Venezia, Ipab “Andrea Danielato”: concorso pubblico per operatori socio sanitari

IPAB CENTRO RESIDENZIALE PER ANZIANI “ANDREA DANIELATO”, CAVARZERE (VENEZIA)
In esecuzione del decreto dirigenziale n. 59 del 29.01.2019 è indetto concorso pubblico per soli esami, per la copertura di sei posti di “Operatore socio sanitario”, presso l’IPAB “Andrea Danielato” con sede in Cavarzere (Ve) da assumere con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, con inquadramento nella categoria giuridica B, prima posizione economica del CCNL Funzioni Locali.
Requisiti di ammissione: attestato di qualifica di Operatore socio sanitario conseguito secondo quanto prescritto dalla L.R. n.20/2001 o titolo equipollente.
Termine di presentazione delle domande: entro le ore 12,00 del trentesimo giorno dalla pubblicazione dell’avviso del bando sulla Gazzetta Ufficiale, 4° serie speciale – Concorsi ed esami.
Calendario delle prove: verrà pubblicato sul sito istituzionale dell’ente con almeno 15 gg di preavviso.
DOMANDA DI PARTECIPAZIONE
La domanda di ammissione al concorso, redatta secondo il fac simile allegato al presente bando (modello A), dovrà pervenire tramite una delle seguenti modalità:
a mezzo del servizio postale all’indirizzo Corso Europa n. 46 – 30014 Cavarzere (Ve)
direttamente all’ufficio protocollo dell’ente sito in Corso Europa n. 46 – 30014 Cavarzere (Ve)
invio di un unico file formato “.pdf” tramite l’utilizzo della posta elettronica certificata (PEC) personale all’indirizzo info@pec.ipabdanielato.it
Nella PEC di trasmissione della domanda l’oggetto dovrà chiaramente indicare la selezione alla quale si chiede di partecipare, nonché il nome e cognome del candidato; ad essa dovrà essere allegata la scansione della documentazione richiesta (compresa la scansione di un valido documento di identità). L’invio tramite PEC, come sopra descritto, sostituisce a tutti gli effetti l’invio cartaceo tradizionale. Non sarà ritenuto
valido l’invio da casella elettronica semplice/ordinaria e/o non personale anche se indirizzata alla PEC aziendale.
La domanda di partecipazione al concorso dovrà essere presentata entro le ore 12,00 del trentesimo giorno successivo alla data di pubblicazione del bando sulla Gazzetta Ufficiale.
Le domande inoltrate tramite il servizio postale si considerano prodotte in tempo se spedite a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento entro il termine indicato dal bando; a tal fine fa fede il timbro e la data dell’ufficio postale accettante. Le domande dovranno pervenire comunque entro 10 giorni dalla predetta scadenza indicato dal bando.
Per informazioni e chiarimenti è possibile rivolgersi all’ufficio accoglienza dell’ente o all’ufficio personale telefonando al numero 0426.310982 dal lunedì al sabato dalle ore 9.00 alle ore 12.00.
In attesa della pubblicazione sulla G.U..
 
Redazione NurseTimes
 
Allegato
Bando concorso OSS
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Non soccorse il fidanzato gravemente ferito causandone la morte: Martina Ciontoli ora è diventata infermiera

Non soccorse il fidanzato gravemente ferito causandone la morte: Martina Ciontoli ora è diventata infermiera

Prosegue il processo relativo alla morte di Marco Vannini, giovane deceduto nella vasca da bagno dopo essere stato raggiunto da un colpo di pistola sparato in casa che gli avrebbe attraversato polmone e cuore.
Tra gli accusati, presenti nell’abitazione nel giorno della morte, risulta esserci anche Martina Ciottoli, allora fidanzata di Marco. Il giovane, venne lasciato per ore agonizzante nella vasca da bagno dopo il ferimento senza che nessuno facesse niente.
Anche nelle registrazioni delle telefonate effettuate al 118 era possibile udire le urla in sottofondo del ragazzo, che stava lentamente morendo dissanguato.
Martina, allora studentessa del corso di laurea in infermieristica, non prestò soccorso al fidanzato ne telefonò per richiedere l’invio dell’ambulanza.
Si giustificò davanti al giudice dicendo che suo padre le avrebbe detto che la ferita non fosse grave e che la pistola presente in casa sparasse a salve.
Martina Ciontoli, regolarmente iscritta all’Ordine di Roma dal 2017Secondo la ricostruzione dell’epoca, Marco Vannini si sarebbe trovato in casa della fidanzata intento a farsi un bagno nella vasca, quando entrò Ciontoli per prendere da una scarpiera un’arma. Partì un colpo accidentale che ferì gravemente il ragazzo. Da quel momento, secondo l’accusa, si sarebbe verificato un ritardo “consapevole” nei soccorsi e le condizioni di Vannini si sarebbero aggravate, fino a provocarne la morte.
Nonostante le accuse e le vicende processuali ancora in corso, Martina Ciottoli si laureò con il massimo dei voti, ottenendo perfino la lode.
Non fecero discutere poco le modalità adottate per conseguire il titolo di studio. La studentessa in infermieristica avrebbe più volte utilizzato il dramma della morte del fidanzato per ottenere voti più alti durante gli esami. Molti ricorderanno la frase diventata tristemente famosa nella quale la Ciontoli affermava quanto segue:
“Prof mi metta 28, sono quella a cui è morto il fidanzato”.
 
Incredibilmente, dopo aver concluso il percorso universitario, la propria domanda di iscrizione ad OPI Roma è stata accettata senza alcuna riserva, nonostante l’atto professionale mancato (il soccorso ad un ferito grave) che causò inevitabilmente la morte di una persona.
 
È possibile immaginare che nessun convocazione per chiarire la propria posizione nella vicenda sia mai stata fatta dall’Ordine degli Infermieri di Roma. Ma ora, molti colleghi chiedono una seria presa di posizione in merito a questo caso, auspicandosi di non continuare ad essere accomunati ad una persona che ha avuto un comportamento così immorale e contrario ad ogni etica professionale.
 
Non sono mancati i post relativi alla vicenda sui social network ed i relativi commenti dei professionisti insegnati:
“Io mi vergogno che questo soggetto sia assimilato a me ed alla mia professione”.
Ci auguriamo che OPI Roma voglia analizzare prontamente tale vicenda, intervenendo come forse avrebbe già dovuto fare in passato.
 
Simone Gussoni
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Terapia genica dell’emofilia B, stupisce il farmaco di UniQure che entra in Fase III [oncologia-ematologia]

Il candidato alla terapia genica per l’emofilia B (AMT-061) messo a punto dalla società biotech olandese UniQure ha evidenziato dati positivi provenienti dalla valutazione a 12 settimane di uno studio di fase IIb che sinora ha arruolato tre pazienti. E’ anche stato arruolato il primo paziente nello studio di Fase III denominato Hope-B.

Azienda ULSS 6 Euganea Padova: avviso pubblico per OSS. Al via le domande

Avviso pubblico per l’eventuale assunzione di Operatore Socio Sanitario – Cat. Bs, con rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato
In esecuzione della Deliberazione del Direttore Generale n. 1092 del 06.12.2018 è indetto un avviso pubblico per l’eventuale assunzione di Operatore Socio Sanitario – Cat. BS, con rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato e pieno.
I candidati devono essere in possesso dei requisiti previsti dalle disposizioni in materia e, in particolare, dal D.P.R. n. 220 del 27.03.2001.
Il termine per la presentazione delle domande scade alle ore 24.00 del 15° giorno successivo alla data di pubblicazione del presente estratto di bando di avviso pubblico sul Bollettino Ufficiale della Regione Veneto.
Il Bando è disponibile in allegato.
Per ulteriori informazioni, rivolgersi all’U.O.C. Risorse Umane – Sezione Concorsi – sede di Camposampiero dell’Az. Ulss n. 6 Euganea – tel. 0499324267-85 (dal Lunedì al Venerdì – ore 10.30-13.00).La riserva per i militari volontari di cui agli artt. 1014 e 678 D.Lgs. 66/2010 e succ. mod. è applicata a scorrimento dellagraduatoria degli idonei come previsto dal co.4 art.1014 cit.”.
Si precisa che, in base alle necessità organizzative, l’Amministrazione potrà procedere ad assunzioni a tempo parziale (part time).
AVVERTENZA: PER PARTECIPARE ALL’AVVISO E’ NECESSARIO EFFETTUARE OBBLIGATORIAMENTE L’ISCRIZIONE ONLINE SUL SITO:
aulss6.veneto.iscrizioneconcorsi.it
L’UTILIZZO DI MODALITÀ DIVERSE DI ISCRIZIONE COMPORTERA’ L’ESCLUSIONE DEL CANDIDATO DALL’AVVISO.
La domanda di partecipazione all’avviso dovrà essere, pena esclusione, PRODOTTA ESCLUSIVAMENTE TRAMITE PROCEDURA TELEMATICA, presente nel sito www.aulss6.veneto.it – sezione Concorsi, entro il 15° giorno successivo alla data di pubblicazione per estratto del presente bando nel Bollettino Ufficiale della Regione Veneto.
Pubblicato sul Bur n. 14 del 08 febbraio 2019, scade il 23 febbraio 2019.
 
Allegato
Bando avviso pubblico OSS
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Spese sanitarie, dati visibili online in tempo reale

Lo ha annunciato il Mef. Più semplice la dichiarazione precompilata.
Le spese sanitarie trasmesse al Sistema tessera sanitaria sono da oggi consultabili online per la predisposizione della dichiarazione dei redditi precompilata da parte della Agenzia delle entrate. Come annunciato dal Mef, i servizi telematici sono attivi sul sito web www.sistemats.it per consultare i propri dati di spesa sanitaria relativi agli anni 2017, 2018 e 2019, trasmessi dagli erogatori di prestazioni sanitarie, ma anche per segnalare eventuali incongruenze e per esercitare, se lo si desidera, l’opposizione all’invio di tali dati all’Agenzia delle entrate per la predisposizione della dichiarazione dei redditi precompilata.
Nello specifico, sul sito è possibile consultare i propri dati di spesa sanitaria relativi agli anni 2017-2019, trasmessi dagli erogatori di prestazioni sanitarie. I dati possono essere esportati e si possono visualizzare alcune statistiche: ad esempio, la ripartizione delle spese, sia per tipologia di erogatore che per tipologia di spesa, e la relativa distribuzione mensile. Allo stesso tempo il sito è utile per segnalare eventuali incongruenze: le segnalazioni possono riguardare importi e classificazione della spesa, nonché la titolarità del documento fiscale.
Il Sistema tessera sanitaria provvede a trasmettere telematicamente le segnalazioni al soggetto che ha effettuato l’invio, affinché possa procedere all’eventuale correzione della anomalia. Questa funzionalità è disponibile per i dati relativi all’anno 2019 (fino al 31 gennaio 2020). Inoltre i contribuenti, solo nel mese di febbraio, possono esercitare l’opposizione all’invio dei dati all’Agenzia delle entrate per la predisposizione della dichiarazione dei redditi precompilata. L’accesso al servizio di consultazione è garantito tramite lo SPID (la password unica per i servizi della pubblica amministrazione), la tessera sanitaria e le credenziali Fisconline rilasciate sempre dall’Agenzia delle entrate.
Redazione Nurse Times
Fonte: Il Messaggero
 
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Napoli: è record al Pellegrini. Otto aggressioni al personale in una sola notte

Un nuovo record assolutamente negativo è stato infranto dall’Ospedale vecchio Pellegrini di Napoli. Non si tratta di un caso di malasanità ne di una situazione di degrado strutturale, ma di un record di aggressione in una solo turno di lavoro.

A denunciare quanto accaduto questa notte è stata l’associazione “Nessuno Tocchi Ippocrate”, sempre a difesa del personale sanitario campano.

Sarebbero stati ben otto gli operatori sanitari ad aver subito violenza fisica durante il proprio orario di lavoro. Ad essere malmenati sono stati complessivamente cinque medici e tre infermieri.
Ogni episodio di violenza è giunto per mano di un famigliare di un paziente stanco di attendere in barella per indisponibilità di posti letto. Le lunghe attese ed il discomfort avrebbero fatto perdere le staffe ai “premurosi” famigliari, che avrebbero pensato di farsi giustizia alzando le mani.
I presenti, come un branco, si sono alleati contro medici e infermieri, trascurando come al solito il reale motivo di tale disagio.
La prognosi per i sanitari feriti non è stata in alcun caso superiore ai 3 giorni e nessuno di loro ha abbandonato il proprio posto di lavoro, per non creare ulteriori disagi.
“Un simile comportamento da parte di questi energumeni non è ascrivibile nemmeno nell’animalesco (anche perché si offenderebbero gli animali). Noi non tolleriamo nemmeno più la loro preoccupazione. BASTA CI AVETE ROTTO! CURATEVI DA SOLI SE SIETE CAPACI!” conclude l’associazione Nessuno Tocchi Ippocrate.

Simone Gussoni
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Napoli, il paradosso del Loreto Mare: reparti chiusi e pazienti nei corridoi

È l’effetto prodotto dall’apertura del nuovo Ospedale del Mare.
Terzo piano, reparto di Medicina dell’ospedale Loreto Mare di Napoli. Le stanze sono piene. In corridoio otto barelle, infilate una dietro l’altra, su cui sono stesi pazienti anziani. Si rischia di calpestare un catetere che pende da una delle donne sdraiate. Si può vivere da ammalati così? La situazione grida vendetta dopo dieci passi, il tempo di superare una vetrata e sullo stesso piano un intero reparto vuoto.
«Qui, una volta, c’era l’imbarazzo della scelta», spiega un medico. Ora ci sono stanze chiuse con tanto di lucchetti. Era la Neurochirurgia. «C’erano otto posti letto – dice un’infermiera –. Questo ospedale è in agonia». Un cartello indica l’ambulatorio per l’agopuntura. Li c’era la Neurologia, anche lì otto posti letto. Non ci sono più, altri lucchetti. «Ci stanno mettendo delle cavolate per riempire», si rammarica il medico.
Quattro piani, su e giù tra i reparti di quello che era uno dei presidi di urgenza della città, e alla fine perdi il conto delle tante, troppe stanze chiuse a chiave. Saranno almeno una quindicina in tutto l’ospedale. Posti letto vuoti, mentre le barelle in Medicina non mancano mai. «Sono qui da domenica, per via di problemi al cuore», dice con un filo di voce Davide Esposito, 81 anni, steso su un letto in un ingresso, un posto ricavato tra le porte di due corsie. L’anfratto di un corridoio. Dove i parenti seduti accanto ai malati sbraitano: «Avete fatto l’ecografia? Possibile che per sapere cosa ha mia sorella dobbiamo aspettare la cartella clinica?».
Tra le barelle in corridoio e la vetrata della Neurologia c’è un’altra porta chiusa con un lucchetto. Sembra un’uscita di emergenza, ma dentro ci sono ben quattro posti letto, con tanto di materassi chiusi nel cellophane. La trasformazione del Loreto, il prezzo da pagare sull’altare dell’apertura del nuovo Ospedale del Mare, con tre reparti smantellati (Neurologia, Neurochirurgia, Cardiologia) e personale trasferito da via Marina a Ponticelli, la riconosci dalle insegne. Al posto di intere stanze di Chirurgia e Ortopedia, al primo piano hanno piazzato la Dermatologia. Al posto della Cardiologia, al secondo piano si trova l’Ematologia.
Un declassamento evidenziato soprattutto dai numeri. Vedi il caso dell’Ortopedia, decimata: da 15-18 posti letto a otto. E c’è pure una stanza trasformata in deposito, con reti e macchinari ammassati. Di notte, con il pronto soccorso attivo, niente più ortopedici: uno solo reperibile chiamato, se il paziente è davvero grave, altrimenti ci pensa il chirurgo di turno a immobilizzare l’arto. Se c’è bisogno del ricovero per i traumi, l’ultima spiaggia è il “Cardarelli”.
Ma il punto è che il Loreto non ha più ambulanze parcheggiate: bisogna inviare un fax alla centrale del 118 per trasportare i pazienti. Se arrivi in Pronto soccorso con un problema cardiaco, non essendoci più la Cardiologia, ti stabilizzano prima, ma poi chiamano un’ambulanza per ricoverarti il più delle volte alla clinica Mediterranea, privata e convenzionata. Tradotto: si dismettono reparti pubblici e si chiede l’appoggio alle strutture private, rimborsate comunque dall’Asl.
«Fino a tre mesi fa non arrivavano più pazienti – spiegano in Rianimazione –. I ricoveri erano ridotti, quasi un’indicazione dall’alto. Ora siamo di nuovo coi posti letto pieni e le barelle. Si sono accorti che non si può fare a meno del Loreto». Il Pronto soccorso fa comunque un centinaio di accessi, nonostante l’apertura dell’Ospedale del Mare. Solo che gli infermieri per turno si sono ridotti da otto a cinque. È la grande diaspora dal Loreto a Ponticelli, compresi gli otto cardiologi.
Al quarto piano c’è la Ginecologia. «Con un cardiologo solo di mattina e senza più Neurologia, le donne gravide a rischio non possono stare qui», spiega Andreina Anziano della Cisl Medici. Due settimane fa una paziente con crisi epilettiche, dopo aver partorito, è rimasta dieci giorni in attesa di un ricovero in un altro ospedale più attrezzato. Ci sono volute le manieri forti dei parenti per procurarlo.
«Qui siamo in un limbo – continua Anziano –. L’Ospedale del Mare dovrebbe riavere un polo materno infantile. De Luca non lo voleva, il ministro glielo ha imposto e il governatore ha pensato di farlo così grande che quello già pronto a Ponticelli non basta, e aspetteremo dieci anni per costruirlo». Intanto un’intera stanza con quattro letti della Ginecologia è prestata alla Chirurgia per tutte le donne che lì non trovano posto. Letti tolti alle puerpere, magari per un calcolo alla colecisti da operare. D’altronde in Chirurgia hanno fatto lievitare i posti letto: stanze da due trasformate in tre posti, infilando una barella al centro. L’ennesima.
Redazione Nurse Times
Fonte: Repubblica
 
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Brindisi, l’Asl rassicura gli infermieri precari: evitato il sit-in Nursind

L’Azienda promette di prolungare fino a un totale di 12 mesi i contratti di chi non ha completato l’anno di servizio. Ma permane lo stato di agitazione.
L’incontro di ieri tra una delegazione sindacale del Nursind e i vertici dell’Asl Brindisi ha evitato il sit-in degli infermieri previsto per questa mattina davanti ai cancelli della sede della direzione generale dell’Azienda. Lo ha reso noto Carmelo Villani, segretario provinciale del sindacato infermieristico, che però ha confermato il perdurare dello stato di agitazione della categoria.
«Le rassicurazioni ricevute dal direttore generale dell’Asl, Giuseppe Pasqualone – afferma –, hanno permesso di cancellare la manifestazione di protesta. Se alle parole seguiranno i fatti, l’emergenza contingente potrà essere superata, sebbene rimangano sul campo i problemi atavici che da tempo denunciamo. Per questo motivo lo stato di agitazione degli infermieri proseguirà finché non saranno assunte decisioni che puntino a superare le difficoltà di cui la nostra categoria soffre, non solo all’ospedale “Antonio Perrino”, ma in tutte le strutture aziendali».
Il segretario del Nursind aveva indetto il sit-in di protesta a causa della mancata proroga dei contratti degli infermieri che fino al 31 dicembre hanno lavorato per l’Asl. Mancata proroga che, secondo il sindacato, avrebbe provocato una carenza di personale in alcuni dei reparti nevralgici degli ospedali e il blocco operatorio del “Perrino”.
Prosegue Villani: «Conosciamo bene gli stringenti vincoli di bilancio a cui è sottoposto l’intero comparto della sanità regionale e, a questo proposito, sappiamo che poco si può fare. I vertici Asl, però, ci hanno garantito che produrranno il massimo sforzo per prolungare i contratti di quegli infermieri che non hanno completato per intero l’anno di servizio, fino a totalizzare 12 mesi di lavoro. Questa misura contribuirà temporaneamente a sopperire alle carenze di personale infermieristico, che però non saranno risolte organicamente».
Il problema, quindi, è solo posticipato, ma al momento questa manovra pare sufficiente a evitare blocchi e proteste. I motivi che avevano portato il Nursind a minacciare le barricate risalgono al mese di ottobre, in fase di programmazione regionale dei fabbisogni delle aziende sanitarie pugliesi. “Chiediamo alla Regione – si legge in una nota stampa rilasciata dal sindacato prima della revoca del sit-in – una seria programmazione del fabbisogno del personale infermieristico. Lo avevamo preannunciato a ottobre, quando fu presentato dall’Asl il Piano triennale del fabbisogno. Lo abbiamo ribadito pochi giorni fa, alla scadenza dei contratti a tempo determinato”.
In quell’occasione l’Asl avrebbe comunicato di non poter coprire le carenze, essendo posti vacanti e non sostituzioni, come messo nero su bianco nel verbale della riunione delle delegazioni trattanti del 21 novembre. Per aggirare l’ostacolo, quindi, si dovrebbe ricorrere al prolungamento dei contratti di quegli infermieri che non hanno completato per intero l’anno di servizio presso le strutture aziendali.
Altro problema sollevato dal Nursind è il demansionamento a cui sono sottoposti gli infermieri, costretti a svolgere compiti non previsti dal contratto per sopperire alla carenza di operatori sociosanitari, che ora saranno assunti con il concorsone regionale bandito qualche tempo fa. Il rischio paventato dal sindacato è che, con l’ingresso degli oss, si possa pensare di fare a meno di qualche infermiere, cosa che viene stigmatizzata in anticipo. «Si sappia e si ricordi, a scanso di equivoci, che abbiamo denunciato più volte, dal 2015, il demansionamento infermieristico, ma gli operatori sociosanitari non possono sostituire gli infermieri», conclude Villani.
Redazione Nurse Times
Fonte: Quotidiano di Puglia
 
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Como, sovraffollamento al Sant’Anna: scatta l’incentivo economico per medici e infermieri

Numero record di accessi anche a Cantù per via del picco influenzale: bloccati i ricoveri programmati.
Anche ieri, all’ospedale Sant’Antonio Abate di Cantù, è andato in scena il blocco dei ricoveri programmati, che sono stati quindi spostati (i pazienti saranno ricontattati). Colpa del picco influenzale, un emergenza tale da indurre l’apposito Osservatorio a utilizzare questa misura – non è la prima volta – per via dei troppi accessi al Pronto soccorso.
Restando in zona, il problema del sovraffollamento assilla anche l’ospedale Sant’Anna di Como, dove un accordo con leorganizzazioni sindacali prevede però un incentivo economico per tutti i medici e gli infermieri che si prestano a dare una mano. Tale accordo riguarda 150 lavoratori (124 infermieri e 26 oss-ota) delle Degenze mediche 1, 2 e 3 e della Degenza chirurgica 2 per l’assistenza, garantita da turni aggiuntivi, dei pazienti degenti nei posti letto attivati nella struttura per far fronte alla necessità di ricoveri fino al prossimo 9 marzo. L’Asst Lariana ha messo a disposizione incentivi per 20mila euro, riconoscendo pure gli straordinari per i turni aggiuntivi.
Redazione Nurse Times
Fonte: www.ilgiorno.it
 
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San Domenico (Tremiti): l’isola felice… dei medici

Infermieri sottopagati e altri disagi assortiti per 118 e guardia medica. C’è un’interrogazione al governatore Emiliano.
Il vicepresidente del Consiglio della Regione Puglia, Giandiego Gatta, ha presentato un’interrogazione al governatore Michele Emiliano per segnalare alcuni problemi riguardanti il servizio 118 e la guardia medica dell’isola di San Domenico (Tremiti).
“In base a quanto si apprende dai mezzi di informazione e da parecchie segnalazioni – afferma –, i medici in servizio percepirebbero uno stipendio triplicato, quasi 15mila euro al mese, perché in servizio in zona ‘disagiatissima’. Gli infermieri e gli altri operatori del 118, invece, non godrebbero dello stesso beneficio e a loro sarebbe applicato soltanto lo stipendio tabellare, con spese di trasporto e permanenza alle Isole Tremiti a loro carico”.
Non solo disparità di trattamento tra medici e altro personale sanitario, però: “Pare che ci sia personale avvezzo a stazionare sui letti all’interno dell’ambulatorio medico, anche oltre l’orario di lavoro”. E ancora: “Sull’isola di San Nicola, ai mezzi di soccorso non sarebbe possibile accedere all’area eliportuale, con intuibili, gravi disagi e maggior pericolo per chi avesse bisogno di essere elitrasportato presso un ospedale”. Tutte questioni su cui Gatta chiede a Emiliano di fare luce: “Presentai già un’interrogazione a riguardo nel 2011, senza ricevere mai risposta. Speriamo che questa sia la volta buona”.
Redazione Nurse Times
Fonte: www.ilrestodelgargano.it
 
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Molinette: tumore non permette a donna di respirare, salva grazie all’utilizzo di un “polmone esterno”

Una donna di 72 anni, giunta in gravi condizioni presso il pronto soccorso dell’ospedale Molinette, è stata salvata grazie all’utilizzo del dispositivo Ecmo.
L’ECMO o ExtraCorporeal Membrane Oxygenation è una tecnica di circolazione extracorporea utilizzata in ambito di rianimazione per trattare pazienti con insufficienza cardiaca e/o respiratoria acuta grave potenzialmente reversibile ma refrattaria al trattamento farmacologico e medico convenzionale massimale.
Solamente dopo aver fatto ingresso in ospedale avrebbe scoperto di avere una massa tumorale arrivata a comprimere ormai quasi completamente la base della trachea.  Un minuscolo spazio residuo, di appena un millimetro, le permetteva di respirare a fatica.
L’applicazione di questo pseudo-polmone esterno, direttamente nelle sale del reparto di Anestesia e Rianimazione accanto al pronto soccorso, ha permesso di evitare il peggio.

L’operazione non poteva essere effettuata mediante tradizionale intervento di disostruzione in broncoscopia, perché quel millimetro di spazio respiratorio residuo non avrebbe consentito l’intubazione orotracheale e la ventilazione, mettendola altrimenti a rischio di non sopravvivenza.

I rianimatori Marinella Zanierato ed Andrea Mina dell’Anestesia e Rianimazione del Pronto soccorso diretta dal professor Luca Brazzi hanno provveduto a stabilizzare il quadro clinico per permettere a Matteo Attisani e a Erika Simonato della Cardiochirurgia diretta dal professor Mauro Rinaldi di posizionare l’Ecmo.
Questo primo intervento è risultato fondamentale per poter procedere con la sedazione della donna permettendo così a Marco Bardessono e a Mauro Mangiapia, della Pneumologia del professor Carlo Albera, di liberare completamente le vie aeree in broncoscopia.
Grazie a questo intervento multidisciplinare perfettamente riuscito e all’applicazione di una tecnica non invasiva è stata gestita una situazione di dispnea grave che si protraeva da oltre due ore. La paziente ora sta bene e presto verrà dimessa dall’ospedale. La Città della Salute di Torino è uno dei pochi centri in Italia che dispone dell’ECMO 24 ore su 24 in pronto soccorso.

