A.S.S.T. Pavia: concorso pubblico per 2 posti di tecnico della fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare

Concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura di due posti di collaboratore professionale sanitario – tecnico della fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare
E’ indetto concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura di due posti di collaboratore professionale sanitario, tecnico della fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare, categoria D.
Il testo del bando di concorso sopra indicato è pubblicato integralmente nel Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia n. 20 del 15 maggio 2019 (in allegato).
Il termine utile per la presentazione delle domande redatte su carta libera e corredate dei documenti prescritti scade al trentesimo giorno successivo a quello della data di pubblicazione del presente avviso nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – 4ª Serie speciale «Concorsi ed esami».
La prevista tassa concorsuale di euro 15,00 non rimborsabile, è da versare tramite bollettino di c/c postale n. 19865070 intestato all’Azienda socio-sanitaria territoriale (ASST) di Pavia – viale Repubblica n. 34 – 27100 Pavia, IBAN IT77Q 07601 11300 000019865070, con indicazione specifica nella causale che trattasi di tassa di partecipazione a concorso pubblico per tecnico della fisiopatologia cardiocircolatoria.
Per chiarimenti e informazioni in merito al presente bando, gli interessati potranno rivolgersi: U.O.C. risorse umane/concorsi – azienda socio-sanitaria territoriale (ASST) di Pavia – sede di Vigevano – tel. 0381/333524-519, dal lunedi’ al venerdi’ negli orari 9,00-12,00 e 14,00-16,00.
Il bando è consultabile sul sito internet: www.asst-pavia.it
Pubblicato sulla G.U. n.42 del 28-05-2019. Scade il 27 giugno 2019.
 
Redazione NurseTimes
 
Allegato
Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia n. 20 del 15 maggio 2019 (Bando pag. 139 )
 
 
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A.S.S.T. “Grande Ospedale Metropolitano Niguarda” di Milano: concorso pubblico per infermieri

Concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura di cinque posti di collaboratore professionale sanitario – infermiere, categoria D
E’ indetto concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura di: Ruolo sanitario profilo professionale: collaboratore professionale sanitario – infermiere, categoria D cinque posti di collaboratore professionale sanitario infermiere, categoria D.
Il testo integrale del bando del suddetto concorso pubblico è pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia dell’8 maggio 2019 (in allegato). Il termine previsto per la presentazione delle domande, scade alle ore 24,00 del trentesimo giorno successivo alla data di pubblicazione del presente avviso nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – 4ª Serie speciale «Concorsi ed esami».
Gli interessati possono prendere visione del bando del concorso pubblico sopra citato direttamente sul sito internet di questa azienda: http://www.ospedaleniguarda.it_→ lavora con noi → concorsi.
Pubblicato sulla G.U. n.42 del 28-05-2019. Scade il 27 giugno 2019.
 
Redazione NurseTimes
 
Allegato
Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia dell’8 maggio 2019 (Bando concorso pubblico pag. 166)

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A.O.U. Policlinico Umberto I di Roma: concorso pubblico di mobilità per infermieri

In esecuzione della deliberazione n. 257 del 24 marzo 2019 è indetto un avviso pubblico di mobilità nazionale, per titoli e colloquio, tra aziende ed enti del Servizio sanitario nazionale per la copertura di tre posti di collaboratore professionale sanitario – infermiere
Il termine per la presentazione della domanda, corredata dai documenti prescritti, scade il trentesimo giorno dalla data di pubblicazione del presente avviso nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – 4ª Serie speciale «Concorsi ed esami».
Il testo integrale del bando è consultabile nel Bollettino Ufficiale della Regione Lazio n. 39 del 14 maggio 2019 (in allegato) e sul sito dell’Azienda ospedaliero-universitaria Policlinico Umberto I www.policlinicoumberto1.it sezione «Bandi di concorso».
Per eventuali chiarimenti, gli interessati potranno rivolgersi all’unità operativa complessa amministrazione del personale di questa azienda, viale del Policlinico, 155 nei giorni da lunedì a venerdì, ore 10,00 – 12,00 telefono 06/49977709/12/15/16.
Pubblicato sulla G.U. n.42 del 28-05-2019. Scade il 27 giugno 2019.
 
Redazione NurseTimes
 
Allegato
Bando concorso pubblico di mobilità Oss (pag. 294)
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A.O.U. Policlinico Umberto I di Roma: concorso pubblico di mobilità per Oss

In esecuzione della deliberazione n. 257 del 24 marzo 2019 è indetto un avviso pubblico di mobilità nazionale, per titoli e colloquio, tra aziende ed enti del Servizio sanitario nazionale per la copertura di un posto di operatore socio sanitario BC24/18
Il termine per la presentazione della domanda, corredata dai documenti prescritti, scade il trentesimo giorno dalla data di pubblicazione del presente avviso nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – 4ª Serie speciale «Concorsi ed esami».
Il testo integrale del bando è consultabile nel Bollettino Ufficiale della Regione Lazio n. 39 del 14 maggio 2019 e sul sito dell’Azienda ospedaliero-universitaria Policlinico Umberto I www.policlinicoumberto1.it sezione «Bandi di concorso».
Per eventuali chiarimenti, gli interessati potranno rivolgersi all’unità operativa complessa amministrazione del personale di questa azienda, viale del Policlinico, 155 nei giorni da lunedì a venerdì, ore 10,00 – 12,00 telefono 06/49977709/12/15/16.
Pubblicato sulla G.U. n.42 del 28-05-2019. Scade il 27 giugno 2019.
 
Redazione NurseTimes
 
Allegato
Bando concorso pubblico di mobilità Oss (pag. 282)
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Roma A.O. “S. Giovanni- Addolorata”: mobilità per fisioterapista, TSRM, dietista, TSLB, tecnico di neurofisiopatologia

E’ indetto avviso di mobilità nazionale, per titoli e colloquio, tra aziende ed enti del Servizio sanitario nazionale, per la copertura a tempo pieno ed indeterminato di:
due posti di collaboratore professionale sanitario fisioterapista, categoria D
tre posti di collaboratore professionale sanitario tecnico sanitario di radiologia medica, categoria D
un posto di collaboratore professionale sanitario dietista, categoria D
due posti di collaboratore professionale sanitario tecnico sanitario di laboratorio biomedico
un posto di collaboratore professionale sanitario tecnico di neurofisiopatologia con esperienza nell’accertamento di morte cerebrale.
La domanda su carta semplice e corredata dei documenti prescritti, deve essere inviata entro il termine perentorio di trenta giorni a decorrere dal giorno successivo a quello di pubblicazione del presente estratto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – 4ª Serie speciale «Concorsi ed esami».
Il presente bando è pubblicato integralmente sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio n. 40 del 16 maggio 2019 (in allegato) ed è disponibile sul sito internet aziendale www.hsangiovanni.roma.it – sezione concorsi.
Per ulteriori informazioni gli interessati potranno rivolgersi presso la Uoc Politiche del personale e gestione delle risorse umane dell’Azienda ospedaliera, complesso ospedaliero S. Giovanni – Addolorata, via dell’Amba Aradam, n. 9 – 00184 Roma, tel. 06 77053291 – 06 77053672 – 06 77053238 – 06 77053293.
Pubblicato sulla G.U. n. 42 del 28-05-2019. Scade il 27 giugno 2019.
 
Redazione NurseTimes
 
Allegato
Bando mobilità (Bollettino Ufficiale della Regione Lazio n. 40 del 16 maggio 2019)
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Autismo, scoperte nuove mutazioni del Dna

Secondo gli esperti, si apre il campo alla comprensione dei fattori che possono essere coinvolti nel disturbo.
Usando l’intelligenza artificiale, un team di scienziati guidato da studiosi della Princeton University, nel New Jersey, ha identificato l’impatto di nuove mutazioni genetiche nelle persone affette da autismo.
Molte mutazioni nel Dna che contribuiscono alla malattia non si trovano nei geni, ma nella parte del genoma una volta considerato “spazzatura”. Anche se gli scienziati hanno recentemente capito che questi filamenti di Dna svolgono effettivamente ruoli importanti, la loro decifrazione su larga scala è stata finora impossibile.
Nel nuovo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Nature Genetics, i ricercatori hanno analizzato i genomi di 1.790 famiglie in cui un bambino aveva un disturbo dello spettro autistico, mentre gli altri componenti no. Il metodo ha analizzato complessivamente 120mila mutazioni genetiche per trovare quelle che influenzano il comportamento dei geni nelle persone con un disturbo di autismo. Sebbene i risultati non rivelino le cause esatte dell’autismo, hanno comunque messo in luce migliaia di elementi da studiare in modo più approfondito.
«Con questa ricerca abbiamo aperto il campo alla comprensione dei fattori che possono essere coinvolti nell’autismo», ha sottolineato la professoressa Olga Troyanskaya del Flatiron Institute di NewYork, che ha guidato il gruppo di co-autori dell’innovativo studio, destinato a ulteriori sviluppi.
Redazione Nurse Times
Fonte: Avvenire
 
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La favola di Giulia: sveglia dopo 7 anni di blackout. Mamma Maura ci ha sempre creduto

Riprendiamo da Avvenire la storia di una ragazza “rinata” e di una madre che le è sempre rimasta accanto.
La scienza e il buon senso le dicevano di non sperare: sua figlia Giulia era in “stato vegetativo irreversibile”. Viva, ma in un corpo inerte, lo sguardo ostinatamente fisso in un lontano nulla, la mente chissà dove, persa in quel mistero insondabile che sono la coscienza e il cervello. Ma Maura non sapeva che farsene, del buon senso: per andare avanti le serviva sperare contro ogni evidenza.
E così «facevo la pazza: continuavo a parlare con mia figlia come se fosse sveglia, la vestivo ogni giorno di tutto punto, scarpe comprese. E poi fiumi di profumi, creme idratanti per tenerla bella, non un compleanno senza la festa, con montagne di regali e di amici. Quando pioveva o nevicava la portavo all’aperto perché pioggia o neve le bagnassero il viso. Tutto purché succedesse qualcosa».
Ci sono voluti sette anni, sette anni di nulla assoluto. Finché Giulia, un giorno di febbraio del 2011, ha sollevato la sua mano e ha accarezzato la madre. «Era tornata, non ero stata pazza a crederci. Corsi in corridoio a chiamare i medici, ma non si capacitavano. Poi entrarono in stanza e cedettero, perché videro…».
Oggi Giulia Brazzo ha 30 anni e ci accoglie sorridente nella casetta in cui vive con la madre, Maura Lombardi, 57 anni, sotto la Basilica di Superga. Tra pareti violette, mobili in stile e cesti di lavanda, hanno ricostruito un angolo di Provenza, dove la vita ha ripreso a scorrere dal punto in cui si era interrotta quel 24 marzo del 2004, quando Giulia aveva 15 anni. Sa di Provenza anche lei, le unghie azzurre, i ricci raccolti in una fascia di seta che le circonda il viso (e nasconde perfettamente la parte di cranio mancante…).
«Io e il padre eravamo al lavoro, a casa c’erano i miei genitori – racconta Maura –. Giulia tornava da scuola con due amiche; nel pomeriggio sarebbero andate al canile per prendere un cane a nostra insaputa e si stavano organizzando, quando si è sentita male. Le amiche sono riuscite a trascinarla fino a casa, dove Giulia ha detto le sue ultime tre parole: “voglio la mamma”. Poi il blackout di sette anni. Era una ragazza solare, studiava allo scientifico con voti così alti che a fine anno la promossero lo stesso».
Un aneurisma scoppiato nel cervelletto aveva azzerato tutto. «Era troppo grave per operarla. Poi i medici del San Giovanni Bosco di Torino decisero che a 15 anni bisognava tentare…». Dodici ore di intervento, tante sacche di sangue, infine lo stato vegetativo, “irreversibile”. Seguiranno negli anni altri venti interventi, gravissime emorragie, ascessi cerebrali, violente infezioni batteriche, ma anche l’umanità di medici straordinari.
«Quando fu chiaro che non c’era più niente da fare, Giulia fu mandata agli Anni Azzurri di Volpiano. Una lungodegenza meravigliosa, ma troppo silenziosa. Così abbiamo dipinto di mille colori la sua stanza e vi abbiamo portato il caos – sorride Maura –. A spese mie ho voluto che ogni giorno con Giulia ci fossero una logopedista, una neuropsicologa e soprattutto un’esperta di shiatsu e riflessologia plantare».
Col senno di poi fu un’idea vincente: sua figlia vagava in un pianeta sconosciuto, non c’era modo di comunicare con lei. «Immagina che cosa significa vedere che tua figlia soffre, ma non poterle chiedere cosa le fa male. La riflessologa sembrava leggere oltre il muro del silenzio, aveva un feedback dei sintomi, ci azzeccava sempre». Al feedback emozionale, invece, pensava la madre: «Sempre in maniche corte, stavo a contatto di pelle come la mamma e il bimbo allo stadio embrionale, perché un figlio ridotto così diventa puro senso, non hai nient’altro, è cieco muto e sordo».
Maura e il marito erano fortunati a vivere in Italia, la Asl pagava la retta, ma per Giulia volevano di più, così vendettero la casa dei loro sogni. «La coppia non ha retto e ci siamo separati, ma il papà è sempre stato presente, la lavava tutti i giorni e la assisteva nelle notti. Io c’ero le mattine e le sere, al pomeriggio lavoravo; ho avuto datori di lavoro splendidi». E poi c’erano gli anziani, ospiti di un’altra ala della lungodegenza: loro tutti i giorni la portavano a spasso in giardino, e Giulia con la sua carrozzina era il bastone su cui si appoggiavano.
Il giorno del risveglio la mano di Giulia si è mossa sulla pelle della madre, ripercorrendo lentamente il suo braccio con una carezza inattesa. «Non credevo ai miei occhi e le ho chiesto di rifarlo. Quando i medici sono accorsi, Giulia girava di nuovo lo sguardo. È stato come avere un neonato, però abbiamo ricominciato. A quel punto tutti hanno capito che avevo avuto ragione per anni a dire che andava stimolata al massimo e le attività sono aumentate alla grande».
Trasferita al Cardinal Ferrari di Fontanellato (Parma), in due anni Giulia ha imparato a fare i primi passi, a parlare, persino a nuotare. E oggi può raccontare: «Degli anni di blackout non so nulla: dormivo. I miei primi ricordi dopo il risveglio sono stati mamma e papà. Sono una persona felice, anche se mi manca camminare e muovere la mano sinistra, però parlo e compongo in rima».
È la prima cosa che fece quando agli Anni Azzurri il dottor De Tanti, chiamato di corsa da Fontanellato per un consulto, doveva verificare il suo risveglio. Anche noi le chiediamo due versi sul suo nome e lei improvvisa: «Visto che con Giulia non c’è rima, la faccio col cognome e faccio prima!». Sogna che «J-Ax e Fedez usino i miei testi rap per le loro canzoni». Intanto partecipa alla Tourin Marathon: «42 chilometri in carrozzina». E con Fabrizio ha vinto l’edizione di Masterchef per disabili, «cucinando gli scialatielli al pesto».
Fabrizio è il suo fidanzato, uscito da uno stato vegetativo dopo un incidente in moto. «Lui però cammina bene. Ci amiamo e vorremmo creare una famiglia. Perché noi non dovremmo avere una nostra vita? Abbiamo fatto qualcosa di male?». È la stessa domanda di sua madre, che per comprare a Giulia la casa del futuro ha chiesto alle banche di farle un mutuo, proponendosi come garante. «Ma ti danno la possibilità solo se hai un figlio abile; se è disabile, ti negano persino un mutuo cointestato. Perché, quando non ci sarò più, lei dovrebbe finire in un ricovero? Non ha l’Alzheimer, è lucida, adulta e consapevole: perché per persone come Giulia non è prevista una vita?».
«Io ho mio stipendio – riprende Giulia (così chiama gli 800 euro di invalidità e accompagnamento) –, e con questo mi pago due collaboratrici, che alleggeriscono le fatiche della mamma. In particolare Erika, che ormai è una sorella». Maura ha scritto un libro, L’amore non toglie la vita, ma non giudica ciò che è avvenuto in casa Englaro: «Spesso nei sei anni mi sono chiesta se era giusto ciò che facevo, ma per fortuna non mi sono mai fermata. E sa perché? Giulia se n’era andata con quelle tre parole: “voglio la mamma”. Mi aveva chi sto di non abbandonarla». I fatti le hanno dato ragione.
Redazione Nurse Times
Fonte: Avvenire
 
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Car-T, al via il Progetto Italia per rendere fruibili le terapie

L’ostacolo principale è rappresentato sempre dai costi elevati. Si punta ad accelerare i test.
Oggi le uniche due terapie Car-T approvate dall’Ema, l’Agenzia europea per la sorveglianza sui farmaci, non sono ancora disponibili in Italia a causa della negoziazione sul prezzo. Presentano, infatti, costi ancora proibitivi. Dal momento, però, che nel prossimo futuro sentiremo parlare sempre più spesso di questo genere di cure, sono molte le strategie allo studio per cercare di renderle fruibili a tutti i pazienti idonei a riceverle.
Una di queste iniziative è il Progetto Italia Car-T Cells, promosso dal ministero della Salute. Il gruppo di lavoro ha elaborato un documento dedicato allo sviluppo di queste tecnologie. Anche se i fondi stanziati nell’ultima Legge di Bilancio ammontano a soli 10 milioni di euro, la cifra servirà principalmente alla ricerca. Obiettivi: l’identificazione di nuovi target per le Car-T, la validazione su modelli animali e, infine, l’ottimizzazione dei processi produttivi. In particolare, il Progetto Italia Car-T Cells prevede anche lo sviluppo di una rete di punti pubblici per la produzione delle terapie Car-T.
«Il documento – spiega Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità e direttore del dipartimento di Ematologia e oncologia pediatrica dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma – punta a creare una massa critica tra istituti di ricerca a carattere scientifico, altri istituti in prima linea sulle immunoterapie e la società privata MolMed, allo scopo di sviluppare in due anni percorsi preclinici che, se tutto andrà bene, sfoceranno poi nei trials clinici. L’iniziativa mette a fattor comune una rete di eccellenze italiane ed è aperta a qualsiasi altro soggetto abbia le competenze e l’interesse a partecipare».
L’idea, dunque, è quella di arrivare a sviluppare le terapie Car-T attraverso una via complementare rispetto a quanto avviene oggi. «Un progetto a lungo termine – dice Locatelli –, con l’obiettivo preciso di giungere a una traslazione clinica nel minor tempo possibile e nel migliore interesse dei malati. È chiaro che il progetto è aperto al contributo delle aziende farmaceutiche interessate».
In attesa della negoziazione del prezzo delle due Car-T già approvate in Italia, per i pazienti ci sono due possibilità per accedere alle terapie: provare a entrare in un programma di uso compassionevole o provare a entrare in una delle sperimentazioni in corso. Il tempo stringe e, se in futuro è lecito pensare a una via italiana per le Car-T, oggi più che mai è necessario dare ai pazienti il maggiore ventaglio possibile di opportunità per accedere a queste terapie.
Redazione Nurse Times
Fonte: La Stampa
 
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Angelo Augugliaro: vi racconto il Congresso RCN 2019

Angelo Augugliaro: vi racconto il Congresso RCN 2019

In esclusiva per Italian Nurses Society e Nurse Times un dettagliato resoconto a opera di un infermiere italiano che ha preso parte all’evento organizzato dal sindacato britannico.
Angelo AugugliaroIl Royal College of Nursing (RCN) è il sindacato infermieristico di categoria più grande al mondo, con i suoi oltre 435 mila iscritti, tra cui alcuni italiani. Annualmente organizza un Congresso dove i membri possono incontrarsi, dibattere, interrogare l’esecutivo dell’organizzazione e scrivere nuove pagine di storia per tutto il nursing britannico. Quest’anno l’evento si è tenuto a Liverpool dal 19 al 23 maggio. Di seguito, in esclusiva per Italian Nurses Society e Nurse Times, il dettagliato resoconto a opera di Angelo Augugliaro, uno dei delegati italiani e scrub nurse all’ospedale di Newcastle.
Sin da quando sono arrivato in UK e ho iniziato la mia carriera in questo Paese, il mio allora tutor dell’azienda ospedaliera per cui lavoravo ci suggerì di iscriverci all’RCN, di cui era il rappresentante locale. Tuttavia, pur essendo iscritto a questo sindacato da anni, solo di recente ho considerato l’idea di conoscerne meglio le attività e di esserne membro attivo. Verso la fine del 2018 sono venuto a conoscenza del Congresso annuale e della possibilità per i membri di partecipare come votanti. Intrigato dalla possibilità, ho avanzato la mia candidatura.
Qualche mese prima che il Congresso avesse luogo mi è giunta la comunicazione dall’RCN che non ero stato nominato come membro votante, ma che, se avessi voluto, avrei potuto prendere parte all’evento, godendo di un supporto economico per viaggi e alloggio. Ho deciso dunque di cogliere l’occasione al volo e mi sono messo subito in contatto con il ramo locale del sindacato per compilare le relative pratiche. Lo scambio di comunicazioni è continuato quasi fino alla settimana precedente al Congresso, quando ho ricevuto il Delegate Pack, contenente le informazioni e una guida per la partecipazione.
La manifestazione ha avuto luogo in un grande centro congressi, dove tutto è stato e allestito con fiera, bandiere, striscioni e banco reception. La cerimonia d’apertura, tenutasi la domenica pomeriggio, è avvenuta in grande stile, con una parata in cui il presidente uscente ha accompagnato quello subentrante, recando una lampada accesa e la medaglia presidenziale, seguito da studenti e altri delegati. Alla cerimonia d’apertura ha fatto seguito la consegna di innumerevoli riconoscimenti del sindacato ai suoi membri: ne ho perso il conto!
Il discorso inaugurale del nuovo presidente, Dame Donna Kinnair, ha da subito scaldato i motori, sottolineando l’estremo e urgente bisogno di una regolamentazione per il safe staffing in tutta l’Inghilterra. Si è trattato di un tema ricorrente in tutto il Congresso di quest’anno.
Con 40mila infermieri vacanti e le corsie sempre più vuote, l’RCN sta da tempo conducendo un’intensa campagna per introdurre una normativa che definisca requisiti di personale sicuri anche per l’Inghilterra, dopo che il Galles (primo in Europa) nel 2016 e la Scozia nel maggio di quest’anno si sono dotati di regolamentazioni in questo ambito. A tal fine, una lettera in formato gigante, indirizzata a Matt Hancock, Secretary of State for Health and Social care, è stata firmata dai membri presenti, riscuotendo un largo consenso.
Il secondo giorno di lavori si è aperto con la Annual General Meeting (AGM). L’AGM è stato anche il momento in cui i membri del sindacato hanno interrogato il Consiglio direttivo sulle spese sostenute dallo stesso, dimostrando la totale responsabilità e trasparenza del sindacato verso i suoi membri. Più ci rifletto e più mi viene da ironizzare su impossibili similitudini con i sindacati italiani.
Dame Donna Kinnair, amministratore delegato e segretario generale, si è inoltre soffermata su un tema scottante, ovvero i malcontenti legati al comportamento adottato dall’RCN sul tema del controverso e discusso pay deal (il contratto collettivo pubblico) dell’anno scorso, che culminarono con la sfiducia e la successiva rimozione dell’esecutivo. Dame Kinnair ha sottolineato come il sindacato sia espressione dei suoi membri, e non il contrario, e che i risultati del Congresso, momento significativo in cui i membri dibattono, parlano e si supportano, indirizza le azioni del Consiglio direttivo verso la politica e il Governo, al fine di invocare il cambiamento.
Subito dopo il General Meeting, si sono aperte le varie sessioni di dibattiti, protrattesi per diversi giorni. Gli ordini del giorno hanno visto susseguirsi molte e variegate discussioni. Per menzionarne alcune, la richiesta al Governo di fornire un resoconto sulla mancanza di piani volti a fronteggiare la crisi di salute pubblica, dovuta all’aumento dei senzatetto, e l’impegno a supportare i Governi UK sulle strategie di prevenzione e riduzione dei knife crimes, i crimini con arma da taglio.
Il Congresso ha anche espresso un voto positivo sulla decriminalizzazione della prostituzione e si è discussa la possibilità di far parte nuovamente dell’International Council of Nurses. L’ agenda ha visto inserite negli ordini del giorno molte altre tematiche significative, come la povertà infantile, il bullismo, il rural health care (l’assistenza nei luoghi remoti), il mobbing, l’isolamento sociale, mentre altri significativi spunti di discussione sono stati rappresentati da prevenzione delle sepsi, uniformi degli infermieri, salari nell’NHS.
L’intero Congresso mi ha sorpreso tantissimo. La partecipazione dei membri e anche degli studenti – la cui presenza è stata considerevole – mi ha posto seri interrogativi sul confronto con la situazione italiana. Osservare da spettatore, al primo anno di partecipazione, la determinazione e il coinvolgimento di ogni singolo membro, oltre alla forza con la quale gli studenti prendevano parola ai dibattiti ed esprimevano il loro punto di vista, mi fa domandare come noi, professionisti italiani, possiamo essere altrettanto uniti e desiderosi di scrivere il cambiamento anche nel nostro Paese.
Mi è dispiaciuto dover abbandonare prematuramente il Congresso, dopo solo un paio di giorni, per via di precedenti impegni, ma sicuramente questa breve esperienza ha fatto germinare in me la volontà di un maggiore coinvolgimento e di esportare questa cultura della partecipazione sindacale, latitante in Italia da troppo tempo.
Degno di nota è l’impegno del sindacato nel sostenere economicamente la partecipazione dei membri e l’organizzazione di eventi ricreativi, quale il ricevimento di benvenuto e fraternizzazione tra i membri dello stesso ramo, nelle sale di diversi hotel. Il tutto pagato dal sindacato… o forse da noi stessi!
Nonostante l’importanza del Congresso e l’impegno dei membri partecipanti, la speranza che tutto quanto dibattuto possa tramutarsi in realtà in un futuro più o meno prossimo rimane solo un interrogativo. Di sicuro bisogna prendere nota dei numerosi successi raggiunti dai sindacati oltremanica nella storia. Soddisfatto e grato alla mia sezione per la possibilità di partecipare, conto di tornare il prossimo anno. Quindi il mio è solo un arrivederci.
Angelo Augugliaro (edited by Luigi D’Onofrio)
 
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OMS: approvata risoluzione italiana su trasparenza per la contrattazione prezzi dei farmaci

Farmaci, Lorefice (M5S) “Approvazione OMS nostra risoluzione segno di cambiamento all’insegna di trasparenza guidato da Italia”
Roma, 28 mag – “L’approvazione da parte dell’Oms della risoluzione promossa dall’Italia per una maggiore equità nell’accesso alle cure è il segno di un cambiamento all’insegna della trasparenza che il nostro Paese è in grado di portare anche all’estero. Oggi abbiamo avuto la dimostrazione che se un principio è portato avanti con determinazione, come ha fatto il nostro ministro Giulia Grillo, alla fine i risultati arrivano: la nostra risoluzione è stata supportata da altri 22 Paesi e accolta da 194”.
Così, in una nota, la presidente del MoVimento 5 Stelle della commissione Affari sociali alla Camera, Marialucia Lorefice.
“D’ora in poi la contrattazione dei prezzi dei farmaci con le aziende avverrà con nuovi standard di trasparenza: questo potrà garantire l’accesso alle cure e l’acquisto di farmaci innovativi anche a chi è in difficoltà economica e renderà il mercato dei farmaci più competitivo. Apriamo una nuova stagione per il diritto alla salute di tutti e una nuova cultura della trasparenza, che vede l’Italia in prima fila nel mondo”, conclude Lorefice.
 
Redazione NurseTimes
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Allineamento dei pianeti

Allineamento dei pianeti

I pianeti si allineano mai l’uno con l’altro? A causa dell’orientamento e dell’inclinazione delle loro orbite, gli otto pianeti principali del Sistema Solare non possono mai raggiungere un perfetto allineamento. L’ultima volta che sono comparsi nella stessa parte del cielo è avvenuto oltre 1.000 anni fa, nell’anno 949 DC, e non lo gestiranno più fino al 6 maggio 2492. Fortunatamente, all’incirca ogni mezzo secolo circa i pianeti più brillanti occupano posizioni nel cielo notturno creando l’impressione di essere più o meno in linea retta. L’ultimo spettacolo decente fu nell’aprile del 2002, quando Giove, Saturno, Marte, Venere e Mercurio erano infilati sopra l’orizzonte occidentale come una collana celeste, con una luna crescente come gioiello centrale. Un simile allineamento avverrà tra 30 anni, l’8 settembre 2040. E nel caso tu sia preoccupato per gli effetti gravitazionali di un tale allineamento, non essere: la trazione extra sulla Terra è trascurabile. Alcuni allineamenti sono comunque utili. Durante gli anni ’70, la NASA ha sfruttato uno speciale allineamento dei pianeti per inviare sonde spaziali in un “grande tour” di Giove, Saturno, Urano e Nettuno con il minimo sforzo. Tale allineamento si verifica solo una volta ogni 175 anni. Fortunatamente, è arrivato subito dopo che gli scienziati della NASA hanno capito come utilizzarlo. Per la seconda volta quest’anno, i cinque pianeti più brillanti possono essere visti allo stesso tempo. Puoi prenderli guardando verso il cielo occidentale dopo il tramonto. I pianeti formeranno una linea che sale dall’orizzonte. Mercurio e Venere sono bassi a ovest, con il luminoso Giove che brilla appena sopra. Più in alto nel cielo nord-occidentale è Saturno, e completando il set di cinque è il pianeta rosso Marte, alto sopra la testa. Venerdì 12 ottobre una bella mezzaluna si trova proprio a destra di Giove. Continua a guardare i pianeti notte dopo notte e puoi seguire la progressione della Luna. Mentre la Luna batte attorno alla Terra ogni mese, il suo moto apparente nel cielo è molto più veloce del movimento più piacevole dei pianeti nelle loro orbite attorno al Sole. Entro lunedì 15 ottobre, la Luna si sarà spostata più in alto nel cielo per sedersi vicino a Saturno, e pochi giorni dopo, il 18 ottobre, la Luna si unirà a Marte. Sarà anche una serata perfetta per vedere i pianeti, visto che Venere e Mercurio saranno seduti fianco a fianco. Di tutti e cinque i pianeti, Mercurio è il più debole e quindi più difficile da vedere, quindi avere Venere luminosa come un cartello per Mercurio è sempre un vantaggio. Tra circa una settimana, Venere, che è stata la brillante stella della sera per la maggior parte di quest’anno, si sposterà nel bagliore del sole e nel cielo notturno. Dopo il tramonto in Australia, i cinque pianeti luminosi possono essere visti nel cielo occidentale questa settimana. Credito: Musei Victoria / Stellarium

Cinque pianeti, due gruppi

I pianeti hanno fatto un allegro ballo nel cielo notturno negli ultimi mesi. A luglio, si sono riuniti anche nel cielo serale, ma in quell’occasione sono stati allungati proprio attraverso il cielo. Mercurio e Venere potevano essere trovati nell’ovest, mentre Giove, Saturno e Marte stavano sorgendo nell’est. Poiché Mercurio e Venere sono i pianeti interni , orbitanti più vicini al Sole di quanto non facciano la Terra, vediamo sempre questi due bassi a ovest dopo il tramonto, o bassi ad est prima dell’alba. Sono i pianeti che seguono o guidano il Sole. Al contrario, i pianeti esterni di Marte, Giove e Saturno possono andare alla deriva attraverso il cielo, che è esattamente quello che hanno fatto da luglio. Il trio si è spostato da est a ovest, e ora si uniscono a Mercurio e Venere per partecipare allo spettacolo dei cinque pianeti. I cinque pianeti sono stati visti l’ultima volta insieme nel cielo occidentale, agosto 2016. Credito: Alex Cherney C’è altro in serbo Può sembrare un evento comune, dal momento che i cinque pianeti si sono riuniti di nuovo nel giro di pochi mesi. Ma è possibile solo perché Giove e Saturno sono attualmente dalla stessa parte del Sole e quindi vicini l’un l’altro, relativamente parlando. I cinque pianeti si sono riuniti due volte quest’anno e due volte nel 2016, ma prima c’era un decennio in cui non era possibile. I due giganti del gas erano troppo distanti. Mentre Giove e Saturno si accoppiano in cielo, è solo una questione di tempo prima che gli altri pianeti cadano nella giusta configurazione per riunirli tutti insieme. La prossima volta ciò avverrà nel luglio 2020, ma sarà più difficile da vedere rispetto a questa settimana. I pianeti saranno allungati nel cielo piuttosto che raggruppati insieme a ovest come lo sono ora. Quindi è ancora speciale individuare i cinque pianeti che si uniscono. C’è una grande soddisfazione nel riuscire a spuntare tutti e cinque i pianeti in un’unica visione.

Guarda i pianeti si uniscono.Per una sfida?

Non solo i cinque pianeti facili da vedere sono visibili nel cielo della sera, ma sono uniti da Urano e Nettuno per completare il set planetario. Questi due giganti del ghiaccio che orbitano oltre Saturno sono pianeti moderni. Non erano conosciuti in tempi antichi perché la loro scoperta aveva bisogno dell’aiuto di un telescopio e di una comprensione della gravità per sapere come funziona il Sistema Solare. Ma mentre non possono essere visti ad occhio nudo, Urano è basso ad est al tramonto e Nettuno è più in alto, circa a metà strada da Marte. Osservatori esperti, osservando il cielo da un oscuro sito di campagna, sono stati in grado di vedere Urano ad occhio nudo sapendo esattamente dove guardare. Attraverso il binocolo, Urano appare come una debole stella, ma un buon telescopio mostrerà il suo disco leggermente bluastro. È meglio aspettare fino a tarda sera, quando Urano è salito più in alto, per cercare di osservarlo. Ma ora è un momento ideale, poiché il pianeta si sta avvicinando all’opposizione il 24 ottobre , quando sarà al suo meglio. Voyager 2 è volato da Urano nel 1986 e Nettuno nel 1989 catturando incredibili immagini ravvicinate. Credito: NASA / JPL-Caltech (Urano) e NASA (Nettuno) Nettuno ha all’incirca le stesse dimensioni di Urano ma molto più lontano, rendendo più difficile da vedere. Anche con un modesto telescopio appare come una stella bluastra, mentre sono necessarie le giuste condizioni di osservazione e un telescopio di alta qualità per rivelare il disco di Nettuno. Infine, e per non essere lasciato fuori, anche il pianeta nano Plutone si unisce alla folla. È troppo piccolo e distante per essere visto ma attualmente si trova a circa metà strada tra Saturno e Marte. Anche con un telescopio di alta qualità, Pluto appare sempre come un debole oggetto stellato, e per la maggior parte (me stesso incluso) sarà una sfida trovarlo nella sua posizione attuale tra tutte le stelle vicino alla Via Lattea luminosa. Se sei pronto per la sfida, un programma di astronomia gratuito come Stellarium è l’ideale per aiutare a localizzare i pianeti. Ma è altrettanto gratificante godere dei cinque pianeti luminosi, osservati fin dall’antichità, che si riuniscono brevemente nel cielo occidentale.

Al via il bando AIFA 2018: 6,5 milioni euro per la ricerca indipendente

È stato pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale
(Serie Generale n. 123 del 28/05/2019) il bando AIFA 2018 per la ricerca indipendente sui farmaci. Il
bando è stato approvato dal Consiglio di Amministrazione dell’Agenzia lo scorso
19 aprile e prevede lo stanziamento di 6,5 milioni di euro per finanziare
progetti di ricerca condotti nell’ambito delle seguenti aree tematiche
individuate dall’Agenzia: Malattie rare, Studi clinici controllati comparativi, Chimeric
Antigen Receptor T-cell (cellule CAR-T). È ammessa la presentazione di studi
clinici interventistici, studi osservazionali e meta-analisi. Le domande  dovranno essere inviate
esclusivamente on-line tramite il sistema accessibile al link http://aifa.cbim.it/ entro e non oltre le ore
18.00 del 30 luglio 2019.Continua

Tunnel carpale: cos’è? Sintomi e cure

Tunnel carpale: cos’è? Sintomi e cure

Sindrome del tunnel carpale

La sindrome del tunnel carpale è una condizione comune che provoca dolore, intorpidimento e formicolio alla mano e al braccio. La condizione si verifica quando uno dei principali nervi alla mano – il nervo mediano – viene schiacciato o compresso mentre viaggia attraverso il polso.
Nella maggior parte dei pazienti, la sindrome del tunnel carpale peggiora nel tempo, quindi diagnosi e trattamento precoci sono importanti. All’inizio, i sintomi possono essere alleviati con semplici misure come indossare una stecca da polso o evitare determinate attività.
Se la pressione sul nervo mediano continua, tuttavia, può portare a danni ai nervi e peggioramento dei sintomi. Per prevenire danni permanenti, per alcuni pazienti può essere raccomandato un intervento chirurgico per ridurre la pressione del nervo mediano.

