Tumori testa-collo pretrattati, immunoterapia non supera la chemio [oncologia-ematologia]

L’immunoterapia con durvalumab da solo o in combinazione con tremelimumab non ha migliorato la sopravvivenza globale (OS) rispetto alla chemioterapia standard in pazienti con carcinoma a cellule squamose della testa e del collo recidivato o metastatico, in progressione dopo la chemioterapia a base di platino. E’ quanto emerge dai dati preliminari dello studio di fase 3 EAGLE.

Catanzaro, concorso infermieri e Oss: nuovo STOP dal Consiglio di Stato

Un nuovo STOP per i travagliati concorsi finalizzati a reperire diciotto infermieri e trenta operatori sociosanitari al “Pugliese-Ciaccio”. Accolta l’istanza cautelare avanzata da circa trecento candidati
Nuovo colpo di scena per l’azienda ospedaliera catanzarese. Dopo il via libera deciso dai vertici aziendali che proprio mercoledì avevano reso noti i calendari con le date delle nuove prove, il Consiglio di Stato con un decreto cautelare ha sospeso nuovamente le procedure fino alla discussione collegiale in Camera di Consiglio fissata al 17 gennaio.
La decisione fa seguito all’istanza avanzata da circa trecento candidati in un primo tempo risultati idonei alle prove preselettive poi annullate.
I giudici hanno confermato la necessità di fissare le date delle prove ad una data successiva a quell’udienza del 17 gennaio, in tal modo irrompendo e sospendendo le procedure concorsuali che il management aziendale aveva programmato il 4 e il 5 gennaio per gli operatori sociosanitari e il 14 e il 15 gennaio per gli infermieri.
Una situazione che rischia di aggravare le già risicate dotazioni organiche dell’azienda ospedaliera, una condizione comune a tantissime altre aziende sanitarie calabresi.
 
Redazione NurseTimes
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Infermieri, ferie Natalizie a rischio? Dipende tutto da noi

Sono giorni concitati per i coordinatori infermieristici alle prese le soluzioni più disparate pur di garantire la copertura del servizio compatibilmente con le ferie natalizie degli operatori sanitari
Questa criticità ormai ritorna ciclicamente, spesso in estate e durante le festività natalizie ma anche tutte le volte in cui vengono a sovrapporsi una/due richieste di ferie e una malattia ed è ora di affrontare alla radice le cause che la scatenano.
In questo sistema è impossibile garantire contemporaneamente i diritti dei lavoratori (ferie, malattie e riposi) e la copertura del servizio con un numero di personale adeguato a rispondere ai bisogni di salute della popolazione afferente ai nostri servizi. C’è sempre qualcosa che viene sacrificato e le soluzioni sono volte a curare sempre e solo il sintomo del problema, MAI la causa.
Una delle soluzioni, la più utilizzata, è rientrare sui riposi, senza ordine di servizio, magari con una comunicazione del datore di lavoro su whatsapp.
Spesso si utilizza l’arma a doppio taglio del debito orario: si costringere il lavoratore a rientrare per colmare il debito orario scaturito dal modello di turnistica; ma questa soluzione equivale a mettere una pezza ad un sistema destinato prima o poi ad implodere.
Siamo consapevoli di essere potenzialmente in grado di mettere in ginocchio il sistema semplicemente non dando la disponibilità a coprire turni aggiuntivi.
Gli infermieri non possono continuare a lungo a rinunciare ai propri diritti pur di garantire un’assistenza. Attenzione! Non un’assistenza sicura di qualità, ma solo un’assistenza.
Altra soluzione può essere togliere una unità al turno di notte per coprire il turno scoperto di mattina o pomeriggio.
Quindi il turno notturno si trova a operare al di sotto degli standard minimi e per giunta senza OSS. Ma i bisogni di assistenza del paziente cambiano a seconda del turno?
Per caso le incombenze igieniche o le richieste d’assistenza a chiamata (campanelli) non si registrano di notte?
L’infermiere è un professionista diverso a seconda del turno in cui presta lavoro?
Dobbiamo pretendere che tutte le professionalità presenti di giorno siano presenti anche di notte in quanto il turno notturno non è di sola sorveglianza anzi l’assistenza infermieristica che siamo chiamati ad erogare durante il turno di notte non si discosta molto da quella erogata negli altri turni.
Se non si trovano soluzioni, nulla, gli infermieri in turno, anche al di sotto dello standard minimo, impotenti si adoperano affannosamente pur di “mandare avanti (lo stesso) il reparto”, inconsapevoli di NON garantire la sicurezza delle cure che la L. 24/2017 c.d. Legge Gelli ha riconosciuto come parte integrante del diritto alla salute.
La causa del problema è proprio il numero del personale con il quale siamo chiamati a garantire i diritti dei lavoratori da una parte e il diritto alla salute e alla sicurezza delle cure dall’altra. Questa criticità, ben più diffusa di quanto non immaginassimo, è destinata ad aggravarsi poiché andiamo in contro ad uno squilibrio tra la domanda di salute destinata ad aumentare e la risposta in termini di competenze professionali al minimo storico. Dunque la coperta è troppo corta!
I nuovi bisogni di salute determinati dall’aumento della vita media, delle pluripatologie, delle fragilità, dall’instabilità clinica e dalla elevata complessità assistenziale, richiedono una adeguata presa in carico da parte dei professionisti. Non a caso lo studio internazionale RN4CAST (Registered Nurse forecasting, previsione del fabbisogno di infermieri) ha rivelato che se il rapporto tra infermieri e pazienti assistiti è maggiore di 1/6 aumentano gli esiti negativi (mortalità a 30 giorni, complicanze come cadute, errori di terapia, lesioni da pressione e riduzione della soddisfazione), nonché le cure mancate (educazione terapeutica, relazione con l’assistito, pianificazione dell’assistenza) tutto ciò che dovremmo fare ma non facciamo per mancanza di tempo.
Ai colleghi chiediamo di prendersi le proprie responsabilità. Come? Prendendo consapevolezza delle dinamiche di un sistema per DIS-sentire, perché esso è tenuto in piedi grazie al nostro CON-senso. Ai nostri direttori chiediamo di prendere coscienza della situazione e di schierarsi dalla nostra parte. Smettiamola di alimentare un conflitto tra di noi e chiediamo con forza alle politiche di gestione dei servizi sanitari, con le evidenze scientifiche dalla nostra parte, di non esitare ulteriormente nella soluzione di un problema destinato ad aggravarsi sempre più.
 
Raffaele Varvara
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La testimonianza di Amalia: ”Ho 64 anni e 39 di contributi. Lasciatemi andare in pensione!”

L’intervista rilasciata da un’infermiera in attesa di andare in pensione ai microfoni di Rete 4 ha fatto riflettere molti italiani in merito alle condizioni del servizio sanitario nazionale e dei suoi operatori
Nel video andato in onda durante la trasmissione “Stasera Italia”, la professionista ha raccontato il suo desiderio di andare in pensione.
“Io sono arrivata a 103, quindi mi piacerebbe andare in pensione un po’ prima. Anche perché il lavoro dell’infermiere è un lavoro usurante. Ci sono le notti, ci sono le festività, il carico dei pazienti. Arrivati a una certa età non è semplice.” 

Amalia è infermiera presso l’ospedale “Renzetti” di Lanciano, ha 64 anni compiuti e 39 anni di contributi versati. Sogna di andare in pensione il prima possibile. “Abbiamo anche problemi fisici, arrivati a una certa età. Per noi donne lavoratrici, oltre al lavoro fuori casa, c’è anche quello dentro casa.
Lavora da molti anni presso l’unità operativa di chirurgia generale.

“Il lavoro mi piace, però si arriva a un punto della vita in cui bisogna dire basta”.
La misura proposta dal governo gialloverde, attraverso la quale sarà possibile ritirarsi a 62 anni di età e 38 di contributi potrebbe costare molto cara ad Amalia e a molti altri dipendenti nelle sue stesse condizioni. Ma l’infermiera, pur di poter andare in pensione anticipatamente, sarebbe disposta anche a rinunciare a parte delle sue entrate economiche.
“Andrei a perdere 1.500 euro l’anno. Nonostante questo, andrei lo stesso, perché mi voglio riposare.”

Con la legge Fornero invece, la donna dovrebbe continuare a lavorare per altri 3 anni, ottenendo però un assegno più sostanzioso.

“Andrei in pensione tra 3 anni, cioè nel 2021. Con 67 anni di età e 42 di contributi, mi spererebbe lo stesso stipendio che prendo adesso, cioè intorno ai 1.300 euro. Ho le spalle che mi fanno male e tanti lavori non li posso fare. Per me, il superamento della quota 100 e della Legge Fornero, sarebbe una soluzione.”

Attenderemo con ansia lo sviluppo della situazione che interessa da vicino migliaia di lavoratori italiani.

Simone Gussoni
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Gucciardi all’attacco: «No ai tagli indiscriminati su aiuti ai disabili e farmaci innovativi»

PALERMO. «Sono rammaricato per l’introduzione di un metodo, quello del rastrellamento di risorse anche in un settore fondamentale per i cittadini qual è quello sanitario e per giunta sui farmaci innovativi come gli antitumorali e i farmaci per il contrasto all’epatite C. Sottrarre risorse fondamentali del fondo sanitario e per la disabilità per bilanciare i conti di una manovra di variazione ‘brutta’ ed iniqua, da pollice verso, non può essere ammissibile per un Parlamento che si vanta di voler rappresentare gli interessi di tutti i siciliani».
Lo ha detto durante il dibattito d’Aula sulla manovra di variazione di Bilancio, il parlamentare regionale PD Baldo Gucciardi (nella foto), vice presidente della Commissione bilancio dell’Ars e nella scorsa legislatura assessore regionale alla Sanità.
«Non è accettabile che il Governo regionale proponga di tagliare i fondi a disposizione dei progetti di vita individuale, somme indispensabili- continua Gucciardi- Ci opporremmo fermamente ai tagli indiscriminati che vengono incredibilmente proposti all’Ars».
Nei giorni scorsi sul tema c’era stato un botta a risposta tra M5S, pure loro polemici al riguardo, e Pino Galluzzo (DiventeràBellissima) che aveva invece smentito i tagli: leggi qui.
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Anemia, un selfie alle dita ed ecco la diagnosi

Una nuova app per smartphone permetterà di monitorare i livelli di emoglobina attraverso una semplice foto.
Da oggi ognuno di noi potrà diagnosticare da solo un’eventuale anemia e, più in generale, tenere sotto controllo i livelli di emoglobina. Come? Grazie a una semplice foto della mano, sfruttata da una nuova app per smartphone che rileva il calore della pelle sotto le unghie. Il relativo algoritmo è stato elaborato dai ricercatori del Georgia Institute of Technology, che l’hanno descritto sulla rivista Nature, mentre l’idea proviene da uno studente dello stesso Istituto, alle prese sin da bambino con anemia cronica dovuta a una malattia genetica.
Ben 100 i pazienti reclutati per “insegnare” all’algoritmo come riconoscere le persone anemiche. L’applicazione è stata poi sperimentata su 337 soggetti, di cui 72 sani, riuscendo a individuare gli anemici in percentuale superiore rispetto a quella di un medico che si basa sull’esame obiettivo, sebbene inferiore rispetto a quella del test ematico. Si tratta quindi di un metodo dall’efficacia paragonabile a quella di molti strumenti diagnostici approvati dalla Fda.
“Data l’alta prevalenza dell’anemia nel mondo (colpisce 2 miliardi di persone), questo strumento ha implicazioni importanti nell’ottica di tenere sotto controllo l’emoglobina”, sostengono gli autori dello studio.
Redazione Nurse Times
 
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Regno Unito, pub inaugurato in una casa di riposo

L’originale idea ha preso forma a Blackhall Colliery, nel Nord dell’Inghilterra.
Da pochi giorni i residenti della care home (equivalente inglese della residenza assistenziale) Field View, a Blackhall Colliery, nel Nord dell’Inghilterra, non devono più avventurarsi in zona per bere una pinta di birra. Nella loro stessa struttura, infatti, è stato inaugurato un pub.
Il 30 novembre, giorno della celebrazione di Sant’Andrea, patrono di Scozia, residenti, dipendenti e famiglie si sono ritrovati in un’atmosfera festosa, sorseggiando whisky e degustando biscotti, per celebrare l’apertura del nuovo locale. Il pub ha una sua insegna, oltre a comodi posti a sedere e a un’area giochi per bambini, per incoraggiare le famiglie in visita a sfruttare al meglio il nuovo spazio di aggregazione. Non mancano perfino accessori e arredi vintage, donati da altri pub della zona, per regalare al locale un’atmosfera caratteristica.
La coordinatrice delle attività della struttura, Janice Hardy, prevede di realizzare attività ed eventi a tema, come quiz (molto diffusi nei pub del Regno Unito, insieme alle freccette e al biliardo) e serate con cene a base di tradizionali portate inglesi. Field View, che fa parte della catena di care home Countrywide, ha anche un parrucchiere, una caffetteria e un negozio di dolci vintage. Fornisce assistenza a 36 pazienti, alcuni affetti da demenza.
La responsabile della casa madre, Michelle Howarth, ha dichiarato: “La nostra caffetteria è molto apprezzata da residenti e famiglie. Quindi abbiamo pensato che l’aggiunta di un pub sarebbe stata perfetta per creare un altro spazio accogliente per socializzare. Molti dei nostri residenti già frequentavano i pub locali: questa idea permette loro di godersi una serata nel comfort della propria residenza. La festa inaugurale è stata un ottimo modo per far socializzare e divertire tutti; è sembrato un vero e proprio incontro di famiglia. Speriamo di ospitare regolarmente delle serate, da ora in poi”.
Nel Regno Unito l’attività ricreativa all’interno delle residenze è considerata fondamentale per il benessere delle persone ospitate. Per esempio, sono diverse le strutture in cui gli anziani trascorrono diverse ore al giorno insieme ai bambini. Qualche mese fa, in una care home per pazienti con demenza nei pressi di Bristol è stata addirittura realizzata un’intera strada, comprensiva di locali e negozi, così da ricreare un contesto molto simile a quello esistente negli anni Cinquanta.
Immergendo i residenti in un’atmosfera familiare, i titolari della struttura puntano dunque a ridurre il deterioramento cognitivo e l’alienazione che accompagnano spesso l’istituzionalizzazione.
Luigi D’Onofrio
 
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Infermieristica toscana: modelli e prospettive future

Infermieristica toscana: modelli e prospettive future

Se ne è parlato durante l’incontro organizzato da Opi Firenze-Pistoia al Forum Risk Management.
Si è parlato di “Storia e futuro dell’infermieristica in Toscana” durante un incontro organizzato da Opi Firenze-Pistoia tenuto al Forum Risk Management di Firenze. A moderarlo, Luca Fialdini di Opi Massa. Nell’occasione Giovanni Becattini, infermiere dirigente di Asl Sud Est Toscana, ha parlato de “L’evoluzione del sistema sanitario in Toscana e della professione infermieristica”.
«Viviamo una situazione di variabilità all’interno dei nostri servizi – ha detto Becattini –. Tocca a noi infermieri portare omogeneità, soprattutto a livello regionale. Per esempio, l’infermiere che lavora al Meyer dovrebbe essere un punto di riferimento per tutti coloro che operano col bambino nella regione. Si può migliorare solo integrandosi e condividendo la stessa visione delle cose. In questo senso, va detto che la nostra Regione è stata l’unica in Italia a mettere per iscritto quante dovrebbero essere le strutture organizzative».
Maria Teresa Mechi dell’assessorato alla salute Regione Toscana area ospedaliera, ha trattato il tema “Infermieristica nei nuovi modelli organizzativi in rete”. «Le reti organizzative si affiancano alle aziende per dare risposte migliori – ha detto – sono una scelta forte di politica sanitaria, per collegare flessibilmente le diverse organizzazioni sanitarie presenti sul territorio, rispondendo così all’esigenza di un continuum of care. In questo senso si può affermare che la rete che sta funzionando, che fa da goal standard, è quella dedicata all’ictus».
Monica Marini, dell’Asl Centro Toscana, è intervenuta su “Implementazione infermiere di famiglia e comunità”. «Abbiamo bisogno di un’infermieristica che prenda in carico l’individuo nel suo contesto famigliare e abitativo – ha spiegato –. Occorre dare un management delle consulenze ai pazienti, ma anche alla loro famiglia. L’infermiere di famiglia e di comunità risponde a queste esigenze ed è in grado di intercettare precocemente il bisogno del paziente con un approccio proattivo».
A seguire si è svolta una tavola rotonda per discutere de “I prossimi vent’anni dell’infermieristica in Toscana”, a cui hanno partecipato Emiliano Carlotti, presidente di Opi Pisa, Morena Fruzzetti, vicepresidente di Opi Massa Carrara, Michele Aurigi di Opi Siena, alcuni esponenti delle associazioni e delle Società scientifiche infermieristiche della Toscana e di Cittadinanzattiva-Toscana. Questi ultimi hanno evidenziato come l’infermiere di famiglia e comunità sia centrale per lavorare di più sulla prevenzione, per capire cosa il paziente voglia dal personale medico e cosa quest’ultimo potrebbe essere in grado di dargli.
«Il personale che lavora nei presidi e sul territorio non basta – ha detto Carlotti –. Dobbiamo passare a un modello per cui l’infermiere è un personale dei cittadini. Siamo comunque nella giusta direzione e bisogna continuare a lavorare in questa prospettiva». E Fruzzetti ha aggiunto: «Se c’è benessere nei cittadini, ci sono più salute e meno problemi economici e sociali. Occorre un modello di infermiere con competenze specifiche, che deve crescere sul e per il territorio, per la funzione che deve svolgere. Una figura professionale utile, dunque, a far diminuire gli accessi al pronto soccorso».
Aurigi ha spiegato infine: «L’infermiere è la figura cardine nel percorso di emergenza-urgenza. In tutta la Toscana, però, c’è una realtà spigolosa: continuano a esserci enormi differenze tra provincia e provincia. È inaccettabile che non ci sia una risposta omogenea all’interno della stessa organizzazione. Il cittadino deve essere messo al centro, deve poter usufruire delle cure all’interno delle mura domestiche, dove si sente più protetto».
Redazione Nurse Times
 
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Puglia, è partita la settimana di mobilitazione sindacale su sanità e welfare

Cgil, Cisl e Uil scendono in piazza per denunciare pubblicamente le criticità del sistema regionale.
Insufficienza dei servizi, eccessiva lunghezza delle liste d’attesa, mancanza dell’assistenza di prossimità, carenza di risorse, riduzione del personale. Sono tante le criticità della sanità pugliese. Cgil, Cisl e Uil le denunciano da tempo, a loro dire senza ottenere risposte dalla Regione, e ieri mattina sono scese in piazza per un flash mob e un volantinaggio informativi davanti al Policlinico di Bari (foto), dando così inizio a una mobilitazione che si concluderà mercoledì 12 dicembre con una manifestazione regionale, sempre nel capoluogo.
Si tratta della prima mobilitazione su scala regionale in Italia nell’ambito della Piattaforma nazionale presentata dai sindacati confederali per la riforma del Sistema sanitario, a 40 anni dall’approvazione della Legge 833. Lunedì 3 dicembre si era svolto a Bari l’attivo unitario “Sanità e welfare. Vogliamo risposte da Governo e Regione”, durante il quale Cgil, Cisl e Uil avevano spiegato: “Il diritto alla salute e alle cure deve essere assicurato in modo uniforme in Puglia e in tutto il Paese. Servono più risorse per garantire l’universalità delle prestazioni e la centralità del servizio pubblico”.
Quindi, a conferma della gravità della situazione in fatto di sanità: “Registriamo crescenti criticità che pregiudicano il diritto alle cure e l’accesso alle prestazioni sociali. Dalle liste di attesa alla medicina territoriale, dal servizio del 118 ai punti di primo intervento, assistiamo a un progressivo collasso dei servizi e alla crescente insoddisfazione dei cittadini, in molti casi costretti a ricorrere al privato, con costi insostenibili, o ad alimentare la mobilità passiva verso altre regioni”.
E le cose non vanno certo meglio sul piano del welfare, anche a fronte dell’approvazione del Piano regionale delle politiche sociali: “Sono pochissimi gli ambiti che hanno avviato tavoli di confronto con i sindacati per la definizione dei Piani sociali di zona, registrando un arretramento sull’equità dell’accesso alle prestazioni che ricade sulle fasce più fragili della popolazione”.
Non mancano le critiche al presidente della Regione, Michele Emiliano: “Ci aspettavamo forme di collaborazione previste dal protocollo d’intesa che lo stesso governatore aveva siglato con noi il 12 dicembre del 2016 sui temi della sanità. Il risultato è che ci siamo rivisti dopo due anni per sentirci dire che va tutto bene”.
Mancanza di dialogo con le istituzioni, insomma. Una problema ribadito da Pino Gesmundo, segretario generale della Cgil regionale: “Dalla firma del protocollo non è stato fatto niente, né ci sono mai stati confronti. La sanità in Puglia ha tantissimi problemi, affrontati più con la logica dei numeri che con quella della qualità. Ci raccontano che la nostra sanità è la migliore del mondo, ma noi frequentiamo una realtà diversa, senza posti letto, con liste d’attesa infinite, con visite programmate lontano da casa. Solo l’abnegazione dei lavoratori pubblici, spesso abbandonati, tiene insieme il sistema”.
Ancora Gesmundo: “Non sono stati ancora attivati i presidi territoriali che dovrebbero surrogare gli ospedali, né c’è un’azione della Giunta in questa direzione. In generale è necessario rimpinguare il Fondo sanitario, evitando di applicare modalità di distribuzione che continuino a premiare i territori del Nord. Rivendichiamo un diritto costituzionale alla salute”. E sui rapporti con Emiliano: “Con noi ha un problema: deve riconoscere il sindacato confederale come rappresentativo di interessi generali. Occorre condividere una visione; invece registriamo confusione e difficoltà di interlocuzione”.
Nel corso del recente attivo unitario hanno preso la parola anche alcuni rappresentanti dei territori. Antonio Macchia, segretario generale della Cgil Brindisi, ha sottolineato: “Troppe persone, molti anziani, rinunciano a curarsi per i costi richiesti. Con il piano di riordino ospedaliero stiamo ulteriormente riducendo i posti letto, già insufficienti”.
Così, invece, Biagio D’Alberto, segretario generale della Fp Cgil Puglia: “Alla sanità pugliese mancano personale e macchinari. La maggioranza dei presidi territoriali non riesce a rispondere alle richieste dei cittadini”.
Antonio Mazzarella, responsabile medici di Fp Puglia, ha evidenziato che “non si possono dare soluzioni semplicistiche ai problemi della sanità, favorendo ad esempio quella privata; serve invece un confronto costante con i sindacati per rispondere ai bisogni di cittadini e lavoratori”.
Infine l’allarme lanciato da Michele Portacci, Rsa Filcams della Ladisa ristorazione all’Ospedale oncologico “Moscati” di Taranto: “Il Piano regionale di riordino ospedaliero colpisce direttamente i cittadini: saremo costretti a servire cibi surgelati a degenti oncologici con difese immunitarie azzerate”.
Redazione Nurse Times
Fonte: www.rassegna.it
 
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Caso Venturi, Bonaccini difende il “suo” assessore

Il governatore della Regione Emilia Romagna: “La radiazione? Nessuno pensi di intimidirci”.
“Se qualcuno pensa di intimidirci, ha sbagliato indirizzo. Lo dimostrano gli attestati di solidarietà arrivati in questi giorni, anche da parte di esponenti del Governo”. Così il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, sul caso dell’assessore alla Sanità della sua Giunta, Sergio Venturi, colpito da un provvedimento di radiazione dall’Ordine dei medici di Bologna per la delibera sulle ambulanze senza medico, cioè con a bordo solo infermieri in contatto con i camici bianchi.
Un atto, sottolinea Bonaccini, “che non riguarda la libera professione, ma una decisione politica della Giunta su una pratica presente da anni in altre regioni”. Intanto, mentre la Procura di Bologna ha deciso di andare a fondo sul caso, Venturi non ha ancora presentato nessun atto di ricorso contro il provvedimento disciplinare. Anche perché, fa sapere, non ha ancora ricevuto nulla di ufficiale. Aspetterà quindi qualche giorno (“una settimana”) prima di muoversi formalmente.
Redazione Nurse Times
 
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Empatia confinata: noi, infermieri nel carcere

Le testimonianze di tre colleghi intervenuti all’incontro organizzato da Opi Firenze-Pistoia durante il Forum Risk Management.
Il ruolo dell’infermiere nelle carceri. Questo il tema trattato durante un incontro organizzato da Opi Firenze-Pistoia e tenuto nei giorni scorsi al Forum Risk Management di Firenze. A parlare di “Empatia confinata: la realtà dell’infermiere penitenziario” sono stati Luis Lujan, infermiere nel reparto giudiziario del carcere di Sollicciano, Maria Stella Barbati, infermiera nel reparto accoglienza dello stesso carcere, e Caterina Torcini, coordinatrice infermieristica nelle carceri di Sollicciano, Mario Gozzini e Meucci.
«Non esiste una formazione specifica che insegni agli infermieri come operare nel contesto particolare del carcere – ha spiegato Luis Lujan –. Ho trent’anni e sono infermiere in un carcere da cinque anni. Sono diverse le problematiche ci ritroviamo ad affrontare: dalle lunghe distanze, dovute ai corridoi che separano l’infermeria da alcune zone del carcere dove potrebbero trovarsi i pazienti da soccorrere, agli interventi infermieristici, che vanno sempre coordinati con la polizia penitenziaria per ragioni di sicurezza. Ci sono poi delle misure di sicurezza che vanno rispettate. Per esempio il detenuto non deve conoscere la nostra identità: per loro noi siamo semplicemente “infermiere” e “infermiera”. Questo per evitare che si entri in confidenza o si crei un eccessivo coinvolgimento emotivo. Per quanto riguarda le visite, da qualche anno possono avvenire con la vigilanza a vista dall’esterno della stanza dove si trovano medico e paziente, tranne in casi di particolare pericolo o agitazione».
Maria Stella Barbati lavora come infermiera dal 2012 a Sollicciano. «In carcere – racconta – l’infermiere ha a che fare con pazienti detenuti di varie etnie e culture, con diversi tipi di quadri clinici. Spesso ci si ritrova a prendersi cura della persona che ha attuato gesti di autolesionismo, soprattutto per protesta. Questo perché la voglia di libertà supera quella di stare bene in salute. I detenuti, talvolta, tendono a simulare un malessere per uscire dal carcere. Il carcere di Sollicciano è dotato di un cardiolink, un elettrocardiografo portatile in grado di registrare un ECG. L’elettrocardiogramma registrato viene trasmesso tramite accoppiamento acustico con un normale telefono a una centrale operativa dove operano medici specializzati in cardiologia, che in tempi rapidissimi refertano il tracciato stesso, inviandoci il tutto via mail.Questo procedimento serve a limitare le uscite dei detenuti dal carcere. Inoltre, in carcere l’infermiere lavora attraverso protocolli e istruzioni operative aziendali (Asl Centro), ad esempio per i diabetici o per le malattie infettive. In più, dato che non possiamo conoscere tutte le lingue parlate dai detenuti, ci viene in soccorso il servizio di mediazione culturale telefonico attivo h24, che ci permette di avere in tempo reale una traduzione».
Aggiunge Caterina Torcini: «Quella del carcere è una realtà che non si può immaginare finché non ci si lavora. Il 2008 ha segnato un momento importante per gli infermieri che operano in questo ambiente, ma anche per i detenuti stessi. È infatti avvenuto il passaggio della gestione per la parte sanitaria nelle carceri dal ministero della Giustizia al ministero della Salute. Questo vuole dire che, se in passato c’erano agenti infermieri che vedevano principalmente il paziente come detenuto, oggi i pazienti in carcere sono effettivamente tali, seguiti nei loro problemi di salute da personale esclusivamente sanitario e multiprofessionale».
Redazione Nurse Times
 
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Lombardia, infermieri esclusi dal comitato di esperti per lo sviluppo del sistema sanitario

Il nuovo organismo è stato presentato dall’assessore al Welfare, Giulio Gallera. Tra i componenti figura l’ex ministro della Salute, Girolamo Sirchia.
Non c’è nessun infermiere nel comitato di esperti chiamato a supportare l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera (foto), e la direzione generale competente nel processo di sviluppo del sistema sanitario lombardo.
Esclusione discutibile, dal momento che le materie oggetto di studio riguardano la legge regionale di riforma (n. 23/2015), contenente due principi cardine: il rafforzamento del percorso di integrazione ospedale-territorio e l’attuazione del nuovo modello di presa in carico del paziente cronico. Argomenti sui quali il parere di (almeno) un infermiere sarebbe stato prezioso. Come pure gli altri su cui i componenti del comitato dovranno lavorare: il riordino della rete di offerta e il contenimento dei tempi di attesa.
“Ho pensato di istituire un comitato di esperti – ha spiegato Gallera – che possa essere un luogo di riflessione e approfondimento su alcuni temi chiave del percorso di evoluzione del sistema socio-sanitario lombardo. Temi che rappresentano obiettivi primari in questa legislatura. Sono convinto che sussistano le condizioni perché il nostro sistema organizzativo possa divenire il modello al quale ispirarsi per l’evoluzione del modello nazionale”.
Ecco i nomi dei sette esperti nominati: Girolamo Sirchia, professore ed ex ministro della Salute; Alberto Zangrillo, prorettore Università Vita-Salute San Raffaele; Giovanni Apolone, direttore scientifico Istituto nazionale dei tumori; Davide Croce, direttore del Centro sull’economia e il management in sanità e nel sociale della Liuc; Silvio Garattini, fondatore dell’Istituto “Mario Negri”; Gianvincenzo Zuccotti, preside della facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Milano; Francesco Longo dell’Università Bocconi.
Redazione Nurse Times
 
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Studiare infermieristica a Padova? Tre anni di sfruttamento da incubo

Riceviamo e pubblichiamo
Gentile redazione,
sono un infermiere neolaureato, e ho atteso la laurea per scrivervi.