Simone Gussoni

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Firenze, Nursind: “A Careggi infermieri dirottati da emergenze a interventi ordinari. Così aumenta il rischio clinico”

La denuncia del sindacato: “Dotazioni sotto organico: solo in 15 in servizio dopo le 20 al Deas, stesso contingente del presidio ospedaliero di Empoli. Ma qui arrivano pazienti da tutta Italia”.
“Uso ingiustificato sistematico dello strumento della reperibilità, con aumento del rischio clinico. Oltre a una costante carenza di personale infermieristico in servizio al Deas durante il turno di notte: solo 15 persone, quante quelle di turno in un ospedale di medio livello come quello di Empoli”. La denuncia arriva dal Nursind, sindacato autonomo degli infermieri, in merito al presidio ospedaliero di Careggi (Firenze).
“Da anni chiediamo all’Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi i numeri sulle dotazioni organiche e sull’organizzazione degli interventi chirurgici ordinari – dichiara Paolo Porta (foto), segretario aziendale Nursind –, senza ricevere alcuna risposta. L’Azienda fa un uso scorretto e ingiustificato della reperibilità: la durata degli interventi ordinari sfora sistematicamente l’orario di lavoro, portando all’attivazione degli infermieri reperibili, che vengono così sottratti al servizio di emergenza-urgenza per sopperire all’attività ordinaria e programmabile”.
Aggiunge Filippo Mosti, rappresentante sindacale Nursind, eletto nella Rsu di Careggi: “Un comportamento scorretto, che accresce il rischio clinico: in questo modo l’urgenza rimane scoperta. Il problema delle liste d’attesa non può essere risolto così. Oltre a essere sotto organico, il personale infermieristico soffre di una cattiva gestione: non è comprensibile che un presidio ospedaliero da 300/400 accessi giornalieri in media possa avere lo stesso numero di infermieri in servizio di notte di un ospedale come quello di Empoli. Careggi accoglie pazienti da tutta la regione e da tutta Italia, essendo altamente specializzato”.
Concludono i rappresentanti sindacali: “Il Deas è frutto di investimenti milionari e vuole rappresentare un modello di assistenza innovativo. Eppure il personale è gestito ancora come vent’anni fa, in piena contraddizione con il Contratto nazionale. L’Azienda ospedaliera risponda sulle dotazioni organiche e metta finalmente ordine in una gestione sconsiderata del personale”.
Redazione Nurse Times
 
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Emilia Romagna: esenzione dal ticket per forze dell’Ordine, forze Armate e Vigili del Fuoco

La Giunta dell’Emilia Romagna ha deciso che le forze armate, le forze dell’Ordine e i Vigili del fuoco saranno esenti dal ticket per le prestazioni di Pronto Soccorso erogate a seguito di infortunio in servizio
Di seguito le considerazioni espresse dalla UIL funzione pubblica dell’Emilia Romagna
BENE, trattandosi di un doveroso riconoscimento verso uomini e donne che lavorano per il bene della collettività, mettendo a rischio anche la propria vita, la UIL FPL non può che plaudire e condividere questa scelta.Ci poniamo però un interrogativo.Ma non è altrettanto vero che donne e uomini della Polizia Locale lavorano per il bene della collettività mettendo a rischio anche la propria vita ?Dalle notizie che appaiono la Polizia Locale sembra non essere ricompresa nella scelta operata dalla Giunta Regionale, sicuramente è una dimenticanza e nel corso della trattazione questa dimenticanza verrà auspicabilmente sanata.Rimane però il fatto che troppo spesso ci si dimentica di queste donne e uomini che con abnegazione, ogni giorno, indossano quella divisa troppo spesso ignorata, ma utile quando si devono evidenziare gli ottimi risultati in termini di efficienza politico-istituzionale, come accaduto in occasione del grave incidente sul raccordo autostradale di Bologna nel 2018.Questa volta la Giunta dell’Emilia Romagna riteniamo sia stata molto disattenta, non si è solo dimenticata di una istituzione importante come la Polizia Locale, si è dimenticata di donne e uomini che tutti i giorni dell’anno, ventiquattro ore su ventiquattro, nevichi o ci sia il sole, sono a disposizione della collettività accollandosi tutti i rischi insiti in questo delicato lavoro..Noi, come rappresentanti di quei lavoratori, sottolineiamo con la matita rossa questa dimenticanza, adesso tocca alla Giunta Regionale rimediare.
UIL FPL Emilia Romagna e Bologna
L’articolo Emilia Romagna: esenzione dal ticket per forze dell’Ordine, forze Armate e Vigili del Fuoco scritto da Redazione Nurse Times è online su Nurse Times.

Steroidi a lungo termine e rischio diabete: identificato nuovo potenziale target terapeutico [Diabete]

Gli steroidi rappresentano ancora un’opzione di trattamento fondamentale per svariate patologie, ma il loro impiego a lungo termine comporta un maggior rischio di sviluppare diabete e steatosi epatica. Uno studio su cellule epatiche pubblicato sulla rivista Nature Communications ha identificato il fattore E47 come necessario per la regolazione del glucosio epatico e del metabolismo lipidico e quindi come un nuovo potenziale target della terapia.

“Impara a fare le “punture” con una sola lezione in Parafarmacia”: la replica del Dr. Lonardi

Riceviamo e pubblichiamo la replica del dr. Ubaldo Lonardi al nostro articolo dal titolo “Impara a fare le “punture” con una sola lezione in Parafarmacia. Interviene l’OPI di Padova” (VEDI)
Gentili infermiere e infermieri
Sono il Dr Ubaldo Lonardi, da 38 anni medico di base e medico legale, coautore del corso che la Parafarmacia Conciapelli ospita con successo, a riprova di un bisogno sempre più grande tra la popolazione.
Leggo stupito le vostre frettolose reazioni ad una iniziativa che ha come unico  scopo quello di insegnare come si può eseguire una iniezione intramuscolo e sottocutanea (e non altre modalità) ad una persona che liberamente lo chiedesse avendone bisogno in seguito ad una prescrizione medica. E’ quello che da sempre fanno i vostri colleghi infermieri in Ospedale alle dimissioni di un paziente che deve continuare a casa una cura intramuscolare o sottocutanea, come nel caso della terapia anticoagulante: insegnano a farlo (in molto meno di un’ora!) ad un familiare o a chi si rende disponibile. L’alternativa è chiamare a domicilio un infermiere: ma non tutti hanno i dieci euro che di norma a Padova vengono richiesti.
Leggendo con attenzione la locandina avreste capito che presso la Parafarmacia Conciapelli non si esegue alcuna pratica sanitaria ma solo una libera attività didattica che in un Paese ancora libero ciascuno può fare, tanto più se i docenti hanno i titoli che provano la conoscenza del tema insegnato. Non viene promesso il rilascio di titoli qualificanti (per questo ci vogliono le giuste abilitazioni e accreditamenti).
L’unica domanda che è giusto fare è se l’attività che viene insegnata è vietata dalla legge. Questo è il punto. Sarebbe infatti inopportuno insegnare un’attività che la legge vieta! Tutte le ricerche eseguite prima di partire con tale iniziativa mi hanno confermato che nessuna legge italiana vieta ad una persona di praticare una iniezione sottocutanea e intramuscolare su richiesta consapevole di un privato cittadino, all’interno della sua abilitazione (è la stessa ragione per cui in ospedale si insegna ai familiari la giusta modalità di esecuzione di tale  pratica).
Chiedo pertanto di riflettere un attimo  e smorzare i toni delle vostre reazioni. Nessuna lesa maestà della vostra nobile professione!
Se ci sono criticità vere, supportate dalla legge, sono pronto a discuterle.
Intimidazioni e offese invece non le accetto, soprattutto se coinvolgono una vostra collega.
Dr. Ubaldo Lonardi
L’articolo “Impara a fare le “punture” con una sola lezione in Parafarmacia”: la replica del Dr. Lonardi scritto da Giuseppe Papagni è online su Nurse Times.

Il mio tirocinio in Terapia Intensiva Neonatale “perfino un grande prematuro può avere più forza di chiunque altro”

Riportiamo di seguito l’importante esperienza di Martina, studentessa in infermieristica al 3° anno, che in questo breve racconta ci trasmette tutte le sue emozioni nell’affrontare il tirocinio tecnico pratico nel nuovo reparto
Un travolgente turbinio di sentimenti e sensazioni positive che riflettono i valori delle professioni “d’aiuto” così come è considerata quella infermieristica.
Quattro mesi fa ricevetti la lettera di assegnazione del tirocinio di terzo anno, quel tanto atteso ultimo anno che finalmente era arrivato. Ero ansiosa di leggere i nomi degli ultimi due reparti a cui sarei stata assegnata. Avevo passato settimane a fare ipotesi, ma non sapevo cosa aspettarmi. Era il 15/10/2018 e mi trovavo in viaggio con la mia famiglia quando, dai troppi messaggi nel gruppo dell’Università, capii che il momento tanto atteso era giunto.
Finalmente riuscii ad accedere al portale dedicato ed ecco che quelle ipotesi si concretizzarono: Utin e Pronto Soccorso Ostetrico. Provai delle emozioni indescrivibili, smisi perfino di ascoltare l’audio guida.
Ero felice, non vedevo l’ora, ma allo stesso tempo ero terrorizzata. Quando lessi Utin pensai “E se non fossi stata in grado?! E se non avessi retto a livello emotivo?! Se non mi avessero fatto fare nulla?!”
Forse mi ero lasciata trasportare dai troppi pregiudizi.
Così arrivo il fatidico 29 ottobre, avevo un esame il giorno seguente, ma ero talmente trepidante di iniziare che abbandonai il ripassone pre-esame pur di presentarmi in reparto.
Mi ci volle un po’ prima di capire come si svolgeva il lavoro, quasi una settimana in sub intensiva e poi decisi di lanciarmi verso la Tin vera e propria.
Era il primo reparto pediatrico. Inizialmente ero molto demoralizzata, mi sembrava di aver ricominciato il tirocinio di primo anno, ero impacciata e spaventata. Talmente tanto che ero terrorizzata perfino dal cambio pannolino. Mi sentivo così grande, in senso fisico, temevo di sbagliare e di poter “rompere” quei piccolini.
Ma non mi arresi, ogni giorno continuai ad andare in reparto, ad imparare qualcosa in più, a sbagliare di meno. E qualcosa effettivamente si ruppe, ma dentro di me.
Con tanto impegno e tanta fatica riuscii ad abbattere ogni preconcetto, ogni convinzione e ogni idea sbagliata iniziale.
Capii che perfino un grande prematuro può avere più forza di chiunque altro.
Ricordo il primo bagnetto, e gli occhioni di C. che mi fissavano, 1 chilo e 400 grammi di amore che si adagiavano perfettamente alla lunghezza del mio avambraccio.
Ricordo la prima volta che tenni in braccio una piccolina e la cullai. Era un pomeriggio tranquillo, uno come tanti, ogni bimbo era con i propri genitori per la marsupio terapia, mentre M. G. era sola e non smetteva di piangere.
Presi una copertina e un lenzuolo e me la tenni stretta tra le braccia cercando di farla calmare. Smise subito e restammo cosi per circa mezz’ora, guardandoci e sorridendo, almeno finché non rigurgitò sulla mia divisa.
Ricordo C. e la gioia dei genitori nel riportarla finalmente a casa dopo 4 mesi. Ricordo V. che nonostante un intervento cardiochirurgico e tanti problemi è riuscita a far ricredere tutti e a tornare a casa con i suoi cari. Poi anche F. , che i primi giorni guardavo incredula per quanto fosse piccolo, riusciva a perdersi perfino nel pannolino più piccolo che avessimo. Adesso è un bellissimo bambino cicciottello con le guanciotte e il doppio mento.
L. e le lacrime della mamma che dopo 23 giorni finalmente lo riprende tra le sue braccia.A., il mio bimbo speciale, che nonostante i tanti problemi dati dalla prematurità e non, continua a restare appeso alla vita.
Un grazie va a tutti loro e coloro che non ho nominato ma il cui nome e il cui ricordo resta comunque impresso sul mio cuore.
Il ringraziamento più grande va agli infermieri del reparto, che con pazienza mi hanno accompagnato in questo percorso e hanno contribuito a renderlo speciale.
A quelli che ci si capiva con uno sguardo quando qualcosa stava andando storto, a quelli che ci hanno messo un po’ di tempo prima di fidarsi e a chi ha riposto subito tanta fiducia in me, a quelli che ogni scusa era buona per spiegarmi qualcosa di nuovo, a quelli che da subito mi hanno accolto nella loro famiglia.
Perché l’utin è anche questo: famiglia. Ogni infermiere diventa “zio” e ogni bimbo lo assisti un po’ come fosse figlio tuo.
Pazienza, dedizione, precisione e passione, tutte qualità che un infermiere di tin deve far proprie. Bisogna imparare a fare i conti con sé stessi, con i propri limiti e con le proprie emozioni. In un solo turno puoi passare dall’essere felice all’essere triste anche una decina di volte.
Ma poi pian piano ci si abitua, all’odore di latte che mi portavo dietro anche a casa, al suono dei monitor, al fruscio dei ventilatori meccanici, a muoversi velocemente nelle emergenze, alle gambe che tremano, a cacciare indietro le lacrime e agli sbalzi di umore costanti.
Ma poi arriva un momento in cui qualsiasi abitudine smette di essere tale, un momento in cui si giunge alla fine, e allora rivivi con nostalgia tutto ciò che è passato. E questo momento fu per me l’ultimo giorno, un giorno che avevo cercato di rimandare il più possibile, perché dentro di me non riuscivo ad ammettere che mi sarebbe mancato.
Capii che l’universo mi aveva lanciato un segnale, capii di essere esattamente dove dovevo stare. Capii che quella esperienza, nonostante fosse giunta al termine, aveva dato inizio a qualcosa di molto più grande. Quel giorno andai in sub intensiva per finire come avevo iniziato, ma con più consapevolezza, non solo di ciò che facevo, ma anche di ciò che ero diventata.
 
Martina, studentessa al 3° anno di Infermieristica
L’articolo Il mio tirocinio in Terapia Intensiva Neonatale “perfino un grande prematuro può avere più forza di chiunque altro” scritto da Redazione Nurse Times è online su Nurse Times.

L’ex Vice presidente IPASVI (ora OPI) di Milano demansiona gli infermieri: Replica dell’Aadi

Riceviamo e pubblichiamo la nota di replica di Lauretta Anelli ,Segr. Reg. AADI Milano Lodi MB, all’articolo “L’ex Vice presidente IPASVI (ora OPI) di Milano demansiona gli infermieri. La denuncia di De Martino” (VEDI)
“In merito all’articolo pubblicato su NurseTimes con il titolo “L’ex Vice presidente IPASVI (ora OPI) di Milano demansiona gli infermieri”.
La denuncia di De Martino” la sottoscritta segreteria AADI Milano Lodi MB tirata in ballo ancora una volta dal mio fedelissimo fan Vincenzo De Martino, mi sembra doveroso specificare quanto segue:1) lo stesso Vincenzo De Martino, rappresentate Fials, mi aveva contattato PRIVATAMENTE, nel dicembre 2017, per entrare nella lista opposta a quella uscente nelle elezioni OPI MILANO (quindi nella stessa lista dove lui era presente).Dopo un lungo corteggiamento da parte sua, ho prontamente rifiutato poiché non condivido il modo di lavorare di tale individuo, visto alcuni episodi spiacevoli e indescrivibili con atti di scorrettezza nei confronti della sottoscritta e dell’AADI.2) ho accettato la candidatura con la lista Muttillo, permettendo che il DEMANSIONAMENTO INFERMIERISTICO fosse messo al PRIMO POSTO del programma elettorale e poi attuato concretamente nei 4 anni di mandato in tutte le strutture sanitarie milanesi.Come giustamente è stato detto, ho diffuso un video per spiegare tale punto del programma, ma questo non voleva dire che la problematica fosse già stata risolta con la bacchetta magica.Personalmente, come segretaria AADI, ero già cosciente che sarebbe stata molto dura parlare di demansionamento anche già all’interno della lista, ma ho accettato lo stesso, con la speranza poi di cercare di far comprendere cosa la Legge dice da più di 25 anni e debellando il demansionamento infermieristico costante e strapresente ovunque.Questo perché la problematica del demansionamento è insita nel sistema sanitario italiano già durante la formazione universitaria e, siamo stati indottrinati per decenni, che l’infermiere è sì il responsabile dell’assistenza generale al malato ma che, per la MISSIONE, deve fare tutto (giroletti, igiene, dispensare, fare il barelliere, … in pratica fare l’OSS).3) nei miei vari giri ospedalieri ho visto ovunque gravi carenze di personale OSS o addirittura ASSENZA totale di tale personale, compresa anche la struttura milanese nella quale va fiero di lavorare il Sig. De Martino (piccola premessa: costui lavora in Direzione Sanitaria e quindi ben lontano dalle degenze).
Solo adesso il neo consigliere OPI si accorge del demansionamento nella sua struttura o, tutto, è stato montato su per pubblicità?Buona riflessione e vi aspetto numerosi ai prossimi incontri formativi AADI, anche su questa tematica ancora scottante e non ancora debellata.
Facile per lui parlare così distaccamento del demansionamento visto che ora siede su una poltrona lontano dai pannoloni. Il presidente Adi è ancora infermiere nei servizi assistenziali a contatto con i malati. Troppo facilmente i sindacalisti fanno carriera all’interno degli ospedali occupando poltrone e uffici mentre simulano di essere ancora uno di noi (cit. Di Fresco).
Lauretta AnelliSegr. Reg. AADI Milano Lodi MB (LOMBARDIA)
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Mal di testa e dolore orofacciale secondari, la nuova classificazione internazionale distingue le varie forme [Dolore]

Esistono tante tipologie di mal di testa secondario e dolore orofacciale. Per tale motivo è stata da poco pubblicata su Pain la nuova classificazione internazionale delle malattie, the International Classification of Diseases (ICD-11), che distingue in maniera inequivocabile le forme primarie dalle secondarie e all’interno di queste le varie tipologie a seconda della localizzazione o dell’origine.

Impara a fare le “punture” con una sola lezione in Parafarmacia. Interviene l’OPI di Padova

Impara a fare le “punture” con una sola lezione in Parafarmacia. Interviene l’OPI di Padova

Arriva all’attenzione della nostra Redazione questo volantino che riprende un corso attivato da una parafarmacia nel padovano
Il volantino apparso sul web ha subito suscitato clamore tra gli addetti ai lavori, ma anche tra i cittadini. Imperdonabile il messaggio promozionale lanciato “Impara a fare le “punture” con una sola lezione in Parafarmacia” rivolto ovviamente a tutti i cittadini.
È stato il dott. Di Fresco (AADI) il precursore di questa mentalità oggi diffusa tra tutti i professionisti sanitari. “Vigiliate sulla legalità della professione agendo tempestivamente con la forza della legge!” il messaggio di Di fresco additato da alcuni come “quello dalla denuncia facile”. Ora diventato invece il garante della legalità.

Pronta la reazione dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Padova che ha subito aperto un’istruttoria per la verifica del caso. In una nota ufficiale fanno sapere che “l’infermiera verrà convocata formalmente nei prossimi giorni. Azione legale è stata attivata nei confronti della farmacia. L’infermiera 24 enne è comunque già stata sentita telefonicamente dal Presidente e ha sospeso tutto”.
Ma si può imparare a fare una iniezione intramuscolare con una sola lezione?
La pratica di questa prestazione ovviamente comporta delle responsabilità civili e penali che vanno dall’abuso della professione infermieristica, se a cimentarsi sono “praticoni” che si fingono professionisti della salute.
Vogliamo riportare all’attenzione dei nostri lettori il caso di un’infermiera condannata dal Tribunale della Corte d’Appello per il reato di lesioni colpose aggravate, salvo poi essere assolta dalla sezione penale della Cassazione (VEDI). 
Tutto per una “semplice” iniezione intramuscolare di due fiale di progesterone, da effettuare su una paziente che stazionava in sala travaglio, come da prescrizione del ginecologo in servizio presso la casa di cura dove lavorava.
Non appena effettuata l’iniezione, però, la paziente ha lamentato subito un forte bruciore al quale faceva seguito la perdita della sensibilità degli arti inferiori. Dopo un breve periodo di osservazione presso la clinica, la degente fu trasferita in ospedale e ricoverata presso il reparto di Neurologia; infine, ricoverata presso una struttura riabilitativa, dove ha iniziato una lunga fase di recupero durata otto mesi e che l’ha vista poi in cura presso altri centri specializzati.
Quindi riformuliamo la domanda: si può imparare a fare una iniezione intramuscolare con una sola lezione?
A voi la risposta.
 
Redazione NurseTimes
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Lotta al cancro, l’unione fa la forza

Grazie a una collaborazione multidisciplinare, è stata identificata una molecola che blocca la proliferazione delle cellule neoplastiche.
In un prossimo futuro la lotta al cancro potrebbe arricchirsi di nuovi strumenti terapeutici selettivi efficaci. La collaborazione multidisciplinare tra facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica, Fondazione Policlinico Universitario “Agostino Gemelli” Ireos e Istituto di Chimica del riconoscimento molecolare (Icrm) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) ha portato infatti all’identificazione di una molecola, brevettata, in grado di inibire selettivamente l’attività della proteina-chinasi Nek6, bloccando in tal modo la proliferazione delle cellule neoplastiche.
La scoperta, pubblicata su Scientific Reports (rivista del gruppo Nature), è frutto del lavoro dei ricercatori Marta De Donato, Benedetta Righino, Flavia Filippetli, Alessandra Battaglia, Marco Potrillo e Davide Pirolli, coordinali dal professor Giovanni Scambia (professore ordinario di Clinica ostetrica e ginecologica all’Università Cattolica e direttore scientifico della Fondazione Policlinico Universitario “Gemelli” Ireos), da Daniela Gallo (dirigente sanitario responsabile dell’Unità di Medicina traslazionale per la salute della donna e del bambino del Policlinico Universitario “Gemelli” Ireos) e da Maria Cristina De Rosa (responsabile Icrm, sede secondaria di Roma, del Cnr).
Il tumore dell’ovaio, al nono posto tra le forme tumorali, a fronte di un’incidenza relativamente bassa, rappresenta la principale causa di morte per tumore ginecologico. “Il nostro gruppo di ricerca si è occupato negli ultimi anni del ruolo della proteina Nek6 nel tumore dell’ovaio – spiega Gallo –, dimostrando come elevati livelli di espressione nel tessuto tumorale si correlino con una prognosi sfavorevole e una scarsa risposta al trattamento di prima linea. Risultati simili sono stati ottenuti anche da altri gruppi di ricerca in differenti tumori solidi. Sulla base di tali rilevanze cliniche e in considerazione del ruolo di Nek6 nella progressione del ciclo cellulare e nella crescita ancoraggio-indipendente, abbiamo ipotizzato che tale proteina potesse costituire un target interessante e promettente per nuove terapie antitumorali personalizzate”.
Aggiunge De Rosa: “Grazie all’utilizzo dei più recenti metodi di chimica computazionale, che permettono di testare virtualmente milioni di composti al computer, abbiamo identificato una serie di molecole con putativa attività inibitoria per Nek6”.
Aggiunge De Donato, primo autore della pubblicazione: “I composti così individuati sono stati quindi testati in vitro con differenti tecniche per la conferma dell’attività farmacologica e successivamente valutati su un pannello di linee cellulari rappresentative di differenti tumori solidi (polmone, colon, mammella e ovaio), dimostrando un’interessante attività anche in associazione con farmaci antineoplastici di comune uso clinico, quale il cisplatino”.
Redazione Nurse Times
Fonte: PharmaKronos
 
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Zenzero: è davvero un “superfood”?