Anatomia del tunnel carpale

Il tunnel carpale è uno stretto passaggio nel polso, largo circa un pollice. Il pavimento e i lati del tunnel sono formati da piccole ossa del polso chiamate ossa del carpo.

Il tunnel carpale protegge il nervo mediano e i tendini flessori che piegano le dita e il pollice.
Il tetto del tunnel è una forte fascia di tessuto connettivo chiamata il legamento carpale trasverso. Poiché questi confini sono molto rigidi, il tunnel carpale ha poca capacità di “allungarsi” o aumentare di dimensioni.
Il nervo mediano è uno dei principali nervi della mano. Nasce come un gruppo di radici nervose nel collo. Queste radici si uniscono per formare un singolo nervo nel braccio. Il nervo mediano scende lungo il braccio e l’avambraccio, passa attraverso il tunnel carpale al polso e entra nella mano. Il nervo fornisce sensibilità nel pollice e nell’indice, nel mezzo e nell’anulare. Il nervo controlla anche i muscoli attorno alla base del pollice.
I nove tendini che piegano le dita e il pollice viaggiano anche attraverso il tunnel carpale. Questi tendini sono chiamati tendini flessori.

Descrizione: tunnel carpale

La sindrome del tunnel carpale si verifica quando il tunnel si restringe o quando i tessuti che circondano i tendini flessori si gonfiano, facendo pressione sul nervo mediano. Questi tessuti sono chiamati la sinovia. Normalmente, la sinovia lubrifica i tendini, rendendo più facile muovere le dita.
Quando la sinovia si gonfia, occupa spazio nel tunnel carpale e, nel tempo, affolla il nervo. Questa pressione anormale sul nervo può provocare dolore, intorpidimento, formicolio e debolezza nella mano.

La sindrome del tunnel carpale è causata dalla pressione sul nervo mediano mentre attraversa il tunnel carpale.
La maggior parte dei casi di sindrome del tunnel carpale è causata da una combinazione di fattori. Gli studi dimostrano che le donne e le persone anziane hanno maggiori probabilità di sviluppare la condizione.
Altri fattori di rischio per la sindrome del tunnel carpale comprendono:
• Eredità. Questo è probabilmente un fattore importante. Il tunnel carpale può essere più piccolo in alcune persone o ci possono essere differenze anatomiche che modificano la quantità di spazio per il nervo – e questi tratti possono funzionare in famiglie.
• Uso manuale ripetitivo. Ripetere i movimenti o le attività della stessa mano e del polso per un periodo prolungato di tempo può aggravare i tendini del polso, causando gonfiore che mette sotto pressione il nervo.
• Posizione della mano e del polso. Fare attività che comportano un’estrema flessione o estensione della mano e del polso per un periodo prolungato di tempo può aumentare la pressione sul nervo.
• Gravidanza. I cambiamenti ormonali durante la gravidanza possono causare gonfiore.
• Condizioni di salute. Il diabete, l’artrite reumatoide e lo squilibrio della ghiandola tiroidea sono condizioni associate alla sindrome del tunnel carpale.

Sintomi del tunnel carpale

I sintomi della sindrome del tunnel carpale possono includere:
• Intorpidimento, formicolio, bruciore e dolore, principalmente nel pollice e nell’indice, nel mezzo e nell’anulare
• Sensazioni di shock occasionali che si irradiano al pollice e all’indice, al centro e all’anulare
• Dolore o formicolio che può risalire lungo l’avambraccio verso la spalla
• Debolezza e goffaggine nella mano: questo potrebbe rendere difficile eseguire movimenti precisi come abbottonare i vestiti
• Eliminazione di cose – a causa di debolezza, intorpidimento o perdita della propriocezione (consapevolezza di dove si trova la mano nello spazio)
Nella maggior parte dei casi, i sintomi della sindrome del tunnel carpale iniziano gradualmente, senza una lesione specifica. Molti pazienti scoprono che i loro sintomi vanno e vengono all’inizio. Tuttavia, con il peggioramento delle condizioni, i sintomi possono manifestarsi più frequentemente o possono persistere per periodi di tempo più lunghi.
I sintomi notturni sono molto comuni. Perché molte persone dormono con i polsi piegati, i sintomi possono risvegliarti dal sonno. Durante il giorno, i sintomi si verificano spesso quando si tiene qualcosa per un periodo prolungato di tempo con il polso piegato in avanti o all’indietro, ad esempio quando si utilizza un telefono, guida o si legge un libro.
Molti pazienti scoprono che muoversi o agitare le mani aiuta ad alleviare i loro sintomi.

Esame fisico per tunnel carpale

Durante la valutazione, il medico ti parlerà della tua salute generale e della storia medica e ti chiederà dei tuoi sintomi.
Lui o lei esaminerà attentamente la mano e il polso ed eseguirà una serie di test fisici. Durante questi test, il medico:
• Premi verso il basso o tocca il nervo mediano all’interno del polso per vedere se provoca intorpidimento o formicolio alle dita (segno Tinel)
• Piegati e tieni i polsi in una posizione flessa per testare l’intorpidimento o il formicolio alle mani
• Testare la sensibilità in punta di dita e mani toccandole leggermente con uno strumento speciale quando gli occhi sono chiusi.
• Controlla la debolezza dei muscoli attorno alla base del pollice
• Cerca l’atrofia nei muscoli attorno alla base del pollice. Nei casi più gravi, questi muscoli possono diventare visibilmente più piccoli.

Per eseguire il test di Tinel per i danni ai nervi, il medico punterà l’interno del polso sopra il nervo mediano.
test
Test elettrofisiologici Questi test aiuteranno il medico a misurare quanto bene il nervo mediano sta funzionando e aiutano a determinare se c’è troppa pressione sul nervo. I test aiuteranno anche il medico a determinare se hai un’altra condizione nervosa, come la neuropatia o altri siti di compressione nervosa che potrebbero contribuire ai tuoi sintomi.

Primo piano di un EMG eseguito con uno studio di conduzione nervosa.
I test elettrofisiologici possono includere:
• Studi sulla conduzione nervosa. Questi test misurano i segnali che viaggiano nei nervi della mano e del braccio e possono rilevare quando un nervo non sta conducendo il suo segnale in modo efficace. Gli studi sulla conduzione nervosa possono aiutare il medico a determinare la gravità del problema e ad aiutare a guidare il trattamento.
• Elettromiogramma (EMG). Un EMG misura l’attività elettrica nei muscoli. I risultati EMG possono mostrare se hai danni ai nervi o ai muscoli.
Ultrasuoni. Un ultrasuono utilizza onde sonore ad alta frequenza per aiutare a creare immagini di ossa e tessuti. Il medico può consigliare un’ecografia del polso per valutare il nervo mediano per i segni di compressione.

Radiografie per il tunnel carpale

I raggi X forniscono immagini di strutture dense, come le ossa. Se hai un movimento limitato del polso o dolore al polso, il medico può ordinare ai raggi X di escludere altre cause per i sintomi, come l’artrite, lesioni del legamento o una frattura.
Scansioni con risonanza magnetica (MRI). Questi studi forniscono immagini migliori dei tessuti molli del corpo. Il medico può ordinare una risonanza magnetica per aiutare a determinare altre cause dei sintomi o per cercare tessuti anomali che potrebbero avere un impatto sul nervo mediano. Una risonanza magnetica può anche aiutare il medico a determinare se ci sono problemi con il nervo stesso, come la cicatrizzazione di una ferita o di un tumore.

Trattamento del tunnel carpale

Anche se è un processo graduale, per la maggior parte delle persone la sindrome del tunnel carpale peggiorerà nel tempo senza alcuna forma di trattamento. Per questo motivo, è importante che venga valutato e diagnosticato dal medico nella fase iniziale. Nelle fasi iniziali, può essere possibile rallentare o arrestare la progressione della malattia.
Trattamento non chirurgico
Se diagnosticati e trattati precocemente, i sintomi della sindrome del tunnel carpale possono spesso essere alleviati senza intervento chirurgico. Se la diagnosi è incerta o se i sintomi sono lievi, il medico raccomanderà prima il trattamento non chirurgico.

Indossare una stecca o un tutore riduce la pressione sul nervo mediano mantenendo il polso dritto.

I trattamenti non chirurgici possono includere:
Rinforzo o splintaggio. Indossare un tutore o stecca di notte ti impedirà di piegare il polso mentre dormi. Mantenere il polso in posizione diritta o neutra riduce la pressione sul nervo nel tunnel carpale. Può anche aiutare a indossare una stecca durante il giorno quando si svolgono attività che aggravano i sintomi.
Farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS). Farmaci come ibuprofene e naprossene possono aiutare ad alleviare il dolore e l’infiammazione.
Cambiamenti di attività I sintomi si verificano spesso quando la mano e il polso si trovano nella stessa posizione per troppo tempo, in particolare quando il polso è flesso o esteso.
Se il tuo lavoro o attività ricreative aggravano i tuoi sintomi, cambiare o modificare queste attività può aiutare a rallentare o fermare la progressione della malattia. In alcuni casi, ciò potrebbe comportare modifiche al tuo sito di lavoro o alla tua postazione di lavoro.

Un’iniezione di steroidi nel tunnel carpale può alleviare i sintomi per un periodo di tempo.
Esercizi di volo di nervi. Alcuni pazienti possono beneficiare di esercizi che aiutano il nervo mediano a muoversi più liberamente all’interno dei confini del tunnel carpale. Esercizi specifici possono essere raccomandati dal medico o dal terapeuta.
Iniezioni di steroidi. Il corticosteroide, o cortisone, è un potente agente antinfiammatorio che può essere iniettato nel tunnel carpale. Sebbene queste iniezioni spesso allevia sintomi dolorosi o aiutino a calmare una fiammata di sintomi, il loro effetto a volte è solo temporaneo. Un’iniezione di cortisone può anche essere utilizzata dal medico per diagnosticare la sindrome del tunnel carpale.

Trattamento chirurgico

Se il trattamento non chirurgico non allevia i sintomi dopo un periodo di tempo, il medico può raccomandare un intervento chirurgico.
La decisione se sottoporsi a un intervento chirurgico si basa sulla gravità dei sintomi: quanto dolore e intorpidimento si hanno nella mano. In casi di lunga durata con costante intorpidimento e spreco dei muscoli del pollice, la chirurgia può essere raccomandata per prevenire danni irreversibili.

Operazione chirurgica

La procedura chirurgica eseguita per la sindrome del tunnel carpale è chiamata “rilascio del tunnel carpale”. Ci sono due diverse tecniche chirurgiche per fare questo, ma l’obiettivo di entrambi è quello di alleviare la pressione sul tuo nervo mediano tagliando il legamento che forma il tetto del tunnel. Questo aumenta le dimensioni del tunnel e diminuisce la pressione sul nervo mediano.

Il legamento carpale trasverso viene tagliato durante l’intervento di rilascio del tunnel carpale. Quando il legamento guarisce, c’è più spazio per il nervo e i tendini.
Nella maggior parte dei casi, la chirurgia del tunnel carpale viene eseguita su base ambulatoriale. L’intervento chirurgico può essere eseguito in anestesia generale, che ti mette a dormire, o in anestesia locale, che intorpidisce solo la tua mano e il braccio. In alcuni casi, verrà anche somministrato un leggero sedativo attraverso una linea endovenosa (IV) inserita in una vena del braccio.
Liberare il tunnel carpale. In chirurgia aperta, il medico esegue una piccola incisione nel palmo della mano e osserva l’interno della mano e del polso attraverso questa incisione. Durante la procedura, il medico dividerà il legamento carpale trasverso (il tetto del tunnel carpale). Questo aumenta le dimensioni del tunnel e diminuisce la pressione sul nervo mediano.
Dopo l’intervento chirurgico, il legamento può gradualmente ricrescere insieme, ma ci sarà più spazio nel tunnel carpale e la pressione sul nervo mediano sarà alleviata.
Rilascio del tunnel carpale endoscopico. Nella chirurgia endoscopica, il medico esegue una o due incisioni cutanee più piccole, chiamate portali, e utilizza una fotocamera miniaturizzata, un endoscopio, per vedere all’interno della mano e del polso. Viene utilizzato un coltello speciale per dividere il legamento carpale trasverso, simile alla procedura di rilascio del tunnel carpale aperto.

Qui, un endoscopio viene inserito attraverso un portale nel polso del paziente. Uno strumento di taglio sarà inserito nel palmo.
I risultati della chirurgia aperta e della chirurgia endoscopica sono simili. Ci sono benefici e rischi potenziali associati a entrambe le tecniche. Il medico parlerà con te di quale tecnica chirurgica è la migliore per te.

Recupero

Immediatamente dopo l’intervento chirurgico, sarai incoraggiato ad alzare la mano sopra il cuore e muovere le dita per ridurre il gonfiore e prevenire la rigidità.
Dovresti aspettarti dolore, gonfiore e rigidità dopo la procedura. Dolori minori nel palmo della mano possono durare da alcune settimane a diversi mesi.
La presa e la presa di solito tornano dopo circa 2 o 3 mesi dall’intervento. Se la condizione del tuo nervo mediano era scarsa prima dell’intervento, tuttavia, la forza e la forza di presa potrebbero non migliorare per circa 6-12 mesi.
Potrebbe essere necessario indossare una stecca o un tutore per il polso per diverse settimane. Tuttavia, ti sarà permesso di usare la mano per attività leggere, avendo cura di evitare un disagio significativo. Guida, attività di auto-cura, sollevamento leggero e presa possono essere consentiti subito dopo l’intervento.
Il medico ti parlerà di quando sarai in grado di tornare al lavoro e se avrai delle restrizioni sulle tue attività lavorative.
complicazioni

Sebbene siano possibili complicazioni con qualsiasi intervento chirurgico, il medico prenderà provvedimenti per minimizzare i rischi. Le complicanze più comuni della chirurgia del rilascio del tunnel carpale comprendono:
• emorragia
• Infezione
• Peggioramento nervoso o lesioni
risultati

Per la maggior parte dei pazienti, la chirurgia migliorerà i sintomi della sindrome del tunnel carpale. Il recupero, tuttavia, può essere graduale e il recupero completo può richiedere fino a un anno.
Se ha un dolore e una debolezza significativi per più di 2 mesi, il medico può indirizzarti a un terapista della mano che può aiutarti a massimizzare il recupero.
Se hai un’altra condizione che causa dolore o rigidità alla mano o al polso, come l’artrite o la tendinite, può rallentare il recupero generale. Nei casi di lunga data di sindrome del tunnel carpale con grave perdita di sensibilità e / o di deperimento muscolare intorno alla base del pollice, il recupero sarà anche più lento. Per questi pazienti, un recupero completo potrebbe non essere possibile.
Occasionalmente, la sindrome del tunnel carpale può ripresentarsi, anche se questo è raro. In questo caso, potrebbe essere necessario un ulteriore trattamento o intervento chirurgico.

Proteina C reattiva elevata (CRP) cos’è? Sintomi e cura

Proteina C reattiva elevata (CRP) cos’è? Sintomi e cura

La proteina C-reattiva (CRP) è una sostanza prodotta dal fegato che aumenta in presenza di infiammazione nel corpo. Un livello elevato di proteina C-reattiva viene identificato con gli esami del sangue ed è considerato un “marcatore” non specifico per la malattia. Può segnalare riacutizzazioni di malattie infiammatorie come l’artrite reumatoide , il lupus e la vasculite.

I dati di un gran numero di studi suggeriscono anche che, nel tempo, l’infiammazione interna cronica di basso livello può portare a molte gravi malattie legate all’età, tra cui malattie cardiache, alcune forme di cancro e patologie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson.

Quali sono i sintomi di una proteina C-reattiva elevata?

Elevati livelli di CRP non hanno sintomi apparenti, evidenti.

Quali sono le cause dell’elevata proteina C-reattiva?

Elevata CRP può segnalare molte condizioni diverse, tra cui il cancro, malattie cardiovascolari, infezioni e patologie autoimmuni come l’artrite reumatoide, il lupus e la malattia infiammatoria intestinale. L’infiammazione cronica dietro un livello elevato di PCR può anche essere influenzata dalla genetica, da uno stile di vita sedentario, da troppo stress e dall’esposizione a tossine ambientali come il fumo di tabacco di seconda mano. La dieta ha un impatto enorme, in particolare quello che contiene molti alimenti raffinati, trasformati e prodotti.

Come viene diagnosticata una proteina C-reattiva elevata?

I livelli di proteina C-reattiva sono misurati attraverso un esame del sangue. Esistono due test per CRP elevato. Si può mostrare un innalzamento non specifico di CRP che si verifica con i cambiamenti infiammatori generali nel corpo. L’altro test, hs-CRP, è una misura dell’infiammazione nei vasi sanguigni. Questo è il test necessario per aiutare a stabilire il rischio di malattie cardiache.

Nella valutazione del rischio cardiaco, i medici esaminano una gamma molto ristretta di livelli di proteina C-reattiva, da zero a 3.0 e oltre. Ciò richiede un test speciale chiamato proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hs-CRP), che può essere in grado di rivelare l’infiammazione a livello micro-vascolare. Se questo test mostra che la CRP è inferiore a 1,0 mg per litro di sangue, il rischio di cardiopatia è considerato basso; se è compreso tra 1.0 e 3.0, il rischio è medio; e se è superiore a 3.0, il rischio è considerato alto.

L’American Heart Association (AHA) raccomanda il test hs-CRP per valutare pazienti con un rischio intermedio di cardiopatia , come un rischio del 10-20% di avere un infarto nei prossimi 10 anni. Tuttavia, l’AHA non consiglia il test hs-CRP di routine in pazienti che non sono ad alto rischio di malattie cardiache. Ma alcuni medici, tra cui il Dr. Weil, credono che tutti gli adulti dovrebbero avere un test hs-CRP ogni volta che viene testato il loro colesterolo.

Le persone che hanno determinate condizioni artritiche o autoimmuni tendono ad avere elevati livelli di proteina C-reattiva perché l’infiammazione è alla base di questi disturbi. L’artrite può spingere i risultati dei test ben oltre l’intervallo utilizzato per valutare il rischio di malattie cardiache. Nella maggior parte di queste persone, i livelli di CRP tendono ad essere superiori a 100 mg / L. Il test hs-CRP non viene utilizzato in pazienti con artrite reumatoide, malattia infiammatoria intestinale o altre patologie autoimmuni. Invece, i medici valutano l’infiammazione con un test che misura livelli superiori a 10 mg / L. Quando si controlla la CRP per disturbi artritici e autoimmuni, un livello di 10 mg / L o inferiore è considerato “normale”.

Poiché un test hs-CRP non è utile per valutare il rischio cardiovascolare tra le persone con malattie infiammatorie, questi pazienti devono fare affidamento su fattori di rischio ben noti come l’ipertensione o il colesterolo alto, indipendentemente dal fatto che fumino, il loro peso e il loro rischio di diabete. Oltre a tali misure standard per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari come esercizio fisico, tenere sotto controllo il peso, praticare tecniche di riduzione dello stress e ottenere un sonno adeguato, il Dr. Weil raccomanda che le persone con questi disturbi facciano uno sforzo per ridurre l’infiammazione e il loro rischio di malattie cardiache seguendo una dieta anti-infiammatoria.

Qual è il trattamento convenzionale di elevata proteina C-reattiva?

I medici convenzionali possono prescrivere gli stessi farmaci (statine) usati per abbassare il colesterolo LDL anche a livelli inferiori di CRP. Inoltre, in genere, raccomandano l’esercizio fisico e la perdita di peso, laddove appropriato, poiché entrambi possono aiutare a ridurre i livelli di CRP. In generale, i medici convenzionali raccomandano le stesse modifiche allo stile di vita mostrate per ridurre le malattie cardiache – dieta, esercizio fisico, non fumare, bere meno alcolici, seguendo una dieta sana per il cuore – a livelli più bassi di proteina C-reattiva.

Quali terapie si consigliano per una proteina C-reattiva elevata?

Si raccomanda una dieta anti-infiammatoria che include da due a tre porzioni di pesce come salmone o sardine a settimana. Se non mangi pesce, lui suggerisce di assumere integratori di olio di pesce. Raccomanda anche di prendere le erbe anti-infiammatorie incluso lo zenzero e la curcuma e di seguire le raccomandazioni del medico per la salute del cuore. Ciò significa smettere di fumare, osservare la dieta (in particolare evitare cibi che consistono prevalentemente di farina e / o zucchero) e fare regolarmente esercizio fisico: la ricerca indica che con il declino dei livelli di forma fisica, i livelli di proteina C-reattiva aumentano.

Extrasistole: cos’è?, significato, prognosi e trattamento

Extrasistole: cos’è?, significato, prognosi e trattamento

Frequenti extrasistoli ventricolari: significato, prognosi e trattamento

Le contrazioni ventricolari premature frequenti e apparentemente idiopatiche (PVC) sono generalmente considerate una condizione benigna che può essere gestita con misure conservative. I beta-bloccanti sono generalmente molto efficaci. La terapia di ablazione con catetere a radiofrequenza è stata generalmente riservata a pazienti con PVC frequenti la cui qualità della vita è disturbata da fastidiosi sintomi o da pazienti con tachicardia ventricolare sostenuta.

Aritmie

È un evento relativamente comune per i medici cardiovascolari vedere pazienti con contrazioni ventricolari premature frequenti. Possono comparire in pazienti senza alcuna evidente malattia cardiovascolare, nel qual caso la patogenesi può essere considerata idiopatica. Tuttavia, sebbene in gran parte asintomatici, i pazienti con PVC possono manifestare sintomi sconvolgenti e ci sono occasioni in cui la presenza di PVC indica una suscettibilità verso aritmie più sinistre, specialmente quando sono presenti malattie cardiache. La contrazione ventricolare prematura in alcuni pazienti è innescata dagli stessi meccanismi che danno origine alla tachicardia ventricolare, che può essere curata con l’ablazione del catetere. Un’adeguata valutazione e indagini cliniche sono importanti per valutare i pazienti in modo che il trattamento possa essere mirato.

Prevalenza e prognosi

Contrazioni ventricolari premature sono state descritte nell’1% delle persone clinicamente normali come rilevato da un ECG standard e nel 40-75% delle persone apparentemente in buona salute rilevate da registrazioni ECG ambulatoriali (Holter) di 24-48 ore. Kennedy et al. Hanno dimostrato che i PVC frequenti (> 60 / h o 1 / min) e complessi possono verificarsi in soggetti apparentemente sani, con una prevalenza stimata dell’1-4% della popolazione generale. (1) A dimostrazione di quanto frequente e complessa l’ectopia ventricolare potrebbe verificarsi in soggetti sani, hanno anche dimostrato che potrebbe essere associata a una prognosi benigna.
Inoltre, sia l’incidenza che la complessità dei PVC sono aumentate in quasi tutte le malattie cardiache e potrebbero essere il 90% nella malattia coronarica e nella cardiomiopatia dilatativa. (2,3) Altri studi come il MRFIT (4) ei dati del Framingham Heart Study (5), hanno collegato il frequente verificarsi di PVC con un aumentato rischio di morte cardiaca improvvisa e morte per qualsiasi causa. Tuttavia, questi studi sono stati criticati per la mancanza di misure rigorose per escludere la malattia cardiaca sottostante confusa, che può dimezzare il risultato per quanto riguarda la morte.
Queste irregolarità non interferivano con la normale durata della vita quando erano occasionali, ma una prognosi infausta era implicita se erano frequenti. Ciò si è dimostrato essere in tempi più recenti in cui i pazienti che hanno avuto un infarto del miocardio erano più inclini alla morte improvvisa se avessero avuto PVC frequenti (5).
Tuttavia, studi recenti hanno documentato che la disfunzione ventricolare sinistra in pazienti con PVC frequenti potrebbe riprendersi dopo l’eliminazione dei PVC mediante terapia medica o terapia di ablazione con catetere in alcuni casi. (6-10)

Caratteristiche cliniche

La lunghezza e la morfologia dei PVC sono molto variabili e dipendono dal luogo di origine, dalla presenza di cardiopatia strutturale e dal trattamento con farmaci antiaritmici. In generale, la durata del QRS è per lo più più lunga di 120 ms, perché lo spread di attivazione si verifica da un ventricolo a quello controlaterale attraverso miocardio non specializzato (figura 1). Tuttavia, quando l’attivazione proviene da uno dei fascicoli attraverso un sistema di conduzione specifico, entrambi i ventricoli potrebbero essere attivati “in modo sincrono”, il che potrebbe comportare un complesso QRS inferiore a 120 ms. (11)
Le contrazioni ventricolari premature possono essere classificate in vari modi, a seconda di 1) intervallo di accoppiamento (precoce e ritardato), 2) durata QRS (ampia e stretta), 3) morfologia e 4) complessità. La morfologia dei PVC è di grande importanza nei pazienti suscettibili di essere trattati mediante ablazione con catetere, poiché l’elettrocardiogramma a 12 derivazioni può identificare l’origine dei PVC con un certo grado di precisione. Come regola generale, i PVC che hanno origine nel ventricolo sinistro hanno morfologia del blocco del ramo destro e PVC che hanno origine nel ventricolo destro, hanno un modello di blocco di branca sinistro.
Frequenti PVC possono anche essere osservati in pazienti con ipertensione. (12) Nella coorte Popolazione MRFIT di oltre 10.000 uomini di età compresa tra 35 e 57 anni, il livello di pressione arteriosa sistolica era legato alla prevalenza di PVC. Dati più recenti nello studio ARIC (Atherosclerosis Risk in Communities) (13) di oltre 15.000 uomini e donne bianchi e afroamericani hanno presentato risultati estesi che hanno evidenziato PVC frequenti o complessi che sono anche associati all’ipertensione. Lo studio di Framingham ha indicato che i pazienti con ipertrofia ventricolare sinistra mediante criteri elettrocardiografici sono a maggior rischio di morte improvvisa e infarto miocardico acuto rispetto ai soggetti con un cuore normale. Lo studio ARIC ha anche dimostrato che la prevalenza di PVC aumenta con l’aumento elettrocardiografico della massa ventricolare sinistra.

In alcuni casi, i PVC possono essere la prima manifestazione della cardiopatia strutturale sottostante. Per questo motivo, in tutti i pazienti con PVC, il clinico deve eseguire una dettagliata anamnesi clinica di ECG a 12 derivazioni e radiografia del torace. Sebbene una volta fosse stata suggerita la relazione tra frequenti PVC provenienti dal tratto di efflusso ventricolare e cardiomiopatia ventricolare destra aritmogena. (14) L’indicazione di un EKG-Holter, uno stress test o un ecocardiogramma, dipende dal fatto che i PVC persistano dopo la valutazione iniziale di sospetta cardiopatia strutturale o lo sviluppo di forme complesse di aritmie ventricolari.
Per oltre 20 anni, è stato accettato che la presenza di PVC in assenza di cardiopatia strutturale comporta una prognosi favorevole favorevole, anche quando si presentano frequentemente. Per questo motivo e per il potenziale proaritmico dei farmaci antiaritmici (vedere più avanti), il medico non ha bisogno di trattare i PVC in questo contesto clinico, tranne quando i PVC sono responsabili di molti sintomi. Tuttavia, in alcuni casi i PVC molto frequenti possono produrre dilatazione e disfunzione ventricolare (tachicardiomiopatia), quest’ultima essendo un’indicazione per il trattamento (ablazione o farmaci antiaritmici), anche in assenza di sintomi. Tuttavia, l’importanza clinica dei PVC frequenti nei pazienti senza alcuna disfunzione ventricolare sinistra non è ancora chiara.
Il significato prognostico dei PVC nella cardiopatia ischemica è meno favorevole. Infatti, nei pazienti che hanno subito un infarto miocardico, la presenza di PVC è stata associata ad un aumento fino a 3 volte il rischio di morte improvvisa. (2,3,15)

Vi sono risultati contrastanti sul significato dei PVC nelle prove di stress. Frolkis et al. Hanno dimostrato che la presenza di PVC frequenti durante il recupero dai test da sforzo è un miglior predittore del rischio di morte improvvisa rispetto alla presenza isolata di PVC durante lo sforzo. (16)
La caffeina è uno stimolante centrale che può aumentare l’attività simpatica. L’impressione clinica e gli aneddoti spesso associano le aritmie al consumo di caffeina, alcol e tabacco è stata ampiamente praticata nella gestione dei pazienti con palpitazioni nonostante la relativa mancanza di prove dirette. Studi su animali hanno dimostrato che la somministrazione di caffeina ad alte dosi potrebbe indurre e aumentare la frequenza dei PVC. Esistono alcuni dati epidemiologici con un’associazione tra l’attività del PVC con l’assunzione di caffeina, ma gli studi umani sperimentali non hanno prodotto risultati coerenti per stabilire questo legame.

Gestione

Il pensiero alla base della necessità di sopprimere i PVC è stato studiato nel trial di soppressione dell’aritmia cardiaca (CAST). (17) Questa ipotesi di studio che la soppressione dei PVC asintomatici o minimamente sintomatica dopo infarto miocardico, ridurrebbe la morte aritmica. Gli autori hanno concluso che il trattamento con Flecainide ed Encainide era un fattore di rischio indipendente per la morte causa aritmica, la morte cardiaca e la mortalità non aritmica. Questa mortalità in eccesso era indipendente dal tempo post-AMI. Questo ulteriore studio evidenzia l’effetto proaritmico di questi farmaci in pazienti con malattie cardiache e contesta la nozione di utilizzo di farmaci semplicemente per sopprimere i PVC.

I PVC originati dal RVOT sono stati associati ad aritmie ventricolari maligne. La capacità di PVC frequenti che provenivano da una fonte focale nell’innescare la fibrillazione ventricolare idiopatica (VF) in cuori apparentemente normali è stata segnalata per la prima volta da Haissaguerre et al. (18) I PVC sono stati mappati a siti presso il RVOT e anche lungo il sistema distale di Purkinje in entrambi i ventricoli sinistro e destro. L’ablazione con catetere si è dimostrata efficace nell’eliminare acutamente i VEB e ridurre l’incidenza di ulteriori recidive di VF. Trigger simili sono stati mostrati in pazienti selezionati con sindromi QT e Brugada lunghe con segnalazione di eliminazione dei PVC con ablazione con catetere. Sono necessari ulteriori studi su un ampio numero di pazienti con follow-up più lungo per valutare il beneficio prognostico completo di questo approccio. I PVC progressivi sono indotti dall’esercizio o dallo stress che possono causare sincope o morte improvvisa con VT o VF polimorfici. Il trattamento è di solito con b bloccanti e impianto di ICD.

I battiti ectopici ventricolari (PVC) sono frequentemente osservati nella pratica clinica quotidiana e sono generalmente benigni.
La presenza di cardiopatia deve essere ricercata e, se assente, indica una buona prognosi nei pazienti con PVC.
Non vi è alcuna chiara evidenza che la restrizione della caffeina sia efficace nel ridurre la frequenza del PVC, ma i pazienti con eccessiva assunzione di caffeina devono essere avvertiti e opportunamente consigliati se sintomatici con PVC.
I PVC unifocali derivanti dal tratto di efflusso ventricolare destro sono comuni e possono aumentare con l’esercizio e causare tachicardia ventricolare non sostenuta o sostenuta. L’ablazione con catetere è un trattamento efficace e sicuro per questi pazienti.
B-bloccanti possono essere utilizzati per il controllo dei sintomi nei pazienti in cui i PVC si presentano da più siti. Deve essere preso in considerazione anche in pazienti con insufficienza della funzione sistolica ventricolare e / o insufficienza cardiaca.
Il rischio di morte cardiaca improvvisa da aritmia ventricolare maligna deve essere preso in considerazione nei pazienti con malattie cardiache che hanno frequenti PVC. Il cardioverter impiantabile-defibrillatore può essere indicato se i criteri di stratificazione del rischio sono soddisfatti.
È stato anche dimostrato che i PVC attivano aritmie ventricolari maligne in alcuni pazienti con fibrillazione ventricolare idiopatica e altre sindromi. L’ablazione con catetere può essere considerata in alcuni pazienti come trattamento aggiuntivo.

Conclusione:

È un evento relativamente comune per i medici cardiovascolari vedere pazienti con contrazioni ventricolari premature frequenti. I PVC frequenti e apparentemente idiopatici sono generalmente considerati una condizione benigna che può essere gestita con misure conservative. I beta-bloccanti sono generalmente molto efficaci. L’ablazione con catetere a radiofrequenza è stata generalmente riservata ai pazienti con PVC frequenti la cui qualità della vita è disturbata da fastidiosi sintomi o pazienti con VT sostenuta. La maggior parte dei pazienti rimanenti non presenta sintomi clinici severi e pertanto la condizione di quei pazienti con PVC frequenti senza sintomi evidenti è ritenuta relativamente benigna.

Riferimenti

1. Kennedy HL, Whitlock JA, Sprague MK, et al. Follow-up a lungo termine di soggetti sani asintomatici con ectopia ventricolare frequente e complessa. N Engl J Med 1985; 312: 193-7.
2. Bigger J, Dresdale R, Heissenbuttel R, et al. Aritmie ventricolari nelle cardiopatie isquemiche : meccanismo, prevalenza, significato e gestione. Prog Cardiovascular Dis 1977; 19: 255-300.
3. Moss A, Davis H, Camilla J, et al. Battito ectopico ventricolare e loro relazione con la morte cardiaca improvvisa e non improvvisa dopo infarto miocardico. Circulation 1979; 60: 998-1003.
4. Abdalla IS, Prineas RJ, Neaton JD, et al. Relazione tra complessi prematuri ventricolari e morte cardiaca improvvisain uomini apparentemente sani. Am J Cardiol 1987; 60: 1036-42.
5. Bikkina M, Larson MG, Levy D. Implicazioni prognostiche delle aritmie ventricolari asintomatiche : il Framingham Heart Study. Ann Intern Med1992; 117: 990-6.
6. Zalzstein E, Wagshal A, Zucker N, et al. Terapia di ablazione della cardiomiopatia correlata alla tachicardia . Isr Med Assoc J 2003; 5: 64-5.
7. Redfearn DP, Hill JD, Keal R, et al. Disfunzione ventricolare sinistra risultante da frequenti ectopici ventricolari unifocali con risoluzione ablazione con radiofrequenza. Europace 2003; 5: 247-50.
8. Takemoto M, Yoshimura H, Ohba Y, et al. Ablazione con catetere a radiofrequenzadi complessi ventricolari prematuri dal tratto di efflusso del ventricolo destro migliora la dilatazione del ventricolo sinistro e lo stato clinico in pazienti senza cardiopatia strutturale. J Am Coll Cardiol 2005; 45: 1259-65.
9. Bogun F, Crawford T, Reich S, et al. Ablazione con radiofrequenza di complessi ventricolari prematuri frequenti e idiopatici: confronto con un gruppo di controllo senza intervento. Heart Rhythm 2007; 4: 863-7.
10. Sekiguchi Y, Aonuma K, Yamauchi Y, et al. Gli effetti emodinamici cronici alterano l’ablazione con catetere a radiofrequenza di frequenti battiti prematuri ventricolari monomorfi. J Cardiovasc Electrophysiol 2005; 16: 1057-63.
11. Elizari M. Arritmias cardíacas. En: Bertolasi C Ed. Cardiología 2000. Buenos Aires: Editorial Panamericana, 2001; 3051-12.
12. Simpson RJ Jr, Cascio WE, Schreiner PJ, et al. Prevalenza di contrazioni ventricolari premature in una popolazione di afroamericani e uomini bianchi e donne: lo studio A rischio di aterosclerosi nelle comunità (ARIC). Am Heart J 2002; 143: 535-40.
13. Almendral J, Villacastin JP, Arenal A, et al. Evidenza a favore dell’ipotesi che le aritmie ventricolari abbiano un significato prognostico nell’ipertrofia ventricolare sinistra secondaria all’ipertensione sistemica. Am J Cardiol 1995; 76: 60D-3D.
14. O’Donnell D, Cox D, Bourke J, et al. Differenze cliniche ed elettrofisiologichetra i pazienti con displasia aritmogena del ventricolo destro e tachicardia del tratto di efflusso del ventricolo destro. Eur Heart J 2003; 24: 801-10.
15. Gruppo di ricerca sul progetto di farmaci coronarici: importanza prognostica dei battiti prematuri in seguito a infarto miocardico: esperienza nel Progetto Coronary Drugs. JAMA 1973: 224: 1116-24.
16. Frolkis J, Pothier C, Blackstone E, et al. Frequente ectopia ventricolare dopo l’esercizio come predittore di morte. N Engl J med 2003; 348: 781-90.
17. Gli investigatori della prova di soppressione dell’aritmia cardiaca (CAST). Rapporto preliminare: effetto di encainide e flecainide sulla mortalità in uno studio randomizzato di soppressione dell’aritmia dopo infarto miocardico. N Engl J Med 1989; 321: 406-12.
18. Haissaguerre M, Shah DC, Jais P, et al. Ruolo del sistema di conduzione di Purkinje nell’innesco della fibrillazione ventricolare idiopatica. Lancet 2002; 359: 677-8
19. G André Ng. Trattamento di pazienti con battiti ectopici ventricolari. Heart 2006; 92: 1707-12.