Ho frequentato la scuola all’Università di Padova, tre anni durissimi per il continuo susseguirsi di attività didattiche: tirocinio, laboratori, colloqui con tutor, briefing e debriefing, lezioni teoriche ed esami incalzanti.
Il tirocinio è organizzato con turni di lavoro, in abbinamento ad un infermiere. Ciò significa weekend, ponti e feste infrasettimanali, quando la maggior parte dei lavoratori e di tanti miei compagni di altri corsi di laurea sono a riposare.
I tutor lo giustificano dicendo che è per dare continuità all’assistenza del paziente e avere sempre lo stesso infermiere! Certo! Come no! Continuità forse ne daremo di più se fossimo presenti tutte le mattine. Le ore previste devono tutte essere svolte altrimenti non si è ammessi all’esame di tirocinio o si recuperano durante il mese di agosto (unici 20 giorni liberi senza attività programmate). Se c’è sciopero degli infermieri gli studenti non devono andare in tirocinio, ma le ore devono recuperarle in un altro momento (quando?).
Se però facciamo due conti, ci accorgiamo che più di un terzo delle ore svolte, qualitativamente parlando, è perso: ore notturne (11) o svolte in fasce pomeridiane con meno attività assistenziali. Ah! Dimenticavo! Mi hanno fatto recuperare poco più di venti ore che mi portavo come debito dal primo anno!
Primo anno? Che ricordo! Non vedevo l’ora di iniziare il tirocinio. Volevo toccare con mano la realtà e sentirmi utile. Indossare un camice! Ma, ahimè! Il primo periodo di 4 settimane l’ho svolto in una medicina con pazienti anziani e, per imparare a fare l’igiene e l’assistenza di base, sono stato assegnato agli OSS. Rifacimento letti (anche vuoti), igiene intima, e tuttofare! Ma d’altra parte, tra gli obiettivi di tirocinio del primo anno sono previste queste attività:
Predisporre ausili e attrezzature per indagini e attività di assistenza e cura
Predisporre unità persona adulta: rifacimento letto vuoto/occupato in rapporto a caratteristiche del caso clinico
Applicare precauzioni standard e precauzioni basate sulla via di trasmissione: aerea, droplet e contatto
Eliminare rifiuti a rischio biologico e non
Effettuare bagno a letto completo
Curare l’aspetto esteriore
Effettuare pulizia parziale: cavo orale, viso, mani, piedi, area genito-perineale
Favorire il comfort ambientale:luce, rumore, microclima
Porre in posizione Fowler/semiFowler, supina, laterale…
Trasferire la persona (letto-sedia, letto-barella)
Supportare nella deambulazione, con e senza ausili
Posizionare ausili per eliminazione a letto e in stanza
I successivi anni sono trascorsi in fretta, ma spesso con poche soddisfazioni. Per quanto mi impegnassi non bastava mai per molti infermieri guida di tirocinio. Se chiedevo parlavo troppo o mettevo in difficoltà. Se tacevo ero indifferente o poco propositivo. Se attendevo ordini non ero proattivo. Se mi fermavo a studiare nelle ore di bassa attività, mi imboscavo!
Gli infermieri sono molto competenti, ma si lasciano “usare” come factotum.
La chicca viene al terzo anno con un obiettivo che ancora non ho compreso! O meglio, non ne comprendo l’applicazione in una realtà ospedaliera dove l’infermiere è mero esecutore di procedure o istruzioni operative (le chiamano così). Si tratta del “Nursing Avanzato”! Cosa? Una sorta di piano educativo per pazienti, finalizzato all’autocura. Ci era chiesto di farlo ovunque (a parte il paziente in coma! Bhé, grazie tante)! Una invenzione o una modalità di chiamare i piani educativi solamente padovana (in letteratura non c’è nulla con questa dicitura).
Esami di tirocinio? Meglio calare un velo pietoso sulle modalità di conduzione! Segregati un giorno intero in uso spazio talmente fatiscente da dover essere abbattuto! Risultati? Ovviamente pessimi! E la colpa? Dello studente! Non studia e non ragiona! Peccato che la media sia uguale per tutti e non servano deviazioni standard! Tutti? Forse qualcosa non va nel metodo didattico! O forse a Padova sono selezionati i peggior studenti per scarsa motivazione e deficit cognitivi.
Altro momento forte sono stati i colloqui finali di tirocinio per discussione di caso clinico con il tutor: un tempo snervante e carico di ansia, umiliante (ma poi si parla di empatia e rispetto). Una tutor in particolare; appuntamenti mai rispettati e colloqui che spesso supervano le due ore!!! Risultato? Non servivano a nulla! Parlava sempre lei e spesso leggeva il caso seduta stante tra una telefonata personale e un’altra!
Cara redazione, io sono uscito, ma di certo non farei più questa scuola a Padova! E non la consiglio ad altri! C’è di meglio! Non per i tutor, tra l’altro pochissimi, che presi singolarmente hanno professionalità e ampia competenza (due in particolare di grande spessore curricolare), ma per la direzione didattica che non c’è! O meglio, c’è un coordinatore “fantasma” che è meglio non prenderlo a modello, per non danneggiare ulteriormente l’immagine sociale dell’infermiere).
Ci tenevo a portare la mia esperienza da studente con la speranza che qualcosa migliori! So che c’è di peggio! Ma Padova potrebbe avere più attenzione al tirocinio degli studneti di infermieristica!
Chiedo l’anonimato perchè se sarò assunto nella stessa azienda non vorrei ripercussioni al concorso.

Un infermiere

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Asp di Enna, via libera all’acquisto di due autoemoteche

ENNA. L’attuale Direzione Aziendale dell’Asp di Enna, composta dal Commissario Straordinario, Antonino Salina, dal Direttore Sanitario, Emanuele Cassarà, e dal Direttore Amministrativo, Maurizio Lanza, ha deliberato l’aggiudicazione della gara realizzata per l’acquisizione di due autoemoteche da utilizzare per i Servizi di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale dell’ASP di Enna.
L’acquisizione dei due autoveicoli, attrezzati per il prelievo e la conservazione del sangue umano destinato a usi medici, è stata oggetto di finanziamento regionale, pari a circa centocinquantamila euro, grazie al progetto presentato dall’ASP in merito allo “Sviluppo dei processi di umanizzazione all’interno dei percorsi assistenziali”.
La gara per l’acquisto è stata in seguito realizzata dal Servizio Provveditorato dell’Azienda.
«L’acquisto delle due autoemoteche- dichiara una nota della Direzione- è motivo di soddisfazione per l’Azienda di Enna che incrementa, in modo rilevante ed eccezionale, la dotazione tecnologica e strumentale per la raccolta del sangue da destinare agli ospedali e, quindi, ai cittadini in caso di necessità, permettendo, a chi è impossibilitato a raggiungere i centri di raccolta, il gesto dall’alto valore civico della donazione del sangue nel proprio luogo di residenza. Le autoemoteche saranno da subito a disposizione delle associazioni che coadiuvano l’Azienda nella raccolta del sangue».
LA FOTO È DI REPERTORIO
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Aiop Sicilia e Ordine dei medici, al via intesa contro la fuga dei cervelli

PALERMO. L’obiettivo è porre un argine alla fuga di cervelli dalla Sicilia con un attento e moderno sistema di formazione in campo sanitario.
Il protocollo d’intesa tra Aiop Sicilia e Ordine dei medici, a firma dei presidenti, rispettivamente Marco Ferlazzo e Toti Amato, illustrato a Villa Magnisi, mira a un complessivo miglioramento dei servizi sanitari in Sicilia per uno sviluppo complessivo del sistema attraverso attività condivise di ricerca, management, formazione, con un occhio attento alla diffusione di conoscenza delle nuove tecnologie e all’orientamento dei giovani studenti dell’ultimo anno delle superiori per una scelta consapevole del loro indirizzo professionale.
Tra le principali attività da realizzare in ambito sanitario, secondotra l’Associazione italiana ospedalità privata e l’Omceo, ci sono progetti di ricerca e sviluppo, con particolare riferimento all’anticorruzione, al diritto ed all’economia e al management con un approccio olistico; iniziative che favoriscono il dibattito tra gli esperti e professionisti della sanità su temi scientifici, giuridici ed economici attraverso l’organizzazione di seminari, workshop e convegni.
Ed ancora,  progetti condivisi con Università e centri di ricerca finalizzati anche a realizzare master, dottorati di ricerca e altre iniziative di alta formazione; formazione dei medici di medicina generale anche nella loro sede di lavoro e percorsi del personale delle aziende accreditate associate per migliorare la qualità dell’assistenza ai cittadini.
«La nostra sanità è un patrimonio che va non solo tutelato, ma arricchito costantemente di conoscenza e di nuove competenze per rispondere realmente ai bisogni di salute. Questo protocollo- ha detto Amato- avvia una collaborazione per fare rete tra pubblico e privato, mettendo a valore le rispettive conoscenze e abilità. E tutte le attività di comune interesse che prevediamo di realizzare sono proiettate alla costruzione di nuovi contenitori pensati per la fruizione di una sanità profondamente cambiata, che in molti casi non tiene conto del ruolo fondamentale dell’esperienza del cittadino e della sua percezione nella fruizione dei servizi sanitari. Si tratta di un progetto di qualità in Medicina per andare incontro con efficienza e tempestività alla domanda di salute dei siciliani».
«Il protocollo d’intesa segna l’avvio di un’importante collaborazione nel mondo della Sanità- spiega Ferlazzo- Ha come obiettivo, attraverso la formazione e il miglioramento della qualità dei servizi, anche di porre un argine alla cosiddetta fuga di cervelli. Aiop Sicilia rappresenta 54 strutture con 4.362 posti letto e 6906 unità di forza lavoro. Le strutture private nel 2017 hanno erogato 187.394 prestazioni, nei diversi setting assistenziali (ordinario, Day Hospital e Day service), rappresentando il 23,2% del totale delle prestazioni ospedaliere erogate nell’Isola (prestazioni totali  807.316, fonte PROD)».
Ferlazzo ha aggiunto: «L’Ospedalità privata, nonostante incida per circa il 12% sul totale della spesa regionale, eroga ben il 23,2% del totale delle prestazioni ospedaliere della Sicilia. Inoltre, le case di cura assicurano alle 389.000 impegnative raccolte nel 2017, presso le proprie strutture accreditate, ben 1.066.000 prestazioni ambulatoriali ai cittadini siciliani. L’ospedalità privata, in accordo con l’Ordine dei Medici,  ha deciso di aprire questa realtà alla formazione dei siciliani con l’obiettivo di offrire una Sanità sempre più di qualità».
A guidare tutte le iniziative messe in campo su proposta del comitato scientifico e vigilare sul rispetto delle finalità istituzionali del protocollo sarà il consiglio direttivo, composto dai legali rappresenti pro tempere di Aiop Sicilia e Omceo, ovvero i presidenti Ferlazzo e Amato.
Nella foto, da sinistra:  il direttore generale di Aiop Sicilia Silvana Montalbano, il presidente Aiop Sicilia Marco Ferlazzo, il presidente dell’Omceo Toti Amato e il direttore della formazione dell’Ordine dei medici Filippo Di Piazza.
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Policlinico di Bari: avviso pubblico per infermieri. Al via le domande

Policlinico di Bari: avviso pubblico per infermieri. Al via le domande

Avviso pubblico, ad evidenza pubblica per la formulazione di graduatoria per il conferimento di incarichi a tempo determinato di Collaboratore Professionale Sanitario – Infermiere
In esecuzione della delibera numero 1885 del 30 novembre 2018 è indetto avviso pubblico, ad evidenza pubblica per la formulazione di graduatoria per il conferimento di incarichi a tempo determinato di infermiere
Modalità e termini per la presentazione della domanda di ammissione all’avviso
Le domande di partecipazione redatte in carta libera devono essere inoltrate a questa amministrazione entro il termine di scadenza del presente bando esclusivamente con la seguente modalità:
a mezzo PEC personale del candidato esclusivamente all’indirizzo:
infermieri.concorsi.policlinico.bari@pec.rupar.puglia.it

Le domande, con i relativi allegati unitamente a fotocopia del documento d’identità del candidato, devono essere inviati esclusivamente in formato PDF; il messaggio a dovrà avere per oggetto: domanda per l’avviso pubblico di C.P.S. Infermiere;
Saranno considerate irricevibili, con conseguente esclusione dei candidati della procedura selettiva, le domande (con allegati) che non soddisfino i requisiti di formato (pdf) benché trasmesse via PEC, nonché le domande inviate a da una casella di posta elettronica non certificata.
Stante l’urgenza e la necessità di provvedere in tempi celeri alla conclusione della procedure le domande devono e pervenire entro e non oltre le ore 24:00 del settimo giorno successivo alla data di prima pubblicazione del bando sul sito web aziendale, farà fede la data e l’ora corrispondenti a quelle della ricevuta di accettazione della stessa mail.
Il termine per la presentazione della domanda, ove cada in giorno festivo, sarà prorogato di diritto al giorno seguente non festivo.
Non saranno imputabili all’amministrazione eventuali disguidi postali. Il termine di presentazione delle istanze dei documenti è perentorio, l’eventuale riserva di invio successivo di documenti è priva di effetto.
Il Bando è stato pubblicato sul sito aziendale in data odierna, 7 dicembre. scade il 14 dicembre alle ore 24.

Redazione NurseTimes
 
Allegato
BANDO n. 1885 del 30.11.2018 – Infermieri.pdf (1574.0Kb)
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Anche l’IVAS si schiera con gli infermieri e contro il documento della Omceo bolognese

Anche la società scientifica Italiana di Accessi Vascolari (IVAS), in un comunicato firmato dal suo presidente Prof. Baudolino Mussa, prende la distanze dal documento firmato dal presidente della Omceo di Bologna, dott. Pizza (VEDI)
Secondo il presidente della Omceo di Bologna, al centro della ribalta mediatica per aver radiato dall’Ordine diversi medici accusati di “collaborazionismo” con gli infermieri, l’atto ecografico è ambito di esclusiva competenza medica.
L’IVAS (Italian Vascular Access Society), società scientifica accreditata presso il Ministero della Salute, svolge attività di promulgazione scientifica atta alla tutela del patrimonio venoso dei pazienti, risponde con una nota del 27 novembre.
Il prof. Baudolino Mussa, Medico Chirurgo e Professore Aggregato, presso l’Università degli Studi di Torino, specialista in Chirurgia Generale è anche Direttore del master in posizionamento e gestione degli accessi vascolari a breve e lungo termine dell’università di Torino.
“In tale ambito operativo abbiamo avuto notizia della lettera del 23 ottobre 2018 – si legge nella nota – a firma del Dott. Giancarlo Pizza presidente dell’Ordine dei Medici di Bologna. In tale documento vengono espresse opinioni alquanto discutibili e noncondivisibili ne sul piano etico che scientifico. 
In particolare:1) In Italia in 10 anni sono stati impiantati circa 1.000.000 di picc di cui il 95% da infermieri con complicanze procedurali gravi così sporadiche da considerarsi a livello aneddotico. Questo a fronte di circa 14.000.000/ anno di agocannule posizionate sui pazienti italiani.2) Esistono numerosi esempi di percorsi formativi in Italia sia a livello di formazione post laurea che a livello di ECM sull’utilizzo dell’ecografo in ambito infermieristico. Le competenze acquisite, ben lungi dal rendere il discente un radiologo, permettono l’esecuzione sicura di manovre che senza l’ecografia possono essere fonte di problematiche sia cliniche che etiche.3) La procedura di venipuntura ecoguidata è a ponte tra la professione medica ed infermieristica in quanto già svolta, senza il supporto tecnologico dell’ecografo, da entrambe le professioni.4) Il patrimonio venoso dei pazienti, già scarsamente tutelato, avrebbe ulteriori danni da questo atteggiamento anacronistico portando la medicina italiana a livelli assistenziali non degni di un paese europeo ed alimentando infiniti contenziosi con i pazienti. Esistono infatti innumerevoli indicazioni internazionali sulla bontà della metodica nel preservare l’integrità vascolare dei pazienti sottoposti a terapie endovenose.Pertanto, il Presidente ed il Consiglio Direttivo dell’IVAS, a tutela della popolazione e dei pazienti, stigmatizza quanto affermato dal dott. Pizza come precedente pericoloso per l’intera comunità delle professioni sanitarie ed invita tutti ad un confronto costruttivo per promuovere la tutela della qualità di vita dei pazienti e non di un corporativismo fuori moda ed antietico”.
Invitiamo nuovamente il presidente della Fnomceo, dott. Filippo Anelli a prendere una posizione decisa che metta fine alla inutile quanto dannosa crociata portata avanti dal presidente della Omceo di Bologna e si ritorni a lavorare insieme medici ed infermieri in uno spirito collaborativo in favore della salute dei cittadini.
 
Giuseppe Papagni
 
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NeXT. Tesi “Adolescenti con patologia oncologica e sfera della sessualità: la necessità di una presa in carico dedicata”

Grande successo per il progetto editoriale denominato NExT (Nurse EXperimental Thesis) targato Nurse Times
Giunge al nostro indirizzo mail redazione@nursetimes.org il lavoro di tesi della dott.ssa Giada Lucia LAZZARATO dal titolo “Adolescenti con patologia oncologica e sfera della sessualità: la necessità di una presa in carico dedicata”, laureatasi presso l’Università degli Studi di Milano “Bicocca”, nell’a.a. 2017 – 2018.
 
…di Giada Lucia LAZZARATO
L’adolescenza segna il periodo centrale di transizione da età infantile ad età adulta,  ovvero l’arco temporale tra i 10 e i 24 anni di età (Moules et al., 2017). È caratterizzata dalla pubertà e dalla maturazione di organi e tessuti (Ministero della Salute, 2015): rappresenta una fase di cambiamento, sviluppo ed adattamento e quando la patologia oncologica si manifesta durante tale fase di crescita è possibile che lo sviluppo delle esperienze tipiche dell’età adolescenziale vengano eclissate da quella della malattia (Moules et al., 2017).
Gli studi epidemiologici effettuati dai Registri Tumori-AIRTUM, nel periodo 2003 – 2008, hanno dimostrato che nell’ultimo decennio si è verificato un incremento dell’incidenza di malattia negli adolescenti, che invece rimane stazionaria nell’infanzia (Tabella n.1).
Tabella n.1: Epidemiologia dei tumori in età infantile ed adolescenziale (Ministero della Salute, 2016; Società Italiana di Pediatria, 2016)
 
Peculiarità della malattia oncologica in età adolescenziale è che le forme più  frequentemente presentate sono tipiche dell’età pediatrica e meglio rispondono a  protocolli pensati per questa popolazione (Ferrari et al., 2008).
Gli adolescenti ed i giovani adulti, inoltre, sperimentano un ritardo diagnostico (+ 140 giorni) legato anche allo scarso monitoraggio che genitori e famiglia possono esercitare sui soggetti di questa età, sempre alla ricerca di autonomia e indipendenza (La Repubblica, 2015). Questi aspetti, uniti allo scarso arruolamento degli adolescenti nei trials clinici (1989-2006: arruolamento del 55% degli adolescenti vs 70% bambini), fanno sì che la prognosi di un giovane adulto affetto da malattia oncologica sia generalmente peggiore rispetto a quella di un bambino o di un adulto portatori di simile patologia. (Ferrari et al., 2008).
Dal punto di vista della presa in carico, diversi autori descrivono gli adolescenti come “No Man’s Land” (Ferrari A., 2014; Magni et al., 2016): essi infatti sono spesso esclusi dal mondo pediatrico per raggiunti limiti di età (secondo regolamentazioni regionali e/o nazionali) pur tuttavia discostandosi dalle caratteristiche della popolazione adulta e non trovando un ambiente ad esso dedicato nelle Unità Operative per adulti. Questo comporta, ovviamente, frammentazione dei servizi, scarsa comunicazione ed integrazione professionale, con rischio di scarsa qualità di cura offerta all’adolescente, peggioramento della prognosi e peggior follow-up. Moules et al (2017) definiscono questi soggetti come una “tribù a parte” per le esigenze specifiche e poco allineabili a quelle delle età cui si accostano (bambini e adulti): tra queste una delle più significative riguarda la sfera della sessualità, intesa come esplorazione e conoscenza di sé, anche attraverso la relazione affettiva e sessuale con l’altro (Morgan et al., 2010; Magni et al., 2016; Moules et al., 2017; Olsson et al., 2018).
Secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la sessualità rappresenta “un aspetto centrale dell’essere umano durante tutta la vita e comprende sesso, identità di genere e ruoli, orientamento sessuale, erotismo, piacere, intimità e riproduzione. La sessualità è un’esperienza che trova espressione in pensieri, fantasie, desideri, credenze, attitudini, valori, comportamenti, pratica, ruoli e relazioni. Mentre la sessualità può includere tutte queste dimensioni, non tutte vengono sempre espresse. La sessualità è influenzata da interazioni di fattori biologici, psicologici, sociali, economici, politici, culturali, etici, legali, storici, religiosi e spirituali” e la salute sessuale è uno “stato di benessere fisico, emozionale, mentale e sociale in relazione alla sessualità” (OMS, 2006).
Questo evidenzia quanto l’aspetto della sessualità nell’adolescente e specialmente in quello affetto da malattia oncologica, sia di importanza centrale al fine di garantire una stabilità emotiva e psichica a lungo termine (Moules et al., 2017).
La ricerca scientifica riguardante queste tematiche si è da sempre concentrata sulla sfera bio-fisiologica spesso studiando quasi unicamente l’aspetto della fertilità. In realtà, numerose sono le sfaccettature della problematica in merito alle relazioni che il soggetto è in grado di stabilire con un partner, alla propria self-confidence in ambito di sessualità, nel raggiungimento di tappe socialmente riconosciute (ad es. matrimonio, primo rapporto sessuale) e nell’interesse provato verso queste attività (Sundberg et al., 2010; Zebrack et al., 2010; Geue et al., 2015).
Negli anni ‘60 è ’70 è stato evidenziato come un trattamento aggressivo della patologia oncologica pediatrica diventasse un “costo” per i sopravvissuti con la comparsa di nuovi problemi tra cui: ritardi della crescita, malattie cardiache e polmonari, disordini neurologici e cognitivi e la possibile comparsa di una nuova neoformazione. Il trattamento anti-tumorale prevede la combinazione di diverse terapie e può includere chirurgia, radiazioni e terapia farmacologica medica. Le alterazioni sperimentate dai sopravvissuti al cancro sono specifiche in base al tipo di tumore poiché associate al tipo di intervento chirurgico, alla dose di chemioterapia così come alla dose delle radiazioni e dalla loro localizzazione ricevute durante la radioterapia (Jacobs et al., 2013).
Il trattamento anti-tumorale si associa ad effetti a breve e lungo termine sulla salute e ad effetti tardivi come ad esempio deficit cognitivi dopo aver ricevuto radiazioni al cranio. Gli effetti a lungo termine sono quelli che iniziano durante il trattamento e persistono; gli effetti tardivi sono quelli che insorgono anni dopo la conclusione del trattamento come risultato del trattamento ricevuto: questi effetti trattamento-correlati, sono stati documentati fino a 30 anni post-diagnosi ed è stato dimostrato che compromettono in maniera significativa la qualità di vita dei sopravvissuti (Bober et al., 2013; Jacobs et al., 2013; Moules et al., 2017).
Tutte le modalità usate per trattare il tumore hanno il potenziale di compromettere significativamente la funzione sessuale, una situazione che spesso rimane irrisolta e rappresenta una fonte di stress nei sopravvissuti (Bober et al., 2012).
I problemi fisico-sessuali più comuni includono: basso desiderio, dolore ai genitali, minore lubrificazione, difficoltà di erezione ed eccitabilità (Olsson et al., 2018).
L’esposizione alle radiazioni di cranio, ovaie e testicoli ed alcuni tipi di chemioterapia (ad esempio gli agenti alchilanti come ciclofosfamide, cisplatino, carboplatino oxaliplatino ed altri) possono causare un ritardo o l’assenza della pubertà, della libido, della maturazione sessuale e disfunzioni erettili (Jervaeus et al., 2015).
Il trattamento chirurgico (in particolar modo quando comporta la rimozione del tumore o degli organi affetti con conseguenti cicatrici o amputazioni), può influenzare in modo significativo l’individuo, la sua autostima e l’immagine corporea: un  cambiamento dell’aspetto fisico potrebbe causare una minore confidenza sessuale e la sensazione di sentirsi poco attraente (Jervaeus et al., 2015; Moules et al., 2017).
Tuttavia, coloro che sopravvivono al tumore infantile sembrano essere resilienti e capaci di adattarsi bene, sebbene ci siano gruppi di sopravvissuti più vulnerabili con un rischio aumentato di complicanze ed esiti a lungo termine invalidanti, da un punto di vista fisico e/o psico-emotivo: infatti essi sono a maggior rischio di sviluppare sintomi depressivi ed ansia in relazione alla loro diagnosi di cancro e al trattamento.
Per alcuni, questi sintomi possono essere classificati come da stress post-traumatico o, in casi estremi, disturbo da stress post-traumatico (Jacobs et al., 2013).
Spesso gli adolescenti assumono comportamenti rischiosi per la salute (ad esempio uso di tabacco, droghe ed alcol o sesso non protetto) che sono associati ad una varietà di outcomes avversi che includono abuso e/o dipendenza da sostanze, scarso rendimento scolastico e professionale e scarsa salute fisica e mentale; a differenza di coloro che sopravvivono alla patologia oncologica, i quali spesso tendono all’astinenza o alla limitazione di suddetti comportamenti rischiosi per la salute come meccanismo per rimanere sani (Klosky et al., 2014; Morgan et al., 2010).
Un comportamento che richiede particolare attenzione è il comportamento sessuale rischioso, definito come l’assunzione di comportamenti sessuali che portano alla trasmissione o alla contrazione di malattie od infezioni oppure ad una gravidanza
inattesa (Klosky et al., 2014).
Per questo motivo, è importante considerare che lo sviluppo di una esperienza diretta o la costruzione di proprie conoscenze nel campo della sessualità sono particolarmente compromesse nel caso di ragazzi affetti da una malattia oncologica, costretti a lunghe ospedalizzazioni o a periodi di isolamento domestico (Moules et al., 2017). Questo fa sì che, diversamente dai propri coetanei sani, spesso adolescenti malati non affrontino l’argomento né con adulti né tra pari. Anche il tema della sicurezza in ambito dei rapporti sessuali e della prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili (MST) è molto sottovalutato e poco trattato con questa categoria di ragazzi: infatti, gli adolescenti che hanno avuto una storia di malattia in età infantile spesso si ritengono sterili e non utilizzano precauzioni durante i rapporti perché non si considerano a rischio di contagio (Bolte et al., 2008). Questo è solo un esempio di quanto il tema sia cruciale.
Ciononostante, la sessualità negli adolescenti malati di tumore è un tema che appare di difficile gestione anche perché è ancora un tabù sociale, per certi aspetti, discutere di sessualità con i giovani (Moules et al., 2017). Questo è vero anche per i professionisti sanitari che, al contrario, potrebbero avere un ruolo chiave nel rendere questi argomenti discussi e fruibili da parte di giovani e ragazzi: è stato dimostrato che i professionisti sanitari spesso evitano di affrontare l’argomento della sessualità o della disfunzione sessuale quando parlano con i sopravvissuti al cancro, a meno che questi non inizino a trattare il tema di propria iniziativa (Jervaeus et al., 2015).
Il team di cura multidisciplinare di un bambino/adolescente potrebbe anche facilitare la conversazione in merito alla sessualità ed all’intimità, decidendo anche in che modo strutturare la conversazione (in presenza o meno del partner/genitori) in accordo prima di tutto con l’assistito, e poi l’eventuale partner e i caregivers (Bolte et al., 2008).
Alla luce di queste considerazioni, l’obiettivo di questo elaborato è identificare le problematiche presentate dalla popolazione di adolescenti e giovani adulti affetti (anche in età infantile) da patologia oncologica, in merito alla sfera della sessualità nelle sue sfaccettature.
Si intende anche verificare se sono presenti gap di conoscenze e competenze, derivanti anche da eventuali carenze da parte di servizi o personale sanitario (Moules et al., 2017). L’elaborato, inoltre, vuole identificare anche strategie che possano rappresentare interventi dedicati ai bisogni identificati.
A sostegno intervengono documenti ufficiali della professione infermieristica quali il Profilo Professionale ed Il Codice Deontologico (CD) che definiscono la natura dell’assistenza infermieristica come di natura tecnica, relazionale, educativa, identificando, tra le principali funzioni della stessa, la prevenzione delle malattie, l’educazione sanitaria rivolta ad individui di ogni età, nel pieno rispetto della libertà e dignità individuali (DM n. 739/94; CD, 2009, art. 2 e 3).
 
