreso l’ingrandimento delle caratteristiche.

Sintomi acromegalia

Uno dei segni più comuni di acromegalia è l’allargamento delle mani e dei piedi. Le persone con questo disturbo spesso notano che non possono più indossare anelli che si adattano e che la loro dimensione della scarpa è progressivamente aumentata.
L’acromegalia può anche causare variazioni graduali nella forma del viso, come mascelle e sopracciglia sporgenti, un naso allargato, labbra ispessite e una maggiore distanza tra i denti.
Poiché l’acromegalia tende a progredire lentamente, i primi segni potrebbero non essere facilmente evidenti per diversi anni. A volte, le persone notano la condizione solo confrontando vecchie fotografie.
L’acromegalia può produrre i seguenti segni e sintomi, che possono variare da persona a persona:
• Mani e piedi ingranditi
• Caratteristiche facciali ingrossate e ingrandite
• Pelle ruvida, grassa, ispessita
• Sudorazione eccessiva e odore corporeo
• Piccole escrescenze del tessuto cutaneo (etichette cutanee)
• Stanchezza e debolezza muscolare
• Una voce più profonda e roca dovuta a corde vocali e seni ingranditi
• Grave russamento dovuto all’ostruzione delle vie aeree superiori
• Visione alterata
• Mal di testa
• Lingua allargata
• Dolore e limitata mobilità articolare
• Irregolarità del ciclo mestruale nelle donne
• Disfunzione erettile negli uomini
• Fegato, cuore, reni, milza e altri organi ingrossati
• Aumento delle dimensioni del torace (torace a canna)
Quando vedere un dottore
Se ha segni e sintomi associati con acromegalia, contatti il medico per una valutazione.
L’acromegalia di solito si sviluppa lentamente, e anche i membri della tua famiglia potrebbero non notare inizialmente i graduali cambiamenti fisici che si verificano con questo disturbo. La diagnosi precoce è importante, tuttavia, in modo da poter ricevere cure adeguate. L’acromegalia può portare a gravi complicazioni se non viene trattata.

Le cause dell’ acromegalia

Ghiandola pituitaria e ipotalamo
L’acromegalia è causata dalla ghiandola pituitaria che sovraproduce l’ormone della crescita (GH) nel tempo. L’ipofisi, una piccola ghiandola situata alla base del cervello dietro il ponte del naso, produce un numero di ormoni. Il GH svolge un ruolo importante nella gestione della crescita fisica.
Quando il GH viene secreto nel flusso sanguigno, scatena il fegato a produrre un ormone chiamato fattore di crescita simile all’insulina-I (IGF-I). A sua volta, IGF-I stimola la crescita di ossa e altri tessuti. Se la ghiandola pituitaria fa troppa GH, ne possono derivare quantità eccessive di IGF-I. Troppo IGF-I può causare una crescita anormale dei tessuti molli e dello scheletro e altri segni e sintomi caratteristici dell’acromegalia e del gigantismo.
Negli adulti, un tumore è la causa più comune di troppa produzione di GH:
• Tumori ipofisari La maggior parte dei casi di acromegalia sono causati da un tumore non canceroso (benigno) (adenoma) della ghiandola pituitaria. Il tumore secerne quantità eccessive di ormone della crescita, causando molti dei segni e sintomi dell’acromegalia. Alcuni dei sintomi dell’acromegalia, come mal di testa e visione alterata, sono dovuti alla massa tumorale che preme sui tessuti cerebrali vicini.
• Tumori non ipofisari In alcune persone con acromegalia, i tumori in altre parti del corpo, come i polmoni, il pancreas o le ghiandole surrenali, causano il disturbo. A volte, questi tumori secernono effettivamente GH. In altri casi, i tumori producono un ormone chiamato ormone che rilascia l’ormone della crescita (GH-RH), che stimola la ghiandola pituitaria a produrre più GH.
complicazioni

La progressione dell’acromegalia può causare gravi problemi di salute. Le complicazioni possono includere:
• Alta pressione sanguigna (ipertensione)
• Malattie cardiovascolari, in particolare l’allargamento del cuore (cardiomiopatia)
• L’osteoartrite
• Diabete mellito
• Gozzo
• Crescita precancerosa (polipi) sul rivestimento del colon
• Apnea del sonno, una condizione in cui la respirazione si interrompe ripetutamente e inizia durante il sonno
• Sindrome del tunnel carpale
• Ridotta secrezione di altri ormoni ipofisari (ipopituitarismo)
• Fibroidi uterini, tumori benigni nell’utero
• Compressione del midollo spinale
• Perdita della vista

Il trattamento precoce dell’acromegalia può impedire a queste complicazioni di svilupparsi o peggiorare. Se non trattata, l’acromegalia e le sue complicanze possono portare alla morte prematura.

Diagnosi dell’acromegalia

Per iniziare il processo diagnostico, il medico prenderà una storia medica e condurrà un esame fisico. Quindi lui o lei può raccomandare i seguenti passaggi:
• Misura GH e IGF-I. Dopo aver digiunato durante la notte, il medico preleverà un campione di sangue per misurare i livelli di GH e IGF-I. Livelli elevati di questi ormoni suggeriscono acromegalia.
• Test di soppressione dell’ormone della crescita. Questo è il metodo definitivo per verificare l’acromegalia. In questo test, i livelli ematici di GH vengono misurati prima e dopo aver bevuto una preparazione di zucchero (glucosio). Normalmente, l’ingestione di glucosio deprime i livelli di GH. Se hai acromegalia, il tuo livello di GH tenderà a rimanere alto.
• Imaging. Il medico può consigliare di sottoporsi a una procedura di imaging, come la risonanza magnetica (MRI), per aiutare a individuare la posizione e le dimensioni di un tumore della ghiandola pituitaria. Se i radiologi, che di solito eseguono le procedure, non vedono tumori della ghiandola pituitaria, possono cercare tumori non ipofisari che potrebbero essere responsabili di alti livelli di GH.
Trattamento
Il trattamento si concentra sulla riduzione della produzione di GH, oltre a ridurre gli effetti negativi del tumore sulla ghiandola pituitaria e sui tessuti circostanti. Potrebbe essere necessario più di un tipo di trattamento.

Chirurgia

Chirurgia transsfenoidale transnasale endoscopica
I medici possono rimuovere la maggior parte dei tumori ipofisari usando un metodo chiamato chirurgia transfenoidale. In questa procedura, il tuo chirurgo lavora attraverso il naso per estrarre il tumore pituitario.
La rimozione del tumore può normalizzare la produzione di GH ed eliminare la pressione sui tessuti che circondano la ghiandola pituitaria per alleviare i segni e i sintomi associati. In alcuni casi, il chirurgo potrebbe non essere in grado di rimuovere l’intero tumore. Ciò può comportare livelli di GH persistentemente elevati dopo l’intervento chirurgico, che richiedono ulteriori trattamenti medici o radioterapici.
farmaci
I farmaci utilizzati per ridurre la produzione o bloccare l’azione di GH includono:
• Analoghi della somatostatina I farmaci octreotide (Sandostatin) e lanreotide (Somatuline Depot) sono versioni sintetiche della somatostatina dell’ormone cerebrale. Possono interferire con l’eccessiva secrezione di GH da parte della ghiandola pituitaria, e quindi possono produrre una rapida diminuzione dei livelli di GH. Quando inizi il trattamento con octreotide, inizialmente ti inietthi una preparazione a breve durata d’azione sotto la pelle (sottocutanea) tre volte al giorno per determinare se hai effetti collaterali dal farmaco e se è efficace. Quindi, se è tollerato ed efficace, puoi assumere una forma ad azione prolungata che richiede un’iniezione nei muscoli dei glutei (muscoli glutei) da un operatore sanitario, somministrato una volta al mese. La lanreotide viene somministrata come iniezione sottocutanea una volta al mese.
• Agonisti della dopamina I farmaci cabergolina e bromocriptina (Parlodel) sono presi come pillole. In alcune persone, questi farmaci possono abbassare i livelli di GH e IGF-I. Il tumore può diminuire di dimensioni in alcune persone che assumono un agonista della dopamina o analoghi della somatostatina. Alcune persone possono sviluppare comportamenti compulsivi, come il gioco d’azzardo, mentre assumono questi farmaci.
• Antagonista dell’ormone della crescita. Il farmaco pegvisomant (Somavert), un antagonista dell’ormone della crescita, agisce per bloccare l’effetto del GH sui tessuti corporei. Pegvisomant può essere particolarmente utile per le persone che non hanno avuto un buon successo con altre forme di trattamento. Si somministra quotidianamente questo farmaco mediante iniezione sottocutanea. Questo farmaco può normalizzare i livelli di IGF-I e alleviare i sintomi nella maggior parte delle persone con acromegalia, ma non abbassa i livelli di GH o riduce le dimensioni del tumore.

Radiazione

Il medico può raccomandare il trattamento con radiazioni quando le cellule tumorali rimangono dopo l’intervento chirurgico. La radioterapia distrugge tutte le cellule tumorali persistenti e riduce lentamente i livelli di GH. Potrebbero essere necessari anni per questo trattamento per migliorare sensibilmente i sintomi dell’acromegalia.
Riceverai il trattamento con radiazioni in tre modi:
• Radioterapia convenzionale. Questo tipo di radioterapia viene solitamente somministrato ogni giorno della settimana per un periodo da quattro a sei settimane. Non si può realizzare l’effetto completo della radioterapia convenzionale per 10 o più anni dopo il trattamento.
• Terapia con fascio di protoni. La terapia con i raggi protonici fornisce una dose mirata e alta di radiazioni al tumore, risparmiando l’esposizione alle radiazioni ai tessuti normali. La terapia con i raggi protonici viene fornita in frazioni nel tempo, ma i tempi di trattamento sono generalmente inferiori alle radiazioni convenzionali.
• Radiochirurgia stereotassica. Conosciuta anche come radiochirurgia Gamma Knife, la radiochirurgia stereotassica può erogare una dose elevata di radiazioni alle cellule tumorali in una singola dose limitando la quantità di radiazioni ai normali tessuti circostanti. Questo tipo di radiazioni può riportare i livelli di GH alla normalità entro tre-cinque anni.

La radiochirurgia stereotassica è disponibile solo in alcuni centri medici statunitensi e non è raccomandata per tutte le persone sottoposte a radiazioni per acromegalia. Il medico stabilirà quale tipo di radioterapia è giusto per te in base a:
• La dimensione e la posizione delle cellule tumorali rimanenti
• I tuoi livelli di fattore di crescita simile all’insulina-I (IGF-I)
Anche dopo il trattamento iniziale, l’acromegalia richiede un controllo periodico da parte del medico per assicurarsi che la ghiandola pituitaria funzioni correttamente. Questa cura di follow-up può durare per il resto della tua vita.
Preparazione per il tuo appuntamento
Probabilmente inizierai a vedere il tuo medico di famiglia o un medico generico. Tuttavia, in alcuni casi, è possibile rivolgersi immediatamente a un medico specializzato in disturbi ormonali (endocrinologo).

È bene preparare il tuo appuntamento. Ecco alcune informazioni per aiutarti a prepararti per il tuo appuntamento e sapere cosa aspettarti dal tuo medico.
Cosa puoi fare
• Essere a conoscenza di eventuali restrizioni pre-appuntamento. Quando prendi l’appuntamento, chiedi se c’è qualcosa che devi fare per prepararti ai test diagnostici.
• Annota i sintomi che stai riscontrando. Il medico vorrà sapere tutto ciò che causa disagio o preoccupazione, come mal di testa, alterazioni visive o disagio nelle mani, anche se questi sintomi sembrano non correlati al motivo per cui hai programmato l’appuntamento.
• Annota le informazioni personali chiave, compresi eventuali cambiamenti nella tua vita sessuale o, se sei una donna, nel tuo ciclo mestruale.
• Fai una lista di tutti i farmaci, vitamine e integratori che stai prendendo.
• Porta con te vecchie fotografie che il tuo dottore può usare per confrontare il tuo aspetto oggi. Il tuo medico sarà probabilmente interessato a foto di 10 anni fa attraverso il presente.
• Porta con te un familiare o un amico, se possibile. Qualcuno che ti accompagna può ricordare qualcosa che ti manca o dimentichi.
• Annota le domande per chiedere al medico.
Preparare un elenco di domande ti aiuterà a trarre il massimo dal tuo tempo con il tuo medico. Per acromegalia, alcune domande di base da porre al medico includono:
• Che cosa può causare i miei sintomi o condizione?
• Oltre alla causa più probabile, quali sono le possibili cause dei miei sintomi o delle mie condizioni?
• Di quali test ho bisogno?
• Quali trattamenti sono disponibili per questa condizione? Quale approccio consigli?
• Per quanto tempo avrò bisogno di cure prima che i miei sintomi migliorino?
• Con il trattamento, tornerò a guardare e sentire come ho fatto prima che sviluppassi i sintomi dell’acromegalia?
• Avrò complicazioni a lungo termine da questa condizione?
• Ho queste altre condizioni di salute. Come posso gestirli al meglio insieme?
• Ci sono delle restrizioni che devo seguire?
• Dovrei vedere uno specialista?
• Esiste un’alternativa generica alla medicina che stai prescrivendo?
• Ci sono opuscoli o altro materiale stampato che posso portare con me? Quali siti Web consigliate?

EXTEND, esiti positivi nell’ictus acuto con alteplase fino a 9 ore in pazienti selezionati mediante imaging [Neuro]

L’uso dell’imaging di perfusione per identificare i pazienti con tessuto cerebrale salvabile dopo ictus ischemico sembra essere la chiave per estendere la finestra per la trombolisi fino a 9 ore. Lo dimostrano i risultati dello studio EXTEND, pubblicati sul “New England Journal of Medicine”.

Determinazioni AIFA (10/05/2019)

L’Agenzia Italiana del Farmaco rende disponibile un elenco di Determine riguardanti la classificazione di medicinali per uso umano ai sensi dell’art. 12 comma 5 del Decreto-legge 13 settembre 2012 n° 158 convertito nella legge 8 novembre 2012 n° 189.

Telecamere nelle strutture per anziani e disabili: l’emendamento che fa discutere

Una proposta che mette d’accordo la politica, ma non piace ai sindacati. Cgil Fp: “Solo demagogia e propaganda”.
Telecamere nelle aule scolastiche e nelle strutture di assistenza e cura per anziani e disabili. Le prevede un emendamento (ora all’esame del Senato) al decreto Sblocca-cantieri, che prevede pure lo stanziamento di fondi ad hoc, da mettere a disposizione dei Comuni e pari a 10 milioni nel 2019 e a 30 milioni per ciascun anno dal 2020 al 2024.
Un emendamento bipartisan, poiché firmato da senatori di Lega, M5S, Forza Italia e anche del Pd, ma osteggiato dai sindacati. “Illogico e sbagliato”, lo definisce Cgil Fp: “Illogico – spiega un comunicato -, perché inserito in un provvedimento che parla di tutt’altro. Sbagliato, perché criminalizza i dipendenti, compromettendo il rapporto pedagogico”.
Sempre secondo Cgil, si tratta di “demagogia e pura propaganda”. Il sindacato, infatti, scrive: “Si individuano risorse per le telecamere, mentre, allo stesso tempo, si operano ingenti tagli ai servizi in tanti Comuni, risparmiando sul costo del lavoro. Come abbiamo avuto modo di dimostrare in un nostro rapporto, esplodono le malattie professionali e peggiorano progressivamente le condizioni di lavoro. Almeno il 50% delle lavoratrici degli asili nido e delle scuole per l’infanzia riscontra la presenza di gravi problemi fisici. Invece di alimentare la propaganda, bisognerebbe occuparsi delle condizioni di chi lavora, mettendo in campo azioni concrete per prevenire i danni al personale”.
Redazione Nurse Time
Fonte: www.repubblica.it
 
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Esercizio abusivo della professione sanitaria: controlli a tappeto in tutta Italia

Dalle operazioni dei Nas sono emerse numerose irregolarità. Costrette a chiudere 52 strutture.
Sono 607 gli studi gli professionali medici, gli ambulatori e i poliambulatori ispezionati. E sono 172 (28% del campione) le irregolarità accertate, spesso associate all’assenza autorizzativa e abilitativa della struttura oggetto di accertamento. Inoltre sono state rilevate 341 violazioni penali e amministrative, mentre 222 medici e professionisti del settore sanitario sono stati denunciati all’autorità giudiziaria e altri 77 sanzionati per infrazioni amministrative pari a 193mila euro in toltale.
I Nas hannopoi sequestrato di 1.915 confezioni di medicinali scadutio de fustellati, oltre a svariate apparecchiature e dispositivi medici non regolari, per un valore stimato superiore ai 103mila euro. Infine, a causa di graviirregolarità igieniche e strutturali, sono stati eseguiti provvedimenti di chiusura o sospensione dell’attività nei confronti di 52 strutture sanitarie, il cui valore economico ammonta a oltre 16 milioni di euro.
Questi i numeri che evidenziano l’esercizio abusivo della professione sanitaria, in particolare odontoiatrica, stando ai controlli eseguiti nel corso del 2019 dal Comando dei carabinieri per la Tutela della salute, d’intesa col ministro della Salute, su strutture e dei centri privati che erogano prestazioni mediche. Scoperti illeciti anche per indebita erogazione di prestazioni di medicina estetica in dermatologia, chiamate PRP (plasma ricco di piastrine) ed effettuate illegalmente o senza autorizzazioni.
Redazione Nurse Times
Fonte: Tgcom24
 
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La piccola Noemi si è svegliata dal coma. “Voglio le mie bamboline” le sue prime parole

La piccola Noemi si è svegliata dal coma farmacologico ed è cosciente. Ha pronunciato le prime parole guardando la mamma negli occhi: “Datemi le mie bambole”. Sono queste le ultime notizie che arrivano dall’ospedale Santobono di Napoli. Ad anticiparlo è Il Mattino.