Alcune proprietà benefiche sono accertate, ma non valgono in ogni occasione e per tutte le persone allo stesso modo.
Lo si può ormai trovare in qualsiasi pietanza: dalla pasta alla pizza, dai croissant ai biscotti, persino nel cioccolato o nei cocktail alcolici. Lo zenzero è diventato un ingrediente per tutte le occasioni. Non è un caso se quest’anno è stato inserito nel paniere dell’Istat per calcolare la spesa delle famiglie.
Secondo i dati Nielsen, nel 2018 c’è stato un aumento record (73%) degli acquisti rispetto all’anno precedente. Il motivo? Non ha tanto a che fare col gusto della pianta orientale quanto coi suoi effetti benefici sulla salute. Un “superfood”, se vogliamo, cioè un alimento con importanti proprietà farmaceutiche.
Oggi lo zenzero è ritenuto da molti una sorta di panacea. Ma è bene chiarire che non cura ogni malattia. Può solo far sentire meglio in situazioni specifiche. «Allo zenzero si attribuiscono prevalentemente proprietà antiemetiche e antinfiammatorie – spiega Simona Chialastri, biologo nutrizionista dell’Istituto neurotraumatologico italiano e docente all’Università Tor Vergata di Roma –. Con le prime proprietà facciamo riferimento a una riduzione della nausea, ad esempio nei viaggi in auto o in aereo, grazie alla presenza di alcuni componenti che sono in grado di inibire le disfunzioni ritmiche dello stomaco. Queste componenti, di cui sono molto ricche le radici dello zenzero, si chiamano gingeroli».
Lo zenzero è considerato un rimedio utile per contrastare la nausea da gravidanza e da chemioterapia, ma solo sotto stretto consiglio medico. Inoltre è molto utilizzato contro i problemi di digestione e il mal di stomaco in generale: la polvere del rizoma riduce il gonfiore e favorisce la motilità intestinale. «La radice dello zenzero – dice Chialastri – è in grado di aumentare la peristalsi intestinale, e quindi di favorire il transito intestinale».
Allevia anche i sintomi dell’infiammazione, agendo positivamente sulla mucosa dello stomaco. I principi attivi dello zenzero possono, ad esempio, prevenire e attenuare infiammazioni e ulcere legate a farmaci aggressivi nei confronti del tratto digerente. È anche l’ingrediente principe di moltissime diete dimagranti e può aiutare ad abbassare la concentrazione di zuccheri nel sangue. Questo stesso effetto sarebbe alla base pure del presunto beneficio ipocolesterolemizzante, cioè la capacità di ridurre il colesterolo “cattivo”.
«Sono famose anche le proprietà della tisana allo zenzero come rimedio naturale contro tosse, raffreddore e influenza, tipici della stagione invernale», aggiunge la naturopata e floriterapeuta Cristina Settanni. Tuttavia, per poter beneficiare di tutte queste proprietà è bene fare attenzione alle dosi da consumare quotidianamente: lo zenzero non fa bene in ogni occasione e per tutte le persone allo stesso modo. «Nella sindrome del colon irritabile può dare effetti avversi, come diarrea e dolori addominali, proprio perché aumenta la motilità intestinale», avverte Chialastri. In presenza di calcoli biliari, patologie cardiache, disturbi emorragici e diabete, va sempre consultato il medico, così come durante l’allattamento e la gravidanza.
Redazione Nurse Times
Fonte: Il Messaggero
 
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Morbo di Cushing e acromegalia, l’Aifa premia due progetti di nuove cure

Diretti rispettivamente dall’Azienda Ospedaliera di Padova e dall’Università di Messina, gli studi riguardano rari tumori a carico dell’ipofisi.
L’Agenzia italiana del farmaco ha premiato due progetti del gruppo di ricerca coordinato dalla professoressa Carla Scaroni, direttore dell’Unità operativa complessa di Endocrinologia dell’Azienda Ospedaliera di Padova. Classificati tra i primi tre sui dodici finanziati, dopo una selezione operata su oltre 350 proposte, hanno lo scopo di identificare nuove cure per il morbo di Cushing e l’acromegalia, due rari tumori a carico dell’ipofisi (ghiandola posta alla base del cervello), caratterizzati da quadri clinici complessi.
Quanto al primo progetto, Carla Scaroni coordinerà i centri di Endocrinologia universitaria a Torino Molinette, Milano istituto Auxologico Irccs, Ancona e Napoli Federico II. È lei stessa a spiegare: «Ci occuperemo di testare nuovi farmaci per la cura della malattia di Cushing, raro tumore della ghiandola ipofisi che produce ormone Acth in eccesso. La sua iperproduzione causa un innalzamento del livello dell’ormone del surrene, il cortisolo, che è l’equivalente naturale dei cortisonici. Se presente in grande quantità, il cortisolo arreca danni a tutto l’organismo di persone giovani, spesso donne di 20-40 anni, che avranno obesità addominale, fragilità di ossa e pelle, squilibri della pressione arteriosa e del potassio, eccesso di coagulazione (rischio trombotico), problemi psichiatrici anche gravi, diabete mellito, problemi del ciclo, con un maggiore rischio di malattie cardiovascolari (infarto, ictus). Si arriva alla loro diagnosi dopo almeno due o tre anni di insorgenza, perché all’inizio simulano altre malattie molto più comuni, come la sindrome metabolica o la sindrome ovaio-policistico. Il morbo di Cushing è grave e va trattato prima possibile in modo efficace».
Padova è invece soggetto collaborante, assieme alla genetica del Dipartimento di Biologia, nel secondo progetto, diretto dall’Università di Messina. Tale progetto si occupa della ricerca di marcatori che facciano riconoscere i pazienti con acromegalia, i quali potranno meglio rispondere alla cura medica con analoghi della somatostatina. L’acromegalia è un’altra malattia provocata dal tumore dell’ipofisi, che secerne in eccesso GH (growth hormone), l’ormone della crescita. Nell’adulto, però, questo ormone causa anomalo accrescimento di mani e piedi, ingrossamento dei tratti del volto, malattie cardiovascolari, diabete mellito, precoce e severa artrosi, ingrandimento di altri organi, col rischio aumentato di secondi tumori (colon, tiroide, vie urinarie). Attraverso l’individuazione di marcatori specifici, ricercatori dovranno eseguire una diagnosi nei tempi brevi e capire quale sia la cura migliore, a seconda delle caratteristiche che presenta di volta in volta questo tipo di tumore.
Gli studi premiati dall’Aifa sono un esempio di lavoro multidisciplinare, iniziato con esperimenti nel laboratorio di Endocrinologia (dove vari farmaci sono stati testati su modelli di cellule simili a quelle del tumore umano), poi seguiti da uno studio clinico pilota su pochi pazienti (approvato da Aifa anni fa). Il progetto ora premiato prevede l’estensione a un numero molto più ampio di casi e l’utilizzo di più farmaci, anche in combinazione, per aumentare l’efficacia del trattamento, riducendone le dosi e limitando così gli effetti negativi.
Essenziale il ruolo del laboratorio di analisi padovano diretto dal professor Mario Plebani, presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova, che commenta così: «Questo successo è in linea col riconoscimento ottenuto dall’Azienda Ospedaliera di Padova nel campo delle malattie rare. Il complesso padovano, infatti, è risultato al primo posto in Europa per la diagnosi e la cura di tali malattie, grazie anche al coordinamento del Centro regionale delle malattie rare. È la dimostrazione che si vince lavorando in gruppo, come in una orchestra formata da esperti di varie discipline». A Padova esiste un gruppo multidisciplinare di eccellenza dedicato ai problemi dell’ipofisi e coordinato dalla professoressa Scaroni, che nel 2018 è stata nominata nel direttivo europeo dedicato alle malattie rare endocrine.
Redazione Nurse Times
Fonte: www.padovaoggi.it
 
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È italiana la prima mano robotica sensibile al tatto: trapianto eseguito in Svezia

È italiana la prima mano robotica sensibile al tatto: trapianto eseguito in Svezia

La Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa è capofila nel progetto europeo che ha sviluppato l’impianto.
A una donna di 45 anni che vive in Svezia è stata appena sottoposta al primo impianto permanente al mondo di mano robotica dai chirurghi del Sahlgrenska University Hospital di Gothenburg.
Christian CiprianiMano protesica e interfaccia uomo-macchina sono stati realizzati grazie al progetto europeo DeTop, guidato da Christian Cipriani, ricercatore 38enne dell’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, il quale sostiene che siamo di fronte a un cambio di paradigma nell’ambito delle protesi artificiali: «È la prima vera dimostrazione di un innesto bionico nel quale non si distingue più dove finisce il corpo e dove inizia la protesi artificiale. Un traguardo che potrà essere applicato anche agli arti inferiori e che apre nuove frontiere nell’uso degli elettrodi».
Già, perché la grande innovazione di questo intervento è il fatto che si tratta di un impianto permanente osteo-integrato neuromuscolare. In pratica, la protesi si aggancia direttamente all’osso attraverso viti impiantate chirurgicamente. E queste stesse viti consentono la connessione agli elettrodi, che vengono inseriti sia nei muscoli sia nei nervi e che hanno il compito di decodificare i segnali e indurre sensazioni tattili. In questo caso specifico, nelle ossa dell’avambraccio (radio e ulna) della donna sono state impiantate strutture in titanio come ponte fra ossa e terminazioni nervose da un lato e la mano robotica dall’altro.
Grazie a 16 elettrodi inseriti nei muscoli residui è stato possibile stabilire un collegamento diretto tra la protesi e il sistema nervoso. Così la mano robotica può essere controllata in modo più efficace e diventa possibile anche il ripristinare il senso del tatto. Risultato ottenuto anche grazie a Prensilia, spin-off della Scuola Sant’Anna di Pisa nato nel 2009, in cui lavorano cinque ricercatori.
«La difficoltà – sottolinea Cipriani – è riuscire a riprodurre il senso del tatto in modo che sia fisiologicamente appropriato, e quindi individuare i pattern giusti affinché la sensazione sia il più possibile naturale. Con questo feedback sensoriale il paziente è in grado, attraverso la pratica quotidiana, di prendere oggetti delicati come le uova senza romperle».
Per arrivare a controllare con successo movimenti multipli e complessi, però, la donna – alla quale la mano era stata amputata nel 2002 – deve prima seguire un programma di riabilitazione per riacquistare forza nei muscoli dell’avambraccio, indeboliti dopo l’amputazione e, attraverso la realtà virtuale, imparare a controllare la mano robotica.
La tecnica dell’osteointegrazione era già stata sperimentata con successo su un paziente con amputazione transomerale (sopra il gomito), ma non era ancora possibile nelle amputazioni transradiali, dove il fissaggio deve essere effettuato su due piccole ossa invece che su un unico osso di dimensioni più grandi, come nella parte superiore del braccio.
«Questa tecnica è di fatto un’evoluzione di quella sopra il gomito – spiega Cipriani –, ma nell’omero ci sono solo due muscoli (tricipite e bicipite, ndr), attraverso i quali non si può fare un controllo naturale della mano. Il salto dall’omero all’avambraccio offre l’opportunità ai ricercatori di studiare qualcosa che prima non era possibile studiare, ovvero il collegamento tra il cervello e la periferia e in che modo è possibile ripristinarlo».
Per quanto riguarda i costi, variabili ampiamente da Paese a Paese e in base al tipo di pagatore (Servizio sanitario nazionale o assicurazioni), al prezzo della mano robotica (intorno ai 10-15mila euro) va aggiunto quello dell’intervento chiururgico, operazione complessa, che richiede svariate ore. Questo non sarà comunque l’unico impianto previsto: anche in Italia è partita una ricerca finalizzata a reclutare un secondo paziente per un nuovo intervento chirurgico, in programma all’Università Campus Bio-Medico di Roma. Sarà effettuato da team clinici dello stesso Campus e dell’Istituto Ortopedico Rizzoli.
Redazione Nurse Times
Fonte: Il Sole 24 Ore
 
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Bologna, chi paga i danni per gli incidenti dei mezzi di soccorso? Gli infermieri!

Dalla Corte dei conti giungono richieste di risarcimento al personale Ausl che guida le vetture di servizio.
Si allarga il caso dei dipendenti di Ausl Bologna ai quali la Corte dei conti chiede spiegazioni per i danni provocati a bordo delle macchine di servizio, mezzi di soccorso e non solo. Nei giorni scorsi, infatti, è emersa la storia di un’infermiera che nel 2008, alla guida di un’automedica, tamponò un altro veicolo: di recente i giudici contabili l’hanno interpellata per i 650 euro che l’azienda sanitaria dovette risarcire all’epoca.
Per la Cgil di Bologna non si tratta di un episodio isolato. “La Corte dei conti ha intimato a diversi lavoratori e lavoratrici il pagamento di risarcimenti per incidenti avvenuti durante lo svolgimento del turno di lavoro. È assurdo che un lavoratore, magari in azienda da molti anni, e magari impegnato nelle urgenze (dove anche un minuto significa la vita o la morte di un cittadino) sia chiamato a risarcire lo Stato per una presunta mancanza avvenuta durante il servizio”. Così Gaetano Alessi, responsabile di Fp Cgil, ha scritto all’Ausl lo scorso 26 gennaio.
Un altro infermiere che fa parte della Cgil si è visto di recente arrivare una richiesta di risarcimento di ben 3mila euro. E racconta la sua storia: «Era il 2008, lavoravo come infermiere domiciliare. In media guidavo 70-80 chilometri al giorno. Una mattina, in Appennino, dovevo fare molte visite. Ero a bordo di una Panda vecchiotta, feci una curva a gomito e la macchina finì sull’altra carreggiata. Il fanale sinistro della mia auto colpì quello destro dell’altra, che veniva in direzione opposta. Morale: 3mila euro di danni. Dopo un anno mi arrivò una lettera di messa in mora. In sostanza mi dissero che l’incidente era stato segnalato alla Corte dei conti e che un domani qualcuno poteva chiedermi dei soldi. Chiesi spiegazioni all’azienda, che minimizzò: “Nessuno ti chiederà nulla”. Ecco, dopo dieci anni un legale dell’Ausl mi ha chiesto di nuovo di spiegare quell’incidente e venti giorni fa mi è arrivata la lettera della Corte dei conti».
L’Ordine degli infermieri vuole vederci chiaro. E la Cgil ha chiesto all’azienda “quali mezzi hanno la copertura assicurativa Kasko e quali ne sono sprovvisti”. Perché, a quanto pare, l’inghippo sta tutto qui: i mezzi dell’Ausl non avrebbero un tipo di assicurazione che garantisca tutele più ampie, che rimborsi cioè sia i danni agli altri automobilisti sia quelli al veicolo aziendale.
Nell’attesa di capire, il sindacato ha avviato una raccolta di firme online per chiedere all’Ausl di estendere l’assicurazione Kasko a tutti i veicoli aziendali. «Abbiamo anche chiesto – rivela Alessi – che l’attuale parco auto, dove sono presenti molti mezzi aziendali obsoleti, privi dei sistemi di sicurezza, che per una sorta di ironia la stessa azienda spesso spiega nelle scuole durante le formazioni per la prevenzione stradale, venga immediatamente sostituito e incrementato (così da evitare l’annoso problema dell’utilizzo delle auto personali), garantendo totale sicurezza agli operatori e la cittadinanza».
Redazione Nurse Times
Fonte: Repubblica
 
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Vaccini, piovono certificati falsi: genitori deferiti per falso ideologico

Sono quasi cento i casi per i quali i Nas non hanno trovato riscontro documentale presso le Asi.
Quasi cento falsi certificati o autocertificazioni ad attestare vaccinazioni che non sono mai state effettuate sui bambini. Con l’obiettivo di sfuggire all’obbligo scolastico di immunizzazione. I carabinieri dei Nas hanno effettuato, nel settembre 2018, un monitoraggio nazionale in istituti scolastici ed educativi per il riscontro a campione della veridicità di certificazioni e autocertificazioni del regolare adempimento degli obblighi vaccinali dei minori, presentate dai genitori presso le segreterie degli istituti scolastici.
Come illustrato in conferenza stampa a Roma, sono stati effettuati accessi presso 1.493 istituti di tutto il territorio nazionale ed è stata verificata la presenza e la veridicità di oltre 55.750 tra autocertificazioni e certificazioni consegnate dai genitori all’iscrizione dei figli. Nel corso dei riscontri sono stati rilevati 96 episodi di acclarato falso documentale di autocertificazioni attestanti la copertura vaccinale obbligatoria ai sensi della Legge 119/2017, sottoscritte dai genitori, delle quali non è stato trovato riscontro documentale presso le Asi. Di qui il deferimento dei genitori stessi alle locali Procure della Repubblica per il reato di falso ideologico commesso da privato in atto pubblico.
Intanto arrivano nuovi studi sulla benefica correlazione tra vaccini e sport. Spogliatoi, trasferte, ma anche un fisiologico indebolimento del sistema immunitario dopo un forte sforzo fisico: chi fa attività fisica, a livello agonistico o amatoriale, “ha un rischio 2-3 volte superiore di contrarre una malattia infettiva rispetto alla popolazione generale”. Lo ricordano gli esperti del Centro medico Santa’Agostino di Milano.
Redazione Nurse Times
Fonte: Il Tempo
 
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Ausl Bologna, Nursind sui Pronto soccorso: “Occorre gestire le carenze organizzative”

La segretaria territoriale del sindacato: “Serve un vero piano per affrontare il problema del sovraffollamento”.
“Occorre riportare le piante organiche del personale infermieristico dei Pronto soccorso a livelli ottimali. Oggi vi sono carenze significative nei Pronto soccorso dell’Ausl di Bologna e nelle strutture ospedaliere integrate che fanno capo all’Ospedale Maggiore”. È quanto afferma Antonella Rodigliano (foto), segretaria territoriale del Nursind, riscontrando una carenza di personale infermieristico che mette a dura prova le strutture sanitarie, prese d’assalto per i picchi influenzali e dalla popolazione più anziana, che non trova risposte ai bisogni sanitari in altri servizi del sistema sanitario.
Tutte queste circostanze creano spesso situazioni di sovraffollamento con ricadute sulle strutture di Pronto soccorso, gestite dal limitato personale in servizio con un forte carico per gli infermieri deputati all’accettazione. “Nell’espletamento delle funzioni di accettazione gravano sul personale infermieristico addetto alla triage funzioni prettamente amministrative, come quelle di caricare i dati utili all’accettazione, e le attività di valutazione volte alla definizione delle priorità assistenziali attraverso la valutazione della condizione clinica dei pazienti e del loro rischio evolutivo. Come se ciò non bastasse, il personale infermieristico addetto al triage deve anche collaborare con il personale del 118 per liberare in tempi celeri le autoambulanze e, contestualmente, dare conto agli utenti in fila, che esigono giustamente le dovute attenzioni per il loro caso. Tutto ciò richiederebbe personale in quantità adeguata alle attività da svolgere, ma spesso non c’è per carenza degli organici”.
La rappresentante sindacale afferma inoltre che, per quanto riguarda il Pronto soccorso notturno delle sedi di Bazzano e San Giovanni in Persiceto, sono presenti solo due infermieri e un medico, i  quali devono anche farsi carico di tutto il processo clinico-assistenziale. Ecco perché Nursind mette in evidenza che “occorrerebbe un piano vero per la gestione del sovraffollamento, che garantisca più personale sanitario e meno stress da lavoro per gli operatori, affinché possa esserci un percorso più sicuro sia per il paziente che si trova in pronto soccorso sia per tutti gli operatori sanitari”.
Redazione Nurse Times
 
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Napoli, San Giovanni Bosco: via Forlenza, arriva Verdoliva. Nursing Up: “Grande risultato per noi”

Il sindacato degli infermieri: “Nuovo commissario intervenga subito sul caso formiche”.
“Altro che dare la colpa agli infermieri. Per noi è grande il risultato della lunga battaglia contro la malagestione del San Giovanni Bosco di Napoli, al centro dello scandalo dell’infestazione di formiche. Finalmente, nella seduta di ieri, la Giunta regionale della Campania ha preso atto della rinuncia all’incarico di Mario Forlenza, ormai ex direttore generale dell’Asl Napoli 1. Una notizia che aspettavamo da tempo e che accogliamo con soddisfazione, dopo la dura presa di posizione del presidente Antonio De Palma a difesa dei professionisti sanitari, ingiustamente accusati di avere a che fare con il presunto sabotaggio ai danni della struttura, e dopo aver assistito al ridicolo rimpallo di responsabilità da parte della dirigenza sanitaria”. Così recita una nota stampa del sindacato Nursing Up.
“Apprendiamo soddisfatti che la Giunta del governatore Vincenzo De Luca ha finalmente provveduto a rimuovere un manager contro cui ci siamo battuti strenuamente per tutelare il buon nome e la reputazione degli infermieri, che sono professionisti degni di encomio al valor civile, impegnati h24 nelle corsie di un ospedale problematico dal punto di vista ambientale come il San Giovanni Bosco. Invece di vedere premiati i colleghi per la loro abnegazione, ci è toccato vederli messi in mezzo per inadempienze che evidenziano esclusivamente le gravi mancanze nella gestione della struttura sanitaria. Un attacco alla professione infermieristica, già vessata contrattualmente e sottoposta a quotidiane aggressioni”. Così Antonio De Palma, presidente Nursing Up, ha commentato l’avvicendamento delle cariche di vertice dell’Asl Napoli 1.
Conclude il comunicato di Nursing Up: “Al nuovo commissario nominato, Ciro Verdoliva (nella foto con De Luca, ndr), già direttore generale del “Cardarelli”, vanno gli auguri di buon lavoro degli infermieri di Nursing Up, in attesa che intervenga nel più breve tempo possibile sulla vergognosa vicenda dell’infestazione di formiche, ristabilendo così nell’ospedale San Giovanni Bosco il necessario clima di serenità e di leale collaborazione tra personale sanitario e dirigenza. Condizione essenziale, questa, affinché si possa lavorare tutti insieme a vantaggio della collettività, garantendo ai cittadini il diritto alla salute e soprattutto la qualità dei servizi”.
Redazione Nurse Times
 
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TBC polmonare: linezolid, in aggiunta a terapia standard, non aumenta tasso conversione colture espettorato [Pneumo]

L’aggiunta di linezolid (in luogo di etambutolo) al trattamento standard anti-TBC, di durata quindicinale o mensile, non migliora il tasso di conversione delle colture di espettorato rispetto alla sola terapia standard. Questo il responso di uno studio di recente pubblicazione su the Lancet Infectious Disease, anche se i ricercatori hanno ammesso di non poter escludere risultati differenti in presenza di un trattamento con linezolid di maggior durata (2 mesi).

Alessandro Magno vittima di pseudotanatos: venne sepolto vivo in seguito ad infezione da Campylobacter

La morte di Alessandro Magno non sarebbe stata conseguenza ne di un’infezione ne dell’alcolismo. Anche l’ipotesi sostenute dagli storici nel corso dei secoli, relative ad un omicidio, sembrerebbero essere definitivamente smentite.
Una nuova ipotesi attribuirebbe il decesso del sovrano macedone alla sindrome di Guillain–Barré, un disturbo neurologico raro autoimmune che lo lasciò paralizzato per sei giorni, privandolo a poco a poco della capacità di camminare, parlare e infine respirare.
La causa fu un’infezione da Campylobacter pylori, comune a quel tempo e causa frequente della malattia. Il decesso del generale, senza ombra di dubbio uno dei comandanti militari di maggior successo della storia, che aveva costruito un vasto impero che si estendeva dalla Macedonia e dalla Grecia fino in Persia, in Egitto e persino in alcune parti del nord dell’India, potrebbe essere il caso più famoso di pseudotanatos, o falsa diagnosi di morte, mai registrato.
La dichiarazione di morte, effettuata con gli strumenti conoscitivi dell’epoca, fu di fatto erronea. A sostenerlo è una ricerca condotta da Katherine Hall, della Dunedin School of Medicine dell’Università di Otago, pubblicata su The Ancient History Bulletin.
“Volevo stimolare nuovi dibattiti e discussioni e forse riscrivere i libri di storia argomentando che la vera morte di Alessandro fu sei giorni dopo rispetto a quanto si pensasse in precedenza” spiega Hall.
A dimostrazione della tesi il fatto che il corpo non ha mostrato segni di decomposizione per 6 giorni dopo la morte. “Gli antichi greci pensavano che ciò provasse che Alessandro era un dio: questo articolo è il primo a fornire una risposta reale” aggiunge la studiosa.
Le tesi che hanno precedentemente analizzato le cause di morte di Alessandro Magno, avvenuta nel 323 a.C., si sono sempre concentrate sulla febbre e il dolore addominale. La dottoressa Hall crede invece che possa aver contratto una variante di neuropatia assonale motoria acuta della sindrome di Guillain-Barré, che avrebbe prodotto la paralisi ma senza confusione o incoscienza.
L’accertamento della morte è stato ulteriormente complicato dalle difficoltà nel diagnosticare la morte nei tempi antichi, che si basava sulla presenza di respiro piuttosto che sul sentire il polso. Queste difficoltà, insieme al tipo di paralisi e alle richieste di ossigeno ridotte, avrebbero ridotto la visibilità della sua respirazione. Un possibile fallimento dell’autoregolazione della temperatura del suo corpo, e le pupille diventare fisse e dilatate, indicano anche la conservazione del suo corpo non avvenuta a causa di un miracolo, ma perché non era ancora morto.
Simone Gussoni
Fonte: Ansa
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Terapia arteriosa con oxaliplatino efficace sulle metastasi epatiche da carcinoma colon-retto

Le metastasi epatiche (LMCRC) sono conseguenze frequenti nelle persone affette da carcinoma del colon-retto. Nella maggior parte dei casi non sarebbero asportabili chirurgicamente.
Nuove speranze potrebbero giungere dall’oxaliplatino, un agente chemioterapico antineoplastico in grado di interferire con tutte le fasi del ciclo cellulare legandosi al DNA attraverso la formazione di legami crociati tra filamenti complementari. Si tratta di un analogo di terza generazione del platino analogo al cisplatino.
La somministrazione endovenosa rappresenta il gold standard per trattare questa tipologia di tumore. Tuttavia esistono numerosi effetti collaterali a livello renale ed ematico in aggiunta ad una tossicità neurologica.
Inoltre, la terapia arteriosa epatica di infusione di farmaci antitumorali (HAI) modificherebbe profondamente la tipologia di trattamento necessaria per le metastasi. L’approfondimento delle conoscenze relative alla perfusione delle metastasi epatiche ha reso la HAI un’opportunità di grande interesse per il trattamento delle LMCRC.
La revisione effettuata dal team di ricerca barese dell’IRCCS Istituto Tumori Giovanni Paolo II ha voluto puntare i riflettori sull’importante impatto sui pazienti derivante dalla chemioterapia basata sull’oxaliplatino, permettendo di osservarlo da un punto di vista clinico non convenzionale.
La sua efficacia antitumorale per via endovenosa è ormai universalmente riconosciuta, mentre esistono informazioni solo frammentarie relative alla sua applicazione e ai relativi benefici derivanti da un’infusione intra-arteriosa in schemi chemioterapici loco-regionali.
Simone Gussoni
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Opi BAT 6.0 e prevenzione dipendenze patologiche: alcool, droghe e nuove tecnologie. Ruolo infermieristico

Opi BAT 6.0 e prevenzione dipendenze patologiche: alcool, droghe e nuove tecnologie. Ruolo infermieristico

Si è tenuto martedì 5 Febbraio l’appuntamento televisivo su Teleregione, Canale 14 del DDT, dell’Ordine degli Infermieri della BAT
Ospiti della giornata in Rappresentanza dell’Ordine degli Infermieri, il Dott. Michele CALABRESE, ed il Coordinatore Infermieristico del SER-D di Trani (ASL BAT). Il tema dell’incontro è stato incentrato sulle dipendenze patologiche: alcol, droghe e nuove tecnologie.
 L’ultimo report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, 2012) ha stimato la diffusione dell’uso di sostanze illegali tra la popolazione mondiale di età compresa fra i 15 ed i 64 anni.
Il numero di persone che ha fatto uso almeno una volta di una qualche sostanza illegale varia  tra i 153 ed i 300 milioni, pari al 3.6 – 6.6% della popolazione, e tra queste coloro che riportano un uso problematico sono il 12%.
Sempre secondo lo stesso report, le morti correlate all’uso di droga sono  pari al 0.5-1.3 delle morti totali nella popolazione adulta, con numeri che variano da 99.000 a 253.000 a seconda delle area geografiche. Rispetto alla diffusione per tipologia di sostanze, le più utilizzate sono la Cannabis e le anfetamine (a esclusione dell’ecstasy) con una prevalenza che varia tra il 2,6 ed il 5% per la prima, ed il 0,3-1,2% per le seconde. L’uso di oppioidi (composti sintetici o di derivazione naturale che producono effetti simili a quelli della morfina) è del 0.6 – 0.8%, mentre quello di oppiacei (oppio e derivati, come morfina ed eroina) è del 0.3-0.5%. La cocaina ha una diffusione dello 0.3-0.4%, mentre l’escstasy dello 0.2-0.6%.
I disturbi correlati a sostanze fanno riferimento a 10 classi di sostanze differenti: alcool; caffeina; tabacco; cannabis; allucinogeni; feniciclidina e sostanze simili; inalanti; oppiacei; sedativi, ipnotici e ansiolitici; stimolanti.