Allegato
Tesi “Adolescenti con patologia oncologica e sfera della sessualità: la necessità di una presa in carico dedicata”
 
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La mia esperienza di infermiera nel Centro Accoglienza Richiedenti Asilo

La mia esperienza di infermiera nel Centro Accoglienza Richiedenti Asilo

“Giuro di mettere la mia vita al servizio della persona umana, [..] di curare tutti i malati con uguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica. [..]”
Due anni fa, mentre pronunciavo il “mio” giuramento, non avrei mai immaginato che, di lì a poco, i miei primi pazienti sarebbero state tutte persone con religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia differenti dalle mie.
Non avrei mai immaginato di trovarmi a fare un prelievo ad un bambino siriano terrorizzato; terrorizzato probabilmente non da quell’ago ma dal ricordo assordante delle esplosioni, dei corpi dilaniati, delle case distrutte, della guerra e di tutto ciò che essa comporta; terrorizzato dal ricordo del viaggio su un barcone, al freddo, con i piedi nudi in una pozza d’acqua sporca. Non avrei mai immaginato di dovermi trovare a spiegare ad un uomo iracheno come effettuare il trattamento anti-scabbia e sentirmi dire, con gli occhi lucidi, “lo so, sono un medico”.
La mia esperienza, ormai conclusasi, col C.A.R.A. (Centro Accoglienza Richiedenti Asilo) di Bari è iniziata a febbraio 2017. Ritengo che la mia, non sia stata solo un’esperienza col mondo dell’ immigrazione. È stata un’esperienza con la deplorazione della dignità umana, esperienza che mi ha lasciato inerme nello scoprire quanti mezzi  il mondo ha per spogliare un essere umano di tutto ciò che lo rende tale: dignità, amor proprio, rispetto.
Ma è stata anche un’esperienza che mi ha regalato sorrisi quotidianamente. Come fai a non sorridere quando Divine, piccola nigeriana dalle mille treccine nere come la pece, ti regala un braccialetto fatto da lei?

Divine, che ha poco più di un paio di scarpe e un sorriso che emana una luce accecante. Poi c’è Samuel, anche lui nigeriano, con l’ernia ombelicale più protrusa che abbia mai visto. Ma anche con gli occhi più belli che abbia mai visto. Samuel, 8 mesi e 10 kg d’amore. E infine Ritchie, il mio piccolo paziente preferito. Forse perché l’ho visto nascere. O forse più semplicemente perché è stato amore a prima vista. E nonostante ogni infermiere che si rispetti sappia benissimo che non esistono pazienti “preferiti”, quando si ha a che fare con i piccoli cuccioli umani tutto cambia.
Tutto, però, cambia anche quando ti ritrovi a togliere la divisa sporca del sangue di una vita che non sei riuscita a salvare. Ricordo tutto con assoluta lucidità: era una soleggiata mattina di aprile, quando si spalanca la porta dell’infermeria del C.A.R.A. e, ai piedi della porta, quattro ragazzi di colore che portavano sulle loro spalle Oliver.
Oliver: ferita da arma da taglio in zona ascellare, dispnea, ipotensione, cianosi. E, mentre tutti noi dell’ equipè sanitaria eravamo intenti a prestare i primi soccorsi, ecco una voce indistinta: “C’è un altro ragazzo accoltellato in fondo al campo”.
Senza alcuna esitazione, con un collega, un medico e uno zaino con kit di rianimazione in spalla, ci dirigiamo verso l’altro ragazzo nigeriano accoltellato.. ma dove esattamente? L’eco delle grida e, ahimè, le tracce di sangue ci indicavano la strada. Dopo secondi di corsa che sembravano un’eternità, ecco che si intravedeva un paio di scarpe ai piedi di un corpo esanime, riverso al suolo.
Ci facemmo spazio tra la calca a gomitate. Eccolo: quel corpo che pochi minuti prima aveva avuto la forza di sferrare un colpo quasi mortale, ora giaceva a terra agonizzante. Il grosso taglio sul lato sinistro del collo, quasi vicino la clavicola, non lasciava sperare nulla di buono. Ciononostante, il posizionamento da parte mia, dell’ agocannula per la somministrazione dei farmaci d’emergenza, e la rianimazione cardiopolmonare da parte del mio collega e del medico, furono repentini. Così come repentino fu il posizionamento delle piastre per la defibrillazione.
Andammo avanti finché non arrivò l’ ambulanza. Ma quel nigeriano ventiduenne, in quel campo per richiedenti asilo, non ha mai fatto ritorno. Quel ventiduenne che, il giorno prima, scherzando e quasi tentando di prendersi gioco di me, mi propose uno scambio di cellulari. Il mio samsung  di ultima generazione col suo nokia 3310. “Così quando chiamo mamma mia, posso anche vedere lei.”
Fu una giornata che comportò una profonda riflessione da parte mia, un soliloquio interminabile dal quale emerse che, sebbene i miei tre anni di tirocinio prima della laurea, siano stati tra gli anni più intensi per me, sommati, non riuscivano comunque ad equiparare l’intensità di quella giornata. E di tutta la mia esperienza lavorativa al C.A.R.A., con tutto ciò che di positivo e negativo essa comportava.
Una cosa però è certa e cioè che l’ insegnamento tratto da questa esperienza è radicato in me. Ed è questo: ora, molto più che prima, guardo le persone e cerco di sentirle e non di guardarle e basta solo perchè mi stanno davanti. Immagino quante volte gli si sia spezzato il cuore, quanti mari abbiano attraversato, e quanti sorrisi abbiano fatto nello scorgere un nuovo orizzonte, nuove terre.
 
Cinzia Racaniello
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Diagnosi e cura degli adenomi ipofisari, certificazione di qualità per il Policlinico di Messina

MESSINA. Il Policlinico “Martino” incassa la certificazione di qualità UNI EN ISO 9001:2015, riconosciuta dall’ente di certificazione internazionale Bureau Veritas per la conformità ai migliori standard assistenziali clinico- organizzativi e procedurali del “PDTA (percorso diagnostico-terapeutico assistenziale) tumori ipofisari”, che impegna un gruppo multidisciplinare della stessa Azienda Universitaria Ospedaliera, composto da oltre 30 specialisti di 13 differenti Unità Operative e coordinato dall’UOC di Endocrinologia.
«Gli adenomi ipofisari- afferma il prof. Salvatore Cannavò– sono tumori relativamente poco frequenti e generalmente benigni, ma che possono causare complessi problemi di salute conseguenti ad alterazioni ormonali o a danni neurologici e visivi. I pazienti che ne sono affetti necessitano di centri di eccellenza dedicati, capaci di offrire una gestione clinica multidisciplinare».
«Questo percorso- continua Cannavò- che coinvolge anche l’Associazione nazionale italiana dei pazienti con malattie ipofisarie, si è potuto realizzare grazie, soprattutto, alla sinergia tra le unità di Endocrinologia, Neuroradiologia e Neurochirurgia e consentirà il progressivo raggiungimento di obiettivi essenziali volti al miglioramento della formazione specialistica, della ricerca clinica e dell’assistenza sanitaria».
La certificazione di qualità UNI EN ISO 9001:2015 è stata consegnata il 5 dicembre al Commissario Straordinario del Policlinico Universitario, Giuseppe Laganga, al Direttore Sanitario Paolina Reitano ed al Direttore dell’UOC di Endocrinologia, Salvatore Cannavò, durante un incontro a cui sono intervenuti il Rettore dell’Università di Messina, Salvatore Cuzzocrea ed il Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Messina, Giacomo Caudo.
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Società delle Neuroscienze Ospedaliere, eletti i componenti del nuovo Consiglio Direttivo in Sicilia

Società delle Neuroscienze Ospedaliere, eletti i componenti del nuovo Consiglio Direttivo in Sicilia

È stato eletto a Ragusa, nel corso dell’ultimo congresso regionale, il nuovo Consiglio Direttivo della Società delle Neuroscienze Ospedaliere (SNO) della Regione Siciliana.
La SNO è associazione medica di categoria che riunisce operatori sanitari abitualmente impegnati in reparti come neurologia e neurochirurgia, insieme ai radiologi, in particolare ai neuroradiologi, per programmare le necessità regionali relative allo studio e alla terapia dei malati del sistema nervoso a livello ospedaliero ed interagire con le altre categorie mediche,
I componenti del direttivo lavoreranno insieme a tutti i medici che operano nelle realtà delle Neuroscienze in Sicilia.
I componenti del nuovo Consiglio Direttivo sono: Michele Abrignani (neurologo) di Marsala, Emanuele Caggia (neurologo) di Ragusa, Giuseppe Caravaglios (neurologo) di Catania, Salvatore Cicero (neurochirurgo) di Catania, Giuseppe Craparo (neuroradiologo) di Palermo, Maurizio Elia (neurologo) di Troina (EN), Natale Francaviglia (neurochiruro) di Palermo, Giacomo Gurgone (neurologo) di Agrigento, Filippo Lo Presti (neurologo) di Messina, Marco Saetta (neurologo) di Siracusa, Giuseppe M. Vaccaro (neuroradiologo) di Caltanissetta.
Coordinatrice regionale è Marina Rizzo (neurologa) di Palermo. Prossimo appuntamento ufficiale, il congresso regionale che si terrà a Palermo dal 18 al 20 settembre 2019.

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Ulcera peptica, pantoprazolo sicuro quanto il placebo [Gastro]

I pazienti in trattamento con pantoprazolo per sanguinamento gastrointestinale da ulcera peptica hanno la stessa probabilità di andare incontro a decesso e a eventi clinicamente importanti rispetto a pazienti che hanno assunto il placebo. E’ quanto mostrato da uno studio pubblicato sulla rivista The New England Journal of Medicine.

Sassari, morte della bimba affetta da grave disfunzione cardiaca: scagionate tre infermiere

Le indagate avevano tentato il reperimento di un accesso venoso senza sedazione. Per il pm non fu questa la causa del decesso.
“La perdita della piccola Alessia è stata purtroppo l’epilogo della storia naturale di una grave malattia congenita. Una morte ingiusta, perché non è giusto che muoia una bambina di tre mesi. È che le regole della natura non sono regole di giustizia. E solo sull’applicazione di quelle di giustizia è qui possibile agire”. Così il pubblico ministero Paolo Piras nella richiesta di archiviazione relativa all’indagine su tre infermiere delle Cliniche San Pietro di Sassari. Richiesta accolta dal gip.
La Procura ha accertato che le professioniste sanitarie non sono responsabili della morte di Alessia Murgia, bimba di tre mesi affetta da una grave disfunzione cardiaca e deceduta nel giugno 2017 in Neonatologia. Cade dunque l’ipotesi di omicidio colposo per la quale erano state iscritte nel registro degli indagati. Erano state loro, pochi istanti prima del decesso, a tentare il reperimento di un accesso venoso. “Senza sedazione”, secondo l’accusa.
“Non voglio crocifiggere medici e infermieri – aveva puntualizzato Gianluca Murgia, padre della piccola, dopo aver presentato un esposto in Procura –. La mia non è né rabbia e né voglia di vendetta. Siamo distrutti dal dolore e pretendiamo solo che sia fatta chiarezza. È un nostro diritto sapere se tutto è stato svolto in maniera corretta: se davvero la vita di Alessia era segnata, se era destino che morisse, oppure se qualcuno ha sbagliato e quella vita poteva ancora proseguire”.
Nessun errore all’origine della morte, invece. Come si evince dalla richiesta di archiviazione del pm: “La causa del decesso è uno scompenso cardiaco. Una diagnosi che trova giustificazione nella grave cardiopatia congenita dalla quale la piccola era affetta. Si trattava della sindrome del cuore ipoplasico sinistro, caratterizzata da un ventricolo sinistro talmente piccolo che non è in grado di pompare il sangue nell’aorta”.
Per questo motivo Alessia era stata sottoposta a un intervento chirurgico al “Gaslini” di Genova dopo la nascita. “Un intervento di carattere palliativo – scrive Piras –, in Italia ancora praticato ma in altri Stati non più per via di una valutazione sulla beneficialità del paziente ritenuta complessivamente svantaggiosa. La percentuale di complicanze che conducono a morte improvvisa è molto elevata, indipendentemente dalla correttezza dell’intervento”.
L’intervento al “Gaslini” era stato ineccepibile, ma gli accertamenti medico sanitari hanno rilevato “l’ininfluenza causale sulla morte della piccola del tentativo di reperimento dell’accesso venoso per l’assenza in quest’ultimo di sufficiente lesività”. Le infermiere avrebbero dovuto sedarla per evitare rischi? Non secondo Piras: “Un’ipotesi che non ha trovato conferma nelle minuziose indagini compiute. E dalle lettere di dimissioni del ‘Gaslini’ non si trova una tale cautela rivolta ai sanitari che successivamente dovevano prendere in carico la piccola”.
In definitiva: “Quello di Alessia è un dramma umano, sul quale è stata spesa ogni risorsa di indagine per trovare una spiegazione, che si è qui certi di avere dato. E questo anche a sollievo, almeno parziale, di un dolore genitoriale tanto grande quanto compreso a fondo”.
Redazione Nurse Times
Fonte: www.lanuovasardegna.it
 
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Cure palliative e terapia del dolore, Bartolazzi: “Bisogna accelerare l’attuazione della legge”

Il sottosegretario alla Salute ha dettato le linee d’azione del ministero, con particolare riferimento all’ambito pediatrico.
“A fronte della situazione di criticità nell’implementazione della rete di cure palliative e di terapia del dolore pediatriche”, il ministero della Salute ha elaborato alcune proposte per accelerare l’attuazione della legge 15 marzo 2010, n. 38, con particolare riferimento alle cure pediatriche. È quanto assicura il sottosegretario alla Salute, Armando Bartolazzi, durante un’audizione in Commissione Affari sociali alla Camera.
Ecco le linee d’azione proposte dal ministero: “Individuare in Conferenza Stato-Regioni una quota parte definita di risorse da dedicare all’organizzazione e al mantenimento di cure pediatriche e terapia del dolore in ambito domiciliare e residenziale. Stimolare le Regioni affinché lavorino sull’implementazione dei dati pediatrici nei flussi
ministeriali. Sollecitare le Regioni che ancora non hanno recepito la legge 38 a farlo nel minor tempo possibile. Garantire, soprattutto durante il percorso di formazione curriculare delle professioni sanitarie, un’adeguata e competente formazione nell’ambito di cure palliative pediatriche e terapia del dolore, prevedendo anche percorsi abilitativi in ambiti clinici specifici. Attuare campagne di informazione sociale capillari, in modo da fornire conoscenza e strumenti nei confronti del sistema, informazioni sulle possibili soluzioni e sull’offerta assistenziale messa a disposizione dal Servizio sanitario nazionale. Proporre percorsi di formazione sul concetto di ‘salute’ nelle scuole di ogni livello e grado, in modo da iniziare un processo di cambiamento profondo di cultura e di attitudine nei confronti della malattia e delle potenzialità della medicina”.
Redazione Nurse Times
 
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Scopriamo tutti i vantaggi dell’Ossigeno Ozono Terapia

Il nostro corpo necessita non solo di acqua, ma di acqua pulita ricca di ossigeno
Per fare un esempio, è come se nel serbatoio della nostra auto, invece di benzina, ci mettessimo benzina più molte altre “cose”. La macchina durerebbe veramente poco. Se l’acqua non è pura e ossigenata, all’interno delle nostre cellule si producono accumuli tossici che causano molti danni tra cui: depositi e intossicazioni al fegato, calcoli renali e biliari, cataratta, problemi vascolari, cellulite, cefalee, aumento di peso, dismetabolismi intestinali (disbiosi).
Attualmente la FDA (il Ministero della Salute USA) certifica che l’ozono è il miglior agente in grado di distruggere tutti i germi patogeni. Contrariamente al cloro, agli antibiotici e ai vari cloroderivati, l’ozono agisce sui virus e sulle relative spore. Nella sua azione sterilizzante l’ozono attacca direttamente i batteri inducendo sulla massa delle proteine batteriche un processo di ossidazione catalitica.
Circa l’azione virulicida è interessante tenere presente che con un tasso residuo di ozono di 0,6 ppm (parti per milione) e con un tempo di contatto di 2 minuti, la percentuale di inattivazione di virus e batteri presenti nel liquido da disinfettare è totale.
L’ozono, inoltre, ha anche azione antidolorifica e antinfiammatoria.
Il dolore è una condizione che affligge tante persone per periodi più o meno lunghi ed è scatenato da varie cause: infezioni, malattie degenerative, malattie del circolo sanguigno, traumi, tumori. In ognuna di queste condizioni si genera un danno ai tessuti, che determina il rilascio di sostanze che producono infiammazione e stimolano alcune zone dei nervi, chiamate recettori, alla trasmissione di stimoli dolori.
Cosa fa l’ozono in questi casi? L’ozono è in grado di trasformare le sostanze che producono infiammazione (ATP, prostaglandine, inter leukine, serotonina) in modo che non possano più produrre dolore.
Inoltre, favorendo il microcircolo e la nutrizione dei tessuti, attraverso una miglior ossigenazione, aiuta la guarigione. L’ozono agendo contemporaneamente su molte sostanze dolorifiche prodotte dal danno dei tessuti, è migliore di qualsiasi altro farmaco. Infatti, mentre antinfiammatori oppiacei e paracetamolo agiscono su un solo meccanismo, l’ozono blocca simultaneamente molti composti che danno origine al dolore.
Una delle patologie più diffuse tra la popolazione e che è causa di dolore talvolta invalidante è rappresentata dalle ernie discali. Il trattamento delle ernie e delle protrusioni discali è il più efficace e al contempo il meno costoso e non ha solamente una funzione antidolorifica, ma specificatamente curativa, in quanto diminuisce il volume dell’ernia o della protrusione.
L’Ossigeno Ozono Terapia permette di:
“essiccare” l’ernia,
togliere l’infiammazione locale,
decontrarre la muscolatura,
intervenire anche su ernie già operate.
In che modo? Il potere ossidante dell’ozono agisce sui mucopolisaccaridi ricchi di acqua, favorendo la disidratazione del materiale protruso o erniato, con conseguente riduzione del volume dell’ernia.
Ma a cosa è dovuta, nello specifico, l’azione antalgica dell’ozono? La risposta è più semplice di quanto si possa pensare ed è la seguente.
L’ozono riduce la sensibilizzazione delle radici nervose, ha azione diretta sulle fibre simpatiche del nervo sinuvertebrale, ripristina il tono delle pareti vasali del plesso venoso periradicolare con conseguente riduzione dell’edema radicolare e decongestione del forame di coniugazione e, infine, azione reflessoterapica dei trigger-point.
Il trattamento si avvale di un ciclo di Ossigeno Ozono Terapia secondo il protocollo SIOOT (Società Scientifica Ossigeno Ozono Terapia) della durata di 12-15 sedute (2-3 alla settimana, con necessaria regolarità) al quale è opportuno aggiungere un’appropriata attività fisica consigliata specificatamente caso per caso.
Il trattamento della discopatia consiste nell’abbinamento della piccola auto emo infusione con infiltrazioni di ozono a livello locale: vengono prelevati 10 cc di sangue del paziente, miscelati con una concentrazione di ozono stabilita dalla SIOOT, e somministrati per via intramuscolare.
Successivamente, vengono effettuate le infiltrazioni di ozono paravertebrali e sottocutanee. La terapia va abbinata ad applicazioni di “miozon” particolarmente utile nel decontrarre i muscoli e diminuire il dolore. Al termine di ogni seduta è bene somministrare un bicchiere di acqua iperozonizzata per riequilibrare la flora batterica intestinale, migliorando altresì le difese immunitarie.
Mediamente tra la sesta e l’ottava seduta si inizia a riscontrare un miglioramento soggettivo con una netta diminuzione del dolore e una migliorata mobilità. Il trattamento non dà luogo a reazione allergiche, tossiche e dolorose, pertanto il paziente può seguire una vita normale, priva di sforzi particolari durante la cura.
Perché proprio l’ossigeno ozono terapia? L’ossigeno, da cui si produce l’ozono, è economico e permette di risparmiare nell’utilizzo di altri presidi e farmaci, più costosi e non, privi di effetti collaterali. Permette di ridurre i tempi di degenza facilitando la riabilitazione, in quanto riduce il dolore anche durante il trattamento riabilitativo.
In conclusione possiamo dire che l’ossigeno ozono terapia è una metodica efficace e sicura: i risultati, molto favorevoli, sono evidenti sul piano della sintomatologia algica lombare, delle alterazioni posturali secondarie, del tono dell’umore e, cosa più importante per garantire un’assistenza di tipo  olistico, dello stato psicologico.
 
Cinzia Racaniello
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Cancro e celiachia, nuove speranze dalle università di Verona e Padova

Il governatore veneto Luca Zaia: “Orgoglioso dei nostri ricercatori”.
“Ci sono malattie contro le quali non si finisce mai di combattere. Tumori e celiachia sono tra queste e, pur se con caratteristiche molto diverse, condizionano pesantemente la salute e la vita dei malati. È motivo di grande orgoglio che due università venete annuncino nello stesso giorno di aver fatto importanti passi avanti”. Così il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, alla luce delle notizie provenienti dagli Atenei di Padova e Verona in tema di ricerca scientifica nella lotta a tumore e celiachia.
A Padova, un team di ricercatori universitari guidato dal dottor Giorgio Cozza (Dipartimento di Medicina molecolare) ha scoperto una molecola chimica, l’Ivacaftor, in grado di prevenire i problemi intestinali provocati dalla celiachia. Nel frattempo, a Verona, un team universitario coordinato dall’immunologo Vincenzo Bronte, docente del dipartimento di Medicina, identificava una molecola che ostacola l’efficacia delle terapie per la cura dei tumori. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Nature Communications, può aprire nuove frontiere nella lotta al cancro.
“Con queste nuove scoperte – dice Zaia – le Università di Padova e Verona confermano di essere entrambe proiettate nella sanità del terzo millennio e di costituire grandi punti di riferimento per la medicina non solo veneta, ma nazionale e internazionale. A questi bravi ricercatori esprimo il mio personale ringraziamento, ma soprattutto quello dei tanti malati che, ce lo auguriamo tutti, potranno ricevere nuove cure e benefici”.
Redazione Nurse Times
 
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Fials Milano “Ferie Natalizie a rischio. Le aziende sanitarie facciano chiarezza”

Una situazione critica quella denunciata dal Segretario Generale della FIALS Milano Area Metropolitana, Dott. Vincenzo De Martino
Nel comunicato viene denunciata la totale assenza parte delle ASST di una programmazione delle attività sanitarie e fabbisogno di personale in vista delle festività natalizie.
“A tutt’oggi ancora nessuna chiarezza sul tema delle FERIE natalizie per il Personale sanitario. Le aziende non hanno ancora predisposto un piano ferie tanto è la conseguenza del risicato numero di personale che non consente le chiusure/riduzioni natalizie con conseguenze che penalizzano gli operatori sanitari.
Oltre il danno anche la beffa, visto che gli operatori oltre ad avere numerosi giorni di ferie accumulati riferiti all’anno in corso secondo il CCNL dovranno essere smaltite in tempi brevi precisamente entro sei mesi dell’anno successivo.
Se perdura la situazione saremo COSTRETTI A RICORRERE ALL’ISPETTORATO DEL LAVORO. 
Le ferie natalizie sono una problematica anche etica e morale, vista la stragrande mole di lavoratori che torna al SUD per il periodo natalizio, ma anche lavoratori con figli minori, anziani a carico. Insomma tutti vorrebbero poter fruire delle sacrosante ferie natalizie.
Le Aziende devono accelerare sul reclutamento del personale. Le assunzioni devono essere deliberate in maniera celere, per adempiere alle imminenti necessità.
Siamo fortemente critici sull’attuale modello organizzativo/gestionale delle ASST; tutti i giorni riceviamo richieste da parte dei lavoratori su periodi di ferie negati per carenza di personale.
A questa problematica vanno ad aggiungersi i continui accumuli di ore in eccedenza da parte del personale sanitario costretti a saltare continuamente i riposi.
Accumuli di ore che difficilmente le ASST saranno in grado di retribuire.
Per il quadro sopra descritto l’Organizzazione sindacale FIALS qualora si verifichino situazioni a limite o violazioni contrattuali palesi, attiverà tutte le procedure a tutela dei dipendenti rivolgendoci all’ispettorato del lavoro” conclude il Segretario della Fials dott. De Martino nel comunicato.
 
Redazione NurseTimes
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Aou Sassari, la Rsu e i sindacati alla direzione: “Così non va. Pronti allo sciopero”

Proclamato lo stato di agitazione del personale attraverso una nota congiunta.
La Rsu dell’Aou di Sassari e le segreterie territoriali dei sindacati Nursing Up, Nursind, Fials , Fsi e Confederali hanno inviato alla direzione dell’Azienda ospedaliera una nota con cui dichiarano lo stato di agitazione di tutto il personale, propedeutico a un eventuale sciopero in caso di mancanza di risposte. Le ragioni della decisione stanno nella mancanza di un confronto costruttivo tra le parti su diverse tematiche. Di seguito il testo completo.
“Si comunica a codesta spett.le Direzione che il giorno 28 novembre u.s. si è riunita l’assemblea dei delegati Rsu, alla quale hanno anche partecipato i segretari delle OO.SS.
L’assemblea Rsu, congiuntamente alle segreterie territoriali, comunica la proclamazione dello stato di agitazione del personale. Tale decisione, seppur sofferta, si dimostra inevitabile a causa del totale immobilismo aziendale in tema di corrette relazioni sindacali. In primis ci preme sottolineare il rammarico per le continue richieste di incontro, puntualmente disattese. È comunque innegabile che, dopo un incoraggiante inizio, il confronto tra le parti sulle tematiche più importanti si sia arenato.
Parliamo di insolvenze legate alle produttività pregresse, del mancato riconoscimento delle progressioni economiche a tutti i transitati Asl (promesse e mai riconosciute), della mancata delibera di nuove progressioni economiche, della mancata attuazione del programma di stabilizzazione dei precari storici e, non ultima, della mancata erogazione del saldo buoni pasto del 2017.
Si potrebbero aggiungere ancora insolvenze su temi minori, ma non meno importanti, ad esempio indennità sub-intensiva, ma ciò che preoccupa i lavoratori (e le parti sindacali) sono soprattutto le scadenze temporali imminenti e l’incerto futuro legato anche a prossime tornate elettorali, che potrebbero ulteriormente allontanare il raggiungimento degli obiettivi legittimamente rivendicati dai dipendenti.
Per quanto sopra, quale ultimo atto di buona volontà, chiediamo che questa Direzione ci invii una convocazione con una data precisa entro e non oltre il 3 dicembre p.v. In caso contrario, si comunica fin da ora la convocazione dell’assemblea di lavoratrici e lavoratori per lunedì 10 dicembre p.v., dalle ore 11 alle ore 13:30. In detta occasione non escluderemo iniziative di mobilitazione immediate per manifestare anche pubblicamente l’inaccettabile situazione del blocco della contrattazione”.
Redazione Nurse Times
 
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NeXT. Tesi “Il metodo SBAR: come favorire la qualità del Nursing”

Grande successo per il progetto editoriale denominato NExT (Nurse EXperimental Thesis) targato Nurse Times
Giunge al nostro indirizzo mail redazione@nursetimes.org il lavoro di tesi del dott. Ciro Pozzuoli dal titolo “Il metodo SBAR: come favorire la qualità del Nursing”à”, laureatosi presso l’Università degli Studi della Campania, nell’a.a. 2017 – 2018.
 