Come si apprende anche da Fanpage, la bimba “è stata portata ad uno stato di sedazione non profonda e attualmente evidenzia una valida respirazione spontanea, supportata da ossigeno ad alti flussi, senza necessità di ventilazione meccanica”. La direttrice dell’ospedaleSantobono Pausilipon Anna Maria Minicucci spiega commossa: “Aspettavamo questo momento da una settimana. Siamo soddisfatti per il risultato raggiunto, nella stessa giornata in cui hanno arrestato i responsabili della sparatoria. È una bella giornata, vorrei che tutti i giorni venisse fuori questa parte migliore di Napoli. Siamo ancora prudenti, siamo medici e sappiamo che le prime ore per la bambina saranno di stabilità.

Staccato il ventilatore meccanico, la bimba ferita nel corso di un agguato a piazza Nazionale respira autonomamente e può dirsi definitivamente fuori pericolo. Gli aggiornamenti sulle sue condizioni di salute arrivano a poche ore dall’arresto di Armando Del Re, l’uomo che l’ha ridotta in fin di vita lo scorso 3 marzo.

Redazione Nurse Times

Fonte: TeleClubItalia

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Cittadella (Padova), sei denunce di violenza sessuale per un medico: giudizio rinviato per perizia psichiatrica

I fatti risalgono al 2006. Tra le vittime figurano due minorenni. Il dottore si licenziò nella speranza di limitare i danni.
Era stato un infermiere a rendersi conto che quelle “cure”, prestate dal medico alle pazienti, erano del tutto fuori luogo, se non addirittura un reato. Del resto, rimanere senza slip per una piccola ustione al braccio rappresentava più che un campanello d’allarme. Era stato il personale del Pronto soccorso di Cittadella (Padova) a tenere alta l’attenzione sul dottor R.L.R., 47 anni, che nel 2016 era stato da poco assunto in prova a Cittadella. Si è dovuto licenziare alla fine di quell’anno: sul suo conto si erano accumulate sei denunce per violenza sessuale, aggravata dal fatto di essere, nel momento della prestazione della cura, un pubblico ufficiale. Due di queste violenze erano aggravate anche perché le vittime erano minorenni.
I fatti sono accaduti tra l’ottobre e il novembre del 2016. Fu una paziente a rivolgersi all’Ufficio per le relazioni con il pubblico dell’ospedale, raccontando al funzionario di una strana visita per un dolore all’addome, finita con il medico che le aveva fatto togliere gli slip, palpeggiandola più volte. L’addetto all’Urp ne parlò subito con la direzione e partì un’indagine interna, poi sfociata nella segnalazione di alcuni casi alla procura della Repubblica. Il fascicolo finì sul tavolo del pm Giorgio Falcone, che raccolse, appunto, sei casi in tutto di violenza sessuale. Nel frattempo R.L.R., messinese residente a Brescia, decise di licenziarsi per limitare il danno.
Ieri il medico doveva essere giudicato con rito abbreviato, ma il gup Margherita Brunello ha deciso di nominare uno psichiatra per capire se l’imputato sia affetto da qualche disturbo della personalità. Tra i capi di imputazione contestati c’è anche un caso che denota una particolare (presunta, non c’è ancora condanna) perversione del medico, ed è l’episodio del 10 novembre 2016, quando al Pronto soccorso si presentò una ragazzina minorenne con una patologia gastrica. Gli atti sessuali contestati in questo caso riguardano un’attenzione particolare ai piedi, sottoposti per lungo tempo a massaggi e palpeggiamenti. “Cure” totalmente fuori luogo in rapporto alla patologia per la quale era stata ricoverata. In un altro caso, sempre con una paziente minorenne, il medico avrebbe addirittura imposto alla ragazza, affetta da mal di stomaco, di rimanere senza slip, nonostante lei, a disagio per quella richiesta, avesse tentato di rivestirsi.
«Abbiamo fatto in modo che la procura avesse da noi tutte le indicazioni sui fatti che avevamo raccolto – spiega Patrizia Benini, direttore sanitario dell’Ulss Euganea –. Il merito va anche all’addetto dell’Urp che ha raccolto la prima denuncia, capendo subito la delicatezza del caso. È importante che sia sempre preservato il patto con i pazienti, che devono rivolgersi con fiducia alle nostre strutture sanitarie».
Redazione Nurse Times
Fonte: Corriere del Veneto
 
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Dipendente aggredita a Campo di Marte (Lucca), insorge Uil Fpl: “La misura è colma. Serve un servizio di vigilanza”

Il sindacato denuncia l’aggressione avvenuta giovedì mattina per mano di un’altra donna. Forte trauma per la vittima, che ha sbattuto la testa ed è finita al Pronto soccorso.
“Un’altra aggressione alla Cittadella della Salute di Campo di Marte. Una dipendente è stata spinta con forza da un’altra donna e ha sbattuto la testa, subendo un forte trauma, che ha richiesto l’intervento di un’ambulanza e il trasporto in Pronto soccorso. Ed è andata bene: è solo fortuna se non siamo a commentare una tragedia. L’ennesimo episodio, dopo tante denunce e sollecitazioni, che fa traboccare un vaso già colmo”.
A dare notizia del fattaccio, avvenuto giovedì mattina, sono il segretario della Uil Fpl di Lucca, Pietro Casciani, e i rappresentanti sindacali Uil Fpl, Andrea Lunardi e Giancarlo Pucci, che incalzano nuovamente la dirigenza della Usl Toscana Nord Ovest: “La misura è stata superata da tempo. A Campo di Marte i lavoratori rischiano la propria incolumità. Manca la sicurezza sia per gli operatori sia per gli utenti”.
Ma torniamo al fatto. Giovedì mattina, intorno alle 10, una signora si è recata in un ufficio della Cittadella della Salute per ritirare un referto. A consegnarlo, una dipendente di Campo di Marte. Subito dopo che ha messo il referto nelle mani della donna, quest’ultima l’ha spinta con forza: la dipendente ha perso l’equilibrio e ha sbattuto la testa con forza.
“L’aggressore si è subito allontanato, mentre i colleghi presenti soccorrevano la collega – proseguono Casciani, Lunardi e Pucci-. Visto il trauma subito, è stato chiamato il 118. È così intervenuta un’ambulanza, che ha provveduto al trasporto in Pronto soccorso per verificare eventuali danni subiti. Questo è solo l’ultimo caso, dopo le segnalazioni inviate all’Azienda il 23 settembre del 2016 e il 22 gennaio del 2018. Ancora non è stato fatto nulla, nemmeno dopo la raccolta di firme della Uil Fpl a sostegno di una proposta di legge per contrastare il fenomeno delle aggressioni in corsia e a tutti i dipendenti pubblici. Chiediamo una maggiore tutela per il personale, in particolare per quelle categorie che maggiormente sono a contatto col pubblico e che, sempre più spesso, sono vittime di minacce e vere e proprie aggressioni fisiche”.
Per i rappresentanti della Uil Fpl è una misura che non è più procrastinabile nel tempo e, nel frattempo, propongono un’azione immediata per aumentare la sicurezza alla Cittadella della Salute: “La Uil Fpl chiede con determinazione, prima che succeda l’irreparabile, che all’ex Campo di Marte venga istituito da subito un servizio di vigilanza attiva dalle 7 alle 19, ma anche banconi con vetri che dividano l’operatore dall’utenza. Il tutto a tutela delle persone che per lavoro o necessità sono a contatto con l’utenza. Garantire la sicurezza è un preciso dovere dell’Azienda nei confronti dei propri dipendenti e dei cittadini. Il caso, poi, ha voluto che la persona aggredita sia un’infermiera Rsu della Uil Fpl, che in prima persona si è impegnata nella raccolta di firme a sostegno della vertenza a livello nazionale per la sicurezza degli operatori. A lei va tutta la solidarietà della Uil Fpl”.
Redazione Nurse Times
 
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Scorrano, Fials denuncia la carenza di infermieri e oss

Il sindacato scrive alla Asl Lecce e ai dirigenti infermieristici per sollecitare un tavolo di confronto.
Attraverso una lettera firmata dal proprio segretario provinciale, Vincenzo Gentile, e dal segretario aziendale Giuseppe Scotellaro, la Fials solleva la questione relativa alla cronica carenza di personale infermieristico e di operatori socio-sanitari nel Presidio ospedaliero di Scorrano (Lecce). In particolare, si fa riferimento ai soli due oss impegnati in un reparto con oltre venti posti letto.
La lettera – indirizzata al commissario straordinario della Asl Lecce, Rodolfo Rollo, ai dirigenti infermieristici e, per conoscenza, al direttore sanitario Osvaldo Maiorano – evidenzia le difficoltà derivanti dai buchi d’organico (demansionamento, qualità delle prestazioni sanitarie), anche in previsione dei numerosi pensionamenti legati alla “quota 100” e in prossimità delle ferie estive, sollecitando un tavolo di confronto finalizzato a trovare una soluzione. Di seguito il testo completo della missiva.
Spettabile Direzione,
con la presente la scrivente segreteria aziendale Fials, su segnalazione pervenute dai reparti ospedalieri da parte dei lavoratori del P.O. di Scorrano, evidenzia la cronica carenza di personale infermieristico e di operatori socio-sanitari, ormai generalizzata.
Il sindacato ritiene che si debba  avviare immediatamente un tavolo di confronto, vista la grave carenza di personale sanitario, anche in previsione dei molteplici pensionamenti (“quota 100”) e in prossimità delle ferie estive. È inaccettabile che vengano impegnati due soli operatori socio-sanitari per un intero reparto con oltre 20 posti letto.
Non è ammissibile che un ospedale di primo livello, in alcuni reparti, non garantisca il turno h24 dell’operatore socio-sanitario, compromettendo l’operato dell’infermiere e demansionandolo. Queste criticità non garantiranno una adeguata assistenza al paziente.
Questa non è assistenza, ma sfruttamento del personale sanitario!
Si ribadisce che, ad oggi, il P.O. di Scorrano riesce a garantire un servizio sanitario di qualità solo grazie alla volontà e allo spirito di sacrificio del personale sanitario, che ogni giorno lavora con coscienza e dedizione. Questa organizzazione sindacale non è più disposta a tollerare tale situazione. Pertanto, qualora non riceverà risposte concrete sulla tematica, sarà costretta a intraprendere azioni incisive a tutela del personale dipendente.
Si resta in attesa di cortese, urgente riscontro. Distinti saluti.
Scorrano, 10 maggio 2019
Il segretario aziendale                                                                     Il segretario provinciale
Giuseppe Scotellaro                                                                          Vincenzo Gentile
 
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Valeria, Rosa e Sandra spiegano perché hanno deciso di diventare Infermiere

Giornata Internazionale degli Infermieri, i professionisti dell’ASST Gaetano Pini-CTO si raccontano
Valeria, Rosa e Sandra, tre infermiere di età e ruoli diversi spiegano perché hanno deciso di intraprendere questa professione
Milano, 10 maggio – Il 12 maggio si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale degli Infermieri, istituita dall’ICN, il Consiglio Internazionale degli Infermieri, per dare visibilità all’importante lavoro che ogni giorno questi professionisti svolgono.
“L’infermiere – spiega il dott. Claudio Bassi, Direttore del SITRA dell’ASST Gaetano Pini-CTO – è colui che garantisce l’accesso al ‘sistema salute’, all’assistenza sanitaria ed è sempre più coinvolto in tutti i processi che riguardano la salute individuale e di comunità; dal letto del paziente all’attività di promozione e prevenzione della salute, dall’attività di infermieristica di famiglia, alla gestione, al management e alla ricerca, l’infermiere è un tassello fondamentale del Sistema Sanitario”.
Come cita il nuovo Codice Deontologico dell’Infermiere, approvato ad aprile 2019, nel percorso di cura, l’infermiere valorizza e accoglie il contributo della persona, il suo punto di vista e le sue emozioni. “L’infermiere è il professionista sanitario che agisce in modo consapevole, autonomo e responsabile”, aggiunge la dott.ssa Silvia Re, infermiera al Polo Riabilitativo Fanny Finzi Ottolenghi e consigliera dell’OPI, la Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche.
Per celebrare la Giornata internazionale dell’infermiere, l’ASST Gaetano Pini-CTO vuole omaggiare i suoi professionisti: “Ringrazio i miei collaboratori – dice il dott. Bassi – che ogni giorno si impegnano per rispondere ai bisogni di assistenza dei pazienti e che, come citato nella mission del SITRA, operano un’assistenza sempre più efficace e personalizzata per migliorare la vita, il percorso di cura e di riabilitazione dei nostri pazienti”.
All’ASST Gaetano Pini-CTO lavorano 450 infermieri, tra loro ci sono Valeria, Rosa e Sandra che hanno scelto di raccontare perché hanno deciso di intraprendere questa professione: “Sono infermiera perché adoro la vicinanza e il contatto con le persone, anche se spesso ciò si traduce in vicinanza alla sofferenza. Siamo noi infermieri a costruire il percorso assistenziale del paziente, sicuramente con professionalità e competenza, ma anche con delicatezza e dedizione”, dice Valeria, 25 anni, infermiera da 2 anni al Polo Riabilitativo Fanny Finzi Ottolenghi.
Rosa, 48 anni, infermiera da 30 anni al Presidio CTO, invece, dice: “Ho sempre saputo di voler fare l’infermiere, avevo già le idee chiare a 11 anni. Ancora adesso vengo volentieri al lavoro e ritrovo ogni giorno stimoli umani e professionali nell’accompagnare il paziente al raggiungimento degli obiettivi assistenziali”. C’è poi Sandra, 60 anni, che lavora al Presidio Pini da 40 che commenta: “Sono infermiera perché questa professione si è saputa far amare. All’inizio era solo un lavoro, dopo è diventato parte integrante della mia vita, ho anche sposato un infermiere! In 40 anni di lavoro ho visto crescere il ruolo dell’infermiere e sono orgogliosa di farne parte”.
 
Redazione NurseTimes
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12 maggio giornata dell’infermiere punto di partenza #noicisiamo

Il 12 maggio come ogni anno sarà la giornata internazionale dedicata agli infermieri, una ricorrenza che però non deve e non può essere semplicemente una celebrazione fine a se stessa
La professione Infermieristica ha bisogno di una nuova consapevolezza di ciò che siamo, di ciò che vogliamo essere e soprattutto del nostro indispensabile e peculiare apporto al sistema salute.
Non a caso per quest’anno la FNOPI e di conseguenza tutti gli OPI provinciali hanno lanciato per questa ricorrenza la campagna “LA SANITA’ NON FUNZIONA SENZA GLI INFERMIERI”.
Alcuni sindacati infermieristici hanno contestualmente messo in campo per questa data un iniziativa denominata “SENZA INFERMIERI NON C’E’ SALUTE” come accadrà a Roma, altri hanno intrapreso una campagna mediatica contro il fenomeno del demansionamento con anche manifestazioni di piazza e flash mob ed infine sta spopolando l’hastag #SiamoNoi.
Infine è di questi giorni l’invio di una missiva a firma di diversi colleghi tra cui moltissimi redattori e collaboratori di questa testata giornalistica alla nostra presidente nazionale dott.ssa Barbara Mangiacavalli tesa a proporre una grande campagna di formazione all’interno della professione proprio su questi temi, proponendo una revisione dei programmi didattici della laurea in infermieristica.
Insomma l’impegno e la partecipazione non mancano e su più fronti, segno che all’interno della professione sta maturando un certo fermento, credo però che questa fibrillazione sia ancora, come tutte le fibrillazioni, troppo caotica ed abbia bisogno proprio per questo di una cabina di regia che non può che essere rappresentata appunto che dalla FNOPI.
La Federazione Nazionale, organo di rappresentanza degli infermieri di tutta Italia, dovrà assumersi l’onere e l’onore di rappresentare e coordinare tutte le istanze che vengono dal cuore della professione perchè solamente così potranno rappresentare un quadro completo; una sorta di cammino comune verso i nostri obiettivi comuni.
Ordine, sindacati infermieristici, associazioni professionali, società scientifiche e testate giornalistiche sono così chiamati dalla professione a svolgere ognuno per le proprie specifiche peculiarità un cammino comune che dovrà portare la professione intera, tutti insieme, a porre finalmente ad un tavolo di soluzione tutta LA QUESTIONE INFERMIERISTICA.
TANTI PICCOLI TASSELLI CHE MESSI INSIEME DEBBONO COMPORRE UN QUADRO ARMONICO E GENERALE TESO A FAR VALERE LA NOSTRA INFUNGIBILITÀ E LA NOSTRA DIGNITÀ DI PROFESSIONISTI.
Impossibile negare che in questo ultimo anno molte cose sono accadute, che quanto auspicavo lo scorso anno nell’articolo “12 maggio: infermieri, prendiamoci cura di noi“ sta accadendo proprio ora.
Gli infermieri stanno lentamente, ma inesorabilmente iniziando a prendersi cura anche di se stessi e della propria professione. In questo molti di noi stanno come detto giocando un ruolo importante, ma ora c’è bisogno di coinvolgere tutti gli altri e tutti insieme. Per questo è giunto il momento di fare quello sforzo in più che ci permetta di raggiungere tutti e di coinvolgere tutti in questo processo di emancipazione della professione perchè solo tutti insieme lo possiamo fare.
Il contratto di lavoro (firmato praticamente già scaduto per gli infermieri del pubblico impiego) è stato vergognoso ed umiliante per tutti. Ma fortunatamente è già scaduto e si potrà discutere del nuovo, mentre per la sanità privata dopo 13 anni di attesa c’è un nulla di fatto. Tutto questo è INACCETTABILE!
Per il prossimo contratto, però, sia chiaro che non potremo accettare di essere ancora mescolati nel calderone del comparto e che ci dovrà essere un adeguato finanziamento tale da portare gli stipendi degli infermieri nella media europea!
Si dovrà almeno, sancire una volta per tutte una contrattazione separata per i professionisti sanitari non medici.
Inoltre dovrà essere il contratto del riconoscimento dell’infermiere esperto, dell’infermiere specialista (per tutti coloro che hanno un master di primo livello) e dell’infermiere dirigente clinico o organizzativo (per tutti coloro hanno una laurea magistrale) ricalcando così quanto già avvenuto per i medici in passato.
Dal punto di vista contrattuale questi devono essere obiettivi irrinunciabili per noi. I sindacati infermieristici devono necessariamente impegnarsi a portarli nei tavoli di trattativa; a noi dovrà spettare il dovere di sostenere in tutti i modi queste istanze e qualunque sindacato voglia impegnarsi a portarle avanti.
In conclusione di questo articolo che prende spunto dalla giornata del 12 Maggio vorrei lanciare un grido di speranza e di dolore.
La nostra professione sta soffrendo da troppo tempo la disattenzione di tutti, dalla politica ai sindacati, dagli aspetti economici a noi stessi spesso troppo succubi delle aziende.
Organici insostenibilmente ridotti mettono a serio rischio il diritto costituzionale dei cittadini a veder tutelato il bene salute e nel contempo i pochissimi professionisti costretti ad essere tutto e niente per correre dietro alle carenze di ogni azienda.
Finalmente questo grido di dolore che si leva dalle viscere di una professione bistrattata ed umiliata ad ogni piè sospinto sta diventando un assordante rumore che sta smuovendo le coscienze dei cittadini e dei professionisti.
La speranza è che questo assordante rumore arrivi nelle stanze dei decisori e finalmente si affronti e si porti a soluzione accettabile la QUESTIONE INFERMIERISTICA.
#NOICISIAMO LA FNOPI C’E’
…ed allora portiamo questo messaggio a tutti i colleghi creiamo un fronte unico, coeso e compatto: TUTTI INSIEME SI PUÒ E SI DEVE FARE!
 