I problemi nascono quando un comportamento di dipendenza assume modalità patologiche, tanto da compromettere la salute e determinare un disagio fisico e psichico.
La dipendenza patologica può riguardare l’assunzione di sostanze tossiche (tossicodipendenza) oppure l’assunzione di comportamenti dannosi (da gioco d’azzardo, da Internet, da lavoro, dal sesso, ecc.).
Il termine tossicodipendenza, ormai entrato nell’uso comune, spesso associato solo all’uso di sostanze illegali (quali ad esempio eroina, cocaina, ecstasy), sottende invece anche la dipendenza dall’alcool, più comunemente definita alcoolismo, o quella da farmaci.
La dipendenza è caratterizzata dalla tolleranza, ovvero il bisogno di aumentare la dose per avere un effetto, dalla sindrome di astinenza, che compare se non viene assunta la sostanza con disturbi psichici e fisici anche molto gravi, la perdita del controllo e quindi il bisogno di ripetere l’assunzione o il comportamento.
La Dipendenza da sostanze stupefacenti è intesa come quella condizione che si realizza previa assunzione di sostanze sia ritenute illegali che legali (nel nostro sistema giuridico) e che possono produrre uno stato di dipendenza.
La sostanza più nota è l’eroina che causa in breve tempo assuefazione e determina dipendenza fisica e psicologica con effetti negativi a lungo termine sul piano fisico, psichico e comportamentale, nonché sul piano sociale e delle relazioni.
La cocaina determina nell’assuntore, come effetto immediato, una sensazione di euforia e un sentimento di onnipotenza e, nel lungo termine, come per l’eroina, presenta effetti negativi sulle varie aree di vita della persona e genera anch’essa tendenza ad aumentare le dosi e dipendenza.
L’ecstasy, un composto sintetico che assomiglia alle amfetamine, ha come effetto immediato l’allentamento dei freni inibitori dell’individuo e dà artificialmente la sensazione di poter comunicare efficacemente e di stare bene con le persone.  Noti sono anche i cannabinoidi che, a seconda del modo d’uso e delle quantità, determinano effetti sia immediati (sul modo di percepire la realtà, sull’emotività, sulla capacità di attenzione), sia a lungo termine (sul sonno, sull’umore, sui “tempi di reazione”, sulla memoria).
Non per ultima vi è la Dipendenza da alcool. L’alcool fa parte del nostro quotidiano e siamo abituati a considerarlo parte delle nostre abitudini; in realtà anche l’alcool è classificato tra le “droghe”, ovvero quelle sostanze psicoattive in grado di dare dipendenza fisica e psichica.
Nel 2017 Il 65,4 per cento della popolazione di 11 anni e più ha consumato almeno una bevanda alcolica nell’anno. La percentuale dei consumatori giornalieri di bevande alcoliche è pari al 21,4 per cento, in diminuzione rispetto a quanto osservato dieci anni prima (29,3 per cento nel 2007). In aumento la quota di quanti consumano alcol occasionalmente (dal 38,9 per cento del 2007 al 44 per cento del 2017) e quella di coloro che bevono alcolici fuori dai pasti (dal 25,6 per cento del 2007 al 29,2 per cento del 2017).
In questi ultimi anni si è visto un incremento dell’uso soprattutto nei giovani; questo ha comportato un aumento delle possibili situazioni di rischio (vedi ad esempio la guida di veicoli).L’obiettivo è sensibilizzare a desistere dall’assunzione di tali sostanze  ed intervenire come Professionisti della Salute,  ed in regime multiprofessionale, in modo integrato sul piano assistenziale-farmacologico, psicologico e sociale, secondo modalità ambulatoriali o residenziali indirizzando al bisogno verso Comunità Terapeutiche.
Sociale e lavorativo, anche in collaborazione con il Servizio Inserimento Lavorativo (SIL).Il Fumo e quindi la dipendenza da tabacco produce un alto tasso di mortalità e morbilità. Potrebbe essere utile ai fini di attività preventive e curative adottare le seguenti strategie interventistiche:
prevenzione del tabagismo a scuola;
informazione e monitoraggio relativamente all’applicazione della normativa vigente circa il divieto di fumare nei luoghi pubblici (Legge 3/03);
corsi per smettere di fumare;
ambulatorio specialistico per smettere di fumare.
I danni correlati ad uso e/o abuso verranno discussi nella prossima puntata, il 12 Febbraio 2019 canale 14 del DDT alle ore 13.00 in “Casa Serena”
 
CALABRESE Michele
 
Fonte:
www.istat.it
salute.gov.com
www.ulss10.veneto.it
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SIMIT, Presidente Galli al Senato: “Necessario aumentare la copertura vaccinale”. Morbillo sotto osservazione [Varie]

“Le vaccinazioni sono universalmente considerate uno dei principali strumenti di sanità pubblica. Ad esse è dovuto un profondo e radicale cambiamento del quadro di morbilità e mortalità a livello globale ed un eccezionale guadagno di anni di vita rispetto all’era pre-vaccinale”, ha dichiarato il prof. Galli

Pensa positivo, rischierai di meno il diabete [Diabete]

Lo stress e la negatività sono noti fattori di rischio per una serie di conseguenze avverse sullo stato di salute, ma potrebbero giocare un ruolo nella probabilità di sviluppare il diabete di tipo 2, almeno nelle donne in postmenopausa. Sono i risultati di una nuova analisi recentemente pubblicata sulla rivista Menopause.

Emofilia A: in arrivo un nuovo fattore VIII long acting. Congresso EAHAD di Praga [oncologia-ematologia]

Dalle crescenti aspirazioni e prospettive dei pazienti emofilici fino all’evoluzione del fattore VIII in Emofilia A, damoctocog alfa pegol, il fattore VIII ricombinante a lunga emivita di Bayer recentemente approvato dall’Ema. Di questo ed altro si è discusso a Praga durante il simposio “Building on the standard of care: latest innovation in FVIII”, organizzato da Bayer in occasione del Congresso EAHAD.

Asl Lecce, arriva la sentenza del Consiglio di Stato: assunti 220 infermieri

Una querelle che bloccava le assunzioni degli infermieri termina con la sentenza del Consiglio di Stato
Di conseguenza si aprono le porte a 50, in ruolo in altre aziende sanitarie, e a 170 in attesa di un contratto a tempo indeterminato sbloccando le stabilizzazioni.
In pratica si aprono le porte della Asl di Lecce a 50 infermieri, in ruolo presso altre Asl, che rivendicavano il diritto al trasferimento prima delle assunzioni, ma anche per i circa 170 che hanno diritto alla stabilizzazione.
A questi dovrebbero essere aggiunti 180 infermieri che il direttore generale della Asl di Lecce, Ottavio Narracci, aveva chiesto di assumere dalla graduatoria del concorso di Bari.
La sentenza ha chiarito tutto. Per i giudici prima dei concorsi e delle stabilizzazioni bisogna dare priorità alla mobilità.
Determinante è stata la transazione siglata a gennaio scorso tra la Asl di Lecce e 50 infermieri che ha determinato la rinuncia alla causa sia da parte dei ricorrenti che della Asl.
Ora si è pronunciato il Consiglio di Stato chiudendo l’iter giudiziario.
“Viste le dichiarazioni di rinuncia/sopravvenuto difetto di interesse formalizzate dagli originari promotori del giudizio, anche con riguardo agli effetti della sentenza appellata (salvo il capo sulle spese di giudizio), nonché la dichiarazione di sopravvenuta carenza di interesse all’appello, formalizzata dalla Asl appellante, con congiunta richiesta di compensazione delle spese del giudizio di appello; il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (sezione terza), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo dichiara improcedibile e dispone l’annullamento senza rinvio della sentenza appellata, salvo il capo sulle spese di giudizio. Spese del giudizio di appello compensate”.
Il semaforo rosso per gli infermieri precari aventi il diritto alla stabilizzazione lo aveva acceso il Tar di Lecce con la sentenza numero 915/2018 pronunciata sul ricorso di 50 infermieri che chiedevano la mobilità.
La Asl aveva deciso di appellare la sentenza dinanzi al Consiglio di Stato, ma la transazione ha superato – per le parti in causa – la necessità di un pronunciamento dei giudici.
 
Redazione NurseTimes
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La FNOPI audita alla Camera detta le condizioni per superare il numero chiuso

La FNOPI audita alla Camera detta le condizioni per superare il numero chiuso

06/02/2019 – Le condizioni sono per FNOPI: aumento degli investimenti per il potenziamento di infrastrutture e personale didattico; revisione delle attuali politiche sanitarie  per garantire ospedali, reparti e personale in grado di poter accogliere e guidare i tirocinanti, salvaguardando qualità e sicurezza delle cure nei confronti dei pazienti; rilancio degli investimenti nel Servizio sanitario per garantire il superamento dell’attuale livello di spesa per il personale  
Il superamento del numero chiuso è un principio che teoricamente potrebbe andare incontro, oltre alla richiesta delle stesse professioni di ampliare il numero dei laureati, anche alle indicazioni Ocse e Oms secondo cui il numero di infermieri laureati negli ultimi 20 anni è più che quadruplicato, grazie a un migliore iter formativo e a un cambiamento nei requisiti d’ingresso per incentivare l’iscrizione.
Ma perché funzioni ha bisogno di almeno tre condizioni, secondo la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, ascoltata oggi in audizione dalla VII Commissione Cultura della Camera che sta lavorando ai nove progetti legge (n. 334, n. 542, n. 612, n. 812, n. 1162, n. 1301, n. 1342, n. 1349 n. 1414) che riguardano l’abolizione o la modifica del numero chiuso:
aumento degli investimenti per il potenziamento di infrastrutture e personale didattico;
revisione sostanziale delle attuali politiche sanitarie pubbliche per garantire ospedali, reparti e personale in grado di poter accogliere e guidare i tirocinanti, salvaguardando qualità e sicurezza delle cure nei confronti dei pazienti;
rilancio degli investimenti nel Servizio Socio-Sanitario Pubblico per garantire il superamento dell’attuale, estremamente basso e condizionato, livello di spesa per il personale sanitario.
Solo così, come ha spiegato alla Commissione per la Federazione Giancarlo Cicolini, componente del Comitato centrale, tesoriere FNOPI e docente di Scienze infermieristiche all’Università di Chieti-Pescara, all’aumento dei laureati con il superamento del numero chiuso può corrispondere un aumento degli occupati e non il contrario come avviene oggi.
Va garantita quindi coerenza tra le politiche per la formazione e le politiche dell’occupazione del personale per scongiurare l’aumento degli squilibri attualmente presenti.
Se tutto ciò non dovesse avvenire la Federazione è favorevole a una programmazione delle iscrizioni (quindi numero chiuso) per fornire una preparazione di alto livello al maggior numero possibile di giovani, sviluppandone le capacità e dando loro gli strumenti per affrontare al meglio il loro futuro personale e professionale.
Per percorrere da subito la strada dell’abolizione del numero chiuso, servono almeno tre condizioni:
risorse per poter includere gli studenti al primo anno facendo loro svolgere tutte le attività formative previste dal curriculum di studi europeo;
un rigoroso sistema di sbarramento finale;
una dotazione fatta di esami sostenuti più un’altra prova selettiva, che potrebbe essere necessaria.
Ipotesi percorribile potrebbe essere quella di una preselezione già al liceo con un periodo di introduzione alle varie facoltà e un orientamento verso il tipo di studi che si vuole poi intraprendere.
La FNOPI ha illustrato poi alla Commissione anche un altro nodo della formazione infermieristica: gli studenti, anche con il numero chiuso, sono oltre il 40% degli studenti universitari delle Scuole/Facoltà di Medicina, ma i “professori infermieri” sono ancora un numero insufficiente: 4 ordinari, 23 associati e un numero basso di ricercatori per un totale di circa 41 docenti. Solo in 22 università quindi gli studenti possono seguire corsi di insegnamento disciplinare tenuti da docenti inseriti nell’organico dei professori universitari. Un rapporto docente/studenti di circa 1 a 1.350, mentre, ad esempio, per i corsi di laurea in odontoiatria il rapporto è 1 a 6.
La FNOPI quindi chiede una revisione delle docenze anche prima di una possibile revisione del numero chiuso. Revisione anche dal punto di vista del riconoscimento delle attività svolte dagli attuali tutor e docenti a contratto che sono dipendenti dal Ssn, ma svolgono, di fatto, un compito di indirizzo e docenza verso gli studenti in Infermieristica.
Infine, se il numero chiuso dà maggiori sbocchi per l’ingresso nella professione, è necessario incrementare anche il numero di posti per le lauree magistrali, oggi in media di 800 posti l’anno, ma che come emerge dagli ultimi dati elaborati dal consorzio interuniversitario Almalaurea, non bastano a soddisfare la richiesta dei giovani laureati con laurea triennale che vorrebbero proseguire gli studi nel 65,1% dei casi. La richiesta per la laurea magistrale è di almeno 2.014 posti, oltre 1.200 in più di quelli disponibili in media ogni anno. Laurea magistrale che dovrebbe essere orientata a una finalizzazione non solo didattico-manageriale, ma anche clinica.
E poiché anche dopo la laurea magistrale i neolaureati hanno manifestato la volontà di proseguire gli studi (sempre secondo Almalaurea sono il 37,3%), è necessaria secondo FNOPI una “trasformazione strutturale” nell’ organizzazione formativa e del lavoro, prevedendo le specializzazioni infermieristiche che rappresentano anche una risposta ai mutati bisogni assistenziali dei cittadini con la costruzione di percorsi meno flessibili degli attuali per cui un infermiere può essere utilizzato praticamente ovunque e, di conseguenza, infungibili.
IL TESTO DELL’AUDIZIONE
 
Fonte: FNOPI
FILE ALLEGATI
 Audizione Commissione Cultura.pdf (3 MB) 1414.pdf (142 KB) 1349.pdf (157 KB) 1342.pdf (143 KB) 1301.pdf (139 KB) 1162.pdf (140 KB) 812.pdf (160 KB) 612.pdf (145 KB) 542.pdf (148 KB) 334.pdf (138 KB)
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L’Università del Piemonte Orientale inaugura il XXI anno accademico

La cerimonia si svolgerà al Teatro Civico di Vercelli il prossimo 12 febbraio. Ospite d’onore il filosofo Luciano Floridi.
Si avvicina il 12 febbraio, data della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2018-2019 dell’Università del Piemonte Orientale, il 21esimo dalla sua fondazione. L’evento sarà ospitato dal Teatro Civico di Vercelli.
C’è molta attesa per il discorso di apertura di Gian Carlo Avanzi, alla sua prima inaugurazione come rettore dell’Ateneo. Riprendendo alcuni dei punti che già avevano caratterizzato il suo programma elettorale, il rettore delineerà il futuro dell’UPO per i prossimi sei anni, presentando alcuni dei concetti contenuti nel Piano strategico di Ateneo: un forte impulso all’internazionalizzazione, una maggiore interdisciplinarietà sia nella didattica che nella ricerca, l’apertura alle istanze espresse dalla società civile.
Toccherà poi al direttore generale Andrea Turolla illustrare lo stato di salute dell’Ateneo, sia dal punto di vista della performance sia dal punto di vista economico-finanziario. È atteso con grande interesse anche il tradizionale intervento della componente studentesca: quest’anno il compito è stato affidato a Martina Gasdi, studentessa del corso di laurea magistrale in Economia, management e istituzioni del Dipartimento di Giurisprudenza e Scienze politiche, economiche e sociali di Alessandria.
L’ospite d’onore della cerimonia avrà invece il compito di tenere la prolusione ufficiale. Sarà Luciano Floridi (foto), che terrà un intervento su “Il capitale semantico: la sua natura, il suo valore e il suo arricchimento”. Floridi è professore ordinario di Filosofia e etica dell’informazione all’Università di Oxford, dove è anche direttore del Digital Ethics Lab dell’Oxford Internet Institute. È inoltre turing fellow dell’Alan Turing Institute, l’Istituto nazionale britannico per la data science e l’intelligenza artificiale, dove è chairman del Data Ethics Group.
Tra i moltissimi riconoscimenti da lui ricevuti, i due più recenti sono l’IBM Thinker Award 2018 e il premio CRUI 2018 alla Conoscenza. Il suo libro più recente in Italiano, La Quarta Rivoluzione – Come l’infosfera sta trasformando il mondo, è stato tradotto da Cortina ed è vincitore del premio J. Ong Award.
Al termine del suo intervento si aprirà la premiazione dei migliori laureati dell’anno accademico 2016-2017. I vari momenti della cerimonia saranno scanditi dagli interventi musicali del Coro e dell’Orchestra dell’Università del Piemonte Orientale, diretti dal maestro Andrea Mogni.
Daiana Campani
Fonte: Ufficio comunicazione UNIUPO
 
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Bimbi legati nelle culle e ricoperti di escrementi: l’infermiera era andata a bere un caffè

Bimbi legati nelle culle e ricoperti di escrementi: l’infermiera era andata a bere un caffè

Una vicenda alquanto spiacevole è stata denunciata dalla mamma di due gemellini di 5 mesi ricoverati in una struttura ospedaliera di Zagabria.
Ana Trescec, mamma croata 39enne, facendo ritorno in corsia avrebbe ritrovato i propri bimbi legati al lettino con delle strisce di stoffa e con i vestitini ed i pannolini sporchi di feci e urine.
Dopo aver atteso che l’infermiera facesse ritorno in corsia, avrebbe ricevuto un’incredibile giustificazione dalla professionista: “Sono andata a prendere un caffè e avevo pensato di legarli poiché erano agitati”.

Durante il confronto, in risposta alle accuse riguardanti i pannolini stracolmi, l’operatrice avrebbe risposto con la seguente frase: «Non posso sedermi con loro e cambiarli ogni cinque minuti».
I gemelli erano stati ricoverati in ospedale a causa di una forte infezione da rotavirus, che ha causato loro frequenti scariche diarroiche che avrebbero potuto sfociare in gastroenterite.
La responsabile della clinica, Alemka Markotic, si è scusata per la risposta e il comportamento dell’infermiera, rassicurando i famigliari sulla qualità delle cure fornite ai piccoli pazienti.
Il Ministero della Salute croato ha comunque annunciato un’ispezione nell’ospedale dopo che le foto dei gemelli sono apparse sui media locali. Ana, che ha anche una figlia che soffre di grave epilessia, ha scattato le foto ai bambini per dimostrare ciò che aveva visto.
L’infermiera si sarebbe giustificata specificando come i bambini fossero legati in quel modo proprio perché soggetti a frequenti crisi epilettiche.
Simone Gussoni
Fonte
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La responsabilità penale dell’infermiere in psichiatria

Proponiamo un interessante contributo della nostra collaboratrice Antonella Perrucci.
L’infermiere esperto in psichiatria è il professionista sanitario che ha non solo una particolare abilità nell’instaurare una relazione terapeutica con l’assistito, ma possiede anche competenze tecniche e osservazionali rivolte a tutte le attività quotidiane che compie l’assistito.
Assume, inoltre, il ruolo di terapista che sa creare un’atmosfera in cui le attività e i comportamenti sono rivolti verso l’obiettivo terapeutico, che può essere sia la risoluzione dell’evento acuto sia una migliore qualità di vita. Il ruolo di consulente, di educatore e di collaboratore contribuisce a pianificare l’aiuto terapeutico al paziente e alla famiglia. In sostanza, è il promotore della salute mentale dell’assistito presso la famiglia e la collettività.
Spesso i pazienti psichiatrici pongono in essere comportamenti che possono provocare un danno per sé stessi e per gli altri, fino ad arrivare a episodi di suicidio. Questi ultimi, all’interno delle strutture ospedaliere, possono avvenire mediante “precipitazione”, “defenestrazione”, “fuga”.
Non c’è dubbio che la situazione verificatasi in seguito all’entrata in vigore della Legge 180/1978 sia profondamente diversa dalla situazione precedente. In particolare, l’abolizione dell’obbligo di custodia per il personale infermieristico, conseguente a una diversa visione della malattia mentale, ha portato a una diversa prospettazione delle funzioni infermieristiche.
Una significativa pronuncia del Tribunale di Brindisi  ha escluso la responsabilità del personale infermieristico in seguito a episodi di ripetuti suicidi di pazienti ricoverati, in quanto è “ormai al tramonto, a seguito della legge 180, quella visione della malattia mentale che si traduce nell’assistenza al malato, estrinsecantesi fondamentalmente nella vigilanza stretta al medesimo, al fine di impedire che possa arrecare danno a se stesso e agli altri e prevalendo ormai un’assistenza principalmente di tipo terapeutico”.
Il Tribunale di Brindisi prosegue specificando che “l’infermiere non è più un custode dei degenti”. Al vecchio obiettivo della salvaguardia della tutela dell’incolumità fisica dei degenti, si sostituisce l’obiettivo, più ambizioso, del recupero del malato di mente, anche se questo “può comportare qualche rischio sul piano dell’incolumità fisica in primo luogo del malato di mente”.
Cessando l’obbligo di custodia dei degenti da parte degli infermieri, aumenta il rischio che gli stessi degenti possano porre in essere atti che si rivelano dannosi, in primo luogo per sé stessi. Il controllo dei malati ricoverati in psichiatria deve essere più intenso nel momento in cui la “malattia si manifesta nella sua pregnanza” e, quindi, nella fase acuta o comunque nei momenti in cui si manifesta. In questi momenti, non solo il personale infermieristico ma anche quello medico non può trovare scusanti quali il rispetto della libertà e della dignità dell’ammalato.
Bisogna però sottolineare che tra una vigilanza assidua e un’opera di custodia il confine può essere assai incerto. La custodia con mezzi coercitivi, violenti e di contenzione era interdetta o, meglio, resa possibile “solo in casi eccezionali e con il permesso scritto del medico”. Oggi l’unico dato testuale specifico a cui fare riferimento è il profilo professionale, il D.M. 739/1994, nella parte in cui attribuisce all’infermiere la responsabilità dell’assistenza generale infermieristica.
La responsabilità dell’infermiere in determinate situazioni operative
Oggi è l’interesse terapeutico l’unico motivo che impone un trattamento sanitario obbligatorio in regime di degenza. Ed è proprio all’interesse terapeutico che bisogna fare riferimento. Non c’è dubbio che la sorveglianza di un paziente psichiatrico debba essere maggiore quando, in base alla patologia, si possa prevedere un comportamento suicidario o autolesivo. Si impongono i concetti di prevedibilità e prevenibilità dell’evento e l’obbligo conseguente di adottare le relative misure cautelari.
La prevedibilità può essere data solo dalla scienza psichiatrica e, di conseguenza, dalla diagnosi del paziente. Le responsabilità di errata diagnosi ricadono inevitabilmente sui medici, esentando gli infermieri da colpa.
La prevedibilità deve essere invece valutata caso per caso e non può che tenere conto della struttura in cui il paziente è ricoverato e, più specificamente, l’ubicazione del reparto (si privilegiano i reparti a piano terra), la sua dislocazione, la presenza di un sistema di chiusure di porte e finestre, il non avere lasciato al paziente indumenti o utensili atti a favorire il compimento di azioni autolesive o suicidarie, il numero degli infermieri che sono in servizio, ecc.
Laddove il personale infermieristico abbia posto in essere una sorveglianza compatibile con la prevedibilità dell’evento e anche quei controlli e quelle misure cautelari che non solo sono propri in un reparto di psichiatria, ma lo sono ancora di più in presenza di pazienti con tendenze suicidarie, a questo personale non può essere addebitato nulla a titolo di colpa.
59 – “Il trattamento sanitario obbligatorio per malattia mentale può prevedere che le cure vengano prestate in condizioni di degenza ospedaliera solo se esistano alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici […]” (art. 34 legge 23 dicembre 1978, n. 833).
60 – In senso assolutorio, la Corte di Appello di Bologna stabilì che “in caso di suicidio di un degente in un nosocomio psichiatrico non può ravvisarsi colpa professionale grave, e quindi responsabilità penale per omicidio colposo a carico dei medici ed infermieri dell’istituto, ove sia accertato che il fatto è avvenuto al di fuori dell’attendibile prevedibilità, in relazione alle condizioni dell’ambiente e del paziente quali erano note ai medici stessi”, in Repertorio del Foro Italiano, 1977, voce “Omicidio e lesioni colpose”. Nel senso di riconoscimento di responsabilità sempre per omessa sorveglianza, il Tribunale di Larino stabilì che “[…] il comportamento omissivo degli infermieri, riguardato nella luce del nesso di causalità, aveva determinato una situazione di pericolo senza la quale il prodursi dell’evento sarebbe stato impossibile”, Archivio civile, 236, 1974.
Antonella Perrucci
 
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San Marino, operativo l’ambulatorio infermieristico pediatrico: un progetto per sostenere le famiglie

L’iniziativa punta a supportare i genitori durante la crescita dei bambini.
All’interno dell’Ospedale di Stato della Repubblica di San Marino coesistono la Pediatria di base, il reparto ospedaliero, l’ambulatorio Urgenze ad accesso libero e un servizio di reperibilità notturna erogato direttamente dai medici pediatri.
In quest’ambito nasce, a fine 2016, un ambulatorio a gestione infermieristica con il proposito di sostenere e accompagnare le famiglie, fornendo loro informazioni e occasioni di confronto costruttivo. Il progetto è nato principalmente con due finalità: la prima è supportare i genitori nelle fasi di crescita dei loro bambini, in particolare dalla nascita all’anno di vita, con incontri di gruppo strutturati; la seconda è offrire supporto, attraverso colloqui individuali durante la “vita pediatrica” (0-14 anni), a tutti i genitori che ne fanno esplicita richiesta.
Nell’anno 2017 l’equipe infermieristica ha lavorato sulla formazione con aggiornamenti interni in team coi medici pediatri, aggiornamenti esterni e corsi di approfondimento presso l’Ospedale Meyer di Firenze. Al termine del periodo formativo le infermiere coinvolte nel progetto hanno lavorato alla realizzazione del materiale informativo destinato ai genitori, che tratta i principali problemi di salute nella prima infanzia (febbre, raffreddore e lavaggi nasali, tosse, vomito, diarrea e svezzamento).
Dal gennaio 2018 l’ambulatorio infermieristico è operativo nella sua totalità, e nel primo anno di attività, a fronte di 242 nuovi nati nel 2018, i colloqui individuali sono stati in totale 104, di cui 33 riguardanti l’allattamento, 40 lo svezzamento e 31 la puericultura in generale (disturbi del sonno, controlli di crescita, gestione del raffreddore, stipsi, controllo del moncone ombelicale,  gestione del pianto e coliche), mentre le presenze agli incontri di gruppo sono state 297. Le infermiere dell’ambulatorio infermieristico tengono i rapporti con i genitori sia attraverso il contatto telefonico sia attraverso la posta elettronica e, per quello che compete loro, gestiscono le richieste in completa autonomia.
Questa nuova proposta si inserisce in una rete di servizi dedicati alla nascita, in quanto il team infermieristico collabora in rete con altri professionisti sanitari che si occupano della salute dei bambini (ostetriche e pediatri). Il primo contatto con i futuri genitori avviene infatti durante i corsi di accompagnamento al parto, ed è proprio in quell’occasione che l’infermiera presenta la proposta di incontri post-parto al gruppo che accompagnerà fino all’anno di vita dei nascituri. Inoltre il pediatra, in occasione dei bilanci di salute, qualora riscontrasse la necessità di fornire un sostegno alla famiglia o di approfondire alcune tematiche di gestione del bambino o semplicemente di effettuare controlli aggiuntivi dei parametri di crescita, indirizza i genitori a questo nuovo servizio.
L’ambulatorio infermieristico pediatrico ha ottenuto, a inizio 2018, un riconoscimento importante da parte della Sip (Società italiana di pediatria), che ha invitato le infermiere che lo hanno ideato a presentarlo in occasione del Congresso regionale Sip Emilia Romagna “Mi piace… Pediatria: strategie d’insieme tra estinzione ed evoluzione”. Il progetto ha permesso di incrementare le competenze del personale infermieristico in ambito pediatrico e ha certamente favorito la collaborazione e il confronto con il personale medico, nel rispetto e nella valorizzazione reciproca dei ruoli.
Ercolani L., Gasperoni M., Signorotti N. e Zanca V.
 