…di Ciro Pozzuoli
ABSTRACT
Il trasferimento di informazioni tra professionisti in ambito sanitario è condizione essenziale per garantire la continuità delle cure e la sicurezza del paziente. Se lo scambio di informazioni è approssimativo, lacunoso o inefficace il rischio di eventi avversi aumenta in modo esponenziale. In tutte le realtà assistenziali complesse, grande importanza viene data al miglioramento della comunicazione tra professionisti sia nei momenti di passaggio delle informazioni a fine turno, sia nelle comunicazioni in caso di emergenza o rapido deterioramento delle condizioni cliniche. Tuttavia i metodi utilizzati, nella maggior parte dei casi, sono soggettivi e non sempre garantiscono la trasmissione di tutte le informazioni importanti per compiere scelte assistenziali rapide e sicure. Ogni professionista della salute ha l’obbligo normativo e deontologico di documentare il proprio operato.
Documentare: rende esplicito l’agito, garantisce continuità del percorso di cura,  garantisce coerenza delle attività, consente una valutazione degli outcome del paziente. Inoltre, documentare ha valore legale.
L’utilizzo del metodo SBAR migliora la comunicazione intra ed interprofessionale (Randmaa et al 2014, DeMeester et al 2013). Gli infermieri ad esempio usano frequentemente narrazioni descrittive per comunicare le informazioni sul paziente mentre i medici più spesso comunicano mediante titoli ponendo maggiore attenzione alle azioni. Questo metodo può aiutare a colmare le differenze di approccio tra diversi professionisti, facilitare la comunicazione e renderla più soddisfacente per entrambi.
La metodologia SBAR può essere utilizzata in tutti gli ambiti clinici, soprattutto è di particolare efficacia, in situazioni di reale o potenziale emergenza. La caratteristica di questo metodo, oltre alla sua versatilità e semplicità è quella di contribuire alla formazione di un modello mentale condiviso tra gli operatori che favorisca la comunicazione efficace e garantisca la sicurezza del paziente. La letteratura è concorde nel considerare la tecnica SBAR lo strumento più efficace da utilizzare in tutte le situazioni in cui vi sia un passaggio di presa incarico dell’assistito. Alcuni recenti studi in area critica, hanno dimostrato che l’utilizzo della SBAR favorisce lo sviluppo di schemi mentali, e velocizza il passaggio di informazioni tra operatori, migliora la qualità delle informazioni scambiate, riduce la durata dei punti di transizione senza compromettere la sicurezza e l’impatto emotivo della comunicazione orale.
Questi i presupposti da cui parte questo lavoro di tesi: nel primo capitolo verrà trattato un iter sulla comunicazione, per quanto concerne gli aspetti generali che la compongono, i vari tipi di comunicazione  e le derivanti teorie comunicative, ponendo un  breve accento sul concetto di “empatia”. Nel secondo capitolo si avrà la collocazione del suddetto concetto in ambito sanitario ed, in particolar modo, l’efficienza negli ambienti di lavoro e nei sistemi organizzativi. Il terzo capitolo tratterà, in un ambito prettamente infermieristico, la metodologia comunicativa: la consegna e l’organizzazione delle informazioni. Il quarto, capitolo conclusivo, illustrerà il metodo SBAR, andandone ad evidenziare vantaggi e svantaggi, attraverso l’utilizzo del medesimo, arricchito da esempi pratici.
 
Allegato
Tesi “Il metodo SBAR: come favorire la qualità del Nursing”
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Il ruolo degli infermieri durante il percorso di assistenza nel fine vita

Se ne è parlato nel corso di un incontro ospitato dallo stand di Opi Firenze-Pistoia al Forum Risk Management in Sanità.
Affrontare un tema complesso come quello del fine vita e inquadrare il ruolo degli infermieri nel percorso di assistenza ai malati terminali. È questo uno dei temi affrontati dagli Opi della Toscana nella seconda giornata del Forum Risk Management in Sanità, che si è tenuto alla Fortezza da Basso di Firenze.
L’incontro, intitolato La figura infermieristica e il processo di assistenza nel fine vita, si è svolto negli spazi dello stand dell’Ordine delle professioni infermieristiche interprovinciale Firenze-Pistoia e ha visto passarsi la parola Giulia Arnecchi e Sara Cocchi dello Studio Auxilium, realtà di Borgo San Lorenzo (Fi) nata nel 1995, che oggi riunisce 150 professionisti e infermieri associati e si occupa anche di assistenza domiciliare e cure palliative.
«È importante inquadrare le figura del malato terminale, per conoscerlo e per affrontare nel miglior modo possibile il percorso che queste persone possono intraprendere con le cure palliative – hanno spiegato le due infermiere –. Il ruolo dell’infermiere è attivo nelle cure palliative, e quindi è fondamentale che sia informato su quali sono e su dove possono essere individuate».
Durante l’incontro è stata citata l’esperienza vissuta in una Rsa dove lo Studio Auxilium, attraverso un percorso fotografico, ha raccontato la storia di una persona che è stata accolta e assistita negli ultimi due anni di vita. È stato affrontato anche il tema, fortemente attuale, del dibattito sulla decisione di sospendere le cure in base alle Disposizioni anticipate di trattamento (Dat).
Arnecchi e Cocchi hanno inoltre spiegato: «Cosa vuol dire assistere un malato nel fine vita? Vuol dire affrontare varie fasi di cronicità e criticità, ed effettuare una presa in carico totale della persona e della famiglia per cercare di garantire una qualità di vita dignitosa. È importante programmare vari eventi, portando il malato fuori o permettendogli di passare il Natale a casa, per esempio. Perché, oltre agli aspetti clinici, serve ricreare il più possibile la quotidianità, mantenere l’autonomia anche nelle piccole cose, come nel radersi o nella vestizione. Senza trascurare i momenti di intimità coniugale: in Rsa come in Hospice, serve un ambiente dedicato al conforto ambientale e spirituale, un ambiente familiare. È importante pianificare i bisogni del fine vita dell’assistito, tendendo sempre al raggiungimento di una migliore qualità di vita rispettando le scelte della persona. Ciò è possibile portando in primo piano il tempo dedicato alla relazione, all’ascolto terapeutico, e rallentando progressivamente il tempo dedicato alla pratica clinica».
Redazione Nurse Times
 
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Totti visita i bimbi ricoverati al Bambin Gesù:”Vi aiuterò a costruire il nuovo ospedale”

L’ex capitano giallorosso Francesco Totti si è recato a sorpresa presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma per fare visita ai bambini ricoverati presso i reparti di Cardiologia, Anestesia e Rianimazione Cardiochirurgica.
 
Si è poi intrattenuto anche con le persone presenti in ludoteca per far visita infine al reparto di Medicina dello Sport.
 
“Mi ha fatto piacere stare qua oggi e passare un po’ di tempo con i bambini, con i genitori, gli infermieri e i medici. So che il prossimo anno il vostro ospedale compirà 150 anni di storia – ha detto – e so che avete grandi progetti per il futuro, in particolare l’ampliamento della sede di Palidoro e una nuova sede a Villa Pamphilj.
 
Mi piacerebbe far parte di questa storia e mi sento di sostenere e contribuire alla realizzazione del nuovo Ospedale e continuare ad aiutare i bambini di Roma e di tutto il mondo che vengono a curarsi da voi”.
 
Totti ha poi incontrato la presidente dell’Ospedale, Mariella Enoc, e il direttore generale, Ruggero Parrotto. La presidente del Bambino Gesù ha ringraziato di cuore Francesco Totti,
“Sei un riferimento per tanti bambini e ragazzi. I nostri pazienti e le loro famiglie ti vogliono bene. Mi auguro che il tuo gesto possa essere di esempio e che la Comunità del Bambino Gesù possa contare sull’aiuto di persone speciali come te”.

Simone Gussoni
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Lombardia, Mammì: “Bene l’avvio di un tavolo sull’infermiere di famiglia”

Il consigliere del M5S: “Efficaci le nostre sollecitazioni al Consiglio regionale”.
“Siamo molto soddisfatti per l’avvio di un gruppo di lavoro sull’infermiere di famiglia. Sul tema avevamo proposto una modifica alla legge regionale 23, che però non è stata recepita dall’Aula, e depositato una proposta di legge che sarà canalizzata formalmente nei lavori di commissione. Le nostre sollecitazioni al Consiglio regionale, evidentemente, sono andate a buon fine”. Così Gregorio Mammì, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle della Lombardia, a margine della Commissione Sanità del 5 dicembre.
“L’avvio di un gruppo di lavoro – prosegue – fa ben sperare per la rapida istituzionalizzazione di una figura innovativa, che può ampliare e rendere più efficace e capillare l’offerta di servizi socio-sanitari in Lombardia. L’infermiere di famiglia farà medicazioni, trattamenti, esami o assistenza, direttamente a casa del malato. I trattamenti domiciliari contribuiscono enormemente ad alleviare l’esperienza della malattia”.
Redazione Nurse Times
 
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Asp di Agrigento, il direttore sanitario nominato nuovo manager provvisorio

Passaggio delle consegne al vertice dell’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento fra il commissario uscente, Gervasio Venuti (a destra nella foto), ed il direttore sanitario, Silvio Lo Bosco (a sinistra).
Su disposizione dell’Assessorato regionale alla Salute, nelle more dell’imminente definizione del procedimento di nomina del nuovo manager Giorgio Santonocito, viene affidato dunque all’esperienza del professor Lo Bosco il compito di guidare le sanità agrigentina nel prossimo periodo.
Il provvedimento assessoriale, redatto nell’intento di garantire la continuità dell’azione amministrativa dell’Asp di Agrigento, stabilisce che le funzioni di direttore generale dell’Azienda verranno svolte, ipso iure, da Lo Bosco con effetto immediato.
Al termine delle operazioni di rito il neo-direttore ha formalmente assunto il nuovo mandato in sostituzione di Venuti che ha retto l’Asp dal mese di agosto 2017 e che, come noto, andrà a gestire la “Girgenti Acque” s.p.a.
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«Carenza di personale e graduatorie bloccate»: Arnas Civico, sindacati sul piede di guerra

PALERMO. «All’Arnas Civico si registrano carenza di personale, turnazioni impossibili, pagamenti arretrati da mesi, graduatorie bloccate, eppure l’unica cosa a cui pensa l’azienda è prorogare incarichi dirigenziali, alcuni in scadenza a gennaio».
È l’accusa lanciata dai rappresentanti sindacali aziendali Giuseppe Pizzo della Uil Fpl, Vincenzo Augello del Nursind, Mario Di Salvo della Fials-Confsal e Giuseppe La Barbera del Nursing Up.
Le sigle hanno proclamato lo stato di agitazione del personale e hanno convocato un’assemblea per martedì prossimo 11 dicembre, nei locali dell’aula multimediale dell’Arnas Civico, secondo piano del padiglione amministrazione.
A sostegno dell’iniziativa si sono schierati Aurelio Guerriero, segretario territoriale del Nursind, e Biagio Paradiso e Pippo Piastra, coordinatore regionale degli infermieri della Uil Fpl.
I sindacati spiegano che “sembra strano che proprio nel momento in cui l’Arnas Civico ha adottato solo atti di ordinaria amministrazione riducendo al minimo la sua attività gestionale, si siano volute bypassare totalmente le problematiche del personale, adottando provvedimenti relativi all’affidamento di incarichi dirigenziali. E, cosa ancora più sospetta, proprio nei giorni immediatamente precedenti all’insediamento dei nuovi direttori generali».
Inoltre i sindacati ricordano che «anche la politica, qualche giorno fa si era espressa in merito alla vigilanza sulla legittimità dei atti posti in essere nell’ultimo trimestre, soprattutto nelle ultime settimane di regime commissariale”.
E sottolineano che «ancora oggi non si hanno notizie del rinnovo di tutti i contratti del comparto in scadenza, molti dei quali continuano ad essere pagati fra l’altro con notevole ritardo. Nulla è stato fatto per affrontare la grave carenza di personale in tutte le unità operative. Alcune di esse rischiano la chiusura, altre, appena aperte, non possono garantire la turnazione. La situazione è particolarmente grave al polo oncologico, ortopedia, ginecologia, cardiologia pediatrica e IV pediatria».
«Problemi si registrano anche a radiologia nella turnazione dei tecnici. Ritardi poi per i lavoratori che svolgono attività intramoenia, che non percepiscono quanto dovuto da oltre sei mesi. E ancora, per quanto riguarda la vertenza relativa al parcheggio dipendenti, da mesi si aspettano risposte esaustive».
«Nulla ancora per quanto riguarda lo scorrimento della graduatoria per la posizione economica orizzontale- proseguono i sindacati-  per il quale, più volte si è richiesta l’applicazione dell’istituto della continuità amministrativa».
«Auspichiamo che l’insediamento del nuovo management aziendale avvenga il più presto possibile- concludono le sigle- in maniera da far ripartire la nostra azienda che forse qualcuno ha dimenticato essere di rilievo nazionale».

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Tumore al seno, tamoxifene efficace anche a basse dosi e con effetti collaterali ridotti. Studio italiano presentato al SABCS [oncologia-ematologia]

Porterà un cambiamento significativo nella vita di migliaia di donne operate di tumore al seno in stadio iniziale: è l’approccio a basse dosi di tamoxifene, studiato da un gruppo di ricercatori italiani distribuiti lungo tutta la penisola e guidati da Andrea De Censi, direttore della S.C. Oncologia medica dell’E.O. Ospedali Galliera di Genova. I risultati sono presentati al San Antonio Breast Cancer Symposium in Texas, il più importante congresso internazionale sul carcinoma alla mammella.

Tabelle farmaci di classe A e H al 09/08/2018

Al fine di consentire la prescrizione per principio attivo disposta
dall’articolo 15, comma 11-bis, del decreto legge 6 luglio 2012 n.95,
convertito con modificazioni dalla Legge 7 agosto 2012 n. 135, l’Agenzia
Italiana del Farmaco rende disponibili per tutti gli Operatori
sanitari, le tabelle contenenti l’elenco dei farmaci di fascia A,
dispensati dal Servizio sanitario Nazionale, ordinati rispettivamente
per principio attivo e per nome commerciale.

Puglia, la strana telefonata tra “suora” e disoccupato: posto di lavoro in vendita?

La donna chiede 2.500 euro per “sistemare” l’interlocutore. E pare che non sia la prima volta.
È destinato a suscitare scalpore il contenuto della telefonata tra una “suora” – così viene chiamata durante la conversazione – e un disoccupato barese in cerca di lavoro. Il relativo audio, pubblicato online dal Quotidiano Italiano – Edizione di Bari, rivela il tentativo della donna di “vendere” all’uomo un impiego alla Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, dove sarebbe certa l’assunzione al Cup, oppure all’ospedale di Taranto (Martina), dove si tratterebbe invece di fare le pulizie.
Somma da sborsare per ottenere il posto: 2.500 euro, con lo sconto. “Ti sto facendo un favore grande grande – dice la ‘suora’ –, perché gli altri hanno dato 4.000 euro. Anzi, se qualcuno ti chiede, devi dire che hai dato 4.000”. Il contratto si concretizzerà entro fine novembre e il 10 dicembre si comincerà a lavorare. Nel corso della comunicazione la donna fa riferimento anche all’azienda appaltatrice dei servizi (“che è di Milano”) e a una persona (“il presidente”), ma i relativi nomi sono stati “bippati” nella registrazione.
L’interlocutore sembra titubante nel fissare un appuntamento per la consegna del denaro e chiede di poter pagare “a tranche”, poiché impossibilitato a procurarsi l’intera somma in poche ore. Ben più determinata nel chiudere l’affare appare invece la donna, desiderosa di intascare il contante quanto prima: “Fammi sapere come dobbiamo muoverci. Se devo venire io, se ci vediamo a metà strada: a Molfetta, a Santo Spirito…”. Si dice persino pronta ad anticipare 1.000 euro “perché ho preso la pensione oggi”.
Difficile capire se la “suora” millanti la possibilità di vendere il lavoro, se ci sia qualcun altro che smezzi la presunta mazzetta o se i vertici aziendali conoscano questa storia. Il riferimento ad altre persone “sistemate” e a un altro ragazzo da “inserire” lascia però pensare che la vendita dei posti di lavoro rappresenti una consuetudine.
Per ascoltare l’audio della telefonata clicca QUI.
Redazione Nurse Times
Fonte: il Quotidiano di Bari
 
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NeXT. Tesi “Analisi dell’efficienza dello shock index (S.I.) in pronto soccorso nell’identificare pazienti a rischio con codice a bassa priorità”

NeXT. Tesi “Analisi dell’efficienza dello shock index (S.I.) in pronto soccorso nell’identificare pazienti a rischio con codice a bassa priorità”

Grande successo per il progetto editoriale denominato NExT (Nurse EXperimental Thesis) targato Nurse Times
Giunge al nostro indirizzo mail redazione@nursetimes.org il lavoro di tesi del dott. OCCHIPINTI Mattia dal titolo “Analisi dell’efficienza dello shock index (S.I.) in pronto soccorso nell’identificare pazienti a rischio con codice a bassa priorità”, laureatosi presso l’Università degli Studi di Torino, nell’a.a. 2017 – 2018.
…di OCCHIPINTI Mattia
 
ABSTRACT
INTRODUZIONE: Una delle problematiche che affligge il processo di triage in Pronto Soccorso (PS) riguarda il rischio di sottostima dei pazienti, in particolar modo quando ci si trova difronte a quadri sintomatologici sfumati e di non chiara interpretazione. L’assegnazione del corretto codice di priorità diventa quindi difficile per la concomitanza di diversi fattori quali il sovraffollamento, il poco tempo a disposizione per la valutazione, e la presenza di pochi strumenti operativi quali l’esame clinico, i parametri vitali e la breve indagine anamnestica. L’opinione degli esperti ha individuato nei pazienti a cui è assegnato un codice di priorità verde la tipologia di pazienti più a rischio, in quanto in una percentuale di questi pazienti con il passare del tempo si verifica un peggioramento delle condizioni cliniche e la necessità di un più rapido accesso alle cure, a dispetto del codice di priorità che era stato loro assegnato. Questo ci ha spinto a cercare di identificare uno strumento dalla facile applicabilità e dalla rapida valutazione, che venga a supporto dell’infermiere di triage e che permetta di discernere meglio i pazienti con codice a bassa priorità a basso rischio, da quelli che richiedono un accesso alle cure più tempestivo. Lo strumento identificato è lo Shock Index (S.I.), cioè il rapporto tra la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa sistolica. Esso è considerato normale se compreso tra 0.5-0.7.
OBIETTIVO: L’obiettivo primario dell’elaborato è quello di analizzare l’utilità dello S.I. nell’identificare tra i pazienti a cui è stato assegnato un codice di priorità verde quelli più a rischio di evolutività, e che quindi necessitano di un accesso più tempestivo alle cure.
MATERIALI E METODI: È stato svolto uno studio retrospettivo caso-controllo che ha coinvolto una popolazione di 5369 pazienti che ha avuto accesso presso il PS di Cuneo nell’anno 2016 a cui è stato assegnato un codice di priorità verde, e che rispondeva ai criteri di inclusione definiti. Lo S.I. è stato applicato alla popolazione coinvolta ed in base al valore ottenuto è stato valutato l’outcome del paziente, nonché il reparto di ricovero o l’exitus. I pazienti con valori di S.I. compreso tra 0.5 e 0.7 sono stati considerati non esposti, invece coloro con valori non compresi tra 0.5 e 0.7 sono stati considerati esposti
RISULTATI: Dallo studio svolto è emerso che i pazienti con codice verde ricoverati esposti hanno il 32% di probabilità in meno rispetto ai non esposti di presentare un outcome negativo (reparto di ricovero ad alta criticità o exitus). Un ulteriore dato emerso dallo studio riguarda tutti i pazienti con codice verde (ricoverati e non ricoverati), in quanto tra questi, gli esposti hanno il 29% di probabilità in più rispetto ai non esposti di essere ricoverati in qualunque reparto di degenza.
DISCUSSIONE: Diversamente da quanto evidenziato in diverse condizioni cliniche, l’applicazione dello S.I. non si è dimostrata efficiente nell’identificare i pazienti a più alto rischio tra la popolazione con codice a bassa priorità. Tuttavia lo S.I. è riuscito ad identificare i pazienti a maggior rischio di ricovero, quindi affetti da condizioni cliniche più complesse che richiedevano il ricovero. Ciò nonostante questo studio conferma come il rischio di sottostima dei pazienti al triage sia una criticità clinicamente e percentualmente rilevante che necessita di ulteriori ricerche ed approfondimenti per individuare strumenti decisionali più efficienti.
 
INTRODUZIONE
L’attività di triage ospedaliero, nata per individuare le priorità di accesso alla visita degli utenti che accedono in Pronto Soccorso, comporta la necessità di attesa per i soggetti a cui è attribuito un codice di bassa priorità. L’assegnazione di un codice colore errato, legato alla sottovalutazione di sintomi, alterazioni cliniche sfumate o non individuate, comporta un prolungamento delle attese degli utenti e il possibile verificarsi di eventi avversi che hanno anche una rilevante eco mediatica. Appare quindi evidente come l’infermiere di triage non riesca sempre ad assegnare il codice colore appropriato a causa di diversi fattori quali situazioni di sovraffollamento, quadri sindromici molto simili fra loro, poco tempo a disposizione e pochi strumenti come il solo esame clinico e dei parametri per la valutazione dei pazienti. Questo pone l’infermiere di triage ed il paziente in una situazione di potenziale pericolo a causa di una possibile sottostima del paziente stesso. Il consiglio degli esperti (successivamente confermato dai dati) ha accertato la presenza di questo problema anche presso il Dipartimento d’Emergenza e Accettazione dell’ A.S.O. S. Croce Carle di Cuneo, mettendo in risalto come in una percentuale di pazienti a cui viene assegnato il codice di priorità verde, con il passare del tempo di attesa si verifica una variazione  delle condizioni cliniche e dei parametri che determina la necessità di una tipologia di “cure” più tempestiva a dispetto del codice di priorità che era stato loro assegnato.
Sulla base di questo si è andati ad identificare uno strumento dalla facile applicabilità e dalla rapida valutazione che permetta di discernere meglio i pazienti con codice a bassa priorità (codice verde) da quelli che richiedono un accesso alle cure più rapido (codice giallo). La ricerca della ha evidenziato uno strumento che meglio si adatta a questi criteri di oggettività, semplicità di rilevazione e utilizzo. Lo strumento individuato è lo score clinico, e tra i tanti è stato reperito uno strumento che risponde ai criteri richiesti e che si è rivelato utile nell’identificare precocemente (al triage) l’evoluzione negativa di determinate condizioni patologiche: lo Shock Index (S.I.). Esso è uno score clinico molto semplice, definito come il rapporto tra la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa sistolica, che permette di ottenere un valore, ritenuto normale se compreso tra lo 0.5 e lo 0.7.
OBIETTIVO
L’obiettivo di questo elaborato è quello di analizzare l’efficienza dell’applicazione dello S.I. al triage nell’identificare coloro che presentano un outcome negativo (morte/ricovero in reparti ad elevata criticità) tra i pazienti con codice a bassa priorità (codice verde). L’outcome, positivo o negativo, è stato definito in base alla tipologia del primo reparto di ricovero (o eventuale exitus del paziente). E’stato individuato un obiettivo secondario che ha come scopo quello di analizzare l’efficienza dell’applicazione dello S.I. al triage nell’identificare tra i pazienti con codice a bassa priorità coloro che necessitano di ricovero, quindi affetti da condizioni cliniche più complesse.
SHOCK INDEX
Lo shock index (S.I.) è definito come il rapporto tra la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa sistolica, ciò permette di ottenere un valore, ritenuto normale per un adulto se compreso tra la 0.5 e 0.7. 18 È un indicatore sensibile di disfunzione del ventricolo sinistro ed aumenta in seguito ad una riduzione della gittata sistolica. Inoltre lo Shock Index è un indicatore di shock occulto più sensibile del semplice rilevamento della pressione arteriosa e frequenza cardiaca, soprattutto nel trauma e nell’emorragia gastrica. Potrebbe essere utilizzato in emergenza per identificare i pazienti che necessitano di un più alto livello di cure, nonostante la presenza di parametri vitali apparentemente non troppo anormali. 17A conferma di quanto detto uno studio dimostra l’utilità di uno S.I. >0.9 nell’identificare i pazienti del dipartimento d’emergenza e accettazione che richiedevano il ricovero e/o il ricovero in terapia intensiva, nonostante la presenza di parametri vitali apparentemente non troppo anormali.25 Lo Shock index nei dipartimenti di emergenza si è dimostrato efficace nel riconoscimento precoce di condizioni tempo dipendenti come la sepsi, difatti è comparabile ai criteri SIRS (Figura 5) nel rappresentare un valore predittivo negativo per la sepsi. Rispetto ai parametri vitali, e ai criteri SIRS, lo S.I. si è dimostrato più sensibile come test di screening per l’iperlattatemia (lattato sierico >4mmol/l) e la mortalità entro 28 giorni. Inoltre valori di S.I. >1 si sono rivelati più specifici rispetto a parametri vitali e criteri SIRS per entrambi gli outcome (iperlattatemia e mortalità nei 28 giorni). 18 È stato evidenziato come valori di Shock Index >0.9 indicano una maggiore probabilità di ricovero in terapia intensiva, del passaggio in sala operatoria o di morte. 19L’utilità dello Shock Index nel Pronto Soccorso è stata ulteriormente confermata per quanto riguarda la sua capacità di rappresentare un indicatore clinico di shock ipovolemico, di trasfusione e della mortalità, difatti nello studio preso in considerazione all’aumentare del valore di S.I. corrisponde anche una mortalità maggiore e un aumentato numero di unità trasfuse, quindi aumenta anche la necessità di trasfusioni20.  Lo studio “Using Shock Index to Evaluate Patients for Transfer to a Higher Level of Care” 24 fornisce un’interessante panoramica (Figura 6) su quella che è buona parte della letteratura presente sullo Shock Index con i relativi risultati, livelli di prova e forza delle raccomandazioni. Dopo aver constatato l’utilità dello strumento per determinate condizioni cliniche, si è deciso di applicarlo alla causa della tesi.