Angelo De Angelis
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“La sanità non funziona senza infermieri” è lo slogan per le celebrazioni del 12 maggio

“La sanità non funziona senza infermieri” è lo slogan per le celebrazioni del 12 maggio

“La sanità non funziona senza infermieri”, è lo slogan per la Giornata Internazionale degli Infermieri di tutto il mondo
È lo slogan della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), il maggiore d’Italia con oltre 450mila iscritti, per la campagna organizzata in occasione della Giornata internazionale dell’infermiere 2019 che si celebra come ogni anno il 12 maggio in ricordo del giorno della nascita di Florence Nightingale, considerata fondatrice dell’Infermieristica moderna.
Gli Ordini provinciali hanno organizzato sul territorio (si veda questo link) decine e decine di iniziative anche per rinsaldare il loro rapporto con i cittadini: “Intendiamo comunicare correttamente ciò che siamo e che rappresentiamo nella realtà di tutti i giorni agli occhi dei cittadini: la migliore risposta a posizioni che ostacolano il cambiamento e che non tengono conto dei progressi intervenuti negli ultimi anni”, dichiara Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale FNOPI.
La campagna (di cui si allega un campione dimostrativo di dieci immagini sulle oltre 130 prodotte dagli Ordini e dalle organizzazioni di tutta Italia) sta avendo ottimi riscontri, grazie alla collaborazione e alla creatività messe in campo da tutti gli Ordini provinciali degli infermieri.
Le immagini raccolte, pubblicate su tutti i canali a disposizione della Federazione (web e social), danno conto di numerose attività professionali che attualmente vedono gli infermieri protagonisti, anche in contesti insoliti, che vanno ben oltre il consueto scenario di ospedali e case di cura, spingendosi fino alla gestione di situazioni di massima emergenza o anche alle missioni militari all’estero.

“I nostri iscritti oggi sono chiamati a presidiare il territorio, ad accettare la sfida dell’assistenza domiciliare integrata, a mettersi in gioco anche in qualità di consulenti e liberi professionisti, e nei settori più disparati, a partire dalla prevenzione delle patologie e dalla promozione di corretti stili di vita”, spiega la presidente Mangiacavalli.
Gli infermieri rappresentati dalla campagna esercitano nelle scuole, nei centri antiviolenza così come nei campi estivi o sui luoghi di lavoro dove sono più frequenti gli infortuni; coordinano il processo di donazione di organi e tessuti; insegnano all’università; sono il punto di riferimento per i malati rari; gestiscono ambulatori e interi reparti; utilizzano strumenti tecnologici all’avanguardia, dagli ecografi di ultima generazione al telecontrollo dei pacemaker.
Offrendo questa panoramica, seppur non esaustiva, degli ambiti in cui il nuovo infermiere agisce l’obiettivo è anche essere di stimolo politico in contesti del Paese dove lo sviluppo infermieristico stenta ancora a decollare, fornendo uno strumento di analisi in più a livello territoriale a cittadini e associazioni per chiedere l’attivazione di determinati servizi, figure, ambiti di responsabilità che vedano gli infermieri protagonisti come sempre al loro fianco.
“Nel XXI secolo – spiega Mangiacavalli nel suo saluto agli infermieri iscritti agli Ordini, visibile a questo link – vedremo più comunità e servizi a domicilio, una migliore tecnologia e la cura centrata sulla persona: gli infermieri saranno in prima linea in questi cambiamenti e per questo devono imparare a essere leader perché tutte queste qualità le hanno già sviluppate e fanno parte della loro vocazione e della loro professionalità.
Significa consentire agli infermieri di lavorare utilizzando il massimo potenziale attraverso la creazione di più strutture guidate da infermieri specializzati e il rapporto mostra che l’espansione della copertura sanitaria universale si farà dipendere in larga misura dall’abilitazione e dalla formazione della forza lavoro esistente, compresi gli infermieri, per lavorare in modo più efficace. Per gli infermieri, un modo di espandere le proprie conoscenze, è la riflessione condivisa delle attività intraprese. Questo è tra i nostri obiettivi a breve termine”.
“La nostra è una professione che guarda al futuro, sempre avanti – ha affermato Mangiacavalli nel suo saluto – e ha come scopo il rapporto coi pazienti: un elemento valoriale importante sia professionalmente che per il ‘patto col cittadino’ che da anni ci caratterizza. Per noi è essenziale avere una relazione privilegiata con loro, per comprendere come ci vedono e come possiamo soddisfare nel modo migliore i loro bisogni di salute.
Si deve dare spazio al nuovo infermiere: una nuova epidemiologia richiede nuovi modelli di assistenza e, per questi, c’è il nuovo infermiere che deve essere specializzato e le sue specializzazioni codificate. Deve essere presente h24 sul territorio e il suo lavoro tutelato e riconosciuto. Ma deve essere disponibile ovunque e in tutte le Regioni senza carenze, oggi allarmanti, e in modo omogeneo, sia dal punto di vista delle responsabilità, sia da quello della formazione e dei diritti/doveri sul lavoro e nei confronti degli assistiti.
La campagna di quest’anno lo dimostra, lo fa vedere, lo fa toccare con mano senza che vi siano dubbi di interpretazione o lasciando spazio a commenti inappropriati: con un gioco di parole si vede ciò che è evidente ed è evidente ciò che si vede.
Dimostra nei fatti che ‘la sanità non funziona senza infermieri’: per noi tutto questo rappresenta una grande responsabilità, ma è anche il segno dei tempi che evolvono e del valore che la figura degli infermieri ha assunto e va via via assumendo ogni giorno che passa sempre di più”.
Redazione NurseTimes
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No al demansionamento: presidi di protesta degli infermieri Nursing Up in 10 regioni

No al demansionamento: presidi di protesta degli infermieri Nursing Up in 10 regioni

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato del sindacato, contenente le dichiarazioni del presidente De Palma.
Sono dieci le regioni chiamate in causa questa mattina dagli infermieri Nursing Up al grido di #noaldemansionamento, tra flasmob e infopoint infermieristici, per chiedere un cambio di rotta alle aziende sanitarie che non assumono sufficiente personale, facendo fronte all’emergenza estiva ormai alle porte. Le iniziative di protesta sono organizzate, di fronte alle rispettive sedi regionali, nelle città di Trento, Genova, Torino, Venezia, Bologna, Ancona, Perugia, Firenze, Palermo, Cagliari.
La mobilitazione degli infermieri Nursing Up è culminata proprio questa mattina in una grande manifestazione in piazza Castello a Torino, dove erano previsti dibattiti con personalità politiche e rappresentanti istituzionali, chiamati a dare il loro contributo per combattere contro il grave fenomeno del demansionamento. In contemporanea, le iniziative vanno avanti con un calendario diffuso su tutto il territorio nazionaleT tante le attività infermieristiche dedicate alla popolazione nei presidi.
A seguire, l’elenco con luoghi e orari di oggi, 10 maggio: Trentino Alto Adige (Trento, piazza Dante, dalle 14:30 alle 16:30), Piemonte (Torino, piazza Castello, dalle 9 alle 13), Liguria (Genova, piazza De Ferrari, dalle 9 alle 12), Veneto (Venezia, Dorsoduro 3901, dalle 9 alle 12), Emilia Romagna (Bologna, via Aldo Moro, dalle 10 alle 13), Marche (Ancona, via Tiziano, dalle 10 alle 12), Umbria (Perugia, piazza Italia, dalle 11 alle 13), Toscana (Firenze, piazza Duomo, dalle 11alle 15), Sicilia (Palermo, piazza Ottavio Ziino, dalle 10 alle 13), Sardegna (Cagliari, via Roma, dalle 10 alle 13).
La prima tappa degli infermieri in rivolta è stata la Regione Lazio (8 maggio), dove i professionisti hanno inscenato una danza della resistenza pacifica, distribuendo volantini della campagna #noaldemansionamento e offrendo ai cittadini servizi di competenza infermieristica, come ad esempio la misurazione della pressione. A seguire si sono svolti, il 9 maggio, i presidi in forma statica davanti alle sedi regionali di Lombardia (a Milano, dove una delegazione è stata ricevuta in Regione), Campania (a Napoli, presso il Centro direzionale) e Molise (a Campobasso). Tanti i cittadini che si sono fermati per informarsi sui motivi delle proteste e dimostrare il loro appoggio agli infermieri.
Tutte le manifestazioni rientrano nell’ambito della campagna #noaldemansionamento, lanciata dal sindacato Nursing Up in assemblea nazionale. Centinaia di attivisti accorsi da ogni parte d’Italia hanno denunciato ciò che accade in numerose aziende sanitarie, dove i professionisti della salute sono costretti quotidianamente a fronteggiare una situazione emergenziale dovuta alla grave carenza di organico, con punte di criticità nelle Regioni sottoposte ai piani di rientro. Ma per il personale del Ssn, già ridotto ai minimi termini per il blocco decennale del turnover, la situazione è destinata a peggiorare in vista di ulteriori emorragie, causate dai prepensionamenti di “quota 100”.
“Il demansionamento degli infermieri scaturisce dalle criticità del contesto sanitario, caratterizzato, ora più che mai, dalla disorganizzazione del lavoro, che dipende dalla carenza o assenza di personale ausiliario e da politiche decennali tese a depauperare il servizio pubblico. Tagliare le risorse a esso destinate, lo sappiamo bene, significa comprimere i diritti facenti capo sia al cittadino, che chiede legittimamente di essere curato, sia al lavoro degli infermieri, costretti a svolgere funzioni improprie. Infermieri che, perdendo dignità e valorizzazione, vedono scadere, loro malgrado, la qualità dell’assistenza”. Così Antonio De Palma, presidente del Nursing Up.
Per il leader sindacale è giunta l’ora di serrare i ranghi della categoria, che sopporta da lungo tempo condizioni di lavoro inaccettabili, a fronte di un’evoluzione della figura infermieristica dal punto di vista della responsabilità professionale e dell’inquadramento ordinistico (l’albo conta 450mila unità, di cui 270mila in forze alla PA), ma senza i relativi riconoscimenti a livello di valorizzazione professionale, consentendo uno sfruttamento pericoloso da parte delle Aziende.
“Lottiamo insieme, infermieri e cittadini, uniti e solidali, contro il demansionamento degli infermieri per esercitare la professione senza doverla sacrificare per logiche di risparmio che danneggiano il diritto alla salute – ribadisce De Palma –. Ci vuole un grado maggiore di consapevolezza da parte di ognuno di noi. Ce lo impone il nostro senso del dovere e ce lo chiede in primis la gente che attende mesi in lista d’attesa per accedere a una visita specialistica”.
Chiosa il presidente Nursing Up: “Adesso occorre un cambiamento culturale per aiutare gli infermieri a fermare le pericolose ricadute che il fenomeno comporta sulla qualità dell’assistenza ai cittadini. Con questa campagna vogliamo richiamare le aziende sanitarie alle loro responsabilità, informare i professionisti sulla problematica e affrontarla concretamente, acquisendo le denunce di ciò che accade”.
Nell’ambito della campagna #noaldemansionamento sono previste non solo forme di protesta organizzate dalle delegazioni regionali, ma anche dibattiti con personalità politiche e infopoint su materie di competenza professionale infermieristica, con attività di cui i cittadini potranno usufruire.
Redazione Nurse Times
 
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ipotiroidismo: cos’è

ipotiroidismo: cos’è

Ipotiroidismo (tiroide non attiva): ormone tiroideo troppo piccolo

Ipotiroidismo è una condizione in cui il corpo manca di ormone tiroideosufficiente . Poiché lo scopo principale dell’ormone tiroideo è quello di “eseguire il metabolismo del corpo”, è comprensibile che le persone con questa condizione abbiano sintomi associati a un metabolismo lento. Le stime variano, ma circa 10 milioni di americani hanno questa condizione medica comune. Infatti, ben il 10% delle donne può avere un certo grado di deficit di ormone tiroideo. L’ipotiroidismo è più comune di quanto si possa credere, e milioni di persone sono attualmente ipotiroidee e non lo sanno. Per una panoramica di come viene prodotto l’ormone tiroideo e di come è regolata la sua produzione, controlla la nostra pagina di produzione dell’ormone tiroideo .

Ulteriori informazioni su Ipotiroidismo

  • Presentazione di ipotiroidismo: cause, sintomi e trattamenti

Cause dell’ipotiroidismo

Ci sono due cause abbastanza comuni di ipotiroidismo. Il primo è il risultato di una precedente (o attualmente in corso) infiammazione della ghiandola tiroidea, che lascia una grande percentuale delle cellule della tiroide danneggiata (o morta) e incapace di produrre ormoni sufficienti. La causa più comune di insufficienza della ghiandola tiroidea è chiamata tiroidite autoimmune (chiamata anche tiroidite di Hashimoto), una forma di infiammazione della tiroide causata dal sistema immunitario del paziente stesso.

La seconda causa principale è l’ampia categoria di “trattamenti medici”. Il trattamento di molte condizioni della tiroide garantisce la rimozione chirurgica di una porzione o di tutta la ghiandola tiroidea. Se la massa totale delle cellule che producono la tiroide lasciate all’interno del corpo non sono sufficienti per soddisfare i bisogni del corpo, il paziente svilupperà l’ipotiroidismo. Ricorda, questo è spesso l’obiettivo della chirurgia per il cancro della tiroide .

Ma altre volte, l’intervento chirurgico sarà quello di rimuovere un preoccupante nodulo , lasciando indisturbati metà della tiroide nel collo. A volte, il restante lobo della tiroide e l’istmo produrranno abbastanza ormone per soddisfare le esigenze del corpo. Per gli altri pazienti, tuttavia, potrebbe essere evidente anni dopo che la rimanente tiroide non riesce a tenere il passo con la domanda.

Allo stesso modo, i gozzi e alcune altre condizioni della tiroide possono essere trattati con la terapia con iodio radioattivo. Lo scopo della terapia con iodio radioattivo (per condizioni benigne) è quello di uccidere una porzione della tiroide per impedire che i gozzi crescano o producano troppo ormone ( ipertiroidismo) .

Occasionalmente, il risultato del trattamento con iodio radioattivo sarà che troppe cellule sono danneggiate, quindi il paziente diventa spesso ipotiroideo entro un anno o due. Tuttavia, questo è generalmente molto preferito rispetto al problema originale.

Ci sono molte altre rare cause di ipotiroidismo, una delle quali è una ghiandola tiroidea completamente “normale” che non produce abbastanza ormone a causa di un problema nella ghiandola pituitaria . Se l’ipofisi non produce abbastanza ormone stimolante la tiroide (TSH), allora la tiroide semplicemente non ha il “segnale” per produrre ormoni. Quindi non è così.

Sintomi di ipotiroidismo

  • Fatica
  • Debolezza
  • Aumento di peso o maggiore difficoltà a perdere peso
  • Capelli grossolani e secchi
  • Pelle secca, ruvida e pallida
  • La perdita di capelli
  • Intolleranza al freddo (non puoi tollerare temperature fredde come quelle intorno a te)
  • Crampi muscolari e frequenti dolori muscolari
  • Stipsi
  • Depressione
  • Irritabilità
  • Perdita di memoria
  • Cicli mestruali anormali
  • Diminuzione della libido

Ogni singolo paziente può avere un numero qualsiasi di questi sintomi e varierà con la gravità della carenza di ormone tiroideo e il periodo di tempo in cui il corpo è stato privato della giusta quantità di ormone.

Potresti avere uno di questi sintomi come lamentela principale, mentre un altro non avrà questo problema e soffrirà di un sintomo completamente diverso. La maggior parte delle persone avrà una combinazione di questi sintomi. Occasionalmente, alcuni pazienti con ipotiroidismo non presentano alcun sintomo o sono così sottili da passare inosservati.

Se hai questi sintomi, devi parlarne con il tuo medico. Inoltre, potrebbe essere necessario cercare le capacità di un endocrinologo. Se sei già stato diagnosticato e trattato per l’ipotiroidismo e continui ad avere uno o tutti questi sintomi, devi discuterne con il tuo medico.

Potenziali Pericoli di Ipotiroidismo

Poiché il corpo si aspetta una certa quantità di ormone tiroideo, l’ipofisi produrrà un ulteriore ormone stimolante la tiroide (TSH) nel tentativo di invogliare la tiroide a produrre più ormoni. Questo costante bombardamento con alti livelli di TSH può far ingrossare la ghiandola tiroide e formare un gozzo (chiamato “gozzo compensatorio”).

Se non vengono curati, i sintomi dell’ipotiroidismo di solito progrediscono. Raramente, le complicazioni possono portare a gravi depressioni potenzialmente letali, insufficienza cardiaca o coma.