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Malattie cardiovascolari, in arrivo i nuovi scudi salva-cuore

Inibitori del colesterolo e molecole anti-trombi possono migliorare la qualità della vita.
Superfarmaci che salvano il cuore. Quando le terapie tradizionali non hanno più efficacia, ci sono gli anticorpi monoclonali e anticoagulanti orali. Sono arrivati anche in Italia e sono in grado di ridurre del 10% il rischio di morte per infarto, ictus e coronaropatia.
Le malattie cardiovascolari rappresentano ancora la principale causa di morte nel nostro Paese, sia per gli uomini sia per le donne. Ma buone notizie arrivano dal convegno Change in Cardiology di Torino, dove un gruppo di specialisti internazionali ha presentato le ricerche più avanzate, spiegando anche gli effetti a lungo termine delle cure più recenti.
Su tutti i farmaci ne spiccano due. C’è la classe degli inibitori della Pcsk9, la proteina che causa l’accumulo delle lipoproteine: le nuove sostanze sono in grado di garantire una riduzione almeno del 60% dei livelli di colesterolo cattivo. E poi c’è il cangrelor, antiaggregante endovenoso che ha ottenuto la rimborsabilità da parte del Sistema sanitario nazionale in fascia ospedaliera. È destinato a pazienti con cardiopatia ischemica sottoposti ad angioplastica coronarica.
«Il cangrelor è una delle più importanti novità per il trattamento antitrombotico, perché, rispetto agli antiaggreganti orali, si basa su un meccanismo di on-off immediato», spiega Giuseppe Musumeci, past-president della Società italiana di Cardiologia interventistica e direttore scientifico del convegno. «Il farmaco – aggiunge – ha un’azione immediata sull’aggregazione piastrinica e altrettanto rapidamente è possibile bloccarlo, interrompendo la somministrazione endovenosa e garantendo una maggiore sicurezza per il paziente, soprattutto in caso di complicanze emorragiche».
E se in Italia è disponibile solo da pochi mesi, è da anni che Dominick Angiolillo, specialista della University of Florida, utilizza questo potente inibitore della P2yl2: «Ha specifiche uniche nel suo genere – spiega lui stesso – e si è dimostrato indispensabile per i pazienti con le condizioni più complesse. Ha infatti le caratteristiche ideali per fare “da ponte” tra gli antiaggreganti orali e il bypass coronarico».
Angiolillo, tra l’altro, è fautore di un importante studio, appena pubblicato su Circulation, che conferma «l’efficacia dell’azione combinata di anticoagulanti orali e non (il cangrelor con il ticagrelor), evidenziando i risultati sui pazienti che hanno subito un infarto e che sono stati sottoposti all’angioplastica coronarica».
Se gli Usa sono all’avanguardia, l’Italia è comunque al primo posto in Europa per il trattamento dell’infarto miocardico acuto. «La riduzione della mortalità intraospedaliera – sottolinea Musumeci – è legata soprattutto al trattamento dell’infarto con l’angioplastica coronarica. Nel nostro Paese si eseguono 600 interventi di angioplastica primaria per milione di abitanti. È un valore definito “ideale”, che in Europa raggiunge soltanto la Germania. Dei 750 pazienti per milione di abitanti colpiti da infarto, la stragrande maggioranza è trattata proprio con l’angioplastica primaria, alla quale si affianca una terapia sempre più innovativa».
Ma mai come ora è la prevenzione a fare la differenza. I controlli sono quindi essenziali, visto che il livello di colesterolo “cattivo” nel sangue è direttamente proporzionale al rischio di malattie cardiovascolari. E dove la dieta non arriva, soprattutto per i pazienti più gravi, i farmaci diventano alleati indispensabili.
«Un problema costante, tuttavia, è la scarsa aderenza alle prescrizioni del medico – prosegue Musumeci –. È questa la principale causa della non efficacia delle terapie farmacologiche. Ma dove le statine non sono sufficienti, abbiamo una nuova arma: gli anticorpi monoclonali, che si iniettano sottocute ogni due settimane o una volta al mese. Si somministrano da soli o in combinazione con le statine o con altre terapie ipolipemizzanti. La ricerca ha dimostrato l’efficacia di questi farmaci soprattutto nei soggetti con livelli di colesterolo di partenza più elevati o per chi non riesce a mantenere il colesterolo “cattivo” sotto quota 100». Un approccio promettente, per una cura che, ovviamente, va prescritta dallo specialista sulla base delle esigenze di ogni paziente.
Redazione Nurse Times
Fonte: La Stampa
 
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Il regionalismo differenziato minaccia i nostri diritti costituzionali, soprattutto la tutela della salute

La Fondazione Gimbe analizza le richieste avanzate dalle regioni e lancia una consultazione pubblica per valutare il potenziale impatto delle maggiori autonomie sulla tutela della salute, perché senza un vero dibattito sul regionalismo differenziato si rischia una silenziosa disgregazione dello stato sociale. Per fronteggiare gli effetti su una sanità già flagellata da inaccettabili diseguaglianze, Gimbe ritiene indispensabile potenziare le capacità di indirizzo e verifica dello stato sulle regioni.
6 febbraio 2019 – Fondazione GIMBE, Bologna
Il prossimo 15 febbraio i Presidenti di Emilia Romagna, Lombardia e Veneto incontreranno il Premier Conte per riprendere la discussione sul regionalismo differenziato, in attuazione dell’art. 116 della Costituzione che attribuisce alle Regioni “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” sulla base di un’intesa tra lo Stato e le Regioni a statuto ordinario che ne facciano richiesta. Stabilita l’intesa, il Governo formulerà il DDL che dovrà essere quindi approvato dalle Camere con maggioranza assoluta.
«Dopo che le 3 Regioni – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – avevano sottoscritto al fotofinish gli accordi preliminari sul regionalismo differenziato con il Governo Gentiloni, il Contratto per il Governo del Cambiamento ha ribadito come «questione prioritaria […] l’attribuzione, per tutte le Regioni che motivatamente lo richiedano, di maggiore autonomia in attuazione dell’art. 116 della Costituzione, portando anche a rapida conclusione le trattative tra Governo e Regioni attualmente aperte».
Nel frattempo, altre 7 Regioni (Campania, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Toscana, Umbria) hanno conferito ai Presidenti il mandato di avviare il negoziato; Basilicata, Calabria e Puglia sono alla fase iniziale dell’iter, mentre Abruzzo e Molise non risultano aver avviato iniziative formali.
In un quadro di maggiori autonomie la cartina al tornasole è rappresentata dalla sanità dove già oggi, precisa Cartabellotta, «il diritto costituzionale alla tutela della salute, affidato ad una leale collaborazione tra Stato e Regioni, è condizionato da 21 sistemi sanitari che generano diseguaglianze sia nell’offerta di servizi e prestazioni sanitarie, sia soprattutto negli esiti di salute».
In questo contesto, l’attuazione tout court dell’art. 116 non potrà che amplificare le diseguaglianze di un servizio sanitario nazionale, oggi universalistico ed equo solo sulla carta. In altre parole, puntualizza il Presidente, «senza un contestuale potenziamento delle capacità di indirizzo e verifica dello Stato sulle Regioni, il regionalismo differenziato finirà per legittimare normativamente il divario tra Nord e Sud, violando il principio costituzionale di uguaglianza dei cittadini».
Infatti, le maggiori autonomie richieste dalle 3 Regioni sulla tutela della salute lasciano intravedere conseguenze non sempre prevedibili: dalla rimozione dei vincoli di spesa in materia di personale all’accesso alle scuole di specializzazione; dalla stipula di contratti a tempo determinato di “specializzazione lavoro” per i medici agli accordi con le Università; dallo svolgimento delle funzioni relative al sistema tariffario, di rimborso, di remunerazione e di compartecipazione al sistema di governance delle aziende e degli enti del SSR; dalla richiesta all’AIFA di valutazioni tecnico-scientifiche sull’equivalenza terapeutica tra diversi farmaci agli interventi sul patrimonio edilizio e tecnologico del SSR, sino all’autonomia in materia di istituzione e gestione di fondi sanitari integrativi. Ulteriori autonomie per Emilia Romagna (distribuzione diretta di farmaci) e Veneto che punta alla gestione del personale: regolamentazione dell’attività libero-professionale e definizione di incentivi e misure di sostegno per i dipendenti del SSR in sede di contrattazione collettiva.
«Le posizioni delle varie forze politiche – incalza Cartabellotta – oscillano, come un pendolo schizofrenico, dal potenziamento del centralismo al regionalismo differenziato in ragione di opportunismi, alleanze e compromessi politici, senza ponderare i rischi per la coesione nazionale e sociale, né soprattutto le conseguenze sui diritti costituzionali, visto che con le maggiori autonomie nascere e vivere al Sud significherà avere meno diritti di chi risiede nelle Regioni più ricche: dalla sanità al welfare, dalla scuola all’Università».
Davanti a questo potenziale attentato allo Stato sociale, un’insolita congiunzione astrale ha allineato tutte le forze politiche, senza alimentare alcun dibattito sui rischi del regionalismo differenziato e sulla contestuale necessità di potenziare le capacità di indirizzo e verifica dello Stato sulle Regioni, per evitare che l’attuazione dell’art. 116 si trasformi in elemento di disgregazione del Paese. In particolare:
Il Premier Conte, in qualità di arbitro ufficiale, si limita a parlare per ossimori affermando che il Governo “lavora seriamente sull’autonomia di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna”, ma deve “salvaguardare la coesione nazionale e sociale”.
Le ultradecennali spinte secessioniste della Lega, silenziosamente avallate da Forza Italia, non solo hanno trovato con l’art. 116 il cavallo di Troia per disgregare l’unità del Paese, ma provano ad andare oltre, visto che i referendum di Veneto e Lombardia hanno proposto quesiti incostituzionali, tra cui trattenere l’80% del gettito fiscale, rilanciando il secessionismo 1.0 di Umberto Bossi.
La Ministra per il Sud, Barbara Lezzi (MS5) – garante politico di chi avrebbe la peggio dal regionalismo differenziato – ha rivendicato il ruolo attivo del M5S sulle autonomie, affermando la necessità di un confronto tra la Ministra Stefani (Lega), coordinatrice del negoziato, e i Ministri della Salute, dell’Ambiente e dei Trasporti (tutti in quota MS5). Nel frattempo però la Ministra Grillo aveva già aperto al regionalismo differenziato contraddicendo la dichiarazione d’intenti con cui si apre il capitolo Sanità del Contratto per il Governo del Cambiamento: “È prioritario […] tutelare il principio universalistico su cui si fonda la legge n. 833 del 1978 istitutiva del SSN. Tutelare il SSN significa […] garantire equità nell’accesso alle cure e uniformità dei livelli essenziali di assistenza”.
Il Partito Democratico, sebbene all’opposizione, di fatto è allineato con gli obiettivi di Governo perché l’Emilia Romagna è sulla stessa barca di Lombardia e Veneto, seppur con richieste più orientate alla qualità dei servizi ed efficienza amministrativa, piuttosto che all’identità regionale.
Risuonano così inascoltate le parole del Presidente Mattarella nel discorso di fine anno: «L’universalità e la effettiva realizzazione dei diritti di cittadinanza sono state grandi conquiste della Repubblica: il nostro Stato sociale, basato sui pilastri costituzionali della tutela della salute, della previdenza, dell’assistenza, della scuola rappresenta un modello positivo. Da tutelare».
«Considerato che sono in gioco i diritti civili delle persone – conclude Cartabellotta –  è inaccettabile per un Paese democratico l’assenza di un dibattito politico e civile sul tema. Ecco perché la Fondazione GIMBE ha elaborato una sintesi delle autonomie richieste dalle Regioni in sanità e invita tutti gli stakeholder (cittadini inclusi) a partecipare alla consultazione pubblica per far luce sui potenziali rischi del regionalismo differenziato sulla tutela della salute».
La consultazione pubblica è disponibile sino al 15 febbraio 2019, all’indirizzo: www.gimbe.org/regionalismo-differenziato.
 
Fondazione GIMBE
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Sanità Friuli, la Regione promette: “Risorse aggiuntive invariate e nuove assunzioni”

Previste la stabilizzazione di 188 oss e la definizione del nuovo concorso per la selezione di 545 infermieri.
“Per il 2019 la Regione ha stanziato 31 milioni di euro per le Risorse aggiuntive regionali a beneficio del personale: un importo invariato rispetto al 2018, le cui modalità di erogazione, scaduto il precedente accordo e alla luce delle disposizioni previste dal nuovo Ccnl, sono al vaglio dei commissari delle aziende sanitarie”. Così il vicegovernatore del Friuli Venezia Giulia con delega alla Salute, Riccardo Riccardi, a margine della riunione che ha visto riuniti a Udine i commissari e i direttori delle aziende sanitarie.
“Convocherò i sindacati per il 13 febbraio – ha continuato – per un tavolo di confronto su tali temi e per informarli sul lavoro che stiamo portando avanti in queste settimane”. Il vicegovernatore intende quindi dare risposta concreta alle istanze sollevate dalle organizzazioni sindacali, chiarendo in particolare le soluzioni che saranno adottate per applicare il contenimento della spesa dell’1%, imposto dallo Stato sul costo del personale.
“A questo proposito – ha precisato – non abbiamo alcuna intenzione di procedere a tagli lineari. Stiamo invece impostando un lavoro di razionalizzazione e riorganizzazione delle risorse che ci porterà allo stesso risultato, mantenendo i livelli occupazionali e puntando a migliorare la qualità dei servizi”.
Riccardi ha voluto infine confermare “la precisa volontà di ridurre il precariato attraverso un piano di stabilizzazioni e l’intenzione di riconoscere le posizioni che attualmente risultano pendenti”. Queste due azioni congiunte, tra la stabilizzazione di 188 oss e la definizione del nuovo concorso per la selezione di 545 infermieri, porterà, nell’arco dell’anno, all’assunzione di oltre 700 nuove risorse per il Sistema sanitario regionale.
Redazione Nurse Times
 
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Pegaso in volo oltre 1000 volte per salvare vite:”Più missioni grazie ai nuovi visori notturni”

Il grande successo derivante dall’implementazione dei visori notturni per l’elisoccorso Pegaso 2 è stato reso noto attraverso una nota dell’Asl di Grosseto.
“Oltre 1.000 interventi nel corso del 2018 (1049 per l’esattezza), con un + 22,40% rispetto al 2017. E’ un grande impegno quotidiano quello dell’elisoccorso Pegaso 2 con base a Grosseto e i dati dell’anno appena concluso lo dimostrano”.
“Un significativo aumento del numero delle missioni, da 857 a 1049 appunto – illustra la nota – del numero delle ore volate, da 978 a 1118, con un + 14,30%, del numero degli interventi primari, 704 rispetto a 476 e una diminuzione di quelli secondari, cioè di trasferimento da un ospedale all’altro, 342 rispetto a 381. Infine, sono stati soccorsi 910 cittadini, erano stati 714 nel 2017 con un incremento pari al 17,57%”.
Sono numeri che danno il senso dell’impatto di Pegaso nell’attività di soccorso e che dimostrano una crescente capacità, da parte delle Centrali Operative 118 di Siena/Grosseto e Arezzo, di individuare meglio e prima la patologia e soprattutto le modalità operative per una migliore gestione del paziente – spiega Massimo Mandò, direttore del Dipartimento dell’Emergenza Urgenza della Asl Toscana sud est – Il cuore di tutto é non solo la rapidità dell’intervento, ma anche la decisione di trasportare il paziente non nell’ospedale più vicino, ma in quello più idoneo.
Questo approccio innovativo sta dando i suoi frutti. Consideriamo che la centralizzazione in ospedali hub per patologia tempo dipendente e traumatica è aumentata del 34%. Questo significa spostare meno il paziente da un ospedale all’altro”.
“Il 2018 sarà ricordato perché la ASL Toscana Sud Est é stata scelta dalla Regione Toscana come Azienda Sanitaria in cui sviluppare il progetto NVG (Night Vision Googles), i visori che permettono all’elicottero di atterrare di notte anche su superfici non illuminate.
Siamo stati i terzi in Italia, dopo Lombardia e Trentino Alto Adige, ad iniziare questo tipo di attività – commenta Stefano Barbadori, responsabile della base di Elisoccorso di Grosseto – Il 26% degli interventi, rispetto al totale, non avrebbe potuto essere effettuato senza visori. Questa possibilità quindi ha permesso un importante aumento dell’operatività”.
“Grazie al lavoro encomiabile delle Centrali Operative 118 della nostra ASL sono stati individuati 71 siti di atterraggio, che altrimenti non avrebbero potuto essere utilizzati per interventi di soccorso – dice Enrico Desideri, direttore generale della Asl Toscana sud est – Nel 2018 ben 51 missioni, soprattutto per problematiche di tipo traumatologico, sono state portate a termine grazie all’utilizzo di questa tecnologia, con un significativo risparmio di tempo utile per il paziente. Inoltre, grazie a questa tecnologia, é aumentata la sicurezza del volo in quanto i piloti dell’elicottero riescono meglio a gestire le fasi in notturna. Per la nostra Azienda è un grande risultato e ringrazio tutti per l’impegno che ogni giorno viene messo in campo”.
“L’attività della base grossetana – conclude la Asl – é stata caratterizzata anche da un lavoro di tipo educazionale e formativo. Gli operatori hanno partecipato a corsi e congressi dove lo scambio di idee e di esperienze ha permesso la loro crescita professionale. Si ricorda che in Toscana sono operativi tre elicotteri per il soccorso: Pegaso 1 (con base a Ponte a Niccheri, Firenze), Pegaso 2 (con base a Grosseto) e Pegaso 3 (con base a Massa Carrara)”.
Simone Gussoni
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Tutti pazzi per le terapie bispecifiche: accordo Genentech-Xencor sulle citochine IL-15 [Business]

In questi giorni sembra scoppiata la mania per le terapie bisfecifiche. Solo un giorno dopo la notizia dell’accordo tra GlaxoSmithKline e la tedesca Merck per la gestione congiunta di una immunoterapia bifunzionale, Genentech ha deciso di investire $120 milioni per collaborare con la biotech statunitense Xencor sui suoi progetti legati alle citochine IL-15 e ottenere i diritti di sviluppo e commercializzazione congiunta per il farmaco in fase preclinica avanzata XmAb24306, oltre che per altri potenziali futuri candidati.

Saltare la colazione fa aumentare di peso: un mito da sfatare [Diabete]

Nonostante convinzioni di vecchia data e molte raccomandazioni mediche, la colazione non sembra avere un ruolo importante nella perdita di peso. Secondo una nuova meta-analisi appena pubblicata sul British Medical Journal non vi sono evidenze che consumare la colazione sia una buona strategia per ridurre l’apporto calorico giornaliero e che saltarla non faccia acquisire più peso.

Osteoporosi in post-menopausa, denosumab meglio associato a calcio e vitamina D che da solo [Orto-Reuma]

La supplementazione orale di calcio e vitamina D potrebbe rivelarsi efficace per migliorare la densità minerale ossea nelle donne in post-menopausa, affette sia da osteoporosi (OP) che da artrite reumatoide (AR), in trattamento con denosumab. Lo confermano i risultati di uno studio retrospettivo pubblicato sulla rivista Therapeutics and Clinical Risk Management.

Si finge chirurgo per anni ma aveva solo la terza media:”Non sapeva neanche indossare i guanti sterili”

Si finge chirurgo per anni ma aveva solo la terza media:”Non sapeva neanche indossare i guanti sterili”

Sul curriculum riportava di essersi laureato e specializzato nelle migliori università al mondo, ma in realtà aveva solo la terza media. È il grottesco caso di Matteo Politi, già smascherato e denunciato in Italia nel 2010.
L’uomo ha poi deciso di trasferirsi in Romania, per proseguire la finta carriera medica, riuscendo ad ottenere un’assunzione in una prestigiosa clinica d’élite di Bucarest. Con il passare delle settimane è stato “ingaggiato” complessivamente da quattro diverse strutture sanitarie in Romania.
Ha operato e curato centinaia di pazienti senza avere la minima competenza, come riportato dal quotidiano rumeno “Libertatea”
Le infermiere raccontano che non sapesse neanche come indossare i guanti chirurgici.

Era conosciuto in Romania con lo pseudonimo di Matthew Mode, 38 anni, chirurgo plastico britannico. Possedeva un curriculum da far invidia a molti: avrebbe studiato negli Stati Uniti e lavorato nel Regno Unito, in Spagna, in Italia e ora in Romania. Anche gli attestati ovviamente erano falsi.
All’età di 38 anni, si è presentato con una carriera alle spalle di notevole peso, ed è riuscito ad ingannare tutti.  Durante un intervento l’equipe si è resa conto che non sapesse effettuare il lavaggio chirurgico delle mani ne tantomeno come indossare i guanti sterili correttamente.
Da un anno, Matthew Mode operava a Bucarest all’Euromedical, al Prestige, al MH Medical Group. Ma la carriera del chirurgo dei vip sembra ora essere giunta al termine. Avrebbe raccontato di aver fondato una società con  diversi ospedali in Italia: operava al Monza Hospital considerato uno dei più prestigiosi a Bucarest, con 20 milioni di fatturato nel 2018.
Proprio in questo ultimo ospedale il finto chirurgo avrebbe dovuto effettuare un intervento di routine per sostituire una protesi al seno. Tempo stimato un’ora: ma lui ne ha impiegate addirittura 4. E questo aveva già evidenziato alcune difficoltà che avevano messo in allarme i veri medici.

Ma il famigerato “chirurgo britannico” in realtà sarebbe il veneziano Matteo Politi. Nel 2010, proprio in Italia, era già riuscito ad ingannare i dirigenti di 6 strutture sanitarie in quattro regioni diverse arrivando ad aprire anche un proprio centro estetico. Era stato denunciato per esercizio abusivo della professione. Si spacciava per un vero medico quasi omonimo, Luigi Vincenzo Politi, che è estraneo alla vicenda.
Dopo essere stato smascherato, ha pensato bene di riprovarci, trasferendosi questa volta in Romania. Ha però deciso di cambiare generalità, per essere in grado di operare. Matteo Politi, alias Matthew Mode, ha ottenuto un parere dalla direzione della sanità pubblica (DSP) del Ministero della salute.
Sebbene non avesse l’opinione obbligatoria del College of Physicians, le cliniche lo facevano operare, vista la fama internazionale con cui si presentava, con tanto di attestati fasulli.
Un anno dopo aver praticato la medicina in Romania senza avere il diritto di farlo, dopo dozzine di interventi chirurgici in varie cliniche, Matthew Mode si è scoperto essere Matteo Politi con zero studi medici. La direzione del College of Physicians di Bucarest si è rivolta all’ufficio del procuratore generale. Sorina Pintea, ministro della Sanità, ha dichiarato: «Ho appreso la notizia questa mattina dalla stampa. Il ministero non ha dato tale equivalenza a tali diplomi. Vedremo esattamente cosa è successo. Non bisognava farlo operare, non aveva i documenti per farlo».
La polizia ha ricevuto numerose denunce nel mese di novembre scorso ed aveva già avviato una serie di indagini a suo carico.
I rappresentanti della clinica privata hanno dichiarato in un comunicato stampa che «il falso medico ha eseguito una sola operazione nel mese di dicembre 2018 e da allora non ha avuto alcuna collaborazione con il Monza, né in Italia né in Romania». Insomma è proprio il caso di dire che il lupo perde il pelo ma non il vizio.
Simone Gussoni
Fonte: Il Gazzettino
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Malattia di Crohn, quali sono le preoccupazioni dei pazienti? Le ha analizzate un ampio studio italiano [Gastro]

I pazienti con malattia di Crohn hanno diverse preoccupazioni soprattutto quando la malattia è in fase moderatamente grave. E’ quanto evidenziato da uno studio multicentrico italiano, pubblicato su Digestive and Liver Disease, in cui gli autori sottolineano che le preoccupazioni maggiori per i pazienti sono l’aggravamento della malattia fino al ricorso alla stomia o alla chirurgia. Il trattamento farmacologico nel contempo migliora le attività quotidiane e quelle in ambito lavorativo.

Infezioni basse vie respiratorie, algoritmo basato su livelli pro-calcitonina guida antibioticoterapia [Pneumo]

La durata di somministrazione di un regime di trattamento a base di antibiotici, utilizzato per trattare un’infezione a carico delle basse vie respiratorie, potrebbe essere ridotta grazie all’impiego di un algoritmo basato sui livelli di pro-calcitonina. E’ quanto sembra dimostrare uno studio Usa, recentemente pubblicato su Open Forum Infectious Diseases, che avvalora la possibilità di ridurre il ricorso inappropriato all’antibioticoterapia nel trattamento di queste infezioni, contrastando il crescente fenomeno dell’antibioticoresistenza.

Al via consultazione pubblica GIMBE sul regionalismo differenziato [Varie]

Il prossimo 15 febbraio i Presidenti di Emilia Romagna, Lombardia e Veneto incontreranno il Premier Conte per riprendere la discussione sul regionalismo differenziato, in attuazione dell’art. 116 della Costituzione che attribuisce alle Regioni “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” sulla base di un’intesa tra lo Stato e le Regioni a statuto ordinario che ne facciano richiesta. Stabilita l’intesa, il Governo formulerà il DDL che dovrà essere quindi approvato dalle Camere con maggioranza assoluta.