MATERIALI E METODI
Materiali
Per lo svolgimento dell’analisi dei dati sono stati utilizzati i dati raccolti nell’anno 2016 presso la struttura del Pronto Soccorso dell’A.S.O. S. Croce Carle riferiti ai codici verdi che rispondevano ai criteri di inclusione ed esclusione definiti. È stato identificato uno strumento che rispondesse alle caratteristiche definite quali la facile applicabilità, la rapidità di valutazione al triage, e la presenza di studi che mostrassero l’utilità di questo strumento in Pronto Soccorso per determinate condizioni cliniche. Lo strumento da noi identificato è lo Shock Index (S.I.), quindi il rapporto tra la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa sistolica che permette di ottenere un valore, ritenuto normale se compreso tra 0.5 e 0.7.
Disegno dello studio
È stata realizzato uno studio osservazionale  retrospettivo caso controllo che ha coinvolto 5369 pazienti che hanno avuto accesso presso il PS di Cuneo nell’anno 2016 a cui è stato assegnato un codice di priorità verde e che rispondevano a determinati criteri di inclusione.
Ricerca bibliografica
Per identificare uno strumento che rispondesse ai criteri definiti, è stata svolta una ricerca bibliografica attraverso la banca dati MedLine. È stata eseguita una ricerca per termini “MeSH” con operatore booleano “and”, quindi sono stati inseriti dei filtri riguardanti la specie umana e l’età adulta (superiore a 19 anni). Nella ricerca iniziale sono stati utilizzati i seguenti termini MeSH:
“Triage”
“Blood Pressure”
“Heart rate”
Da questa prima ricerca sono stati ottenuti 26 risultati e tra questi ne sono stati identificati due che risultavano idonei rispetto ai criteri predefiniti per lo strumento. I risultati identificati sono:
Utility of the shock index in predicting mortality in traumatically injured patients.
Identifying risk for massive transfusion in the relatively normotensive patient: utility of the prehospital shock index.
Da qui la ricerca si è concentrata sempre più sullo Shock Index in quanto si tratta di uno strumento che rispondeva ai criteri precedentemente definiti, quindi è stata eseguita un’ulteriore ricerca, allo scopo di individuare ulteriori studi che confermassero l’utilità di questo strumento per determinate condizioni cliniche. La ricerca successiva è stata eseguita su www.tripdatabase.com, un motore di ricerca clinico progettato per consentire agli utenti di trovare rapidamente e facilmente prove di ricerca di alta qualità a supporto della pratica clinica. Le parole chiave utilizzate sono state:
“Shock index”
“Triage”
La ricerca ha permesso di ottenere 21 risultati e tra questi sono stati presi in considerazione i seguenti:
Shock index and early recognition of sepsis in the emergency department: pilot study.
Use of the reverse shock index for identifying high-risk patients in a five-level triage system.
Successivamente è stata svolta un’ultima ricerca tramite la Banca Dati CINAHL per termini MeSH con operatore booleano “and”. I termini MeSH utilizzati sono stati i seguenti:
“Triage”
“Shock index”
“Blood pressure”
“Heart rate”
La ricerca ha permesso di ottenere 25 risultati e tra questi sono stati presi in considerazione i seguenti:
UsingShock Index to Evaluate Patients for Transfer to a Higher Level of Care.
Identifying risk for massive transfusion in the relatively normotensive patient: utility of the prehospitalshock index.
Criteri di inclusione e criteri di esclusione
Il campione preso in considerazione riguarda i pazienti che nell’anno 2016 si sono recati presso il Pronto Soccorso dell’A.S.O. S. Croce Carle a cui è stato assegnato il codice di priorità verde. Nello studio non sono stati inclusi tutti i pazienti con codice verde, bensì solamente coloro che rispondevano ai criteri di inclusione definiti, che riguardavano il problema/sintomo prioritario per la quale le persone si sono presentate in Pronto Soccorso. I problemi/sintomi prioritari che rappresentano i criteri di inclusione sono i seguenti: segni neurologici, febbre, dispnea, dolore addominale, emorragia gastroenterica. Sono stati definiti questi criteri di inclusione in quanto rappresentano dei sintomi di presentazione che possono nascondere patologie potenzialmente gravi ed evolutive.
Outcome negativo e Outcome positivo
Per outcome viene inteso il primo reparto di ricovero (o eventuale exitus in Pronto Soccorso) alla dimissione       dal Pronto Soccorso e sulla base di questo sono stati identificati due tipologie di outcome: positivo e negativo. Per outcome negativo si intende il ricovero presso reparti di degenza che gestiscono pazienti ad elevata criticità e tra questi sono stati individuati i seguenti:
Medicina d’Urgenza
Unità Terapia Intensiva Cardiologica (U.T.I.C.)
Rianimazione
Cardiochirurgia
Anestesia e Terapia Intensiva Cardiovascolare (T.I.C.)
Neurochirurgia
Tra gli outcome negativi, in aggiunta alle strutture di degenza sopracitate, è stata aggiunta anche l’eventuale morte (exitus) del paziente in Pronto Soccorso. Invece come outcome postivi sono stati considerati tutte le altre strutture di degenza dell’A.S.O. S. Croce Carle dove i pazienti possono essere ricoverati alla dimissione dal Pronto Soccorso.
5.2.6 Esposti e Non Esposti al fattore di rischio
In riferimento all’esposizione o meno al fattore di rischio, sono stati considerati esposti al fattore di rischio coloro che presentavano un valore di Shock Index alterato, quindi minore di 0.5 o superiore a 0.7. Invece coloro che presentavano un valore di Shock Index normale, tra 0.5 e 0.7 sono stati considerati non esposti al fattore di rischio.
Elaborazione dati
Per l’elaborazione dei dati è stato usato un software utilizzato per la raccolta, la gestione, l’analisi, la visualizzazione e il reporting dei dati per i professionisti della salute pubblica: Epi Info versione 7.2.2.6, 02/02/2018. Si tratta di un software statistico di pubblico dominio creato dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta e diffuso dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) attivamente in tutto il mondo per mettere a disposizione pratiche e tecniche dell’epidemiologia. Con l’ausilio del software sopracitato è stata elaborata una tabella 2×2 (Figura 11) contenente i dati riferiti al numero di pazienti presentanti e non l’evento (outcome negativo e positivo) in relazione all’esposizione (Shock Index minore di 0.5 e Shock Index maggiore di 0.7) ed alla non esposizione (Shock Index compreso tra 0.5 e 0.7) al fattore in di rischio (Shock Index). Il software sopracitato ha permesso di calcolare i valori di sensibilità, specificità, Odds ratio, intervallo di confidenza al 95% e p value. I dati sono stati raccolti mediante il software Microsoft Excel.
Criticità legate all’analisi dei dati
La principale criticità riscontrata è legata a quelli che sono stati degli errori di trascrizione da parte dell’infermiere di triage per quanto riguarda i parametri vitali del paziente che ha avuto accesso al Pronto Soccorso. Gli errori di trascrizione comprendono:
parametri vitali mancanti totalmente o in parte
parametri vitali scritti in modo palesemente errato (es. pressione arteriosa sistolica 1180)
Questi errori hanno fatto sì che si riducesse il numero dei pazienti preso in esame, in quanto dove erano presenti gli errori non è stato possibile calcolare lo Shock Index relativo.
RISULTATI
Shock Index applicato ai pazienti con codice verde (ricoverati e non)
Inizialmente lo S.I. è stato applicato a tutti i pazienti cui è stato assegnato il codice verde, indipendentemente dal fatto che siano stati ricoverati o meno. Il numero totale di pazienti nell’anno 2016 (che rispondevano ai criteri di inclusione) cui è stato assegnato un codice verde al triage era di 6431, che si è poi ridotto a 5369, in quanto non è stato possibile applicare a tutti lo S.I. per le problematiche citate nei paragrafi precedenti. Tra i codici verdi cui è stato applicato lo S.I, 3981 (74.2%) di questi non sono stati ricoverati, e 1388 (25.8%) sono stati ricoverati. Successivamente è stato applicato lo S.I. sia ai codici verdi ricoverati che ai codici verdi non ricoverati. Tra i non ricoverati, 2178 (54.7%) pazienti presentavano uno S.I.  nella norma, e invece 1803 (45.3%) pazienti presentavano uno S.I. fuori dal range di normalità. Analizzando i codici verdi ricoverati ci si trova di fronte a percentuali abbastanza simili a quelle precedentemente elencate, infatti 671 (48.3%) pazienti hanno presentato valori di S.I. nella norma, e invece 717 (51.7%) pazienti presentavano uno S.I. fuori dal range di normalità. In relazione ai dati sopracitati è stata costruita una tabella 2×2 (Figura 13) e quindi sono stati calcolati i rispettivi valori di sensibilità, specificità e dell’Odds Ratio di questo strumento in riferimento alla capacità di riuscire ad identificare quei pazienti che necessitavano di ricovero e non. La figura (Figura 12) che segue permette di comprendere in maniera più precisa i dati precedentemente citati.
Shock Index applicato ai pazienti con codice verde (ricoverati e non)
Lo strumento presenta una sensibilità del 51.69% e una specificità del 54.72%. È stato ottenuto un valore di Odds Ratio di 1.29, quindi è possibiledire che gli esposti al fattore di rischio (S.I. fuori dal range di normalità) hanno il 29% di probabilità in più rispetto ai non esposti di presentare l’evento (in questo caso il ricovero), quindi l’esposizione al fattore in esame determina un aumento del rischio di presentare l’evento (ricovero).
Shock Index applicato ai pazienti con codice verde ricoverati
Successivamente lo S.I. è stato applicato alla popolazione oggetto della tesi, quindi ai pazienti cui è stato assegnato un codice verde e che sono stati ricoverati presso un reparto di degenza. Il numero totale di pazienti ricoverati era di 1684, che si è poi ridotto a 1388 in quanto non è stato possibile applicare a tutti lo S.I. Tra questi, coloro che presentavano uno S.I. nel range di normalità erano 671 (48.3%), e invece quelli che hanno presentato uno S.I. fuori dal range di normalità erano 717 (51.7%). Tra i pazienti ricoverati, 123 (8.9%) di questi hanno presentato un outcome negativo, vale a dire un ricovero in uno dei reparti considerati come outcome negativo o l’exitus, quindi i restanti 1265 (91.1%) hanno invece presentato un outcome positivo. Successivamente sono stati analizzati più nello specifico i pazienti che hanno presentato un outcome negativo, dove 53 (43.1%) di questi hanno ottenuto un valore di S.I. fuori dal range di normalità ed i restanti 70 pazienti (56.9%) hanno invece ottenuto un valore di S.I. all’interno del range di normalità. Infine sono stati esaminati i pazienti che hanno invece presentato un outcome positivo (ricovero nei reparti non indicati come reparti indice o non exitus), quindi tra i 1265 presentanti un outcome positivo, 664 (52.5%) di questi ha ottenuto un valore di S.I. fuori dal range di normalità ed i restanti 601 pazienti (47.5%) hanno invece ottenuto un valore di S.I. all’interno del range di normalità. In relazione ai dati sopracitati è stata costruita una tabella 2×2 (Figura 16) e quindi sono stati calcolati i rispettivi valori di sensibilità, specificità e dell’Odds Ratio di questo strumento in riferimento alla capacità di riuscire ad identificare tra i pazienti ricoverati coloro che hanno presentato un outcome negativo. La figura (Figura 15) che segue permette di comprendere in maniera più precisa i dati precedentemente citati.
Lo strumento, in riferimento a quella che è la causa della tesi, presenta una sensibilità del 43.09% e una specificità del 47.47%. Il valore di Odds Ratio ottenuto è di 0.68 quindi possibile dire che gli esposti al fattore di rischio (S.I. fuori dal range di normalità) hanno il 32% di probabilità in meno rispetto ai non esposti di presentare l’evento (in questo caso l’outcome negativo) quindi l’esposizione al fattore in esame determina una riduzione del rischio di presentare l’evento (outcome negativo).
CONCLUSIONI     
Lo studio svolto mostra come lo Shock Index non si è dimostrato efficace nell’identificare tra i pazienti con codice a bassa priorità (codice verde) coloro che necessitavano di una tipologia di cure più intensive e che quindi venivano ricoverati presso reparti che gestiscono pazienti ad alta complessità o che decedevano. Invece per quanto riguarda quello che era l’obiettivo secondario del lavoro lo S.I. si è dimostrato parzialmente efficace nell’identificare coloro che necessitavano di ricovero tra i pazienti con codice verde, in quanto la probabilità che un paziente venisse ricoverato in un qualsiasi reparto di degenza, è stata superiore nei pazienti che presentavano un valore di S.I. fuori dal range di normalità (esposti) rispetto a coloro che presentavano un valore di S.I. normale (non esposti)
 
Allegato
Tesi: Analisi dell’efficienza dello shock index (S.I.) in pronto soccorso nell’identificare pazienti a rischio con codice a bassa priorità
L’articolo NeXT. Tesi “Analisi dell’efficienza dello shock index (S.I.) in pronto soccorso nell’identificare pazienti a rischio con codice a bassa priorità” scritto da Roberta Di Leo è online su Nurse Times.

”In ambulanza ci hanno soccorso gli autisti e dei semplici infermieri”. La risposta di Davide Santini, un “semplice infermiere”

La radiazione dall’Ordine dei Medici di Bologna dell’assessore alla Sanità della Regione Emilia-Romagna ha destato non pochi malumori tra gli addetti al settore e non solo.
La decisione di consentire la sola presenza di infermieri a bordo delle ambulanze non sarebbe stata gradita da molti.
Anche il consigliere comunale bolognese Massimo Bugani si sarebbe permesso di insultare gli infermieri del servizio emergenze lasciando intendere che non siano adeguatamente preparati per salvare vite umane.
In ambulanza in Emilia Romagna praticamente ci hanno soccorso gli autisti e dei semplici infermieri per tantissimo tempo. Vergogna!
A tali affermazioni ha voluto rispondere il dott. Davide Santini, un “semplice infermiere”.
“Esimio Bugani, chi le scrive è un semplice infermiere che sa bene che percorso affrontino i semplici colleghi che lavorano nel 118: oltre alla laurea (uno dei requisiti fondamentali per esercitare la professione) hanno conseguito master universitari, corsi avanzati e hanno una formazione continua.
A noi PROFESSIONISTI delle sue scaramucce infantili con il PD non interessa niente. Non deve permettersi di sminuire una categoria che lei non conosce solo perché ciò la aiuta a tirare acqua al suo mulino; se per fare politica si deve ridurre a questo, ascolti il consiglio di un semplice infermiere: si fermi e si faccia un esame di coscienza.
Quando ho letto le sue parole, non le nascondo che inizialmente ciò che ho provato è stata rabbia (mi perdoni, ma anche noi semplici infermieri siamo umani). Poi mi sono chiesto chi fosse lei per poter affermare certe cose con tranquillità e quindi ho cercato il suo cv, scoprendo che non è altro che un semplice ex fotografo con un semplice diploma di scuola superiore e qualche esperienza di volontariato, che si permette di sminuire professionisti laureati con anni di studi alle spalle e con formazione continua. E allora ho sorriso, perché la tosse delle pulci questo causa: un sorriso, magari un po’ amaro, ma nulla più.
La saluto e le auguro una buona giornata.
Dott. Santini Davide, un semplice infermiere.”
In seguito al clamore generato da tali affermazioni, il consigliere comunale avrebbe rimosso dal post originale il termine “semplici”, lasciando invariato tutto il resto. Ci auguriamo che possa ravvedersi ulteriormente a breve.
Simone Gussoni
L’articolo ”In ambulanza ci hanno soccorso gli autisti e dei semplici infermieri”. La risposta di Davide Santini, un “semplice infermiere” scritto da Simone Gussoni è online su Nurse Times.

Asp di Palermo, riesplode la protesta dei 650 precari: «Subito la stabilizzazione»

Asp di Palermo, riesplode la protesta dei 650 precari: «Subito la stabilizzazione»

PALERMO. Il sindacato Fials-Confsal, guidato in provincia di Palermo da Vincenzo Munafò, ha organizzato tre giorni di proteste, la prossima settimana, per rivendicare il diritto all’assunzione dei 650 precari dell’Asp di Palermo che da oltre 25 anni sono in attesa di stabilizzazione.
Secondo la Fials le risorse sono disponibili, la legge consente l’assunzione ed è ormai riconosciuto che senza questo personale gli uffici si paralizzerebbero. Nulla però è stato fatto.
“Una norma regionale del 2016 e una nazionale del 2017- spiega Enzo Munafò– consentono l’assunzione avendo le risorse disponibili, e questo criterio è rispettato. Inoltre lo stesso manager dell’Asp, Antonio Candela, ha dichiarato ufficialmente che c’è la necessità di questo personale, ritenuto indispensabile per gli uffici della sanità di Palermo e provincia. Eppure non esiste un piano per la stabilizzazione di tutto il precariato entro il 2020, termine fissato dal decreto Madia”.
Enzo Munafò e Giuseppe Forte
La Fials-Confsal manifesterà assieme ai contrattisti dell’Asp con tre assemblee e sit-in che si svolgeranno in città all’inizio della prossima settimana.
Si parte lunedì con un corteo che dalle 9,30 si concentrerà in piazza Francesco Crispi (ex Piazza Croci), si snoderà per via Libertà, piazza Politeama, via Ruggero Settimo, via Cavour sino alla sede dellaPrefettura per ottenere un incontro con il prefetto e chiederne “l’intervento fuori dai giochi politici e il raffreddamento del conflitto”.
Martedì, sempre dalle 9,30, è prevista un’assemblea sit-in in via Giacomo Cusmano di fronte ai locali dell’Asp Palermo e sarà chiesto un incontro con il commissario Candela “per rappresentare lo sdegno dei lavoratori che si sentono raggirati dopo diverse affermazioni che davano per scontato la stabilizzazione in presenza del rispetto del tetto di spesa”.
Mercoledì la protesta si sposterà, sempre alle ore 9,30, in piazza Ottavio Ziino di fronte alla sede dell’assessorato regionale della Salute. Munafò, assieme al segretario aggiunto provinciale aggiunto, Giuseppe Forte, spiega un paradosso: “L’assessore alla Funzione pubblica Grasso, collega di giunta dell’assessore Razza, sta procedendo alla stabilizzazione di 600 precari della Regione utilizzando le leggi vigenti”.
La Fials-Confsal chiederà quindi all’assessore Razza un incontro per promuovere un tavolo negoziale per un cronoprogramma che garantisca entro il dicembre 2020 la totale stabilizzazionedi tutti e 600 precari della sanità palermitana.
“Il tetto di spesa per la stabilizzazione del personale contrattista è pienamente rispettato- chiarisce Munafò- perché questo bacino è già pagato con le risorse che l’Asp utilizza per la spesa di tutto il personale. Questo principio è ribadito dalla circolare del ministero dell’Economia registrata positivamente dalla Corte dei Conti per cui si può procedere alla stabilizzazione. Eppure ancora oggi tutti i solleciti da noi inviati sono rimasti inevasi e il personale contrattista ex Lsu resta ultimo bacino in Sicilia e fortemente penalizzato”.
E aggiunge: «Peraltro l’amministrazione guidata da Candela ha portato avanti iniziative peggiorative pubblicando un bando per il reclutamento di una minima parte del personale, con criteri dalla Fials denunciati discriminatori e sperequativi, che scartano l’anzianità del servizio Lsu, l’età anagrafica e il carico familiare che erano a fondamento delle precedenti selezioni di cui gli stessi lavoratori fanno parte. Tra i criteri del bando di concorso è stato introdotto persino il servizio militare che concorre a scalare posti in graduatoria e penalizza fortemente le donne che 30 anni fa non lo hanno potuto svolgere».
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Qualità, ricerca e formazione in Sanità: al via intesa tra Ordine dei medici e Aiop Sicilia

PALERMO. Far crescere e migliorare la qualità del servizio sanitario regionale e territoriale, promuovere progetti di ricerca e formazione, sviluppare l’uso delle nuove tecnologie.
Sono gli obiettivi del protocollo d’intesa siglato da Aiop Sicilia e Ordine dei medici  rappresentati rispettivamente dai presidenti Marco Ferlazzo e Toti Amato.
I contenuti del documento, che sancisce l’avvio di un’importante collaborazione tra ospedalità privata e medici siciliani, saranno illustrati venerdì 7 dicembre alle ore 11 nel corso di una conferenza stampa a Villa Magnisi a Palermo.
“La collaborazione tra Aiop Sicilia e Ordine risulta strategica, considerato che lo sviluppo di progetti formativi, l’organizzazione di seminari di approfondimento su temi scientifici e di attualità e l’offerta di servizi per i dipendenti del comparto privato,  relativi a personale medico, paramedico, amministrativo ed iscritti all’Ordine, può essere elemento trainante per la crescita della qualità del servizio sanitario regionale e territoriale”, affermano Marco Ferlazzo e Toti Amato.
I vantaggi di una collaborazione tra Aiop Sicilia e Ordine dei Medici sono molto rilevanti nell’ottica di un processo generalizzato di miglioramento dei servizi offerti e per la possibilità di diffusione e implementazione delle nuove tecnologie e dei percorsi formativi, con evidenti ricadute positive sulle rispettive amministrazioni e gli enti interessati.
Aiop Sicilia e Ordine  dei Medici si impegnano altresì a promuovere programmi di Ricerca & Sviluppo in ambito sanitario, con particolare riferimento   ai temi dell’anticorruzione, del diritto e dell’economia applicati in ambito sanitario ed al management in sanità con un approccio olistico, anche mediante l’accesso ai benefìci previsti dal Piano Nazionale Impresa 4.0.
Particolare attenzione sarà rivolta al progetto dell’alternanza “scuola lavoro”, rispetto al quale gli ospedali privati accreditati hanno offerto la propria disponibilità ad ospitare i giovani al fine di cont
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Disturbi sessuali e sclerosi multipla, cosa fare? Se ne parla in un convegno a Napoli [Neuro]

Oltre 118mila le persone che in Italia vivono con la sclerosi multipla (SM), 3400 diagnosi in più dello scorso anno (Dati Aism). La SM è una malattia cronica che può portare a disabilità; viene diagnosticata nella maggior parte dei casi tra i 20 e i 40 anni. Un nuovo caso ogni tre ore. Le donne si ammalano due volte di più degli uomini; i giovani con SM sono quasi 60mila.

Beta talassemia trasfusione dipendente, positivi i nuovi dati della terapia genica a base di LentiGlobin. #ASH2018 [oncologia-ematologia]

In occasione del 60° congresso annuale dell’American Society of Hematology (ASH) sono stati presentati nuovi dati derivanti dagli studi clinici di Fase 3 Northstar-2 (HGB-207) e Northstar-3 (HGB-212) condotti con la terapia genica sperimentale a base di LentiGlobin nel trattamento di pazienti con beta talassemia trasfusione-dipendente (TDT).

Bayer, sospeso sviluppo clinico di vilaprisan nei fibromi uterini [oncologia-ematologia]

Bayer ha annunciato di aver interrotto l’arruolamento delle pazienti coinvolte nello sviluppo clinico di vilaprisan, un modulatore selettivo sperimentale del recettore del progesterone studiato per il trattamento dell’endometriosi e dei fibromi uterini, uno dei farmaci di punta nella pipeline dell’azienda. La decisione sarebbe legata a problemi di sicurezza durante studi preclinici.

Presa di posizione del prof. Pittiruti in difesa degli infermieri al XXII PICC Day di Bologna

Forte presa di posizione in difesa degli infermieri da parte del prof. Mauro Pittiruti al XXII PICC Day organizzato il 4 dicembre dalla GAVeCeLT
Il prof. Mauro Pittiruti, dirigente medico della Chirurgia d’Urgenza (UOC) del Policlinico “Gemelli” di Roma e considerato uno dei massimi esperti italiani sugli accessi vascolari e impianti di PICC e Midline, autore di molteplici linee guida e docente presso l’università “Cattolica” di Roma in difesa degli infermieri che ogni anno impiantano migliaia di Picc e Midline utilizzando l’ecografo.
Secondo il dott. Pizza, presidente della Omceo di Bologna, al centro della ribalta mediatica per aver radiato dall’Ordine diversi medici accusati di “collaborazionismo” con gli infermieri, l’atto ecografico è ambito di esclusiva competenza medica.
Un documento definito dal prof. Pittiruti “antistorico e in controtendenza” con delle argomentazioni insostenibili dal punto di vista scientifico, clinico, logico e legale…
Nelle slide apparse durante il PICC day di Bologna il prof. Pittiruti esplicita alcuni concetti sul documento del presidente della Omceo che riprendiamo di seguito:
“Infatti il documento è scritto da un ignorante (nel senso letterale: un collega che ignora – o fa finta di ignorare – gli aspetti tecnici della questione):
Il collega ignora che il posizionamento di un accesso venoso non è una procedura diagnostica, nè una procedura terapeutica, bensì una procedura assistenziale;
Il collega ignora che il posizionamento di un Picc è manovra assolutamente innocua, e comunque assai meno rischiosa di altre procedure assistenziali (catetere uretrale, sondino naso gastrico per nutrizione enterale, eccetera);
Il collega ignora che nel corso del posizionamento degli accessi venosi l’ecografo è usato a fini strumentali e non diagnostici;
Il collega ignora che ogni anno vengono inseriti nel mondo più di 5 milioni di PICC (e 170.000 in Italia);
Il collega ignora che in tutti paesi dove si inseriscono PICC in grandi numeri (USA, Canada, Cina, Brasile, UK, Francia, Spagna, Svezia, Columbia, Cile, eccetera) gli infermieri sono autorizzati al posizionamento dei PICC e altri accessori venosi;
Il collega ignora che per la legge italiana gli infermieri sono professionisti, con la stessa dignità dei medici, e che nel loro profilo professionale rientra tutto ciò che è parte dell’assistenza al paziente (il che esclude soltanto diagnosi, prescrizione terapeutica, pratica chirurgica);
Il collega ignora che in Italia e in Europa numerosi società scientifiche organizzano da decenni specifici corsi finalizzati all’utilizzo dell’ecografo da parte degli infermieri.
Finalità sospette
L’unico vero scopo del documento è di penalizzare la figura Infermieristica, togliendone la dignità di professione sanitaria probabilmente non soltanto per un antistorico spirito corporativistico ma anche forse per interessi di tipo politico – sindacale e addirittura per interessi economici…”
L’uso di dispositivi per accesso venoso è fondamentale per ogni paziente che necessita di prelievi ripetuti, nutrizione artificiale, chemioterapia, antibioticoterapia o qualunque altro trattamento per via endovenosa, sia in ambito sia ospedaliero che domiciliare. La grande novità degli ultimi dieci anni in questo campo è stata l’improvvisa e straordinaria diffusione dei PICC e Midline, cateteri venosi inseriti con tecnica ecoguidata, il cui impianto è affidato sia a medici che a infermieri propriamente addestrati.
Forse è arrivato il momento di mettere fine alla interminabile ed anche inutile tensione tra medici ed infermieri, alimentata dalla Omceo bolognese e dal suo presidente che con sua “crociata” sta esasperando la comunità sanitaria che dovrebbe rappresentare. Lanciamo un appello al presidente della Fnomceo, dott. Filippo Anelli affinchè venga finalmente dichiarato un armistizio in favore della salute dei cittadini.
 
Giuseppe Papagni
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Venturi: “Gli attestati di stima per il Ssr sono uno stimolo a fare sempre meglio”

Così l’assessore alla Sanità della Regione Emilia Romagna, recentemente radiato dall’Ordine dei medici di Bologna.
“Le grandi manifestazioni di apprezzamento arrivate in questi giorni per il Servizio sanitario di questa Regione sono lo stimolo principale a fare sempre meglio”. Lo ha detto l’assessore alla Sanità della Regione Emilia Romagna, Sergio Venturi, al termine delle celebrazione di Santa Barbara, patrona del corpo dei vigili del fuoco, al comando provinciale di Bologna.
Radiato dall’Ordine dei medici di Bologna al termine di un procedimento disciplinare, Venturi ha parlato del sistema sanitario regionale e dell’emergenza: “Il sistema di questa Regione si è forgiato nell’emergenza e si regge su tutti coloro che ne fanno parte, che siano medici, infermieri o soccorritori. Abbiamo uno dei servizi sanitari pubblici migliori in Europa e nel mondo; diventa difficile fare polemiche sul fatto che chi ti tende la mano nel momento di difficoltà e di urgenza sia un vigile del fuoco, un soccorritore, un infermiere o un medico. Oggi il soccorso è fatto dall’integrazione di tutti. Non vogliamo creare barriere tra le professioni, ma ponti”.
Redazione Nurse Times
Fonte: Ansa
 
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Cagliari, al “Brotzu” infermieri assunti attraverso società interinale. Riformatori: “Scelta dettata dalla politica”

Strano cambio di rotta da parte della direzione generale, che aveva inizialmente bandito una selezione pubblica per risolvere il problema della grave carenza di organico.
Con la delibera n. 1870 del 29 agosto scorso, la direzione generale dell’Azienda ospedaliera “Brotzu” di Cagliari aveva bandito una selezione pubblica per l’assunzione di numerosi infermieri professionali, nell’intento di risolvere il problema della grave carenza di personale in quasi tutti i reparti. Peccato che quella selezione son sia mai partita. La stessa direzione, con delibera n. 2507 del 23 novembre, ha invece aderito a una gara d’appalto espletata dalla ATS (Moirano) per la chiamata di personale interinale (38 infermieri).
Un cambio di rotta dai risvolti politici, secondo Gian Benedetto Melis, Michele Cossa e Franco Meloni (Riformatori): “Anche se non sono state definite ancora le liste dei candidati e gli assetti delle coalizioni, la campagna elettorale del Partito Democratico per le prossime elezioni regionali è già iniziata. È proprio curioso che il ‘Brotzu’, sempre in prima linea nell’assecondare i diktat dell’assessore Arru (anche nel chiudere i rubinetti alle assunzioni di personale interinale, sempre professato con precise e vincolanti direttive impartite alle strutture sanitarie regionali), questa volta, in pieno periodo elettorale, voglia abbandonare l’espletamento della selezione pubblica, che garantisce oggettivi criteri per la formazione della graduatoria di merito, e seguire la strada delle chiamate dirette, che di oggettivo hanno ben poco, mentre hanno molto sapore di clientelismo becero”.
I Riformatori non risparmiano poi una stoccata alla Regione Sardegna: “Ma come, la Regione, che ha sempre avversato le chiamate dirette anche perché comportano costi superiori (il costo di una unità di interinale è più alta rispetto al personale assunto con contratto collettivo nazionale di lavoro), questa volta avalla le scelte della direzione aziendale? Siamo proprio sicuri che sia la strada migliore in questa fase storica? Probabilmente lo è per gli stati generali del Partito Democratico, anche perché i voti sono particolarmente importanti in questa tornata elettorale per il sindaco Zelda e i suoi sodali”.
Redazione Nurse Times
Fonte: www.buongiornoalghero.it
 
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Tesi “Nuovi orizzonti per il paziente psichiatrico: la figura dell’infermiere dalla chiusura degli OPG all’istituzione delle REMS”

Grande successo per il progetto editoriale targato Nurse Times denominato NExT (Nurse EXperimental Thesis)
Sono numerosi i lavori di tesi di laurea che giungono al nostro indirizzo mail redazione@nursetimes.org
Giunge alla nostra attenzione il lavoro di tesi della dott.ssa D’Abbronzo Simona dal titolo “Nuovi orizzonti per il paziente psichiatrico: la figura dell’infermiere dalla chiusura degli OPG all’istituzione delle REMS”,  laureatasi presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, nell’a.a. 2017 – 2018.
 