Il contenuto di questo articolo riflette l’opinione personale dell’autore / i e non è necessariamente la posizione ufficiale della Società europea di cardiologia.

Sindrome di Tourette: cos’è, cause e sintomi

Sindrome di Tourette: cos’è, cause e sintomi

La sindrome di Tourette, una malattia neurologica, colpisce circa 100.000 persone ed è da 3 a 4 volte più comune nei maschi che nelle femmine. Il disturbo è caratterizzato da tic motori e vocali.

Cos’è la sindrome di Tourette (TS)?

La sindrome di Tourette (TS) prende il nome dal dottor Georges Gilles de la Tourette, un neurologo francese che per primo descrisse una serie di bambini e adulti con la condizione nel 1885.
La sindrome di Tourette (detta anche sindrome di Tourette o semplicemente “Tourette”) è una condizione neurologica anormale caratterizzata da tic motori e vocali. I tic sono movimenti o suoni involontari, rapidi, repentini.
I tic possono essere classificati in vari modi. I tic motori possono interessare qualsiasi parte del corpo compresa testa, collo, viso, braccia, spalle, mani, piedi o gambe. I tic facciali, in particolare gli occhi, sono di solito i primi sintomi della TS.
I tic vocali sono suoni creati involontariamente. I tic vocali possono includere schiarire la gola, tossire, annusare, grugnire, guaire o gridare. In alcuni casi, i tic vocali possono includere parole e frasi strane, inappropriate o oscene (chiamate coprolalia). I tic vocali possono anche apparire come ripetere costantemente le parole degli altri (ecolalia).

I tic sono classificati come semplici e complessi. I tic semplici sono improvvisi, brevi movimenti o suoni che coinvolgono un numero limitato di gruppi muscolari. Sono eventi isolati e sono spesso ripetitivi. I tic semplici includono l’ammiccamento degli occhi, le spalle che si stringono nelle spalle, la torsione della testa, le contrazioni del naso, le smorfie facciali, la testa che sussulta, guaisce, annusa e altri. I tic complessi sono schemi distinti e coordinati di movimenti successivi che coinvolgono diversi gruppi muscolari o l’espressione di parole. Tic complessi tra cui saltare, odorare oggetti, toccare il naso, toccare altre persone, coprolalia o ecolalia.

I tic peggiorano in situazioni di stress e generalmente migliorano quando una persona è rilassata o sta dormendo. La maggior parte dei tic sono lievi e non molto evidenti. Altri possono essere frequenti e dolorosi, interferendo con molte parti della vita di una persona e con la sua capacità di funzionare normalmente.

Chi è affetto dalla sindrome di Tourette (TS)?

La TS colpisce circa 200.000 americani. Si stima inoltre che 1 su 100 americani mostrino una parziale espressione del disturbo, come tic infantili transitori. La TS è da tre a quattro volte più comune nei maschi che nelle femmine.

La TS inizia generalmente nell’infanzia tra i 5 e gli 8 anni e può durare tutta la vita. Alcuni sintomi scompaiono all’inizio dell’età adulta, mentre altri possono continuare. Spesso, la TS diventa peggiore per i bambini che entrano nell’adolescenza, ma migliora nella tarda adolescenza o nei primi anni ’20. Alcune persone con TS sperimentano una remissione completa (assenza di sintomi) dopo l’adolescenza. Nell’età adulta, la condizione generalmente non peggiora e assume un andamento costante. Anche se non tutti sono troppo grandi per TS, possono imparare ad adattarsi e spesso sono in grado di mascherare i loro tic. Le persone con TS possono aspettarsi di vivere una vita normale.

Quali altre condizioni sono associate alla sindrome di Tourette (TS)?

Non tutte le persone con TS avranno una condizione comportamentale coesistente. Tuttavia, alcune persone con TS possono avere anche Disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) . I bambini con ADHD hanno difficoltà a seguire le indicazioni, concentrarsi, organizzare compiti e completare il lavoro scolastico entro i limiti di tempo. Completare i compiti in modo coerente e tempestivo è anche un problema per i bambini con ADHD.

Anche i bambini con TS hanno difficoltà di apprendimento che possono includere dislessia e difficoltà di lettura, scrittura, aritmetica e percettiva. Se l’ADHD e le disabilità dell’apprendimento vengono gestite in modo appropriato, le persone con TS imparano a focalizzare la loro attenzione, a sviluppare i loro punti di forza personali ea diventare abbastanza produttivi e di successo.

Altre condizioni associate alla TS possono includere ansia , comportamento impulsivo o autolesionistico e disturbo ossessivo-compulsivo (caratterizzato da pensieri angoscianti, ripetitivi, intrusivi [ossessioni] e / o comportamenti che vengono eseguiti ripetutamente senza il controllo dell’individuo [compulsioni ]).

Miti sulla sindrome di Tourette (TS)

Mito: durante la diagnosi di TS, un medico deve testimoniare i tic della persona nel suo ufficio.

Sebbene sia utile vedere i tic dimostrati nello studio del medico, non è necessario per un medico testimoniare i tic per confermare la diagnosi. Molte persone, specialmente i bambini, sopprimono i tic mentre vengono valutati perché non vogliono che il medico li consideri “strani” o “pazzi”.

Mito: le persone con TS possono sopprimere i tic per tutto il tempo che desiderano.

Poiché i tic sono causati da uno squilibrio chimico nel cervello, i tic fisici e vocali sono completamente involontari (proprio come uno starnuto). Sebbene i tic possano essere soppressi per un breve periodo, la durata della soppressione non è sotto il controllo dell’individuo. Alla fine la tensione provoca il rilascio del tic. La capacità di sopprimere i tic cambia costantemente; a volte può essere facile sopprimere i tic, mentre altre volte potrebbe essere quasi impossibile sopprimerli.

Mito: tutte le persone con TS giurano e usano un linguaggio osceno.

Meno del 20% delle persone diagnosticate con TS involontariamente imprecano e usano un linguaggio osceno (chiamato coprolalia). È molto probabile che la prevalenza sia addirittura inferiore a questa stima, poiché molti casi lievi di TS non sono diagnosticati. La maggior parte delle persone con TS che hanno questo sintomo maschera le parole offensive.

Mito: TS è più comune tra alcuni gruppi etnici rispetto ad altri.

La sindrome di Tourette non colpisce più un gruppo razziale o etnico più di un altro.

Mito: ai bambini non dovrebbe essere detto che hanno TS quando vengono diagnosticati poiché potrebbero turbarli.

I bambini che hanno TS sanno già di avere un disturbo. Quando viene loro fornita una spiegazione sul perché i loro corpi stanno reagendo in un certo modo, li aiuta a capire che sono ok e normali.

Mito: avere TS limita le capacità di una persona.

TS limita solo una persona nella misura in cui la persona crede di essere limitata. L’ostacolo maggiore nell’avere TS non è nell’affrontare il disturbo ma nel trattare i molti sintomi comportamentali che possono accompagnare il disturbo. La maggior parte delle persone con TS conduce vite produttive, partecipa a normali attività e ha carriere gratificanti.

Mito: le persone con TS non sono intelligenti come gli altri.

Le persone con TS sono intelligenti come le persone che non hanno TS. Tuttavia, circa il 25% delle persone con TS ha difficoltà di apprendimento e richiede un’assistenza educativa speciale. Quando i tic o le disabilità dell’apprendimento associate interferiscono con le prestazioni accademiche o l’accettazione sociale di un bambino, potrebbe essere necessario apportare delle modifiche nell’ambiente di apprendimento del bambino. Tutti gli studenti con TS hanno bisogno di un ambiente di comprensione che li incoraggi a lavorare al loro pieno potenziale, ma è abbastanza flessibile da soddisfare le loro esigenze speciali.

Quali sono le cause della sindrome di Tourette (TS) ?

La causa per TS è sconosciuta. Le prime ricerche hanno suggerito che la TS è una condizione ereditaria (spesso, i parenti vicini o lontani della persona hanno avuto qualche forma di tic nervoso o transitoria o sintomi associati). Studi recenti indicano una combinazione di fattori ambientali e genetici come causa del disturbo. I geni specifici coinvolti nello sviluppo di TS sono ancora in fase di studio.

Gli studi suggeriscono che la TS ha una base neurologica e deriva da un’anormalità che colpisce il metabolismo del cervello di alcuni neurotrasmettitori (sostanze chimiche nel cervello che regolano il comportamento).

La ricerca attuale finanziata dalla Tourette Syndrome Association (TSA) contribuirà a fornire maggiori informazioni sulle cause e sui fattori genetici di TS.

Scarlattina: cos’è?

Scarlattina: cos’è?

Cos’è la scarlattina?

La scarlattina, nota anche come scarlattina, è un’infezione che può svilupparsi in persone con mal di gola. È caratterizzato da un arrossamento rosso brillante sul corpo, solitamente accompagnato da febbre alta e mal di gola. Gli stessi batteri che causano mal di gola causano anche la scarlattina.

La scarlattina colpisce principalmente bambini di età compresa tra 5 e 15 anni. Era una grave malattia infantile, ma oggi è spesso meno pericoloso. I trattamenti antibiotici utilizzati nella fase precoce della malattia hanno contribuito a velocizzare il recupero ea ridurre la gravità dei sintomi.

Eruzione cutanea di streptococco

L’ eruzione cutanea è il segno più comune di scarlattina negli adulti e nei bambini. Di solito inizia come una eruzione cutanea rossa e diventa fine e ruvida come la carta vetrata. L’eruzione color scarlatto è ciò che dà il nome alla scarlattina. L’eruzione cutanea può iniziare fino a due o tre giorni prima che una persona si ammali o fino a sette giorni dopo .

L’eritema in genere inizia sul collo, inguine e sotto le braccia. Si diffonde poi al resto del corpo. Le pieghe della pelle sotto le ascelle, i gomiti e le ginocchia possono anche diventare un rosso più profondo rispetto alla pelle circostante.

Dopo che l’eruzione si è placata, circa sette giorni, la pelle sulla punta delle dita delle mani e dei piedi e nell’inguine potrebbe staccarsi. Questo può durare per diverse settimane.

Altri sintomi di scarlattina

Altri sintomi comuni della scarlattina includono:

  • pieghe rosse sotto le ascelle, i gomiti e le ginocchia (le linee di Pastia)
  • viso arrossato
  • lingua di fragole , o una lingua bianca con punti rossi sulla superficie
  • rossore, mal di gola con macchie bianche o gialle
  • febbre superiore a 101 ° F (38.3 ° C)
  • brividi
  • mal di testa
  • tonsille gonfie
  • nausea e vomito
  • dolore addominale
  • ghiandole gonfie lungo il collo
  • pelle pallida intorno alle labbra

Causa della scarlattina

La scarlattina è causata da batteri dello Streptococco di gruppo A o Streptococcus pyogenes , che sono batteri che possono vivere nella bocca e nelle vie nasali. Gli esseri umani sono la fonte principale di questi batteri. Questi batteri possono produrre una tossina, o veleno, che causa il rossore rosso brillante sul corpo.

La scarlattina è contagiosa?
L’infezione può diffondersi da due a cinque giorni prima che una persona si ammali e possa diffondersi attraverso il contatto con goccioline di saliva, secrezioni nasali, starnuti o tosse di una persona infetta. Ciò significa che chiunque può contrarre la scarlattina se entra in contatto diretto con queste goccioline infette e quindi tocca la propria bocca, il naso o gli occhi.

Si può anche avere la scarlattina se si beve dallo stesso bicchiere o si mangia dagli stessi utensili di una persona con l’infezione. In alcuni casi, le infezioni da streptococco di gruppo A sono state diffuse attraverso alimenti contaminati .

Lo streptococco di gruppo A può causare un’infezione della pelle in alcune persone. Queste infezioni della pelle, note come cellulite , possono diffondere i batteri agli altri. Tuttavia, toccare l’eruzione della scarlattina non diffonderà i batteri poiché l’eruzione è un risultato della tossina, non del batterio stesso.

Fattori di rischio per la scarlattina

La scarlattina colpisce principalmente bambini di età compresa tra 5 e 15 anni. Prendi la scarlattina perché sei a stretto contatto con gli altri che sono infetti.

Complicazioni associate alla scarlattina

Nella maggior parte dei casi, l’eruzione cutanea e altri sintomi della scarlattina scompaiono tra circa 10 giorni e 2 settimane con trattamento antibiotico. Tuttavia, la scarlattina può causare gravi complicazioni. Questi possono includere:

  • febbre reumatica
  • malattia renale ( glomerulonefrite)
  • infezioni dell’orecchio
  • ascessi della gola
  • polmonite
  • artrite

Infezioni dell’orecchio, ascessi della gola e polmonite possono essere meglio evitati se la scarlattina viene trattata tempestivamente con gli antibiotici appropriati. È noto che altre complicanze sono il risultato della risposta immunitaria del corpo all’infezione piuttosto che dei batteri stessi.

Diagnosi della scarlattina

Il medico del bambino eseguirà prima un esame fisico per verificare la presenza di segni di scarlattina. Durante l’esame, il medico controllerà in particolare le condizioni della lingua, della gola e delle tonsille del bambino. Cercheranno anche linfonodi ingranditi ed esamineranno l’aspetto e la struttura dell’eruzione cutanea.

Se il medico sospetta che il bambino abbia la scarlattina, probabilmente preleverà un campione delle loro cellule per eseguire analisi sulla schiena della gola del bambino. Questo è chiamato un tampone faringeo e viene usato per creare una cultura della gola.

Il campione sarà quindi inviato ad un laboratorio per determinare se lo streptococco di gruppo A è presente. C’è anche un test rapido per il tampone faringeo che può essere eseguito in ufficio. Questo può aiutare a identificare un’infezione da streptococco del gruppo A mentre aspetti.

Trattamento per la scarlattina

La scarlattina viene trattata con antibiotici . Gli antibiotici uccidono i batteri e aiutano il sistema immunitario a combattere i batteri che causano l’infezione. Assicurati che tu o il tuo bambino completiate l’intero ciclo del farmaco prescritto. Questo aiuterà a prevenire l’infezione causando complicazioni o continuando ulteriormente.

Puoi anche dare alcuni farmaci da banco (OTC), come il paracetamolo (Tylenol), per la febbre e il dolore. Verificare con il proprio medico per vedere se il bambino è abbastanza vecchio da ricevere ibuprofene (Advil, Motrin). Gli adulti possono usare paracetamolo o ibuprofene.

L’aspirina non dovrebbe mai essere usata a qualsiasi età durante una malattia con febbre a causa dell’aumentato rischio di sviluppare la sindrome di Reye .

Il medico di tuo figlio potrebbe anche prescrivere altri farmaci per alleviare il dolore del mal di gola. Altri rimedi includono il consumo di ghiaccio, gelato o zuppa calda . Fare i gargarismi con acqua salata e usare un umidificatore per l’ aria fresca può anche ridurre la gravità e il dolore del mal di gola.

È anche importante che il bambino beva molta acqua per evitare la disidratazione .

Il bambino può tornare a scuola dopo aver preso gli antibiotici per almeno 24 ore e non ha più la febbre.

Non esiste attualmente alcun vaccino per la scarlattina o lo streptococco di gruppo A, sebbene molti potenziali vaccini siano in fase di sviluppo clinico.

Prevenire la scarlattina

Praticare una buona igiene è il modo migliore per prevenire la scarlattina. Ecco alcuni consigli di prevenzione da seguire e insegnare ai tuoi figli:

  • Lavarsi le mani prima dei pasti e dopo aver usato il bagno
  • Lavati le mani ogni volta che tossisci o starnutisci
  • Coprire bocca e naso quando si starnutisce o si tossisce
  • Non condividere utensili e bicchieri con gli altri, specialmente in contesti di gruppo

Gestire i sintomi

La scarlattina deve essere trattata con antibiotici. Tuttavia, ci sono cose che puoi fare per aiutare ad alleviare i sintomi e il disagio che vengono con la scarlattina. Ecco alcuni rimedi da provare:

  • Bevi tè caldi o zuppe a base di brodo per aiutare a lenire la gola
  • Prova cibi morbidi o una dieta liquida se mangiare è doloroso
  • Assumere acetaminofene OTC (Tylenol) o ibuprofene per alleviare il dolore alla gola
  • Usa la crema anti-prurito o il farmaco OTC per alleviare il prurito
  • Rimanere idratato con acqua per inumidire la gola ed evitare la disidratazione
  • Succhia le losanghe della gola . Secondo la Mayo Clinic , i bambini di età superiore ai 4 anni possono tranquillamente utilizzare losanghe per alleviare il mal di gola
  • Stai lontano da sostanze irritanti nell’aria, come l’inquinamento
  • Non fumare
  • Prova un gargarismo di acqua salata per il mal di gola
  • Umidificare l’aria per fermare l’irritazione della gola dall’aria secca

 

Ernia inguinale: cos’è?

Ernia inguinale: cos’è?

Cos’è un’ernia inguinale?

Un’ernia inguinale si verifica nell’addome vicino all’area inguinale. Si sviluppano quando i tessuti grassi o intestinali spingono attraverso una debolezza nella parete addominale vicino al canale inguinale destro o sinistro. Ogni canale inguinale risiede alla base dell’addome.

Sia gli uomini che le donne hanno canali inguinali. Negli uomini, i testicoli di solito scendono attraverso il loro canale di circa poche settimane prima della nascita. Nelle donne, ogni canale è la posizione di passaggio per il legamento rotondo dell’utero. Se si ha un’ernia in o vicino a questo passaggio, si ha un rigonfiamento sporgente. Potrebbe essere doloroso durante il movimento.

Molte persone non cercano un trattamento per questo tipo di ernia perché potrebbe essere piccolo o non causare alcun sintomo. Un trattamento medico tempestivo può aiutare a prevenire ulteriori protrusioni e disagi.

Sintomi di ernia inguinale

Le ernie inguinali sono più evidenti dal loro aspetto. Provocano rigonfiamenti lungo l’area pubica o inguinale che può sembrare aumentare di dimensioni quando ci si alza o si tossisce. Questo tipo di ernia può essere doloroso o sensibile al tatto.

Altri sintomi possono includere:

  • dolore quando si tossisce, si esercita o si piega
  • sensazioni di bruciore
  • dolore acuto
  • una sensazione pesante o piena all’inguine
  • gonfiore dello scroto negli uomini
  • Cause e fattori di rischio di ernia inguinale

Cause dell’ernia inguinale

Non c’è una causa per questo tipo di ernia. Tuttavia, si ritiene che i punti deboli all’interno dei muscoli addominali e inguini siano un importante contributo. Un’ulteriore pressione su questa parte del corpo può alla fine causare un’ernia.

Alcuni fattori di rischio possono aumentare le probabilità di questa condizione. Questi includono:

  • eredità
  • avendo una precedente ernia inguinale
  • essere maschio
  • nascita prematura
  • essere sovrappeso o obesi
  • gravidanza
  • fibrosi cistica
  • tosse cronica
  • costipazione cronica

Tipi di ernie inguinali

Le ernie inguinali possono essere indirette o dirette , incarcerate o strozzate .

Ernia inguinale indiretta

Un’ernia inguinale indiretta è il tipo più comune. Succede spesso nelle nascite premature, prima che il canale inguinale si chiuda. Tuttavia, questo tipo di ernia può verificarsi in qualsiasi momento durante la tua vita. Questa condizione è più comune nei maschi.

Ernia inguinale diretta

Un’ernia inguinale diretta si verifica più spesso negli adulti con l’età. La credenza popolare è che l’indebolimento dei muscoli durante l’età adulta porti a un’ernia inguinale diretta. Secondo l’ Istituto Nazionale di Diabete e Malattie Digestive e Renali (NIDDK) , questo tipo di ernia è molto più prevalente negli uomini.

Ernia inguinale incarcerata

Un’ernia inguinale incarcerata si verifica quando il tessuto rimane bloccato nell’inguine e non è riducibile. Ciò significa che non può essere reinserito al suo posto.

Ernia inguinale strangolata

Le ernie inguinali strangolate sono una condizione medica più grave. Questo è quando l’intestino in un’ernia incarcerata ha il suo flusso sanguigno tagliato. Le ernie strangolate sono pericolose per la vita e richiedono cure mediche di emergenza.

Diagnosi di un’ernia inguinale

Di solito il medico può diagnosticare un’ernia inguinale durante un esame fisico. Durante l’esame, il medico ti chiederà di tossire stando in piedi in modo da poter controllare l’ernia quando è più evidente.

Quando è riducibile, tu o il tuo medico dovreste essere in grado di spingere facilmente un’ernia inguinale nell’addome quando siete sdraiati sulla schiena. Tuttavia, se questo non ha successo, si può avere un’ernia inguinale incarcerata o strangolata.

Trattare le ernie inguinali

La chirurgia è il trattamento principale per le ernie inguinali. È un’operazione molto comune e una procedura di grande successo quando eseguita da un chirurgo ben addestrato.

Le opzioni includono una herniorrhaphy inguinale aperta o herniorrafia inguinale per via laparoscopica. In herniorrafia inguinale aperta , un’incisione più grande è praticata sull’addome vicino all’inguine. In herniorrafia inguinale per via laparoscopica vengono eseguite incisioni addominali multiple più piccole. Un tubo lungo e sottile con una fotocamera illuminata all’estremità aiuta il chirurgo a vedere all’interno del corpo per eseguire l’intervento chirurgico.

L’obiettivo di entrambi gli approcci chirurgici è quello di riportare il (i) tessuto (i) addominale interno nella cavità addominale e riparare il difetto della parete addominale. La rete è comunemente posizionata per rinforzare la parete addominale. Una volta che le strutture sono state collocate al loro posto, il chirurgo chiuderà l’apertura con punti di sutura, punti metallici o colla adesiva.

Ci sono potenziali pro e contro per aprire la riparazione dell’ernia inguinale versus laparoscopica. Ad esempio, l’herniorrafia laparoscopica può essere preferibile se si desidera un tempo di recupero più breve. Ma il rischio di recidiva dell’ernia potrebbe essere maggiore con la riparazione laparoscopica.

Prevenzione e prospettiva delle ernie inguinali

Sebbene non sia possibile prevenire i fattori di rischio genetici, è possibile ridurre il rischio di insorgenza o la gravità delle ernie addominali. Segui questi suggerimenti:

  • Mantenere un peso sano .
  • Mangia una dieta ricca di fibre .
  • Smetti di fumare sigarette.
  • Evitare il sollevamento di carichi pesanti.

Il trattamento chirurgico precoce può aiutare a curare le ernie inguinali. Tuttavia, c’è sempre il leggero rischio di recidiva e complicanze. Questi possono includere l’infezione dopo l’intervento chirurgico o la scarsa guarigione della ferita chirurgica. Chiamare il medico se si verificano nuovi sintomi o se si verificano effetti collaterali dopo il trattamento.

Elettromiografia (EMG): cos’è?

Elettromiografia (EMG): cos’è?

Cos’è l’elettromiografia?

L’elettromiografia (EMG) è una procedura diagnostica che valuta le condizioni di salute dei muscoli e delle cellule nervose che li controllano. Queste cellule nervose sono note come motoneuroni. Trasmettono segnali elettrici che fanno contrarre e rilassare i muscoli. Un EMG traduce questi segnali in grafici o numeri, aiutando i medici a fare una diagnosi.

Un medico ordinerà di solito un EMG quando qualcuno sta mostrando i sintomi di un disturbo muscolare o nervoso. Questi sintomi possono includere formicolio, intorpidimento o debolezza inspiegabile negli arti. I risultati dell’EMG possono aiutare il medico a diagnosticare i disturbi muscolari, i disturbi nervosi e i disturbi che interessano la connessione tra i nervi e i muscoli.

Alcuni medici possono riferirsi all’elettromiografia come esame elettrodiagnostico.

Perché viene eseguita l’elettromiografia?

Il medico può eseguire un EMG se si verificano sintomi che possono indicare un disturbo muscolare o nervoso. Alcuni sintomi che potrebbero richiedere un EMG includono:

  • formicolio
  • intorpidimento
  • debolezza muscolare
  • dolore muscolare o crampi
  • paralisi
  • spasmi muscolari involontari (o tic)

I risultati di un EMG possono aiutare il medico a determinare la causa sottostante di questi sintomi. Le possibili cause potrebbero includere:

  • disturbi muscolari, come la distrofia muscolare
  • disturbi che influenzano la capacità del motoneurone di inviare segnali elettrici al muscolo, come la miastenia grave
  • radicolopatie
  • disturbi dei nervi periferici che colpiscono i nervi al di fuori del midollo spinale, come la sindrome del tunnel carpale
  • disturbi nervosi, come la sclerosi laterale amiotrofica (SLA)

 

Come mi preparo per l’elettromiografia?

Assicurati di informare il tuo medico di eventuali farmaci da banco o prescrizione che potresti assumere. È anche importante informare il medico se si soffre di una patologia emorragica o se si dispone di un pacemaker o di un defibrillatore impiantabile. Potrebbe non essere possibile avere un EMG se si dispone di una di queste condizioni mediche o dispositivi.

Se sei in grado di avere un EMG, dovresti fare quanto segue in anticipo:

  • Evitare di fumare per almeno tre ore prima della procedura.
  • Fare il bagno o fare una doccia per rimuovere eventuali oli dalla pelle. Non applicare lozioni o creme dopo il lavaggio.
  • Indossare abiti comodi che non ostruiscano l’area che il medico valuterà. Potrebbe esserti chiesto di cambiarti in abito da ospedale proprio prima della procedura.

Cosa succede durante un’elettromiografia?

Ti verrà chiesto di sdraiarti su un lettino o di sederti su una sedia reclinata. Il medico potrebbe chiederti di spostarti in posizioni diverse durante la procedura.

Ci sono due componenti per un test EMG: lo studio della conduzione nervosa e l’ago EMG. Lo studio della conduzione nervosa è la prima parte della procedura. Si tratta di posizionare piccoli sensori chiamati elettrodi di superficie sulla pelle per valutare la capacità dei motoneuroni di inviare segnali elettrici. Anche la seconda parte della procedura EMG, nota come ago EMG, utilizza sensori per valutare i segnali elettrici. I sensori sono chiamati elettrodi ad aghi e vengono inseriti direttamente nel tessuto muscolare per valutare l’attività muscolare a riposo e in caso di contrazione.

Lo studio della conduzione nervosa viene eseguito per primo. Durante questa parte della procedura, il medico applicherà diversi elettrodi sulla superficie della pelle, di solito nell’area in cui si verificano i sintomi. Questi elettrodi valuteranno quanto bene i tuoi neuroni motori comunicano con i tuoi muscoli. Una volta completato il test, gli elettrodi vengono rimossi dalla pelle.

Dopo lo studio della conduzione nervosa, il medico eseguirà l’EMG dell’ago. Il medico prima pulirà l’area interessata con un antisettico. Quindi, useranno un ago per inserire gli elettrodi nel tessuto muscolare. Potresti sentire un leggero fastidio o dolore mentre l’ago viene inserito.

Gli elettrodi ad ago valuteranno l’attività elettrica dei muscoli quando si contraggono e quando sono a riposo. Questi elettrodi saranno rimossi dopo la fine del test.

Durante entrambe le parti della procedura EMG, gli elettrodi forniranno piccoli segnali elettrici ai tuoi nervi. Un computer tradurrà questi segnali in grafici o valori numerici che possono essere interpretati dal medico. L’intera procedura dovrebbe richiedere tra 30 e 60 minuti.

Quali sono i rischi dell’elettromiografia?

Un EMG è un esame a basso rischio. Tuttavia, potresti sentirti dolorante nell’area che è stata testata. Il dolore può durare alcuni giorni e può essere alleviato con un antidolorifico da banco, come l’ibuprofene.

In rari casi, si possono verificare formicolio, lividi e gonfiore nei siti di inserimento dell’ago. Assicurati di dire al tuo medico se il gonfiore o il dolore peggiora.

Cosa significano i miei risultati elettromiografici?
Il medico può rivedere i risultati con voi subito dopo la procedura. Tuttavia, se un altro operatore sanitario ha ordinato l’EMG, non è possibile conoscere i risultati fino a quando non si presenta un appuntamento di follow-up con il proprio medico.

Se il tuo EMG mostra qualsiasi attività elettrica in un muscolo a riposo, allora potresti avere:

  • un disturbo muscolare
  • una malattia che colpisce i nervi che si connettono al muscolo
  • infiammazione causata da una ferita

Se il tuo EMG mostra un’attività elettrica anomala quando un muscolo si contrae, allora potresti avere un’ernia del disco o un disturbo nervoso, come la SLA o la sindrome del tunnel carpale .

A seconda dei risultati, il medico parlerà di eventuali test o trattamenti aggiuntivi che potrebbero essere necessari.

 

Sesta malattia o Rosolia: cos’è? Sintomi e cause

Sesta malattia o Rosolia: cos’è? Sintomi e cause

La sesta malattia o rosolia

• La rosolia è una malattia virale leggera più comunemente dei bambini piccoli.
• La rosolia è una comune infezione virale.
• Rosolia è anche definita sesta malattia, rosolia infantum e exanthema subitum.
• Un’improvvisa febbre alta che dura da tre a cinque giorni è una delle prime caratteristiche del rosolia. Lieve congestione nasale e feci molli possono accompagnare la febbre .
• Quando la febbre scompare, appare un’eruzione cutanea che può durare da uno a due giorni.
• L’ eruzione di sesta malattia non è contagiosa .
• Rosolia di solito si risolve senza alcun trattamento.

Cos’è la sesta malattia? La rosolia è contagiosa ?

• La rosolia è una malattia contagiosa lieve causata da uno dei due virus . Tipicamente, la rosolia ha un inizio improvviso e una durata relativamente breve.
• La rosolia è più comune nei bambini di età compresa tra 6 e 24 mesi, con un’età media di 9 mesi. Meno frequentemente, i bambini più grandi, gli adolescenti e (raramente) gli adulti possono essere infetti.

Quale virus causa la sesta malattia?

La rosolia è principalmente causata da un virus chiamato herpesvirus umano 6 (HHV-6) e meno frequentemente da herpesvirus umano 7 (HHV-7).
Quali sono i fattori di rischio per la rosolia?
Molti studi hanno dimostrato che la grande maggioranza delle persone infette dal virus HHV-6 o HHV-7 non presenta sintomi evidenti. Il loro sistema immunitario cancella il virus prima dello sviluppo di qualsiasi sintomo. Per quegli individui che sviluppano un’infezione evidente, la stragrande maggioranza non ha effetti collaterali. L’individuo raro con un sistema immunitario compromesso può essere a rischio per un decorso più complicato della malattia. Ciò includerebbe i neonati (da sei a otto settimane di vita), gli individui sottoposti a chemioterapia o quelli con malattia che influisce sul sistema immunitario (come l’ HIV – AIDS ).

Come si diffonde la sesta malattia? Qual è il periodo di incubazione della rosolia?

• Rosolia si diffonde da persona a persona, in genere mediante trasferimento di secrezioni orali.
• Il periodo di incubazione tra l’esposizione al virus e l’insorgenza dei sintomi è di 9-10 giorni.
• Gli esseri umani sono gli unici ospiti naturali per HHV-6 e HHV-7.
• A differenza di altre infezioni virali, la rosolia si presenta durante l’anno senza variazioni stagionali.
Quali sono i sintomi e i segni della rosolia ?
I segni e i sintomi dell’infezione HHV-6 (o HHV-7) variano a seconda dell’età del paziente.
• Neonati e bambini piccoli sviluppano di routine sintomi improvvisi con un inizio improvviso di febbre alta (103-104 gradi) che dura da tre a cinque giorni.
• Il bambino può anche sviluppare irritabilità, gonfiore delle ghiandole nella parte anteriore o posteriore del collo, naso che cola , palpebre gonfie e lieve diarrea .
• Entro 12-24 ore dalla rottura della febbre, compare rapidamente un’eruzione cutanea.
• I bambini più grandi che sviluppano un’infezione da HHV-6 (o HHV-7) hanno più probabilità di avere una malattia caratterizzata da diversi giorni di febbre alta e possibilmente un naso che cola e / o diarrea .
• I bambini più anziani meno comunemente sviluppano un’eruzione cutanea man mano che la febbre diminuisce.

Quali specialità dei medici trattano la rosolia?

Pediatri e medici di famiglia sono in grado di diagnosticare e gestire un bambino con rosolia. Specialisti (esperti di malattie infettive) sono raramente necessari per assistere nella cura di questa malattia generalmente benigna.

In che modo i professionisti sanitari diagnosticano la rosolia?

Il modello clinico caratteristico di comparsa improvvisa di febbre alta e lo sviluppo dell’eruzione tipica al momento della risoluzione della febbre generalmente consente una diagnosi rapida senza studi di laboratorio. Per presentazioni insolite, pazienti con complicanze o con stati di deficienza immunitaria, diverse forme di analisi del sangue possono aiutare a stabilire la diagnosi.

Quanto può andare la febbre con la rosolia?

La febbre può essere piuttosto alta. La febbre è in media di 103,5 F (39,7 C), ma può salire fino a 106 F (41,2 C).
Quali sono i rimedi casalinghi per la rosolia?
Dal momento che i pazienti con la rosaola hanno una febbre moderata, i farmaci per abbassare la febbre (antipiretici) sono utili per ridurre la febbre e ridurre il disagio associato (come il mal di testa ). Tali farmaci comprendono acetaminofene e / o ibuprofene . Un bagno fresco (temperatura dell’acqua approssimativa di 85 gradi) può anche essere terapeutico. Nessuna terapia è necessaria per quanto riguarda l’eruzione del rosolia poiché non causa sintomi, è di breve durata e si risolve spontaneamente.

Qual è il trattamento per la febbre del rosolia?

Se la febbre non sta causando disagio al bambino, la febbre non deve essere trattata. Non è necessario risvegliare il bambino per curare la febbre a meno che non sia stato istruito a farlo da un operatore sanitario.
Se qualcuno vuole trattare la febbre, può essere usato acetaminofene ( Tylenol e altri). L’intervallo di dosaggio è ogni quattro ore. L’ibuprofene ( Advil , Motrin e altri) può essere usato al posto del paracetamolo ogni sei ore. Entrambe le famiglie di farmaci sono ugualmente efficaci nell’abbassare la febbre di un bambino. Non vi è alcun beneficio medico che alterna il paracetamolo con l’ibuprofene. L’aspirina non dovrebbe mai essere utilizzata per la febbre nei bambini o negli adolescenti.
Un bambino con la febbre dovrebbe essere tenuto a proprio agio e non essere vestito eccessivamente. L’overdressing può far aumentare la temperatura. Fare il bagno con acqua tiepida (85 F o 29,5 C) può aiutare a far scendere la febbre da 1 a 1,5 gradi. Se un bambino sviluppa brividi durante il bagno, la temperatura dell’acqua del bagno deve essere aumentata. Non spugnare mai un bambino (o un adulto) con alcol; i fumi di alcol possono essere inalati, causando molti problemi.

Cosa si dovrebbe fare se il suo bambino con rosolia ha un attacco?

La cosa più difficile da fare è mantenere la calma aiutando il bambino a terra e allentando gli indumenti intorno al collo. Rimuovere eventuali oggetti taglienti che potrebbero causare lesioni e girare il bambino su un lato in modo che la saliva possa fuoriuscire dalla bocca. Mettere un cuscino o un cappotto piegato sotto la testa per un cuscino va bene, ma non mettere nulla nella bocca del bambino. La cosa migliore è solo aspettare. La maggior parte delle convulsioni febbrili(associate a rosolia o altri virus) dura meno di cinque minuti. Non lasciare il bambino incustodito mentre chiama i paramedici dello studio medico. I bambini sono spesso sonnolenti e dormono dopo un attacco . È normale Dopo il sequestro, contattare l’operatore sanitario del bambino per determinare se il bambino deve essere immediatamente esaminato.

La febbre può causare un attacco?

Sì. L’improvviso e rapido innalzamento della temperatura può innescare un attacco (una convulsione ). Le convulsioni febbrili (convulsioni dovute alla febbre) sono comuni (3%) nei bambini tra i 18 mesi ei 3 anni di età. Si verificano nel 5% -35% dei bambini con rosolia.