Paola Di Giulio, infermiera, nominata nel nuovo Consiglio Superiore di Sanità

E’ l’infermiera Paola Di Giulio nominata dal ministro Grillo nel nuovo Consiglio superiore di Sanità.  Mangiacavalli “Un’importante riconoscimento per la professione”
“Congratulazioni dalla Fnopi e dall’intera comunità infermieristica a Paola Di Giulio, nuovo componente non di diritto del Consiglio superiore di Sanità”.
Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), il maggior ordine d’Italia con i suoi oltre 450mila iscritti e membro di diritto del Css in quanto presidente della Federazione, plaude alla scelta del ministro della Salute Giulia Grillo per l’inserimento tra i componenti “scientifici” del Css di un’infermiera, dopo quasi venti anni di assenza della professione.
“Si tratta – ha aggiunto Mangiacavalli – di un importante riconoscimento alla nostra professione e al lavoro portato avanti in tutti questi anni dalla professoressa Di Giulio che saprà sicuramente, come ha auspicato anche il ministro Grillo, che ringraziamo, per i componenti neo-eletti, suggerire le tecnologie diagnostico-terapeutiche necessarie su cui investire, proporre modelli di organizzazione, suggerire linee di ricerca traslazionale con ricadute certe sul Ssn “.
Paola Di Giulio, professore associato di Scienze Infermieristiche all’Università di Torino, oltre alla laurea in Scienze infermieristiche ha una specializzazione in Anestesia e Rianimazione, un master of Science – Advanced Clinical Practice (indirizzo oncologia) all’Università di Guildford, Surrey, Inghilterra, è responsabile dell’Unità di Ricerca Infermieristica dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano e ricercatore senior del Dipartimento di ricerca Cardiovascolare sempre del Mario Negri.
Tra i 30 nomi c’è quello di Camillo Ricordi, lo scienziato che si occupa di trapianti cellulari a Miami e che si era offerto di sperimentare il metodo Stamina negli Usa, finendo al centro delle polemiche e delle critiche di esponenti del mondo scientifico italiano. Tra gli altri entrano Giuseppe Remuzzi, del Mario Negri, ma anche Franco Locatelli, ematologo del Bambino Gesù. Rientrano, dello stesso ospedale Bruno Dallapiccola, e l’ordinario di ginecologia al Gemelli di Roma, Giovanni Scambia. Tra i nuovi nomi scelti anche quello di Paolo Vineis, ordinario di epidemiologia all’Imperial College di Londra, considerato tra i nomi più papabili per la presidenza dell’Istituto superiore di sanità. Tra i nomi “forti” c’è quello di Adriano Aguzzi, direttore dell’istituto di neuropatologia di Zurigo.
Rispetto allo scorso Consiglio, cala sensibilmente la presenza femminile, erano 14, ora sono 3.
Dopo l’insediamento dei 30 membri, il Css deciderà il nuovo presidente. Il ministro Grillo auspica che sia “un nome condiviso, di prestigio e che interpreterà pienamente l’alto mandato scientifico del Consiglio”.
“Sono stati reclutati scienziati italiani di fama mondiale – aggiunge Grillo – nell’ambito delle neuroscienze, dei trapianti di cellule staminali, dello studio di malattie rare. Esperti di scienze omiche (in particolare genomica e proteomica) immunologi e virologi, tra i quali un membro della Commissione Nobel. Ben quattro di loro sono italiani che hanno lasciato il nostro Paese per vari motivi e lavorano oramai da molti anni in importanti istituzioni internazionali con funzioni dirigenziali apicali. Nessuno meglio di loro potrà dare un contributo sostanziale nel rilanciare la ricerca competitiva dell’Italia nello scenario internazionale, suggerire le tecnologie diagnostico-terapeutiche necessarie su cui investire, proporre modelli di organizzazione, suggerire linee di ricerca traslazionale con ricadute certe sul Ssn. Infine per gettare i semi necessari a ricostituire gruppi di ricerca competitivi capaci di formare i nostri giovani scienziati e attrarre i migliori dall’estero. Il futuro è nella valorizzazione della ricerca”.
L’elenco dei 30 nuovi membri non di diritto del Css
Prof. Sergio ABRIGNANI
Ordinario di Patologia Generale- Università di Milano
Prof. Adriano AGUZZI
Direttore dell’Istituto di Neuropatologia di Zurigo
Prof. Mario BARBAGALLO
Ordinario di Geriatria – Università di Palermo
Prof. Mario Alberto BATTAGLIA
Ordinario di Igiene e Salute Pubblica- Università di Siena
Prof. Luca BENCI
Docente di diritto sanitario- Università di Firenze
Prof. Renato BERNARDINI
Ordinario di Farmacologia- Università di Catania
Prof. Giuseppe CAMPANILE
Ordinario di Scienze e Tecnologie Animali- Università “Federico II”- Napoli
Prof. Claudio COBELLI
Ordinario di Bioingegneria-Università di Padova
Prof. Giulio COSSU
Ordinario  di Medicina Rigenerativa- Università di Manchester
Prof. Giuseppe CURIGLIANO
Prof. Ass. di Oncologia Medica- Università di Milano
Prof. Bruno DALLAPICCOLA
Direttore Scientifico dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù
Prof. Domenico DE LEO
Prof. Ordinario di Medicina Legale- Università di Verona
Prof.ssa Paola DI GIULIO
Prof. Ass. di Scienze Infermieristiche- Università di Torino
Prof. Marco FERRARI
Ordinario di Malattie Odontostomatologiche – Università di Siena
Prof. Carlo FORESTA
Ordinario di Endocrinologia- Università di Padova
Prof.ssa Silvia GIORDANO
Ordinario di Istologia- Università di Torino
Prof. Andrea GIUSTINA
Ordinario di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo – Università S. Raffaele
di Milano
Prof. Andrea LAGHI
Prof. Ordinario di Radiologia- Università Sapienza di Roma
Prof. Franco LOCATELLI
Direttore Dipartimento di Onco-Ematologia Pediatrica dell’Ospedale Bambino Gesù
Prof. Francesco LONGO
Prof. Associato Dipartimento Analisi Politiche e Management Pubblico- Univ. Bocconi
Prof. Vito MARTELLA
Prof. Ordinario di Malattie Infettive degli animali domestici- Università di Bari
Prof.ssa Maria G. MASUCCI
Prof.ssa  Ord.  di Virologia presso il Karolinska Institute di Stoccolma-  Membro Commissione Nobel
Prof. Marco MONTORSI
Rettore dell’Università HUMANITAS
Prof. Paolo PEDERZOLI
Prof. Ordinario di Chirurgia Generale – Università di Padova
Prof. Giuseppe REMUZZI
Direttore  dell’Irccs  “Mario Negri” – Milano
Prof. Camillo RICORDI
Prof. Di Chirurgia e Medicina dei Trapianti cellulari – Università di Miami (FLORIDA)
Prof. Massimo RUGGE
Prof. Ordinario di Anatomia Patologica ed Oncologia- Università di Padova
Prof. Giovanni SCAMBIA
Direttore Scuola Spec. In Ginecologia e Ostetricia- Università S. Cuore Pol. Gemelli
Prof. Fabrizio STARACE
Direttore Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze Patologiche- AUSL di Modena
Prof. Paolo VINEIS
Prof. Ordinario di Epidemiologia presso l’Imperial College di Londra
 
Redazione NurseTimes
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La storia di Marika Cai: un’eccellenza senza cittadinanza

Scienziata di successo, cinese di nascita, ha chiesto di diventare italiana sette mesi fa, ma la pratica non è stata ancora avviata.
Marika Cai è una scienziata specializzata in biotecnologie. Le sue ricerche sono pubblicate sulle principali riviste scientifiche mondiali. Oggi sta sviluppando un metodo per rendere i tessuti biologici trasparenti come bicchieri di vetro. La sua è una storia d’eccellenza. Non del tutto italiana, però. Marika è infatti appesa al permesso di soggiorno. Oltre sette mesi fa ha chiesto la cittadinanza italiana. Da quel momento niente. La prefettura di Milano non ha mai risposto alle sue mail. «Entro nell’account del mio profilo e vedo che la pratica non è stata neppure avviata», rivela.
Marika è nata in Cina, nella regione di Zhejiang. «Nel 1994, a soli cinque anni, sono venuta in Italia, a Milano. Alle medie ho scoperto l’amore per le scienze, grazie all’insegnante di matematica. Mi sono laureata in Biotecnologie alla Bicocca. Ho avuto un’offerta per un dottorato all’Imperial College di Londra, una delle università top ten del mondo. Purtroppo non ho potuto fare domanda per le borse di studio riservate ai comunitari. Avrei dovuto far fronte al doppio delle spese: si trattava di decine di migliaia di sterline».
Oggi Marika si trova temporaneamente a Monaco per i suoi studi. «I nostri progetti – dice – sono stati pubblicati anche su Nature Neuroscience. Abbiamo sviluppato un metodo per rendere trasparenti interi organismi. Per esempio, è stato possibile individuare l’esatta parte anatomica dove avviene la neurodegenerazione periferica causata da un trauma cerebrale».
Marika si sente italiana e cinese: «Sono fiera della mia dualità, anche se non è semplice conviverci perché spesso ti chiedi se esiste un mondo a cui appartieni». Sette mesi fa il grande passo: presenta domanda di cittadinanza. Da quel momento il silenzio: «Nel sito risulta che nessuna domanda è ancora stata inoltrata e la prefettura di Milano non risponde alle mie mail». Non solo. Col Decreto Sicurezza che allunga a quattro anni (dagli attuali due) i tempi di concessione della cittadinanza, le cose si fanno ancora più difficili: «Nel nostro Paese si percepisce un’ostilità crescente nei confronti degli italiani figli di immigrati».
Redazione Nurse Times
Fonte: Repubblica
 
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Torino – Aule del CdL in Infermieristica senza riscaldamento da mesi: studenti costretti a portarsi coperte e piumoni da casa

Un’incredibile vicenda sta rendendo ancora più difficoltoso il percorso di studi degli studenti del corso di laurea in Infermieristica.
Dal mese di dicembre, l’impianto di riscaldamento delle strutture dedicate alla formazione dei futuri professionisti della salute continua a non funzionare.
Ma c’è di peggio: dalle bocchette dell’aria, anziché uscire aria calda, proverrebbe aria gelida. Le temperature presenti nelle aule sarebbero inferiori ai 12 gradi centigradi. Spesso addirittura minori a quelle presenti all’aria aperta.
Più volte gli studenti avrebbero segnalato i disagi, rivolgendosi addirittura alla stessa Asl, proprietaria delle mura, ottenendo solo risposte vaghe:
“Il problema è noto, ma non ci riguarda. Noi affittiamo solo i locali.”
Alla fine gli stessi studenti si sono dovuto arrangiare, cercando di contrastare il freddo glaciale nel miglior modo possibile. Molti indossano sciarpe, berretti di lana e cappotti, altri hanno pensato addirittura di portare in aula coperte e piumoni.
Attualmente, nei locali situati in corso Svizzera 161, non sembrano esserci speranze di risolvere tale disastrosa situazione. Speriamo solo che arrivi in fretta la primavera.
Simone Gussoni
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Modena, intervento senza precedenti al Policlinico

È perfettamente riuscita la rimozione chirurgica di un raro tumore in una ragazza minorenne.
Un grave tumore al colon in una ragazzina viene curato al Policlinico di Modena, ma dopo un anno si ripresenta in forma più aggressiva e in un punto dove la chemioterapia è poco efficace. I chirurghi scoprono la nuova neoplasia mentre operano la paziente alle ovaie e decidono un’operazione mai tentata in Italia su minorenni (e solo quattro volte al mondo).
È questo l’antefatto di un intervento chirurgico lungo e difficile, in cui sono state mobilitati vari team del Policlinico. Un intervento perfettamente riuscito. Ora la ragazza, che oggi ha 15 anni e vive fuori dall’Emilia Romagna, sta bene e va a scuola come tutte le sue coetanee. La notizia di questa operazione da record è stata data solo ieri, a un anno di distanza, quando tutti gli indicatori hanno dato luce verde.
“L’intervento di cito-riduzione chirurgica associata a chemio-ipertermia intraperitoneale (Hipee) è il quinto caso al mondo su pazienti sotto i 18 anni, ed è il primo in Italia su una paziente pediatrica”, conferma una nota del Policlinico, che non nasconde l’orgoglio per aver consolidato, anche in un campo mai esplorato prima (quello cioè dei minorenni), una tecnica che a Modena è stata usata in soli 29 casi e sempre per gli adulti.
Qual è, dunque, la novità rivoluzionaria di questo intervento? La ragazza era arrivata a Modena nel 2016 per sottoporsi a una rimozione radicale del carcinoma, seguito da chemioterapia. La malattia sembrava vinta, ma dopo un anno ha presentato una recidiva: colpite entrambe le ovaie, con estensione anche al peritoneo. Ed è a questo punto che i sanitari si sono trovati di fronte a un dubbio tremendo.
«Il peritoneo – spiega la professoressa Roberta Gelmini – è una membrana che racchiude visceri e organi dell’addome, ed è poco sensibile alla chemioterapia, in quanto scarsamente irrorato di vasi sanguigni che trasportano il farmaco. È una membrana sottile, la cui rimozione chirurgica è molto complessa perché è collegata agli organi che avvolge. Nella casistica c’è un 30% di complicanze post-operatorie e una mortalità successiva del 3,4%».
Unica soluzione: la rimozione chirurgica. Non un salto nel buio, visti i casi analoghi già affrontati a Modena, ma la giovanissima età della paziente consigliava di muoversi con cautela. «A livello di anestesia, quasi un trapianto di organo», commenta il professor Massimo Girardis, direttore di Anestesia e rianimazione 1 al Policlinico.
«Un intervento eccezionale su pazienti pediatrici – sottolinea il dottor Pierluca Ceccarelli, componente dell’equipe chirurgica assieme a Roberta Gelmini, Francesca Cabry e Francesco Serra –. Di solito questa tecnica non fa parte del bagaglio tecnico-professionale classico del chirurgo pediatra. Ma c’è stata un’ottima collaborazione coi colleghi chirurghi generali in un’ottica multidisciplinare». Per l’anestesia hanno collaborato Elisa Barbieri e Stefano De Julis mentre l’equipe infermieristica era composta da Mario Di Stefano, Claudia Ghita, Alfredo Marzullo, Enrico Montanari e Valentina Roncaglia.
Redazione Nurse Times
Fonte: Gazzetta di Modena
 
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Milano, rimosso il manifesto contro l’aborto davanti alla clinica Mangiagalli

Milano, rimosso il manifesto contro l’aborto davanti alla clinica Mangiagalli

Ad affiggerlo erano state le onlus Ora et labora e Pro Vita. Ma la polemica non si placa.
È stato rimosso il manifesto recante l’immagine di un neonato e di un feto con la scritta “Non fermare il suo cuore” e piazzato davanti alla clinica Mangiagalli, proprio all’ingresso della Maternità più grande di Milano, ma anche di una Ginecologia in cui il tasso d’obiezione di coscienza, a livelli proibitivi nel resto di Lombardia, ha consentito di rispettare la legge senza costringere i non obiettori a praticare solo aborti.
Un simbolo, anche per le onlus Ora et labora e Pro Vita, che sotto la Mangiagalli tengono presidi periodici per opporsi alla legge 194, varata quarant’anni fa e confermata dagli italiani attraverso un referendum. L’affissione è una loro iniziativa, e ha scatenato prima i social e poi un presidio, domenica sera, durante il quale il cartellone è stato oscurato con un lenzuolo e circondato da cartelli con le scritte “La 194 è una legge dello Stato” e “Viva la libertà”.
Alessandra Kustermann, responsabile del Pronto soccorso ostetrico-ginecologico, del Soccorso violenza sessuale e domestica e dei consultori familiari del Policlinico, ha dichiarato: «Ritengo che coprire quel manifesto sia stata un’operazione giusta. Possono metterlo dove vogliono, ma non davanti a un ospedale dove si recano donne che questa scelta la devono affrontare con l’aiuto di una psicologa e di assistenti sociali, disponibili a trovare con loro soluzioni alternative. Io farei di tutto per aiutarle a non abortire, ma credo che la compassione sia fondamentale e che non si possa essere crudeli nei confronti di persone che sono in un momento di fragilità».
Quindi ha aggiunto: «Che denuncino pure». Questa la risposta della ginecologa all’infermiere Giorgio Celsi, attivista di Ora et labora, che ha annunciato un esposto «contro chi ha oscurato il nostro manifesto» e anche all’Ordine dei medici contro la dottoressa, accusata di «non rispettare la nostra libertà d’espressione». Celsi lamenta anche «un danno economico: l’affissione l’abbiamo pagata 1.800 euro e c’è l’autorizzazione del Comune».
Dal Comune precisano come l’iter delle affissioni preveda: che i lotti siano dati in gestione a concessionarie; che i cartelloni rispettino le norme del codice della strada, del regolamento sulla pubblicità, del piano generale degli impianti, e anche le disposizioni del codice dell’istituto di autodisciplina pubblicitaria; che le sole valutazioni riguardano la possibilità che immagini o testi ledano la sensibilità dei minori, siano volgari o offensivi nei confronti di credi religiosi e assimilati; che il manifesto antiabortista aveva superato tutti questi livelli di vaglio. E che è stata una scelta della concessionaria rimuoverlo, nottetempo. Per evitare polemiche.
Redazione Nurse Times
Fonte: Il Giorno
 
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Nursind Torino scrive a Giulia Grillo: “Pronto soccorso al collasso”

Il sindacato lancia un nuovo allarme, rivolgendosi al ministro. La replica dell’assessore Saitta: “Strumentalizzazioni”.
Manca soltanto l’invito a recarsi di persona negli ospedali per rendersi conto direttamente della situazione. E non è escluso che la lettera di Nursind Torino punti proprio a questo. Magari prendendo spunto dai sopralluoghi effettuati in questi giorni da Giulia Grillo in alcuni presidi sanitari della penisola (i più recenti a Roma e Napoli).
Roberto Amerio e Giuseppe Summa, dirigente nazionale e segretario territoriale del sindacato, hanno mandato al ministro della Salute una lettera che segna un salto di qualità nelle polemiche pressoché continue con la Regione. Oggetto: “Gravissime criticità pronto soccorso Torino e Città Metropolitana – Richiesta interventi». In sintesi, gli interventi attivati per evitare o ridurre il caos nei pronto soccorso, in concomitanza col diffondersi dell’epidemia influenzale, non sono stati adeguati.
Così nella lettera: “Negli ultimi giorni stiamo ricevendo numerosissime segnalazioni da tutti i pronto soccorso di Torino e della città metropolitana, ormai al collasso. Solo la responsabilità e il buon senso del personale stanno evitando il totale blackout del sistema. Pronto soccorso completamente saturi, barelle finite, punti di ossigeno finiti, postazioni create per dare spazio a una barella e che invece ne ospitano tre, ambulanze bloccate, fax inviati al 118 per evitare il trasporto di altri pazienti. Sono solo alcune delle numerose segnalazioni che ci arrivano ogni giorno. In alcune strutture è stata addirittura bloccata l’attività chirurgica in elezione”.
Esagerazioni? Primi refoli dell’imminente campagna elettorale? «Al contrario: ormai il rischio di errore è elevato; abbiamo scritto anche alla direzione territoriale del lavoro di Torino per segnalare lo stress col quale è costretto a lavorare il personale», ribatte Summa, allegando una serie di foto che rimandano ai pronto soccorso di Ciriè, Orbassano, Rivoli Susa.
In questi casi parliamo di presidi dell’area metropolitana, alle prese con un’epidemia influenzale che, dopo essere partita al rallentatore, sta raggiungendo il picco. «Si segnalano problemi anche alle Molinette, Mauriziano, Maria Vittoria e San Giovanni Bosco», aggiunge Summa. “A seguito dell’indisponibilità di posti letto in Medicina generale, Neurologia e Rianimazione, si prega di inviare pazienti di stretta competenza fino alle ore 9”, recita invece il fax inviato il 28 gennaio dalle Molinette al 118. Stesso discorso, nello stesso giorno, al Mauriziano: “Si segnala sovraffollamento in Dea con mancanza di barelle, per cui si richiede di non inviare pazienti fino alle ore 15”.
Accuse che dall’assessorato liquidano come strumentalizzazioni. «Il piano per il periodo invernale – replica l’assessore regionale alla Sanità, Antonio Saitta – non solo è stato fatto anche quest’anno, con il coinvolgimento di tutte le aziende sanitarie, ma è stato potenziato rispetto al passato. Il piano, pur nelle criticità dovute al periodo influenzale, sta funzionando e, per il momento, non si sono registrate le difficoltà degli anni passati, anche grazie all’aumento della copertura vaccinale. Si tratta, purtroppo, della solita strumentalizzazione, dove prevalgono i soliti interessi particolari. Lo dimostra il fatto che le numerose denunce di cui Nursind si vanta, continuando a creare allarmismi, sono sempre state archiviate dalla magistratura».
Redazione Nurse Times
Fonte: La Stampa
 
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Napoli, blitz di Giulia Grillo al Cardarelli: “Si lavora in condizioni disumane”

Negativo anche il giudizio sul Pronto soccorso dell’ospedale “Pellegrini”, dove il ministro si è spostato subito dopo. Nuova stoccata a De Luca.
«Chi amministra la sanità dovrebbe visitare i pronto soccorso e toccare con mano la situazione. Al ‘Cardarelli’, per esempio, stamattina (ieri, ndr) c’erano persone ammassate l’una sull’altra». Il ministro della Salute, Giulia Grillo, descrive così la scena che le si è presentata davanti al suo arrivo a sorpresa all’ospedale “Cardarelli” di Napoli, il più grande del Mezzogiorno.
Il blitz è cominciato verso le 11 al Pronto soccorso, che di lunedì mattina è sempre molto affollato. I pazienti riempiono la grande sala del triage, dove sono in fila decine di barelle. Grillo si ferma a parlare con alcuni di loro, poi col primario Fiorella Palladino e col direttore sanitario Ciro Verdoliva. Alla fine fa un bilancio lusinghiero per lo staff dell’ospedale, ma attacca il governatore e commissario alla Sanità della Regione Campania, Vincenzo De Luca, con cui il rapporto è teso da sempre.
«Devo dire grazie agli operatori sanitari – dichiara –, che lavorano in condizioni disumane, con un sovraccarico mostruoso di persone. Il ‘Cardarelli’ è una struttura di qualità, ma fa più di quello che dovrebbe; fa cose che si dovrebbero fare in assistenza domiciliare o in altri presidi in cui sono stati ridotti i posti letto, a vantaggio, mi dicono, del privato accreditato, che è ipertrofico rispetto alle esigenze del territorio. Questo succede quando non fai una programmazione adeguata sul territorio. Il ‘Cardarelli’ è una struttura ottima. Sono stata all’Umberto I di Roma e non c’è paragone: quello era molto sporco».
Grillo si sposta poi all’ospedale “Pellegrini”, presidio nel ventre di Napoli, alla Pignasecca. Anche qui c’è folla davanti alle porte del piccolo pronto soccorso. «Questo Pronto soccorso e stato ideato male – commenta –, diviso a metà, con quattro posti di rianimazione, mentre aspettano che si finiscano i lavori al reparto specifico. Ma in questo ospedale tre anni fa è stato comprato un radiografo digitale non ancora installato. Entro un mese lo voglio in funzione».
I pazienti la riconoscono, ognuno le racconta la propria storia personale di disagio nella sanità pubblica. Grillo conferma il suo giudizio negativo sulla gestione De Luca: «Uscire dal commissariamento? I governatori possono chiederlo, poi decide il tavolo tecnico sulla base delle carte. La linea politica per ora resta la stessa: il governatore non può fare anche il commissario alla Sanità».
Redazione Nurse Times
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno
 
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Lo strano caso dell’hospice di Oristano: inaugurato oltre due anni fa e ancora chiuso

L’ostacolo è rappresentato dall’assunzione di personale. E i malati terminali della zona devono recarsi a Cagliari o a Nuoro.
L’inaugurazione in pompa magna risale al dicembre 2016, con l’ex sindaco Guido Tendas. In quell’occasione fu annunciato che l’hospice per malati terminali di Oristano sarebbe entrato in funzione il mese successivo. Oltre due anni dopo, nonostante nuovi annunci di aperture imminenti, la struttura è ancora chiusa.
Prima il problema era legato alla mancanza di arredi. Ora l’ostacolo è rappresentato dall’assunzione di personale: sei infermieri e altrettanti operatori sociosanitari. «La richiesta è stata inoltrata mesi fa – fanno sapere dalla Assi oristanese –. Gli operatori andranno assunti attraverso più graduatorie. Una procedura che deve seguire l’Ats». Intanto i pazienti dell’Oristanese che non hanno più speranza, se non quella di vedere  alleviato il proprio dolore ed essere curati fino all’ultimo, devono andare a Cagliari o a Nuoro, con evidenti disagi. «Per loro, comunque, è operativo da qualche settimana l’ambulatorio per le cure palliative».
L’hospice era stato realizzato dal Comune (costo dei lavori: oltre 900mila euro, più 250 mila euro per gli arredi) su un’area di sua proprietà che poi, attraverso una permuta con altri immobili, è stata ceduta all’Assi, che dovrà occuparsi della gestione. Il centro potrà ospitare sei pazienti adulti e due bambini. Lo stesso Comune, poco meno di un anno fa, ha consegnato le chiavi della struttura dopo la conclusione dei lavori. Si era verificato un problema di infiltrazioni, ma era stato risolto: la ditta che aveva realizzato l’opera ha ricevuto l’incarico di effettuare la completa impermeabilizzazione della copertura.
Ma il vero problema, al momento, è di natura organizzativa e gestionale. L’azienda sanitaria deve assumere personale. «Da tempo sono state avviate dall’Ats le procedure per il reclutamento del personale», sostiene l’Azienda sanitaria, ma nessuno si sbilancia sulla data di una possibile apertura. In cambio della cessione dell’area e della realizzazione dei lavori, il Comune ha avuto in comodato Palazzo Paderi, un edificio storico, i cui locali al piano terra sono stati finora utilizzati per fini culturali.
«I due piani superiori necessitano di lavori», spiega il vicesindaco Massimiliano Sanna. Sulla destinazione che il Comune vorrà individuare per il Palazzo non ci sono ancora certezze. «Credo che si continuerà a utilizzarlo per fini culturali – dice ancora Sanna –. Ma è una decisione che prenderemo più in là. Per i piani superiori si era parlato anche di trasferire uffici, ma per ora è solo una ipotesi. Prima di tutto è necessario realizzare i lavori per poter utilizzare quei locali».
Redazione Nurse Times
Fonte: L’Unione Sarda
 
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Osp. di Desio: debutta il laser verde “Greenlight” in sala operatoria

Un nuovo passo avanti viene compiuto dall’ospedale di Desio nell’ambito della chirurgia laser, rendendo la struttura un vero e proprio centro di riferimento regionale.
La divisione di Urologia del presidio di Desio ha infatti sottoposto a terapia chirurgica con
La tecnologia del “Green Light Laser”, il laser a luce verde, ha ufficialmente debuttato nella divisione di Urologia. Diversi pazienti sono già stati sottoposti al trattamento innovativo per la cura della patologia prostatica ostruttiva ottenendo ottimi risultati.
È stato proprio il dott. Francesco Franzoso, Direttore dell’Unità Operativa di Urologia dell’Ospedale di Desio, ha confermare il successo.
Il laser verde Greenlight è stato introdotto nella pratica quotidiana da un paio d’anni, permettendo il raggiungimento di risultati terapeutici importanti. E proprio la richiesta da parte dei pazienti ha impresso una notevole accelerazione a questi interventi: basti pensare che solo nel 2018, a partire dal mese di aprile, sono state effettuate presso l’ospedale di Desio ben 70 procedure, rendendo la struttura quella con la più ampia casistica nella regione Lombardia.