…di D’Abbronzo Simona
L’argomento che andrò a trattare riguarda un campo sanitario spesso sottovalutato e poco conosciuto, oggetto di svariati pregiudizi sia in generale da parte della società, sia nello specifico dagli operatori sanitari, ossia la Psichiatria, branca della medicina che ha per oggetto lo studio clinico e la terapia dei disturbi mentali e dei comportamenti patologici.
La malattia mentale si manifesta attraverso comportamenti e reazioni anomale del soggetto. Il disturbo psichico coinvolge le funzioni cognitive, emotive e relazionali riducendo così la capacità dell’individuo di instaurare e mantenere rapporti all’interno del contesto sociale.
Nei casi più gravi, la persona non riesce più ad occuparsi autonomamente alle attività fisiologiche ed igieniche. Il ruolo dell’infermiere raramente viene percepito come legato al mondo psichiatrico. Le problematiche psichiatriche spaziano da situazioni prettamente sanitarie (sostegno farmacologico, terapeutico…) a quelle sociali (convivenza familiare, inserimento lavorativo, inserimento nel contesto sociale) per questo la gestione dei casi necessita di più figure professionali.
La diversità dei soggetti e delle necessità psichiatriche ha reso il compito dell’infermiere di OPG particolarmente delicato e complesso. L’O.P.G. è stato il luogo dove erano rinchiuse persone con problemi psichiatrici che avevano commesso reati, oppure persone che manifestavano problematiche psichiatriche durante la detenzione. Questi pazienti presentavano problemi psichici molto marcati e termini come paranoia, psicotico, autolesionista, depresso. Ed è proprio all’interno degli OPG che tutto era più complicato e difficile poiché nel contesto psichiatrico non c’era un protocollo da seguire, ma molto veniva fatto empiricamente, a seconda della situazione che si presentava e in pochi attimi si poteva passare da una situazione di relativa tranquillità ad una di forte allarmismo.
Lavorare in un O.P.G. non era semplice per nessuno, così come non era semplice riconoscere “la crisi” (quella vera) e l’urgenza psichiatrica che spesso non consentiva di effettuare un’azione precisa ed immediata.
Nel contesto O.P.G. l’attività infermieristica era mirata a comprendere la situazione d’urgenza nelle sue cause, era necessario essere disponibili all’ascolto e alla comprensione di quanto stava succedendo per pianificare e attuare un programma d’intervento. Conoscere quindi l’ammalato, la sua storia, il suo vissuto, era di fondamentale importanza. Sebbene non fosse facile valutare la certezza dell’intenzione (qualunque essa sia), ci si doveva rapportare con fermezza senza farsi contagiare dalla paura dell’ambiente circostante: l’intervento doveva essere diretto alla rassicurazione, al chiarimento, cercando di creare un clima di fiducia e di reale contatto con il paziente, la cui pericolosità era assai spesso il riflesso dell’ostilità dell’ambiente circostante o di forme di disadattamento.
Attraverso questo elaborato vorrei proporre una riflessione sulla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari e come cambia il ruolo dell’infermiere e soprattutto l’assistenza infermieristica al paziente psichiatrico dagli Opg all’istituzione delle REMS. Nell’ultimo secolo infatti l’infermiere in psichiatria ha sviluppato una propria immagine.
Ha studiato, si è specializzato, ha acquisito autonomia e responsabilità. Ha abbandonato il sistema autoritario e aggressivo all’interno dei manicomi criminali, per dare spazio all’ascolto attivo, all’empatia e al rispetto. La riabilitazione è un percorso lungo e faticoso che impegna sacrificio da parte del paziente e forte impegno dell’infermiere, che deve mettere in pratica tutte le sue conoscenze attuando dei veri e propri piani assistenziali per consentire al paziente una ripresa graduale e soprattutto garantire una vera e proprio reintegrazione sociale.
Questo è un argomento potenzialmente molto dispersivo, ma attraverso questa tesi ho cercato di organizzarlo in capitoli, i quali in maniera cronologica potessero fungere quasi da narrazione dell’evoluzione del ruolo dell’infermiere psichiatrico in Italia. Per questo motivo il capitolo iniziale è una sorta di fotografia storica di quello che è avvenuto nel nostro Paese, non solo il ruolo dell’infermiere, ma in generale l’intero processo di cura al paziente psichiatrico.
La tesi è composta da 4 capitoli, in particolare nel primo capitolo si ripercorrerà tutto il percorso storico che va dalla nascita dei manicomi, fino ad arrivare alla chiusura degli OPG e l’apertura delle REMS ossia nuove strutture per le misure di sicurezza del paziente psichiatrico che ha commesso un reato.
Nel secondo capitolo si andrà ad analizzare la figura infermieristica all’interno degli OPG, e dopo la loro chiusura come cambia il lavoro infermieristico all’interno delle REMS. All’interno di questo capitolo è stata aggiunta una testimonianza di ex infermiere che ha lavorato per anni all’interno dell’OPG di Aversa, il quale testimonia le difficoltà che si incontravano quotidianamente nel gestire un paziente psichiatrico.
Nel terzo capitolo viene evidenziata l’evoluzione storica dell’infermiere psichiatrico, il quale ha conquistato ampi spazi in ambito sanitario che a sua volta ha subito innumerevoli cambiamenti.
Vengono sottolineate le sue competenze, l’autonomia e soprattutto l’importanza di instaurare una relazione d’aiuto con il paziente psichiatrico per iniziare un percorso riabilitativo all’interno delle REMS per avviare il paziente verso un vero e proprio reinserimento sociale. Nel quarto capitolo ho inserito una revisione qualitativa della letteratura in cui si va ad indagare sulla qualità di vita del paziente psichiatrico all’interno delle Rems rispetto agli ex OPG, a le condizioni di vita dei pazienti, e soprattutto evidenziando l’importanza del ruolo infermieristico all’interno di queste strutture.
 
Allegato
Tesi: Nuovi orizzonti per il paziente psichiatrico: la figura dell’infermiere dalla chiusura degli OPG all’istituzione delle REMS
 
L’articolo Tesi “Nuovi orizzonti per il paziente psichiatrico: la figura dell’infermiere dalla chiusura degli OPG all’istituzione delle REMS” scritto da Roberta Di Leo è online su Nurse Times.

Nursind Ancona: “Il personale dell’ospedale di Fabriano è allo stremo e non ottiene risposte”

Il sindacato denuncia attraverso una nota la grave carenza di infermieri e le conseguenze che ne derivano.
La segretaria territoriale di Nursind Ancona lancia l’allarme sulla carenza di infermieri all’ospedale “Engles Profili” di Fabriano. Un disagio che va avanti dalla fine del periodo estivo, come sottolinea il sindacato in una nota: “Sono almeno 24 le unità di personale infermieristico che hanno cessato il proprio servizio presso l’ospedale di Fabriano. In maggioranza per dimissioni volontarie, perché hanno accettato il ruolo presso altre aziende sanitarie, anche fuori regione. Si riescono a garantire i servizi curativi e assistenziali alla popolazione solo grazie al sacrificio del personale sanitario. La concessione di ferie e permessi è un miraggio. Per sopperire a malattie, infortuni, congedi per maternità tutto il personale è di fatto in pronta disponibilità, illegittima e non retribuita”.
Il reparto più colpito dal problema della carenza di organico è il pronto soccorso: “Particolarmente preoccupanti, da codice rosso, le condizioni lavorative degli infermieri del pronto soccorso. Qui gli ordini di servizio per cambi turni e salti di riposo sono la quotidianità. Le ore di straordinario superano in media quota 90 per ciascun professionista e molti devono ancora usufruire di tutte le ferie spettanti per il 2018”.
La situazione, però, non è migliore in Ortopedia. “L’unità operativa è stata di recente ‘riconvertita’ in struttura polivalente chirurgica, con differenti specialità, che nella stessa giornata gestisce differenti pazienti sottoposti a differenti interventi chirurgici. Gli infermieri del servizio hanno inoltrato all’azienda richieste di personale, spazi idonei per poter assisterete adeguatamente i pazienti operati, lamentando problemi e difficoltà oggettive. Eppure, anche in questo caso, l’Azienda sanitaria non è intervenuta. La vita personale e famigliare dei professionisti sanitari dell’ospedale di Fabriano è letteralmente in ostaggio alle esigenze aziendali”.
Nel mese di luglio l’Asur Marche Area Vasta 2 aveva bandito un pubblico avviso per professionisti infermieri, da collocare con contratto a tempo determinato, ma la graduatoria è ancora irreperibile. Conclude il Nursind: “Negli ultimi mesi l’Asur Marche Area Vasta 2 ha assunto a tempo indeterminato dalla graduatoria concorsuale dell’Inrca circa 10 infermieri, ma nessuno di questi è stato assegnato alla sede di Fabriano. Intanto la gestione organizzativa per le mancate assunzioni di personale medico specialistico per le unità operative di Ostetricia e Ginecologia e Pediatria determinano una riduzione fisiologica dei flussi e delle prestazioni erogate in questi servizi, che continuano comunque a sostenere tutto l’apparato dirigenziale. Il personale dell’ospedale di Fabriano è allo stremo, chiede aiuto e non ottiene nessuna risposta. Soli a rispondere alle necessità di un territorio ferito dal terremoto, ma soprattutto dall’indifferenza delle istituzioni e dalla politica, che con la sua omissione ne sta decretando l’auto-estinzione”.
Redazione Nurse Times
 
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Trapianto di utero da cadavere: nasce il primo bimbo da madre ricevente

Per la prima volta nella storia, un neonato è venuto al mondo da una madre che ha ricevuto l’utero di un donatore deceduto. La notizia è stata resa nota dalla direzione sanitaria dell’Hospital das Clínicas presso l’University of São Paulo School of Medicine.
Almeno dodici bimbi sono già nati in passato in Svezia, negli Stati Uniti ed in Serbia da donne che hanno ricevuto un utero. L’organo era però sempre stato donato da un soggetto ancora vivente, generalmente un parente, spiegano gli autori dello studio pubblicato martedì sul giornale medico “The Lancet”.
“Questo risultato fornisce una verifica teorica per una nuova opzione terapeutica per il trattamento dell’infertilità”, spiega il coautore Dr. Dani Ejzenberg, ginecologo presso l’Università di Sao Paolo.
Meno del 5% delle donne al mondo presenterebbe un quadro clinico di “absolute uterine factor infertility”, nel quale un’anomalia dell’utero interferirebbe con lo sviluppo fetale.
Il team di specialisti brasiliani ha seguito il protocollo stabilito dal dr. Mats Brännström della University of Gothenburg in Svezia.
Fu proprio lì che il primo trapianto di utero avvenne con successo in passato. Nell’anno 2013, un donatore vivente donò l’organo ad una futura mamma che riuscì a partorire nel 2014.
Simone Gussoni
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Sardegna, Nursing Up denuncia la grave situazione sanitaria nel Nordovest dell’isola

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa a firma del sindacalista Davide Ruzzu (coordinamento aziendale e Rsu).
Il sindacato delle professioni infermieristiche Nursing Up intende esprimere con fermezza il proprio disappunto verso la difficile situazione che sta affrontando la sanità del Nordovest della Sardegna, ultimamente sottoposta a continui e ripetuti attacchi, talvolta arginati dalle forze sindacali e civiche del territorio.
Non intendiamo fare facili campanilismi e riconosciamo il lavoro svolto dall’assessorato, teso a razionalizzare un sistema sanitario tra i meno efficienti d’Italia. Riconosciamo le cose che sono state fatte, come il lavoro svolto per il salvataggio dei lavoratori dell’ex IPAB San Giovanni Battista di Ploaghe, e attraverso quel proficuo dialogo tra forze sindacali e istituzioni intendiamo denunciare una realtà che è sotto gli occhi di tutti, con il fine ultimo di avviare un dialogo e porre in atto delle azioni strutturali che rientrano nella pagina delle cose da fare. Con la Legge regionale 17 del 2016, la Sardegna ha deliberato un’ampia, complessa e ambiziosa riforma sanitaria. Ha istituito la azienda sanitaria unica regionale con sede a Sassari, l’ATS, e almeno sulla carta ha varato una serie di norme atte a rafforzare il sistema territoriale.
Come Nursing Up, abbiamo dato il nostro contributo anche attraverso la presentazione di una proposta di legge di riforma delle professioni infermieristiche, atta a fare non semplici interessi di bottega, bensì ad apportare migliorie sul piano politico e attuativo della legge stessa. Quella stessa proposta prevedeva la figura dell’infermiere di famiglia e altri accorgimenti utili a far funzionare meglio il filtro dell’assistenza territoriale, attualmente praticamente assente, che rientra certamente in quella pagina delle cose da fare.
Nostro malgrado, la proposta non è stata mai discussa e giace ancora nei cassetti delle scrivanie dell’assessorato alla Sanità, ma siamo fiduciosi. Con fermezza e grande senso di responsabilità abbiamo sempre tenuto un confronto costruttivo con gli attori di parte pubblica in campo. Un tema su tutti è rappresentato dal protocollo tra segreterie regionali delle organizzazioni sindacali e assessorato alla Sanità, firmato a Cagliari il 1 marzo 2018, che sanciva i termini delle stabilizzazioni.
Proprio su questo tema, nostro grande cavallo di battaglia, si è arrivati a un punto di non ritorno e, a margine dell’incontro previsto per metà settimana tra i direttori generali delle aziende sanitarie e la struttura assessoriale, chiediamo con certezza la pubblicazione delle graduatorie entro 10 giorni, e la successiva firma dei contratti a tempo indeterminato del personale precario entro il 31 dicembre 2018. In caso contrario, Nursing Up non starà a guardare.
Il tema della riduzione del debito di oltre 400 milioni di euro, primo obiettivo strategico dell’ATS, ha portato a una progressiva svalutazione dei diritti dei lavoratori relativi al mancato rispetto di diverse norme contrattuali e alle carenti piante organiche. Chiediamo una presa di coscienza alle istituzioni politiche del territorio per riportare sui binari questo ultimo scorcio di legislatura, attraverso l’istituzione urgente di un tavolo di discussione sulla sanità del Nordovest della Sardegna, che si occupi dei temi più delicati, relativi a: razionalizzazione dei servizi nel territorio; piante organiche; integrazione armoniosa del sistema privato con quello pubblico e tutela dei lavoratori; rispetto delle norme contrattuali, quali pagamento dei festivi, produttività e fasce di progressione economica.
Certi della sensibilità verso i temi in oggetto da parte delle istituzioni pubbliche, rimaniamo a disposizione, in un clima di dialogo e condivisone che sempre ci ha contraddistinto, potendo esercitare il nostro ruolo di corpo intermedio che dialoga con le istituzione e a tutela delle fasce più deboli.
Redazione Nurse Times
 
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Svolgimento di mansioni riconducibili a qualifica superiore: l’infermiere ha diritto alle differenze retributive

Riceviamo e pubblichiamo un contributo dell’avvocato Vincenzo de Crescenzo, relativo a un ricorso accolto dal Tribunale di Lanciano.
Con una recente pronuncia del 19 novembre 2018, il Tribunale di Lanciano ha accolto il ricorso di un infermiere professionale, assistito dal sottoscritto procuratore, assunto a tempo indeterminato presso la Asl Lanciano-Vasto-Chieti, con la qualifica di infermiere professionale, categoria D, promosso per il riconoscimento del diritto alle differenze retributive conseguenti allo svolgimento di mansioni riconducibili a una qualifica superiore a quella di inquadramento.
Il ricorrente, infatti, aveva svolto, per gran parte del proprio rapporto lavorativo alle dipendenze della Asl convenuta, funzioni di coordinatore infermieristico / caposala, espletate in piena autonomia, con continuità e prevalenza, riconducibili al livello DS, superiore a quello di inquadramento, senza percepire le relative differenze retributive maturate.
Orbene, il provvedimento in esame evidenzia, in primo luogo, che l’adibizione a mansioni superiori nel lavoro pubblico, a differenza di quello privato, deve avvenire in presenza di presupposti e in ipotesi tassativamente indicate dalla legge, cioè in caso di vacanza di posto in organico oppure di sostituzione di altro dipendente assente con diritto alla conservazione del posto (cfr. art. 52 del D.Lgs. n. 165/2001). Al di fuori di tali ipotesi, l’assegnazione è nulla, ma al lavoratore deve essere corrisposta comunque la differenza di trattamento economico con la qualifica superiore (come stabilito anche dalla prevalente giurisprudenza in materia).
Nel caso di specie, le mansioni superiori sono state svolte, per l’appunto, al di fuori dei suddetti casi previsti dalla legge, in difetto di specifico provvedimento dispositivo e senza necessità di sostituzione di altro dipendente assente con diritto alla conservazione del posto.
In particolare, all’esito dell’istruttoria, è emerso, sia dalla documentazione depositata sia dalle prove testimoniali espletate, come effettivamente sia stato affidato al ricorrente lo svolgimento delle funzioni di coordinatore infermieristico / caposala, essendosi occupato, in modo esclusivo e prevalente, di organizzare tutte le attività del personale infermieristico del proprio reparto, rapportandosi per ogni loro necessità direttamente con la direzione. Infatti è risultato che si occupava di predisporre l’orario di lavoro, della programmazione delle ferie, dell’autorizzazione delle assenze, dell’assegnazione e del controllo delle attività da svolgere, nonché della formazione professionale e della programmazione dell’attività sanitaria, mediante predisposizione del budget annuale.
È risultato evidente, pertanto, che le mansioni effettivamente svolte, in modo pieno e prevalente, dal ricorrente nel periodo in esame non sono riconducibili alla categoria D di appartenenza, quale infermiere professionale, ma al superiore livello individuato dalla contrattazione collettiva all’interno della detta categoria e qualificato come livello DS, riservato alla figura del coordinatore infermieristico / caposala, anche in considerazione dell’esperienza maturata dal ricorrente nei vari settori e della specifica professionalità acquisita nel corso degli anni (requisiti culturali e professionali per accesso al livello economico DS).
Alla luce di quanto esposto, si è ritenuta raggiunta la prova dello svolgimento da parte del ricorrente di mansioni proprie di una qualifica professionale superiore in modo prevalente, sotto il profilo quantitativo, qualitativo e temporale, rispetto a quelle proprie della qualifica attribuita, con conseguente sussistenza dei presupposti indicati dall’art. 52 del D.Lgs. n. 165/2001 ai fini del riconoscimento del diritto alle differenze retributive previste dal Ccnl Comparto Sanità.
Avv. Vincenzo de Crescenzo
 
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Manovra finanziaria, cambia il congedo di maternità: al lavoro fino al nono mese

Importanti novità sono in arrivo con la manovra finanziaria per le neo-mamme lavoratrici. Coloro che vorranno potranno rimanere al lavoro fino al nono mese, avendo l’opportunità di usufruire dell’intero periodo di astensione dal lavoro di 5 mesi dopo il parto.
Per poter fare ciò dovranno ottenere il via libera del medico, che avrà l’onere di valutare ogni singola situazione tenendo in considerazione il luogo di lavoro e le condizioni cliniche della mamma e del feto.
Questo è quanto previsto da un emendamento della Lega dedicato alle politiche delle famiglia e recentemente approvato dalla commissione Bilancio della Camera.
Il nuovo sistema è stato proposto come ‘alternativa’ a quello attualmente in vigore, che impone invece l’obbligo di astensione da uno a due mesi prima della nascita del bambino.
Simone Gussoni
Fonte: Ansa
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Caso Venturi, l’opinione del Coordinamento Opi Emilia Romagna

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa a firma del presidente Sandro Arnolfi.
Il Coordinamento degli Ordini delle professioni infermieristiche dell’Emilia Romagna respinge con forza l’atteggiamento assunto dall’Ordine dei medici di Bologna nei confronti dell’assessore regionale alla Sanità, Sergio Venturi, che ha solo svolto il suo compito di programmazione e gestione della sanità, approvando con il resto della Giunta una delibera con cui si prevede la presenza dei soli infermieri a bordo dei mezzi avanzati di primo soccorso. Cosa tra l’altro già prevista a livello nazionale dallo stesso ministero della Salute.
Si tratta, è ormai evidente agli occhi di tutti, di un attacco di stampo esclusivamente politico, che con la professione, la professionalità e le capacità organizzativo-gestionali nulla ha a che fare. Si tratta, cosa più grave, della strumentalizzazione di una posizione di garante della corretta etica e deontologia, che dovrebbe caratterizzare gli Ordini professionali.
Si tratta di un atteggiamento che, gettando fango su altre professioni, come quella infermieristica (anche con il supporto di voci fuori dal coro sanitario, che con la sanità non solo non hanno nulla a che fare, ma nemmeno sannp di cosa si stia parlando), crea una situazione di tensione e insicurezza nei cittadini e provoca un rallentamento nell’efficacia e nella tempestività dei sistemi di soccorso di emergenza-urgenza.
Un vero e proprio “procurato allarme”, tollerabile sia per lo spessore morale, professionale e culturale della persona che ha colpito direttamente, sia per gli effetti dirimenti che ha sul sistema di soccorso della Regione, tra i più efficienti ed efficaci d’Italia (come dimostrano i risultati), sia per l’immagine che genera negli assistiti di professionisti che non solo sono in grado di svolgere tutti i compiti necessari per l’emergenza, ma che anche a livello internazionale sono riconosciuti come indispensabili in questo ruolo.
Il sistema d’emergenza-urgenza della Regione è sicuro e solido indipendentemente dal professionista inviato a soccorrere, in quanto la scelta di chi deve intervenire è determinata da più fattori: dalla distribuzione dei mezzi, dalla distribuzione delle professioni, dalla distribuzione dei pronto soccorso, dalla distribuzione degli ospedali rispetto a una determinata area e casistica. In sanità non esiste un meglio o peggio, ma esiste il concetto di “appropriato”. In certi contesti è più appropriato avere un mezzo con infermiere, in altri con medico, in altri con entrambi, in altri con i soli volontari del soccorso.
E l’infermiere è un professionista che, per lavorare sui mezzi di soccorso, oltre alle indicazioni fornite in ambito regionale, ha anche effettuato percorsi formativi specifici, a completamento di una comprovata e maturata esperienza nel campo dell’emergenza ospedaliera e territoriale e si forma costantemente per aumentare le proprie competenze, mettendo in evidenza i propri ambiti di autonomia e responsabilità. Tuttavia non opera mai da solo, ma è sempre in rete con altri professionisti a garanzia della maggior tutela possibile al cittadino. Con la massima efficienza, efficacia e qualità. I cittadini, di tutto questo, possono stare certi.
Redazione Nurse Times
 
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Fondi in Bilancio per i farmaci innovativi ed oncologici, botta e risposta all’Ars

PALERMO. Con un botta e risposta, si accende all’Ars lo scontro politico sui fondi del Bilancio regionale destinati ai farmaci innovativi ed oncologici in Sicilia.
«I 20 milioni ‘restituiti’ ai disabili con una clamorosa retromarcia del governo effettuata dopo le proteste delle associazioni e del Movimento 5 stelle- ha detto Giorgio Pasqua, deputato del M5S- saranno recuperati attingendo ai 23 milioni non spesi per i farmaci innovativi per le cure oncologiche. Cosa vergognosa e di cui pretendiamo spiegazioni. Perché queste somme non sono state spese?».
«Se si arriva a pensare di togliere 20 milioni al fondo per i disabili- ha aggiunto Pasqua- non si può non parlare di porcata. E del fallimento del governo Musumeci».
La replica al M5S giunge da Pino Galluzzo (nella foto),  deputato regionale di DiventeràBellissima e componente della Commissione Sanità dell’Ars.
«Solo dei professionisti dell’odio, perché di questo si tratta, possono dissimulare la realtà. Nessuno ha toccato un solo euro al fabbisogno reale dei farmaci innovativi ed oncologici per i malati siciliani. Si è dato corso semplicemente alla liberazione delle risorse non impegnabili- 23,5 milioni di euro- destinate ad andare in economia e a non poter essere spese. Restano su quel capitolo più di 48 milioni, che ci danno sicurezza perché largamente superiori rispetto all’attuale fabbisogno».
«Le somme per le variazioni sono indispensabili perché il governo nazionale ha tolto alla Sicilia oltre 1 miliardo e mezzo- aggiunge Galluzzo- E dal gruppo all’Ars del Movimento 5 Stelle non abbiamo sentito neppure una parola sui 600 milioni di euro che il loro governo ruba alla Sicilia per il cofinanziamento della spesa sanitaria».
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Asp di Ragusa, rinnovati fino al 31 dicembre del 2019 i contratti di 276 lavoratori precari

RAGUSA. Con tre delibere (n.2291 “prosecuzione attività socialmente utili fino al 31/12/2019 per 91 lavoratori ex LPU; n. 2292 per 61 lavoratori ex LSU e la 2293 per 124 unità di personale ex contrattista), la Direzione Strategica dell’Asp di Ragusa ha rinnovato il rapporto di lavoro a tempo determinato per 276 lavoratori.
La Direzione strategica, quest’anno, ha messo in bilancio le somme necessarie per garantire la certezza della continuità lavorativa per questi lavoratori.
«In sinergia con l’Assessorato alla Salute, Ruggero Razza- ha affermato il commissario straordinario dell’Asp di Ragusa, Salvatore Lucio Ficarra (nella foto)- abbiamo avviato un percorso concreto e fattivo finalizzato a valorizzare il patrimonio del personale dipendente a tempo determinato.»
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Dotazione organica – aggiornamento sezione

L’Agenzia Italiana del Farmaco, ai sensi del d.lgs. 33/2013, rende
disponibili aggiornamenti della sezione “Dotazione organica”.

NeXT. Tesi “Controllo e prevenzione del dolore da procedura nei bambini: indagine conoscitiva”

Grande successo per il progetto editoriale denominato NExT (Nurse EXperimental Thesis) targato Nurse Times
Giunge al nostro indirizzo mail redazione@nursetimes.org il lavoro di tesi della dott.ssa Rossillo Maria Antonietta dal titolo “Controllo e prevenzione del dolore da procedura nei bambini: indagine conoscitiva”,  laureatasi presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma, nell’a.a. 2017 – 2018.
 
…di Rossillo Maria Antonietta
  
ABSTRACT
Nonostante le sempre maggiori evidenze che il dolore acuto e ripetitivo nel neonato ed in particolare nel pretermine è causa di alterazioni fisiologiche, comportamentali, ormonali ed endocrine, con potenziali effetti deleteri a breve e lungo termine, ancora frequentemente i neonati  sono esposti precocemente a stimoli dolorosi non controllati per procedure diagnostiche, terapeutiche e chirurgiche.
E’ necessario valutare e trattare il dolore per minimizzarne gli effetti negativi anche durante procedure routinarie che comunque inducono dolore .
MATERIALE E METODI
Questo studio condotto con metodo quantitativo descrittivo si pone l’obiettivo di  raccogliere informazioni sulle modalità utilizzate per il controllo e la prevenzione del dolore da procedura nei bambini, e valutare l’atteggiamento degli operatori sanitari circa l’impiego di scale di valutazione del dolore pediatrico nelle U.O.  di Pediatria, P.S. e Neonatologia di quattro ospedali .
Campione:
Il campione è rappresentato da 42 partecipanti, sono stati distribuiti 73 questionari, ma sono stati presi in considerazione solo i questionari completi.
Strumento:
Per l’indagine è stato utilizzato un questionario della Società Italiana di Scienze Infermieristiche Pediatriche (SISIP),  Il questionario è  composto da 37 items  a risposta multipla chiusa, suddiviso in 5 parti:
(domande 1-9) riguarda informazioni socio-demografiche e situazione professionale.
(domande 10-17) quesiti sulla formazione specifica
(domande 18-24) sulla gestione del dolore procedurale
(domande 25-31) sulla valutazione del dolore
(domande 32-37) sulle pratiche, opinioni e attitudini degli infermieri sul tema dolore.
 RISULTATI
Tre degli aspetti più rilevanti della ricerca sono  quelli relativi alle valutazioni degli intervistati sui corsi di formazione specifici (domanda 10-15) ;  sul controllo e la prevenzione del dolore da procedura nei bambini (domanda 16-24) e sulla valutazione del dolore (domanda 25-31)
Tra le proposte avanzate per migliorare la gestione del dolore tutti gli infermieri sono convinti dell’utilità dell’informazione -formazione degli operatori; ma analizzando la distribuzione di frequenza  delle risposte  relative alla partecipazione a corsi di formazione sulle tecniche farmacologiche e non farmacologiche(TNF)  il 33% ha frequentato, rispettivamente, un unico corso sull’argomento e il 52% ha frequentato un corso negli ultimi 10 anni.
Il 98% dei partecipanti dichiara che in ambito pediatrico il trattamento del dolore sia fondamentale ma sulle 8 scale indicate nel questionario dichiarano di conoscerne solo 3 e di queste soltanto il  46% la scala Wang-Baker, il 34% la scala numerica e il 18% la PIPP.
Gli infermieri più giovani e con minore anzianità utilizzano più frequentemente le scale di valutazione del dolore pediatrico e tecniche non farmacologiche per la gestione del dolore rispetto agli infermieri più anziani, in totale il 31% dichiara di usarle sempre, e il 42%  di utilizzarle frequentemente.
La crema anestetica non viene mai usata dal 52,4% degli infermieri, raramente dal 9,5% qualche volta dal 28,6% e frequentemente dal 9,5%. La mancanza di tempo e la preparazione insufficiente sono indicate come le principali cause di non utilizzo dell’anestetico e delle TNF.
E’ stata infine riscontrata l’assenza di schede di rilevazione e valutazione (domande 18-19) del dolore nella documentazione infermieristica, nonostante l’86% sia convinto  dell’utilità della formalizzazione di uno strumento per la rilevazione del dolore; ; per quel che riguarda la presenza di protocolli per la gestione del dolore acuto e cronico, nonostante l’86% si dichiari d’accordo sulle necessità di averne a disposizione nelle U.O, questi protocolli sono presenti solo in pochi reparti e soltanto il 31% degli infermieri sostiene di utilizzare sistematicamente. Questo comporta l’insufficiente adozione di misure preventive e terapeutiche o, al più, comportamenti dei singoli operatori molto differenti l’uno dall’altro e, pertanto, poco in accordo con le linee-guida internazionali.
Come ampliamente dimostrato in letteratura ed in linea con questa, i risultati di questo studio fanno emergere un divario rilevante tra la teoria e la pratica e una carenza nella presa in carico del problema del dolore nel bambino da parte degli infermieri.
CONCLUSIONI
Il dolore è un evento complesso che non dipende solamente dall’entità del danno tissutale o dalla disfunzione organica, ma è influenzato da una vasta gamma di fattori, quali il significato che il bambino attribuisce alla situazione, lo stato d’animo, la storia precedente dell’esperienza di dolore ed il contesto ambientale. Risulta quindi necessario disporre di strumenti idonei e di personale qualificato in grado di esaminare e gestire le molteplici componenti del fenomeno dolore; inoltre è auspicabile una maggiore sensibilizzazione, nei confronti della problematica, di tutto il personale sanitario, per il quale la formazione e l’aggiornamento in tale ambito non risulta sempre idoneo.
PAROLE CHIAVE
nursing evaluation – pain children –  pharmacological and not pharmacological treatment- nursing role in the evaluation -pediatric pain –   pediatric pain scale  –
 
Allegato
Tesi: Controllo e prevenzione del dolore da procedura nei bambini: indagine conoscitiva
L’articolo NeXT. Tesi “Controllo e prevenzione del dolore da procedura nei bambini: indagine conoscitiva” scritto da Roberta Di Leo è online su Nurse Times.