Un attacco dovuto a febbre è pericoloso?

Il sequestro può sembrare molto terrificante, ma di solito è abbastanza innocuo (benigno). Le convulsioni febbrili non sono associate a effetti collaterali a lungo termine sul sistema nervoso oa danni cerebrali . I farmaci anticonvulsivanti sono molto raramente prescritti per il trattamento o la prevenzione delle convulsioni febbrili.

C’è un’eruzione cutanea con rosolia?

Sì, ma non all’inizio. Quando la febbre scompare, appare un’eruzione. L’eruzione è localizzata principalmente sul collo e sul tronco (l’addome, il tronco e la schiena), ma può anche essere sulle braccia e sulle gambe (estremità).
L’eruzione cutanea può apparire come piccoli punti ( papule ) o puntiformi (maculari) distinti (“a becco d’oca”) separati . La pelle è spesso di colore leggermente rosso e si blocca temporaneamente con la pressione. L’eruzione cutanea non prude o è dolorosa. Non è contagioso. L’eruzione dura da uno a due giorni e non ritorna.

Qual è la caratteristica più notevole di rosolia?

Ciò che colpisce di più è che il bambino sembra così bene nonostante abbia la febbre alta.

Quanto dura la rosolia?

La febbre del rosolia dura da tre a cinque giorni, seguita da un’eruzione cutanea durata circa uno o due giorni che si risolve senza trattamento. L’immunità all’HHV-6 sembra essere permanente.

Ci sono delle complicanze della rosolia?

Le complicanze sono rare con il rosolia tranne che nei bambini con sistema immunitario soppresso. Gli individui con un sistema immunitario sano generalmente sviluppano l’immunità permanente a HHV-6 (o HHV-7).

Un bambino con rosolia dovrebbe vedere un dottore?

Sì, una valutazione da parte di un operatore sanitario è una buona idea. Un bambino con la febbre e un’eruzione cutanea non dovrebbe tornare all’asilo nido fino a quando non viene valutato clinicamente.

Quando può tornare il bambino all’assistenza all’infanzia?

Un bambino con solo l’eruzione di rosolia e senza febbre per 24 ore può di solito tornare all’asilo.

Esiste un vaccino per la rosolia?

In questo momento, non esiste un vaccino per la rosolia. A causa della sua natura generalmente benigna e del raro tasso di complicazioni, molti ricercatori dubitano che l’alto costo finanziario per sviluppare un nuovo vaccino sarebbe utile.

È possibile prevenire il rosolia?

Il meccanismo principale per la trasmissione di HHV-6 o HHV-7 è attraverso le secrezioni di goccioline respiratorie da uomo a uomo. Pertanto, il lavaggio delle mani di base e l’evitamento di individui acutamente malati (come quelli con la febbre) è il modo migliore per evitare di contrarre la malattia. I centri diurni e le scuole dell’infanzia dovrebbero seguire i principi di routine dell’igiene e della decontaminazione di giocattoli e articoli condivisi dai loro figli.

Qual è la prognosi per un bambino con rosolia?

Ad eccezione dei pazienti immunocompromessi, la prognosi per un bambino con rosolia è eccellente e non dovrebbero verificarsi effetti collaterali a lungo termine.

Ci sono altri nomi per la rosolia?

A Rosolia ci si riferisce con un certo numero di altri nomi. Fu formalmente chiamato rosolia infantum o rosolia infantilis. Perché l’eruzione cutanea appare così repentinamente (subito dopo che la febbre si allontana drammaticamente), la malattia viene comunemente chiamata exanthem subitum.
Per distinguere il rosolia da altre malattie infantili con eritemi cutanei , una volta veniva soprannominato “sesta malattia” (perché era la sesta malattia che i bambini piccoli sviluppavano tipicamente, e durava circa sei giorni). Ma quel nome è stato ampiamente dimenticato.

Infermieri e tecnologia: strumento utile a garantire qualità e sicurezza ma non fine ultimo dell’assistenza

“Gli infermieri non devono vedere la tecnologia come il fine dell’assistenza: per noi è lo strumento per garantire qualità e sicurezza. Noi sempre più al fianco dei pazienti”: così la presidente nazionale Mangiacavalli alla due giorni dell’Opi di Massa Carrara
“La tecnologia sta invadendo il Ssn. Gli infermieri non devono vederla come il fine dell’assistenza, noi non siamo una professione esclusivamente “tecnica”: per noi è lo strumento per garantire qualità e sicurezza ai nostri pazienti. Ne è l’esempio l’ecografia infermieristica. Noi sempre più al fianco dei cittadini, in ospedale e sul territorio. Il tempo di relazione è tempo di cura.”
Così ha esordito aprendo i lavori la dottoressa Barbara Mangiacavalli, presidente nazionale dell’Ordine degli Infermieri (FNOPI) che ha aperto a Palazzo Ducale la “due giorni” formativa degli infermieri apuani promossa dall’Ordine, l’Opi di Massa- Carrara . Sono più di 400 mila gli infermieri in Italia, più di 1900 a Massa Carrara. L’Ordine delle Professioni Infermieristiche apuano, guidato dalla Presidente dott.ssa Morena Fruzzetti, dal Vicepresidente dott. Luca Fialdini, dal Segretario dott.ssa Angela Fantinie dal Tesoriere dott.ssa Annalisa Bonfigli, assieme a tutto il Consiglio Direttivo, anche quest’anno ha organizzato una serie di eventi in occasione del maggio infermieristico.
Come è noto il 12 maggio di ogni anno, infatti, si ricorda la nascita di Florence Nightingale, infermiera britannica nota come “la signora con la lanterna” considerata la fondatrice dell’assistenza infermieristica moderna in quanto fu la prima ad applicare il metodo scientifico attraverso l’utilizzo della statistica e appunto ogni anno gli infermieri la commemorano organizzando una serie di iniziative.
“L’Infermiere tra la Persona e la Tecnologia” è l’argomento trattato nella prima giornata e “Il percorso di emergenza: l’infermiere e le competenze trasversali come anello di congiunzione” la tematica della seconda: entrambi gli eventi hanno riscosso un grande successo. – “A Massa a distanza di qualche anno – ha continuato la presidente Nazionale – ho trovato un ordine sempre più rinnovato e sempre più interlocutore istituzionale così come previsto dalla legge n. 3 del 2018 quale ente sussidiario dello Stato, e con capacità progettuali e innovative…
“Mangiacavalli ha posto soprattutto l’accento  sul “ tema della tecnologia che – ha detto – essere un tema attuale. A Catanzaro di recente abbiamo firmato un protocollo d’intesa tra AIIC Associazione Italiana Ingegneri Clinici e Fnopi con l’obiettivo di rimettere al centro il paziente. Il tema della tecnologia è un tema che sta invadendo il sistema sanitario e che deve essere governato. Non possiamo rischiare di farci governare dalla tecnologia. Gli infermieri devono essere dei buoni utilizzatori della tecnologia ma non devono vederla come il loro fine, per noi è il mezzo attraverso cui arriviamo a garantire il processo di assistenza alla persona assistita.
Dibattere oggi di questo tema vi fa onore rispetto alle sfide attuali che la professione infermieristica si trova a cogliere”. La Presidente continuando nella sua interessante relazione ha posto l’accento anche su ospedale e territorio: “la continuità assistenziale ospedale – territorio tanto invocata adesso è una priorità del Ssn: la nostra sfida è assistere le persone a domicilio e questo passa attraverso l’informatizzazione, quindi la decisione che avete preso di affrontare questo argomento mi fa piacere.” Ha poi concluso dicendo che: “Ho molto apprezzato la mostra allestita qui nel palazzo frutto del contributo di infermieri che al di là della loro opera quotidiana si dilettano in attività e questo significa che la nostra professione ha un aspetto creativo nella ricerca delle emozioni e del bello che non possiamo disconoscere.”
Diversi gli infermieri-artisti che hanno esposto le loro opere durante le due giornate: Marina Marini Danzi, infermiera, scrittrice e fotografa, Michele Bienaimè, coordinatore infermieristico e scrittore, Michela Bandiera, infermiera e pittrice, Maria Cristina Martini Pilatti, artista, Francesco Baldini, poeta, Patrizia Fascetti infermiera e fotografa, e infine il piccolo grande artista Niccolò, in arteNU. La mostra è stata apprezzata da molti visitatori.
Interessante il dibattito che è seguito e che ha coinvolto i rappresentanti degli Opi della Toscana e delle Aziende Sanitarie Locali, confrontandosi sulle nuove tecnologie in sanità senza dimenticare il valore della persona, dell’etica, della deontologia e dell’umanizzazione delle cure. In particolare per la Fondazione Toscana Gabriele Monasterio presente la Dirigente dott.ssa Stefania Baratta, per l’Azienda Toscana Nord Ovest: dott.ssa Anna Fornari, per l’area territoriale dott.ssa Mariella Polselli e per la Fondazione Don Gnocchi la Responsabile dott.ssa Maria Assunta Gabrielli.
Numerosi gli infermieri coinvolti nelle relazioni e moderazioni. Presentata anche la campagna immagine nazionale “la Sanità non funziona senza infermieri” a cui l’Ordine apuano ha aderito con una foto di Romina Carso – infermiera – sul ruolo dell’infermiere nel soccorso cave, peculiarità del nostro territorio e unico in Italia. Molto partecipata anche la seconda giornata di formazione dedicata al “Percorso di Emergenza: l’Infermiere e le competenze trasversali come anello di congiunzione”.
I lavori  sono stati aperti dai  Consiglieri Simone Mosti e Miranda Baldini, organizzatori per l’OPI di Massa Carrara. Molti i Relatori provenienti da Firenze-Pistoia, Arezzo, Grosseto, 118 Alta Toscana e Fondazione Monasterio. Durante la giornata sono state affrontate sessioni teoriche-pratiche con simulatori. Grazie anche ad una “squadra” di Istruttori provenienti da tutta la Toscana. A Palazzo Ducale – per gli organizzatori – si è consolidata una grande sinergia fra istituzioni, sanitari e cittadini. Grazie a tutto il Consiglio Direttivo dell’Ordine e Revisori del Conti, grazie a tutti gli operatori che ogni giorno lavorano nei nostri ospedali e sul territorio con umanità, professionalità e competenza. E’ proprio vero: la sanità non funziona senza infermieri.”
Luca Fialdini
 
L’articolo Infermieri e tecnologia: strumento utile a garantire qualità e sicurezza ma non fine ultimo dell’assistenza scritto da Redazione Nurse Times è online su Nurse Times.

Villa Betania la dimette, partorisce poche ore dopo nel bagno di casa

Poco dopo la dimissione le si sono rotte le acque costringendo il marito, ingegnere informatico, ad improvvisarsi ostetrico.
“In mattinata mia moglie avvertiva dolori strani, siamo andati in clinica e le hanno fatto una ecografia. Ci hanno detto che era tutto regolare. Poi”, spiega il marito, “nel pomeriggio ha perso del liquido, le contrazioni sono aumentate e siamo tornati in clinica intorno alle 21. La dottoressa ci ha fatto tornare a casa dicendo che era tutto normale. Anche le ostetriche hanno detto a mia moglie, mentre sentiva l’istinto di spingere, che in realtà si sbagliava. Poi alle 11 si sono rotte le acque: quando ho visto il liquido e il sangue sul pavimento del bagno ho capito che stava per nascere mia figlia”.
La piccola Marta è nata tra le braccia del padre che fortunatamente riuscito a mantenere il sangue freddo e la lucidità in attesa dell’arrivo dei soccorsi del 118. La madre si è accovacciata nel piatto doccia del bagno e, dopo tre spinte, ha dato alla luce la bambina.
“Avevo tanta paura – racconta Mario – ma ho sentito la bambina piangere, poi mia moglie mi ha rassicurato e ho tirato un sospiro di sollievo. Una mezz’ora dopo è giunta l’ambulanza, con il medico che ha tagliato il cordone ombelicale e ha portato madre e figlia all’ospedale San Leonardo di Castellammare.”
La bambina è in buone condizioni di salute.
Per quanto riguarda Villa Betania, considerata un’eccellenza nazionale in ostetricia e ginecologia, “valuteremo se ci sono gli estremi per una denuncia. Se faremo qualcosa è perché non si ripeta in futuro con altre coppie: ci è andata bene, ma poteva accadere il peggio”, conclude il padre.

Il sindaco: “Una storia bellissima, ma vanno potenziate le strutture pubbliche” – In un post su Facebook Ciro Buonajuto, sindaco di Ercolano, si congratula con la coppia. E spiega: “Marta è la prima nata a Ercolano in questo nuovo millennio.Da decenni un bambino non nasceva qui perché le strutture sanitarie sono tutte nelle città vicine”. Oltre a lasciare un messaggio di auguri ai genitori, il primo cittadino ha anche voluto conoscere personalmente la famiglia, per promettere un premio da donare a questa “neonata speciale”.
La piccola Marta potrebbe essere l’ultima persona nata nel comune di Ercolano per lungo tempo. A Tgcom24 il sindaco infatti ha spiegato: “In città non abbiamo presidi al di fuori della guardia medica e dell’Asl locale. I nostri ospedali di riferimento sono l’Ospedale del Mare di Ponticelli, che non funziona ancora a pieno regime, e l’Ospedale Maresca di Torre del Greco, che ha alcune specializzazioni buone e altre che purtroppo vanno meno bene”.
E sulla possibilità di veder nascere una struttura ospedaliera in città: “Sto lavorando da tempo con i sindaci del territorio per migliorare gli ospedali già esistenti. Abbiamo vicino il nuovo Ospedale del Mare che funziona a mezzo servizio e il Maresca che ha bisogno di interventi, ma queste sono competenze della Regione Campania. Del resto, sarebbe inutile veder nascere in città un nuovo ospedale e magari lasciarlo incompiuto: preferisco che i miei cittadini abbiano una buona assistenza medica, non muoio di campanilismo“.

Simone Gussoni
Fonte: Tgcom24
L’articolo Villa Betania la dimette, partorisce poche ore dopo nel bagno di casa scritto da Simone Gussoni è online su Nurse Times.

SM secondariamente progressiva, benefici da simvastatina indipendenti dalla riduzione dell’LDL-C [Neuro]

La simvastatina, farmaco ampiamente prescritto per ridurre i livelli sierici di colesterolo-LDL, può essere d’aiuto ai pazienti con sclerosi multipla secondariamente progressiva (SPMS) per ragioni che potrebbero non essere correlate agli effetti ipocolesterolemizzanti. Lo ha rilevato uno studio pubblicato online su “PnAS”.

Esacerbazioni Bpco, terapia guidata da conta eosinofili non inferiore a trattamento standard #ATS2019 [Pneumo]

Presentati nel corso dell’edizione annuale del congresso ATS (American Thoracic Society), e contemporaneamente pubblicati su Lancet Respiratory Medicine, i risultati di CORTICO-COP, uno studio che ha mostrato come pazienti con esacerbazioni acute di Bpco, necessitanti di ospedalizzazione e trattati con terapia steroidea guidata dalla conta eosinofilica, abbiano avuto benefici dalla terapia non inferiori a quelli ottenuti in pazienti sottoposti a standard of care.

Atrofia muscolare spinale di tipo 1, Fda approva la terapia genica. Costerà $2,125 mln a paziente [Fda]

E’ un grande passo in avanti innanzitutto per i bambini colpiti da atrofia muscolare spinale e in generale anche per la ricerca su nuove terapie geniche. Ieri la Food and Drug Administration ha approvato una terapia genica messa a punto da Novartis per il trattamento dei bambini con la forma più severa della malattia (SMA1) che di solito porta alla morte entro i primi due anni di vita.

Asma lieve, è possibile fare a meno degli steroidi inalatori? #ATS2019 [Pneumo]

Pubblicati sulla rivista NEJM, e contemporaneamente presentati nel corso dell’edizione annuale del congresso dell’ATS (American Thoracic Society), i risultati dello studio SIENA dai quali è emerso che 3 pazienti su 4, affetti da asma lieve persistente, mostrano bassi livelli di eosinofili e non differiscono nella loro risposta al trattamento con mometasone (ICS) o tiotropio (LAMA) rispetto al trattamento con placebo.

Il riscatto di Maddalena: dal tumore in età infantile al sogno di diventare oncologa pediatrica

Riprendiamo un articolo del Corriere della Sera che racconta la vicenda a lieto fine di una giovane combattente.
Maddalena ha vent’anni, lunghi capelli castani, occhi azzurri, e un sogno: diventare oncologa pediatrica al Bambino Gesù di Roma. Dopo aver tentato, e fallito, l’esame di accesso a Medicina lo scorso anno, è andata avanti con la tenacia che la caratterizza: ha frequentato Biotecnologie e, a settembre, scorso ci ha riprovato. «Stavolta è andata bene, sono entrata, e ora sono a Perugia a studiare», ride felice.
Ma sono in pochi a sapere cosa significhi per lei questo ingresso in facoltà e, soprattutto, quell’obiettivo di cui parla con tanto orgoglio. Nasce tanti anni fa, quando Maddalena Vannicelli aveva solo sette anni. Era in seconda elementare quando la madre si è accorta che la sua bimba aveva un ingrossamento al braccio sinistro. Pensava a una contusione mal curata, a una piccola infezione, a un ematoma non assorbito.
«E invece era un cancro», racconta ormai con tranquillità Maddalena. Che ricorda ogni istante dei due anni passati dentro e fuori l’ospedale Bambino Gesù di Roma per curarsi quel maledetto rabdomiosarcoma alveolare. «La seconda elementare l’ho passata quasi tutta in ospedale, ricoverata. Sono stata operata più volte, ho fatto chemio e radioterapia, ma grazie alle insegnanti che venivano da me sono riuscita a mantenermi al passo. La scuola ospedaliera mi ha aiutato molto: studiavo italiano, matematica, inglese. Ovviamente, in base a come mi sentivo, riuscivo a fare di più o di meno. Se stavo male, non riuscivo neanche a leggere. Ma studiare era una finestra sul mondo, mi aiutava a distogliere l’attenzione da ciò che stava succedendo».
Con la madre sempre accanto, alla fine della seconda elementare Maddalena era riuscita a tornare tra i banchi di scuola. I compagni l’avevano accolta entusiasti. Sembrava la fine di un incubo: il ritorno alla vita, alla normalità, ai capelli, ai giochi, ai libri, alle lezioni. E invece il sarcoma si è ripresentato poco prima del suo nono compleanno, a ottobre 2007, quando stava iniziando la quarta elementare. E la battaglia è ricominciata.
Eppure alla fine Maddalena ce l’ha fatta, e ora ritorna a quei giorni senza tristezza: «Mi sono stati molto vicini, tutti: lo staff dell’ospedale, i medici straordinari, i clown, gli insegnanti. Non mi sono mai sentita abbandonata. E quando sono tornata a scuola ero a posto col programma, non ho dovuto recuperare. È per questo che voglio fare l’oncologa pediatrica, e proprio in quel reparto, se possibile. Perché voglio restituire col mio lavoro quello che mi hanno dato, far tornare il sorriso ai bambini, come loro hanno fatto con me anni fa».
Nessun rifiuto, nessuna repulsione: per Maddalena tornare in quel reparto non è rivivere un angolo buio della sua esistenza, non rappresenta una forzata immersione nel dolore. Anzi, rappresenta un riscatto: «Mi piacerebbe, sulla base della mia esperienza, fare le stesse cose che hanno fatto con me. Vorrei tornare proprio dove ho imparato a superare la malattia».
Redazione Nurse Times
Fonte: www.corriere.it
 
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Azienda per l’assistenza sanitaria 5 Friuli Occidentale: avviso pubblico per infermieri

Si rende noto che, in esecuzione del decreto n. 404 del 23.05.2019, è bandito avviso pubblico per soli titoli, per la formulazione di una graduatoria da utilizzare per assunzioni a tempo determinato di personale con profilo professionale di infermiere
MODALITA’ DI COMPILAZIONE E TERMINE PER LA PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE
Le domande di ammissione, redatte su carta semplice e indirizzate al Direttore Generale dell’Azienda per l’Assistenza Sanitaria n. 5 “Friuli Occidentale” – Via della Vecchia Ceramica, 1 – Pordenone, dovranno pervenire entro la data di scadenza riportata sul frontespizio del presente bando; a tal fine fa fede il timbro a data dell’Ufficio Postale accettante.
Le domande, unitamente a tutta la documentazione allegata, andranno prodotte in busta chiusa, con indicazione esterna sulla busta della dicitura “Partecipazione a pubblico avviso per Collaboratore Professionale Sanitario – Infermiere”. Le domande possono essere presentate:
all’Ufficio Protocollo – terzo piano – Via della Vecchia Ceramica, 1 – Pordenone, nei giorni feriali, dal lunedì al venerdì – dalle ore 9.00 alle ore 12.00oppure
a mezzo servizio postale con raccomandata con avviso di ricevimento indirizzata al Direttore Generale dell’Azienda per l’Assistenza Sanitaria n. 5 “Friuli Occidentale” – Via della Vecchia Ceramica 1 – 33170 Pordenoneoppure
tramite invio al seguente indirizzo di Posta Elettronica Certificata (PEC):
aas5.protgen@certsanita.fvg.it secondo quanto previsto dall’art. 65 del D. Lgs. 07/03/2005 n. 82 e dalla Circolare n. 12/2010 del Dipartimento della Funzione Pubblica. (in tal caso la sottoscrizione avverrà con firma digitale del candidato, con certificato rilasciato da un certificatore accreditato oppure con firma autografa del candidato con scansione del documento di identità). Si precisa che la validità di tale invio, così come stabilito dalla normativa vigente, è subordinata all’utilizzo da parte del candidato di casella di posta elettronica certificata personale. Non sarà ritenuto valido l’invio da casella di posta elettronica semplice/ordinaria anche se indirizzata alla PEC Aziendale.
Se si opta per questa tipologia di invio, i documenti elettronici dovranno essere in formato pdf, generando un file unico.
Si precisa inoltre che, nel caso in cui il candidato scelga di presentare la domanda tramite PEC, come sopra descritto, il termine ultimo di invio da parte dello stesso, a pena di esclusione, resta comunque fissato nelle ore 24.00 del giorno di scadenza dell’avviso.
Si precisa, altresì, che qualora il candidato effettui l’invio della domanda da un indirizzo PEC, lo stesso sarà utilizzato dall’Amministrazione per ogni comunicazione relativa al presente avviso.
La domanda dovrà essere datata e firmata dal candidato. Non verranno prese in considerazione le domande non sottoscritte dal candidato.
Scadenza lunedì 3 giugno 2019.
 
Redazione NurseTimes
 
Allegato
Bando avviso pubblico infermieri
Modello domanda e curriculum vitae
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Napoli, formiche al San Giovanni Bosco: M5S e Cgil difendono gli infermieri sospesi

Il consigliere regionale Valeria Ciambarino e il sindacato in coro: “I veri responsabili sono altri”.
“È assurda la decisione dell’Asl Napoli 1 di sospendere gli infermieri per la presenza di formiche nei reparti del San Giovanni Bosco. Una decisione che contraddice i risultati di un’ispezione dei dipendenti del Dipartimento di Prevenzione della stessa Azienda sanitaria, dalla quale è emerso che in tutti i luoghi del nosocomio si riscontravano numerosissime soluzioni di continuità, così da consentire il passaggio di formiche. Piuttosto che provvedere con opere strutturali a risolvere il rischio di una nuova invasione di insetti, i veri responsabili dell’igiene e dell’incolumità dei pazienti, ovvero il direttore generale dell’Asl e il direttore sanitario dell’ospedale sono ricorsi a una banale e inutile disinfestazione, a cui sono inevitabilmente seguiti nuovi episodi di presenza di formiche in corsia e sui pazienti”.
Così il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Valeria Ciarambino, commenta la decisione, assunta dall’Asl Napoli 1, di sospendere due infermieri per la vicenda delle formiche all’ospedale San Giovanni Bosco. Per lei si tratta di una decisione profondamente sbagliata: l’unico “torto” degli infermieri è stato quello di sollecitare i propri superiori a prendere provvedimenti per le intollerabili condizioni in cui i sanitari sono costretti a lavorare per garantire le cure ai pazienti.
“Il paradosso – sottolinea ancora Ciarambino – è che i veri responsabili, ovvero direttore generale e direttore sanitario, che avrebbero dovuto essere immediatamente rimossi, da accusati sono diventati accusatori, individuando come capri espiatori infermieri professionisti a cui non spetta neppure il compito di effettuare le pulizie. Una responsabilità che andrebbe fatta risalire fino al governatore De Luca, incapace di spendere oltre due terzi del miliardo e 700 milioni di finanziamenti per l’edilizia sanitaria. Senza dimenticare che il San Giovanni Bosco, come la quasi totalità delle strutture della Asl Napoli 1, andrebbe chiuso perché sprovvisto dei requisiti igienico-strutturali minimi per l’autorizzazione all’esercizio”.
Al fianco dei lavoratori ospedalieri scende in campo anche la Fp Cgil. “La solerte divulgazione della sanzione disposta dall’Azienda sanitaria si inquadra nella strategia di delegittimare il lavoro e i lavoratori, con il precipuo scopo di individuare capri espiatori e assolvere i dirigenti posti ai vertici della filiera organizzativa”. Parola del sindacato, che in una nota esprime solidarietà agli infermieri sospesi dall’Asl Napoli 1.
“Alcuni quotidiani – sostiene Fp Cgil – hanno lanciato l’accusa di una condotta preordinata, di una regia occulta, di un patto tra infermieri e sindacalisti, che hanno ordito un piano di sabotaggio per screditare i vertici aziendali. Niente di più falso. Non è individuando nemici e additandoli al pubblico ludibrio che si possono occultare le responsabilità”. Insomma, il sindacato ritiene che non si debbano fornire “attenuanti” a chi “doveva controllare e non l’ha fatto”, e annuncia che sosterrà “i ricorsi che i lavoratori intenteranno contro la sanzione comminata”. L’organizzazione, infine, contesta la scelta dell’Azienda di divulgare “notizie in maniera strumentale” e auspica un “confronto sereno per affrontare le tante problematiche che attanagliano la sanità”.
Redazione Nurse Times
Fonte: www.ildesk.it
 
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TAC con radiazioni dimezzate: per AIFM è una “non scoperta”

Riceviamo e pubblichiamo un commento di Daniela Origgi, vicedirettore del Servizio di fisica sanitaria IEO e membro del consiglio direttivo dell’Associazione italiana di fisica medica.
Sulla stampa cartacea e online di questi giorni è stata ripresa la notizia di due ingegnere campane, Michela D’Antò e Federica Caracò, che hanno ricevuto al Congresso nazionale degli ingegneri clinici un premio (assegnato dagli stessi organizzatori del Congresso), per l’invenzione di un algoritmo di riduzione della dose in TAC.
Come fisico medico che quotidianamente e da sempre collabora con i radiologi per ridurre la dose ai nostri pazienti, ottimizzando i protocolli in TAC, ho inizialmente pensato che fosse proprio una bella notizia, la scoperta di un nuovo algoritmo, che nemmeno gli sviluppatori dei colossi aziendali che producono apparecchiature avevano pensato sino a oggi. Immagino che anche i giornalisti abbiano creduto lo stesso e hanno ritenuto che la riduzione della dose dal 40% al 60% rispetto agli esami convenzionali TAC potesse essere una buona notizia per tutti i pazienti.
Ho continuato a leggere l’articolo per capire meglio di cosa si trattasse, ma con grande delusione e stupore ho appreso che il premio è stato assegnato non tanto per un nuovo algoritmo, ma per la “Valutazione di un protocollo per la verifica delle funzionalità di un sistema di riduzione della dose installato su tomografi assiali computerizzati”. Probabilmente non tutti sanno che, come descritto dalla normativa italiana in vigore da quasi 20 anni (D.Lgs. 187/00, art. 8 comma 2), è lo specialista in fisica medica a occuparsi dell’accettazione delle apparecchiature radiologiche a della valutazione della dose  al paziente.
È il lavoro che tutti i fisici medici italiani che si occupano di radiodiagnostica fanno regolarmente negli ospedali del nostro Paese per garantire il mantenimento delle prestazioni delle apparecchiature. Così come i fisici medici, come ribadito anche dalla direttiva EURATOM 59/13, collaborano con tutti gli altri professionisti dell’area radiologica per l’ottimizzazione dell’esame radiologico. In sintesi, scelta dei protocolli di indagine più idonei  per ridurre la dose, senza compromettere la qualità dell’immagine ai fini diagnostici.
Ma la cosa più paradossale è che l’algoritmo iterativo in questione è in commercio da 10 anni e implementato su moltissime apparecchiature del territorio italiano, ed è tutto fuorché nuovo. Sono tantissime le pubblicazioni scientifiche su questo argomento, iniziate nel 2009 e diffuse al Congresso americano di radiologia (RSNA) 2009. Ormai sono impiegati algoritmi iterativi ancora più avanzati, proposti dalle principali aziende produttrici di apparecchiature radiologiche, che consentono un’ulteriore riduzione della dose. Tutti già implementati nella pratica clinica,  ottimizzati e validati dai fisici medici.
Non stupisce che due giovani ingegnere curiose abbiano intrapreso l’iniziativa di fare misure su una TC per capire meglio il loro funzionamento e verificare che effettivamente questi algoritmi possano ridurre la dose, se utilizzati correttamente, ma piuttosto che tale lavoro sia stato presentato a un convegno nazionale come un lavoro originale e che una giuria tecnica di ingegneri clinici lo abbia premiato come soluzione innovativa per un problema della sanità. Ancora una volta la disinformazione e l’incompetenza rischiano di alimentare false speranze nei pazienti.
Daniela OriggiFacebook: AIFM – Associazione di fisica medica
Sito: www.fisicamedica.it
 
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Asl Salerno bandisce un nuovo avviso con graduatorie vigenti attive

Proponiamo il commento di Salvatore Damiano, infermiere precario attento alla situazione.
Già da diversi mesi si era posto il problema di come affrontare le carenze di personale e coprire le ferie nel periodo estivo alla A.O.U. Salerno. Le note della Regione Campania in materia di scorrimenti di graduatoria specificano che si devono preferire sempre le graduatorie vigenti per reclutare personale e motivare obbligatoriamente perché l’azienda sceglie di fare un avviso ex novo, invece di attingere dalle graduatorie esistenti.
Inoltre la circolare del Dipartimento della Funzione pubblica n. 5 del 21 novembre 2013 stabilisce che “pur mancando una disposizione di natura transitoria nel decreto-legge, per ovvie ragioni di tutela delle posizioni dei vincitori di concorso a tempo determinato, le relative graduatorie vigenti possono essere utilizzate solo a favore di tali vincitori, rimanendo precluso lo scorrimento per gli idonei”. Quindi sono da evitare graduatorie di concorsi a tempo determinato a “posti zero”.
Salvatore Damiano, infermiere precario del A.O.U. Salerno, commenta: “È assurdo che si arrivi a fare un avviso pubblico ex novo quando l’Asl Salerno ha una convenzione aperta con la graduatoria dell’A.O.U. di Salerno, che ha già fatto scorrere e una graduatoria di mobilità attiva. Ci auguriamo che nella delibera dell’avviso venga specificata la motivazione per cui si è scelto di preferire un percorso (nuovo avviso) rispetto a un altro (attingere da graduatorie vigenti). Nell’ipotesi che questo nuovo avviso possa ledere i diritti degli idonei della graduatoria vigente, si procederà per le attivazione delle misure a tutela degli stessi. Ormai in Regione Campania è abitudine bandire avvisi pubblici, creando nuovo precariato, invece di stabilizzare chi già lo è da tanti anni e di coprire i posti con concorsi a tempo indeterminato. Le varie politiche di reclutamento adottate dalle aziende lasciano molti dubbi a chi è in attesa in una graduatoria e a chi aspetta la stabilizzazione”.
Salvatore Damiano
 
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Omicidio in casa di riposo: paziente di 102 anni uccide compagna dí stanza

Un incredibile omicidio si è consumato presso un ospizio in Francia, esattamente a Chezy-sur-Marne, nella regione dell’Aisne. Una donna di 102 anni è sospettata, come riferisce la stampa locale, di aver ucciso la vicina di camera alla casa di riposo, di 92 anni.
La vittima è stata trovata morta sabato sera con segni di colluttazione sul corpo: secondo quanto sarebbe emerso dall’autopsia, potrebbe essere morta per strangolamento e colpi alla testa. 

«La signora residente nella stanza vicina è risultata in grande agitazione – ha dichiarato il procuratore Frederic Trinh – e ha detto a uno dei dipendenti di aver ucciso qualcuno». La donna è stata trasferita in un’unità psichiatrica: nel frattempo è stata aperta un’inchiesta per omicidio volontario e la donna verrà interrogata e poi sottoposta a un esame neuro-psichiatrico.