 
“Il laser verde – commenta Franzoso – viene impiegato soprattutto per interventi di vaporizzazione, o enucleo-vaporizzazione anatomica, nei quali l’eccesso di tessuto prostatico scompare letteralmente dalla vista sotto forma di vapore. La tecnologia si caratterizza inoltre per il notevole potere emostatico, fattore che consente di non sospendere l’eventuale assunzione di farmaci anticoagulanti e, quindi, di intervenire anche su pazienti a rischio per emorragie intra e post-operatorie, in quanto sottoposti a trattamenti farmacologici per patologie associate, cardiologiche o neurologiche.
È un sistema poco invasivo, che consente la rapida rimozione del catetere (in genere entro le 24 ore), richiede una degenza postoperatoria breve, ripristina velocemente il flusso urinario naturale e favorisce la rapida ripresa delle attività quotidiane. Queste sono le prime richieste che vengono fatte dai pazienti (di solito, bene informati attraverso il Web, il passaparola, i media)”.
“All’ospedale di Desio – prosegue il primario – abbiamo sviluppato grande competenza in questo tipo di interventi. Da anni impieghiamo la tecnologia laser per trattare le calcolosi dell’apparato urinario. Le positive esperienze con Greenlight ci collocano, ora, come Centro di riferimento in Lombardia per la chirurgia laser, sia per il trattamento della prostata, sia per altre patologie come la calcolosi urinaria intrarenale”.
Simone Gussoni
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Lazio, il pessimismo di Giulia Grillo: “Uscita dal commissariamento non imminente”

Il ministro della Salute non condivide l’ottimismo di Zingaretti: “C’è un disavanzo di 110 milioni. Altro che conti in ordine”.
“Da cittadina e da ministro della Salute, ho voluto toccare con mano la qualità in emergenza del Pronto soccorso col più alto numero di accessi della capitale e, onestamente, mi è sembrato che ci sia ancora tanto da lavorare. Al netto della grande abnegazione e della qualità di tutto il personale sanitario impegnato giorno e notte in corsia, al quale dobbiamo continuare a dire grazie, non credo di poter essere fiduciosa rispetto a un’uscita imminente dal commissariamento della Regione Lazio per la sanità”. Così, in una nota, il ministro della Salute, Giulia Grillo, riferendosi alla visita di venerdì scorso al Policlinico Umberto I di Roma.
“In ogni caso, voglio ricordare a tutti che le valutazioni tecniche sul commissariamento e sul piano di rientro del Lazio non spettano né a me né al presidente Nicola Zingaretti (foto, ndr), ma ai tavoli tecnici del ministero della Salute e del ministero dell’Economia. Sinceramente, se guardo le valutazioni dell’ultimo tavolo di verifica di novembre e le criticità rilevate in tale occasione, ho serie difficoltà a condividere l’ottimismo del governatore del Lazio. Solo per citare un numero, il commissario Zingaretti si era impegnato a portare i conti in equilibrio, e invece risulta ancora un disavanzo di 110 milioni di euro. Ma in realtà sono più preoccupata per la qualità dei servizi sanitari che ancora stentano a decollare, a tutto danno dei cittadini del Lazio”.
Redazione Nurse Times
Fonte: Dire
 
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Successo della ricerca Sanofi, isatuximab (anti CD-38) centra l’end point nel mieloma multiplo recidivante o refrattario [oncologia-ematologia]

Un bel risultato per la ricerca interna di Sanofi che potrebbe aver messo a punto un rivale per daratumumab. Uno studio randomizzato di fase 3, progettato per valutare l’aggiunta di isatuximab, un anti CD-38 sperimentale, a un trattamento standard per pazienti con mieloma recidivante o refrattario, ha raggiunto il suo end point primario di PFS.

Arriva la Farmacia 4.0: più sicurezza nella distribuzione di farmaci negli ospedali del futuro

La farmacia 4.0: meno errori e più sicurezza grazie al sistema di sensori messo a punto da Antares Vision. Un valido aiuto per tutti: medici e infermieri
Nelle strutture ospedaliere arriva un sistema avanzato tecnologicamente che permetterà di evitare errori nella distribuzione dei farmaci. Un armadio farmacia automatizzato in cui ci saranno meno errori, come il rischio di sbagliare terapia e più sicurezza. Il progetto è stato messo a punto dalla bresciana Antares che inizierà la sperimentazione dal San Raffaele.

“L’armadio-farmacia”, sarà capace di prelevare un medicinale dal magazzino senza bisogno che sia l’uomo a farlo fisicamente.
L’armadio “intelligente”, attraverso l’uso di sensori sempre più sofisticati in grado di riconoscere il codice della scatola, capire se il farmaco è scaduto e accorgersi se la posologia non è in contrasto con le necessità del paziente.
È questo l’ambizioso progetto al quale sta lavorando “Antares Vision”, la multinazionale italiana con sede a Travagliato che negli anni ha sviluppato un sistema molto complesso di optoelettronica e ispezione visiva, soluzioni per la tracciatura e gestione intelligente dei dati.
Il progetto, che mira a costruire questa “Smart Ward Platform”, prenderà forma nei prossimi tre anni grazie ai fondi stanziati nel 2017 dal ministero dello Sviluppo economico, con agevolazioni stimate in 9 milioni di euro. L’ambito è quello dell’Agenda digitale, una sfida cruciale per la competitività gestionale degli ospedali nel futuro.
Ma Antares non farà tutto da sola: la multinazionale avvierà infatti anche una collaborazione con l’ospedale San Raffaele di Milano.
L’Istituto di ricerca e cura a carattere scientifico, che fa parte del gruppo San Donato, parteciperà attivamente nelle fasi di sviluppo, prototipazione e test.
Il progetto è in divenire. Ma è verosimile immaginare che la piattaforma, dopo essere stata adottata dal San Raffaele, possa anche finire in adozione in altri ospedali del gruppo. Intanto, alla Smart Ward Platform ha mostrato interesse anche Fondazione Poliambulanza, che si è resa disponibile a collaborare. Ma si potrebbe presto prevedere “anche il coinvolgimento di alcune case farmaceutiche”.
Antares Vision, infatti, lavora con successo con alcune tra le big corporations del settore: offre loro da anni un sistema di ispezione del farmaco (in fase di produzione), ma anche la tracciabilità completa dei medicinali. Un know-how di tutto rispetto.
Ora la sfida è quella di una piattaforma intelligente che sappia innovare servizi già oggi esistenti in alcuni ospedali: il San Raffaele, infatti, possiede l’armadio-farmacia, il carrello “intelligente”, il comodino “intelligente”, il lettino “intelligente” e il braccialetto.
Come spiegano dall’azienda, la Smart Ward Platform punta a raggiungere diversi obiettivi:
la riduzione di errori nella somministrazione dei farmaci;
annullare lo spreco di farmaci determinato dal mancato controllo della data di scadenza;
realizzare l’acquisizione digitale di tutti i parametri fisiologici del paziente;
generare una serie di ulteriori dati necessari alla valutazione del comportamento del paziente durante la terapia;
aggregare e analizzare i dati associati ad un paziente con la tecnologia IOT.
“Questo progetto – afferma Emidio Zorzella, CEO di Antares Vision – ci permetterà di mettere a disposizione delle strutture ospedaliere il nostro know-how tecnologico. Una svolta che servirà per ridurre le possibilità di errore, ma anche per aumentare la sicurezza dei pazienti”.

 
Redazione NurseTimes
 
 
Fonte: Corriere della Sera Brescia
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Attrice hard “infermiera”. La Asl “Non è nostra dipendente”, parte la denuncia dell’Opi

Si chiama Cecilia, l’attrice hard che si definisce infermiera nel video hot. L’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Grosseto apre un’indagine interna
Nel video che gira sulla rete per pubblicizzare il film hard amatoriale dice di essere un’infermiera in servizio presso l’ospedale di Grosseto.
L’Ordine degli infermieri guidato dal presidente Nicola Draoli nel tentativo di identificare la reale identità della donna è pronto a sporgere querela.
“Se così fosse – spiega Nicola Draoli – sarebbe sottoposta a un procedimento disciplinare, mentre se ha dichiarato il falso la quereleremo”.
Il film hard è stato realizzato da produttori specializzati in film porno amatoriali, quindi utilizzando attori non professionisti, e – sempre stando ai contenuti del promo – sarebbe stato girato in Maremma.
“In realtà – continua Draoli – dalle immagini che abbiamo visto non è proprio possibile capire un granché. La donna usa un nome d’arte e da quel poco che è possibile vedere nessuno avrebbe riconosciuto una collega. In ogni caso, attraverso il nostro avvocato di fiducia, chiederemo alla casa di produzione di conoscere i vero nome di questa persona, e poi vedremo come comportarsi”. La donna nel video afferma di essere originaria della Puglia e di lavorare come infermiera nell’ospedale di Grosseto da cinque anni.

Anche l’Asl è decisa a fare chiarezza. La donna infatti, pare non essere una dipendente dell’Usl Toscana Sud-Est e non ha nulla a che fare con le professioni sanitarie. L’ha confermato ieri l’azienda, dopo un’accurata indagine nell’anagrafica, dopo aver sentito anche i vertici del Misericordia.  Il presidente Draoli formula alcune ipotesi “Che potesse trattarsi di una bugia ad arte e che la famosa infermiera non esistesse lo avevamo detto da subito. Ieri sono arrivate altre conferme in questo senso. Al di là del caso specifico, indubbiamente pruriginoso, non si può millantare la professione, perché il rischio è quello di una denuncia. Cosa che faremo. Se si fosse trattato di un’infermiera avrebbe comunque violato il codice deontologico, le norme di garanzia del decoro della categoria e a suo carico sarebbe scattato comunque un procedimento, oltre ai provvedimenti dell’azienda”. Ieri mattina, in ospedale, è scattata la caccia a Cecilia. Ripresa da Twitter, la sua immagine è circolata su decine di smartphone, ma nessuno l’ha riconosciuta.
“Grosseto è una piccola città. Noi che lavoriamo in ospedale – racconta Chiara – ci conosciamo tutti. Questa ragazza, in carne, con un sorriso non proprio da pubblicità, che dice di fare l’infermiera da anni al Misericordia, nessuno qui l’ha mai vista. E anche dai distretti, sul territorio, confermano che l’infermiera Cecilia non esiste”.
Marco è un infermiere del Misericordia. Ha ricoperto anche ruoli sindacali “E’ una trovata per lanciare il film in Maremma. Si sono fatti pubblicità alimentando il mito della sexy infermiera. Non è proprio il massimo per la nostra categoria, ma non sono affatto meravigliato”. 

Insomma una vicenda che sembra essere chiara: si tratta di una millantatrice in cerca di ribalta mediatica. Un plauso all’Opi di Grosseto per la tempestiva risposta a tutela della professione infermieristica.
 
Redazione NurseTimes
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Sanità Lombardia, pieno sostegno da Fials Milano Area Metropolitana al governatore Fontana

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa del sindacato.
Esprimiamo pieno apprezzamento e sostegno alle dichiarazioni del governatore della Lombardia, Attilio Fontana (foto), con le quali attraverso le regole di sistema 2019 riguardanti il Sistema sanitario regionale intende valorizzare la sanità pubblica.
Fials Milano Area Metropolitana esprime il massimo sostegno al governatore che, rispetto al passato, inverte la tendenza riguardante il modello sanitario regionale. La sanità pubblica rappresenta un patrimonio unico che, grazie alle eccellenze dei vari operatori sanitari che ci lavorano giornalmente, garantisce l’eccellenza del Sistema sanitario lombardo.
La sanità pubblica milanese sta vivendo un momento di grande difficoltà, dettato soprattutto dai continui tagli a livello nazionale, che stanno generando profonde problematiche, molte delle quali legate a una carenza cronica di personale che, senza un’inversione di tendenza, difficilmente si riuscirà a risolverle. Riteniamo che attraverso maggiori investimenti nel settore pubblico si possano trovare soluzioni anche rapide per la riduzione delle liste di attesa, ma soprattutto per l’acquisizione di migliori apparecchiature, senza dimenticare maggiori incentivi economici per il personale che vi opera.
Bisogna investire nella sanità pubblica attraverso la creazione di nuove figure professionali, come l’infermiere di famiglia, capaci di rispecchiare la filosofia della riforma regionale lombarda (Legge n. 23 del 2015), e cioè la presa in carico del paziente, senza generare costi inutili. Bisogna, quindi, avere il coraggio di tagliare gli sprechi attraverso una forte presa di posizione politica che investa nella sanità pubblica.
Per questi motivi riteniamo che questo provvedimento sia la manovra giusta da intraprendere per il Sistema sanitario lombardo. Come sindacato, cogliamo l’occasione per esprimere il massimo ringraziamento a tutti gli operatori sanitari, medici, infermieri, oss , tecnici di laboratorio e Radiologia, personale amministrativo che tra mille difficoltà garantiscono l’eccellenza del Sistema sanitario lombardo. Ricordiamoci sempre di loro.
Redazione Nurse Times
 
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Regno Unito, nasce la rete di infermieri INS tutors

Regno Unito, nasce la rete di infermieri INS tutors

Il nuovo network, promosso dalla Italian Nurses Society, offre assistenza agli infermieri italiani già presenti o intenzionati a trasferirsi oltremanica.
È nei momenti di instabilità e incertezza sul futuro che una comunità si stringe e moltiplica le sue forze, attraverso la coesione. Questo il pensiero emerso al termine del primo incontro della Italian Nurses Society, la prima associazione di infermieri italiani nel Regno Unito, tenutosi a Birmingham il 26 gennaio scorso.
L’idea si è immediatamente trasformata in azione. Facendo seguito alla proposta dei due membri della Society, Erika Nelli e Luigi Andreoli, è infatti nato INS tutors, network di supporto peer to peer in cui 25 infermieri volontari, tra i più esperti della comunità infermieristica presente in Gran Bretagna, ma anche alcuni “oriundi” italiani, si sono offerti di fornire supporto e consulenza ai colleghi presenti nel Regno Unito e a quelli che, nonostante le incertezze della Brexit, intendono andare oltremanica, o magari ci sono arrivati da poco.
Il network offrirà assistenza diretta (attraverso le piattaforme di messaggistica, oltre che di persona), ma anche rimandando ad altri professionisti, per problematiche attinenti alla professione e ad aspetti burocratici per il recruitment o per consulenze specifiche in ambito legale o fiscale, fornendo quindi un orientamento a tutti gli infermieri che intendano richiederlo.
Distribuiti in tutta l’Inghilterra, gli INS tutors sono suddivisi in un gruppo di coordinamento generale e in quattro sezioni territoriali: Nord, Midlands e Galles, area di Londra, Sud. Un’estensione è presente anche in Irlanda, grazie all’opera infaticabile e preziosa di Antonio Caracallo, autore del blog “Un infermiere a Dublino”.
Il network non è chiuso, ma aperto al contributo di tutti i volontari. La sua creazione è solo la prima delle iniziative che la comunità riunita nella Italian Nurses Society intende realizzare per la valorizzazione della comunità infermieristica italiana nel Regno Unito e per la promozione in Italia dei principi e dell’organizzazione del nursing britannico.
Luigi D’Onofrio
 
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Leucemia linfatica, buone notizie dal Regno Unito

La combinazione di ventoclax e rituximab riduce le recidive e sarà resa disponibile oltremanica. Presto anche in Italia?
L’Istituto nazionale per la salute e l’eccellenza clinica del Regno Unito (Nice) ha raccomandato che venetoclax in combinazione con rituximab sia reso disponibile da parte del Servizio sanitario per i pazienti con leucemia linfatica cronica recidivante/refrattaria (Lie) che hanno ricevuto almeno una precedente terapia. La patologia in questione è la forma più comune tra le leucemie nell’adulto. Ogni anno, solo in Italia, circa 1.200 persone ricevono una diagnosi di Lie. La maggior parte dei pazienti che vi convivono e richiedono un trattamento sperimenta una recidiva della malattia.
Felice Bombaci, responsabile nazionale dei gruppi pazienti dell’Associazione italiana contro le leucemie, i linfomi e il mieloma (Ail) ha così commentato: «La decisione è molto positiva per i pazienti inglesi e ci auguriamo che anche l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) concluda rapidamente il processo di negoziazione per questa nuova opzione terapeutica, rendendo disponibile la terapia per i pazienti italiani che convivono con la Lie recidivante/refrattaria. La nuova combinazione, valutata nello studio Murano e approvata dal Nice, darà ai pazienti la possibilità di vivere più a lungo, con la prospettiva di un periodo senza trattamento, consentendo inoltre risparmi per il sistema sanitario nazionale».
Sviluppato da AbbVie e Roche, Venetoclax è commercializzato dalla stessa AbbVie al di fuori degli Stati Uniti. La raccomandazione del Nice si basa sui risultati dello studio registrativo di fase III, Murano, che ha valutato venetoclax in combinazione con rituximab rispetto a un regime standard di chemio-immunoterapia con bendamustina in combinazione con rituximab.
Spiega Antonio Cuneo, direttore della sezione di Ematologia all’Università di Ferrara: «Una volta rimborsata anche in Italia, la combinazione venetoclax più rituximab nella Lie recidivante/refrattaria permetterà alla comunità scientifica di beneficiare di una nuova arma nella lotta contro questa patologia. I dati dello studio Murano hanno evidenziato che l’associazione venetoclax-rituximab ‘chemio free’ è in grado di offrire una sopravvivenza libera da progressione superiore rispetto alla chemio-immunoterapia convenzionale. Inoltre, per la prima volta, un regime terapeutico che include una nuova molecola combinata con un anticorpo monoclonale può essere somministrato per un periodo fisso (due anni), alla fine del quale i pazienti possono interrompere l’assunzione del farmaco».
Redazione Nurse Times
Fonte: Avvenire
 
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Formiche al San Giovanni Bosco: Nursing Up respinge l’accusa di sabotaggio

Il sindacato ha scritto al governatore De Luca e al manager dell’Asl Napoli 1, Mario Forlenza.
Una lettera sottoscritta dal sindacato Nursing Up e indirizzata a Vincenzo De Luca e a Mario Forlenza, direttore generale dell’Asl Napoli 1 (già destinatario di una recente missiva). Una lettera con cui i sanitari del San Giovanni Bosco respingono l’ipotesi di sabotaggio avanzata dal presidente della Regione Campania in merito allo scandalo generato dalle continue invasioni di formiche all’interno dell’ospedale napoletano.
Il documento, in particolare, fa riferimento a quanto avvenuto lo scorso 31 gennaio. “Abbiamo appreso – scrive Mario De Santis, consigliere regionale Nursing Up – che al dirigente medico responsabile della struttura sarebbe stato impedito dagli infermieri presenti in turno di cambiare il letto e pulire il paziente. Tale affermazione non corrisponde al vero, secondo gli stessi infermieri. […] Dopo aver rinvenuto per l’ennesima volta l’infestazione, il professionista che aveva in carico il paziente ha immediatamente disposto e personalmente attuato la bonifica del ricoverato e dell’unità letto, informando verbalmente il primario, il coordinatore e gli altri sanitari presenti”.
Il punto critico della nota, che mette in discussione il racconto diffuso dalla direzione sanitaria e dallo stesso De Luca, è il seguente: “Dopo che il paziente era stato messo in sicurezza, il dirigente medico responsabile della struttura convocava tutti i sanitari presenti e prospettava loro la possibilità di formulare, da parte sua, una relazione alla direzione generale da cui doveva evincersi la sola presenza di formiche sul pavimento e omettere l’inquinamento del letto del paziente, ottenendo un rifiuto a tale alleggerimento della vera ed effettiva situazione”.
Di qui l’appello di De Santis al governatore: “La esorto ad accertare la vera dinamica dei fatti e ad operare i giusti provvedimenti. La presenza di formiche, ma anche di topi, ratti, blatte e zanzare non è affatto normale, e non è normale che infestino in modo endemico l’ospedale nelle varie unità operative, comprese Rianimazione, Sterilizzazione e perfino le sale operatorie”. Inoltre il sindacalista rimarca che gli infermieri sotto accusa sono professionisti di quarantennale esperienza, con numerosi riconoscimenti ed encomi.
Ma non basta. Un’altra nota, stavolta del sindacato Aaroi, esorta la direzione dell’Asl a individuare le incapacità gestionali che producono disfunzioni come presenza di formiche e insetti nei locali sanitari. Scrive il delegato aziendale Vittoriano L’Abate: “I colleghi del San Giovanni bosco sono stanchi di vivere in questo assedio costante. Sembra di trovarsi in uno stato di polizia. Ieri sono andati i Nas e l’ispettorato centrale dell’Asl, mettendo sotto torchio i colleghi di guardia e gli infermieri con atteggiamenti abbastanza intimidatori. Ormai i sanitari non sanno più se conviene denunciare o meno questi episodi”.
Anche Fp Cgil sta organizzando iniziative per difendere i lavoratori dalle dichiarazioni di De Luca, mobilitando Camera del Lavoro, Confederazione e segreteria nazionale. Intanto, nel parcheggio dell’ospedale, sono state forate le gomme dell’automobile di un sindacalista citato dal governatore durante il discorso nel quale, citando la relazione del medico, ha ripetuto: «Questo non è sindacalismo, è camorra».
Redazione Nurse Times
 
 
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Avellino, ancora violenza nel pronto soccorso del “Moscati”: Nursind invoca provvedimenti

Un uomo ha sfondato a calci e pugni la porta del triage, già danneggiata la settimana precedente. Il segretario aziendale del sindacato: “È ora di mettere in campo misure preventive efficaci”.
«È già da parecchio tempo che si verificano aggressioni verbali ed episodi di violenza verso il personale medico e infermieristico dell’ospedale. Ormai siamo in presenza di una vera e propria escalation, che si ripete anche a livello nazionale». Così Michele Rosapane, segretario aziendale del sindacato Nursind, rilancia l’allarme in merito al pronto soccorso dell’ospedale “Salvati” di Avellino.
Sotto accusa, ancora una volta, il sovraffollamento e i lunghi tempi di attesa per ricevere assistenza, che esasperano l’utenza, generando autentici attentati alla struttura e ai danni del personale sanitario. L’ultimo si è verificato nella notte di venerdì, quando un uomo preso in carico dal reparto ha sfondato a calci e pugni la porta del triage, già danneggiata la settimana precedente da un altro paziente. I dati dimostrano che le aggressioni sono aumentate del 90 percento rispetto al 2017.
Una situazione insostenibile, oggetto anche di un’interrogazione parlamentare. Una situazione che di recente ha indotto il direttore generale Angelo Percopo a deliberare un’indennità aggiuntiva in favore di infermieri e oss: 15 euro per il turno di giorno e 30 per quello di notte. Ma questo, sottolinea Rosapane, non risolve il problema legato alla sicurezza: «Il riconoscimento economico del disagio non basta, perché manca la tranquillità di cui c’è bisogno in un lavoro come il nostro».
Alla direzione aziendale, il sindacalista chiede nuovi provvedimenti: «Prima di tutto l’azienda non fornisce una scheda di segnalazione delle aggressioni. Un dipendente che voglia documentarle non può farlo con un modulo cartaceo. Così neanche la direzione stessa può monitorare gli episodi a livello statistico. L’emergenza va a ripercuotersi sull’integrità psicofisica del dipendente. Siamo aggrediti continuamente al triage, e l’abbiamo detto più volte. Servono almeno due operatori, ma la carenza di personale non lo consente. Il nostro è un campanello d’allarme per tutto l’ospedale. Anche i medici vivono questa condizione. È ora che l’azienda metta in campo misure preventive efficaci».
Redazione Nurse Times
 
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“Io sono e io farò”: l’impegno di ognuno per la Giornata mondiale contro il cancro

Lo slogan ispiratore della campagna triennale Uicc è un inno alla speranza di sconfiggere la malattia. Una speranza alimentata dai progressi della ricerca oncologica.
“I Am And I Will” (“Io sono e io farò”) è lo slogan della Giornata mondiale contro il cancro 2019, celebrata oggi, lunedì 4 febbraio. Il messaggio che lo accompagna è chiaro e semplice: “Chiunque tu sia, hai il potere di ridurre l’impatto del cancro per te, per le persone che ami e per il mondo. È tempo di prendere un impegno personale”. Saranno queste parole a ispirare la campagna triennale Uicc (Union for International Cancer Control), finalizzata al potenziamento dell’impegno personale, cioè dell’impegno che ciascuno di noi può mettere in campo per sconfiggere quella che rappresenta la seconda causa di morte in tutto il mondo.
Ecco i principali dati sulla malattia a livello globale, resi noti dall’Uicc in occasione della ricorrenza odierna.
L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro stima che un uomo su cinque e una donna su sei in tutto il mondo  svilupperà il cancro nel corso della vita, con una mortalità di un caso su otto per gli uomini e di una caso su 11 per le donne. Ciò equivale a circa 9,6 milioni di persone morte di cancro nel 2018.
• Circa il 70% di tutte le morti per cancro si verificano nei paesi a basso e medio reddito (LMIC).
• Almeno un terzo dei tumori comuni sono prevenibili. Le mutazioni genetiche hanno un ruolo nel 5-10% dei tumori. Il 27% dei tumori si riferisce al consumo di tabacco e alcol.
• Fino a 3,7 milioni di vite potrebbero essere salvate ogni anno implementando strategie appropriate per la prevenzione, la diagnosi precoce e il trattamento.
• Il costo economico totale del cancro è di 1,10 trilioni di dollari. Ciò si traduce in una perdita di produttività e reddito famigliare, riduzione della qualità della vita, invalidità e, in definitiva, morte prematura.
• Con un investimento di 11,4 miliardi di dollari in strategie di prevenzione si potrebbero risparmiare 100 miliardi di dollari in costi sanitari per il trattamento della malattia.
Oggi, oltre il 50% dei malati guarisce. Anche se il tumore viene diagnosticato in fase avanzata, i risultati della ricerca oncologica si sono spinti al punto da garantire buone prospettive di sopravvivenza a un ulteriore 20%. La ricerca oncologica è caratterizzata da un susseguirsi incessante di nuove scoperte e nuove sfide, come spiega Giampaolo Tortora, professore ordinario di Oncologia medica all’Università Cattolica. “Negli ultimi anni sono stati compiuti enormi progressi sulla conoscenza dei meccanismi molecolari che governano la crescita delle cellule tumorali. Abbiamo scoperto, inoltre, che le cellule tumorali accumulano progressivamente mutazioni nel loro Dna. In parallelo, la ricerca farmacologica ha sintetizzato farmaci a bersaglio molecolare, in grado di colpire le specifiche mutazioni identificate”.
La chemioterapia rimane ancora un baluardo fondamentale della terapia antitumorale, ma a essa si è aggiunta la terapia basata sui farmaci a bersaglio molecolare. Molti di questi sono attivi contro alterazioni presenti solo in piccole percentuali di tumori, ma in quei pazienti possono produrre risultati molto significativi. “Negli ultimi 3-4 anni, dopo tanti anni di attesa e di frustrazioni, è arrivata la rivoluzione della immunoterapia. Sono stati scoperti alcuni meccanismi messi in atto ‘subdolamente’ dai tumori”, ha aggiunto Tortora.
I risultati incoraggianti prodotti dall’immunoterapia in diversi tipi di tumore lasciano presagire che la svolta possa essere vicina. Già nuovi farmaci basati sulla scoperta di altri freni che il cancro utilizza per nascondersi e di nuovi sistemi di potenziamento del sistema immunitario stanno per ampliare lo scenario terapeutico. “Il futuro – conclude il Tortora – sta nell’identificazione e nella selezione di pazienti con specifiche caratteristiche tumorali, e nell’impiego combinato e integrato delle diverse armi a nostra disposizione (chemioterapia, farmaci a bersaglio molecolare, immunoterapia, radioterapia). Una vera personalizzazione del trattamento, insomma, che oggi va appunto sotto il nome di medicina personalizzata o, meglio, medicina di precisione”.
Redazione Nurse Times
Fonti: www.quotidianosanit.it – www.affaritaliani.it
 
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Italiassistenza ricerca due Infermieri per Patient Support Programs

Riceviamo e pubblichiamo la ricerca di personale da parte della società Italiassistenza.
ITALIASSISTENZA ricerca due Infermieri con partita iva che vogliano essere inseriti nei Programmi di Supporto al Paziente rispettivamente per le province di Reggio Calabria e Isernia.
I PSP oggetto della selezione sono dedicati a pazienti con patologie croniche che necessitano di aiuto per la gestione di device, nell’addestramento e nell’auto-somministrazione della terapia.
 