Ordini degli Infermieri di Bari e BAT: continua il Progetto M.O.D.A e dotazioni organiche

Continuano i lavori, presso i locali dell’OPI Bari,  della Commissione di revisione delle dotazioni organiche e allocazione appropriata di personale infermieristico e di supporto
Costituita da Infermieri della Provincia BAT e Bari. Le dotazioni organiche ed il corretto fabbisogno di Infermieri ed Operatori di Supporto alla Professione sono i punti di partenza che hanno spinto l’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Bari a strutturare una commissione ad ok che elabori un documento di risonanza all’attuale realtà di riferimento in relazione al delicato capitolo delle dotazioni organiche nelle diverse realtà Aziendali.
L’OPI Bari, in partenership con l’OPI BAT, ha messo a disposizione risorse umane per incidere attivamente nei processi decisionali in riferimento al tema.
Organicità e continuità per offrire un documento coerente alle ultime evidenze scientifiche in tema di risorse umane che ha come End-Point di lavoro l’ Identificazione dei modelli organizzativi, Elaborazione dei dati raccolti tramite la scheda SWOTT (con individuazione delle dicotomiche aree di lavoro e contestualizzazione alla luce delle ricerche), Criteri per la definizione del fabbisogno infermieristico e OSS che partano dalla legge regionale fino ad aprire il concetto e dargli ampio respiro, requisendo il panorama nazionale (ad esempio Toscana e Veneto) ed internazionale osservandone il metodo RCN (ROYAL COLLEGE OF NURSING).
Dovendo performare i dati alla regione Puglia con la finalità di presentare il progetto ai Tavoli dedicai e creare una risonanza concreta sarà rubricata una ricerca ed analisi  della normativa indicata in riferimento ai requisiti di accreditamento della Regione Puglia, enfatizzando la potenziale (e reale!) conformità di alcune UU.OO al rispetto del fabbisogno di personale.  La ricognizione delle dotazioni organiche e tutte le revisioni sistematiche dei dati avranno ,anche, come obiettivo l’estensione alle strutture ambulatoriali,  alle domiciliari e all’area pediatrica: per quest’ultima sarà presentata una ricerca sugli standard di area.
 
CALABRESE Michele
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NeXT. Tesi “L’emergenza intraospedaliera”

Grande successo per il progetto editoriale denominato NExT (Nurse EXperimental Thesis) targato Nurse Times
Giunge al nostro indirizzo mail redazione@nursetimes.org il lavoro di tesi della dott.ssa Cinzia Racaniello dal titolo “L’emergenza intraospedaliera”,  laureatasi presso l’Università degli Studi di Bari, nell’a.a. 2016 – 2017.
 
…di Cinzia Racaniello
 
Introduzione
Il Rapid Response System (RRS), proposto nel 2006, è un modello per identificare le fasi precoci del deterioramento clinico di un malato, e ridurre l’incidenza di eventi avversi seri responsabili di ricoveri non programmati in terapia intensiva, di arresto cardiaco e di morte. L’identificazione dei pazienti a rischio si basa su segni fisiologici di instabilità, che permettono l’attivazione del team di risposta rapida. L’intervento di un team di medici e infermieri, esperti in cure critiche, permette di trattare il malato con instabilità fisiologica, direttamente nei reparti di degenza.
Lo scopo della ricerca è rilevare gli atteggiamenti e le opinioni di medici e infermieri dei reparti di degenza ordinaria sul processo di implementazione di un Rapid Response System in un ospedale di insegnamento di III livello.
Materiali e metodo
Lo studio è una ricerca survey di tipo trasversale (cross-sectional), condotta tra aprile e ottobre 2016. Lo strumento di indagine è un questionario strutturato, sviluppato sulla base della letteratura specialistica. Lo strumento utilizzato comprende 2 sezioni: la prima, con i dati demografici; la seconda, 20 item, valuta gli atteggiamenti e le opinioni
sull’emergenza intraospedaliera.
Risultati
I questionari compilati correttamente e restituiti sono 150 su 170 distribuiti.
Il numero totale di questionari è 69 per i reparti chirurgici e 81 per i reparti medici. Le opinioni sono misurate con una scala attitudinale tipo-Likert, con 5 possibilità di risposta. Le singole risposte sono state trasformate in valori numerici ordinali, variabili da 5 a 1 (5 = concordo fortemente, 4 = concordo, 3 = non concordo, né dissento, 2 = dissento, 1 = dissento fortemente). Inoltre, sono riportati i valori di frequenza relativa, che esprimono l’accordo (concordo fortemente e concordo), la risposta neutra (non concordo, non dissento), il disaccordo (non concordo, non concordo fortemente)
Discussione e conclusioni
Gli item del questionario valutano diversi aspetti dell’attività dello staff di medici e infermieri dei reparti di degenza di un ospedale: la gestione dei pazienti critici, i benefici del MET, le abilità personali, le interferenze con l’attività lavorativa, le barriere all’attivazione del MET, la necessità di training prima dell’introduzione di un MET, l’importanza di un sistema rapido per l’emergenza in ospedale.
Gli atteggiamenti e le opinioni dei medici e degli infermieri dimostrano che la gestione dei pazienti critici, nei reparti di degenza, risente favorevolmente dell’intervento di un team di risposta rapida. I risultati del lavoro confermano le necessità di superare le barriere all’attivazione del rapid response system.
Tuttavia, si rilevano degli ostacoli all’implementazione completa di un rapid response system e al cambiamento del modo in cui è gestito il trattamento dei malati. Questi aspetti rilevano che la persistenza della mentalità silo negli ospedali è, in molti casi, ancora una realtà.
Le evidenze suggeriscono la necessità, per future ricerche, di indagare  l’implementazione del concetto di Rapid Response System, valutando le barriere e gli eventi che possono facilitare l’integrazione, all’interno di un ospedale, di questo intervento complesso per la gestione delle emergenze.
 
Allegato
Tesi “L’emergenza intraospedaliera”
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Epatite C, ospedali di Acireale e Caltagirone “centri Hub” per la distribuzione dei farmaci

CATANIA. A pieno regime l’attività di prescrizione e distribuzione dei farmaci per l’epatite C presso le Unità Operative di Gastroenterologia di Acireale (diretta da Giovanni Magrì) e di Malattie Infettive di Caltagirone (diretta da Salvatore Bonfante).
Si tratta di farmaci che hanno rivoluzionato la gestione della patologia rendendola curabile quasi nel 100% dei casi, senza effetti collaterali anche in presenza di malattia avanzata.
I due reparti sono stati individuati con decreto dell’Assessorato regionale alla Salute quali centri hub della rete regionale per la gestione dell’epatite C. A questi si aggiunge l’UOC di Medicina di Acireale (diretta da Giovanni Rapisarda), indicata come centro spoke della stessa rete.
Un riconoscimento per il lavoro svolto in questi anni dagli operatori delle due Unità Operative e soprattutto un nuovo e significativo servizio attivato per i pazienti della provincia, in particolare dei distretti sanitari di Acireale e Giarre, e di Caltagirone.
CALTAGIRONE
«Con questo nuovo servizio- spiega Bonfante- saremo in grado di gestire integralmente il processo assistenziale per i pazienti affetti da questa grave patologia. È un risultato che gratifica il lavoro svolto in questi anni e che soprattutto colma un grave gap assistenziale nel Calatino. Tutto ciò grazie all’attenzione dell’Assessorato, dei rappresentanti istituzionali locali e della Direzione aziendale».
Sono circa 350 i pazienti affetti da epatite C seguiti dall’Ospedale “Gravina” di Caltagirone, che adesso non dovranno più recarsi presso altri Presidi, di altre città, per la prescrizione e la distribuzione dei farmaci.
ACIREALE
Soddisfazione è espressa anche da Magrì: «Questo riconoscimento è stato possibile grazie al supporto tecnologico fornito in questi anni dalla Direzione Generale della nostra azienda. Per gestire la nuova condizione di centro hub sarà necessario, più che mai, il supporto logistico e organizzativo da parte dell’Azienda e del Presidio».
Presso l’UOC di Gastroenterologia di Acireale è attivo da anni un ambulatorio di epatologia, coordinato da Federico Salomone, che assiste gli oltre 100 pazienti affetti da epatite C.
«La terapia eradicante per l’epatite C rappresenta uno dei maggiori traguardi della ricerca degli ultimi anni- spiega Salomone- ed è importante che vi sia la consapevolezza di tale conquista ai vari livelli. Per questa ragione stiamo organizzando degli incontri con i medici di famiglia e con i medici ospedalieri di tutte le specialità affinché sia noto a tutti la possibilità della guarigione dall’HCV».
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Diabete e prescrizione dell’insulina, nel tavolo tecnico regionale pure medici e pazienti

PALERMO. «Su richiesta della commissione Salute dell’Ars, sarà integrato con la presenza di rappresentanti dei pazienti e dei medici il tavolo tecnico istituito dall’assessorato regionale per Salute per un confronto sulla scheda di monitoraggio e la prescrizione dell’insulina alla luce delle problematiche emerse dopo la circolare del 14 novembre già sospesa dall’assessorato. L’obiettivo è qsuperare la criticità al fine di trovare una soluzione corrispondente alle esigenze dei pazienti e condivisa dai medici».
Lo afferma la presidente della commissione Salute dell’Ars, Margherita La Rocca Ruvolo (nella foto) dopo l’audizione in ordine alle problematiche concernenti la scheda di monitoraggio e la prescrizione dell’insulina.
È stato ascoltato ieri anche l’assessore per la Salute, Ruggero Razza. Un contributo alla discussione è stato dato alla sesta commissione dell’Ars dal presidente della Simdo (Società italiana Metabolismo Diabete Obesità) Vincenzo Provenzano.
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Pediatria, al via domani a Palermo il meeting “ABC, il Bambino tra Alimentazione e Cultura”

Prenderà il via domani (giovedì) a Palermo il meeting “ABC, il Bambino tra Alimentazione e Cultura” organizzato dall’Università degli Studi di Palermo con il patrocinio della Società Italiana di Pediatria e della Società Italiana di Neonatologia. L’evento, che si terrà presso l’Aula Magna della Scuola di Scienze Giuridiche, è inserito nel programma di Palermo Capitale della Cultura 2018.
Due le sessioni di lavori previste: una su “Alimentazione e Bambino”, in programma  dalle 14.30 di giovedì 6 dicembre  e la seconda su Cultura e Bambino in programma dalle 9.30 di venerdì 7 dicembre.
La manifestazione sarà aperta dal Rettore Fabrizio Micari, dall’Assessore alle Politiche Giovanili, Scuola e Salute del Comune di Palermo Giovanna Marano, dai Presidenti della Scuola di Scienze Giuridiche Enrico Camilleri e della Scuola di Medicina Francesco Vitale, dai Presidenti della Società Italiana di Pediatria Alberto Villani e della Società Italiana di Neonatologia Fabio Mosca.
I lavori saranno introdotti dalla relazione del professor Giovanni Corsello su “Nutrizione e prevenzione delle infezioni, il modello del latte materno”.
Ospiti e relatori saranno tra gli altri Stefano Guandalini (Professore di Pediatria all’Università di Chicago) sui temi della malattia celiaca, Giuseppe Maggiore (Università di Ferrara) sul tema della Alimentazione del bambino con epatopatie, Claudio Romano (Università di Messina) sui temi della alimentazione del bambino con malattie croniche.
Ed ancora: Andrea Budelli sul tema della sicurezza alimentare, Alberto Villani (ospedale Bambino Gesù di Roma) sulla cultura delle vaccinazioni; Mario De Curtis (Università di Roma Sapienza) sulla malattia emolitica del neonato tra storia e attualità, Maria Piccione (Università di Palermo) sul bambino disabile, Martino Ruggieri (Università di Catania) sul bambino preistorico e (Roberta Minnella) sul tema dei Bambini tra natività e putti a Palermo.
“Il bambino, come soggetto fragile per i suoi delicati processi di crescita e di sviluppo- afferma il past president della Società Italiana di Pediatria, Giovanni Corsello– ha nell’alimentazione una vera e propria frontiera di salute legata ai rischi connessi con le carenze o con gli eccessi nutrizionali. Per questo, a partire dalla fase intrauterina e dalle prime età della vita è compito della famiglia e del pediatra garantire una alimentazione equilibrata. Fondamentale è anche il contesto ambientale e culturale in cui l bambino cresce e si sviluppa. Per questo Palermo, città in cui la storia e le tradizioni si cumulano lungo secoli di civiltà e di cultura integrate, rappresenta il contesto ideale per un meeting di così ampio respiro”.
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«Vaccinarsi è un dovere civico e morale»: a Siracusa fa tappa la campagna di sensibilizzazione “Influ-Day”

«Vaccinarsi è un dovere civico e morale»: a Siracusa fa tappa la campagna di sensibilizzazione “Influ-Day”

«Vaccinarsi è un dovere civico e morale». Lo ha detto il direttore generale facente funzioni dell’Asp di Siracusa Anselmo Madeddu e lo hanno ribadito autorità rappresentanti delle istituzioni locali militari e civili, dei medici di medicina generale e dei pediatri, delle associazioni dei donatori di sangue, testimonial quest’anno della campagna di vaccinazione antinfluenzale nell’occasione dell’Influ day.
Si tratta della giornata dedicata alla promozione della vaccinazione antinfluenzale organizzata dall’Azienda attraverso il Servizio di Epidemiologia diretto da Lia Contrino, con la collaborazione del Comitato provinciale della Croce Rossa Italiana, nell’area antistante l’ambulatorio di vaccinazione all’ex ONP di contrada Pizzuta.
Una manifestazione pubblica durante la quale in diversi hanno dato l’esempio, vaccinandosi, tra questi Anselmo Madeddu: «L’Influday, promossa dall’Assessorato regionale della Salute- ha detto- riveste una importanza particolare perché, in un contesto come quello attuale, in cui si registra una certa demonizzazione nei confronti dei vaccini, occorre non dimenticare che proprio grazie a questi è stato possibile debellare nel passato vere e proprie epidemie».
Anselmo Madeddu durante la vaccinazione
Ha poi aggiunto: «È doverosa nei confronti della cittadinanza una corretta informazione che negli ultimi anni è stata distorta ed in questo è fondamentale il ruolo della stampa. Vaccinarsi contro l’influenza vuol dire avere rispetto per se e per il mondo che ci circonda».
Il direttore generale ha rivolto un ringraziamento a quanti collaborano efficacemente per veicolare e diffondere una corretta informazione, primi tra questi i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, «con l’auspicio che si incrementi ulteriormente quest’anno la vaccinazione antinfluenzale tra gli aventi diritto facendo registrare una netta inversione di tendenza».
Il messaggio è stato rafforzato dagli interventi del comandante dell’Aeronautica militare di Siracusa Gianluca Angelucci, dal sostituto commissario della Polizia stradale di Siracusa Francesco Giuffrida, dal presidente della Croce rossa italiana di Siracusa Francesco Messina, dai segretari di Fimmg e Simp Giovanni Barone e Salvatore Patania.
Il direttore del Dipartimento di Prevenzione e del Semp Lia Contrino ha ricordato che la vaccinazione, eseguibile negli ambulatori dei medici di famiglia e in quelli dell’Azienda, è sicura e raccomandata ai soggetti fragili, anziani, donne in gravidanza e per tutte quelle persone che hanno patologie che abbassano le difese immunitarie, nonché per gli operatori sanitari, per tutti i pazienti ricoverati negli ospedali e nelle case di cura dove la diffusione del virus potrebbe essere più facilitata.
Analogamente la vaccinazione è raccomandata a tutte le forze dell’Ordine, a tutti i soggetti addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo, ai detenuti nonché ai donatori di sangue e ai loro familiari.
L’articolo «Vaccinarsi è un dovere civico e morale»: a Siracusa fa tappa la campagna di sensibilizzazione “Influ-Day” sembra essere il primo su IN SANITAS.

TBC, sì alla somministrazione precoce vaccino in neonati pre-termine e/o sottopeso [Pneumo]

Stando ai risultati di una ricerca sistematica della letteratura scientifica con annessa metanalisi, pubblicata su Jama Pediatrics, non esistono motivi di ostacolo alla somministrazione del vaccino antitubercolare BCG (bacillus Calmette-Guerin) in neonati pre-termine e/o sottopeso. Tale risultato assume particolare importanza alla luce della prassi comune di ritardare la vaccinazione in questione, nonostante si sappia che un’immunoprofilassi più tempestiva si associa a migliore copertura vaccinale e a benefici non specifici, in termini di sopravvivenza.

Leucemia linfatica cronica, promettente la combinazione ibrutinib-CAR T-cells anti-CD19. #ASH2018 [oncologia-ematologia]

Il trattamento concomitante con l’inibitore della tirosin chinasi di Bruton (BTK) ibrutinib e le CAR T-cells anti-CD19 JCAR014 è risultato ben tollerato in pazienti con leucemia linfatica cronica recidivata o refrattaria, secondo i risultati retrospettivi di uno studio di fase 1/2 appena presentato al congresso annuale dell’American Society of Hematology (ASH).

Fusione Takeda – Shire, affare fatto. Anche gli azionisti di Takeda danno il via libera [Business]

Nel corso di una assemblea pubblica straordinaria tenutasi a Osaka, nel Giappone occidentale, oltre il 90 per cento degli azionisti di Takeda Pharmaceutical ha approvato l’acquisizione da 59 miliardi di dollari di Shire. Takeda entrerà così nella top ten delle case farmaceutiche più importanti al mondo e sarà il leader mondiale nelle malattie rare.

Manovra, M5S: “Con l’ok all’emendamento sullo screening neonatale salviamo più bambini”

Questo il pensiero espresso dai portavoce del Movimento 5 Stelle sulla proposta della deputata Leda Volpi, approvata dalla Commissione Bilancio.
“Diagnosticare le malattie già nei primi mesi di vita di un bambino è fondamentale per riuscire a intervenire in tempo ed evitare conseguenze gravissime, che possono condurre anche alla morte. Per questo è un’ottima notizia che l’emendamento sullo screening neonatale, proposto dalla deputata del Movimento 5 Stelle, Leda Volpi, abbia avuto oggi l’ok della Commissione Bilancio. È un grande passo in avanti per salvare più vite”. Così i deputati del Movimento 5 Stelle della Commissione Affari sociali alla Camera.
“L’Italia – proseguono – vanta una legge unica in Europa: la 167/2016 di Paola Taverna. Questa legge garantisce a tutti i nuovi nati lo screening neonatale per circa 40 malattie metaboliche ereditarie. Ma la scienza, nel frattempo, sta facendo passi da gigante e oggi, per fortuna, ci sono altre malattie che possono essere diagnosticate con una semplice goccia di sangue e che possono essere trattate con terapie in grado di cambiare la vita di questi bambini”.
Concludono i portavoce del M5S: “L’emendamento permetterà al ministero della Salute di estendere gli screening neonatali su tutto il territorio nazionale, non solo alle malattie metaboliche ereditarie, ma anche alle malattie neuromuscolari su base genetica, alle immunodeficienze congenite severe e alle malattie lisosomiali. Non solo: il ministero dovrà ogni due anni rivedere il pannello degli screening neonatali, in modo da aggiungere eventuali altre patologie sulla base delle evidenze scientifiche in campo diagnostico e terapeutico”.
Reazione Nurse Times
 
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Teramo, anziana deceduta in Rsa: medico e infermiera a processo per negligenza

La morte avvenne nel 2015 per le complicanze di una sepsi secondaria a piaga da decubito.
Non avrebbe vigilato sul lavoro degli infermieri, concorrendo così a cagionare la morte di una paziente 77enne. Questa l’accusa rivolta dalla Procura di Teramo a un medico, all’epoca dei fatti responsabile dell’unità operativa di una residenza sanitaria assistenziale della provincia abruzzese. La vittima, affetta da demenza senile, morì nel dicembre del 2015 dopo essere stata trasferita d’urgenza all’ospedale di Atri. Il decesso sarebbe da attribuire alle complicanze di una sepsi secondaria a piaga da decubito di IV grado.
L’inchiesta scaturita dall’episodio ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati del camice bianco e di un’infermiera di origini polacche. A entrambi è contestato di aver messo in atto una serie di condotte negligenti che hanno contribuito a determinare il tragico epilogo.
L’infermiera, in particolare, è accusata di non aver applicato, in quanto caposala, i protocolli e le procedure relative alla prevenzione delle “lesioni da pressione”. Inoltre, non avrebbe provveduto a coordinare i singoli infermieri in modo da assicurare l’igiene e le cure più appropriate all’insorgenza e all’aggravamento delle piaghe. Il dottore, invece, non si sarebbe adoperato “per impedire e vanificare la condotta macroscopicamente colposa del personale infermieristico”. Per lui, nelle scorse ore, il giudice per l’udienza preliminare ha stabilito il rinvio a giudizio per omicidio colposo.
L’apertura del processo è prevista per il prossimo febbraio davanti al giudice monocratico del Tribunale di Teramo. Stralciata, invece, la posizione dell’altra operatrice sanitaria indagata, dichiarata irreperibile.
Redazione Nurse Times
Fonte: www.responsabilecivile.it
 
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Trento, scelsero il parto in casa e la bimba subì gravi danni: nei guai genitori e ostetriche

Una brutta storia, risalente al settembre del 2017. I quattro indagati dovranno rispondere di lesioni personali gravissime.
Una triste vicenda, risalente al settembre del 2017 e destinata ad approdare in tribunale. Una coppia di giovani trentini e due ostetriche private dovranno infatti rispondere davanti al giudice di lesioni personali gravissime.
Tutto è nato dalla scelta della coppia di far nascere la figlia in casa, affidandosi alle due ostetriche, non dipendenti dell’Azienda sanitaria. Una scelta rischiosa, soprattutto perché la nascitura era in posizione podalica, circostanza di cui i genitori sarebbero stati a conoscenza sin da luglio. Di qui il consiglio di un parto cesareo programmato, che fu fissato per il 28 settembre. La bimba, però, venne al mondo il giorno prima, alle 9:15, con un parto vaginale a domicilio dalle mille difficoltà e dalle conseguenze drammatiche.
Nella notte del 26 settembre, alle 3:15, la donna aveva infatti subito la rottura del sacco amniotico. Alle 23:30 iniziò il travaglio, seguito, alle 7 del 27 settembre, dalla fase espulsiva, parecchio complicata: la piccola nacque cianotica e in arresto cardiorespiratorio. L’arrivo dei soccorsi e la corsa in ospedale non servirono a risparmiarle danni gravissimi.
Ed è proprio la tempistica degli eventi, secondo l’accusa, a configurare il profilo di colpa dei genitori. Stando alla ricostruzione dei Nas, la ginecologa aveva informato la madre dei rischi connessi a un parto naturale in casa quando il bambino si presenta in posizione podalica, invitandola a raggiungere subito il pronto soccorso in caso di rottura del sacco amniotico o di inizio del travaglio. Di Concerto col marito, tuttavia, la donna aveva accettato il rischio (anche di morte), sottoscrivendo un patto terapeutico con le due ostetriche.
A queste ultime si contesta invece di non avere inviato la giovane mamma in ospedale, nonostante fossero presenti il 26 e il 27 settembre e sapessero che alla donna si erano rotte le acque il giorno prima del parto. Solo alle 9:32 del 27 settembre, dopo la nascita della bambina, avrebbero allertato i soccorsi. A loro carico, inoltre, la colpa aggiuntiva di non avere rispettato quanto previsto dalle linee guida sul parto. Per una delle due, c’è infine l’accusa di falso: non sarebbero corretti gli orari indicati sulla cartella ostetrica. Conclusa l’indagine, le difese avranno tre settimane di tempo per chiedere di essere sentite o presentare una memoria.
Redazione Nurse Times
Fonte: www.ladige.it
 
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NeXT. Tesi “La relazione Infermiere – Paziente in Pronto Soccorso/DEA”

Grande successo per il progetto editoriale denominato NExT (Nurse EXperimental Thesis) targato Nurse Times
Giunge al nostro indirizzo mail redazione@nursetimes.org il lavoro di tesi della dott.ssa Lovallo Carmen dal titolo “La relazione Infermiere-Paziente in Pronto Soccorso/DEA: il difficile equilibrio tra capacità tecniche e comunicazione empatica, tra qualità erogata e percepita”,  laureatasi presso l’Università Cattolica del “Sacro Cuore” di Roma, nell’a.a. 2017 – 2018.
 
…di Lovallo Carmen
Abstract
Introduzione: I bisogni assistenziali in Pronto Soccorso/DEA sono caratterizzati da situazioni di gravità estrema con pericolo di vita che mettono a dura prova le competenze e la professionalità degli operatori sanitari. L’esigenza primaria dell’utente che giunge in PS è senza dubbio quella di ricevere delle cure appropriate ed efficaci; esistono però numerose esigenze “non clinico-assistenziali”, il cui soddisfacimento (o non soddisfacimento) contribuisce a definire l’esperienza globale del paziente in PS.
Obiettivo: L’intento dell’elaborato di tesi è quello di evidenziare e valutare l’importanza della relazione tra l’infermiere e il paziente/utente in Pronto Soccorso/DEA, le capacità che esso deve possedere per poter cogliere e farsi portavoce delle vere esigenze dell’individuo, in quanto essa rappresenta, a maggior ragione in una situazione di emergenza/urgenza che incute ansia e tensione sia per gli operatori sanitari che gestiscono le evenienze, ma allo stesso modo nel paziente in quanto affida “la propria salute” a persone completamente sconosciute, il perno per garantire una comprensione e valutazione olistica degli effettivi bisogni.
In particolare, un aspetto che ci permette di comprendere l’importanza del ruolo dell’infermiere in Pronto Soccorso, è l’introduzione dei processi di qualità nelle aziende ospedaliere in quanto essi rappresentano un cambiamento prospettico nei confronti di coloro che di tali aziende richiedono i servizi sanitari.
Materiali e metodi: Oltre ad aver eseguito la consultazione delle banche dati quali Pubmed, Ilisi e Google Scholar, è stata effettuata la consultazione bibliografica, riportata in ordine di apparizione nel testo e numerata progressivamente, secondo il Vancouver Style, alla fine dell’elaborato di tesi.
Si è ricorso ad un questionario, elaborato dalla sottoscritta, somministrato e compilato dal personale infermieristico dell’Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata (Roma) e del Policlinico Universitario Umberto I (Roma). Lo scopo di tale questionario è stato quello di constatare non solo l’efficacia della relazione tra l’infermiere e il paziente nei sopra citati ospedali, ma di individuare le “aree grigie” per poter elaborare delle proposte al fine di migliorare tale relazione.
Inoltre, attraverso l’utilizzo di dati elaborati da uno sportello sanitario telematico, è stato possibile valutare il grado di soddisfacimento (Costumer Satisfaction) dei pazienti/utenti, relativo alla qualità percepita; analizzando il Piano Aziendale 2016/2019 dell’Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata è stato possibile valutare la qualità erogata dall’Azienda.
Risultati: Lo studio ha evidenziato la consapevolezza, da parte di entrambe le categorie nel mondo sanitario (Infermieri e Pazienti/utenti), dell’importanza di tale relazione, pur riconoscendone le difficoltà nell’agire quotidiano. Considerando i dati elaborati si evince che nell’Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata, come anche nel Policlinico Universitario Umberto I, sussiste una buona e soddisfacente capacità di relazionarsi.
E’ evidente che la presenza di una relazione ottimale, garantisce allo stesso tempo efficacia e chiarezza nel processo comunicativo, contribuendo a migliorare sia il grado di soddisfazione dell’utente nei confronti della struttura (Costumer Satisfaction), sia il concetto di qualità percepita dalla stessa. In linea generale si rileva che le aziende sanitarie e il personale che ci lavora vedono sempre più l’utente come principale destinatario del loro operato per il raggiungimento di obiettivi che uniscono qualità, soddisfazione, personalizzazione, umanità, appropriatezza, efficienza ed efficacia.
Conclusioni: Alla base di ogni aspettativa e ambizione di miglioramento deve esserci una “Vision”. Attraverso le esperienze maturate dagli infermieri dei Pronto Soccorso (San Giovanni Addolorata; Policlinico Universitario Umberto I) e dai confronti scaturiti dalla stesura del mio elaborato di tesi, è auspicabile una “vision” per il PS del futuro che si basa sulla condivisione di un approccio di tipo culturale, fondato sulla collaborazione tra professionisti provenienti da settori disciplinari diversi e sulla contaminazione che deriva dall’intrecciarsi di sapere ed esperienze.
L’adozione di un approccio di questo tipo, indipendentemente dai risultati specifici che ne possono scaturire, produce la crescita di una visione culturale omogenea e compatta fatta di obiettivi, riflessioni e prospettive, più che di soluzioni precostituite.
Parole chiave: relazione, competenze infermieristiche, Pronto Soccorso, paziente/utente, Costumer Satisfaction.
 