Simone Gussoni
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Nursing Now: gli infermieri e le nuove sfide sanitarie

Con due eventi, il 3 maggio a Roma e il 6 maggio a Milano, la campagna è partita anche in Italia.
Nursing Now è una campagna, lanciata a livello globale il 27 febbraio 2018, per potenziare e supportare gli infermieri nell’affrontare le sfide sanitarie del XXI secolo. Con due eventi andati in scena il 3 maggio a Roma e il 6 maggio a Milano la campagna è partita anche in Italia. due giornate che hanno visto la partecipazione di Lord Nigel Crisp (co-chair Nursing Now), del dottor Howard Catton (CEO di International Council of Nurses) e di illustri autorità politiche, accademiche e professionali.
In collaborazione con l’Organizzazione mondiale della sanità, l’International Council of Nurses, la Fondazione “Burdett Trust for Nursing”, il programma è mirato a migliorare lo status e il profilo dell’assistenza infermieristica. Nursing Now proseguirà le sue attività fino alla fine del 2020, bicentenario della nascita di Florence Nightingale, anno in cui gli infermieri saranno celebrati in tutto il mondo.
L’iniziativa Nursing Now Italy che ha come leading  association la Consociazione nazionale della associazioni infermiere/i (CNAI) ha ottenuto il patrocinio del ministero della Salute, della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali (AGENAS), delle Università degli Studi di Milano e Milano Bicocca, della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi) della Federazione della Aziende sanitarie pubbliche e degli Enti locali (Federsanità ANCI) della Società italiana di Scienze infermieristiche (SISI), degli Ordini delle professioni infermieristiche di Milano – Lodi – Monza Brianza e di Roma , dei Comuni di Milano e di Roma Capitale, oltre all’adesione di numerose associazioni e aziende ospedaliere e sanitarie.
CNAI, con gli enti e le istituzioni aderenti al movimento, sostiene con orgoglio il programma Nursing Now a tutela della salute dei cittadini italiani, avendo come obiettivo l’avanzamento della pratica infermieristica, l’introduzione nel sistema salute italiano delle competenze infermieristiche avanzate, come il sempre più ampio riconoscimento del ruolo nelle attività accademiche, di ricerca, di gestione e di policy a livello locale e nazionale.
Lord Nigel Crisp, nella sua presentazione ha sottolineato: “Il profilo demografico ed epidemiologico è profondamente mutato nel corso del tempo. Vi è un aumento globale delle malattie croniche non trasmissibili (diabete, malattie cardiache, patologie tumorali e simili) e delle comorbilità negli anziani. Come tutti sappiamo, queste malattie richiedono un’assistenza olistica e centrata sul paziente. Proprio questo è il cuore dell’assistenza infermieristica. Gli infermieri, infatti, indirizzano l’attività di assistenza, cura e relazione all’intera persona. Non prendono solo una visione biomedica, ma considerano tutti gli aspetti psicologici, sociali e ambientali. È necessario un cambio di approccio delle modalità di organizzazione dei servizi sanitari. Appare indispensabile disporre di nuovi modelli di assistenza, che richiedono più infermieri, sempre più cruciali per garantire salute e assistenza ai cittadini”.
L’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, ha rimarcato l’importanza della figura dell’infermiere nel ruolo di case manager nel percorso di presa in carico delle cronicità, definendone le competenze: “Per questo ho chiesto alla direzione generale di riavviare le attività del gruppo di lavoro creato nei primi mesi del 2018 con l’obiettivo di sviluppare i processi di case manager, con una specifica attenzione al ruolo dell’infermiere all’interno dei percorsi di continuità assistenziale a sostegno della fragilità e della cronicità, e alla famiglia nel suo complesso”.
Il lancio di Nursing Now Italy arriva in un momento in cui la domanda di assistenza sanitaria e dei servizi sanitari aumenta ogni giorno. Appare sempre più urgente intervenire sugli assetti del Servizio sanitario italiano, sulla carenza del personale infermieristico, in modo da garantire una sanità universalistica e sostenibile, quanto più inclusiva e propositiva. Ciò al fine di rispondere al meglio ai bisogni di salute della popolazione, in linea con il dettato costituzionale. Gli infermieri sono in prima linea per la salute 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, e sono il più ampio gruppo di professionisti sanitari in Italia (oltre 440mila) e nel mondo (oltre 23 milioni). Gli infermieri offrono assistenza, cure e servizi di qualità, e sono culturalmente competenti verso individui, famiglie, gruppi e comunità.
Howard Catton, chief executive officer dell’International Council of Nurses, ha chiarito quanto sia “necessario avere sempre più infermieri in posizioni di leadership che rappresentano il filo di congiunzione tra le politiche sanitarie ai più alti livelli e la realtà dell’esperienza umana di salute”.
Gli infermieri e tutti gli operatori sanitari, così come ogni singolo cittadino, possono contribuire a rendere Nursing Now Italy un successo e a migliorare il sistema salute in Italia attraverso la realizzazione dei seguenti obiettivi:
Maggiori investimenti per migliorare la formazione e lo sviluppo professionale.
Maggiore e migliore diffusione di pratiche efficaci e innovative nell’assistenza infermieristica.
Maggiore influenza degli infermieri sulla politica sanitaria globale e nazionale.
Più infermieri in posizioni di comando e maggiori opportunità di sviluppo a tutti i livelli.
Sviluppo della ricerca infermieristica per fornire maggiori prove di efficacia ai responsabili politici e decisionali.
Come si può contribuire a Nursing Now Italy:
Condividere informazioni sui social media, usando l’hashtag #NursingNowITALY.
Contribuire con una donazione per sostenere il progresso della formazione infermieristica, della ricerca e dei servizi public goods, sviluppati da Nursing Now Italia e CNAI anche per i Paesi in via di sviluppo.
Iscriversi alla newsletter e contribuire alla disseminazione delle iniziative.
Collaborare alle iniziative post-lancio e aiutare al raggiungimento degli obiettivi in Italia.
Per maggiori informazioni: www.cnai.info; www.nursingnow.org; www.arli-infermieri.it
Clicca QUI per guardare il video completo dell’evento milanese.
Redazione Nurse Times
 
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Cure palliative e fine vita: dagli infermieri la proposta/modello della “pianificazione condivisa”

Domenica 26 maggio è la Giornata nazionale del sollievo. Presto un vademecum e un corso di formazione continua Fnopi.
Non è possibile rifiutare o interrompere l’assistenza, soprattutto in quelle condizioni di perdita di autonomia e di necessità di un supporto compensativo/sostitutivo da parte dell’infermiere. Anche quando il paziente potrà decidere di interrompere o sospendere qualsiasi trattamento gli infermieri continueranno a esserci e a prendersi cura di lui. Questo il presupposto alla base di un vademecum che sarà presto diffuso dalla Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, il maggiore d’Italia con oltre 450mila iscritti, e un corso di formazione continua specifico, organizzato sempre dalla Fnopi, su cure palliative e assistenza al fine vita.
Il motivo: gli infermieri sono i professionisti che spendono più tempo accanto a pazienti e alle famiglie nei diversi contesti di cura (residenziali, ospedalieri, domiciliari), e questo offre loro l’opportunità di saper e poter cogliere le tante sfumature degli innumerevoli problemi di salute che condizionano la vita di una persona e sulle sofferenze che possono generare. Hanno una relazione di continua vicinanza con la persona assistita, in modo specifico nelle situazioni in cui la stessa non è più in grado di soddisfare i propri bisogni autonomamente, non solo perché fisicamente fragile, ma spesso anche quando non è più in grado di attribuire a questi atti un senso e uno scopo esistenziale (volontà e conoscenze).
In questi momenti l’infermiere informa, coinvolge, educa e supporta l’interessato e, con il libero consenso, le persone di riferimento, per favorire l’adesione al percorso di cura e per valutare e attivare le risorse disponibili. Riconosce e promuove il valore dell’informazione integrata e multiprofessionale e si inserisce nel processo del consenso informato, assicurandosi che l’interessato o la persona da lui indicata come riferimento riceva informazioni sul suo stato di salute precise, complete e tempestive, condivise con l’equipe di cura, nel rispetto delle sue esigenze e con modalità culturalmente appropriate.
“Nell’articolo 3 del nostro nuovo Codice deontologico, da poco approvato – spiega la presidente Fnopi, Barbara Mangiacavalli –, richiamiamo gli infermieri alla responsabilità del curare e prendersi cura della persona, nel rispetto della dignità, della libertà, dell’eguaglianza, delle sue scelte di vita e concezione di salute e benessere. L’infermiere si attiva per prevenire e contrastare il dolore e alleviare la sofferenza, adoperandosi affinché l’assistito riceva tutti i trattamenti necessari. Tutela la volontà dell’assistito di porre dei limiti agli interventi che non siano proporzionati alla sua condizione clinica e coerenti con la concezione da lui espressa della qualità di vita, espressa anche in forma anticipata”.
Nel vademecum che sarà presto distribuito si spiega che gli infermieri sono coinvolti nell’identificazione, valutazione e monitoraggio delle forme di sofferenza del paziente non solo intese come dolore fisico ma anche come sofferenza globale ed esistenziale. Il dolore è considerato un parametro vitale, in quanto la sua presenza modifica le condizioni fisiche e psichiche della persona, di conseguenza le reazioni alla malattia. Come tale va valutato costantemente, devono essere utilizzati strumenti validati e il processo deve essere documentato. L’assistenza infermieristica di qualità è tale se aumenta la dignità delle persone; se ne mantiene lo sviluppo e promuove il sostegno emotivo e il comfort, in modo da migliorare la qualità della vita delle persone assistite e creare un clima favorevole alle cure.
Gli infermieri sono coinvolti a pieno titolo nel processo assistenziale per identificare e comprendere i valori e le preferenze dei pazienti per definire insieme obiettivi e strategie di trattamento e cura. Sebbene sia esplicitamente definita la responsabilità medica nella possibilità di definire un piano condiviso delle cure, è necessario evidenziare il ruolo e la partecipazione all’interno di questo processo decisionale dell’intera equipe interprofessionale che si occupa del paziente, delle famiglie, dei loro bisogni. In base a ciò, propongono anche per questo tipo di assistenza la pianificazione condivisa delle cure, un processo decisionale condiviso in cui le decisioni relative alle cure vengono prese da un medico e/o da un’equipe di professionisti, dal paziente o dal suo famigliare/fiduciario.
La filosofia di fondo è quella di rimuovere la tradizione della pratica medica paternalistica, che presuppone che il medico conosca le migliori decisioni da prendere per il bene della persona, e creare un modello in cui i pazienti siano partner responsabili nelle decisioni relative alla loro cura. Il concetto di pianificazione condivisa delle cure presuppone quindi la condivisione di competenze e conoscenze tra sanitari e paziente stesso. Questo processo valorizza l’incontro e l’integrazione di diverse competenze: quelle “scientifiche” che medici, infermieri e intero team assistenziale possono mettere a disposizione delle persone e quelle “personali e individuali” dei pazienti stessi, che rispecchiano la loro storia di vita, i loro desideri, preferenze, obiettivi.
Nella pianificazione condivisa delle cure, l’incontro di queste competenze fa sì che insieme ci si assuma la responsabilità per portare avanti il processo assistenziale, equilibrando in modo equo la necessità di condividere le decisioni, l’impostazione degli obiettivi e la valutazione costante e progressiva dei risultati raggiunti quotidianamente con la persona e la famiglia. Tale processo necessita di tempo per la comunicazione, la cura e per una sua buona pianificazione. Questo tempo è uno spazio che gli infermieri devono poter ritrovare nel percorso del “prendersi cura”.
Quotidianamente ogni singolo atteggiamento, gesto o attività che si compie con, per e sul paziente permette agli infermieri di entrare in connessione con gli aspetti più intimi e personali che riguardano la storia, non solo clinica, di ogni singola persona. La relazione di cura, e spesso di fiducia, che gli infermieri instaurano “nell’assistere” è un’opportunità che diventa un importante mezzo e strumento per identificare quali sono le preoccupazioni dei pazienti e quali gli obiettivi che vorrebbe raggiungere. Anche per questo il nuovo Codice parla chiaro in una delle sue principali innovazioni: “Il tempo di relazione è tempo di cura”.
Redazione Nurse Times
 
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Dolore da endometriosi, elagolix approvato dall’Fda [Dolore]

E’ ora disponibile per i pazienti americani il primo, ed unico, antagonista orale del recettore dell’ormone che rilascia la gonadotropina orale (GnRHr), per il trattamento del dolore da moderato a severo associato all’endometriosi. Parliamo di elagolix sviluppato dalla multinazionale AbbVie in collaborazione con Neurocrine Biosciences. Il farmaco va assunto alla dose di 200 mg due volte al giorno.

Proroga: Carenza QUESTRAN® (colestiramina) – modalità di richiesta d’Importazione dall’estero (23/05/2019)

L’Agenzia Italiana del Farmaco rende disponibili aggiornamenti relativi al medicinale “QUESTRAN® (colestiramina) 4 g polvere per sospensione orale, 12 bustine (A.I.C. 023014018)”, non reperibile sul territorio nazionale per il quale è stata autorizzata l’importazione dall’estero su richiesta dell’azienda.

Diabete, creata l’insulina “intelligente”: previene le ipoglicemie

Ribattezzata I-insulina, è stata sviluppata dai ricercatori dell’Università di Los Angeles.
Una ricerca condotta da ricercatori dell’Università di Los Angeles e pubblicata sulla rivista scientifica PNAS ha permesso di sviluppare quella che è stata ribattezzata I-insulina, ossia un’insulina “intelligente” che previene le ipoglicemie. Si tratta di una versione modificata dell’ormone, in grado di calibrare in modo preciso la quantità di zucchero assorbito dai tessuti, così da abbassare la glicemia fino a livelli normali, e non oltre.
Come noto, l’insulina è una terapia essenziale nel diabete di tipo 1 (forma insulino-dipendente), ma è usata anche nel 15-20% delle persone con diabete di tipo 2 (forma insulino-resistente), la più comune. Il problema principale di questa terapia iniettiva è che, se la quantità assunta non è corretta, la concentrazione di zucchero nel sangue (glicemia) può scendere troppo e il paziente può andare incontro a pericolose ipoglicemie.
Proprio per evitare di incorrere in questa complicazione, i ricercatori californiani hanno attaccato alla normale insulina un inibitore del trasportatore di zucchero, molecola che serve ad assorbire lo zucchero nei tessuti togliendolo dal sangue. Quando la glicemia scende troppo, la I-insulina blocca parzialmente il trasportatore, e quindi l’assorbimento dello zucchero dentro le cellule, lasciandolo quindi nel sangue e prevenendo l’ipoglicemia.
«La nostra nuova insulina lavora come una chiave intelligente – Zhen Gu, autore principale del lavoro –. Lascia entrare il glucosio nelle cellule, ma ne previene l’eccessivo assorbimento quando la glicemia ha raggiunto livelli normali». La I-insulina, inoltre, risponde altrettanto rapidamente a un’iperglicemia. Finora, però, lo studio è stato verificato solo con esperimenti condotti “in vivo” su un modello animale (topi) con diabete tipo 1.
Di seguito un estratto della ricerca pubblicata sul sito della rivista PNAS.
Significance
Glucose-responsive insulin analogs or delivery systems are desirable for enhancing health and improving quality of life of people with diabetes. We describe here a simple strategy to engineer a long-acting insulin analog, which can establish an endogenous Glut-associated delivery reservoir of insulin that can modulate glucose metabolism in a blood glucose-dependent manner. Importantly, after subcutaneous injection, in vivo blood glucose regulation was validated in a type 1 diabetic mouse model with negligible hypoglycemia.
Abstract
Insulin therapy in the setting of type 1 and advanced type 2 diabetes is complicated by increased risk of hypoglycemia. This potentially fatal complication could be mitigated by a glucose-responsive insulin analog. We report an insulin-facilitated glucose transporter (Glut) inhibitor conjugate, in which the insulin molecule is rendered glucose-responsive via conjugation to an inhibitor of Glut. The binding affinity of this insulin analog to endogenous Glut is modulated by plasma and tissue glucose levels. In hyperglycemic conditions (e.g., uncontrolled diabetes or the postprandial state), the in situ-generated insulin analog-Glut complex is driven to dissociate, freeing the insulin analog and glucose-accessible Glut to restore normoglycemia. Upon overdose, enhanced binding of insulin analog to Glut suppresses the glucose transport activity of Glut to attenuate further uptake of glucose. We demonstrate the ability of this insulin conjugate to regulate blood glucose levels within a normal range while mitigating the risk of hypoglycemia in a type 1 diabetic mouse model.
Redazione Nurse Times
Fonti:
www.ilmessaggero.it
www.pnas.org
 
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Patto per la salute 2019-2021, convocati i gruppi di lavoro

Il nuovo testo dell’accordo finanziario e programmatico tra Governo e Regioni definirà le politiche del Ssn per il prossimo triennio.
Il ministro della Salute, Giulia Grillo, ha convocato ieri gli undici gruppi di lavoro incaricati di scrivere il Patto per la salute 2019-2021, tenendo fede agli impegni assunti con le Regioni e in coerenza con la forte volontà di dare concretezza e rapidità ai lavori. Il nuovo testo definirà le politiche per la salute del prossimo triennio.
Gli undici gruppi di lavoro insediati sono i seguenti:
Lea e piani di rientro
Risorse umane
Mobilità
Enti vigilati
Governance farmaceutica e dei dispositivi medici
Investimenti
Reti strutturali di assistenza territoriale sociosanitaria
Fondi integrativi
Modelli previsionali
Ricerca
Efficienza e appropriatezza utilizzo fattori produttivi
Il Patto per la salute è un accordo finanziario e programmatico tra Governo e Regioni in merito alla spesa e alla programmazione del Servizio sanitario nazionale, finalizzato a migliorare la qualità dei servizi, a promuovere l’appropriatezza delle prestazioni e a garantire l’unitarietà del sistema.
Redazione Nurse Times
Fonte: www.salute.gov.it
 
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Sanità privata, lavoratori in presidio davanti al ministero

Prosegue la mobilitazione. I sindacati: “Avanti fino al rinnovo del contratto, fermo da 12 anni”.
Continua la mobilitazione dei lavoratori della sanità privata. Questa mattina si è svolto un presidio a Roma, davanti alla sede del ministero della Salute. Lavoratori e sindacati di categoria non si fermano e assicurano che andranno avanti a protestare fino alla firma del nuovo contratto.
“Il servizio sanitario si regge per buona parte sulle spalle di questi lavoratori – affermano Natale Di Cola, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini, rispettivamente segretari generali di Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio, Uil Fpl Roma e Lazio – ed è anche grazie a loro che in questa regione, come nel resto del Paese, a tutti i cittadini è assicurato il diritto alla salute. Ma a differenza dei colleghi del pubblico, a fronte dello stesso servizio, ai lavoratori della sanità privata si nega da 12 anni il legittimo rinnovo del contratto, È inaccettabile. E lo faremo capire anche al ministro della Salute”.
I sindacati spiegano che dal 2007 la condizione di lavoro nelle strutture sanitarie accreditate ha fatto registrare nient’altro che segni meno: meno diritti, meno salario, meno tutele. Di segno positivo, solo gli anni passati ad aspettare. Per i sindacati la situazione è una vera e propria vergogna: “Da sempre chiediamo che le parti datoriali (Aris e Aiop, ndr) facciano la loro parte, come da sempre abbiamo interessato la politica regionale a sostenere in conferenza Stato-Regioni tutte le azioni necessarie per portare a termine le trattative. Non basta aver ottenuto piccoli, anche se importanti progressi a livello regionale, in termini di regole sui contratti applicati e disciplina delle Rsa, se le proprietà continuano a proporre un rinnovi a zero euro”.
Redazione Nurse Times
Fonte: Conquiste del Lavoro
 
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Assemblea Mondiale della Salute, l’Italia presenta una risoluzione sui farmaci a prezzi accessibili

L’obiettivo è rendere noti i dati su studi clinici, vincoli brevettuali, costi di ricerca e produzione delle case farmaceutiche.
Si è aperta lunedì a Ginevra la 72esima Assemblea Mondiale della Salute, il principale organo decisionale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che riunirà al Palazzo delle Nazioni Unite, fino al prossimo 28 maggio, le delegazioni dei 194 Stati membri dell’organizzazione. L’appuntamento è organizzato da Medici senza frontiere (Msf), che chiede un impegno concreto per lo sviluppo di politiche sostenibili di ricerca e lo sviluppo nel settore farmaceutico. Il fine, secondo di Msf, è quello di “garantire l’accesso ai farmaci essenziali a prezzi equi in Europa e nel resto del mondo”.
L’Italia si è fatta promotrice di una proposta di risoluzione dell’Assemblea Mondiale della Salute sulla trasparenza delle contrattazioni dei medicinali, dei vaccini e delle altre tecnologie della salute e, su tale tema, co-organizza un side-event con la Repubblica di Corea.  “Miglioramento della trasparenza dei prezzi di farmaci, vaccini e altre tecnologie sanitarie” è il nome del documento proposto a febbraio, che ha trovato l’appoggio di dodici Paesi (Italia, Grecia, Malesia, Portogallo, Serbia, Slovenia, Sud Africa, Spagna, Turchia, Uganda, Egitto, Tunisia).
Un ulteriore side-event, intitolato “Nutrition4Health” e co-organizzato con il Bangladesh, affronterà il legame tra nutrizione, salute e malattie non trasmissibili, sottolineando l’importanza delle diete tradizionali, salutari e sostenibili, come la dieta mediterranea.
L’Assemblea Mondiale della Salute costituisce un forum unico e privilegiato di confronto, a livello internazionale, sui principali temi relativi alla salute globale. L’agenda include temi di assoluta attualità: oltre alle questioni inerenti al bilancio dell’OMS e alla riforma della sua governance, legati al 13° Programma generale di lavoro promosso dal direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, le delegazioni nazionali saranno chiamate a discutere, tra l’altro, di accesso ai medicinali, dei programmi sanitari di emergenza (come quello volto a fronteggiare l’epidemia di ebola), di malattie non trasmissibili e dei preparativi per l’evento di alto livello dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla copertura sanitaria universale.
Gli obiettivi della risoluzione sono quelli di rendere noti i dati sugli studi clinici, i vincoli brevettuali, i costi di ricerca e produzione dei prodotti farmaceutici, consentendo così un negoziato più equo tra le autorità pubbliche e le aziende. Per Medici senza frontiere, “se approvata, la risoluzione sarebbe un sostanziale passo avanti verso una concreta riduzione dei costi dei farmaci e un maggiore accesso alle terapie essenziali a livello globale”.
“Il mancato accesso ai farmaci essenziali a causa dei loro prezzi proibitivi equivale a una sentenza di morte per milioni di pazienti in tutto il mondo e mina la tenuta dei budget sanitari pubblici”, afferma Silvia Mancini, epidemiologa di Msf, presente a Ginevra. “I farmaci – aggiunge – non devono essere un bene di lusso, e i governi devono proteggere la salute delle persone e non privilegiare gli enormi profitti dell’industria farmaceutica. La risoluzione sulla trasparenza potrebbe portare a risultati importanti in questo senso”. Negli anni Novanta i farmaci antiretrovirali erano venduti al prezzo di 10mila dollari a paziente ogni anno. “Nell’ambito della Campagna per l’accesso ai farmaci di Msf, avviata vent’anni fa – sottolinea Silvia Mancini –, abbiamo visto come la concorrenza generica abbia contribuito a ridurre il prezzo di questi farmaci al prezzo attuale di meno di 100 dollari a paziente. Questo ha permesso di fornire trattamenti per l’Hiv a oltre 22 milioni di persone in tutto il mondo”.
L’accesso ai farmaci è un problema che tocca decine di Paesi nel mondo e negli ultimi anni è in crescita anche in Europa. Il Sofosbuvir, farmaco fondamentale per il trattamento dell’epatite C, e alcune terapie antitumorali, sono stati razionati o riservati a casi specifici, mentre altri medicinali, come l’Orkambi per la fibrosi cistica, in alcuni Paesi non sono accessibili ai pazienti a causa dei prezzi sempre più elevati. Il costo di questi farmaci aumenta la pressione economica sui budget dell’assistenza sanitaria pubblica, causando un razionamento di farmaci salvavita e riducendo il diritto e l’accesso alla salute.
La concessione di brevetti e di altre forme di esclusività dei dati sarebbe necessaria, secondo le aziende farmaceutiche, per promuovere la ricerca e lo sviluppo di nuovi strumenti medici. Ma lo sviluppo di farmaci basato su un sistema di monopolio favorisce prezzi elevati con un forte impatto sociale sul sistema sanitario pubblico e non stimola una vera innovazione, perché l’industria farmaceutica non investe sui farmaci ritenuti meno redditizi, come la resistenza agli antibiotici, le malattie infettive o le malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.
Medici senza frontiere ha avviato la Campagna per l’accesso ai farmaci essenziali nel novembre del 1999, dopo aver ricevuto il Premio Nobel per la Pace, per rendere accessibili i farmaci essenziali alle popolazioni più vulnerabili e garantire le cure anche a chi non può permettersi di pagarle. Il lavoro della Campagna e la collaborazione con la Drugs for Neglected Diseases initiative (DNDi) hanno contribuito a far abbassare il prezzo delle cure per l’Hiv/Aids, stimolando la ricerca e lo sviluppo di farmaci per la cura della malaria, della tubercolosi multiresistente e di malattie dimenticate, quali la malattia del sonno e la kala azar.
Redazione Nurse Times
Fonti:
www.salute.gov.it
www.vaticannews.it
 
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“Gli infermieri laureati sono professionisti sanitari, non missionari”

Condividiamo il messaggio divulgato dall’Ordine delle Professioni Infermieristiche di La Spezia, in risposta ad un grottesco titolo di giornale pubblicato alcuni giorni fa per celebrare un gruppo di infermieri neolaureati.
“Gli infermieri laureati sono professionisti sanitari, non missionari”
Dall’OPI spezzino giunge una precisazione su alcuni commenti sulla festa dei nuovi laureati in infermieristica, che insistono su una versione ”stereotipata” della professione.
Il Consiglio Direttivo dell’OPI , attraverso il suo Vice e portavoce Francesco Falli, manifestando massimo rispetto ed ammirazione per chi fa volontariato in ogni forma, e si propone per missioni di solidarietà, ricorda che i suoi professionisti sanitari non sono esattamente dei missionari e che, proprio come ogni altra figura professionale, sono inseriti a pieno titolo nel mondo del lavoro, e che dunque hanno diritto a un adeguato riconoscimento, incluso quello economico.
Naturalmente, vista la necessità di un rapporto diretto con la sofferenza e le difficoltà, gli infermieri sono professionisti che mantengono una marcata umanità e che, come ogni altro lavoratore di qualunque settore, devono poter contare su una adeguata retribuzione (ricordiamo che molti svolgono la loro attività lontano da casa).
Gli infermieri spezzini fanno, peraltro, anche attività legate ad esclusivo volontariato.
Infatti, e ci fa piacere ricordarlo, alcuni nostri professionisti sono coinvolti col camper solidale di Fondazione Carispezia, che in città offre assistenza medica e infermieristica a persone con disagio e difficoltà; oppure proteggono, con la loro presenza, le uscite in mare dei ragazzi speciali di Fondazione Harea.
Ma nel luogo di lavoro, e nel sistema della Sanità pubblica e privata, hanno diritto a essere definiti professionisti sanitari, e non missionari, per non creare situazioni ambigue e di confusiva interpretazione: negli ultimi anni i rinnovi dei contratti di lavoro (molto ritardati nel Pubblico, ancora da arrivare nel Privato) hanno spesso deluso i nostri infermieri (ed i colleghi dei Comparti): a titolo di solo esempio, ricordiamo che le indennità di pronta disponibilità del 2019 sono identiche a quelle del 1989.
Ma, nel frattempo, il costo della vita ”…è un pò salito”: anche questo ci piacerebbe venisse ricordato, insieme – naturalmente- alla particolarità dell’azione professionale di ogni infermiere.
OPI La Spezia
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Grillo annuncia: “Brusaferro presidente e Piccioli direttore generale dell’Iss”

Il ministro della Salute ha trasmesso al premier Conte le proposte di nomina per le massime cariche dell’Istituto Superiore di Sanità.
Il ministro della Salute, Giulia Grillo, ha oggi inviato alla presidenza del Consiglio la proposta di nomina del presidente dell’Istituto Superiore di Sanità e, contestualmente, ha inviato agli organi di controllo il decreto di nomina per l’incarico di direttore generale dell’Iss.
“Sono veramente felice – dichiara Grillo – di poter trasmettere al presidente Conte la mia proposta di nomina per la presidenza dell’Iss. Ho scelto di dare continuità al lavoro avviato a gennaio dal professore Silvio Brusaferro (a sinistra nella foto, ndr), in qualità di commissario dell’Istituto. La sua lunga esperienza nella sanità pubblica di questo Paese e l’altissimo valore della sua competenza scientifica saranno garanzia di efficacia, efficienza e assoluta indipendenza per il governo del nostro più importante organo scientifico. Il nuovo direttore generale dell’Istituto sarà Andrea Piccioli (a destra nella foto, ndr), medico specialista in ortopedia e traumatologia, già capo degli ispettori del ministero della Salute”.
Quindi gli auguri del ministro: “A Brusaferro e a Piccioli il mio più affettuoso e sincero augurio perché possano inaugurare una nuova stagione di protagonismo dell’Istituto Superiore di Sanità, vanto e fiore all’occhiello per il nostro Paese. A entrambi vanno l’onere e l’onore di guidare questa fondamentale risorsa del Paese in una direzione di successo nazionale e internazionale. La nuova governance comincia nel segno del merito, della competenza e dell’autorevolezza scientifica, e io sono fiera di poter dire ai cittadini che abbiamo scelto il meglio”.
Silvio Brusaferro, nato a Udine nel 1960, è stato nominato il 2 gennaio scorso commissario per l’esercizio delle funzioni di presidente dell’Iss, a seguito delle dimissioni di Walter Ricciardi. Professore ordinario di Igiene e medicina preventiva, nonché direttore del Dipartimento Area medica dell’Università degli Studi di Udine, Brusaferro è stato direttore SOC accreditamento, gestione del rischio clinico e valutazione delle performance dell’Azienda sanitaria universitaria integrata di Udine. Da commissario ha assicurato l’operatività dell’Istituto Superiore di Sanità.
Andrea Piccioli, 58 anni, romano, a capo degli ispettori ministeriali e uomo di punta della Programmazione sanitaria, ha diretto l’ufficio competente per la clinical governance, la qualità, il rischio clinico, e la programmazione ospedaliera. Ha condotto oltre 40 ispezioni e task force per affrontare casi complessi come quello della bimba morta di malaria a Brescia, le ispezioni a Locri e all’Asp di Reggio Calabria, fino alla ultima, spinosa vicenda dei fenomeni corruttivi concorsuali di Perugia. Ha condotto i lavori per la definizione del Piano nazionale di Governo delle liste di attesa (PNGLA 2019-2021), varato nel febbraio scorso, così come il dossier sulle Linee di indirizzo sul sovraffollamento, OBI e Triage in Pronto soccorso e sull’allestimento e sulla composizione degli equipaggi dei mezzi di soccorso avanzati. Dal 2016 è nel comitato scientifico dell’Iss.
Redazione Nurse Times
 
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Napoli, lavanderia in sciopero: ospedali senza biancheria

Borrelli (Verdi): “Grave che si tenti di combattere una battaglia sulla pelle dei malati. Serviva maggiore senso di responsabilità”.
L’ospedale più grande del Sud Italia, il “Cardarelli” di Napoli, bloccato dallo sciopero della ditta che si occupa del servizio di lavanderia. Una situazione che dura da giorni anche in altri ospedali napoletani e che si è sbloccata solo ieri. Ben 1.239 lavoratori della American Laundry hanno incrociato le braccia per giorni, impedendo il ricambio di biancheria pulita nelle strutture sanitarie cittadine. La loro azienda è stata colpita da interdittiva antimafia nel novembre 2018, e per questo sarà costretta a lasciare l’appalto alla ditta seconda classificata nella gara d’appalto, la quale potrebbe però non riassorbirli, in quanto le clausole di salvaguardia previste per legge dal 2016 non sono retroattive.
Ieri il “Cardarelli” è stato costretto a sospendere tutte le attività, “onde ridurre i volumi di utilizzo della biancheria pulita”. Lo sciopero è poi terminato proprio nella giornata di ieri, ma l’attività dell’ospedale era già compromessa. Mentre, spiegava il commissario straordinario dell’Asl Napoli 1 Centro, Ciro Verdoliva, negli altri ospedali l’emergenza era già rientrata. A sbloccare la situazione è stata la convocazione di un tavolo presso l’assessorato al Lavoro della Regione Campania, al quale parteciperanno i commissari straordinari dell’American Laundry, i sindacati, i delegati della ditta subentrante (la Hospital Service) e la Soresa, l’azienda della Regione che si occupa di sanità.
«Sospesi ieri al “Cardarelli” – ha spiegato il direttore sanitario Franco Paradiso – tutti gli interventi e i ricoveri che sono differibili di qualche giorno. Un provvedimento necessario per regolamentare il flusso dei ricoveri. Ieri sera (martedì per chi legge, ndr) siamo arrivati a fine giornata con un grosso problema sulle lenzuola, sia per i reparti che per le camere operatorie».
Il servizio di lavanderia è ripartito oggi a pieno regime. Ieri il Cup (Centro unico prenotazioni) ha dovuto contattare i pazienti i cui ricoveri non urgenti al “Cardarelli” erano previsti in giornata per far slittare il loro arrivo in ospedale ad altra data. La direzione generale dell’ospedale ha diramato anche una nota in cui sottolineava che sarebbero stati invece “garantiti tutti gli interventi e le prestazioni d’urgenza, nonostante la mancata fornitura della biancheria da parte della società fornitrice esterna per lo sciopero delle maestranze” e che “non si è reso necessario provvedere ad acquisti in autonomia in quanto la situazione, allo stato, sembra in fase di normalizzazione, essendo stata garantita la ripresa della consegna sia della biancheria che dei kit sterili per le camere operatorie”.
Ma lo stallo di ieri al “Cardarelli” non è che la punta dell’iceberg di una crisi che interessa da alcuni giorni diversi ospedali napoletani. Si è provato a ricorrere ad altri fornitori privati, ma negli ultimi giorni il delicato equilibrio è precipitato verso la completa paralisi a causa del blocco del ritiro della biancheria sporca per l’ostracismo dei dipendenti dell’American Laundry, impiegati direttamente in ospedale. In molti casi non si è riusciti a reperire le lenzuola pulite e i pazienti hanno atteso ore prima di potersi mettere a letto, accontentandosi infine della distribuzione di lenzuolini di carta monouso.
Martedì, invece, in molti letti sono apparse le lenzuola verdi riservate alle sale operatorie. Fatti che hanno spinto Olga Porta, uno dei tre commissari della società, ad andare in Procura per presentare denuncia. E sul fronte giudiziario darà battaglia anche la direzione Salute della Regione Campania, che in una nota diffusa nella serata di ieri ha annunciato che presenterà un esposto-denuncia per interruzione di pubblico servizio. Le aziende sanitarie napoletane, per la maggior parte, risultano ancora legate alla American Laundry, in virtù di proroghe a cavallo dei contenziosi avviati davanti al Tar dopo l’interdittiva antimafia adottata contro la società.
“Riteniamo molto grave che alcuni lavoratori della American Laundry abbiano tentato di combattere la loro battaglia sulla pelle degli ammalati. Interrompere la fornitura di biancheria agli ospedali napoletani ha rappresentato un atto che non ha giustificazione. Esistono alcuni servizi che non possono essere interrotti in alcun caso. Tra questi figurano le forniture per gli ospedali, luoghi dove il benessere e la dignità delle condizioni dei malati devono essere garantiti al di là di qualsiasi rivendicazione. Lo sciopero ha creato problemi gli ospedali, che non riescono a garantire i ricoveri e interventi. Serviva un maggior senso di responsabilità da parte di tali lavoratori in una vicenda tanto delicata”. Così il consigliere regionale dei Verdi e membro della commissione Sanità, Francesco Emilio Borrelli.
“I lavoratori della American Laundry – prosegue Borrelli – stanno portando avanti una battaglia per mantenere il posto di lavoro, ma ci chiediamo come possa rivendicare di operare in questo comparto chi lascia senza biancheria gli ammalati. Il nostro auspicio è che il confronto tra enti, aziende e lavoratori avvenga lealmente presso i tavoli istituzionali e non sulla base gesti irresponsabili, che risultano deleteri per le principali vittime di questa storia: i pazienti degli ospedali”.
Redazione Nurse Times
 
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La prof. Rosaria Alvaro diventa Fellow dell’American Academy of Nursing

Una prestigiosa onorificenza è stata conseguita dalla prof. Rosaria Alvaro (ordinario MED/45)
A conferirgliela è stata la Ameriacan Academy of Nursing, prestigiosa organizzazione professionale che genera, sintetizza e dissemina il sapere infermieristico e che contribuisce alle politiche sanitarie prodigandosi per il benessere della categoria.
Con immenso onore della commissione è stata nominata Fellow come riconoscimento per il suo straordinario contributo apportato alla professione infermieristica e per i risultati raggiunti.
Il presidente accademico dr. Karen Cox le renderà onore durante la Driving Policy Conference, che si svolgerà tra il 24 ed il 26 ottobre 2019 presso il Marriott Marquris (Washington D.C.).
A partire dalla data delle cerimonia di introduzione potrà fregiarsi anche del titolo accademico di F.A.A.N., unendosi a decine di personaggi di spicco quali Deborah Reed e la stessa Cox.
Simone Gussoni
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Enpapi, non solo mazzette: ex dirigenza coinvolta in un giro di prostituzione

Dalle indagini sono emersi numerosi incontri con escort, organizzati per convincere i vertici dell’Ente a investire in fondi per 360 milioni di euro.
Un nuovo scandalo travolge l’Enpapi. Dalle indagini della Procura è emerso che la dirigenza dell’ente di previdenza degli infermieri, ora commissariato, si lasciava corrompere non solo attraverso mazzette mascherate da consulenze, ma anche con “cene eleganti” in compagnia di escort in esclusivi locali romani (e non solo). La spinosa inchiesta coordinata dal pubblico ministero Alberto Pioletti e contenuta nell’atto di notifica della chiusura delle indagini a otto persone si arricchisce dunque di un capitolo che parla di prostituzione.
Ricordiamo che lo scorso 19 febbraio il valutario della guardia di finanza aveva arrestato per corruzione e ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza il presidente Mario Schiavon, oggi ai domicliari, e il direttore generale Marco Bernardini. In cella erano inoltre finiti un imprenditore, un avvocato e un commercialista.
Lo schema corruttivo, messo in piedi tra il 2015 e il 2019, vedeva da un lato Bernardini e Schiavon, che avevano le chiavi della cassaforte dell’ente, dall’altro alcuni finanzieri che, grazie all’intermediazione dell’avvocato Piergiorgio Galli, avevano convinto i dirigenti dell’Ente a compiere investimenti in fondi “del valore di milioni di euro”, come emerge dal capo d’imputazione.
Le indagini coordinate dall’aggiunto Paolo Ielo, oltre che dal pm Pioletti, portarono a ipotizzare che Schiavon e Bernardini, per metter in pratica tali operazioni, assolutamente illegittime, avessero ricevuto mazzette sotto vari forme, compresi biglietti per la finale di Champions League del 6 giugno 2015 tra Juventus e Barcellona. Da ultimo, il giro di prostituzione, con incontri a luci rosse organizzati a Roma, Milano e Taormina.
Nel capo d’imputazione si legge che l’avvocato Galli avrebbe pianificato diversi incontri con “delle ragazze” al fine di convincere un reticente Bernardini a dare il suo via libera a un’operazione che impegnava le casse Enpapi “per l’acquisto di fondi per circa 360 milioni di euro”. Sono 19 gli incontri “particolari” ricostruiti dagli investigatori e concentrati in poco più di un anno: dal gennaio del 2018 al febbraio del 2019. Incontri ai quali partecipava lo stesso avvocato. “Trascorrevano la serata o la nottata in ristoranti o alberghi in diverse città”, si legge ancora. E gli onorari, che “variavano tra i 500 e gli 800 euro a evento”, erano “negoziati da Galli e sostenuti tramite le società a lui riconducibili”.
Intanto la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi) ha reso nota l’intenzione di costituirsi parte civile nel futuro procedimento legale per tutelare l’immagine della categoria che rappresenta.
Redazione Nurse Times
Fonte: www.ilmessaggero.it
 
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Scandalo ENPAPI e prostituzione: la FNOPI si costituisce parte civile

Scandalo Enpapi: la Federazione degli Ordini degli infermieri (FNOPI)
dà mandato ai propri legali di valutare la possibilità di costituirsi parte civile per il danno alla categoria professionale
In merito alle notizie circolate oggi sugli organi di informazione che riguardano la vicenda degli ex vertici Enpapi, l’ente di previdenza degli infermieri, per i quali oltre alle accuse di corruzione attraverso il meccanismo delle consulenze ci sarebbe anche quello di scambio di favori con cene eleganti ed escort, la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche a cui sono iscritti tutti gli oltre 450mila infermieri che operano sul territorio nazionale attraverso i propri legali sta valutando la possibilità di costituirsi parte civile nel futuro processo, visto il danno che tutta la comunità infermieristica ha subito e sta subendo.
“Bene la Magistratura, si vada fino in fondo per ridare agli infermieri ciò che gli è stato sottratto e che è solo ed esclusivamente loro. È necessario ripristinare subito legalità, trasparenza e accountability”, sottolinea la Federazione.
Redazione NurseTimes
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Malattia di Huntington, la terapia genica di UniQure pronta per la fase clinica [Neuro]

La biotech olandese UniQure specializzata nella terapia genica ha annunciato di aver ottenuto due brevetti, uno negli Stati Uniti e uno in Europa, che proteggono il suo candidato sperimentale AMT-130 per la malattia di Huntington, in vista dell’avvio della sperimentazione sull’uomo di fase I/II previsto entro l’anno.