L’ipotiroidismo può spesso essere diagnosticato con un semplice esame del sangue. In alcune persone, tuttavia, non è così semplice e sono necessari test più dettagliati. Soprattutto, sarà quasi sicuramente necessario un buon rapporto con un buon endocrinologo.

L’ipotiroidismo è completamente curabile in molti pazienti semplicemente assumendo una piccola pillola una volta al giorno. Tuttavia, questa è una dichiarazione semplificata, e non è sempre così facile. Esistono diversi tipi di preparazioni di ormoni tiroidei e un tipo di farmaco non è la migliore terapia per tutti i pazienti. Molti fattori entrano nel trattamento dell’ipotiroidismo ed è diverso per tutti.

Domande da porre al medico

  • Qual è la causa della mia tiroide ipoattiva (ipotiroidismo)?
  • Ho la malattia di Hashimoto?
  • Cosa significano i risultati del mio esame del sangue?
  • Per quanto tempo avrò bisogno di medicine per il mio ipotiroidismo e quali sono gli effetti collaterali?
  • Quale livello di TSH userai come bersaglio per me?
  • Dopo che sono nella gamma ottimale, quanto spesso consigli di tornare per le analisi del sangue per assicurarmi che le mie esigenze di dosaggio non siano cambiate?
  • Sono a rischio di problemi di salute correlati?
  • Con quale rapidità posso aspettarmi sollievo dai miei sintomi ipotiroidei?
  • Ci sono dei cambiamenti nello stile di vita che posso apportare per alleviare i miei sintomi?

 

Giornata internazionale dell’infermiere: tre giorni di iniziative a Siena

Si comincia oggi con un convegno aperto al pubblico. Domani e domenica i professionisti incontreranno i cittadini.
Fine settimana ricco di appuntamenti per gli infermieri senesi, che oggi, domani e domenica incontrano i cittadini per parlare loro della propria professione e dei profondi cambiamenti di cui è stata oggetto negli ultimi anni. L’occasione è fornita dalla Giornata internazionale dell’infermiere, celebrata in tutto il mondo il 12 maggio per ricordare la figura di Florence Nightingale, fondatrice dell’infermieristica moderna.
Si comincia oggi (venerdì 10 maggio) alle 14:30, nella sala convegni di Palazzo Patrizi, dove va in scena un convegno aperto al pubblico e dedicato al lavoro infermieristico (in particolare, ai primi vent’anni dalla Legge 42/99). Domani (sabato 11), invece, gli infermieri saranno in piazza Gramsci, e domenica 12 in piazza Matteotti, dalle 10 alle 14, per offrire ai cittadini informazioni su vari temi legati alla salute, quali le malattie sessualmente trasmissibili, le cure palliative e gli hospice, la donazione di organi e tessuti, la banca del latte e molto altro ancora. Un modo per raccontare come la professionalità infermieristica abbracci saperi e competenze differenti, frutto di un percorso formativo importante, sottoposto a continui aggiornamenti e approfondimenti.
“Come ogni anno, in occasione della Giornata internazionale dell’infermiere – commenta Michele Aurigi, presidente di Opi Siena –, vogliamo richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sui valori etici di cui siamo portatori, ma anche raccontare chi è l’infermiere del secondo millennio, come è cambiato negli ultimi decenni e quali sono le potenzialità professionali che, già riconosciute a livello accademico e normativo, possono migliorare i servizi ai cittadini, ma che non sempre le organizzazioni sanitarie in Italia riescono a cogliere e lasciano esprimere al meglio. Voglio augurare a tutti gli infermieri di trovare sempre ispirazione nella figura di Florence Nightingale, donna forte, che riuscì a rompere gli schemi del proprio tempo col solo scopo di garantire un’assistenza di qualità. Che questo esempio sia da stimolo per costruire l’infermieristica del futuro”.
Redazione Nurse Times
Fonte: www.ilcittadinoonline.it
 
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Medici, dentisti, infermieri: ne mancheranno un milione entro il 2020 in Europa

Non solo Italia. L’emergenza medici non riguarda solo il nostro paese, ma interessa una buona parte degli Stati europei. Tanto che la Commissione europea – già nel 2012 – aveva stimato la difficoltà a rintracciare in tutto il Vecchio Continente di quasi un milione di figure in ambito sanitario entro il 2020: 230mila medici, 150mila tra dentisti, farmacisti e fisioterapisti, 590mila infermieri.
Le ragioni? Il filo rosso che unisce i Paesi europei è il picco di pensionamenti tra i lavoratori in ambito sanitario (se ne stimano oltre 60mila entro il 2020), molto spesso non rimpiazzati da un numero sufficiente di giovani in uscita da università e scuole di specializzazione. A mancare poi sono figure specializzate, in particolare per l’assistenza agli anziani, sempre più numerosi visto il crescere dell’aspettativa di vita. Anche se il gap più forte – secondo lo studio della Commissione europea – riguarda i medici di base, dove si sta concentrando il maggior numero di uscite, vista l’elevata età media (in Italia oltre il 55% ha più di 55 anni, in Francia il 48 per cento).

In Italia una recente indagine del sindacato Anaao Assomed ha evidenziato che già nel 2018 il gap di medici è stato di 10mila professionisti e nel 2025 si supereranno i 16.700: soprattutto medici di urgenza, psichiatri, pediatri, anestesisti e chirughi. A questo deficit di personale si sommano poi gli effetti di quota 100: la possibilità di pensione anticipata con 62 anni di età e 38 di contributi dal 2019 al 2021 porterà all’uscita dal mercato del lavoro di oltre 20mila medici.

In Germania è stato calcolato un gap – da parte della Commissione europea – di 45mila medici entro il 2020, che dovrebbe salire addirittura a 165mila nel 2030. Da Berlino segnalano anche la carenza di infermieri per l’assistenza agli anziani.
Non se la passa meglio la Spagna, dove è previsto un deficit del 14% di medici specialisti entro in 2025, soprattutto in anestesia, ortopedia e traumatologia, chirurgia, pediatria e urologia.
In Ungheria un medico su 5 risulta introvabile, in Finlandia sono introvabili oltre 200mila dentisti, mentre in Francia, dove si registra un calo di medici del 10% negli ultimi dieci anni, lo shortage riguarda specialisti in ostetricia e ginecologia.
Per finire con la Gran Bretagna dove sono state censite ben 35 professioni sanitarie con gravi carenze di personale e da anni il National health care (Nhs) recluta personale al di fuori dei propri confini.
Redazione Nurse Times
Fonte
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La vignetta pubblicata su Il Fatto Quotidiano che indigna gli infermieri

Pubblicata il giorno 8 maggio la vignetta di Natangelo su “Il Fatto Quotidiano” dedicata a Berlusconi “La rinascita di Forza Italia”
Una satira che ha suscitato indignazione nella comunità infermieristica con la pronta reazione della FNOPI che invia un comunicato al vignettista Mario Natangelo (in arte Nat).
Una vignetta che richiama lo stereotipo indecoroso dell’infermiera sexi che viene percepita erroneamente dall’opinione pubblica scatenando molto spesso delle reazioni sconsiderate dall’utenza attraverso aggressioni verbali ingiustificate verso le infermiere e tutte le operatrici della sanità.
Una satira, quella di Nat che purtroppo arriva proprio nel momento sbagliato: la “NurseWeek”, la settimana in cui tutto il mondo celebra gli infermieri. 
Anche la risposta di Mario Natangelo non si fa attendere ed arriva sulla sua pagina facebook.
“Mi ha scritto la Federazione Nazionale Infermieri (FNOPI) a nome di ‘tutti gli infermieri italiani’ perchè avrei offeso la categoria con la mia vignetta pubblicata lo scorso otto maggio. La vignetta – da loro definita ‘satira idiota contro l’integrità morale e professionale degli infermieri!’ (il punto esclamativo è nel comunicato) – aveva come titolo ‘La rinascita di Forza Italia’ e rappresentava l’ex premier Silvio Berlusconi ricoverato in ospedale e intenzionato a festeggiare notizie di cronaca giudiziaria con ‘viagra e qualche infermiera’. Scrive la Federazione Nazionale Infermieri che ‘la vignetta di Mario Natangelo offende pesantemente gli infermieri: per fare satira si accomunano le infermiere ad oggetti sessuali a disposizione di Berlusconi!’ (il punto esclamativo è nel comunicato). Il loro comunicato è nel link nel primo commento.
Qui di seguito la mia articolata risposta:
Cara Federazione Nazionale Infermieri, ma che davero?Ma che davero davero?cordialmente,Nat”
L’invito della Federazione Nazionale delle Professioni Infermieristiche a rimuovere la vignetta arriva anche sulla pagina Facebook del noto vignettista napoletano: “Vi invitiamo a rimuovere il contenuto. Non si tratta di non avere il senso dell’umorismo, ma come Federazione Nazionale Infermieri è intollerabile che ancora si usi questa rappresentazione becera e umiliante di una professione preziosa per la comunità e apprezzata dai cittadini, esercitata in Italia da oltre 450.000 operatori, tra cui sicuramente tanti lettori del Il fatto quotidiano che certamente non avranno nemmeno sorriso. Non vi viene in mente altro per arrivare al vostro scopo?”
Numerosi i commenti di lettori che non hanno gradito.
Il commento di Davide “Ha fatto bene il nostro ordine a scrivere, spero segua azione legale. Irrispettoso verso 450.000 professionisti ma ancor più irrispettoso verso le nostre colleghe che meritano il rispetto e la stima di tutta la popolazione non di certo questa satira becera da I liceo. Sei pregato di chiedere scusa Mario Natangelo”.
Una satira irrispettosa verso tutti gli operatori della sanità che, quotidianamente, nonostante le tante difficoltà del sistema, le violenze (anche verbali) subite, svolgono il loro lavoro con abnegazione e passione.
 
Redazione NurseTimes
 
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Hai l’emicrania? Rischi meno il diabete [Diabete]

Le probabilità di sviluppare il diabete di tipo 2 sarebbero del 30% inferiori nelle donne con emicrania attiva, un disturbo ritenuto la seconda causa di disabilità a livello mondiale. Lo dicono i risultati di uno studio osservazionale francese su oltre 75mila donne pubblicato sulla rivista JAMA Neurology.

Gilead, accordo fino a $2 mld per terapie innovative nella malattia renale diabetica [Business]

Nell’ambito della differenziazione della sua pipeline, Gilead ha avviato una collaborazione strategica con la piccola biotech Goldfinch Bio, focalizzata sullo sviluppo di terapie di precisione per pazienti con malattie renali, allo scopo di scoprire, sviluppare e commercializzare una serie di terapie innovative per la malattia renale diabetica e alcune patologie renali orfane.

Germania, multe salate per chi non vaccina i figli contro il morbillo

Angela Merkel si è schierata in favore dell’obbligo, che dovrebbe entrare in vigore da marzo 2020. La sanzione pecuniaria ammonterà a 2.500 euro.
C’è anche la cancelliera Angela Merkel tra i sostenitori del vaccino obbligatorio contro il morbillo in Germania. Una voce importante, come se non bastassero quelle che si sono già schierate in favore dell’obbligo per tutti i bambini di asili e scuole, ma anche per gli insegnanti e gli operatori dei Kita: dal ministro della Sanità, Jens Spahn, che ha presentato un disegno di legge, alla leader dei socialdemocratici Andrea Nahles, ai governatori di numerosi Land, come il Brandeburgo e il Nord Reno-Westfalia, la regione più popolosa.
Tutti a favore della vaccinazione obbligatoria. Per Spahn, chi manderà i figli a scuola senza averli protetti dovrà pagare una multa salata. Perché «è come nel traffico: se metti in pericolo altre persone e vieni scoperto, devi pagare una sanzione», spiega il ministro della Salute. La multa sarà di 2.500 euro, considerando che si tratta di una malattia altamente contagiosa e potenzialmente mortale. La direzione del Governo tedesco, dunque, è quella di una politica dichiaratamente pro-vax, con il vincolo che i bimbi non vaccinati saranno allontanati da scuola.
Anche perché i casi di malattia stanno aumentando a livello globale, mentre in Germania la regione più vaccinata è quella di Berlino, con il 93% di alunni che hanno effettuato la profilassi contro la malattia esentematica. Nel Brandeburgo, per fare un esempio, la percentuale scende invece a un misero 72%, con il relativo rischio di rapida diffusione del morbo, se qualche bimbo va a scuola malato.
Due anni fa, secondo la Commissione europea, solo quattro stati membri nella Ue avevano una copertura vaccinale almeno del 95%. Sarebbe questo il tasso necessario per proteggere le persone che non possono essere vaccinate per motivi di salute. In Germania, secondo il Robert Koch Institute, la media di vaccinazione si aggira sul 97,1%, ma con significative variazioni regionali.
Il disegno di legge non farà fatica a passare al Bundestag, visto il sostegno di Cdu-Csu e Spd. L’obbligo dovrebbe entrare in vigore dal marzo 2022. Si applicherà ad alunni, insegnanti delle scuole e operatori di strutture mediche. Entro luglio 2020 i genitori che vorranno iscrivere i propri figli all’asilo o a scuola dovranno provare che il vaccino è stato inoculato o che si sono verificate condizioni che hanno impedito o sconsigliato la vaccinazione.
«Chi si vaccina – ha spiegato la Merkel, intervenendo a un congresso – evita malattie che possono determinare danni seri». A opporre resistenza, in nome della libertà di scelta delle famiglie, è proprio il Land di Berlino. Nelle scuole del Paese sono circa 361mila i bambini non vaccinati. Gli adulti in queste condizioni, invece, sono 220mila.
Redazione Nurse Times
Fonte: La Stampa
 
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Rigenerare un cuore colpito da infarto? Si può fare

Ottimi riscontri dalla sperimentazione effettuata sui suini. Ma serve cautela: non è certo che i risultati trovino conferma nell’uomo.
Dai pesci alle salamandre, dalla scimmia al maiale. Una “scalata” evoluzionistica che, se proseguirà per il verso giusto, punta ad arrivare all’uomo. Torna ad accendersi la speranza di rigenerare le cellule di un cuore colpito da un infarto. Questo è quanto dimostrato da un team di ricercatori italiani in un esperimento condotto sui suini. I risultati, pubblicati sulla rivista Nature, hanno rinfocolato la fiducia della comunità scientifica. L’opportunità, se troverà conferma sull’uomo, potrebbe permettere di ripristinare la struttura e la funzione del muscolo e ridurre così la portata dello scompenso.
Ma la cautela è doverosa. Come “rigenerare” il cuore? I ricercatori del Centro internazionale di ingegneria genetica e biotecnologie (Icgeb) di Trieste e della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa hanno osservato che una piccola molecola di Rna somministrata in ammali colpiti da un infarto è in grado di rigenerare le cellule del cuore. La scoperta è notevole. La rigenerazione del tessuto cardiaco colpito da infarto – 140mila i nuovi casi annui in Italia, con una mortalità che varia in base alla tempestività dell’intervento e all’esperienza del centro, e comunque compresa tra il 2 e il 6 percento – rappresenta l’obiettivo più ambizioso dei cardiologi. Dopo aver determinato una svolta, facendo crollare la mortalità ricorrendo all’angioplastica, gli specialisti hanno alzato l’asticella. Scopo: migliorare la qualità della vita dei pazienti sopravvissuti a un evento ischemico.
Leggendo i risultati dell’ultima ricerca, il traguardo è stato raggiunto. Pure nei suini, con i risultati che vanno ad aggiungersi a quelli raccolti in alcuni esemplari di fauna marina, negli anfibi e nelle scimmie. Il microRna-199, iniettato direttamente nel muscolo cardiaco all’interno di un piccolo virus (non in grado di determinare un’infezione nell’ospite), ha stimolato la rigenerazione dei cardiociti.
«Dopo tanti tentativi infruttuosi, abbiamo compreso come sia possibile riparare il cuore in un animale di grossa taglia», afferma Mauro Giacca, direttore generale dell’Icgeb. La differenza rispetto al passato non è di poco conto. Il cuore del maiale è molto simile a quello umano dal punto di vista delle proprietà anatomiche e fisiologiche. Ciò potrebbe dunque facilitare il trasferimento di questi risultati ai pazienti. Tecnicamente, però, ci vorranno almeno cinque anni prima di iniziare una sperimentazione sull’uomo, che dovrebbe partire al King’s College di Londra.
«Dobbiamo imparare a somministrare l’Rna come se fosse un farmaco sintetico – prosegue Giacca –. Sappiamo che è possibile, avendo avuto riscontri negli studi condotti sui topi, ma dovremo controllare in maniera precisa il dosaggio per evitare effetti indesiderati nel tempo». Insomma, tante speranze, ma anche tanta prudenza.
Queste le sensazioni di Ciro Indolfi, presidente della Società italiana di cardiologia, nonché direttore dell’unità operativa complessa di Cardiologia del Policlinico universitario di Catanzaro: «Dopo un episodio ischemico, le cellule che muoiono vengono rimpiazzate da un tessuto cicatriziale che non si contrae. Questo da il via a una cardiopatia che, nel tempo, tende a degenerare. Ecco perché rigenerare il muscolo cardiaco è l’ultima frontiera della lotta all’infarto del miocardio. La qualità dello studio è fuori discussione, ma serve cautela. Alle spalle abbiamo infatti diversi risultati ottenuti iniettando le cellule staminali in modelli animali, che poi però non hanno trovato conferma sull’uomo».
Redazione Nurse Times
Fonte: La Stampa
 
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Tumori femminili, la ricerca fa progressi