Allegato
Tesi “La relazione Infermiere-Paziente in Pronto Soccorso/DEA: il difficile equilibrio tra capacità tecniche e comunicazione empatica, tra qualità erogata e percepita”
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Lorefice (M5S) sulla revoca dei membri del Css: “Giusta discontinuità col passato”

La presidente della Commissione Affari sociali alla Camera condivide la decisione del ministro Grillo.
“Condivido pienamente la decisione del nostro ministro Giulia Grillo di revocare i 30 membri del Consiglio superiore di sanità. Come già fatto con altri organi e comitati del ministero della Salute, anche il Css aveva bisogno di un ricambio, che andava comunque fatto entro il 5 dicembre”. Lo dichiara in una nota Marialucia Lorefice (foto), portavoce del Movimento 5 Stelle e presidente della Commissione Affari sociali alla Camera.
Prosegue Lorefice: “Venuto meno il rapporto fiduciario tra il ministro e la presidente uscente del Consiglio superiore di sanità, Roberta Siliquini, la scelta è coerente con la necessità di garantire la giusta sinergia tra tutti gli attori della politica sanitaria italiana. Ringrazio tutti i componenti uscenti, professionisti di alto valore e merito. Il Governo del cambiamento non potrebbe essere tale se non segnasse la giusta discontinuità con il passato”.
Redazione Nurse Times
 
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Usl Piacenza, presentato “L’Osservatorio aziendale lesioni cutanee”

Il progetto, sotto forma di poster scientifico, ha riscosso ampi consensi all’XI Congresso nazionale di AISLeC.
Nel corso dell’XI Congresso nazionale di AISLeC (società scientifica multidisciplinare, ma a prevalente impronta infermieristica, che si occupa da 25 anni di lesioni cutanee), svolto a Milano dal 22 al 24 novembre, è stato presentato, in forma di poster scientifico, il progetto della Direzione delle professioni sanitarie dell’Azienda Usl di Piacenza denominato “L’Osservatorio aziendale lesioni cutanee”.
Il progetto, redatto e seguito dal case manager lesioni cutanee, infermiere Giuseppe Mori, iscritto all’Opi di Piacenza, nasce dall’esigenza organizzativa di mettere in rete e in modo coordinato, tutti i professionisti che all’interno dell’Azienda si occupano a vario titolo di persone portatrici di lesioni cutanee.
Partendo dal presupposto che il soggetto portatore di una lesione cutanea è un paziente complesso, quale che sia la tipologia della lesione, nasce la necessità di dare una sistematicità agli interventi e un’organizzazione coordinata per dare risposte appropriate con esiti clinici attesi.
L’obiettivo generale, pertanto, consiste nella gestione delle problematiche inerenti il paziente portatore di ulcere cutanee, su basi scientifiche validate e in modo organizzativamente coordinato. Inoltre viene declinato nei seguenti obiettivi specifici:
– adozione/implementazione di strumenti validati (L.G.I.O. Procedure, etc.), unici per tutti i setting di cura;
– organizzazione di iniziative per attuare una sorveglianza continua rispetto alle problematiche in oggetto (studi statistici, audit clinici, appropriatezza/esiti, standard di prodotto, etc.);
– creazione di P.D.T.A. riguardanti pazienti portatori di lesioni cutanee;
– discussione di casi complessi e/o che presentano criticità;
– formazione continua.
Partendo da  un recente documento di posizionamento a cura di tre autorevoli associazioni nel settore del wound care – Association for the Advancement of Wound Care (AAWC), Australian Wound Management Association (AWMA) e European Wound Management Association (EWMA) –, adottare un approccio in team per l’erogazione di assistenza a un paziente con lesioni cutanee “appare la scelta più logica, dato che nessun singolo professionista possiede tutte le competenze necessarie per indirizzare i complessi bisogni” di questo tipo di pazienti (Butcher et al, 2014). Si è deciso di formare il gruppo di lavoro con le seguenti figure per creare un integrazione tra professionisti, setting e percorsi di cura, che ruoti intorno al paziente:
– Case manager lesioni cutanee (coordinatore) – Dir. prof. san.
– Inf. Diabetologia
– Inf. Amb. Vulnologia (Chir. gen. e spec.)
– Inf. Geriatria
– Inf. Medicine
– Inf. Neurologia (med. Spec.)
– Inf. Riabiltazione (funzionale e UO spinale)
– Inf. ADI
– Fisioterapista (territorio)
– Ref. CRA / Istituti Convenzionati
– Inf. Dialisi/Nefrologia
– Inf. Oncologia
– Inf. Malattie infettive
– Diabetologo
– Chirurgo Plastico
– Chirurgo vascolare
La metodologia è quella delle riunioni periodiche, di norma una volta al mese, nelle quali definire gli argomenti, le attività, lo stato dell’arte e la costituzione di sottogruppi di lavoro che lavorino sulle tematiche specifiche. Tutto ciò è stato esposto in un poster, che ha conseguito un importante riconoscimento. È stato infatti premiato come miglior poster del Congresso.
Redazione Nurse Times
Fonte: www.fnopi.it
 
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All’ospedale Maria Vittoria di Torino il Triage sarà “blindato” contro le aggressioni

Il nuovo Triage dell’Ospedale Maria Vittoria di Torino sarà a prova di aggressore. In seguito al l’escalation di violenza che spesso vede vittime gli operatori del Pronto Soccorso, misure di sicurezza straordinarie sono state adottate.
Le esigenze degli utenti e dei dipendenti sono state prese in considerazione sotto ogni aspetto dall’ingegnere Ivana Schiavone secondo quanto indicato da Barbara Gelain e Daniele Di Leo, responsabili infermieristici del Pronto Soccorso.
Due postazioni nelle quali classificare i malati sono già operative. Permetteranno di avere la visione diretta della sala d’attesa. Saranno presenti anche telecamere di controllo ed un “panic button”, un pulsante che permetterà di attivare un allarme silenzioso che richiamerà urgentemente la sicurezza interna in caso di pazienti che dovessero manifestare comportamenti violenti.
Una terza postazione di triage sarà attivabile in caso di maxiemergenza. Due nuove salette visita consentiranno l’accoglienza dei pazienti, la raccolta dell’anamnesi infermieristica e la rilevazione dei parametri vitali.
Le sale sono già predisposte in vista della prossima attivazione dei protocolli “see and treat” infermieristici.
È stata realizzata anche una saletta per l’isolamento dei pazienti affetti da sospette malattie a trasmissione aerea.
In sala d’attesa sarà posizionato un monitor che aggiornerà in tempo reale i pazienti sull’attesa che dovranno affrontare prima di poter essere visitati. Attraverso un’apposita App sarà possibile monitorare anche il tempo di stazionamento delle ambulanze del 118 in Pronto Soccorso.
“La struttura è funzionale ai diversi percorsi di “fast track” cioè percorsi veloci che da molti anni sono una delle peculiarità dell’Ospedale Maria Vittoria – spiega il Dott. Emilpaolo Manno, Direttore del Dipartimento di Emergenza dell’ASL Città di Torino – dopo la valutazione in triage alcune tipologie di pazienti possono essere inserite direttamente in percorsi veloci specialistici che comprendono: pediatria, ostetricia-ginecologia, otorinolaringoiatria, oculistica, urologia”
“Il Pronto Soccorso è una delle aree a maggiore complessità all’interno di una struttura ospedaliera, dove si assiste a un aumento degli accessi e della complessità della casistica, legata alla prevalenza di popolazione anziana pluripatologica – spiega il Direttore Generale dell’ASL Città di Torino, Dott. Valerio Fabio Alberti – pertanto la ristrutturazione dei locali è stata predisposta per uno snellimento delle procedure di assegnazione dei pazienti e contestualmente per mettere in atto strategie di contrasto al fenomeno crescente delle violenze nei confronti degli operatori sanitari, da tutelare unitamente ai pazienti in accesso”.
Simone Gussoni
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Caso Venturi: le razioni di Anelli (Fnomceo), Anaao Assomed e Magi (Ordine medici Roma)

Prosegue il dibattito sulla radiazione dell’assessore alla Sanità dell’Emilia Romagna dall’Ordine dei medici di Bologna.
Continuiamo a raccogliere le reazioni provenienti dal mondo della sanità italiana alla clamorosa radiazione di Sergio Venturi, assessore regionale alla Sanità dell’Emilia Romagna, dall’Ordine dei medici di Bologna (provvedimento motivato dalla firma di una delibera di due anni fa che consentiva la presenza a bordo delle ambulanze dei soli infermieri specializzati). Ai commenti solidali di Barbara Mangiacavalli, presidente Fnopi, e di Antonio Saitta, coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, si aggiunge quello di Filippo Anelli, presidente Fnomceo, il cui intervento era stato sollecitato dallo stesso Saitta. Di seguito la sua nota, diffusa a mezzo stampa.
“La vicenda di Bologna è l’espressione del disagio dell’intera professione medica. Abbiamo proposto gli stati generali della professione, al fine di esaminare la cosiddetta ‘questione medica’, che oggi si manifesta in maniera così eclatante. Non si tratta qui di entrare nel merito della decisione assunta dall’Ordine di Bologna, valutazione che la FNOMCeO, per il suo ruolo istituzionale, e non conoscendone peraltro le motivazioni, non può fare in questa sede, ma di esaminare le motivazioni sociologiche e politico-professionali che ne hanno costituito i presupposti. I condizionamenti dettati da esigenze economiche nell’esercizio della professione medica hanno portato a uno stato di disagio diffuso tra i sanitari, senza che in alcuna maniera si provasse a porre rimedio.
Abbiamo più volte denunciato le limitazioni sempre più cogenti all’autonomia professionale del medico e, sempre più spesso, abbiamo segnalato il subdolo tentativo di applicare il task shifting (il trasferimento delle competenze dal medico ad altri professionisti) nel nostro Paese, in particolare nel settore di emergenza-urgenza. Abbiamo sempre dichiarato che la professione medica e quella infermieristica sono complementari e indispensabili per assicurare un’efficace assistenza.
Nel delicatissimo campo dell’emergenza abbiamo più volte ribadito che la diagnosi non può che essere affidata al medico e che, quindi, anche nel soccorso avanzato dovremmo trovare un modello che valorizzi le due figure professionali, medico e infermiere, per assicurare al cittadino il massimo livello delle cure e dell’assistenza. Per questo abbiamo avviato un gruppo di lavoro composto da rappresentanti della FNOPI, ossia della Federazione che rappresenta tutti gli Ordini della professione infermieristica, e della FNOMCeO per i medici, al fine di elaborare un modello condiviso di interazione e collaborazione tra le due figure professionali, convinti che il dialogo sia l’unica via per costruire una sinergia tra professionisti e che il nostro denominatore comune sia la tutela del diritto alla salute dei cittadini.
Accanto a tutto ciò, bisogna riconoscere al presidente della Conferenza Regioni, Stefano Bonaccini e all’assessore Venturi la volontà di cambiamento attuata con la sottoscrizione del Protocollo di intesa tra la Conferenza delle Regioni e la FNOMCeO, che consente di avviare un confronto utile, oltreché necessario, per cogliere i suggerimenti e i bisogni di una professione come quella medica, fondamentale per assicurare il diritto alla salute ai cittadini. Un Protocollo che prova a dare attuazione alla Legge 3/2018, con la quale la Federazione e gli Ordini dei medici, in virtù del nuovo ruolo di enti sussidiari dello Stato, insieme alle Regioni avviano il confronto su temi specifici nel rispetto dei propri ruoli, delle proprie prerogative e delle relative autonomie, ferme restando le prerogative e l’importante ruolo che la democrazia riconosce ai sindacati.
Sarà proprio la Regione Emilia Romagna, dopo la Lombardia e insieme alla Liguria, il 19 dicembre, ad avviare il Tavolo di confronto tra gli Ordini e la Regione su questi temi. Tra le questioni oggetto del confronto ci saranno infatti il ruolo professionale del medico e dell’odontoiatra, le competenze, l’indipendenza, l’autonomia e la responsabilità, l’elaborazione di iniziative in ordine alla prevenzione del fenomeno della violenza nei confronti degli operatori sanitari, il rispetto delle prerogative correlate con lo svolgimento di ruoli, all’interno dei Sistemi sanitari regionali, delle Province autonome e delle Regioni (incarichi amministrativi di vertice, incarichi politici, partecipazione a consigli di amministrazione, etc.), non correlati alla cura diretta di pazienti o all’esercizio professionale medico.
Il Protocollo rappresenta così lo strumento che consente di coniugare l’autonomia degli Ordini in chiave deontologica con il diritto del professionista a partecipare alla vita politica del Paese. Infatti, da un lato consideriamo valori irrinunciabili i principi della deontologia medica, dall’altro non possiamo consentire che la professione sia considerata un limite alla partecipazione, da parte dei professionisti, alla vita politica, che è un valore altrettanto irrinunciabile.
La reazione dell’Anaao Assomed
Sulla vicenda si è espressa, sempre attraverso una nota, anche l’Anaao Assomed, esprimendo perplessità e dubbi in merito a un provvedimento di radiazione adottato “non per sanzionare un medico che sta operando in contrasto con il codice deontologico nell’ambito dello svolgimento delle specifiche funzioni, ma il politico che contribuisce all’elaborazione di una legge regionale”.
Prosegue la nota diffusa dall’Associazione dei medici ospedalieri: “Quella della presenza della sola componente infermieristica sui mezzi avanzati destinati all’emergenza-urgenza può rappresentare una scelta criticabile, ma che va contrastata con azioni culturali, politiche, sindacali e, se del caso, giuridiche. Anche in passato non abbiamo risparmiato critiche a provvedimenti di varia natura adottati dalla Giunta della regione Emilia Romagna. Ci siamo espressi circa sei mesi fa contro la richiesta del presidente Bonaccini di autonomia differenziata in campo sanitario perché, a nostro parere e non solo, foriera di ulteriori diseguaglianze tra Regioni. Ancor prima avevamo criticato il tentativo di destrutturare lo stato giuridico dei professionisti del Ssr attraverso assunzioni in regime libero-professionale o di medici privi di specializzazione, destinati giuridicamente all’area del comparto”.
La reazione di Antonio Magi (Ordine dei medici di Roma)
Chiudiamo col presidente dell’Ordine dei medici di Roma, Antonio Magi, che ha parlato al termine dell’incontro a piazza Sempione col presidente del III Municipio, Giovanni Caudo. Queste le sue parole: “Il problema è complesso, la politica non deve travalicare la professione e viceversa. È un momento di grande attenzione sui compiti delle varie professionalità. Il problema è che il lavoro si fa in equipe, non esiste più soltanto il medico o soltanto l’infermiere: devono lavorare insieme. Poi, per quanto riguarda il discorso delle ambulanze, se il personale infermieristico è formato e comunque segue disposizioni da parte del medico, non ci sono problemi, sempre che ci sia un collegamento diretto. La responsabilità dell’atto medico è soltanto del medico e non può essere altrimenti. Però l’infermiere formato può intervenire nell’ambito delle azioni di emergenza, anche con ambulanze non medicalizzate. L’importante è che, in caso di necessità, ove non ci sia il medico, ci sia comunque un contatto diretto, in modo da decidere che farmaci e metodologie utilizzare per salvare le vite dei nostri concittadini”.
Redazione Nurse Times
 
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AISLeC, l’infermiere Massimo Rivolo eletto presidente

La nomina è avvenuta nel corso del Congresso nazionale dell’Associazione, giunto all’11esima edizione.
È Massimo Rivolo, infermiere, il nuovo presidente di AISLeC, Associazione infermieristica per lo studio delle lesioni cutanee. Eletto all’XICongresso nazionale dell’Associazione che si è svolto dal 22 al 24 novembre a Milano. Occuperà la carica nel quadriennio 2018-2022.
Rivolo ha vinto il primo premio ai JWC Awards 2016 per la categoria “Wound assessment and Diagnostic” e si è classificato secondo all’edizione 2018. Gli JWC Award sono un premio internazionale ideato dal Journal of Wound Care. Arrivati alla quarta edizione, premiano i professionisti sanitari (medici, infermieri, ricercatori, scienziati e studiosi) che si sono distinti nel campo della cura delle ferite, migliorandone il decorso e la prognosi.
Il nuovo consiglio direttivo dell’Associazione è così formato:
Presidente: Massimo Rivolo
Vicepresidente: Francesca Falciani
Tesoriere: Fabio Bellini
Segretario: Laura Stefanon
Consiglieri: Raimondo Arena, Antonio Basile, Stefania Battos, Caterina De Luca, Sara Dionisi, Deborah Granara, Valentina Guidi, Annalisa Poli, Gianfranco Tino.
Past President: Rosa Rita Zortea
Redazione Nurse Times
Fonte: www.fnopi.it
 
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Ospedale Papardo, ecco l’ambulatorio per la cura delle malattie da stress

MESSINA. Contro un male sempre più insidioso il 4 luglio il Commissario Straordinario Paolo La Paglia ha attivato all’ospedale Papardo, in via sperimentale, il primo centro siciliano per la prevenzione, la diagnosi e la cura delle malattie legate allo stress, coordinato dal Direttore Sanitario, Paolo Cardia e affidato a Vittoria Saraceno, dirigente medico esperto di psico-neuro-endocrino-immunologia (PNEI), scienza che studia le conseguenze dello stress cronico sulla nostra salute.
L’ambulatorio dello stress situato al secondo piano, stanza n. 8, è stato oggi inaugurato dal sindaco Cateno De Luca e posto all’attenzione della collettività dell’area metropolitana, con una sobria cerimonia alla quale è intervenuto il personale ospedaliero.
L’approccio al paziente è multidisciplinare e prevede diverse figure professionali: dal medico PNEI, Vittoria Saraceno responsabile dell’ambulatorio, allo psicologo, all’endocrinologo, all’immunologo, con l’apporto dell’esperto di nutrizione e di agopuntura, e dell’esperto di tecniche di gestione dello stress.
È possibile effettuare le prenotazioni oltre che attraverso il numero verde provinciale 800332277, anche utilizzando il numero aziendale diretto 344-2737918 cui risponde la segreteria dell’ambulatorio dello stress.
La PNEI dimostra scientificamente che l’emotività influenza il sistema immunitario e ormonale, determinando lo stato di malattia o di salute. Inoltre studia l’uomo nella sua interezza: non organismi frammentati, formati da compartimenti stagni, ma l’intero organismo umano, un network integrato in cui tutti i sistemi biologici agiscono in sinergia attraverso una comunicazione bidirezionale intellegibile da tutti i sistemi.
Lo stress cronico (Distress), causa aumento di cortisolo- adrenalina- noradrenalina (i cosiddetti ormoni dello stress) con conseguenze negative su tutti i sistemi biologici, legati a uno stato cronico di infiammazione di basso grado che è alla base delle principali malattie.
 
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Sant’Antonio Abate, prima “risonanza magnetica nucleare cerebrale” su un neonato nel Trapanese

TRAPANI. È stato dimesso oggi il neonato L. C., nato dopo 25 settimane di gestazione e dal peso di 808 grammi, dal reparto di Neonatologia dell’ospedale Sant’Antonio Abate di Trapani.  Sul piccolo paziente per la prima volta in provincia di Trapani è stata eseguita, nel corso del ricovero, una RMN cerebrale in un neonato prematuro.
Lo comunica la direzione sanitaria aziendale dell’ASP di Trapani. La risonanza magnetica nucleare cerebrale in neonato è un’indagine di alta diagnostica per immagini, che in ambito pediatrico e neonatologico presenta peculiarità specifiche rispetto a quanto già noto per i pazienti adulti. Pur nella complessità, l’impiego della RMN offre il grande vantaggio di non impiegare radiazioni ionizzanti.
«L’esame neuroradiologico- afferma Stefano Daidone, direttore della Neonatologia- è stato possibile grazie all’approccio multidisciplinare con cui l’abbiamo affrontato, insieme ai colleghi della Radiologia, con il primario Ignazio Bacile e il dottor Giuseppe Perricone e quelli di Anestesia e rianimazione, con il primario Antonio Cacciapuoti e i dottori Barbara Mirto e Hadi Asgharnia».
Esprime tutta la sua soddisfazione il commissario straordinario dell’Asp, Giovanni Bavetta (nella foto): “È la conferma di come nel presidio ospedaliero trapanese, vi siano le professionalità e le dotazioni tecnologiche necessarie per eseguire esami di elevata complessità. Da oggi i neonati del nostro territorio non avranno più la necessità di migrare in altri ospedali siciliani o addirittura del nord Italia per eseguire questa tipologia di neuro-diagnostica».
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Ospedale di Castelvetrano, elisuperficie chiusa di notte per lavori di manutenzione

TRAPANI. A partire da oggi, 4 dicembre, l’elisuperficie dell’ospedale di Castelvetrano sarà temporaneamente chiusa ai soli voli notturni per consentire l’esecuzione degli interventi manutentivi necessari all’adeguamento alle prescrizioni dell’E.N.A.C.
Lo comunica il servizio Gestione tecnica dell’Azienda sanitaria provinciale di Trapani. La struttura continuerà  comunque a operare regolarmente per i voli diurni dell’elisoccorso.
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Spondilite anchilosante, la risposta ad IL-17A è indipendente dai livelli di proteina reattiva C [Orto-Reuma]

I pazienti con spondilite anchilosante (AS) rispondono in modo favorevole al trattamento con secukinumab indipendentemente dalla presenza di livelli elevati di proteina reattiva C iniziali. Queste le conclusioni di un’analisi post-hoc di 2 trial clinici registrativi di fase 3 sull’impiego del farmaco, pubblicata recentemente sulla rivista RMD Open: Rheumatic & Musculoskeletal Diseases.

Sei un nottambulo? Attenzione alla salute del cuore e al diabete [Diabete]

Le persone che amano stare sveglie fino a notte inoltrata possono avere un rischio più elevato di soffrire di malattie cardiache e diabete di tipo 2 rispetto a quelle che si alzano di buon’ora, dato che tendono a nutrirsi in modo più irregolare e consumare cibi meno sani. Sono i risultati della prima revisione internazionale di studi che analizzano l’influenza del cronotipo sulla salute, pubblicata sulla rivista Advances in Nutrition.

Premio Merck in neurologia, vincono l’interfaccia virtuale Ramsai e l’ausilio tecnologico h-ADDrESS [Varie]

La tedesca Merck ha annunciato oggi i vincitori della III edizione del Premio Merck in Neurologia, patrocinato, anche quest’anno, dalla Società Italiana di Neurologia (SIN).
La Commissione ha deciso di assegnare i due premi, ciascuno del valore di € 40.000, al progetto RAMSAI (Remote assistant for Multipla Sclerosis Associated Issues) proposto dalla Dott.ssa Gloria Dalla Costa, del Dipartimento di Neurologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano e al progetto h-ADDrESS (Hybrid BCI to Access Digital DEviceS for people with multiple Sclerosis) ideato dalla Dott.ssa Donatella Mattia dell’Irccs Fondazione Santa Lucia di Roma.

Obesità e asma pediatrico, legame accertato [Pneumo]

L’obesità rappresenta il principale fattore di rischio prevenibile per l’asma pediatrico: lo sostengono i risultati di uno studio recentemente pubblicato su Pediatrics che confermano il legame esistente già documentato nell’adulto.

Nessun collegamento tra inquinamento e diabete di tipo 1 [Diabete]

L’esposizione alle sostanze chimiche ambientali durante la vita fetale o la prima infanzia non risulta essere un fattore di rischio significativo per il futuro sviluppo dell’autoimmunità delle cellule beta e del diabete di tipo 1. È quanto emerge da una ricerca finlandese pubblicata sulla rivista Environmental Science and Pollution Research.

Un nuovo trattamento per combattere le allergie alimentari, tra speranze e rischi

Un nuovo trattamento per combattere le allergie alimentari, tra speranze e rischi

Soffrire di un’allergia alimentare può peggiorare di molto la qualità di vita di una persona: nonostante tutte le precauzioni che possono essere prese e l’aumentata sensibilità al problema di aziende e ristoratori, ci si sente – e di fatto si è – costantemente esposti al rischio di reazioni di gravità crescente che, in alcuni sfortunati casi, possono portare anche alla morte. Fino a oggi le uniche armi a disposizione degli allergici erano evitare totalmente l’assunzione del cibo in questione e, in caso di reazione, un’iniezione di epinefrina. Un articolo pubblicato su Science descrive nuove possibili strade per aiutare i pazienti…allergia alimentazione sperimentazione terapie immunologiche

HIV, dalle nanotecnologie la speranza di un vaccino

HIV, dalle nanotecnologie la speranza di un vaccino

Domani si celebrerà la Giornata Mondiale della lotta contro l’AIDS e, proprio in questi giorni sono stati diffusi i promettenti risultati di ricerche per combatterlo. Da un lato c’è la nascita di due gemelle i cui genomi sono stati – forse – modificati con la tecnica CRISPR-Cas9 affinché fossero immunizzate nei confronti del virus; dall’altro, su Science Advances, è stato appena pubblicato uno studio su un vaccino basato su una strategia differente dalle precedenti. Cerchiamo di capire insieme di cosa si tratta.HivAidsvaccino

Il latte d’asina fortificatore ideale per i nati prematuri

Il latte d’asina fortificatore ideale per i nati prematuri

Il latte d’asina è un fortificatore ideale per la nutrizione dei bimbi pretermine in terapia intensiva e riduce sensibilmente i casi di intolleranza. È quanto emerge da uno studio condotto dall’Ospedale S. Anna di Torino e dal CNR-ISPA di Torino, pubblicato sulla rivista Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition.alimentazionelatteneonati

Il mal di testa parla al femminile: perché l’emicrania colpisce soprattutto le donne

Il mal di testa parla al femminile: perché l’emicrania colpisce soprattutto le donne

Donne col mal di testa. È molto più di un luogo comune perché è un dato di fatto, scientificamente confermato, che a soffrire maggiormente di emicrania sono proprio loro. Non è, quindi, solo una di quelle facili battute, spesso ammantate di velato sessismo, che a volte circolano sui social media.emicraniamedicinaterapiereview

Bio-stampa 3D: verso una medicina personalizzata e senza sperimentazione animale

Bio-stampa 3D: verso una medicina personalizzata e senza sperimentazione animale

Un primo passo verso la sperimentazione in batteria di terapie personalizzate, in sostituzione dei test farmacologici sugli animali: è la generazione di organi-modello mediante bio-stampa 3D. Questo studio è stato condotto dall’Istituto di Biologia Cellulare e Neurobiologia (IBCN) del CNR, dal Campus Biomedico di Roma e dalla Fondazione Giovanni Paolo II di Campobasso e pubblicato su Scientific Report.stampante 3Dmedicina personalizzatasperimentazione animale

Diabete in gravidanza: la metformina è legata al rischio di anomalie congenite?

Diabete in gravidanza: la metformina è legata al rischio di anomalie congenite?

Uno studio dell’Istituto di Fisiologia Clinica (IFC) del CNR, in collaborazione con la Fondazione Toscana Gabriele Monasterio, ha analizzato il profilo di sicurezza della metformina e del suo utilizzo nel diabete gestazionale. Il farmaco, che ha subìto un’espansione delle indicazioni d’uso, sembra non essere legato a un aumento del tasso di anomalie congenite. Il lavoro è stato pubblicato su British medical journal.gravidanzametforminaanomalie congenitefarmaci

Alzheimer, sviluppato un chatbot per migliorare la qualità della vita dei pazienti

Alzheimer, sviluppato un chatbot per migliorare la qualità della vita dei pazienti

Secondo i dati raccolti in Italia tra il 2015 e il 2017 e pubblicati pochi mesi fa nel report dell’ISTAT, “La salute mentale nelle varie fasi della vita”, con l’invecchiamento della popolazione, la malattia di Alzheimer e le demenze sono diventate patologie rilevanti per la salute pubblica. Si stima che circa il 4,7% della popolazione anziana ne sia affetta, in particolare le donne che superano gli ottanta anni (14,2%). Entrambe le malattie sono presenti tra le cause di morte in oltre 52.000 casi all’anno di decessi di anziani. In occasione della Giornata Mondiale dell’Alzheimer che si celebra oggi, 21 settembre,…Alzheimerchatbotintelligenza artificiale