Fials: “Clima insostenibile alla Usl Imola”

Fials: “Clima insostenibile alla Usl Imola”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa a firma di Alfredo Sepe, segretario provinciale del sindacato, e Stefano De Pandis, segretario aziendale (foto).
Alfredo Sepe, segretario provinciale Fials Bologna.L’azienda Usl di Imola è, ormai da tempo, apatica verso qualsiasi richiesta di aiuto che i dipendenti, tramite il sindacato, espongono da mesi. Oltre a non ricevere alcun riscontro alle numerose lettere e missive inviate a codesta amministrazione su temi importanti come la trasparenza e pari diritti di sviluppo professionale e carrieristico, sembrerebbe che alla Usl non importi nulla nemmeno dei dipendenti turnisti h24 con figli minori a carico, che chiedono semplici turni opposti e non coincidenti, come da Legge 8 marzo 2000 n. 53 (“Disposizioni per il sostegno della maternità e paternità”).
Il modello dell’organizzazione del lavoro va orientato alla flessibiltà e all’equilibrio tra i tempi di vita e di lavoro e va improntato a principi di solidarietà sociale per il sostegno della maternità, con misure dirette a garantire la piena tutela della donna lavoratrice e nel contempo a salvaguardare il suo ruolo essenziale nella famiglia. Inoltre non è ancora pervenuto alle organizzazioni sindacali il programma del piano di riduzione estiva dei posti letto e del blocco operatorio, per permettere il pieno godimento delle ferie estive ai dipendenti già ampiamente spremuti da doppi turni e continui richiami in servizio, con conseguente e legittima perplessità riguardo alla possibilità materiale di godere di tale periodo di ferie.
Precisiamo, richiami del tutto illegittimi che vedono anche un ampio utilizzo dei social network e Whatsapp, per comunicare al dipendente il rientro in servizio dalle ferie o il doppio turno da effettuare, entrando a gamba tesa nella sfera privata della sua quotidianità, spesso violando probabilmente anche la privacy. Stesso discorso per il piano delle pronte disponibilità dei dipendenti afferenti ai servizi di emergenza-urgenza e del blocco operatorio, ancora non pervenute per l’anno in corso. Ad oggi si continua ad utilizzare tale istituto in maniera del tutto opposta a quanto stabilito dal Ccnl, il tutto per far fronte alla grave carenza di organico.
Ancora, gli operatori del 188 sono obbligati a svolgere doppie mansioni per dare sostegno allo smaltimento dei codici colore attributi dal triage del Ps, con un dispendio di energie e tempo, che in alcuni casi potrebbe compromettere l’intero intervento di emergenza sul territorio, oltre all’abbandono obbligato del paziente precedentemente preso in carico in regime ambulatoriale durante una chiamata improvvisa. Assistiamo a continue riorganizzazioni interne, come quelle della Medicina A, effettuate in via sperimentale con l’organico non a pieno regime, (tra i 4 settori del reparto vige discordanza di personale infermieristico e differenti piani di lavoro), ma al contempo i pazienti e le cure da erogare sono le stesse.
Riorganizzazione volta a incrementare e potenziare la fascia serale (dalle 20 alle 24), vista la presenza di soli 4 infermieri per 66 posti letto nell’orario notturno, con tutte le difficoltà che ne conseguono. Riorganizzazione che ha peggiorato lo stato attuale dell’organizzazione, proprio in virtù della disomogenea quantità di infermieri tra i settori, che non permette a tutto il personale di coprire a pieno il reparto fino alle 21, quando basterebbe una sola unità infermieristica in più per risolvere il definitivamente il problema infermieristico. Permane, invece, la perpetua carenza di operatori socio-sanitari che nel turno notturno: addirittura non sono previsti. Il tutto si traduce nella presenza di soli 4 infermieri per tutto il reparto dalle 19:30: un controsenso assurdo.
Non tenendo in considerazione, poi, le imminenti ferie estive da programmare, le numerose assenze (maternità non sostituite, licenziamenti, mobilità, infortuni, assenze per Legge 151, congedo parentale), l’altissimo turnover di professionisti neo-assunti da affiancare e rendere autonomi nell’espletamento del turno. Tutte condizioni che il reparto cerca di compensare da ormai troppo tempo. La maggior parte dei lavoratori prende coscienza che è meglio abbandonare la nave in cerca di porti più sicuri. Per tutto quanto sopra elencato, assistiamo, da mesi ormai, a un inarrestabile esodo dei professionisti sanitari a tempo indeterminato, che accedono alle mobilità e sostengono nuovi concorsi pur di abbandonare Imola.
Non ultima, la gravissima questione del mancato accantonamento del 2% del fondo ex art, 113 Dlgs 50/2016 delle funzioni tecniche (incentivo appalti). Somme che non solo non risultano in bilancio, ma non risultano accantonate nel fondo specifico dal 2016. Parliamo, quindi, di ingenti somme a più zeri, che i dipendenti non vedono da anni. Dove sono finiti i soldi dei lavoratori? Saranno serviti per portare il bilancio in pareggio? Fials, sulla questione, ha presentato un ricorso legale. Se le non cambieranno le circostanze in tempi brevi, saremo costretti a proclamare uno sciopero di 48 ore di tutti i dipendenti della Usl di Imola.
Redazione Nurse Times
ALLEGATIRichiesta confronto urgente: Abuso del richiamo durante le ferieDiffida: Doppie mansioni 118Diffida: Fondo incentivi funzioni tecniche
 
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Due iniezioni all’anno di inclisiran (siRNA anti-PCSK9) riducono fino a 3 anni i livelli di LDL-C di oltre il 50% in modo sicuro [Cardio]

A Miami, nel corso delle National Lipid Association (NLA) Scientific Sessions, sono stati annunciati da “The Medicines Company” i risultati ad interim dello studio di estensione in aperto in aperto ORION-3 (Gruppo 1, n = 290) che ha mostrato come la somministrazione due volte all’anno di 300 mg di inclisiran (prima terapia per abbassare i livelli di colesterolo-LDL [LDL-C] nella classe siRNA [interferenti brevi dell’RNA per il silenziamento dell’espressione genica]) abbia portato a una riduzione costante dell’LDL-C di oltre il 50% a follow-up complessivo fino a tre anni.

Chetoacidosi diabetica, negli Usa i giovani più esposti [Cardio]

Rispetto ai giovani canadesi con diabete di tipo 1, al momento del passaggio dall’adolescenza all’età adulta i giovani statunitensi possono essere particolarmente vulnerabili alla chetoacidosi diabetica e altri esiti avversi, secondo quanto suggerisce una nuova ricerca pubblicata sul Journal of General Internal Medicine.

Miele di corbezzolo: una possibile arma contro il cancro al colon

Il suo effetto antitumorale è dimostrato da uno studio italo-spagnolo.
I ricercatori dell’Università Politecnica delle Marche, insieme a quelli delle università spagnole di Vigo e Granada, hanno individuato nel miele di corbezzolo una possibile arma contro il cancro al colon. Dai riscontri ottenuti in laboratorio, infatti, risulta che questa sostanza naturale, aggiunta alle cellule tumorali, ne ferma crescita e diffusione.
Lo studio congiunto, pubblicato sul Journal of Functional Foods, è stato coordinato da Maurizio Battino, che ha così commentato: “Il trattamento con questo miele blocca il ciclo delle cellule del cancro, regolando alcuni geni, inibisce la migrazione delle cellule, riduce la loro capacità di formare colonie e induce la loro morte programmata”. Inoltre pare che l’effetto antitumorale aumenti con la quantità e la durata della terapia.
“Nessun effetto è stato invece osservato quando il miele viene applicato sulle cellule sane – continua Battino –. Tuttavia serviranno nuovi studi, su modelli vivi, per confermare l’effetto chemio-preventivo del miele. È un punto di partenza che ci indica i principali meccanismi molecolari attraverso cui si produce questo effetto, rafforzando l’interesse per lo studio di questo alimento mediterraneo”.
Redazione Nurse Times
Fonte: www.ilrestodelcarlino.it
 
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Concorsi truccati in Umbria, ripristinati i domiciliari a Barberini

C’è il rischio di inquinamento probatorio. L’ex assessore regionale alla Sanità resta comunque libero.
Il Tribunale del Riesame ha oggi ripristinato gli arresti domiciliari per l’ex assessore regionale alla Sanità dell’Umbria, Luca Barberini (che comunque resterà libero) nell’ambito dell’inchiesta sui concorsi pilotati all’ospedale di Perugia. I giudici hanno dunque annullato l’ordinanza con la quale, lo scorso 19 aprile, il gip aveva revocato la misura cautelare.
Il tribunale ha accolto l’impugnazione del provvedimento da parte dei pubblici ministeri, ritenendo sussistente il rischio di un possibile inquinamento probatorio. A Barberini sono stati così applicati gli arresti domiciliari per 60 giorni. Il provvedimento non è comunque subito esecutivo, potendo essere impugnato in Cassazione dalla difesa dell’ex assessore dopo il deposito delle motivazioni, per le quali il Tribunale si è riservato 45 giorni.
Redazione Nurse Times
Fonte: Ansa
 
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Città Sant’Angelo, incendio a Villa Serena: si segue la pista dolosa

Carabinieri e vigili del fuoco del Niat al lavoro per ricostruire le cause della morte di due pazienti.
Controlli, verifiche e sopralluoghi, per tutta la giornata di ieri, da parte dei vigili del fuoco e dei carabinieri a Villa Serena (Città Sant’Angelo) per fare chiarezza sull’incendio, scoppiato lunedì sera, poco dopo le 21, in un padiglione della casa di cura in cui sono ospitati i pazienti psichiatrici più gravi. In un attimo, l’inferno. Un inferno che è costato la vita a due di quei pazienti: Americo Parlante, 63enne di Roccamontepiano, e Domenico Di Carlo, 51 anni di Vasto, figlio dell’ex primario del laboratorio analisi dell’ospedale cittadino.
Entrambi avevano, fra le altre cose, problemi di deambulazione. Una terza persona, che era in camera con loro, è riuscita invece a salvarsi dal rogo grazie all’intervento tempestivo di un’infermiera. Completamente divorata dalle fiamme la stanza in cui si trovavano, il che rende ancora più complicate le indagini disposte dalla Procura. Ieri mattina, sul posto, sono tornati i carabinieri della compagnia di Montesilvano, diretti dal capitano Luca La Verghetta, e i vigili del fuoco del comando provinciale, coordinati da Vincenzo Palano, alla ricerca di elementi utili.
La parte del reparto interessata dall’incendio, la camera della tragedia e una porzione di corridoio, sono sotto sequestro. Ma sino ad ora non pare sia stato trovato nulla, nessun innesco. Nel pomeriggio, su richiesta del comandante Palano, a Villa Serena sono arrivati dall’Aquila anche i vigili del nucleo investigativo anticendio (Niat). Scartata subito, comunque, l’ipotesi del corto circuito. Gli investigatori tendono a propendere per la pista dolosa.
Dal modo in cui sono stati trovati i due corpi e dalle condizioni di uno dei due, completamente carbonizzato, si pensa che a innescare le fiamme, volontariamente o involontariamente, sia stato proprio uno dei pazienti deceduti. Dal suo letto, l’incendio si sarebbe propagato in un attimo a quello vicino, distruggendo tutto. Solo grazie all’intervento tempestivo dei vigili, intervenuti in soli sette minuti, si è evitato che il fuoco si propagasse con conseguenze gravissime alle stanze e agli ambienti frequentati dagli altri degenti, immediatamente evacuati grazie anche alla collaborazione degli infermieri e dei medici in servizio, che senza generare panico li hanno trasportati al piano terra. Le indagini puntano a capire come sia finito del materiale infiammabile dentro il reparto, chi ce l’abbia portato e, soprattutto, come mai nessuno se ne sia accorto.
Sempre ieri mattina, i carabinieri hanno provato ad ascoltare il paziente scampato al rogo, unico testimone oculare, che però non è stato in grado di riferire nulla. Sentita invece la titolare della clinica, Concetta Petruzzi. Ha detto che quella dove si è consumata la tragedia è una struttura protetta, in cui opera personale preparato a gestire in tutto e per tutto quei pazienti, i quali vengono continuamente controllati. Fra l’altro, proprio per le loro condizioni, i pazienti escono raramente dal reparto.
In una nota diffusa nel pomeriggio, la casa di cura, oltre a esprimere cordoglio alle famiglie delle vittime, si è detta a completa disposizione degli inquirenti “ai fini della ricostruzione dell’esatta dinamica dei fatti”. Nella nota si legge inoltre: “Abbiamo esposto in dettaglio ai responsabili delle indagini il funzionamento del sistema di sicurezza, attivatosi anche in questa occasione nei tempi previsti. Personale esperto e qualificato è intervenuto non appena è scattato l’allarme, limitando l’incendio ad una singola stanza”.
A volere vederci chiaro, in questa vicenda, è anche la Regione. L’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, che ieri mattina si è recata a Villa Serena, ha disposto infatti l’attivazione del servizio ispettivo. Nella struttura saranno inviati funzionari regionali per acquisire ogni elemento utile a verificare il rispetto delle prescrizioni amministrative e di sicurezza. Una dettagliata relazione sull’episodio è stata richiesta anche alla Asl. Fra i primi a esprimere vicinanza ai familiari delle vittime, il governatore Marco Marsilio.
Redazione Nurse Times
Fonte: Il Messaggero
 
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Potenza, servizi esternalizzati al San Carlo: la delibera della discordia

Fa discutere l’affidamento dei servizi relativi alla gestione integrata della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro nelle pubbliche amministrazioni.
La delibera della discordia. È la 520-19, pubblicata il 16 maggio sul sito dell’Azienda ospedaliera regionale San Carlo di Potenza, con la quale il direttore generale Massimo Barresi ha disposto in merito all’affidamento dei servizi relativi alla gestione integrata della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro presso le pubbliche amministrazioni. “Attraverso l’adesione alla convenzione Consip (per tre anni, con decorrenza dal 3 giugno prossimo) – si legge in una nota dell’Usb – e l’affidamento del servizio al raggruppamento temporaneo di imprese del Lotto 8 (Puglia e Basilicata), per la prestazione del servizio, la spesa stimata nel triennio ammonta a ben 870.024,31 euro. Un provvedimento che sorprende per diverse motivazioni. Innanzi tutto per le attività esternalizzate, che includono la redazione del documento di valutazione del rischio, l’effettuazione di sopralluoghi, la valutazione delle interferenze con le prestazioni rese dai diversi appaltatori e la redazione del piano di formazione”.
E ancora: “Viene da chiedersi quali siano le attività che rimangono in capo al responsabile interno, dirigente assegnato a tempo esclusivo sul servizio, con relativa significativa spesa, nominato dalla direzione generale dell’Azienda con deliberazione 283-19, e all’ulteriore personale assegnato. In secondo luogo, per l’entità della spesa, quadruplicata rispetto al passato quando l’attività era gestita con personale interno specificatamente formato, considerando che la spesa prevista consentirebbe l’assunzione annuale di ben 30 infermieri, elemento quanto mai necessario per garantire quell’attenzione al paziente tanto declamata. Infine, per le modalità di estemalizzazione. Non risulta, quanto meno nella citata deliberazione, che per l’esternalizzazione del servizio siano stati sentiti i sindacati, tanto più in presenza di un servizio di prevenzione e protezione garantito da anni da personale dell’Azienda, né che la decisione sia stata preceduta da avvisi per verificare la disponibilità di risorse interne”.
Pronta la replica del San Carlo: “Il direttore generale ha il dovere della massima sicurezza fattibile. La sicurezza e la salute dei lavoratori costituiscono beni cardine di rango superiore rispetto ai quali ogni altro valore o interesse deve cedere il passo (arti 32 e 35 della Costituzione), per cui l’attività del servizio di prevenzione e protezione deve essere qualitativamente superiore (la migliore possibile) affinché il direttore generale possa prendere le misure di prevenzione e protezione idonee ed adeguate. L’affidamento a ditta esterna riguarda i compiti degli addetti al servizio di prevenzione e protezione. Quanto ai compiti del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, questi sono definiti dal Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro e non possono essere appaltati all’esterno per gli effetti dell’art.31 comma 1 e 6 in quanto il responsabile Spp deve essere interno alla stessa Azienda. La spesa stimata nel triennio pari a 870.024,31 euro deriva da adempimenti obbligatori per legge, è stata determinata da una gara nazionale espletata dalla Consip ed è oggetto di controllo da parte degli ispettori del lavoro e della Corte dei Conti. L’organizzazione del servizio di prevenzione e protezione spetta al direttore generale, per cui, nel caso in esame di esternalizzazione del servizio, non è necessario alcun passaggio sindacale”.
Redazione Nurse Times
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno
 
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Spoleto, costretti a turni massacranti per tenere in piedi Pediatria

In attesa di forze fresche, si fa il possibile per garantire un’assistenza adeguata ai piccoli pazienti.
“È un po’ faticoso, ma speriamo di farcela. E soprattutto che il concorso che sarà espletato a breve possa incentivare l’organico medico”. A parlare è Daniela Galeazzi, attuale facente funzioni del reparto di Pediatria all’ospedale San Matteo degli Infermi di Spoleto, che non nasconde le criticità, attenuate comunque dai turni retribuiti dalla stessa Azienda sanitaria umbra e sostenuti da cinque pediatri provenienti da altre parti della regione (come Perugia e Città di Castello).
Insieme agli altri suoi tre colleghi in forza al reparto in pianta stabile, sta tenendo duro, affinché un servizio tanto importante possa dare garanzie a piccoli pazienti. Anche facendo turni massacranti. “Le prestazioni pediatriche sono rimaste le stesse”, precisa la dottoressa Galeazzi, che si divide tra Narni e Spoleto, lavorando 18 ore in ogni struttura. E occorrerà aspettare ancora qualche settimana per sapere se arriveranno nuove forze mediche al reparto di Pediatria di Spoleto.
A dare un supporto fondamentale alla causa ci sono anche soggetti terzi. In questo caso l’associazione “II sorriso di Teo”, che proprio ieri mattina ha donato un manichino lattante di addestramento e un trapano intraosseo, utili per la simulazione clinica avanzata nei casi di emergenza e per l’addestramento di medici e infermieri. Alla cerimonia di consegna hanno presenziato il direttore dell’ospedale di Spoleto, Luca Sapori, il primario del Pronto soccorso, Gianluca Proietti Silvestri, la responsabile formazione, Stefania Gallina, e il presidente de “II sorriso di Teo”, Cristian Baroni, che per tale causa ha investito 5mila euro.
Redazione Nurse Times
Fonte: Corriere dell’Umbria
 
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Napoli, disabile picchiato e violentato: è caccia ai colpevoli

La madre sospetta che la violenza si sia consumata nel centro che l’uomo, 49enne, frequentava a Secondigliano.
Si chiama Francesco, ha 49 anni ed è affetto da disabilità fisica e psichica. È stato picchiato e violentato, si legge nel referto dell’ospedale Loreto Mare di Napoli, e si sospetta che questo episodio odioso sia accaduto nel centro per disabili di Secondigliano, che l’uomo frequenta. Del caso si stanno occupando i carabinieri della stazione Borgo Loreto: nelle prossime ore invieranno un’informativa al procuratore aggiunto Raffaello Falcone, che coordina le indagini sui casi di violenza sessuale.
In ospedale, Francesco è arrivato lunedì pomeriggio, accompagnato dalla madre e dai carabinieri, ai quali la donna si era rivolta per chiedere aiuto. Lamentava forti dolori a uno zigomo e alle ultime costole del lato destro. Probabilmente, ritengono i medici, è stato picchiato, addirittura preso a calci. Lo hanno sottoposto a Tac e radiografia per capire se avesse qualcosa di rotto. Inoltre sul suo corpo sono stati trovati i segni tipici di chi è sottoposto a violenza sessuale: ecchimosi, abrasioni, escoriazioni.
Sono stati brutali con lui, che si muove con difficoltà e non è in grado di difendersi. Il caso ha suscitato indignazione tra i medici e gli infermieri che in quel momento erano in servizio al Pronto soccorso. La prognosi è di cinque giorni, salvo complicazioni. I camici bianchi del Loreto Mare hanno poi eseguito il protocollo previsto per i casi di violenza sessuale, disponendo gli esami del sangue per verificare se il paziente abbia contratto l’Aids o altre malattie infettive, ed eseguito l’esame del Dna su frammenti di tessuto (tra cui la cute sotto le unghie) per cercare tracce dell’aggressore o degli aggressori. Francesco, infatti, potrebbe aver cercato di difendersi, graffiando chi gli ha fatto del male.
Le indagini sono subito scattate. La madre del disabile ha riferito i suoi sospetti: la violenza potrebbe essere avvenuta nel centro dove l’uomo trascorre molte ore della giornata. Un centro in cui dovrebbe essere seguito con attenzione e premura. La donna, tuttavia, non sa con precisione a quando risalgano le percosse e la violenza. Potrebbe essere accaduto quattro o cinque giorni fa. Francesco, probabilmente per la paura, non si è confidato subito con i famigliari. I lividi e i graffi sul corpo sono stati scoperti per caso dalla madre, che ha chiesto aiuto ai carabinieri.
Difficilmente le indagini potranno avvalersi del contributo del disabile, che si esprime con difficoltà e non sempre è attendibile. I militari, dunque, dovranno interrogare tutti i possibili testimoni per risalire al responsabile o ai responsabili. Un lavoro complesso, a meno che dal test del Dna non arrivino indicazioni precise, che consentano di procedere alla comparazione. Dopo essere stato dimesso, nella serata di lunedì, Francesco è tornato a casa. A chi lo ha visitato è parso impaurito e particolarmente fragile. Da allora, in attesa che si faccia un po’ di chiarezza, la madre ha deciso di non fargli frequentare più il centro su cui nutre sospetti.
Redazione Nurse Times
Fonte: Corriere del Mezzogiorno
 
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Tesi “La relazione infermiere – paziente LGBT e i necessari processi di abbattimento del pregiudizio”

Grande interesse da parte dei dottori infermieri per il progetto editoriale denominato NExT (Nurse EXperimental Thesis)  che vede protagonisti i giovani neo laureati
Partecipare è molto semplice. Basta inviare al nostro indirizzo mail  redazione@nursetimes.org il proprio lavoro di tesi, corredata dall’abstract.
Presentiamo la tesi del dott. Matteo Leone, laureatosi presso l’Università degli Studi di Foggia, nell’a.a. 2017-2018.
La tesi dal titolo “La relazione infermiere – paziente lgbt e i necessari processi di abbattimento del pregiudizio” vede tra i relatori la dott.ssa Vincenza Memeo.
…di Matteo Leone
L’identità di una persona è multi componenziale. L’età, il sesso, le caratteristiche, abilità o disabilità fisiche o mentali, il credo religioso, le convinzioni politiche, l’orientamento sessuale, l’identità di genere sono tutti elementi che insieme compongono l’identità di ciascuno. A ciascuna componente è possibile attribuire un “costo” sociale, un prezzo, cioè, che la persona è chiamata a “pagare” per poter affermare e sviluppare, nel proprio contesto sociale, questo o quell’altro aspetto particolare della propria individualità.
Tra le componenti della personalità abbiamo evidenziato l’orientamento sessuale e l’identità di genere. Queste, in concomitanza al sesso biologico e al ruolo di genere contribuiscono a delineare l’identità sessuale di una persona.
L’identità di genere, in particolare, attiene alla percezione che l’individuo ha di sé come maschio o femmina. Essa si definisce in un periodo che va dalla nascita ai 3 anni.
Il caso in cui la percezione di sé è in contrasto con il sesso biologico è noto come disforia di genere.
Il termine si riferisce alla sofferenza che può accompagnare l’incongruenza tra il genere esperito o espresso da un individuo ed il genere assegnatogli. Anche se non tutti gli individui risentano di tale incongruenza, molti la manifestano se non riescono ad ottenere gli interventi fisici desiderati attraverso un trattamento ormonale e/o chirurgico.
Il termine attuale di riferimento è più descrittivo rispetto al precedente disturbo dell’identità di genere utilizzato dal DSM-IV e si concentra sulla disforia come problema clinico e non della propria identità.
Conclusioni
Il presente studio contribuisce a mettere in evidenza gli ostacoli che possono  presentarsi all’interno della relazione infermiere – paziente. Il ruolo di questa figura  professionale ha sempre rappresentato sin dalla sua nascita un’ancora di salvezza, un imprescindibile sostegno per qualsiasi individuo in caso di problematiche non solo fisiche, ma soprattutto psicologiche e sociali. L’essenza dell’assistere qualcuno consiste nel fornire un supporto, un aiuto che permetta alla persona di superare la condizione negativa in cui riversa e riprendere autonomamente la propria vita.
In un paese come l’Italia, incapace di garantire ad ognuno i medesimi diritti, il personale infermieristico non dovrebbe ridimensionare la qualità di assistenza a causa dell’orientamento sessuale del paziente, o identità di genere, o qualsiasi altra caratteristica che la società non ha ancora maturato l’esigenza di tollerare. Chiedere un supporto e ricevere in cambio un giudizio peggiora la già sfavorevole condizione del paziente.
Nessun tipo di etica o morale giustifica nel prestare assistenza un giudizio negativo, un atteggiamento superficiale o la negazione di una giusta prestazione per scorrette e controverse credenze religiose o ideologie politiche, difatti la capacità di ottemperare alle richieste di un paziente deriva da un’innata predisposizione per l’altro, lontana da ogni forma di discriminazione.
Il lavoro effettuato rispecchia appieno gli stereotipi da cui è affetta la società italiana, concezioni che avrebbero dovuto essere abbattute già da anni, e a fronte dei risultati ottenuti, l’aggiornamento della formazione del personale infermieristico con tecniche inclusive è indispensabile ed incarna la base di un necessario cambiamento.
 
Redazione NurseTimes
 
Allegato
Tesi: “La relazione infermiere – paziente lgbt e i Necessari processi di abbattimento del Pregiudizio”
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Bolzano, scandalo delle circoncisioni rituali: qualcuno sapeva

Dalle segnalazioni emerge che non poche persone, all’interno dell’ospedale San Maurizio, sapevano degli interventi praticati dal chirurgo su bambini di famiglie musulmane.
L’inchiesta che ha portato all’arresto di Paolo Girardi, il chirurgo pediatrico accusato di truffa aggravata (ai danni dell’Azienda sanitaria), falsità ideologica e peculato per lo scandalo delle circoncisioni rituali, potrebbe avere sviluppi clamorosi nelle prossime ore. Sono molteplici le segnalazioni che lasciano intendere che all’interno dell’ospedale San Maurizio di Bolzano non fossero pochi coloro che in qualche modo avessero da tempo intuito l’irregolarità degli interventi programmati dal chirurgo su bambini di famiglie musulmane.
Come noto, il medico (che nel frattempo è stato sospeso dal servizio perché in stato di arresto) è accusato di aver incassato “in nero”, e privatamente, dai 300 ai 400 euro per ogni intervento richiesto dai genitori dei piccoli per scelta religiosa. Secondo quanto emerso nell’indagine (avviata all’inizio dell’anno, dopo la tempestiva segnalazione del dottor Marco Cappello, direttore della ripartizione legale e affari generali dell’Asl, oltre che coordinatore della commissione disciplina e responsabile prevenzione corruzione e trasparenza), il medico inquisito avrebbe fatto risultare con false attestazioni cliniche che i bambini in questione fossero colpiti da fimosi, una patologia che necessita di soluzione chirurgica in zona genitale. In realtà gli interventi di circoncisione sarebbero stati di natura rituale e, come tali, non inseriti nei cosiddetti livelli essenziali di assistenza (Lea).
La circoncisione rituale, dunque, non è inserita tra gli interventi che riguardano la salute dei cittadini. Di conseguenza non gode della copertura finanziaria del Servizio sanitario pubblico. In realtà gli interventi operativamente organizzati e curati dal dottor Girardi sarebbero stati indicati come necessari per patologie fasulle, con la conseguenza che i costi venivano caricati sulla sanità pubblica e il medico arrestato incassava il prezzo (scontato) riservato alle famiglie di immigrati.
Come detto, nelle ultime ore ha preso consistenza l’ipotesi che all’interno dell’ospedale (tra gli operatori salutari) fossero in diversi ad aver intuito situazioni palesemente illegittime. Tra l’altro è emerso che, in assenza di patologie, gli interventi di circoncisione non sarebbero contemplati neppure a titolo privato. In altre parole, non sarebbe prevista (neppure pagando privatamente il costo dell’operazione) l’utilizzabilità delle strutture pubbliche ospedaliere altoatesine per interventi di circoncisione rituale. Un particolare che dovrà essere verificato dagli inquirenti, perché pare evidente che altri medici o infermieri del reparto abbiano avuto la possibilità di rendersi conto delle pesanti irregolarità.
I casi accertati nelle indagini sarebbero 14, ma è probabile che siano di più, anche perché il primo sarebbe avvenuto quattro anni fa. Gli inquirenti vogliono capire se la situazione irregolare fosse stata segnalata a qualche dirigente interno e perché qualcuno avrebbe deciso di soprassedere, facendo finta di nulla. Solo il dottor Marco Cappello (dopo una segnalazione giunta dalla direzione medica del nosocomio) decise di segnalare il tutto alla Procura della Repubblica.
Intanto il dottor Girardi (stipendio netto da 8mila euro e ormai prossimo alla pensione) è comparso oggi davanti al giudice delle indagini preliminari Walter Pelino per l’udienza di garanzia. Il medico è attualmente agli arresti domiciliari. La misura cautelare è stata richiesta a tutela delle indagini a seguito dei tentativi messi in atto dal professionista per indurre alcuni testimoni a non collaborare con gli inquirenti o a modificare le dichiarazioni già rilasciate. L’avvocato difensore Beniamino Migliucci ha già annunciato che tenterà di ottenere una revoca del provvedimento restrittivo, considerato non più attuale in quanto le indagini – secondo la difesa – sarebbero a uno stadio avanzato, con parecchie testimonianze ormai acquisite.
Redazione Nurse Times
Fonte: Alto Adige
 
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Lampedusa, l’orrore degli sbarchi nel racconto di un medico che accoglie i migranti

Riprendiamo un post pubblicato su Facebook dalla studentessa Virginia Vivo, profondamente colpita dalle parole del dottor Pietro Bortolo durante un congresso universitario.
Sacchi pieni di morti, ragazzini scuoiati vivi, bimbi morti di fame, e le donne tutte violentate. Difficile persino riconoscere questi corpi: molti non hanno più nemmeno le impronte digitali. Questi sono i “pazienti” del dottor Pietro Bartolo (foto), medico di Lampedusa, che da decenni ormai accoglie i migranti stremati dalla traversata, quelli vivi e quelli morti. Il racconto di quanto ha vissuto nei suoi anni di servizio lo ha fatto Virginia Di Vivo, una studentessa di Medicina dell’Università di Modena. Di seguito il suo post su Facebook.
“Mi reco molto assonnata al congresso più inflazionato della mia carriera universitaria, conscia che probabilmente mi addormenterò nelle file alte dell’aula magna. Mi siedo, leggo la scaletta, la seconda voce è “sanità pubblica e immigrazione: il diritto fondamentale alla tutela della salute”. Inevitabilmente penso ‘e che do bali’. Accendo Pokemon Go, che sono sopra una palestra della squadra blu. Mi accingo a conquistarla per i rossi.
Comincia a parlare tale dottor Pietro Bartolo, che io non so chi sia. Non me ne curo. Ero lì che tentavo di catturare un bulbasaur e sento la sua voce in sottofondo: non parla di epidemiologia, di eziologia, non si concentra sui dati statistici di chissà quale sindrome di lallallà. Parla di persone. Continua a dire ‘persone come noi’. Decido di ascoltare lui con un orecchio e bulbasaur con l’altro. Bartolo racconta che sta lì, a Lampedusa, ha curato 350mila persone, che c’è una cosa che odia, cioè fare l’ispezione cadaverica. Che molti non hanno più le impronte digitali. E lui deve prelevare dita, coste, orecchie. Lo racconta: ‘Le donne? Sono state tutte violentate. TUTTE. Arrivano spesso incinte. Quelle che non sono incinte non lo sono non perché non sono state violentate, non lo sono perché i trafficanti hanno somministrato loro in dosi discutibili un cocktail estroprogestinico, così da essere violentate davanti a tutti, per umiliarle. Senza rischi, che le donne incinte sul mercato della prostituzione non fruttano’. Mi perplimo.
A quel punto la studentessa si domanda: ‘Ma non era un congresso ad argomento clinico? Dove sono le terapie? Perché la voce di un internista non mi sta annoiando con la metanalisi sull’utilizzo della sticazzitina tetrasolfata?’. Decido di mollare bulbasaur, un secondino, poi torno Bulba, devo capire cosa sta dicendo questo qua. ‘Su questi barconi gli uomini si mettono tutti sul bordo, come una catena umana, per proteggere le donne, i bambini e gli anziani all’interno, dal freddo e dall’acqua. Sono famiglie. Famiglie come le nostre’. Mostra una foto, vista e rivista, ma lui non è retorico, non è formale. È fuori da ogni schema politically correct, fuori da ogni comfort zone.
‘Una notte mi hanno chiamato: erano sbarcati due gommoni, dovevo andare a prestare soccorso. Ho visitato tutti, non avevano le malattie che qualcuno dice essere portate qui da loro. Avevano le malattie che potrebbe avere chiunque. Che si curano con terapie banali. Innocue. Alcuni. Altri sono stati scuoiati vivi, per farli diventare bianchi. Questo ragazzo ad esempio’, mostra un’altra foto, tutt’altro che vista e rivista. Un giovane, che avrà avuto 15/16 anni, affettato dal ginocchio alla caviglia.
Mi dimentico dei Pokemon. ‘Lui è sopravvissuto agli esperimenti immondi che gli hanno fatto. Suo fratello, invece, non ce l’ha fatta. Lui è morto per essere stato scuoiato vivo’. Metto il cellulare in tasca. ‘Qualcuno mi dice di andare a guardare nella stiva, che non sarà un bello spettacolo. Così scendo, mi sembrava di camminare su dei cuscini. Accendo la torcia del mio telefono e mi trovo questo…’.
Mostra un’altra foto. Sembrava una fossa comune. Corpi ammassati come barattoli di uomini senza vita. ‘Questa foto non è finta. L’ho fatta io. Ma non ve la mostrano nei telegiornali. Sono morti lì, di asfissia. Quando li abbiamo puliti ho trovato alcuni di loro con pezzi di legno conficcati nelle mani, con le dita rotte. Cercavano di uscire. Avevano detto loro che siccome erano giovani, forti e agili rispetto agli altri, avrebbero fatto il viaggio nella stiva e poi, con facilità, sarebbero usciti a prendere aria presto. E invece no. Quando l’aria ha cominciato a mancare, hanno provato ad uscire dalla botola sul ponte, ma sono stati spinti giù a calci, a colpi in testa. Sapeste quanti ne ho trovati con fratture del cranio, dei denti. Sono uscito a vomitare e a piangere. Sapeste quanto ho pianto in 28 anni di servizio, voi non potete immaginare’.
Ora non c’è nessuno in aula magna che non trattenga il fiato, in silenzio. ‘Ma ci sono anche cose belle, cose che ti fanno andare avanti. Una ragazza. Era in ipotermia profonda, in arresto cardiocircolatorio. Era morta. Non avevamo niente. Ho cominciato a massaggiarla. Per molto tempo. E all’improvviso l’ho ripresa. Aveva edema, di tutto. È stata ricoverata 40 giorni. Kebrat era il suo nome. È il suo nome. Vive in Svezia. È venuta a trovarmi dopo anni. Era incinta” ci mostra la foto del loro abbraccio’.
Di Vivo spiega la preoccupazione di Bartolo: ‘La gente non capisce. C’è qualcuno che ha parlato di razza pura. Ma la razza pura è soggetta a più malattie. Noi contaminandoci diventiamo più forti, più resistenti. E l’economia? Queste persone, lavorando, hanno portato miliardi nelle casse dell’Europa. E io aggiungo che ci hanno arricchito con tante culture. A Lampedusa abbiamo tutti i cognomi del mondo e viviamo benissimo. Ci sono razze migliori di altre, dicono. Si, rispondo io. Loro sono migliori. Migliori di voi che asserite questo’.
Fa partire un video e descrive: ‘Questo è un parto su una barca. La donna era in condizioni pietose, sdraiata per terra. Ho chiesto ai ragazzi un filo da pesca, per tagliare il cordone. Ma loro giustamente mi hanno risposto di non essere pescatori. Mi hanno dato un coltello da cucina. Quella donna non ha detto bau. Mi sono tolto il laccio delle scarpe per chiudere il cordone ombelicale, vedete? Lei mi ringraziava, era nera, nera come il carbone. Suo figlio invece era bianchissimo. Si perché loro sono bianchi quando nascono, poi si scuriscono dopo una decina di giorni. E che problema c’è, dico io, se nascono bianchi e poi diventano neri? Ha chiamato suo figlio Pietro. Quanti Pietri ci sono in giro!’.
Sorridiamo tutti. “Quest’altra donna, invece, è arrivata in condizioni vergognose, era stata violentata, paralizzata dalla vita in giù… Era incinta. Le si erano rotte le acque 48 ore prima. Ma sulla barca non aveva avuto lo spazio per aprire le gambe. Usciva liquido amniotico, verde, grande sofferenza fetale. Con lei una bambina, anche lei violentata, aveva 4 anni. Aveva un rotolo di soldi nascosto nella vagina. E si prendeva cura della sua mamma. Tanto che quando cercavo di mettere le flebo alla mamma lei mi aggrediva. Chissà cosa aveva visto. Le ho dato dei biscotti. Lei non li ha mangiati. Li ha sbriciolati e ci imboccava la mamma. Alla fine le ho dato un giocattolo. Perché ci arrivano una montagna di giocattoli, perché la gente buona c’è. Ma quella bimba non l’ha voluto. Non era più una bambina ormai’.
(…) Ci mostra un altro video. Dei sommozzatori estraggono da una barca in fondo al mare dei corpi esanimi. ‘Non sono manichini’, ci dice. Il video prosegue. Un uomo tira fuori dall’acqua un corpicino. Piccolo. Senza vita. Indossava un pantaloncino rosso. ‘Quel bambino è il mio incubo. Io non lo scorderò mai’. Non riesco più a trattenere le lacrime. E il rumore di tutti coloro che, alternandosi in aula, come me, hanno dovuto soffiarsi il naso. ‘E questo è il risultato’. Ci mostra l’ennesima foto. ‘368 morti. Ma 367 bare. Sì. Perché in una c’è una mamma, arrivata morta, col suo bambino ancora attaccato al cordone ombelicale. Sono arrivati insieme. Non abbiamo voluto separarli, volevamo che rimanessero insieme, per l’eternità’.
Penso che possa bastare così. E questo è un estratto. Sì, perché il dottor Bartolo ha parlato per un’ora. Gli altri relatori hanno lasciato a lui il loro tempo. Nessuno ha osato interromperlo. E quando ha finito, tutti noi, studenti, medici e professori, ci siamo alzati in piedi e abbiamo applaudito, per lunghi minuti. E basta. Lui non ha bisogno di aiuto, ‘non venite a Lampedusa ad aiutarci, ce l’abbiamo sempre fatta da soli noi lampedusani. Se non siete medici, se non sapete fare nulla e volete aiutare, andate a raccontare quello che avete sentito qui, fate sapere cosa succede a coloro che dicono che c’è l’invasione. Ma che invasione!’”.
Redazione Nurse Times
 