I passi avanti sono dovuti anche ai fondi raccolti da Airc con l’iniziativa “Azalea della ricerca”.
Oltre 250 milioni di euro. Sono i fondi raccolti in 35 anni da Airc per la ricerca sul cancro, grazie all’iniziativa “Azalea della ricerca”. Una cifra ingente, impiegata per rendere il cancro “sempre più curabile”, attraverso il finanziamento di centinaia di progetti di prevenzione, diagnosi e cura dei tumori femminili.
«Quando nel 1984 l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro iniziò a distribuire l’azalea a Milano – raccontano gli organizzatori – erano poche centinaia di piante. Nessuno aveva immaginato che in pochi anni questa iniziativa sarebbe esplosa. Il successo fu subito grande e l’azalea diventò immediatamente il simbolo della partecipazione alla battaglia contro il cancro, in particolare contro i tumori femminili».
Soltanto nell’ultimo triennio Airc ha messo a disposizione dei ricercatori più di 32 milioni di euro, ma il lavoro da fare è ancora lungo: nel 2018 sono state colpite in Italia 68.300 donne. Il cancro al seno è il più diffuso, con 52.300 nuove diagnosi (una donna su otto), ma è anche il tumore per il quale, negli ultimi due decenni, la ricerca ha ottenuto i migliori risultati, portando la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi a crescere fino all’87%. I tumori ginecologici interessano invece 16mila pazienti: per il cancro dell’endometrio e della cervice uterina la sopravvivenza a cinque anni ha registrato una crescita costante (rispettivamente il 77% e il 74%), mentre più complessa è la situazione per il tumore dell’ovaio, difficile da diagnosticare precocemente e con un alto tasso di recidiva e di resistenza ai farmaci.
Per contribuire alla ricerca, domenica, in occasione della Festa della mamma, 20mila volontari Airc saranno impegnati in 3.700 piazze italiane per distribuire 580mila azalee e ricevere le donazioni. «Anche grazie a iniziative come queste – spiega il direttore scientifico Airc, Federico Caligaris Cappio –, le persone sono più attente all’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce. Sul piano della ricerca, poi, le tecnologie si sviluppano con una velocità impressionante ed è possibile rispondere a un numero crescente di domande complesse. È possibile sequenziare il Dna e studiarne le mutazioni, ad esempio in modo da suddividere le pazienti in categorie più omogenee e definite, nell’ottica della medicina personalizzata, evitando così trattamenti indiscriminati. Anche l’immunologia e l’immunoterapia costituiscono una strada promettente. Dopo anni di studi, stiamo comprendendo perché il sistema immunitario si “frena” e non combatte il tumore: con i nuovi farmaci è possibile eliminare questi freni, in modo sempre più personalizzato».
È indispensabile spingere anche sull’internazionalizzazione della ricerca, perché il cancro non conosce confini: «Abbiamo rinnovato la partnership con Cancer Research Uk e Fundación Científica-Asociación Española Contra el Cáncer per dare risorse a ricerche tra diversi Paesi e accelerare i risultati».
Dalla fondazione a oggi Airc ha distribuito oltre 1 miliardo e quattrocento milioni di euro a favore della ricerca oncologica. Per il solo 2019 sono stati finanziati 524 progetti di ricerca, 101 borse di studio e 24 programmi speciali, investendo oltre 108 milioni di euro per sostenere circa 5mila ricercatori.
Tra i progetti sostenuti in passato c’è anche il lavoro di Lucia Del Mastro, professore di oncologia all’Università di Genova e coordinatrioce della Breast Unit dell’ospedale San Martino di Genova, impegnata nella preservazione della fertilità nelle pazienti colpite da cancro. Le cure contro i tumori, infatti, possono compromettere temporaneamente o in modo permanente la fertilità. Grazie al suo lavoro, in collaborazione con altri 16 centri di ricerca, è stata dimostrata l’efficacia dell’ormone triptorelina, in grado di “addormentare” le cellule destinate alla riproduzione, proteggendole dal rischio di menopausa precoce associato alla chemioterapia. Conclusi i trattamenti, le ovaie ricominciano a funzionare e il ciclo riprende.
«Questo risultato è stato considerato importante a livello internazionale. Una ricerca tutta italiana, che è entrata a far parte delle linee guida europee e americane come strategia di mantenimento della fertilità. Nel nostro Paese, in seguito a questa sperimentazione, il Sistema sanitario rimborsa il farmaco, permettendo a tutte le donne di avere accesso gratis al trattamento. Partendo da un’idea, siamo giunti alla concretezza della pratica clinica».
Nel 2018, Lucia Del Mastro ha ottenuto un nuovo finanziamento Airc per individuare, attraverso la biopsia liquida (un semplice prelievo di sangue), quali biomarcatori sono correlati con l’eterogeneità del tumore. In particolare per un sottotipo molto aggressivo: il tumore triplo negativo al seno. Il lavoro è lungo, ma prosegue.
Redazione Nurse Times
Fonte: Avvenire
 
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Nessun legame tra vaccini e autismo: lo conferma uno studio danese

Riprendiamo un articolo pubblicato di recente sulla testata The Vision.
Tempi duri per i no-vax. Mentre in Italia dallo scorso 10 marzo è scattato il divieto di ingresso in classe per i bambini del nido e della scuola dell’infanzia non vaccinati e negli Stati Uniti, colpiti di recente da numerose epidemie di morbillo, molti adolescenti chiedono di poter essere vaccinati anche senza il consenso dei propri genitori, è arrivata un’ulteriore prova a favore dei vaccini: il vaccino trivalente Mpr, contro morbillo, parotite e rosolia, non ha alcun legame con l’autismo. A dimostrarlo una volta per tutte è uno studio svolto in team dai ricercatori dell’Università di Copenhagen, dello Statens Serum Institut di Copenhagen e della Scuola di Medicina dell’Università di Stanford. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Annals of Internal Medicine, dell’American College of Physicians, l’associazione dei medici internisti statunitensi.
Nel 2002 gli stessi ricercatori avevano pubblicato i risultati di un altro studio in cui avevano preso in considerazione tutti i bambini danesi nati tra il 1991 e il 1998, e il riscontro era stato lo stesso. La nuova ricerca si basa su un numero ancora più ampio di casi, ovvero 657.461 bambini nati in Danimarca tra il 1999 e il 2010. Il team di ricerca li ha monitorati fino al 2013 a intervalli regolari, per ottenere tutte le informazioni relative alla vaccinazione e ai tassi di diagnosi di un qualsiasi disturbo dello spettro autistico. Il 95% dei bimbi monitorati è stato vaccinato nel corso degli anni di durata della ricerca.
I sospetti sull’esistenza di un legame tra il vaccino Mpr e l’autismo risalgono a uno studio, risalente al 1998, del medico inglese Andrew Wakefield. La ricerca, pubblicata sulla rivista The Lancet, prendeva in esame dodici pazienti che, secondo Wakefield, avevano avuto una diagnosi di autismo conseguente alla somministrazione del vaccino. Qualche anno dopo, un’inchiesta del New York Times, ha scoperto che il medico era stato pagato dalle famiglie dei piccoli pazienti per falsificare i risultati. I genitori stavano portando avanti una class action contro la casa farmaceutica produttrice del vaccino.
The Lancet ha quindi ritirato l’articolo e Wakefield è stato radiato dall’ordine dei medici per frode scientifica e condotta professionale scorretta. Questo non ha impedito che l’ex medico continuasse a venire considerato come una sorta di eroe da molti antivaccinisti, tanto che altri ricercatori hanno seguito le sue orme: nel 2017 è stato pubblicato un articolo sul Journal of inorganic biochemistry, che metteva in relazione gli adiuvanti a base di alluminio, presenti in alcuni vaccini, con l’autismo. Anche questo articolo è stato poi ritirato per frode scientifica dato che i ricercatori avevano volontariamente manipolato i risultati per dare credito alle proprie teorie.
Lo studio dei ricercatori danesi ha invece dimostrato con dati inconfutabili che non esiste alcuna correlazione, neanche in quei bambini considerati più “a rischio”: i bambini con un fratello autistico, infatti, hanno sette volte più probabilità di ricevere una diagnosi di autismo rispetto a bambini che non hanno altri casi in famiglia. I maschi, inoltre, hanno quattro volte più probabilità di ricevere diagnosi di autismo rispetto alle femmine.
Negli anni in cui è stata svolta la ricerca a 6.517 bambini è stata diagnosticata una malattia dello spettro autistico e i ricercatori hanno osservato che i bambini vaccinati, anche nei gruppi a rischio, presentavano il 7% in meno di probabilità di sviluppare l’autismo rispetto ai bambini non vaccinati. I bambini non vaccinati avevano in generale il 17% in più di probabilità di ricevere una diagnosi di autismo rispetto ai bambini che avevano effettuato le vaccinazioni raccomandate.
“Lo studio è un’ulteriore conferma del fatto che il vaccino Mpr non aumenta il rischio di autismo, non lo scatena in bambini con predisposizione familiare e non è associato in alcun modo a casi di autismo dovuti alla sua somministrazione”, hanno concluso i ricercatori. “I genitori non dovrebbero evitare di vaccinare i figli per paura dell’autismo – ha dichiarato Anders Hviid, primo autore dell’articolo, alla Reuters -. Il pericolo di non vaccinare include anche, come stiamo osservando in questo periodo, il riacutizzarsi di alcune malattie come il morbillo, fino a scatenare vere e proprie epidemie”.
Epidemie che, negli Stati Uniti, stanno diventando un’emergenza nazionale: dall’inizio del 2019 se ne sono già verificate sei in diversi Stati, tra cui il Texas, la California e l’Illinois. Una delle cause è proprio la mancata vaccinazione. In Italia si sono contati 163 casi di morbillo solo nel mese di gennaio, ma la legge del 2017 sull’obbligo vaccinale sta iniziando a dare i risultati sperati: le coperture vaccinali sono aumentate nel 2018, anche se in molte regioni non è ancora stata raggiunta la soglia raccomandata del 95%.
E mentre nel mondo occidentale ci sono persone che scelgono volontariamente di evitare i vaccini, in Madagascar – un Paese alle prese con la più grave epidemia di morbillo degli ultimi anni, che ha già provocato la morte di oltre 900 bambini – i genitori cercano disperatamente di vaccinare i propri figli. Le dosi disponibili, però, sono poche e spesso troppo costose per chi è costretto a vivere con meno di due dollari al giorno.
Ma perché c’è ancora tutta questa resistenza a vaccinare? Probabilmente è dovuta al fatto che il primo ciclo di vaccinazioni e le diagnosi di autismo dei bambini coincidono a livello temporale: la dose iniziale della profilassi Mpr si somministra tra i 12 e i 15 mesi e la seconda tra i cinque e i sei anni. Normalmente una diagnosi di autismo viene formalizzata non prima dei tre o quattro anni di età, con i primi sintomi già presenti intorno ai 18 mesi. È facile per molte famiglie mettere in correlazione i due eventi. A complicare le cose c’è anche il fatto che i disturbi dello spettro autistico non hanno una sola causa, ma un insieme di fattori genetici e ambientali che agirebbero nell’utero materno durante lo sviluppo del feto.
Probabilmente neanche questa nuova ricerca danese metterà fine alla disinformazione portata avanti dal movimento antivaccinista. Lo conferma anche uno studio pubblicato sul Journal of Experimental Psychology: Applied. I ricercatori dell’Università di Padova e della New York University Abu Dhabi hanno messo in relazione le coperture vaccinali dei bambini italiani dagli zero ai due anni tra il 2000 e il 2015 con le attività di ricerca su Google, arrivando alla conclusione che più le persone fanno ricerche online in materia e meno decidono di vaccinare i loro figli.
Questa scelta è dovuta prima di tutto alla difficoltà degli utenti di distinguere le fonti affidabili, basate su dati scientifici, dalle opinioni personali dei sedicenti esperti. Anche il pregiudizio del genitore può fare la differenza: digitare chiavi di ricerca come “rischi dei vaccini” o “vaccini e autismo” indirizza i risultati verso contenuti non sempre attendibili, spesso condivisi sui social network dove i movimenti no-vax amplificano quotidianamente paure infondate e senza nessuna base scientifica. Nel 2018 il 20% dei 13mila casi di morbillo registrati in Europa si trovava in Italia, come conseguenza diretta del clima di psicosi alimentato negli ultimi anni. I numeri parlano chiaro: nel nostro Paese abbiamo sempre più bisogno di una legge che ci imponga la vaccinazione.
Redazione Nurse Times
Fonte: The Vision
 
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Canapa shop, Salvini all’attacco: “Devono chiudere. Non sono ministro di uno Stato spacciatore”

Nuovo terreno di scontro tra Carroccio e M5S. Il vicepremier leghista è contrario ai negozi che vendono cannabis light. La replica di Grillo e Di Maio: “Non si tratta di droga”.
Erano passate poche ore dalla decisione del premier Giuseppe Conte di togliere le deleghe al sottosegretario leghista indagato Armando Siri, che già il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, avviava una nuova campagna “ad alto volume”: la chiusura di tutti quegli shop che vendono cannabis light e che muovono un giro di affari di oltre 7 miliardi.
Non proprio un giochetto senza rischi, dunque, che ha aperto, come previsto, l’ennesimo contrasto nell’esecutivo gialloverde, con conseguente minaccia di caduta del Governo. Sì, perché mentre Salvini annunciava la campagna di primavera («Chiuderò uno a uno tutti i negozi di cannabis legale, perché sono un incentivo all’uso e allo spaccio»), dall’altra parte il ministro della Salute, Giulia Grillo, replicava: «Non bisogna dare informazioni sbagliate, perché nei canapa shop non si vende droga».
Un botta e risposta che ha raggiunto il picco della polemica davanti alle telecamere di Otto e mezzo: «Sulla droga – ha avvertito “il capitano” – sarei pronto a mandare a casa il Governo, perché la tutela dei nostri figli è altra cosa rispetto a qualche poltrona. Io, con i Cinque Stelle, su questo sì che ci litigo, perché qualcuno vorrebbe che lo Stato diventasse spacciatore». Il tentativo di dimenticare Siri, o di farlo dimenticare, è sfociato dunque in un’altra querelle politica. Con relativa replica dell’altro vicepremier, Luigi Di Maio: «Siamo tutti contro la droga, ma basta con le minacce al Governo. Gli italiani non ne possono più».
Il leader del Carroccio ha deciso di comunicare l’operazione anti-shop che vendono cannabis light a conclusione di un incontro con i rappresentanti di una ventina di comunità di recupero per tossicodipendenti: «Da domani stesso – ha annunciato – darò indicazione a tutti i responsabili della pubblica sicurezza delle forze dell’ordine di andare a controllare uno per uno, con l’obiettivo di chiuderli, i presunti negozi turistici di cannabis. Per quanto mi riguarda, vanno sigillati perché sono un incentivo all’uso e allo spaccio di sostanze stupefacenti. Ce ne sono più di mille al di fuori di ogni regola e di ogni controllo. La droga è un’emergenza nazionale devastante, soprattutto per i minori. Ora usiamo le maniere forti».
La risposta del ministro Grillo: «Se per caso, come ministro dell’Interno, è in possesso di informazioni che io non ho, allora bisogna fare un altro ordine di considerazioni». La responsabile della Salute dei Cinque Stelle ha colto l’occasione per spiegare che qualcosa, comunque, cambierà nel settore: «Posso dire che ci sarà una restrizione di vendita alle categorie vulnerabili (donne in gravidanza e minori, ndr), per il principio di precauzione. Il Consiglio superiore di sanità vecchio aveva dato indicazioni di tipo giuridico, che non spettano al Css, ma all’Avvocatura dello Stato, a cui abbiamo chiesto un parere tempo addietro. Se poi altri ministeri dovessero valutare altri tipi di restrizioni, lo faranno. Io valuto l’aspetto relativo alla salute. Va ribadito, però, che la concentrazione del principio attivo Thc nei prodotti non è tale da avere un effetto stupefacente. In Italia non c’è la droga libera».
In ogni caso, la normativa in materia non è proprio chiarissima, tanto che potrebbe rappresentare un importante spartiacque la decisione della Cassazione a sezioni unite, attesa per il 31 maggio, proprio sulla commerciabilità delle infiorescenze. Il caso ha origine da un sequestro di merce venduta nello shop di un 28enne di Civitanova. Il sequestro disposto dal Tribunale del riesame di Macerata è stato poi annullato dai Supremi giudici, che hanno riconosciuto la liceità della vendita con una percentuale di Thc inferiore allo 0,6%, ovvero la soglia che definisce la cannabis legale.
Una decisione in contrasto con altre precedenti sentenze, sempre per fatti avvenuti nel Maceratese, dove una serie di canapa shop erano stati sequestrati nel giugno scorso per sospetto spaccio. In attesa del verdetto, che potrebbe essere dirimente, Salvini ha puntato anche a tutte le iniziative di contorno: dall’Hemp Fest che si è svolto a Milano, al Canapisa, in programma in Toscana il 18 maggio. «Chiederò che siano vietate – ha tuonato –. Lo Stato spacciatore non è lo Stato di cui faccio il ministro».
Redazione Nurse Times
Fonte: Il Messaggero
 
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Carenza di personale nei Pronto soccorso leccesi: Cisl Fp proclama lo stato di agitazione.