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Matese, al via il progetto pilota per l’infermiere di famiglia e comunità

Si punta anche al potenziamento del servizio 118 e all’istituzione dell’ostetrica di comunità.
Il Matese è stato individuato come territorio per lo sviluppo di un progetto pilota relativo al potenziamento della rete di emergenza-urgenza (servizio 118), all’istituzione dell’infermiere di famiglia e comunità e all’ostetrica di comunità. Il relativo provvedimento, licenziato dalla direzione dell’Asrem il 14 maggio, è stato favorito dalla disponibilità di nuove risorse, provenienti dal bilancio dello Stato 2018 e da una delibera Cipe dello scorso ottobre.
L’accordo di programma quadro che interviene su tematiche sanitarie sensibili è stato approvato da: Regione Molise; Comune di Spinete; Agenzia per la Coesione Territoriale; ministero della salute; ministero dell’Istruzione, università e ricerca; ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti; ministro del Lavoro e delle Politiche sociali; ministro delle Politiche agricole.
Redazione Nurse Times
Fonte: www.ilgiornaledelmolise.it
 
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Dipendenza da nicotina

Dipendenza da nicotina

Cos’è la dipendenza da nicotina

 

La dipendenza da nicotina – chiamata anche dipendenza dal tabacco – è una dipendenza dai prodotti del tabacco causata dalla nicotina della droga.

La dipendenza da nicotina significa che non puoi smettere di usare la sostanza, anche se ti sta danneggiando.

La nicotina produce effetti fisici e di alterazione dell’umore nel cervello che sono temporaneamente piacevoli.

Questi effetti ti fanno venire voglia di usare il tabacco e portare alla dipendenza. Allo stesso tempo, l’interruzione dell’uso di tabacco causa sintomi da sospensione, tra cui irritabilità e ansia.

Mentre è la nicotina nel tabacco che provoca la dipendenza da nicotina, gli effetti tossici del tabacco derivano da altre sostanze nel tabacco.

I fumatori hanno tassi molto più elevati di malattie cardiache, ictus e cancro rispetto ai non fumatori.

Indipendentemente da quanto tempo hai fumato, smettere di fumare può migliorare la tua salute.

Sono disponibili molti trattamenti efficaci per la dipendenza da nicotina per aiutarti a gestire il ritiro e smettere di fumare per sempre. Chiedi al tuo medico di aiuto.

 

Sintomi

 

Per alcune persone, l’uso di qualsiasi quantità di tabacco può portare rapidamente alla dipendenza da nicotina. I segni che potresti essere dipendenti includono:

 

  • Non puoi smettere di fumare. Hai fatto uno o più tentativi seri, ma infruttuosi, di fermarti.
  • Si verificano sintomi di astinenza quando si tenta di fermarsi. I tuoi tentativi di fermarti hanno causato sintomi fisici e legati all’umore, come forte desiderio, ansia, irritabilità, irrequietezza, difficoltà di concentrazione, umore depresso, frustrazione, rabbia, aumento della fame, insonnia, stitichezza o diarrea.
  • Continui a fumare nonostante i problemi di salute. Anche se hai sviluppato problemi di salute con i polmoni o il cuore, non sei stato in grado di fermarti.
  • Rinunci alle attività sociali o ricreative per fumare. Puoi smettere di andare nei ristoranti senza fumo o smettere di socializzare con alcuni familiari o amici perché non puoi fumare in questi luoghi o situazioni.

 

Quando vedere un dottore

 

Non sei solo se hai provato a smettere di fumare, ma non sei riuscito a fermarti per sempre. La maggior parte dei fumatori fa molti tentativi di smettere di fumare prima di ottenere l’astinenza dal fumo a lungo termine.

È più probabile che ti fermi per sempre se segui un piano di trattamento che affronta sia gli aspetti fisici che quelli comportamentali della dipendenza da nicotina.

L’uso di farmaci e il lavoro con un consulente appositamente formato per aiutare le persone a smettere di fumare (uno specialista nel trattamento del tabacco) aumenteranno significativamente le possibilità di successo.

Chiedete al vostro medico, consigliere o terapista di aiutarvi a sviluppare un piano di trattamento che funzioni per voi o che vi consigli su dove trovare aiuto per smettere di fumare.

 

Le cause

 

La nicotina è la sostanza chimica del tabacco che ti fa fumare. La nicotina è molto avvincente quando viene somministrata inalando il fumo del tabacco nei polmoni, che rilascia rapidamente la nicotina nel sangue permettendole di entrare nel cervello in pochi secondi dall’assunzione di un soffio.

Nel cervello la nicotina aumenta il rilascio di sostanze chimiche del cervello chiamate neurotrasmettitori, che aiutano a regolare l’umore e il comportamento.

La dopamina, uno di questi neurotrasmettitori, viene rilasciata nel “centro di ricompensa” del cervello e provoca un miglioramento dell’umore e delle sensazioni di piacere.

L’esperienza di questi effetti della nicotina è ciò che rende il tabacco così avvincente.

La dipendenza da nicotina coinvolge comportamenti (routine, abitudini, sentimenti) e fattori fisici.

Queste associazioni comportamentali con il fumo possono agire come fattori scatenanti – situazioni o sentimenti che attivano un desiderio per il tabacco, anche se non si fuma per un po ‘di tempo.

 

I comportamenti e i segnali che potresti associare al fumo includono:

 

  • Alcuni momenti della giornata, come la prima cosa al mattino, con il caffè del mattino o durante le pause al lavoro
  • Dopo un pasto
  • Bevendo alcool
  • Alcuni posti o amici
  • Parlare al telefono
  • Situazioni stressanti o quando ti senti giù
  • Vista o odore di sigaretta accesa
  • Guidare la tua auto

Per superare la dipendenza dal tabacco, è necessario prendere coscienza dei fattori scatenanti e sviluppare un piano per affrontare i comportamenti e le abitudini che si associano al fumo.

 

Fattori di rischio

 

Chiunque fuma o usa altre forme di tabacco è a rischio di diventare dipendente. I fattori che influenzano chi utilizzerà il tabacco includono:

 

  • Genetica. La probabilità di iniziare a fumare e continuare a fumare può essere in parte ereditata – i fattori genetici possono influenzare il modo in cui i recettori sulla superficie delle cellule nervose del cervello rispondono a dosi elevate di nicotina erogate dalle sigarette.
  • Influenza di casa e di pari. I bambini che crescono con i genitori che fumano hanno maggiori probabilità di diventare fumatori.
  • Anche i bambini con gli amici che fumano hanno maggiori probabilità di provare le sigarette. Le prove suggeriscono che il fumo mostrato nei film e su Internet può incoraggiare i giovani a fumare.
  • Età. La maggior parte delle persone inizia a fumare durante l’infanzia o gli anni dell’adolescenza. Più giovane sei quando inizi a fumare, maggiore è la possibilità che diventerai un fumatore accanito da adulto.
  • Depressione o altra malattia mentale. Molti studi mostrano un’associazione tra depressione e fumo.
  • Le persone che soffrono di depressione, schizofrenia, disturbo da stress post-traumatico (PTSD) o altre forme di malattia mentale hanno più probabilità di essere fumatori.
  • Uso di sostanze. Le persone che abusano di alcol e droghe illegali hanno maggiori probabilità di essere fumatori.

 

Complicazioni

 

Il fumo di tabacco contiene oltre 60 noti prodotti chimici cancerogeni e migliaia di altre sostanze nocive. Anche le sigarette “tutte naturali” o alle erbe contengono sostanze chimiche dannose per la salute.

Il fumo danneggia quasi tutti gli organi del corpo e compromette il sistema immunitario del corpo. Circa la metà di tutti i fumatori regolari morirà di una malattia causata dal tabacco.

Le donne che fumano hanno ora lo stesso rischio per gli uomini che fumano di cancro al polmone, BPCO e malattie cardiovascolari causate dall’uso del tabacco.

 

Gli effetti negativi sulla salute includono:

 

  • Carcinoma polmonare e altre malattie polmonari. Il fumo provoca quasi 9 casi su 10 di carcinoma polmonare. Inoltre, il fumo provoca altre malattie polmonari, come l’enfisema e la bronchite cronica. Anche il fumo peggiora l’asma.
  • Altri tumori Il fumo è una delle principali cause di tumori dell’esofago, della laringe, della gola (faringe) e della bocca ed è correlato a tumori della vescica, pancreas, reni e cervice e alcune leucemie. Complessivamente, il fumo provoca il 30 percento di tutti i decessi per cancro.
  • Problemi cardiaci e del sistema circolatorio. Il fumo aumenta il rischio di morire di cuore e di malattie dei vasi sanguigni (cardiovascolari), inclusi infarto e ictus. Anche fumando solo da una a quattro sigarette al giorno aumenta il rischio di malattie cardiache. Se si soffre di malattie cardiache o dei vasi sanguigni, come insufficienza cardiaca, il fumo peggiora le condizioni. Tuttavia, smettere di fumare riduce il rischio di avere un infarto del 50% nel primo anno.
  • Il fumo aumenta la resistenza all’insulina, che può preparare il terreno per lo sviluppo del diabete di tipo 2. Se hai il diabete, il fumo può accelerare il progredire delle complicazioni, come la malattia renale e problemi agli occhi.
  • Problemi agli occhi Il fumo può aumentare il rischio di gravi problemi agli occhi come la cataratta e la perdita della vista dalla degenerazione maculare.
  • Infertilità e impotenza Il fumo aumenta il rischio di ridotta fertilità nelle donne e il rischio di impotenza negli uomini.
  • Gravidanza e complicazioni neonatali. Le madri che fumano durante la gravidanza hanno un rischio più elevato di aborto spontaneo, parto prematuro, minor peso alla nascita e sindrome da morte improvvisa neonatale (SIDS) nei loro neonati.
  • Freddo, influenza e altre malattie. I fumatori sono più inclini alle infezioni respiratorie, come raffreddori, influenza e bronchiti.
  • Sensi indeboliti Il fumo attenua i tuoi sensi di gusto e olfatto, quindi il cibo non è così appetitoso.
  • Denti e malattie gengivali. Il fumo è associato ad un aumentato rischio di sviluppare infiammazione della gomma (gengivite) e una grave infezione gengivale che può distruggere il sistema di supporto per i denti (parodontite).
  • Aspetto fisico. Le sostanze chimiche presenti nel fumo di tabacco possono modificare la struttura della pelle, causando invecchiamento precoce e rughe. Anche il fumo ingiallisce i denti, le dita e le unghie.
  • Rischi per la tua famiglia. I coniugi non fumatori e i partner dei fumatori hanno un rischio più elevato di cancro ai polmoni e malattie cardiache rispetto alle persone che non vivono con un fumatore. Se fumi, i tuoi figli saranno più inclini a SIDS, peggiorando l’asma, le infezioni alle orecchie e il raffreddore.

 

Prevenzione

 

Il modo migliore per prevenire la dipendenza da tabacco è non fumare in primo luogo.

Il modo migliore per impedire ai bambini di fumare è quello di non fumare. Le ricerche hanno dimostrato che i bambini i cui genitori non fumano o che smettono di fumare hanno meno probabilità di fumare.

Ecco alcuni passi da fare per prevenire le generazioni future dalla dipendenza da nicotina e dalle numerose malattie associate al fumo:

Parla ai tuoi figli del fumo. Dì loro dei pericoli del tabacco. Incoraggiali a valutare la buona salute. Puoi avere una grande influenza sul fatto che i tuoi figli fumino, nonostante ciò che vedono nei film e sul web.

Rimani in contatto con i tuoi figli. Gli studi dimostrano che il fumo è più probabile che diventi un’abitudine durante gli anni dell’adolescenza. Chiedi se i loro amici fumano.

Coloro che hanno amici che fumano hanno maggiori probabilità di iniziare a fumare rispetto a quelli che non lo fanno. Aiutali a pianificare modi per gestire la pressione dei pari.

Fai sapere a tuo figlio che anche altre forme di tabacco, tra cui sigari e tabacco senza fumo, comportano rischi significativi per la salute.

Promuovi ambienti senza fumo. Divieto di fumare a casa tua. Sostenere la legislazione per rendere tutti i luoghi di lavoro senza fumo.

Incoraggiare luoghi pubblici senza fumo, compresi i ristoranti. Diventa attivo nei programmi di smettere di fumare in comunità e a scuola.

Sostenere la legislazione per aumentare le tasse sui prodotti del tabacco. I prezzi più alti scoraggiano gli adolescenti dal cominciare a fumare.

I prezzi più alti sui prodotti del tabacco, insieme alle leggi sul posto di lavoro senza fumo, sono le politiche di sanità pubblica più efficaci per ridurre il fumo negli adulti e impedire ai giovani di iniziare.

ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda: concorso pubblico per Oss

Azienda Socio Sanitaria Territoriale (ASST) Grande Ospedale Metropolitano Niguarda Milano concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura a tempo indeterminato e a tempo pieno di n. 10 posti di operatore socio sanitario – cat. B liv. Bs
Si rende noto che ai sensi della deliberazione del Direttore Generale n. 461 del 9 maggio 2019, è indetto:
Concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura a tempo indeterminato e a tempo pieno di n. 10 posti di Operatore Socio Sanitario – cat. B liv. Bs.
La domanda di partecipazione al concorso dovrà essere ESCLUSIVAMENTE PRODOTTA TRAMITE PROCEDURA TELEMATICA, con le modalità descritte al punto seguente.
PROCEDURA DI REGISTRAZIONE E COMPILAZIONE ON-LINE DELLA DOMANDA E DEI RELATIVI TITOLI PER LA PARTECIPAZIONE AL CONCORSO:
FASE 1: REGISTRAZIONE NEL SITO AZIENDALE
3.a Collegarsi al sito internet https://asst-niguarda.iscrizioneconcorsi.it;
3.b accedere alla pagina di registrazione ed inserire i dati richiesti.
Fare attenzione:
al corretto inserimento del COGNOME, NOME e CODICE FISCALE negli appositi campi, in quanto se errati potrebbero invalidare la presentazione della domanda,
al corretto inserimento della E-MAIL (non PEC) perché a seguito di questa operazione il candidato riceverà una mail con le credenziali provvisorie (Username e Password) di accesso al sistema di iscrizione ai concorsi on-line (attenzione l’invio non è immediato quindi registrarsi per tempo),
3.c pervenuta la mail, collegarsi al link indicato nella mail per modificare la password e ottenere quindi la Registrazione. Completare quindi le informazioni anagrafiche  aggiuntive previste nella scheda «utente» utili perché verranno automaticamente riproposte al candidato in ogni singolo concorso al quale vorrà partecipare.
La scheda «utente» è sempre comunque consultabile e aggiornabile.
FASE 2: ISCRIZIONE ON-LINE ALLA PROCEDURA (in allegato il bando)
Pubblicato sul B.U.R. Lombardia Serie Avvisi e Concorsi n. 21 – Mercoledì 22 maggio 2019. In attesa della pubblicazione sulla G.U.
Rimani aggiornato sulle proposte di lavoro nel pubblico impiego seguendoci su www.nursetimes.org
 
Redazione NurseTimes
 
Allegato
BANDO CONCORSO OSS – Bur Lombardia n. 21 – Mercoledì 22 maggio 2019 (pag. 139)
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ASST Bergamo Est: concorso pubblico per infermieri. Al via le domande

In esecuzione di apposita deliberazione del direttore generale è indetto concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura di otto posti del ruolo sanitario, profilo professionale collaboratore professionale sanitario, profilo infermiere, categoria D
Il termine per la presentazione delle domande, redatte su carta semplice e corredate dei documenti prescritti, scade alle ore 12 del trentesimo giorno successivo alla data di pubblicazione del presente avviso nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – 4ª Serie speciale «Concorsi ed esami».
Il testo integrale del concorso è pubblicato nel BollettinoUfficiale della Regione Lombardia (B.U.R.L.) n. 17 – Serie Avvisi eConcorsi del 24 aprile 2019.
Il testo integrale del bando, il fac-simile della domanda e l’informativa privacy sono pubblicati nell’albo pretorio online sul sito: www.asst-bergamoest.it nella sezione «concorsi e avvisi pubblici».
Per ulteriori informazioni rivolgersi all’UOC Gestione risorse umane – edificio 8 – Padiglione Rosa – 1° Piano – Tel. 035/3063716 da lunedi’ a venerdi’ dalle 09,00 alle 13,00.
Pubblicato sulla G.U. n. 40 del 21-05-2019. Scade il 20 giugno 2019.
Si fa presente che l’Azienda non terrà conto delle domande di partecipazione al concorso pervenute prima del 21/05/2019 (data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale).
 
Redazione NurseTimes
 
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Concorso infermieri Cardarelli: sospensione per irregolarità è una Fake News

Il concorso pubblico per titoli ed esami per la copertura di venti posti a tempo indeterminato di infermiere non è stato sospeso
In seguito alle presunte irregolarità denunciate da alcuni partecipanti era apparso in rete un comunicato ad un presunto comunicato contenente la notizia di una temporanea sospensione, che però di fatto non esisterebbe.
Come rende noto l’Azienda Ospedaliera attraverso la propria pagina Facebook, si tratterebbe di una delle molte fake news che purtroppo circolano sul web.
L’Ufficio Stampa dell’ospedale campano tiene a precisare che le comunicazioni ufficiali vengano pubblicate esclusivamente sul sito dell’azienda “A. Cardarelli”.
Simone Gussoni
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Estar Toscana: concorso pubblico per infermieri

L’Ente di supporto tecnico-amministrativo regionale della Toscana indice un concorso pubblico per infermieri
L’Estar provvede ad espletare procedure concorsuali e selettive per il reclutamento del personale per conto delle aziende/enti del SSR Toscano.
EMISSIONE DI UN CONCORSO PUBBLICO UNIFICATO PER TITOLI ED ESAMI PER LA COPERTURA DI N. 2 POSTI A TEMPO INDETERMINATO DI COLLABORATORE PROFESSIONALE SANITARIO INFERMIERE (delibera del D.G. n. 204 del 21/05/2019).
IL DIRETTORE GENERALE, su proposta del Direttore UOC Gestione Procedure concorsuali e selettive, delibera di procedere all’emissione del bando di concorso pubblico unificato per titoli ed esami per la copertura di n. 2 posti a tempo indeterminato di Collaboratore Professionale Sanitario – Infermiere (Cat. D), con assegnazione dei vincitori all’Azienda Ospedaliero Universitaria Senese.
La graduatoria sarà utilizzata da tutte le Aziende ed Enti del Servizio sanitario della Regione Toscana secondo il loro fabbisogno nei tre anni di validità della stessa.
MODALITA’ E TERMINI DI PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA
Le domande di partecipazione alla selezione, dovranno essere presentate esclusivamente in forma telematica connettendosi al sito Estar: www.estar.toscana.it seguendo il percorso:
concorsi  ⇒ concorsi e selezioni in atto ⇒ concorsi pubblici ⇒ comparto
compilando lo specifico modulo online e seguendo le istruzioni per la compilazione ivi contenute.
Il termine fissato per la presentazione della documentazione è perentorio e pertanto non è ammessa la presentazione di documenti oltre la scadenza del termine utile per l’invio delle domande e con modalità diverse da quella sopra specificata e deve avvenire entro e non oltre le ore 12 del 30° giorno successivo a quello della data di pubblicazione dell’estratto del presente bando sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.
Pubblicato sull’Albo pretorio dell’Estar, in attesa della pubblicazione sulla G.U.. Seguiteci su www.nursetimes.org per rimanere aggiornati su tutte le proposte lavorative nelle aziende pubbliche.
 
Redazione NurseTimes
 
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Bando concorso pubblico infermieri Estar
 
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Sclerosi sistemica, in Fase III il nintedanib rallenta la perdita di funzionalità polmonare. Studio sul NEJM [Orto-Reuma]

Lo studio SENSCIS ha raggiunto l’endpoint primario di riduzione del tasso annuo di declino della capacità vitale forzata (FVC ) in pazienti affetti da sclerosi sistemica con malattia interstiziale polmonare (SSc-ILD). I risultati dimostrano che nintedanib rallenta la perdita di funzionalità polmonare in pazienti con SSc-ILD rispetto a placebo. Questi nuovi dati sono stati pubblicati sul NEJM.

Mieloma multiplo, approvazione europea per le triplette a base di lenalidomide e pomalidomide [Ema]

La Commissione Europea ha approvato due nuovi regimi di associazione con triplette a base di lenalidomide e pomalidomide. Lenalidomide in associazione con bortezomib e desametasone (RVd) è ora indicato a livello europeo nel trattamento di pazienti adulti con mieloma multiplo non precedentemente trattato che non sono eleggibili al trapianto. Inoltre, pomalidomide, in associazione con bortezomib e desametasone (PVd), è attualmente indicato, sempre a livello europeo, per il trattamento di pazienti adulti con mieloma multiplo che hanno ricevuto almeno un regime di trattamento comprendente lenalidomide.

Epilessia, Fda approva midazolam spray nasale come terapia di salvataggio per le crisi a grappolo [Fda]

La Food and Drug Administration statunitense ha approvato la formulazioni in spray nasale di midazolam della belga UCB per il trattamento acuto degli episodi intermittenti e stereotipati di frequente attività convulsiva che si differenziano dal consueto schema di crisi nei pazienti con epilessia di 12 anni e più.

Diabete di tipo 2, anche perdere poco peso riduce il rischio cardiovascolare [Diabete]

Negli adulti con diabete di tipo 2, perdere anche solo il 5% del peso corporeo è associato a un minor rischio di eventi cardiovascolari nell’anno successivo alla diagnosi, un obiettivo facilmente raggiungibile da molti pazienti. Sono i risultati di uno studio osservazionale da poco pubblicato sulla rivista Diabetologia.

Costipazione indotta da oppioidi, accordo di Shionogi e Molteni per la commercializzazione di naldemedine [Business]

Shionogi e Molteni hanno concluso un contratto per la commercializzazione di Rizmoic (naldemedine) in due importanti mercati europei Italia e Polonia, farmaco utilizzato per il trattamento della costipazione indotta da oppioidi (OIC) nei pazienti adulti precedentemente trattati con un lassativo.

Alleanza tra Google e big pharma per cambiare l’approccio agli studi clinici [Business]

Verily, una società di Alphabet e connessa a Google, dedicata alla salute e alle scienze della vita ha annunciato di avere stretto alleanze strategiche con Novartis, Otsuka, Pfizer e Sanofi per aiutarle a entrare più a fondo nel mercato degli studi clinici. Insieme intendono raggiungere i pazienti in modi nuovi, facilitare l’iscrizione e la partecipazione ai trial e aggregare i dati da diverse fonti, come la cartella clinica elettronica o i dispositivi indossabili per il tracciamento dello stato di salute.

Dott. Vito Antonio Delfino – richiesta di rettifica: Riceviamo e pubblichiamo

Riceviamo e pubblichiamo le nota di rettifica del Direttore Generale dell’I.R.C.C.S. Istituto Tumori “Giovanni Paolo II”, dott. Vito Antonio Delfino in relazione all’articolo pubblicato in data  dal titolo “Puglia, Emiliano con i suoi DG si fa beffa degli Infermieri: favoriti gli amici degli amici” del 13.05.2019
Oggetto: articolo del “Nurse Times” del 13.05.2019 “Puglia, Emiliano con i suoi DG si fa beffa degli Infermieri: favoriti gli amici degli amici” riscontro e contestuale diffida.
Con riferimento all’articolo indicato in oggetto e pubblicato sul sito online https://www.nursetimes.org, si comunica quanto segue:
Non corrisponde sicuramente al vero la circostanza che “Siamo alle solite: il fenomeno detto “agli amici degli amici” in Puglia continua ad essere motivo di preoccupazione da parte di migliaia di professionisti della sanità che aspettano di ricongiungersi al proprio nucleo familiare “….”“La delibera n. 363 del 26/04/2019 dell’IRCCS “Istituto Tumori Giovanni Paolo II” di Bari avente come oggetto “Assunzione a tempo indeterminato del sig. D.G. in qualità di Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere cat. D, mediante l’utilizzo della graduatoria di merito del Concorso pubblico per CPS Infermiere approvata dall ULSS 5 Polesana di Rovigo con delibera n. 103 del 01.02.2018”Questa direzione generale ha effettivamente utilizzato la graduatoria della ULSS Polesana 5 di Rovigo, procedura perfettamente legittima, essendosi realizzate due condizioni:
L’infermiere assunto cra in servizio presso il nostro Istituto con contratto a tempo determinato, dimostrando ai suoi superiori di essere dotato di buona competenza e di grande attitudine al lavoro
Aveva formulato istanza perchè il suo posto di lavoro fosse trasformato da tempo determinato a tempo indeterminato.
Questa direzione, naturalmente senza informare il presidente Emiliano, trattandosi di atto esecutivo-gestionale e non di respiro strategico, ha formalizzato l’assunzione.
Riteniamo artata e tendenziosa quella parte del comunicato che fa riferimento “agli amici degli amici”, con un tono immeritatamente diffamatorio.
Per completezza di informazione riportiamo tutti gli atti seguiti da questa amministrazione nel rispetto delle norme vigenti e facciamo presente che questo Istituto ha aumentato in due anni del 90% la propria produzione ed incrementare l’organico infermieristico di oltre 90 unità.
Ricordo a tutti che tale ritmo di crescita ci ha fatto correre il rischio di superare il mite economico per i contratti a tempo determinato e che, moralmente, ci sentiamo impegnati a non negare nessuna prestazione ai nostri “delicati ” pazienti.
La reale rappresentazione dei fatti è di seguito sinteticamente indicata:
1) L’Istituto Tumori di Bari, avendo necessità di arruolare personale infermieristico, nel rispetto dell’art. 30, co. 2 bis del D.Lgs. n. 165/2001, indice procedura di mobilità:
2) L’Istituto Tumori di Bari, avendo necessità di arruolare personale infermieristico, nel rispetto dell’art. 30, co. 2 bis del D.Lgs. n. 165/2001, indice procedura di mobilità;
3) L’Istituto Tumori di Bari, con nota prot. n. 21078 del 20.11.2015, ha comunicato alla Regione Puglia la propria volontà di aderire alla proposta di utilizzo della graduatoria riservata del concorso unico regionale dell’ASL BA;
4) Per fronteggiare urgenti ed inderogabili esigenze di carattere assistenziale, considerata la dilatazione dei tempi di trasferimento del personale infermieristico da arruolare mediante procedure di mobilità, l’Istituto indice “Avviso Pubblico di pronta disponibilità, per il conferimento di n. 4 incarichi temporanei di Collaboratore Sanitario Infermiere cat. D, livello economico iniziale (prot. n. 10327 del 10.06.2016) ed approva la graduatoria finale di merito con deliberazione n. 378 del 27.06.2016;
5) Vista la DGR n. 895 del 22.06.2016, avente ad oggetto “Trasferimento di funzioni di competenza oncologica e relative Unità Operative dalla ASL di Bari all’IRCCS Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari”, L’Istituto Tumori di Bari, con deliberazione n. 492 del 29.08.2017, nelle more dell’espletamento del concorso unico regionale, esaurita la graduatoria approvata con deliberazione n. 378 del 27.06.2016, ha disposto di attivare le procedure di reclutamento di n. 31 unità di personale infermieristico mediante l’applicazione dell’ “Accordo tra le Aziende del Servizio Sanitario Regionale della Puglia per l’utilizzo reciproco di graduatorie”, sottoscritto in data 06042017 utilizzando la graduatoria dell’Avviso on-line pubblico per il conferimento di incarichi a tempo determinato di CPS Infermiere, approvata dalla predetta Azienda con deliberazione n. 1300 del 19.07.2016, in ultimo rettificate con deliberazione n. 996 del 31.05.2017;
6) l’Istituto Tumori di Bari, con deliberazione 790 del 12.10.2018 ha disposto l’assunzione di n. 70 Infermieri, mediante l’utilizzo della graduatoria di merito del concorso pubblico, per titoli ed esami per la copertura di n. 165 posti di C.P.S. – Infermiere, approvata dalla ASL di Bari con deliberazione n. 162 del 23.01.2018, rettificata con deliberazione n. 273 del 05.02.2018, al fine di rendere la dotazione organica funzionale all’ampliamento delle Strutture di degenza previste dalla nuova rete ospedaliera ed all’attuazione della DGR n. 895 del 22.06.2016, con deliberazione n. 733 del 25.09.2018 ha adottato il nuovo piano dei fabbisogni di personale per il triennio 2018-2020, formulato in base al DPCM del 08.05.2018 Dipartimento della Funzione Pubblica, avente ad oggetto “Linee di indirizzo per la predisposizione dei piani dei fabbisogni di personale da parte delle amministrazioni pubbliche”, prevedendo un fabbisogno di personale infermieristico di n. 60 (sessanta) unità per il 2018, n. 39 (trentanove) unità per il 2019 e n. 1 (uno) unità per il 2020.
La procedura si è conclusa con il reclutamento di n. 67 unità infermieristiche, con l’impossibilità di ulteriore utilizzo della suddetta graduatoria approvata dalla ASL di Bari, in quanto consunta.
Alla luce di tutto quanto innanzi, atteso che l’articolo da Voi pubblicato non rappresenta il reale ed effettivo svolgimento degli eventi, determinando difatti un presumibile erroneo convincimento da parte dell’utenza che ne visiona il contenuto, si chiede che la S.V. voglia provvedere, ai sensi dell’art. 8 Legge 47/1948, alla rettifica di quanto riportato nel citato articolo nella collocazione prevista dalla legge e con risalto analogo a quello riservato al brano giornalistico cui la rettifica si riferisce, comunicando Vi che, in difetto, saremo costretti ad intraprendere le iniziative necessarie volte a tutelare la reputazione di questa IRCCS “Giovanni Paolo II”.
Si fa presente che copia di tale richiesta sarà inviata all’Ordine degli Infermieri di Bari ed agli organi di stampa.Nella certezza di aver chiarito la posizione, si porgono Distinti Saluti.
Il Direttore GeneraleDott. Vito Antonio Delfino
 
AI contenuto del diritto di replica precisiamo che:
a) Non si rileva nessun “tono diffamatorio”, direttamente o indirettamente, al titolo o ai contenuti dell’articolo a cui è seguita la precisazione dell’Istituto Oncologico.b) Le motivazioni,“nel merito” che contestano “l’inopportunità” del provvedimento di utilizzo di una graduatoria di pubblico concorso di altra Regione sono ampiamente riportate nell’articolo seguente (Utilizzo graduatoria di pubblico concorso all’Oncologico di Bari: quando l’ignoranza fa coppia con la stupidità) che riformuleremo a breve, con richiesta formale di risposta scritta all’Istituto Oncologico di Bari.c) Siamo perplessi e contrari sia in un’ottica di giustificazione giuridica che professionale nel leggere, a sostegno della legittimità dell’atto adottato che: “… omissis .. l’Infermiere assunto era in servizio presso il nostro Istituto con contratto a tempo determinato, dimostrando ai suoi superiori di essere dotato di buona competenza e di grande attitudine al lavoro”.Tutti gli Infermieri che superano l’esame di abilitazione all’esercizio professionale dispongono delle competenze professionali previste dalla legge.
S.P.
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Francia, nuovo colpo di scena nel caso Vincent Lambert