L’annuncio è arrivato con una lettera al commissario straordinario e al prefetto. Interessati gli ospedali di Gallipoli, Casarano e Lecce.
Poco personale in Pronto soccorso e la Cisl Fp proclama lo stato di agitazione del personale infermieristico e tecnico. È di ieri la lettera al commissario straordinario Rodolfo Rollo e al prefetto di Lecce, Maria Teresa Cucinotta, con cui si annuncia che, a causa della carenza di personale infermieristico, è proclamato lo stato di agitazione negli ospedali di Gallipoli (foto), Casarano e Lecce.
“La nostra organizzazione sindacale – si legge nella missiva – rappresenta, ancora una volta, lo stato di criticità dovuta alla carenza di personale infermieristico nei Pronto soccorso degli ospedali di Gallipoli, Casarano e Lecce. Criticità più volte segnalata anche a mezzo stampa, più volte segnalata con apposite note. Per alcuni presidi abbiamo denunciato lo stato di criticità al competente ispettorato territoriale del lavoro di Lecce, per l’impossibilità di fruizione delle ferie estive. A tutt’oggi tali denunce non hanno prodotto alcun miglioramento della condizione evidenziata”.
A fronte di questa situazione, il segretario generale della Cisl Fp, Fabio Orsini, e il coordinatore provinciale sanità Cisl Fp, Antonio Piccinno, hanno rotto gli indugi, proclamando lo stato di agitazione con l’obiettivo di aprire un confronto con i vertici della Asl di Lecce, anche in vista della prossima programmazione delle ferie estive che è in predicato a partire da primo giugno prossimo. “Stante la situazione attuale – scrivono Orsini e Piccinno -, risulta pressoché impossibile organizzare una regolare turnazione in autotutela al fine di garantire al meglio il massiccio afflusso degli accessi estivi ai Pronto soccorso, specie in quelli di Gallipoli e Lecce”.
Poi puntano il dito: “Ritenuta la gravità della situazione e la poca attenzione riportata a tale problematica dalla direzione strategica, si indice lo stato di agitazione del personale infermieristico e tecnico di supporto del Pronto soccorso dei presidi ospedalieri di Lecce, Gallipoli e Casarano, tanto al fine di coinvolgere la direzione Asl Lecce a un’attenta valutazione su un programma di potenziamento stabile del personale dei Pronto soccorso, considerato che, dai dati in nostro possesso, risulta incongrua l’assegnazione di personale nei confronti di questi Pronto soccorso, a fronte di un surplus infermieristico in forza al Pronto soccorso di altri presidi, aventi un numero notevolmente inferiore di accessi”.
Secondo la Cisl Fp, la disomogenea distribuzione del personale è dovuta a una “mancanza storica e cronica di strategia organizzativa, nonché alla mancanza di coinvolgimento delle parti sindacali, che sicuramente ben conoscono la reale situazione del personale e delle unità operative dislocate nelle varie macrostrutture”.
Lecce, nel 2018, ha registrato circa 80mila accessi e ha 31 infermieri e 18 operatori socio-sanitari, di cui 3 in malattia da diverso tempo. Gallipoli, sempre nel 2018, ha fatto 32.500 accessi, Casarano 30mila. E la Cisl Fp chiede l’incontro urgente al commissario Rollo, “al fine di dirimere tali conflitti, fatte salve ulteriori azioni di protesta, che saranno debitamente notificate”.
Redazione Nurse Times
Fonte: Quotidiano di Puglia
 
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OPI Udine: show della “cabalista” Catine in onore degli infermieri

Venerdì 10 maggio la “Giornata Internazionale dell’Infermiere si svolgerà a Città Fiera. Una preview rispetto alla data nazionale del 12 maggio che l’Ordine degli infermieri di Udine ha deciso di celebrare con un pomeriggio di eventi per avvicinare l’universo degli infermieri alla comunità, ai cittadini, a tutti coloro che hanno incontrato o incontreranno un infermiere nel corso della vita.
“La sanità non funzione senza infermieri”, questo il messaggio lanciato dall’Opi di Udine che in questa giornata di festa vuol far riflettere sull’importanza della figura dell’infermiere nella comunità.
Guest star del pomeriggio “Catine”, protagonista con un nuovo spettacolo dedicato agli infermieri dal titolo “Dove vai senza infermiere?”. Come di consueto la “cabarista” saprà coinvolgere il pubblico con la sua satira in friulano capace di cogliere tutte le sfumature della lingua.
Ad aprire il programma del pomeriggio alle 15 i saluti istituzionali del presidente dell’Opi Stefano Giglio. Prima esibizione sarà quella delle infermiere Chiara Visintini e Francesca Ceccotti, seguirà lo spettacolo musicale del gruppo “Cinque uomini sulla cassa del morto”, chiuderà la giornata l’esibizione dell’infermiere Renzo Stefanutti, cantautore.
In Italia “La Giornata Internazionale dell’Infermiere” è promossa dalla Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche, nel 2018 per la prima volta il Ministero della Salute  e l’Istituto Superiore della Sanità hanno dato il patrocinio alla Giornata.
Quello degli infermieri è senza dubbio l’Ordine più numeroso in Italia con 447 mila professionisti. La giornata è così diventata momento di celebrazione per parlare della professione infermieristica. L’Opi di Udine, conta 4097 iscritti, la giornata dell’infermiere diventa per tutti loro un momento di condivisione con la comunità dove gli infermieri con diverse competenze, musicali, canore, artistiche incontreranno il cittadino in un momento di festa.
Redazione Nurse Times
Fonte: UdineToday
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Spesa sanitaria privata: numeri in costante aumento

Lo rivela Roberto Vecchietti (Rbm Assicurazione Salute), che definisce il fenomeno una “grande forma di disuguaglianza”.
Più di 7 italiani su 10, ogni anno, pagano di tasca propria almeno una prestazione sanitaria, con una spesa sanitaria privata complessiva che sfiora i 40 miliardi di euro. Il fenomeno, in costante espansione (+9,9% tra il 2013 e il 2018),  riguarda 2 italiani su 3 (quasi 44 milioni di persone), con un esborso medio di circa 655 euro per cittadino. Sono i dati illustrati da Roberto Vecchietti, amministratore delegato e direttore generale di Rbm Assicurazione Salute, nel suo libro dal titolo La salute è un diritto. Di tutti (ed. Egea), presentato ieri alla Camera.
“La spesa sanitaria privata – sostiene Vecchietti – è la più grande forma di disuguaglianza in sanità, perché diversifica le possibilità di cura esclusivamente in base all’entità del reddito disponibile da parte di ciascun cittadino. Un sistema sanitario che ambisca a essere effettivamente universalistico è incompatibile con una necessita strutturale di integrazione ‘individuale’, pagata direttamente dai cittadini malati o più deboli. In costante aumento anche le disparità a livello territoriale, non solo di natura assistenziale (breve periodo), ma anche con riferimento agli indicatori di salute (medio/lungo periodo). Fenomeno, questo, aggravato dalla carenza strutturale di risorse e di investimenti in alcune aree del Paese, che finisce per alimentare anche il flusso delle migrazioni sanitarie dalle regioni del Sud verso le regioni del Nord”.
Prosegue Vecchietti: “A partire dal 2025 il fabbisogno assistenziale della popolazione richiederà un incremento della spesa sanitaria di almeno ulteriori 20 miliardi, secondo i dati della Ragioneria generale dello Stato. Per non incrementare ulteriormente l’ammontare medio procapite della spesa sanitaria finanziata di tasca propria bisognerebbe ridurre di circa un terzo gli attuali Lea messi a disposizione della popolazione, e per mantenerli inalterati bisognerebbe aumentare il contributo pagato di tasca propria dagli italiani per le cure private da 580 a 1.074 euro pro capite”.
Diversi gli spunti e le aree d’intervento evidenziate da Vecchietti nel volume. In primo luogo, secondo l’autore, occorre “ridefinire gli ambiti prioritari di tutela del Servizio sanitario nazionale, superando il sistema dei Lea ‘onnicomprensivi’ per passare ad un sistema di livelli ‘effettivi’ di assistenza”. In pratica: “Occorre innovare gli strumenti attuativi del Ssn del nostro Paese, diversificandone le fonti di finanziamento sulla base delle migliori esperienze di welfare a livello europeo (multi-pilastro) per mantenerne intatti i principi fondanti: universalismo, uguaglianza e sostenibilità. E poi rideterminare il perimetro di azione dell’attuale sanità integrativa con un allineamento sull’attuale perimetro della spesa sanitaria privata”.
E ancora: “Occorre istituzionalizzare la sanità integrativa per assicurare, nell’ambito di un sistema a governance pubblica e gestione privata, una gestione ‘collettiva’ alla spesa sanitaria delle famiglie, attraverso un’intermediazione strutturata da parte di un secondo pilastro sanitario complementare da affiancare al Ssn, in continuità con l’impostazione già seguita nel settore previdenziale con riferimento ai fondi pensione”.
Concludendo: “I bisogni di cura dei cittadini sono cambiati. Bisogna chiedersi, a questo punto, se lasciare i cittadini di fronte alla scelta di pagarsi da soli, quando il loro reddito glielo consente, le prestazioni sanitarie aggiuntive di cui hanno bisogno, o creare un secondo pilastro sanitario complementare che garantisca a tutti, nel rispetto dei medesimi valori fondanti del Ssn, uguali condizioni di accesso ai nuovi bisogni di cura. Continuare a non prendere una posizione su questo tema vuol dire rimanere coerenti ‘in teoria’ con un’impostazione ormai superata dai fatti, che vede nel Ssn l’unico interlocutore per la salute dei cittadini, accettando tuttavia, ‘nella pratica’, un’inesorabile erosione del diritto alla salute dei cittadini”.
Redazione Nurse Times
Fonte: AdnKronos
 
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Vaccinazioni dell’adulto: i dati sull’impatto fiscale

Secondo un calcolo effettuato da Altems, ogni euro investito ne restituisce 2,5 in termini di gettito fiscale e 20 in termini di risparmi previdenziali.
Le vaccinazioni non hanno solo un impatto sulla nostra salute in termini di prevenzione di malattie infettive, ma possono essere oggetto anche di una valutazione economica ai fini della sostenibilità. Ogni euro investito in vaccinazioni ne restituisce mediamente 2,5 in termini di gettito fiscale e 20 in termini di risparmi previdenziali. È quanto calcola Altems, Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari, che martedì 7 maggio ha promosso a Roma il convegno “Vaccinarsi consapevolmente… 50+”.
“Abbiamo implementato un modello di simulazione – afferma Matteo Ruggeri, economista sanitario e docente dell’Università Cattolica – per stimare quale fosse l’impatto fiscale di politiche vaccinali riguardanti l’influenza, lo pneumococco e l’Herpes Zoster. Utilizzando dati di letteratura e stime Inps e Istat, abbiamo considerato le variabili demografiche, regionali e cliniche, per mettere in relazione le giornate di lavoro perse nelle varie regioni italiane con il numero di infetti”.
Al convegno, che ha riunito medici, economisti, rappresentanti del ministero della Salute, dell’Economia e finanze e dell’Istituto nazionale di previdenza sociale, sono stati illustrati i risultati delle “vaccinazioni dell’adulto” (antinfluenzale, antipneumococcica e contro l’herpes zoster). L’obiettivo è rivolgere a questi strumenti di prevenzione uno sguardo rivolto all’impatto fiscale. In tutti e tre i casi, sia l’impatto fiscale che le perdite di produttività sono inferiori al Sud rispetto al Nord, ma comunque più elevate rispetto alle regioni del Centro.
A livello generico, al Nord il recupero di gettito fiscale ammonta a 2,62 euro, mentre al Centro e al Sud è di poco inferiore ai 2,4. Il risparmio previdenziale per ogni euro investito in vaccinazione ammonta invece a circa 22 euro al Nord, mentre al Sud e al Centro è di poco inferiore ai 19 euro.
Nello specifico, la vaccinazione antinfluenzale consente un maggior recupero sia di gettito che di risparmi previdenziali in senso aggregato, con 240 milioni al Nord, 110 al Sud e 100 al Centro. La vaccinazione antipneumococco, invece, è quella che restituisce un maggior gettito fiscale procapite, con cifre intorno ai 4 euro al Nord e 3,5 al Centro e al Sud. La vaccinazione anti herpes zoster, infine, permette il maggior recupero di costi previdenziali procapite: quasi 26 euro al Nord e poco meno dei 25 al Centro e al Sud.
Il risultato è stato raggiunto dall’effetto combinato della composizione della popolazione per età e dei redditi procapite, incrociando questo dato con un’altra variabile di notevole importanza: il tasso di assenteismo. Questo risulta più alto al Sud, e la composizione degli occupati per settore produttivo, secondo recenti evidenze, indica che nel settore pubblico si registra quasi il 25% di assenze in più al lavoro rispetto al settore privato.
La sostenibilità del Ssn ha bisogno di adottare l’approccio dell’Hta (Health Technology Assesment) e della valutazione economica, per assicurarsi che ogni tecnologia utilizzata dal sistema sanitario sia in grado di generare “valore” per il singolo e per la popolazione. “La prevenzione– ha concluso Americo Cicchetti, direttore dell’Altems – rappresenta un’opzione costo-efficace per quelle patologie che sono appunto prevenibili. Su queste basi abbiamo iniziato un programma di ricerca sul tema della vaccinazione in età adulta, perché riteniamo che ci sia un grande valore clinico ed economico dietro la promozione della vaccinazione negli adulti”.
Redazione Nurse Times
Fonte: Dire
 
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Contratto, Nursing Up: “Regioni e Aran non perdano tempo. Gli infermieri non possono aspettare ancora la revisione dell’ordinamento professionale”

Antonio De Palma, presidente del sindacato: “Per la nostra professione pretendiamo un cambio rapido di marcia”.
Proseguono oggi i lavori della Commissione paritetica sull’ordinamento professionale, prevista dall’articolo 12 del Ccnl 21 maggio 2018 del Comparto Sanità e composta dai sindacati firmatari del contratto, dalle Regioni e dall’Aran. La riunione è stata caratterizzata dall’esposizione dei dati sulla distribuzione del personale, divisi per fasce economiche, ad opera di Antonio Cascio (Comitato di Settore Regioni-Sanità), al fine di fornire una lettura complessiva della situazione sul territorio.
“Sottolineo in questa sede l’esigenza di dedicare meno tempo possibile all’individuazione di dati già disponibili attraverso il Conto annuale dello Stato. La Commissione deve implementare un’attività di ricognizione e conoscenza di dati specifici in relazione al lavoro di dettaglio che bisogna fare. Quindi, prima di tutto, propongo di stendere un planning delle attività da svolgere con i dati necessari correlati. Altrimenti si rischia di perdere e gli infermieri non possono aspettare ancora”. Così Antonio De Palma, presidente del sindacato degli infermieri Nursing Up.
“Contesto il fatto che le Regioni – prosegue De Palma – non siano state in grado di fornire dati specifici relativi all’articolazione del personale del Ssn sul territorio, suddivisa per profili professionali. Ciò è necessario, a nostro parere, per avere una visione puntuale e organica dell’articolazione del personale dei vari ruoli e delle risorse impiegate”. Il direttore Aran, Gianfranco Rucco ha dichiarato che l’Aran non può dimenticare il vincolo finanziario e il vincolo economico-amministrativo, che ancora non è dato sapere, e che non si può prescindere da tali vincoli, altrimenti ognuno uscirà dalla Commissione col suo libro dei sogni. La riunione odierna si è sciolta fissando il prossimo incontro per il 4 giugno, alle 10:30, in Aran.
“Per gli infermieri pretendiamo un cambio di marcia senza perdere altro tempo prezioso – ha commentato De Palma –. La nostra delegazione è qui per gli interessi dei professionisti sanitari, a difesa delle alte competenze della categoria. Una categoria che attende da lungo tempo la revisione del sistema di classificazione professionale del personale del Ssn”. La Commissione ha proprio il compito di individuare le soluzioni più idonee a garantire l’ottimale bilanciamento delle esigenze organizzative e funzionali di aziende ed enti sanitari con quelle di riconoscimento e valorizzazione della professionalità dei dipendenti”.
L’organismo, che avrebbe dovuto essere istituito presso l’Aran entro trenta giorni dalla sottoscrizione del contratto (datata 21 maggio 2018), è previsto dall’articolo 12 del Ccnl relativo al personale del comparto sanità, triennio 2016-2018, e il Nursing Up, unico sindacato di categoria presente, vigilerà per salvaguardare i diritti degli infermieri italiani, affinché sia scritta una nuova importante pagina nella trentennale storia verso la valorizzazione professionale.
Conclude De Palma: “Auspichiamo, per il bene degli infermieri italiani e degli altri professionisti ex Legge 42/1999, che sia finalmente giunto il momento che tanto attendevamo: tutta la comunità professionale aspetta il rilancio delle cosiddette competenze avanzate e che il processo di innovazione venga finalmente portato a compimento il più presto possibile per adeguare l’inquadramento degli infermieri a quello vigente negli altri Paesi europei, dove emigrano i nostri giovani professionisti sanitari freschi di laurea, nonostante la drammatica carenza di organico del Ssn. Quest’ultimo, lo ribadiamo ancora una volta, registra un’emorragia mai sanata di professionisti, che ammonterà a breve a circa 90mila unità”.
Redazione Nurse Times
 
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Trapianto di microbiota fecale, efficace e sicuro contro il Clostridium difficile anche nei bambini [Gastro]

E’ da tempo appurato che il trapianto di microbiota fecale (FMT) è efficace nel trattamento dell’infezione da Clostridium difficile. Uno studio pubblicato su Clinical Gastroenterology and Hepatology ha evidenziato che tale terapia è efficace e sicura anche nei pazienti pediatrici.

Ossiuri: cosa sono e come prevenire l’infezione

Ossiuri: cosa sono e come prevenire l’infezione

Una infezione da ossiuri è uno dei più comuni tipi di infezioni da vermi intestinali umani. Gli ossiuri sono minuscoli vermi stretti. Sono di colore bianco e lunghi meno di mezzo pollice. Le infezioni da ossiuri sono anche note come enterobiasi o ossiuriasi.

Sono il tipo più comune di infezione da vermi umani, secondo il Centers for Disease Control and Prevention (CDC).
Le infezioni da ossiuri possono diffondersi facilmente. Sono più comuni nei bambini di età compresa tra 5 e 10 anni, le persone che vivono in istituti e coloro che hanno contatti regolari e stretti con individui in questi gruppi.
Un trattamento efficace per le infezioni da ossiuri è il farmaco, anche se la reinfezione è possibile. Gravi complicanze ed effetti sulla salute a lungo termine sono rari.

Quali sono i sintomi di un’infezione da ossiuri?

Alcuni individui con infezioni da ossiuri possono non manifestare alcun sintomo. Tuttavia, potresti sospettare che tu o tuo figlio abbiate un’infezione da unghia, se notate:
• prurito frequente e forte dell’area anale
• sonno agitato a causa di prurito e dolore anale
• dolore, eruzione cutanea o altra irritazione cutanea intorno all’ano
• la presenza di ossiuri nella zona dell’ano del bambino
• la presenza di ossiuri nelle feci

Che cosa causa un’infezione da ossiuri?

Le infezioni da ossiuri sono altamente contagiose. Si viene infettati da ossiuri involontariamente o inalando le uova di ossiuri.
Queste uova vengono solitamente depositate su una superficie o oggetto da una persona che è stata infettata. Il ciclo dell’infezione inizia con l’ingestione di queste uova microscopiche.
Una volta che le uova entrano nel tuo corpo, rimangono nell’intestino finché non si schiudono e maturano. Da adulti, i pinworms femminili si spostano nel colon e fuoriescono dal corpo attraverso l’ano durante la notte.
Gli ossiuri femminili depongono le uova nelle pieghe della pelle attorno all’ano e poi ritornano al colon. La presenza di queste uova causa spesso prurito e irritazione anale .
Quando una persona graffia l’area interessata, le uova di ossiuri si trasferiscono sulle dita. Le uova possono sopravvivere per diverse ore sulle tue mani.
Se una persona che è stata infettata tocca oggetti domestici come coperte, vestiti, copriwater o giocattoli, le uova si trasferiranno su questi oggetti. Le uova di ossiuri possono sopravvivere su queste superfici contaminate per un massimo di tre settimane.
I bambini trasferiscono facilmente le uova di pinworm perché possono mettere giocattoli infetti o altri oggetti direttamente nella loro bocca. Le uova possono anche trasferire dalle dita contaminate direttamente al cibo o ai liquidi.

Mentre non comune, è anche possibile che gli adulti inalino le uova in sospensione quando si scuotono lenzuola, asciugamani o vestiti contaminati.
Gli ossiuri generalmente vivono fino a 13 settimane. Graffiare un’area colpita può portare a ingestione involontaria, che può portare a reinfezioni e al riavvio dell’intero processo di vita da ossiuri.
A volte, le uova sull’ano possono schiudersi e le larve di ossiuri possono reinfettare l’intestino da cui provengono. Ciò può causare un’infezione continuare indefinitamente se non viene trattata.

Chi è a rischio per un’infezione da ossiuri?

Le infezioni da ossiuri colpiscono persone di tutte le età e regioni geografiche. Poiché le uova di ossiuri sono microscopiche, è impossibile evitare le persone o le aree che sono state infettate.
Mentre chiunque può ottenere un’infezione da ossiuri, i seguenti gruppi sono più sensibili:
• i bambini che frequentano l’asilo nido, l’asilo o la scuola elementare
• familiari o assistenti di persone che sono state infettate
• individui che vivono in istituti o altri alloggi affollati, come dormitori
• bambini o adulti che non praticano lavaggi regolari e accurati prima di mangiare
• bambini che hanno l’abitudine di succhiarsi i pollici

E ‘possibile ottenere ossiuri dai tuoi animali domestici?

Gli umani sono gli unici ospiti pinworm. Il tuo gatto o cane non può infettare te o essere infettato da ossiuri.
Non è necessario trattare i tuoi animali domestici per l’infezione, anche se ne sono colpiti altri nella tua famiglia.
Come viene diagnosticata un’infezione da ossiuri?
Un test su nastro è il metodo più affidabile per diagnosticare un’infezione da ossiuri. Questo test consiste nel prendere un pezzo di nastro di cellophane e premere il lato adesivo e adesivo contro la pelle intorno all’ano.

Gli ossiuri escono spesso dall’ano mentre una persona dorme. Per questo motivo, le persone che sospettano di essere state infettate dovrebbero eseguire un test con il nastro al risveglio al mattino. Se le uova sono presenti, si attaccheranno al nastro.
Porta il nastro al tuo medico, che può posizionarlo su una diapositiva ed esaminarlo al microscopio per vedere se contiene uova di ossiuri.

Le attività mattutine di routine, come fare il bagno o usare il bagno, possono rimuovere le uova dalla pelle. Pertanto, i risultati di un test su nastro sono più accurati se si esegue il test al primo risveglio.
Il CDC consiglia di eseguire un test del nastro almeno tre volte, in tre mattine consecutive, per aumentare la probabilità di trovare uova di ossiuri.

Quali sono le opzioni di trattamento per l’infezione da ossiuri?

È possibile sbarazzarsi di ossiuri con l’aiuto di farmaci e strategie di pulizia della casa.
medicazione

Di solito il medico può curare efficacemente l’infezione da unghia con farmaci orali.
Poiché gli ossiuri passano così facilmente da una persona all’altra, tutti coloro che vivono nella famiglia di una persona infetta hanno solitamente bisogno di cure allo stesso tempo per prevenire la reinfezione.
Anche i caregivers e gli altri che hanno un contatto personale e stretto con l’individuo dovrebbero ricevere un trattamento.
I farmaci più comuni ed efficaci per il trattamento dell’infezione da ossiuri sono:
• mebendazole (Vermox)
• albendazole (Albenza)
• pamarato di pyrantel (medicina di ossiuri di Reese)
Un ciclo di farmaci di solito comporta una dose iniziale, seguita da una seconda dose due o tre settimane dopo. Potrebbe essere necessario più di un corso per eliminare completamente le uova di ossiuri. Creme o unguenti possono lenire la pelle pruriginosa nell’area intorno all’ano.
Acquistate la medicina di oraletti di Reese .

Oltre ai farmaci, un regime specifico di igiene e pulizia della casa può aiutarti a eliminare completamente le uova di ossiuri:
• Assicurarsi che la persona che è stata infetta e altri membri della famiglia si esercitino a lavarsi accuratamente con acqua tiepida e sapone. Questo è particolarmente importante prima di mangiare.
• Incoraggia tutti i membri della famiglia a fare la doccia e a cambiarsi l’intimo ogni mattina.
• Pulisci le unghie di tutti e tagliale.
• Chiedere a tutti di smettere di mangiarsi le unghie .
• Di ‘alla persona che è stata infettata di astenersi dal graffiare l’area anale.
• Utilizzare acqua calda per riciclare tutte le lenzuola, asciugamani, salviette e indumenti nella casa interessata. Asciugare questi articoli usando calore elevato.
• Evitare di agitare vestiti e biancheria da letto per impedire che le uova di ossiuri si diffondano nell’aria.
• Non permettere ai bambini di fare il bagno insieme, poiché ciò potrebbe causare la diffusione delle uova di ossiuri nell’acqua del bagno.
• Pulire accuratamente tutte le superfici che potrebbero essere infette, inclusi giocattoli, pavimenti, controsoffitti e sedili del water.
• Aspirare con cura tutte le aree della moquette.

I rimedi casalinghi sono efficaci contro l’infezione da ossiuri?

Non ci sono studi scientifici recenti che supportano l’idea che i rimedi casalinghi siano efficaci contro l’infezione da ossiuri.
Tuttavia, prove aneddotiche suggeriscono che alcune persone possono trovare sollievo con aglio crudo, olio di cocco o carote crude. Scopri di più sui rimedi casalinghi per gli ossiuri.
Quali sono le complicazioni associate a un’infezione da ossiuri?
La maggior parte delle persone non sperimenta gravi complicazioni a causa di infezioni da ossiuri. In rari casi, se l’infestazione non viene trattata, le infezioni da ossiuri possono portare a un’infezione del tratto urinario (UTI) nelle donne.

Gli ossiuri possono anche viaggiare dall’ano nella vagina, colpendo l’ utero , le tube di Falloppio e altri organi pelvici . Ciò potrebbe causare altre infezioni, tra cui vaginiti ed endometrite . L’endometrite è un’infiammazione del rivestimento uterino.
La presenza di un numero significativo di ossiuri può causare dolore addominale .
Le popolazioni di ossiuri sostanziali possono privare il tuo corpo di nutrienti essenziali, che possono causare perdita di peso .

Come posso prevenire un’infezione da ossiuri?

Il modo migliore per prevenire le infezioni da ossiuri e le reinfezioni è seguire le routine di igiene raccomandate e incoraggiare altri membri della famiglia, in particolare i bambini, a fare lo stesso.
Puoi lavorare per prevenire le infezioni da ossiuri con diverse pratiche:
• Lavarsi le mani con acqua calda e sapone dopo aver usato il bagno. Prestare particolare attenzione dopo i movimenti intestinali e il cambio dei pannolini. Fai lo stesso prima di preparare cibo e mangiare. Questa è la migliore modalità di prevenzione.
• Tieni le unghie corte e pulite.
• Scoraggiare le abitudini che potrebbero diffondere le uova di ossiuri, come le mangiarsi le unghie oi graffi.
• Doccia ogni giorno al mattino per rimuovere le uova di ossiuri che potrebbero essere stati depositati durante la notte.
• Cambia la tua biancheria intima e vestiti ogni giorno.
• Usare l’acqua calda nella lavatrice e l’aria calda nell’asciugatrice quando si lavano biancheria, vestiti e asciugamani che potrebbero contenere uova di ossiuri.
• Tieni le stanze ben illuminate durante il giorno perché le uova sono sensibili alla luce solare.

Qual è la prospettiva a lungo termine?

È possibile sradicare un’infezione da ossiuri con i farmaci e il regime di pulizia raccomandato. Tuttavia, poiché le uova di ossiuri sono invisibili a occhio nudo e sono altamente contagiose, la disinfezione può facilmente verificarsi.
Una persona può reinfettarsi o diventare reinfezionata dalle uova di un’altra persona.
Se si verificano infezioni ricorrenti dopo aver trattato la vostra famiglia, le persone e le località al di fuori della famiglia potrebbero essere la fonte primaria delle uova di ossiuri.

La Mole Antonelliana si tinge di turchese per combattere il tumore ovarico

Il monumento simbolo di Torino si è illuminato nella notte di un colore insolito, in occasione della Giornata mondiale del tumore ovarico.

La Mole si è tinta di turchese, sorprendendo migliaia di cittadini, per sensibilizzarli sulla più grave forma di cancro ginecologico, che interessa oltre 760.000 donne nel mondo e 50.000 solo in Italia.

Nella regione Piemonte si registrano ogni anno 420 nuovi casi. Di questi, il 75% viene diagnosticato in stadio avanzato con una conseguente probabilità di ricaduta entro i successivi 12-18 mesi per circa il 50-60% dei casi.

La Mole turchese
La Mole turchese è un’iniziativa di Acto, l’Alleanza contro il tumore ovarico sezione Piemonte, attiva da poco più di un anno. Presso l’ospedale Sant’Anna, la onlus ha anche organizzato una giornata dedicata alla mutazione dei geni BRCA 1 e 2, responsabili dell’incremento esponenziale del rischio di sviluppare tumore all’ovaio e alla mammella.
Il test genetico BRCA – quello effettuato anche da Angelina Jolie – è consigliato ad alcune donne ancora sane che hanno avuto casi di tumori ginecologici in famiglia. Al mattino, i medici hanno cercato di chiarire le idee ai loro colleghi su quando è consigliabile consigliare il test, che avviene attraverso un semplice prelievo di sangue. Nel pomeriggio, invece, l’incontro si è aperto alle potenziali pazienti.

Simone Gussoni
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Sclerosi multipla recidivante e primariamente progressiva, ocrelizumab più si usa più riduce la disabilità #AAN19 [Neuro]

Nella sclerosi multipla recidivante (SMR) e primariamente progressiva (SMPP), nuove analisi dimostrano che la capacità di ocrelizumab di ridurre il rischio di progressione della disabilità è associata a una esposizione più prolungata al trattamento e a livelli più bassi dei linfociti B, ed evidenziano anche l’impatto positivo di ocrelizumab nel ridurre significativamente la progressione della disabilità. I dati sono stati presentati al 71° Congresso Annuale dell’American Academy of Neurology (AAN), che si è svolto a Filadelfia, in Pennsylvania.

Malattia di Huntington, prime speranze di una terapia grazie a un oligonucleotide antisenso [Neuro]

Un farmaco sperimentale ha dimostrato di essere in grado di ridurre i livelli di una proteina tossica presente nei pazienti con malattia di Huntington. Si tratta del primo passo importante per sperare di arrivare in futuro a un trattamento per questa devastante patologia degenerativa. I risultati di uno studio di fase I/IIa sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine (NEJM).

Carcinoma mammario HER2 positivo refrattario, promette bene il farmaco anticorpo coniugato di AstraZeneca e Daiichi Sankyo [Oncologia-Ematologia]

Ci ha visto giusto AstraZeneca quando nel mese di marzo ha siglato un accordo da $6,9 miliardi per acquisire da Daiichi Sankyo il 50 per cento dei diritti sul trastuzumab deruxtecan. Ieri le due aziende hanno annunciato i risultati topline di uno studio di Fase II condotto con questo farmaco in pazienti con carcinoma mammario inoperabile e/o metastatico refrattario HER2-positivo nei quali il prodotto sperimentale ha centrato il suo end point primario.

Sbalzi climatici, fioccano i virus parainfluenzali

Oltre 200mila italiani a settimana devono fare i conti con raffreddore, mal di gola, problemi gastrointestinali e febbre.
Se l’influenza stagionale è ormai un capitolo chiuso, gli sbalzi climatici degli ultimi giorni hanno alimentato i virus parainfluenzali. «Il risultato è che oltre 200mila italiani a settimana si trovano a fare i conti con raffreddore e mal di gola, ma soprattutto con problemi gastrointestinali, caratterizzati da crampi addominali, vomito e, talvolta, qualche linea di febbre». La stima arriva da Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano.
«In questo periodo – prosegue l’esperto – le forme gastrointestinali sono decisamente le più diffuse e colpiscono a tutte le età. Spesso arrivano in famiglia attraverso i bambini più piccoli, ma poi non risparmiano adulti e anziani». La buona notizia è che si tratta di forme che generalmente si risolvono entro 3-4 giorni. «L’invito è quello di ricorrere a un’automedicazione responsabile – conclude Pregliasco –. Non prendere antibiotici senza il parere del medico e, in caso di problemi gastrointestinali, curare soprattutto l’idratazione».
Redazione Nurse Times
Fonte: Il Messaggero
 
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Salvini: “Noemi lotta come una leonessa. La sanità campana funziona”

Lunedì il vicepremier ha incontrato all’ospedale Santobono i genitori della bimba e il personale che la sta curando.
«Noemi sta combattendo come una leonessa». Parola di Matteo Salvini. Per il vicepremier l’ospedale Santobono di Napoli, dove è ricoverata la bimba di quattro anni coinvolta in una sparatoria di camorra, «è un’eccellenza e la sanità campana funziona».
Salvini si è recato lunedì sera al Santobono, incontrando i genitori della bambina e i medici che stanno disperatamente cercando di salvarla. «Ho trovato un sistema perfetto – ha detto –. Se Noemi sta lottando, è perché i volontari del 118 hanno operato bene e in fretta, così come i medici e gli infermieri, che stanno dando l’anima. Il valore aggiunto che possiamo metterci noi è quello della preghiera. Questore e prefetto garantiscono ai napoletani che stanno lavorando giorno e notte per assicurare alla giustizia il delinquente che ha sparato».
Redazione Nurse Times
Fonte: Il Mattino
 
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Moncalieri, muore dimenticato su una sedia del Pronto soccorso: si indaga per omicidio colposo

Nessun denunciato, per il momento. Si attendono i risultati dell’autopsia per accertare le cause del decesso e stabilire eventuali responsabilità.
Omicidio colposo. È questa l’ipotesi di reato che si legge sul fascicolo aperto dal pm Ciro Santoriello riguardo alla morte di Giuseppe Ramognino, 78enne che ha perso la vita la scorsa settimana su una sedia del Pronto soccorso dell’ospedale di Moncalieri. Al momento, comunque, non ci sono indagati. In attesa dei risultati dell’autopsia, carabinieri e Procura procedono con molta cautela, partendo dai filmati delle telecamere di videosorveglianza del reparto e dalle dichiarazioni raccolte dai Nas durante il sopralluogo di lunedì mattina.
Secondo quanto è stato ricostruito finora dai carabinieri della compagnia di Moncalieri, Ramognino a un certo punto è andato nel bagno del Pronto soccorso, dove è stato seguito da un senzatetto, che è poi uscito e si è allontanato. Il 78enne, invece, è rimasto all’interno fino a quando una donna non l’ha trovato e non ha dato l’allarme. Tre infermieri l’hanno quindi portato fuori a braccia e l’hanno fatto sedere, poi si sono allontanati. Da quel momento nessuno si è più occupato di lui fino a quando un paziente non si è accorto della sua morte.
I militari stanno cercando di identificare e rintracciare il senzatetto, anche se al momento non sembrano esserci elementi per pensare a un suo ruolo nella morte del 78enne. Restano da accertare anche eventuali responsabilità degli operatori che l’hanno aiutato a sedersi, ma che poi non si sono più occupati di lui.
Redazione Nurse Times
Fonte: CronacaQui Torino
 
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Infermieri della CNAI e Nursing Now 2018-2020: partnership di crescita esponenziale

Infermieri della CNAI e Nursing Now 2018-2020: partnership di crescita esponenziale