Stop della Corte d’Appello all’ordine di sospendere l’alimentazione forzata per l’ex infermiere, da dieci anni inchiodato a un letto. Accolto l’ultimo ricorso dei genitori, in contrasto con la moglie.
I principali media francesi hanno aperto ieri una diretta sui loro siti internet. Per tutti lo stesso titolo: Affaire Vincent Lambert. Un live per seguire, minuto per minuto, la fine di Vincent, ex infermiere, amante dei Pink Floyd, figlio di Viviane e Pierre, marito di Rachel, 42 anni, di cui gli ultimi dieci passati steso in un letto. Al suo capezzale si è spaccata la famiglia, e con la famiglia la Francia. Da una parte i genitori, che vogliono che le sonde del cibo e dell’acqua lo mantengano vivo, dall’altra i medici e Rachel, che giudicano il suo stato irreversibile e dicono basta all’accanimento terapeutico.
Ieri mattina i medici dell’unità di cure palliative dell’ospedale di Reims avevano cominciato la sospensione delle cure, togliendo la sonda dell’alimentazione forzata e diminuendo l’idratazione. È quello che prevede il protocollo della Legge Leonetti sul fine vita, con una sedazione continua. Una decisione presa dopo anni di battaglie giudiziarie e un ultimo via libera del Consiglio di Stato e della Corte europea dei diritti umani. Poi, ieri sera, intorno alle 11, l’ennesimo colpo di scena: la Corte d’Appello di Parigi ha detto no e ha ordinato la “ripresa immediata” dei trattamenti, come raccomandato dal Comitato dei diritti delle persone handicappate dell’Onu. «È una vittoria sullo Stato francese», esulta l’avvocato dei genitori Lambert. Il caso si riapre per sei mesi.
FAMIGLIA SPACCATA – I genitori di Vincent hanno sempre detto no, dal 2013, quando i medici avevano deciso che il figlio non sarebbe più tornato: coscienza minima cronica e irreversibile. Da una parte la madre Viviane, cattolica praticante vicina ad ambienti integralisti, il marito Pierre e due dei loro nove figli, Anna e David. Dall’altra parte Rachel con gli altri fratelli e il nipote Francois. Quando Vincent uscì di casa la sera del 29 settembre 2008 per il turno di guardia in ospedale la loro piccola aveva tre mesi. I gendarmi la avvisarono che il marito aveva avuto un incidente, dicendole solo: «Prognosi riservata».
LE OMBRE – Tre mesi dopo, Vincent uscì dal coma, ma era in stato vegetativo. Rachel cominciò allora a battersi. Nel 2009 lo porta al centro di risveglio di Berck, poi a Liegi, al Coma Science Group. Chiede il parere di equipe mediche, tra cui quella del professor Naccache alla Pitié Salpetrière di Parigi. Il verdetto è sempre lo stesso: coscienza minima cronica e irreversibile. Vincent sente il dolore, può seguire con lo sguardo, a volte ride o piange, ma “non c’è accesso possibile alla coscienza”.
Nell’aprile del 2013 i medici di Reims propongono a Rachel di sospendere le cure, che cominciano a diventare “accanimento terapeutico”. Le chiedono se lui si fosse mai espresso sulla questione. Non per scritto, ma lavoravano entrambi in ospedale e lui glielo aveva detto più di una volta: «Meglio morire che inchiodato a un letto». Lei accetta che si stacchi la spina, ma i genitori no. È l’inizio di una guerra nei tribunali e negli ospedali.
Vincent, ragazzo discreto, riservato, diventa “il caso Vincent Lambert”. Si scopre tutto di lui: le foto del volto distorto, ma anche foto che lo ritraggono mentre sembra guardare un quadro che qualcuno gli piazza davanti. Si scopre l’infanzia e l’adolescenza di un ragazzo che a fatica si adatta all’educazione molto cattolica della famiglia e al collegio di religiosi dove lo mandano e dove avrebbe subito un abuso, come viene fuori in tribunale. Nel 2016 Rachel è nominata tutrice legale del marito. I medici confermano ogni volta: «È irreversibile». E ogni volta i genitori si appellano: al Tribunale amministrativo, alla Corte europea dei diritti umani , al presidente della Repubblica.
Ieri, prima che il Tribunale di Parigi ordinasse la ripresa delle cure, il presidente Emmanuel Macron aveva dichiarato su Facebook che non spetta a lui sospendere “una decisione che dipende dall’apprezzamento dei medici ed è conforme alle nostre leggi, una decisione presa dopo un dialogo costante tra i medici e sua moglie”. Rachel aveva parlato in serata: «Vederlo partire è vederlo tornare un uomo libero. Ognuno può avere le sue convinzioni, la libertà di Vincent non impedisce la libertà degli altri. Ora lasciateci in pace». Ma la pace ancora non c’è.
Redazione Nurse Times
Fonte: Il Mattino
 
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Napoli, ancora aggressioni: medico si barrica per non essere pestato

L’associazione Nessuno tocchi Ippocrate denuncia l’ennesimo caso di violenza in una struttura sanitaria, il secondo nel giro di poche ore.
È l’aggressione numero 37 dall’inizio dell’anno, la seconda in poche ore. Un dato che definire allarmante, adesso, è davvero riduttivo. La denuncia arriva dall’associazione Nessuno tocchi Ippocrate. Alla postazione 118 di Scampia i camici bianchi trasportano una paziente con insufficienza respiratoria al Pronto soccorso dell’ospedale “Cardarelli” di Napoli, dove viene assegnato un codice giallo.
“Già una prima violenza – raccontano i medici del 118 – l’abbiamo subita in partenza, quando una persona è voluta, nonostante il nostro rifiuto, salire in ambulanza. Arrivati al pronto soccorso, i parenti hanno cominciato a inveire affinché la paziente entrasse subito. Per calmare le acque abbiamo deciso di portarla in codice rosso, anche se non era affatto in pericolo di vita, ma giusto per tranquillizzare i parenti. A quel punto il figlio si è scagliato contro un medico, tentando di aggredirlo fisicamente e accusandolo di non averlo assegnato subito un codice rosso”. All’arrivo della polizia, l’aggressore sparisce. Il medico, intanto, si rifugia nella saletta del codice rosso.
La situazione è diventata insostenibile. L’ultima aggressione in ordine di tempo era avvenuta sabato a Torre Annunziata, quando un medico dell’Asl di via Fusco era stato colpito al volto con un pugno. È ancora l’associazione Nessuno tocchi Ippocrate a fare da megafono al malessere della categoria delle vittime di aggressioni: “Siamo stanchi, siamo arrivati al limite: schiaffi, pugni, sputi, parolacce, insulti, addirittura colpi di pistola. L’associazione chiede un incontro ufficiale con le maggiori cariche dello Stato al fine di arginare questi fenomeni in vertiginosa crescita. Di certo non siamo una sigla sindacale, ma siamo ‘quelli on the road’, quelli che quotidianamente subiscono questi attacchi! Quelli che ci mettono la faccia e non solo. Chi più di noi potrebbe suggerire le migliori strategie per contrastare questa utenza violenta?”.
E puntuali scattano le proposte: riconoscimento della carica di pubblico ufficiale per tutto il personale sanitario m servizio (medici, infermieri, oss, autisti soccorritori); riapertura dei drappelli di polizia in tutti i pronto soccorso partenopei; stabilizzazione del personale medico precario in forza al 118; procedure di assunzione di nuovi medici, ma soprattutto graduatorie separate per la medicina generale e per il 118; dashcam a bordo dei mezzi di soccorso e dashcam da apporre sulle divise del personale 118; riapertura degli PSAUT, ovvero punti di primo soccorso che smaltirebbero il carico dei nosocomi partenopei (prima presenti a Pianura, presso l’Ascalesi e presso il porto di Napoli); indirizzamento delle telefonate dell’utenza (anche quelle dal cellulare) alla centrale operativa 118 territoriale di competenza; dotare l’organico del 118 di quattro auto mediche che si occuperebbero dei codici di minore gravità; pagamento del ticket su codici bianchi e verdi. “Prendetevi cura di chi si prende cura di voi”, conclude Nessuno tocchi Ippocrate.
Redazione Nurse Times
Fonte: Cronache di Napoli
 
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Stop the Bleed: campagna e formazione per la gestione delle emorragie

Appuntamento fissato per giovedì 23 maggio. Presentazione a cura dell’Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma.
In tutto il mondo maggio è il mese della campagna Stop the Bleed – Ferma l’emorragia, nata nel 2013 negli Stati Uniti e sposata e promossa in Italia dalla Società Italiana di Chirurgia d’Urgenza e Trauma (SICUT). Il suo obiettivo è salvare vite attraverso un’adeguata formazione, insegnando alla popolazione le tecniche di base utili a gestire un’emorragia massiva a soccorrere la vittima in attesa di soccorsi qualificati.
Dall’Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma parte ora la campagna Stop the Bleed Italy. Appuntamento fissato per giovedì 23 maggio, a partire dalle 8:30, presso la Sala Folchi – Antico atrio del Complesso monumentale San Giovanni Addolorata (piazza San Giovanni in Laterano, 76 – Roma), dove sarà celebrata la giornata nazionale della campagna. Oltre alla presentazione ufficiale dell’iniziativa da parte di tutti gli attori impegnati in questo grande progetto, è previsto lo svolgimento di un corso dimostrativo a gruppi di laici, in collaborazione con il personale sanitario delle diverse istituzioni.
Tale corso, organizzato per gruppi, sarà articolato in una parte teorica, seguita da esercitazioni pratiche sulle manovre da eseguire, sotto la guida di qualificati istruttori. Un contributo fondamentale alla riuscita di dell’evento formativo sarà fornito dalla presenza di gruppi delle varie istituzioni e rappresentanze della società civile, del mondo militare e del settore sportivo: scuole e Associazioni Scout, ministero della Salute, Ares 118, Croce Rossa Italiana, Coni, Federazione Italiana Pallacanestro, SS Lazio Rugby 1927, Forze Armate, Polizia di Stato, Vigili del Fuoco, Aisa Lazio Onlus, Associazione “Insieme si può fare”, eccetera.
Tutti insieme per sensibilizzare e formare i cittadini affinché anche in Italia si crei una coscienza collettiva, in modo che chiunque si trovi ad assistere a un evento traumatico possa intervenire con semplici gesti per fermare un’emorragia e salvare una vita. Perché l’unica cosa più tragica di una morte è una morte che poteva essere evitata.
Redazione Nurse Times
ALLEGATO: Programma dell’iniziativa
 
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Ministeri del Lavoro e dell’Economia approvano importanti delibere Enpapi

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa redatto dall’ Ente nazionale di previdenza e assistenza della libera professione infermieristica.
Gli infermieri liberi professionisti iscritti all’Enpapi (Ente nazionale di previdenza e assistenza della libera professione infermieristica) potranno ottenere il 4% a titolo di contribuzione integrativa anche per il lavoro effettuato su incarico delle amministrazioni pubbliche, e non soltanto per i servizi svolti per la clientela privata.
I ministeri del Lavoro e dell’Economia e finanze hanno infatti approvato la delibera dell’Ente che stabilisce l’aumento dell’aliquota nei casi in cui il committente del professionista sia un organismo della pubblica amministrazione, provvedimento adottato traendo spunto dalla pronuncia del Consiglio di Stato (sentenza n. 4062/2018) che riguarda l’applicazione dell’incremento della percentuale del contributo integrativo (dal 2% al 4%) anche alle prestazioni rese dai professionisti a favore delle pubbliche amministrazioni.
Approvato, inoltre, l’aggiornamento, con decorrenza dal 1° gennaio 2019, della tabella dei coefficienti di trasformazione dei montanti contributivi degli iscritti all’Enpapi e la contestuale estensione dei coefficienti di trasformazione per le età 72-80. La procedura di aggiornamento dei coefficienti per età superiori alla legge, secondo i ministeri del Lavoro e dell’Economia e Finanze, produce effetti positivi sulla situazione gestionale dell’Ente. Il commissario straordinario Enpapi, Eugenio D’Amico, esprime «soddisfazione per l’approvazione delle delibere, da cui deriveranno benefici per gli infermieri, attivi e pensionati, iscritti all’Ente».
Redazione Nurse Times
 
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Cistiti e bronchiti, l’Aifa frena su alcuni antibiotici

Una nota diffusa dall’Agenzia italiana del farmaco mette in guardia i consumatori. Riprendiamo un articolo de La Stampa sull’argomento.
Recentemente l’Aifa, attraverso una nota, ha segnalato che gli antibiotici ciprofloxacina, levofloxacina, moxifloxacina, pefloxacina, prulifloxacina, rufloxacina, norfloxacina, lomefloxacina, appartenenti alle famiglie dei chinoloni e dei fluorchinoloni siano prescritti con grande cautela poiché in grado di indurre, oltre alle note reazioni avverse a carico del sistema muscolo-scheletrico e del sistema nervoso, la comparsa di gravi patologie a carico dell’aorta. L’Agenzia italiana del farmaco ha inoltre deciso di ritirare dal commercio i medicinali contenenti cinoxacina, flumechina, acido nalidixico e acido pipemidico, che hanno un meccanismo d’azione simile a quello dei fluorochinoloni.
«La decisione dell’Aifa – spiega Roberto Padrini, ordinario di Farmacologia all’Università degli Studi di Padova – è stata presa in accordo con l’Agenzia europea dei medicinali (Ema) dopo che tre differenti studi epidemiologici, condotti in Canada, Taiwan e Svezia, hanno evidenziato un aumento del rischio di aneurisma e dissezione dell’aorta nei pazienti esposti al trattamento con fluorochinoloni. Il meccanismo alla base di queste reazioni avverse è verosimilmente lo stesso che determina il rischio di rottura dei tendini, e cioè una riduzione del contenuto in collagene del tessuto connettivo, che porta ad un indebolimento della parete dei vasi. La frequenza spontanea di tali patologie è molto bassa  e i fluorochinoloni la aumenterebbero a seconda degli studi del 66-150%».
Aggiunge Padrini: «Queste recenti segnalazioni suggeriscono di non utilizzare questi farmaci per infezioni lievi, che guarirebbero anche senza antibiotici o che possono rispondere ad antibiotici di altro tipo. E neppure in pazienti che abbiano già avuto reazioni avverse da fluorochinoloni, particolarmente in presenza di fattori predisponenti, quali l’età avanzata, l’insufficienza renale o l’uso contemporaneo di corticosteroidi. I pazienti, quindi, devono essere messi a conoscenza di questo rischio e della necessità di rivolgersi immediatamente al medico nel caso in cui compaiano improvvisamente dolori toracici o addominali».
Molti dei principi attivi oggetto di attenzione nella nota Aifa sono stati per decenni, largamente utilizzati per la cura di cistiti e bronchiti. Non è un caso che la nota abbia invitato tutti i medici prescrittori a non avvalersi di tali farmaci per il trattamento di infezioni non gravi o autolimitanti, quali appunto faringite, tonsillite e bronchite acuta, per la prevenzione della diarrea del viaggiatore o delle infezioni ricorrenti delle vie urinarie inferiori, per le infezioni da lievi a moderate incluse la cistite non complicata, l’esacerbazione acuta della bronchite cronica e della broncopneumopatia cronica ostruttiva – BPCO, la rinosinusite batterica acuta e l’otite media acuta, a meno che altri antibiotici comunemente raccomandati per queste infezioni siano ritenuti inappropriati.
«In Italia, purtroppo, si fa un abuso nella prescrizione degli antibiotici e anche di chinoloni e fluorochinoloni, con dati variabili da regione e regione, ma in ogni caso è indispensabile che ogni medico riveda attentamente le proprie abitudini prescrittive», commenta Alessandro Rossi, membro della Società italiana di medicina generale e responsabile dell’area relativa all’antibioticoresistenza. Proprio il medico di medicina generale, è spesso il primo a essere interpellato e a rapportarsi con i pazienti per i malesseri fin qui trattati. «La nota Aifa – prosegue Rossi – richiama ogni prescrittore a valutare con grande attenzione la terapia farmacologica che intende prescrivere. È bene ricordare che di fronte a una cistite acuta non complicata non è necessario ricorrere a un chinolone o un fluorochinolone: basta raccomandare una corretta idratazione e prescrivere antibiotici a base di cotrimossazolo o fosfomicina. Se invece l’infezione è complicata, non è impossibile prescrivere gli antibiotici chinolonici, ma bisogna valutare l’effettiva utilità caso per caso».
Nessun allarmismo quindi, ma solo tanto buon senso. «Lo stesso discorso – conclude lo specialista – è valido anche per le bronchiti. Se non vi sono complicanze di sorta, vi sono antibiotici, diversi dai chinoloni, molto efficaci. Sicuramente una faringite o una tonsillite non deve essere affrontata con chinolone o un fluorochinolone. In caso di complicanze importanti, invece, il loro utilizzo si rende spesso indispensabile. Anche in questo caso l’esperienza del medico è fondamentale per dirimere correttamente il problema».
Redazione Nurse Times
Fonte: www.lastampa.it
 
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Primiero (Trento), guardia medica assente: scatta la denuncia dei carabinieri

Il medico rischia il posto di lavoro per non essersi presentato al lavoro nella notte del 19 marzo.
Interruzione di pubblico servizio. Questo la motivazione con cui i carabinieri hanno denunciato la guardia medica di Primiero (Trento), che nella notte del 19 marzo scorso non si è presentato al lavoro. Quella notte alcuni pazienti erano giunti alla porta dell’ambulatorio per un’emergenza e avevano a lungo suonato il campanello per farsi aprire, senza tuttavia ottenere risposta. Riuscirono comunque ad attirare l’attenzione delle infermiere di turno, che li accolsero in Pronto soccorso.
Accertata l’assenza del sanitario e su direttiva della Centrale operativa di Trentino Emergenza, le stesse infermiere affissero un cartello che invitava l’utenza a rivolgersi all’ambulatorio di San Martino di Castrozza oppure a contattare il 112. E proprio da una chiamata al 112 sono partiti gli approfondimenti dei carabinieri e la conseguente denuncia. Ora la guardia medica rischia di perdere il lavoro.
Redazione Nurse Times
Fonte: www.trentotoday.it
 
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Napoli, muore soffocato dalla pizza: medici sotto accusa per un battibecco

Dramma all’ospedale San Paolo. I famigliari dell’uomo deceduto denunciano  ritardi causati da un litigio tra sanitari del Pronto soccorso e anestesista della Rianimazione.
Un uomo di 54 anni è deceduto sabato scorso per asfissia al Pronto soccorso dell’ospedale San Paolo di Napoli, dove era giunto a causa di un pezzo di pizza e mozzarella finiti nelle prime vie respiratorie. A stabilire le cause della morte sarà però un’indagine dell’autorità giudiziaria, a cui si sovrappone l’inchiesta interna disposta dal commissario straordinario della Asl Napoli 1. I famigliari hanno infatti denunciato ritardi che avrebbero inciso sull’esito negativo dei soccorsi.
Accolto al triage in codice rosso, per via di un’evidente difficoltà respiratoria, il paziente è stato assistito da una dottoressa, che ha eseguito più volte la manovra di Heimlich nella speranza di evitare il soffocamento. Nulla da fare: l’uomo ha perso i sensi. Allora il medico di urgenza, con l’aiuto di un chirurgo di turno in reparto, ha provato a rimuovere il le ostruzioni con una pinza e un laringoscopio, ma anche questa manovra è andata a vuoto. Preso atto dell’impossibilità di agire dall’esterno (pare che il paziente fosse in sovrappeso), i sanitari hanno allertato la Rianimazione, probabilmente pensando di praticare una tracheotomia d’urgenza. Tuttavia, all’arrivo dell’anestesista dopo alcuni minuti, la situazione era già precipitata.
Nella loro denuncia i famigliari fanno espresso riferimento al presunto ritardo dell’anestesista stesso e alla polemica divampata tra lui e i medici del Pronto soccorso in quei momenti concitati. Un battibecco che ha richiesto addirittura l’intervento della polizia e ripreso col telefonino da una persona presente. Il video è stato poi consegnato ai parenti e potrebbe essere acquisito agli atti nel caso che l’inchiesta vada avanti.
Redazione Nurse Times
Fonte: www.positanonews.it
 
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Amoxicillina, lotto ritirato dalle farmacie

L’Aifa ha assunto il provvedimento per una segnalazione riguardante la presenza di polvere nel medicinale.
L’Agenzia italiana del farmaco ha disposto il ritiro dalle farmacie di un lotto (n. HT6111 – AIC 037526011, con scadenza 02-2020) dell’antibiotico Amoxicillina Acido Clavulanico, prodotto dalla Teva e impiegato per la terapia e la cura di varie malattie e patologie, come endocardite e otite.
Il provvedimento si è reso necessario in seguito alla comunicazione da parte della società Sandoz, e alla successiva notifica di allerta rapida pervenuta dall’agenzia dei medicinali tedesca, concernenti segnalazioni dall’Egitto per la presenza di grumi di polvere nel suddetto farmaco. Il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute provvederà agli gli adempimenti necessari per la verifica del ritiro avviato dalla ditta.
Redazione Nurse Times
 
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Sinemet®: aggiornamento sulla disponibilità del medicinale e provvedimenti AIFA

L’Agenzia Italiana del Farmaco, in costante contatto con il Ministero della Salute, continua a monitorare con attenzione la situazione del medicinale Sinemet®. Sulla base delle informazioni fornite da MSD, Titolare delle Autorizzazioni all’Immissione in Commercio (AIC), dovrebbe essere ripristinata a breve la piena reperibilità del prodotto. Attualmente lo stato di carenza non coinvolge le confezioni di Sinemet® di seguito indicate, per le quali tuttavia potrebbe ancora registrarsi  una discontinuità delle forniture alle farmacie.Continua

Dipendenza da gioco

Dipendenza da gioco

Cos’è la dipendenza da gioco

 

Il gioco d’azzardo compulsivo, chiamato anche disturbo del gioco d’azzardo, è l’impulso incontrollabile a mantenere il gioco d’azzardo nonostante il pedaggio che porta sulla tua vita.

Il gioco d’azzardo significa che sei disposto a rischiare qualcosa che apprezzi nella speranza di ottenere qualcosa di valore ancora maggiore.

Il gioco d’azzardo può stimolare il sistema di ricompensa del cervello come droghe o alcol, portando alla dipendenza.

Se hai un problema con il gioco d’azzardo compulsivo, puoi continuamente inseguire scommesse che portano a perdite, nascondere il tuo comportamento, esaurire i risparmi, accumulare debiti o persino ricorrere a furti o frodi per sostenere la tua dipendenza.

Il gioco d’azzardo compulsivo è una condizione grave che può distruggere vite umane.

Anche se il gioco d’azzardo compulsivo può essere difficile, molte persone che lottano con il gioco d’azzardo compulsivo hanno trovato aiuto attraverso il trattamento professionale.

 

Sintomi

 

Segni e sintomi del gioco d’azzardo compulsivo (disturbo del gioco) includono:

 

  • Essere preoccupati del gioco d’azzardo, come pianificare costantemente come ottenere più denaro per il gioco d’azzardo
  • Bisogno di giocare con quantità crescenti di denaro per ottenere lo stesso brivido
  • Cercando di controllare, ridurre o interrompere il gioco d’azzardo, senza successo
  • Sentirsi irrequieti o irritabili quando si tenta di ridurre il gioco d’azzardo
  • Usare il gioco d’azzardo per sfuggire ai problemi o alleviare i sentimenti di impotenza, senso di colpa, ansia o depressione
  • Cercando di recuperare i soldi persi giocando di più (inseguendo le perdite)
  • Mentire con familiari o altri per nascondere l’entità del gioco d’azzardo
  • Jeopardizing o perdere le relazioni importanti, un lavoro, o opportunità di lavoro o di scuola a causa del gioco d’azzardo
  • Ricorrere al furto o alla frode per ottenere denaro per il gioco d’azzardo
  • Chiedere agli altri di tirarti fuori dai guai finanziari perché hai scommesso denaro

A differenza della maggior parte dei giocatori occasionali che si fermano quando perdono o stabiliscono un limite di perdita, le persone con un problema di gioco compulsivo sono costrette a continuare a giocare per recuperare i loro soldi – un modello che diventa sempre più distruttivo nel tempo.

 

Quando vedere un dottore o un professionista della salute mentale

 

I familiari, gli amici o i colleghi hanno espresso preoccupazione per il gioco? Se è così, ascolta le loro preoccupazioni. Poiché la negazione è quasi sempre una caratteristica del comportamento compulsivo o di dipendenza, potrebbe essere difficile per te rendersi conto di avere un problema.

 

Se riconosci il tuo comportamento dall’elenco di segni e sintomi per il gioco compulsivo, cerca un aiuto professionale.

 

Le cause

 

Esattamente ciò che induce qualcuno a giocare compulsivamente non è ben compreso. Come molti problemi, il gioco d’azzardo compulsivo può derivare da una combinazione di fattori biologici, genetici e ambientali.

 

Fattori di rischio

 

Anche se la maggior parte delle persone che giocano a carte o scommesse non sviluppa mai un problema di gioco, alcuni fattori sono più spesso associati al gioco d’azzardo compulsivo:

  • Disturbi mentali Le persone che giocano compulsivamente spesso hanno problemi di abuso di sostanze, disturbi della personalità, depressione o ansia. Il gioco d’azzardo compulsivo può anche essere associato a disturbo bipolare, disturbo ossessivo-compulsivo (OCD) o disturbo da deficit di attenzione / iperattività (ADHD).
  • Età. Il gioco d’azzardo compulsivo è più comune nelle persone giovani e di mezza età. Il gioco d’azzardo durante l’infanzia o l’adolescenza aumenta il rischio di sviluppare il gioco compulsivo. Tuttavia, il gioco d’azzardo compulsivo nella popolazione adulta più anziana può anche essere un problema.
  • Il gioco d’azzardo compulsivo è più comune negli uomini rispetto alle donne. Le donne che giocano in genere iniziano più tardi nella vita e possono diventare dipendenti più rapidamente. Ma i modelli di gioco tra uomini e donne sono diventati sempre più simili.
  • Influenza della famiglia o dell’amico. Se i tuoi familiari o amici hanno un problema con il gioco d’azzardo, le probabilità sono maggiori che lo farai anche tu.
  • Farmaci usati per trattare la malattia di Parkinson e la sindrome delle gambe senza riposo. Farmaci chiamati agonisti della dopamina hanno un raro effetto collaterale che può portare a comportamenti compulsivi, incluso il gioco d’azzardo, in alcune persone.
  • Alcune caratteristiche della personalità Essere altamente competitivi, un maniaco del lavoro, impulsivo, irrequieto o facilmente annoiato può aumentare il rischio di gioco compulsivo.

 

Complicazioni

 

Il gioco d’azzardo compulsivo può avere conseguenze profonde e durature per la tua vita, come ad esempio:

  • Problemi di relazione
  • Problemi finanziari, compresa la bancarotta
  • Problemi legali o reclusione
  • Scarse prestazioni lavorative o perdita di posti di lavoro
  • Scarsa salute generale
  • Suicidio, tentativi di suicidio o pensieri suicidi

 

Prevenzione

 

Sebbene non esista un modo comprovato per prevenire il problema del gioco d’azzardo, possono essere utili programmi educativi rivolti a individui e gruppi a rischio maggiore.

Se si dispone di fattori di rischio per il gioco d’azzardo compulsivo, si consiglia di evitare il gioco d’azzardo in qualsiasi forma, le persone che giocano e luoghi in cui si verifica il gioco d’azzardo.

Ottieni il trattamento al più presto possibile per evitare che il gioco d’azzardo peggiori.

OPI BAT, infermieri On Air 12.0: percorsi assistenziali integrati a pazienti affetti da S.M.A.

Si terrà il prossimo 21  Maggio 2019 il consueto e ampiamente seguito l’appuntamento televisivo dell’Ordine degli Infermieri della Bat (OPI BAT) alla trasmissione televisiva “Casa Serena” condotta da Serena SGUERA, su Teleregione, Canale 14 del DDT
Ospiti in studio in rappresentanza OPI BAT , il dott. Michele CALABRESE e il Collega dott. Michele Giuseppe DORONZO, vincitore del X° premio OPI BAT 2019 con la sua tesi di laurea sperimentale che ah avuto come core la patologia nota come atrofia muscolare spinale.
Il titolo della Tesi è stato “Bambini affetti da SMA: studio comparativo osservazionale tra Italia e Spagna”
Il tema della giornata sarà per l’appunto la S.M.A. (atrofia muscolare spinale).
La S.M.A. è una patologia neuromuscolare caratterizzata dalla progressiva morte dei motoneuroni, le cellule nervose del midollo spinale che impartiscono ai muscoli il comando di movimento.
La Sma colpisce circa 1 neonato ogni 10.000 e costituisce la più comune causa genetica di morte infantile. Ne esistono tre forme, di cui la I è la più grave e interessa circa la metà dei pazienti. In questo caso, i bambini mostrano segni della malattia già alla nascita o nei primi mesi; si tratta di segni gravi e progressivi di insufficienza respiratoria.
I bambini affetti dalla  forma II, detta anche forma intermedia, acquisiscono la capacità di stare seduti ma non di camminare autonomamente. Questi bimbi presentano spesso anche complicanze respiratorie e altri segni, quali la scoliosi, ma nel complesso la forma è molto più stabile.
La  forma III è la meno grave; spesso esordisce dopo i primi anni ed è sempre associata alla capacità di riuscire a camminare, anche se in alcuni casi questa capacità può essere perduta successivamente.
La malattia è causata da un difetto in uno dei due geni – SMN1 e SMN2 – che porta alla produzione di livelli insufficienti di una proteina chiamata SMN, necessaria per la sopravvivenza dei motoneuroni. La modalità di trasmissione è autosomica recessiva: entrambi i genitori sono portatori sani del difetto genetico e hanno il 25% di probabilità di trasmettere la malattia a ciascuno dei figli. Le tre forme sono dovute a mutazioni nello stesso gene.
Il sospetto diagnostico si basa sui segni clinici, molto caratteristici, e spesso sull’elettromiografia, che mostra segni di sofferenza neurogena. La conferma diagnostica si ottiene attraverso l’analisi genetica, senza bisogno di effettuare una biopsia muscolare.
Al momento non esiste una cura risolutiva, ma negli ultimi anni si è ottenuta una migliore conoscenza dei meccanismi alla base della malattia e sono in corso numerosi studi per valutare possibili terapie intervenendo a diversi livelli, sia a livello genetico sia mediante tentativi di preservare la perdita di motoneuroni.
Oggi, per la prima volta, esiste un farmaco in grado di migliorare la sintomatologia e il quadro clinico di questa malattia. Non si tratta di una cura definitiva, ma i risultati ottenuti con questo nuovo farmaco, chiamato Nusinersen, sono senza precedenti. I risultati sono stati confermati da studi clinici su bambini affetti sia da Sma I, la forma più grave della malattia, sia da Sma II.
Prospettive interessanti sono inoltre quelle offerte dalla terapia genica, attualmente in fase di sperimentazione clinica.
 
CALABRESE Michele
 
Fonte:
www.telethon.it
 
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Evento Ecm Bisceglie (BT) “L’assistenza infermieristica dal modello di Florence Nightingale ad oggi”

Evento Ecm Bisceglie (BT) “L’assistenza infermieristica dal modello di Florence Nightingale ad oggi”

Si terrà a Bisceglie il 24 Maggio 2019 presso la Sala Convegni Universo Salute (Opera Don Uva) un Convegno intitolato “ L’ASSISTENZA INFERMIERISTICA DAL MODELLO DI FLORENCE NIGHTINGALE AD OGGI”
Il  Corso dispensa 5 ECM ed è accreditato per 100 partecipanti.
L’evento si svilupperà avendo come core l’evoluzione esponenziale della figura infermieristica negli ultimi anni  con interventi del Presidente OMCEO BAT e Presidente OPI BAT.
L’impatto sociale della Professione Infermieristica e la sua crescita culturale parte da un iter legislativo che dapprima coinvolge gli infermieri in termini giuridici e successivamente anche in termini di arricchimento del piano di offerta formativa: la Professione per poter essere esercitata  deve essere caratterizzata da Titolo Universitario Triennale, Esame Statale abilitante ed iscrizione a relativo Ordine Professionale.
Lo studio delle malattie, della loro diffusione e l’approfondimento metodologico/Epidemiologico in tema furono rappresentati  circa 200 anni fa dalla NIGHTINGALE .
La NIGHTINGALE dimostrò che l’alto tasso di mortalità per malattie tra i soldati (42%) era correlato all’inadeguatezza dell’assistenza.
Nonostante gli ostacoli frapposti dagli ufficiali medici, che non accettavano questa teoria, potendo contare sui fondi ottenuti da donazioni private, con grande determinazione riuscì a dotare il Barrack Hospital di Scutari di efficienti servizi igienico-assistenziali e di idonee infrastrutture.
Il tasso di mortalità scese al 2%. Attraverso il rilievo di queste osservazioni e l’applicazione di modelli matematici, riuscì a dimostrare la fondatezza delle sue teorie, che in breve tempo avrebbero condotto ad una significativa riduzione dei tassi di mortalità e di morbilità anche tra la popolazione civile
Nel panorama sanitario delicato dell’attuale periodo storico riveste importanza anche il ruolo del medico, il quale rappresenta un aspetto fondamentale, sia nel setting del ricovero ospedaliero che in quello ambulatoriale. La comunicazione assistito/medico è utile sia per ricavare importanti informazioni anamnestiche ai fini della diagnosi che  per instaurare una relazione terapeutica ; garantendo così l’aderenza alla cura da parte del paziente, e per rendere edotto sia questo ultimo che i suoi familiari sull’andamento della malattia
Queste nozioni ed altre saranno abbondantemente trattate durante l’incontro del prossimo 24 Maggio.
Di seguito programma del corso

 
CALABRESE Michele
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Incendio a Villa Serena: morti 2 pazienti, salva una terza persona grazie ai sanitari

Pescara, Città Sant’Angelo, sono almeno due le vittime dell’incendio che si è sviluppato nella struttura sanitaria del complesso sanitario Villa Serena
Secondo le prime informazioni dei soccorritori ci sono delle vittime: si tratterebbe, a quanto appreso, di due pazienti psichiatrici. In questi minuti sono ancora in corso i soccorsi, attive due squadre dei vigili del Fuoco.
Il rogo si è sviluppato in una delle strutture che si trovano nel complesso sanitario, distaccata dalla clinica vera e propria, residenza per pazienti psichiatrici di sesso maschile.
Le due vittime sono due pazienti non deambulanti, un 51enne è un 63enne. Avvolti dalle fiamme, sarebbero morti carbonizzati.
Il personale sanitario della struttura è invece riuscito a mettere in salvo una terza persona che era nella stanza.
Non ci sono feriti. Una settantina le persone inizialmente evacuate. L’incendio ha interessato solo una parte dello stabile e non ci sarebbero problemi di agibilità. In questi minuti è in corso la sistemazione dei pazienti che hanno dovuto lasciare le stanze.
Accertamenti sono in corso sulle cause del rogo.
Sul posto anche i Carabinieri della Compagnia di Montesilvano e il sindaco di Città Sant’Angelo.
 
Redazione NurseTimes
 
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Mieloma multiplo smouldering, lenalidomide riduce il rischio di progressione a di malattia [Oncologia-Ematologia]

La monoterapia con l’antitumorale lenalidomide nel mieloma non sintomatico riduce il rischio di progressione verso la malattia sintomatica o il danno d’organo rispetto al mantenimento sotto osservazione, secondo i risultati di uno studio di fase III che saranno a breve presentati al del prossimo congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) 2019, che inizierà a Chicago il 31 maggio.

Giornata internazionale dei trial clinici: per GIMBE più trasparenza tutela la salute e favorisce l’innovazione [Varie]

Le sperimentazioni cliniche, in particolare quelle controllate e randomizzate rappresentano lo standard della ricerca per valutare l’efficacia di farmaci, dispositivi medici ed altri interventi sanitari, oltre che un’insostituibile strumento per il progresso e l’innovazione della medicina e della sanità pubblica. Tuttavia negli ultimi decenni consistenti evidenze hanno dimostrato che le prove di efficacia disponibili in letteratura sono incomplete e distorte per vari fattori che influenzano la trasparenza dei trial clinici.

Carcinoma gastroesofageo: chemioterapia a bassa dose ideale per i pazienti anziani e fragili [Oncologia-Ematologia]

L’impiego di un regime palliativo a dosaggio ridotto a base di oxaliplatino e capecitabina per il trattamento di pazienti anziani e soprattutto fragili con carcinoma gastroesofageo avanzato ha permesso di ottenere una sopravvivenza simile a quella di un regime standard, ma con tassi inferiori di tossicità di alto grado e una migliore qualità di vita. Questi sono i risultati dello studio randomizzato GO2 che verrà presentato al prossimo congresso dell’ASCO di Chicago.

Tabelle farmaci di classe A e H al 15/02/2019

Al fine di consentire la prescrizione per principio attivo disposta dall’articolo 15, comma 11-bis, del decreto legge 6 luglio 2012 n.95, convertito con modificazioni dalla Legge 7 agosto 2012 n. 135, l’Agenzia Italiana del Farmaco rende disponibili per tutti gli Operatori sanitari, le tabelle contenenti l’elenco dei farmaci di fascia A, dispensati dal Servizio sanitario Nazionale, ordinati rispettivamente per principio attivo e per nome commerciale.

Nota Informativa Importante su anticoagulanti Orali ad Azione Direttta (DOAC) (20/05/2019)

Gli anticoagulanti Orali ad Azione Direttta (DOAC): Apixaban (Eliquis), dabigatran etexilato (Pradaxa), edoxaban (Lixiana/Roteas) e rivaroxaban (Xarelto) non sono raccomandati nei pazienti con sindrome antifosfolipidica a causa del possibile aumento del rischio di eventi trombotici ricorrenti.