Un doppio appuntamento di spessore internazionale dapprima in Roma e poi a Milano e che ah visto come protagonisti indiscussi gli Infermieri
Viene lanciata ufficialmente l’iniziativa Nursing Now Italy con rappresentanti dell’iniziativa caratterizzati da rilievo in ambito socio-sanitario e – addirittura – dello spettacolo.
La partecipazione di Lord Nigel Crisp (co-chair Nursing Now) e di Howard Catton (Ceo di International Council of Nurses) assieme ad altre autorità politiche, accademiche e professionali) è stata accompagnata dall’autorevole  complicità nell’iniziativa della Duchessa di Cambridge Kate Middleton.
L’ambizioso progetto si presenta al fine di portare a conoscenza dell’intera collettività del rolo cardined ella figura dell’infermiere, enfatizzando il suo processo operativo  nel panorama della macchina della salute e del managment socio-assistenziale.
Passare dall’atività nosocomiale alle nuove strategie di impeego della figura professionale (Territorio, medicina di famiglia, medicina forense, ricerca  ….) per “omissis…. avere sempre più infermieri in posizioni di leadership che rappresentano il filo di congiunzione tra le politiche sanitarie ai più alti livelli e la realtà dell’esperienza umana di salute” (Howard Catton, Chief Executive Officer dell’International Council of Nurses).
Solo qualche mese fa la Kate Middleton era scesa in campo per richimare l’attenzione circa  l’importanza della figura infermieristica nel panorama sanitario a livello internazionale Nel febbraio 2018 la duchessa di Cambridge sostenne il lancio di Nursing Now 2020. Ora l’attrice è stata investita del ruolo di prima ambasciatrice della campagna. A tal proposito ha dichiarato: “So per esperienza personale che gli infermieri sono la base dei servizi medici. Tuttavia, sono sottovalutati”.
Le giornate sono state ricche di interventi con molti ospiti di spicco.
Nursing Now è un’iniziativa mondiale lanciata il 27 febbraio 2018 dall’International Council of Nurses (ICN), in collaborazione con la World Health Organization(WHO) riuniti in un programma del Burdett Trust for Nursing.
Obiettivo della campagna è quello di migliorare, nel mondo, la percezione nei confronti della figura dell’infermiere e dello status della professione dando più voce ad una categoria che oggi ricopre quasi la metà del settore sanitario in tutto il mondo e arrivando, con questa voce, ad influenzare le politiche sanitarie globali e nazionali.
Le attività di lancio della campagna hanno già coinvolto tanti Paesi del mondo tra cui gli Stati Uniti, la Svizzera, il Regno Unito, il Messico, la Nigeria, lo Sri Lanka, la Thailandia e tanti altri.
A veicolare e dirigere Nursing Now Italy è il CNAI, la Consociazione Nazionale delle Associazioni Infermiere/i, affiliata all’Icn dal 1949 e designata quale “Leading Association” per l’Italia.
A livello Mondiale la figura infermieristica riceve ogni giorno numerosi riconoscimenti in diversi ambiti socio-assistenziali ed è destinataria di diverse iniziative atte al suo potenziamento e superamento di immagini stereotipate della Professione.
Inoltre l’ iniziativa globale battezzata “Nursing Now” è stata promossa dalla International Council of Nurses (ICN) in concerto con World Health Organization (WHO. Tale campagna di notevole valore per il miglioramento dell’immagine della figura infermieristica ha come termine fine 2020 (in occasione del bicentenario della nascita di F. Nightingale)ed ha come unica associazione referente la Consociazione Nazionale delle Associazioni Infermiere/i (CNAI).
Questa campagna si basa sul report The Triple Impact of Nursing e sostiene che lo sviluppo della professione infermieristica migliorerà la salute, promuoverà l’uguaglianza di genere e sosterrà la crescita economica (2016). Tale Report è stato pubblicato dall’All-Party Parliamentary Group on Global Health (APPG) e condiviso dal WHO perché tiene conto dello stato dell’assistenza e professione infermieristica a livello mondiale. Il report indica come la crescita della professione e quindi il miglioramento dell’assistenza infermieristica potrà contribuire al raggiungimento di tre obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs):
migliorare la salute,
promuovere l’uguaglianza di genere
rafforzare le economie.
 
CALABRESE Michele
 
Allegato:
Nursing Now
 
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“Infermierinfesta”: Opi Torino celebra la Giornata internazionale dell’infermiere

Domenica 12 maggio il parco Le Serre di Grugliasco ospiterà un evento all’insegna dell’informazione e dell’aggregazione.
Opi Torino celebra la Giornata internazionale dell’infermiere con una grande festa nel verde del parco Le Serre di via Tiziano Lanza 31, a Grugliasco. Un appuntamento, in programma domenica 12 maggio, durante il quale i professionisti della sanità saranno ancora una volta a contatto con i cittadini. Non in un ospedale o in un ambulatorio, ma in una domenica di “Infermierinfesta” – questo il nome dell’evento – che si tradurrà in una “Giornata di promozione della salute”.
Dalle 14:30 fino a mezzanotte si alterneranno infatti momenti di intrattenimento e convivialità ad altri di informazione e promozione della salute. Tutto ciò grazie ai gazebo e agli stand di professionisti e di numerose associazioni, sia professionali che di pazienti, che hanno già dato la loro adesione. Una domenica di primavera che, grazie all’organizzazione di Opi Torino e con il patrocinio della Città di Grugliasco, darà ai visitatori la possibilità di assistere a dimostrazioni dal vivo di tecniche e manovre di primo soccorso da attuare in situazioni di emergenza.
Tra i servizi a disposizione ci sarà anche la possibilità di misurare la pressione sanguigna e la glicemia e tante altre attività. Una festa con momenti di informazione, ma anche occasioni di aggregazione – presente anche un’area ristorante – per trascorrere tra colleghi, famigliari e cittadini la Giornata internazionale dell’infermiere. Di seguito il programma nel dettaglio.
Dalle 14:30 alle 19:30 – Esposizione stand delle associazioni professionali di malati, di cittadini, di volontariato e della cooperazione internazionale
.Dalle 15:30 alle 19 – Attività e spettacoli: educazione alla salute e alla rianimazione cardiopolmonare, rilevazione dei parametri vitali (frequenza cardiaca, pressione arteriosa e glicemia capillare), conoscere l’ambulanza, orientamento scolastico, animazione e intrattenimento per i bambini, esibizione di pizzica salentina del collettivo musicale Controtempo Fabbrichetta
Dalle 19 alle 22 – Ristorazione con primi piatti, grigliata di carne e contorni (prenotazioni al 331 5667033)
Dalle 20 alle 23:45 – Concerti in successione di: The Dirt; Pandora’s Toys; Soundtruck Movie Band.
Redazione Nurse Times
 
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Terni, sabato 11 maggio torna l’Oral Cancer Day

L’iniziativa, promossa da ANDI, mira a sviluppare una cultura di prevenzione delle patologie del cavo orale. Previste visite gratuite dalle 10 alle 19.
Anche quest’anno a Terni, come in tante altre città italiane, si svolgerà l’Oral Cancer Day, evento di prevenzione delle patologie del cavo orale promosso da ANDI (Associazione nazionale dentisti italiani) e Fondazione ANDI, in collaborazione con il dipartimento di Chirurgia testa-collo dell’ospedale Santa Maria di Terni e, per la prima volta, con il supporto dell’Associazione Misericordia, che ha fornito le unità mobili dove effettuare le visite.
L’appuntamento è per sabato 11 maggio in piazza della Repubblica, dalle 10 alle 19. Tutti i cittadini che vorranno sottoporsi a una visita gratuita del cavo orale saranno accolti dai dentisti ANDI della sezione provinciale di Terni e dal personale medico dell’Otorinolaringoiatria, diretta da Santino Rizzo, e della Chirurgia maxillo-facciale, guidata da Fabrizio Spallaccia.
“Il carcinoma del cavo orale è una tra le forme tumorali più diffuse al mondo – spiega Roberto Pecci, presidente della sezione provinciale di Terni ANDI – ed è altamente invasivo e invalidante. In Italia colpisce ogni anno circa 8mila persone, provocando circa 3mila decessi. E il tasso di mortalità negli ultimi anni è in costante, seppur lento aumento per tutte le età, con una sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi del 45% circa“.
Come sempre, un’adeguata prevenzione, e soprattutto una diagnosi precoce, possono fare una grande differenza.  “Quando il carcinoma è rilevato e curato nella sua fase iniziale – sottolinea il dottor Pecci – si ottiene una guarigione completa. Diagnosi e prevenzione garantiscono infatti uno standard di sopravvivenza pari all’80% e consentono interventi terapeutici mediamente poco invasivi“.
L’Oral Cancer Day nasce nel 2007 su iniziativa di ANDI Onlus, come campagna di sensibilizzazione rivolta alla popolazione e con l’obiettivo di promuovere la salute orale attraverso la figura del dentista. L’obiettivo, cioè, è diffondere conoscenza e consapevolezza nei confronti delle patologie neoplastiche del cavo orale attraverso l’informazione che riguarda il tipo di patologie, gli stili di vita corretti che possono prevenirne l’insorgenza e alcune semplici procedure effettuabili a casa dal paziente stesso, come l’autoanalisi del cavo orale.
Anche per questa edizione, a supportare gli intenti e le energie di ANDI e Fondazione ANDI, saranno la CAO Nazionale, il Cenacolo odontostomatologicoiItaliano, la Società italiana di Patologia e Medicina orale e l’AIOLP (Associazione italiana otorinolaringoiatri libero-professionisti). Questa unione testimonia la perseveranza nel voler coinvolgere sempre più professionisti, in grado di coalizzare le loro forze per un’azione comune più ampia ed efficace contro il cancro. Perché diffondere il messaggio di prevenzione e salute orale è una missione della professione medica e odontoiatrica, con l’obiettivo di aumentare sempre più il numero dei casi diagnosticati precocemente e, quindi, di ridurre significativamente la mortalità a 5 anni, oggi ancora troppo elevata, non solo in Italia.
Redazione Nurse Times
 
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Infezioni correlate all’assistenza e malattie infiammatorie croniche intestinali. I dati dell’indagine

L’indagine è stata condotta dall’Associazione nazionale AMICI onlus, con sedi in 15 regioni, costituita da persone affette da Colite Ulcerosa o Malattia di Crohn e dai loro familiari
Comitati di medici specialisti affiancano l’associazione sulle tematiche medico sociali e coordinano le iniziative di studio e di ricerca a carattere più strettamente medico -scientifico. L’associazione intende garantire l’inserimento nell’ambito familiare e sociale più sereno possibile dei pazienti cronici, la cui condizione è poco conosciuta sia dall’opinione pubblica che dalle Istituzioni.
L’indagine, con un campione di 2452 pazienti intervistati, con un’età prevalente dai 30 ai 59 anni, per la maggior parte donne. Di questo campione 1 persona su 4 non ha ricevuto alcuna informazione sulla prevenzione delle infezioni prima del ricovero o di un esame diagnostico. Quasi la metà degli intervistati ha visto prolungarsi il ricovero a causa di infezioni contratte durante i ricoveri ospedalieri
Una campagna di informazione e buone pratiche per combattere le infezioni correlate a/l’assistenza nelle MIC/: AMICI Onlus chiede l’endorsement di tutti gli stakeholders
Roma, 8 maggio 2019 – Mai come in questo momento è necessario ribadire, tutti insieme, l’importanza della conoscenza e dell’informazione, che in questo caso vogliono dire più o meno salute, qualità della vita, ritorno alla produttività. L’indagine, realizzata da AMICI ONLUS tra novembre ed il gennaio 2019, vuole focalizzare il nesso causale tra le infezioni correlate all’assistenza (ICA) e le malattie infiammatorie croniche intestinali, ma soprattutto capire quali siano le conoscenze dei pazienti con MICI su questo argomento.
La ricerca ha interrogato un campione di 2452 pazienti intervistati con un’età  prevalente dai 30 ai 59 anni, di cui il 54,57% donne ed il 45,43% uomini; il 48,37% con Malattia di Crohn; il 49,23% con Colite Ulcerosa; il 2,41% con Colite Indeterminata.
Le infezioni correlate all’assistenza (ICA) sono un fenomeno sempre più  preoccupante, in Europa, così come in Italia. Queste infezioni possono essere contratte negli ospedali e nelle strutture di lungodegenza. Polmonite, infezioni del sito chirurgico e infezioni del sangue si contraggono di solito negli ospedali.  Queste ultime sono più gravi di quelle contraibili nelle strutture di lungodegenza, ovvero infezioni  respiratorie diverse dalla polmonite, infezioni del tratto urinario e infezioni della pelle e dei tessuti molli* .
I dati che emergono dalla ricerca sono rilevanti; mettono a fuoco in modo chiaro la mancanza di conoscenza riguardo le pratiche di prevenzione delle contaminazioni: 1 persona su 4 non ha ricevuto alcuna informazione sulla prevenzione delle infezioni prima del ricovero o di un esame diagnostico; 6 su 10 non sono a conoscenza di procedure di sicurezza per evitare contaminazioni e ancora, 1 persona su 4 non è sicura riguardo le proprie conoscenze per evitare di infettarsi.
In Europa, ogni anno, quasi 9 milioni di persone contraggono infezioni correlate all’assistenza sanitaria. La media giornaliera europea indica che ogni giorno su 15 pazienti ricoverati ospedale, 1 ha almeno una infezione correlata all’assistenza e, su 24 pazienti ricoverati in strutture di lungodegenza, 1 contrae un’infezione. Ogni anno, in Italia, circa il 5-8% dei pazienti ricoverati contrae un’infezione ospedaliera, ovvero 450-700mila casi dovuti a infezioni urinarie, seguite da infezioni della ferita chirurgica, polmoniti e sepsi. I decessi a causa di un’infezione si stimano in 4.500-7.000* . Più della metà delle Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA) sono considerate prevenibili.
“La conoscenza di dati ed  informazioni ‘evidence  based’  –  spiega  Enrica  Previtali,  Presidente  di A.M.I.C.I. ONLUS – è fondamentale per scegliere opzioni ed adottare comportamenti che producano salute e qualità di vita per i pazienti con MICI. Con questa indagine, abbiamo voluto infatti, investigare tra i nostri associati il grado di conoscenza delle pratiche di prevenzione delle infezioni. Il dato che ne è emerso è allarmante: 1’89,66% del campione non è a conoscenza di procedure di sicurezza per evitare contaminazioni. E’ proprio il caso di dire che la mancanza di conoscenza diventa una 11ulteriore   patologia” che significativamente mina il livello di salute, abbatte la produttività, riduce la qualità di vita delle persone con MIC”.
Tutti i dati si riferiscono all’ultimo anno 2018. Dei 2452 pazienti intervistati, il 22,68% sono stati ricoverati e di questi, il 16,97% ha contratto un’infezione a seguito di ricovero. Della quota parte del campione ricoverata (22,68%), il 51,76% ha subito un intervento chirurgico. Di questi, il 9,24% sono stati colpiti da un’infezioni proprio a seguito dell’intervento chirurgico. Il 58,61% del campione ha effettuato esami endoscopici di cui il 2,74% con diagnosi di infezione a seguito di esame endoscopico. li dato più eclatante è il seguente: circa la metà del campione, il 49,68% ha visto prolungare la degenza ospedaliera a causa di infezioni contratte durante un ricovero .
“Con  questa indagine  siamo  riusciti  a intercettare 1’1% dei  pazienti, sul  totale dei 250.000 stimati, e i dati parlano chiaro – commenta Salvo Leone, Direttore Generale di A.M.I.C.I. ONLUS – soprattutto l’ultimo: non ricevere informazioni precise su cosa è necessario fare per prevenire infezioni in caso di ricovero, intervento chirurgico ed esami endoscopici porta al prolungamento dei ricoveri ospedalieri. Ciò significa uno spreco di risorse economiche pubbliche dovute all’inevitabile aumento dei DRG e al ritardato rientro in produttività da parte del paziente con MICI.
L’età prevalente del campione, 30 -59 anni, è infatti proprio la fascia della piena maturità professionale ed anche della produttività economica. A questi, si aggiunge la riduzione della capacitò produttiva dei caregivers dovuta al prolungarsi dell’impegno di cura. Su questo argomento AMICI Onlus è particolarmente impegnata. Uno dei nostri più recenti studi (Il burden economico delle MICI in Italia) dimostra che, mediamente all’anno, i costi sostenuti da un paziente affetto da MIC/ ammontano ad€ 741,98. Considerando inoltre le perdite di produttività generate da/l’essere affetto da tale patologia o dall’avere un parente/amico che ne è affetto, i costi raggiungono€ 2.285,53. Un altro studio (AMICI WeCare) conferma che il coinvolgimento attivo del malato nel processo di cura, aumentando e favorendo l’informazione, genera una migliore gestione della malattia, aumenta l’aderenza ai trattamenti, migliora lo stile di vita del malato e porta una diminuzione dei costi sanitari. Persone con alti livelli di engagement risultano avere una spesa sanitaria diretta (farmaci, viste, esami) inferiore del 20% e hanno un tasso di giorni di assenza dal lavoro per le cure più basso del 25%” .
Anche alla luce di questi ulteriori  dati, AMICI Onlus  lancia  una  campagna  di  informazione e buone pratiche per combattere le  infezioni correlate all’assistenza  nelle MICI, chiedendo l’endorsement di decision makers istituzionali , ordini professionali, società scientifiche, infermieri, medici, farmacisti.
“1 miliardo di euro all’anno occupa il costo della gestione delle infezioni in Italia. Al momento, in molte realtà manca la figura dell’infermiere specializzato in IBD e, in particolare, l’Infermiere specialista del rischio infettivo (ISRI). Il suo ruolo non è standardizzato nelle varie regioni, addirittura in alcune manca totalmente. Lo standard dovrebbe essere 1 infermiere ogni 6 pazienti. Ad oggi siamo in carenza di 30.000 unità (infermieri). Nel 2023 saremo in carenza di 58000 unità di infermieri”, conclude Tonino Aceti, Portavoce della Federazione Nazionale Ordini delle Professioni Infermieristiche.
 
*Fonte: European Centre far Disease Prevention and Control
 
Redazione NurseTimes
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Giornata internazionale dell’infermiere: l’iniziativa di Opi Teramo

Un vero e proprio villaggio della salute allestito nella Villa Comunale, con stand informativi e check-up gratuiti.
Anche quest’anno, in occasione della Giornata internazionale dell’infermiere, Opi Teramo organizza un evento di educazione sanitaria a stretto contatto con i cittadini. A ospitare la manifestazione, domenica 12 maggio dalle 9 alle 13, sarà la Villa Comunale di Teramo, restituita alla sua centralità nel contesto urbanistico e sociale della città. Tra i viali, gli alberi, i giardini e il laghetto del parco urbano sarà allestito un vero e proprio villaggio della salute, con stand informativi gestiti da diverse realtà associative e sanitarie, che forniranno consigli utili sui corretti stili di vita e check-up gratuiti.
L’evento sarà presentato nel corso di una conferenza stampa che si terrà nella Villa Comunale di piazza Garibaldi giovedì 9 maggio alle 11:30. Parteciperanno: Cristian Pediconi, presidente Opi Teramo; Gianguido D’Alberto, sindaco di Teramo; Valdo Di Bonaventura, assessore comune di Teramo; Maurizio Di Giosia, direttore amministrativo di Asl Teramo.
Redazione Nurse Times
 
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