Chi siamo?
ITALIASSISTENZA dal 1983 è la prima rete nazionale di assistenza domiciliare. Oltre 10 anni fa abbiamo realizzato il nostro primo Patient Support Program, da allora siamo diventati il partner di riferimento dell’industria farmaceutica per la gestione integrata di pazienti cronici a sostegno dell’aderenza terapeutica. Crediamo fermamente che la gestione a 360° del paziente attraverso i Patient Support Programs, ne migliori la qualità della vita coadiuvando l’aderenza e di riflesso l’efficacia della terapia farmacologica. Promuoviamo attivamente un modello che passi dal concetto di “cura” a quello di “prendersi cura”.
Quali sono le attività richieste al professionista?
Educazione sanitaria
Attività di training per la gestione e l’autosomministrazione della terapia
Controllo dell’aderenza terapeutica
Requisiti
Professionalità e competenza nella gestione del ruolo
Esperienza pregressa
Residenza nella regione di riferimento
Possesso di partita iva e assicurazione professionale
Assenza di condizioni ostative all’ esercizio della libera professione
 
Cosa offriamo?
Retribuzione oraria di sicuro interesse
Rimborso spese viaggio con tariffa kilometrica
Possibilità di ampliare le collaborazioni
Contratto di lavoro proposto: Partita IVA
Modalità di candidatura
Le candidature possono essere inviate tramite mail all’indirizzo lavoro@italiassistenza.it specificando nell’oggetto la sede per la quale si propone la candidatura o compilando il form presente nella seguente pagina.
Simone Gussoni
L’articolo Italiassistenza ricerca due Infermieri per Patient Support Programs scritto da Simone Gussoni è online su Nurse Times.

Parere positivo del Chmp per alirocumab al fine di ridurre il rischio cardiovascolare nelle persone con malattie cardiovascolari aterosclerotiche consolidate [Ema]

Il Comitato dell’Agenzia europea per i medicinali per uso umano ha adottato un parere positivo per alirocumab, raccomandando una nuova indicazione al fine di ridurre il rischio cardiovascolare abbassando i livelli di colesterolo lipoproteine a bassa densità (LDL-C) in aggiunta alla correzione di altri fattori di rischio negli adulti con malattie cardiovascolari aterosclerotiche consolidate (ASCVD).

Farmaci contro il cancro, dieci risposte dei farmacologi a dieci domande frequenti [Varie]

Mille persone ogni giorno in Italia ricevono una diagnosi di tumore maligno (1). La prevenzione è l’arma più importante ma non sempre basta e, quando la malattia è conclamata, bisogna ricorrere ai farmaci. Questi ultimi hanno avuto un grande sviluppo negli anni e oggi sono sempre più sicuri ed efficaci grazie anche alle nuove conoscenze della genetica. Per capire meglio a che punto siamo con lo sviluppo di queste potenti armi terapeutiche, cosa abbiamo a disposizione e cosa arriverà nel prossimo futuro, la Società Italiana di Farmacologia, in occasione del 4 febbraio, Giornata mondiale contro il cancro ha stilato un decalogo di domande e risposte.

Come diagnosticare la celiachia in adulti e bambini? Se ne è parlato a “Bimbi dei Miracoli” [Gastro]

Perdita di peso, ritardo nella crescita, mal di pancia o diarrea protratta ma anche sintomi non prettamente intestinali come mal di testa e cambiamenti dell’umore possono essere campanelli di allarme di celiachia nei bambini e negli adulti. Se ne è parlato a Pisa all’evento “Bimbi dei Miracoli”, una tre giorni (25-27 gennaio) che ha riunito esperti medici ma anche psicologi e sociologi per aiutare i genitori nella crescita dei loro figli, con pratici consigli.

Chirurgia revisione intervento cuffia rotatori, il rischio non aumenta con unica iniezione steroidi [Orto-Reuma]

Stando ai risultati di uno studio di recente pubblicazione su Arthroscopy, non sembra esservi un’associazione tra una singola iniezione alla spalla di corticosteroide (effettuata entro l’anno precedente l’intervento artroscopico di riparazione delle lesioni a carico della cuffia dei rotatori) e un innalzamento del rischio di ricorso a chirurgia di revisione in questi pazienti. Tale rischio, invece, sembra innalzarsi a seguito di due o più iniezioni di steroidi.

Artrite reumatoide, quanto è rilevante, a fini clinici, la sieroconversione? [Orto-Reuma]

Una sottoanalisi del trial IMPROVED, condotto in pazienti con artrite reumatoide (AR) all’esordio e pubblicata su Arthritis Research & Therapy, ha mostrato che le variazioni sierologiche dei livelli autoanticorpali non si associano con l’attività di malattia né con la risposta a lungo termine ai farmaci, ma riflettono semplicemente l’intensità dell’immunosoppressione. Pertanto, anche se l’utilizzo della miglior terapia disponibile induce sieroconversione, la rilevanza clinica di questo epifenomeno sembra essere limitata.

Pills di Tesi Master: Disostruzione pediatrica ed esperienza dell’OPI della provincia BAT

L’elaborato di tesi è stato realizzato per sensibilizzare e informare i cittadini sulle metodiche di disostruzione nel lattante e nel bambino che purtroppo se non gestite in maniera corretta comportano situazioni drammatiche
La tesi, con ambito “Area critica ed emergenza in ambito infermieristico“ ha avuto come titolo “Disostruzione pediatrica ed Esperienza ordine delle Professioni Infermieristiche della Provincia BAT”.
Infatti l’Ordine delle Professioni Infermieristiche della BAT è risultato essere pioniere nella partecipazione condivisa ed attiva di cittadini alle corrette procedure interventistiche in seno al titolo in calce.
L’ostruzione delle vie aeree può essere definita come un evento fortuito, accidentale e che può evolvere in una vera e propria emergenza pediatrica. Avviene quando  un corpo estraneo si blocca nelle vie respiratorie: è possibile ad ogni età, ma è di gran lunga più frequente tra i lattanti fino a 12 mesi di vita e nei bambini tra 1 e 3 anni. Questi episodi si possono verificare sia mentre i bambini mangiano, sia mentre giocano con oggetti di piccole dimensioni.
Tale fenomeno si spiega con la tendenza dei bambini più piccoli a portare alla bocca qualsiasi oggetto, in quanto il contatto orale è il metodo con cui essi esplorano e conoscono il mondo circostante. Il bambino infatti nei primi 18 mesi di vita attraversa la “ fase orale”, in cui la conoscenza del mondo circostante passa attraverso la bocca. Il pericolo quindi non è costituito solo dal cibo, ma anche da giocattoli, oggetti di piccoli dimensioni e di uso comune come caramelle, bottoni, monete ecc.. Il bambino inoltre impara a spostarsi gattonando o camminando e quindi il rischio di portare alla bocca oggetti pericolosi aumenta ed è sempre presente.
Nell’eventualità che avvenga un’ostruzione delle vie aeree è fondamentale che il genitore capisca quando è necessario intervenire dinanzi ad un bambino che ha inalato un corpo estraneo. Bisogna sapere che i corpi estranei possono ostruire le vie aeree in modo parziale o completa.
L’ostruzione parziale è una situazione in cui il corpo estraneo si trova in una posizione tale da permettere un passaggio di aria che, seppur ridotto, è ancora sufficiente ad ossigenare il sangue: il bambino è ancora in grado di tossire, di piangere e, se già capace, anche di parlare.
Il soccorritore o il genitore deve solo incoraggiare il bambino a tossire.
L’ostruzione è invece completa quando il corpo estraneo ha bloccato completamente il passaggio dell’aria: in questa situazione il bambino non è più in grado di tossire o di piangere. L’ostruzione completa rappresenta quindi un’emergenza che merita un intervento immediato perché se non si interviene tempestivamente, si può arrivare all’insufficienza respiratoria e all’arresto cardiaco in pochi minuti.
Si distingue il paziente pediatrico in queste categorie:
neonato: da 0 a 28 giorni
lattante: da un mese ai 12 mesi
bambino: da 12 mesi a 8 anni
Le manovre di disostruzione  devono essere praticate in sequenza e possono salvare la vita di adulti e bambini che abbiano le vie aeree ostruite parzialmente o completamente da cibo o aggetti.
Vanno attuate quando la persona presenta segni di crisi respiratoria con cianosi e tosse. In questi casi bisogna intervenire tempestivamente poiché le conseguenze potrebbero essere gravi o fatali. Nel caso l’ostruzione sia completa non si devono aspettare i soccorsi  ma iniziare subito le manovre. Dopo aver  riconosciuto i segni bisogna intervenire.
Per prima cosa bisogna capire se e come agire, quindi si devono allertare subito i soccorsi (118-112).
Manovra di disostruzione  per il bambino
Se qualcuno è incapace di parlare, tossire e respirare e ha una un oggetto che ne ostruisce la gola ecco cosa si deve fare:
Colpirlo alla schiena con 5 colpi tra le scapole con il palmo della propria mano
Controllare nella bocca velocemente, dopo ogni colpo e rimuovere qualsiasi ostruzione; se l’ostruzione è ancora presente:
Procedere con 5 spinte addominali. Sistemarsi alle spalle della persona, posizionare un pugno chiuso tra la fine del torace e l’ombelico e spingere verso l’interno e verso l’alto. Controllare nella bocca velocemente, dopo ogni spinta e rimuovere qualsiasi ostruzione.

Se l’ostruzione non si rimuove dopo 3 cicli di colpi alla schiena e spinte addominali chiamare il 118 per l’ambulanza.
Manovra per il lattante
Un lattante può facilmente soffocare per piccoli oggetti o cibo nella bocca; bisogna agire in fretta per rimuovere l’ostruzione.
Se il lattante è in grado di respirare, piangere o tossire, questa è una situazione intermedia e l’ostruzione probabilmente si risolverà da sola, è opportuno comunque chiamare il numero 118 e richiedere informazioni e/o aiuto.
L’OPI  BAT in ottemperanza ai principi etici e deontologici dell’infermiere ha realizzato un percorso di formazione itinerante per laici.
Il progetto realizzato dall’Ente è intitolato “SCUOLE SICURE” – #nursing4children-. L’offerta formativa è stata rivolta principalmente alle insegnanti delle scuole Materne dell’Infanzia provviste di mensa. Durante gli eventi hanno preso parte tanto al topic teorico quanto al pratico anche i genitori, nonni e parenti dei bimbi frequentanti  compresi i collaboratori scolastici.
 
SARA CAIAZZO
 
L’articolo Pills di Tesi Master: Disostruzione pediatrica ed esperienza dell’OPI della provincia BAT scritto da Michele Calabrese è online su Nurse Times.

ASL Napoli 1 Centro: concorso pubblico per 25 infermieri

ASL Napoli 1 Centro: concorso pubblico per 25 infermieri

In esecuzione della delibera n.132 del 28 gennaio 2019 è stato indetto un concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura a tempo indeterminato di 25 posti di infermiere – categoria D – presso l’Azienda Sanitaria Locale Napoli 1 Centro.
Prevista la destinazione di 20 unità infermieristiche alla U.O.C. Tutela della Salute negli Istituti Penitenziari e 5 unità al PO “Capilupi” di Capri.
Requisiti di ammissione
Possono partecipare al concorso i candidati in possesso dei requisiti generali per l’accesso alle selezioni pubbliche e dei seguenti requisiti specifici:
laurea triennale in Scienze Infermieristiche o laurea equipollente
iscrizione all’Ordine degli infermieri.
Modalità e termini di presentazione delle domande
La domanda di partecipazione, redatta in carta semplice, deve essere spedita tramite raccomandata postale o inviata all’indirizzo PEC selezioni@pec.aslna1centro.it entro il 30° giorno successivo a quello della data di pubblicazione del bando sulla Gazzetta Ufficiale (in attesa della pubblicazione).
Le prove d’esame
Il concorso prevede le seguenti fasi di selezione:
eventuale preselezione (in caso di domande di partecipazione superiori a 200)
prova scritta
prova pratica
prova orale

Redazione NurseTimes
 
Allegato
Bando concorso pubblico infermieri
L’articolo ASL Napoli 1 Centro: concorso pubblico per 25 infermieri scritto da Marianna Di Benedetto è online su Nurse Times.

Ambulanza del 118 finisce in un fosso: politraumatizzato trasportato con motocarro Ape Piaggio

L’incidente che ha coinvolto un’ambulanza del 118 di Scaletta Zanclea non ha impedito a infermiere, medico e soccorritori di completare l’urgenza salvando la vita di un uomo.
Il mezzo di soccorso, finito in un fosso a causa delle irregolarità di una strada sterrata, è stato dunque temporaneamente abbandonato dal team di soccorso.
Il 59enne, caduto da un muretto mentre era intento a potare alcuni alberi nel suo appezzamento di terreno, è stato immobilizzato con tavola spinale, collare e fermacapi e consegnato in buone condizioni di salute al personale sanitario dell’elisoccorso, nonostante l’indisponibilità del mezzo di soccorso.
Tutto ciò è stato reso possibile grazie all’utilizzo di un veicolo Ape Piaggio, messo a disposizione da un vicino di casa del ferito.
La vittima è stata pertanto trasportata dalla frazione messinese di Pezzolo fino al punto accordato per il rendez-vous con l’elicottero del 118. Il paziente è quindi stato preso in carico dai colleghi e trasferito presso il Policlinico di Messina.
Simone Gussoni
L’articolo Ambulanza del 118 finisce in un fosso: politraumatizzato trasportato con motocarro Ape Piaggio scritto da Simone Gussoni è online su Nurse Times.

Roma, primo intervento al mondo sul cuore per via trans-catetere

L’intervento è stato eseguito con successo dall’equipe cardiochirurgica guidata da Francesco Musumeci, coadiuvata da Roberto Violini, cardiologo interventista e da Elio D’Avino, cardio-anestesista, con la collaborazione di infermieri e operatori socio sanitari
L’intervento su un giovane paziente affetto da una sindrome congenita rarissima è stato eseguito al San Camillo – Forlanini ed è il primo al mondo nel suo genere.
L’unicità del paziente e i dettagli dell’intervento, che per il suo alto grado di complessità era stato rifiutato dai medici del Children’s Hospital e del Brigham and Women di Boston, saranno illustrati – si legge in una nota dell’ospedale – ai giornalisti da Musumeci e Violini lunedì 4 febbraio 2019 alle 12 presso la direzione generale del S. Camillo, padiglione Busi, piano terra.
All’incontro parteciperà lo stesso paziente, che da anni è simbolo e promotore del sostegno alla ricerca scientifica internazionale per questa rarissima patologia.
Questo è il primo intervento al mondo di trattamento di stenosi calcifica severa della valvola aortica per via trans-catetere.
“Il successo di questa procedura è una ulteriore dimostrazione dell’alto livello di professionalità e multidisciplinarietà dell’Azienda S. Camillo-Forlanini nell’ambito del trattamento delle malattie cardiovascolari, facendone uno dei Centri leader in Italia ed oltre confine” continua la nota dell’azienda sanitaria.
“Il Sistema sanitario del Lazio dimostra la sua eccellenza. Lunedì parteciperò alla conferenza stampa di presentazione dell’operazione eseguita all’Ospedale San Camillo-Forlanini di Roma. Voglio ringraziare l’equipe cardiochirurgica guidata da Francesco Musumeci per questa operazione straordinaria e dall’elevato grado di complessità”. Lo dichiara in una nota l’Assessore alla sanità e l’Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio, Alessio D’Amato.
 
Redazione NurseTimes
L’articolo Roma, primo intervento al mondo sul cuore per via trans-catetere scritto da Redazione Nurse Times è online su Nurse Times.

Corso Fad ECM gratuito “I farmaci biologici, gestione pratica del paziente complesso con psoriasi e artrite psoriasica” 

I farmaci biologici, progetto educazionale sulla gestione pratica del paziente complesso con psoriasi e artrite psoriasica (pratico)
E’ attivo il corso Fad Ecm gratuito per infermieri. L’Evento formativo n° 246640 ha ricevuto l’accreditamento presso il ministero.
Data inizio corso: 01/02/2019. Data fine corso: 31/12/2019
La durata del corso è di 8 ore, e consentirà ai partecipanti di conseguire 8 crediti formativi ECM validi per l’anno 2019. Per partecipare al corso Fad cliccare sul seguente link www.pratico2019.com.
Tutti i professionisti sanitari, per poter verificare il numero dei crediti ECM dovranno iscriversi nell’area privata del Co.Ge.A.P.S. (LINK).
I professionisti che per la prima volta accedono a Co.Ge.A.P.S. devono necessariamente prima registrarsi (LINK) per poter visualizzare la propria posizione ECM.
La registrazione manderà login e password alla casella mail indicata.
Ricordiamo che il Co.Ge.A.P.S. (Consorzio Gestione Anagrafica Professioni Sanitarie) è un organismo che riunisce le Federazioni Nazionali degli Ordini e dei Collegi e le Associazioni dei professionisti della salute che partecipano al programma di Educazione Continua in Medicina.
Secondo quanto stabilito dall’Accordo Stato Regioni del 5 Novembre 2009, il Co.Ge.A.P.S. è “l’organismo nazionale deputato alla gestione delle anagrafiche nazionali e territoriali, dei crediti ECM attribuiti ai professionisti che fanno capo agli Ordini, Collegi nonché le rispettive Federazioni nazionali e Associazioni professionali, consentendo a questi le relative funzioni di certificazione delle attività formative svolte”.
 
Buona formazione dalla Redazione di NurseTimes.
 
 
L’articolo Corso Fad ECM gratuito “I farmaci biologici, gestione pratica del paziente complesso con psoriasi e artrite psoriasica”  scritto da Roberta Di Leo è online su Nurse Times.

Policlinico Gemelli: ogni infermiere reperibile 365 giorni all’anno senza ricevere alcuna maggiorazione economica

Una nuova incredibile vicenda è stata denunciata dal sindacato Coina, pochi giorni dopo la bocciatura da parte della Fondazione Policlinico Gemelli di un Contratto separato per le Professioni Sanitarie.
La stessa struttura ospedaliera avrebbe autorizzato una procedura interna firmata dal Direttore SITRA Dott. M. Zega, nonché consigliere dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Roma, con la quale viene disposto che in caso di assenza non programmata dal servizio, ad esempio per malattia, gli infermieri fuori turno saranno richiamati in servizio attraverso una semplice telefonata. Nessuno sarebbe escluso da questa disposizioni riguardante sia gli infermieri a riposo, in ferie, in permesso studio, o in formazione ECM.
Ogni professionista si troverebbe dinanzi ad una reperibilità non retribuita senza fine, 24 ore su 24 e per 365 giorni all’anno.
L’operatore sanitario dovrebbe dunque vivere in funzione di una possibile chiamata dell’azienda per coprire assenze che di non programmato hanno poco.
“Le malattie giornaliere sono in un ente come la FPG qualcosa di prevedibile statisticamente valutabili con una media giornaliera. Oltre alla chiara violazione del tempo libero del dipendente, della Privacy, della Legge, del CCL FPG, non viene riconosciuto un compenso adeguato al disagio e il pagamento dello straordinario in automatico, visto che le ore di fatto saranno probabilmente a recupero”, spiega il sindacato.
Il Coina ha immediatamente inoltrato una lettera di diffida:
Oggetto: gestione assenze del personale delle Professioni Sanitarie e di supporto IO.065. 
La scrivente è venuta a conoscenza di una procedura della Gestione assenze del personale delle Professioni Sanitarie e di supporto (I.O. 065), la quale oltre a violare le norme contrattuali vigenti della Fondazione Policlinico A. Gemelli, viola anche norme di Legge, come il D.Lgs n. 66 del 2003 e la legge sulla Privacy n. 196 del 2003 e s.m.i..
La procedura in oggetto nasce per sopperire alle assenze non programmate del personale di assistenza, che possono compromettere i livelli minimi assistenziali e/o il corretto funzionamento delle UU.OO.. 
Le sopraindicate assenze in oggetto, non sono improvvise, ma sono facilmente prevedibili e quindi programmabili, visto che la Fondazione Policlinico Gemelli conosce con certezza matematica quante malattie giornaliere vi sono nella arco delle 24 e del mese. 
La scrivente ha più volte richiesto di prevedere un Pool di sostituzione delle malattia riferendosi ad una media di assenza prevista per il periodo, ma evidentemente è stato deciso di utilizzare una metodica diversa e soprattutto dequalificante ed a costo zero.
Secondo la procedura in oggetto il Coordinatore, o in sua assenza l’infermiere, dovrà richiamare in servizio dipendenti in riposo, in sostituzione, in ferie, permessi studio, formazione permanente o in debito orario, ma a quale titolo?
Il CCL della FPG prevede il richiamo in servizio solo per chi è in Pronta Disponibilità e con determinate caratteristiche (peraltro illegittimi e che il Coina non ha firmato). 
Dove è previsto contrattualmente il richiamo in servizio per sopperire a carenze organiche strutturali e facilmente prevedibili?? 
Perché il lavoratore dovrebbe lasciare il proprio numero di cellulare personale quando nè il contratto nè la normativa vigente lo prevede??
La procedura inoltre indica nelle competenze del Coordinatore e in sua assenza dell’infermiere più anziano, quello di valutare il carico assistenziale nel rispetto dei livelli minimi assistenziali. In base a quali requisiti e quali responsabilità?? 
Il Coina ha protocollato negli ultimi mesi 2 lettere dove si faceva presente che il personale di assistenza, sia infermieristico che di supporto, nei reparti di Ortopedia e Cardiologia Sub-intensiva, non rispetta i requisiti minimi assistenziali della Regione Lazio, aumentando il rischio di errori e/o eventi avversi, vista la posizione di garanzia e responsabilità civile e penale in capo al professionista infermiere. 
Nei casi in cui non sia possibile richiamare in servizio chi per Contratto e per Legge è di riposo, un collega dovrà, per sopperire alla carenza organica, continuare il proprio servizio per l’intero turno successivo di lavoro, ossia lavorare per 15 o 17 ore continuative, quando il disposto degli art. 7 e 8 del D.Lgs. 66/03 pone come limite di lavoro in 13 ore giornaliere(Min. Lavoro circ. n.8 prot. 210 del 2005) . 
Con questa procedura si viola la Legge, ponendo il lavoratore in una posizione ambigua, rispettare un procedura aziendale o una Legge dello Stato Italiano?? 
A cosa va incontro un eventuale errore fatale commesso da chi ha violato la Legge in nome di una procedura aziendale??
Per ultimo vi è anche l’umiliante affermazione della Fondazione Policlinico Gemelli che invece di valorizzare le prestazioni di una Professione intellettuale come quella infermieristica sancita dall’articolo 2229 del C.C., che la stessa Legge n. 24 del 2017 (Legge Gelli) pone al pari della Professione medica per quanto attiene la responsabilità professionale, la Fondazione prevede una doppia possibilità, ovvero il pagamento dello straordinario con compensi non adeguati alla effettiva responsabilità o la più probabile possibilità di dover recuperare le ore lavorate in straordinario, ma senza la maggiorazione oraria e secondo le esigenze di servizio. 
Il Coina non può che essere contrario e fortemente offeso da quanto previsto da questa procedura, che non fa altro che avvalorare il fatto che, per la Fondazione Policlinico Gemelli, l’infermiere è uno strumento da utilizzare per sopperire a tutte le problematiche assistenziali, amministrative, ausiliarie, oltre ad essere demansionato e sfruttato per ogni esigenza, dimenticando che l’infermiere è, e sarà, sempre l’asse portante di questo Policlinico e che per questo merita rispetto.
La scrivente per tali oggettivi motivi non può essere in sintonia con tale procedura e richiede un incontro urgente per sopperire alla carenza organica degli infermieri e del personale di assistenza. 
Distinti saluti
La Segretaria Aziendale 
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Troppo tempo su Facebook durante l’orario di lavoro: lecito il licenziamento per la Cassazione

È consentito accedere al proprio profilo Facebook durante il turno di lavoro? E con che frequenza? La questione resta sempre aperta anche se una recente sentenza della Corte di Cassazione potrebbe fare un po’ di chiarezza.
Analizzando il caso di una segretaria di studio medico assunta con contratto part-time, è possibile notare come i giudici abbiano stabilito che i circa 6.000 accessi effettuati dalla donna ad internet, dei quali oltre 4.500 sulla famosa piattaforma social, siano eccessivi. Una media di 10 connessioni al giorno, molte delle quali della durata superiore alla mezz’ora.
I giudici specificano però come lo stesso controllo sulla cronologia del computer, effettuato dal datore di lavoro per scoprire quali siti visitasse la segretaria, possa configurare profili di violazione del diritto alla privacy del dipendente.
Il ricorso della lavoratrice licenziata è stato rigettato dalla sezione lavoro della corte suprema, confermando le sentenze già pervenute dal tribunale e dalla corte d’appello di Brescia e che avevano sottolineato la «gravità della condotta», «in contrasto con l’etica comune» e «l’idoneità certa» di tale comportamento a «incrinare la fiducia del datore di lavoro».
Simone Gussoni
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Tumori testa e collo, gli antinfiammatori aumentano la sopravvivenza? [oncologia-ematologia]

L’uso regolare di aspirina o di altri FANS risulta associato a una sopravvivenza notevolmente migliorata in un sottogruppo di pazienti con carcinoma a cellule squamose della testa e del collo (HNSCC) che presenta una particolare mutazione genetica.
E’ quanto emerge da uno studio restrospettivo monocentrico pubblicato sul Journal of Experimental Medicine.

Novo chiude un buon 2018 e si prepara al lancio di semagludine orale [Business]

Novo Nordisk, il principale produttore mondiale di farmaci antidiabetici, ha comunicato i risultati del quarto trimestre 2018 e quelli di chiusura dell’anno appena trascorso. Ha anche annunciato che entro il primo trimestre sottoporrà all’Fda la versione orale del suo antidiabetico semaglutide per chiederne l’approvazione negli Stati Uniti. Dopo che la compagnia farmaceutica danese ha rivisto al rialzo le previsioni di vendita del 2019 e ha previsto una crescita del profitto operativo del 2-6%, le sue azioni sono aumentate di quasi il 4%.

L’associazione tra durvalumab e tremelimumab migliora l’efficacia della terapia nel trattamento del CRC refrattario [oncologia-ematologia]

Secondo i recenti risultati dello studio di fase II Canadian Cancer Clinical Trials Group (CCTG) CO.26, presentati al Gastrointestinal Cancers Symposium (GCIS) del 2019, l’associazione tra durvalumab e tremelimumab è efficace nei pazienti con tumori del colonretto refrattari in fase avanzata, poiché aumenta la sopravvivenza globale (OS) di 2,5 mesi rispetto alla migliore terapia di supporto. Infatti, la OS mediana ha raggiunto i 6,6 mesi in confronto ai 4,1 mesi con la sola terapia di supporto, anche se la sopravvivenza libera da progressione (PFS) non ha mostrato differenze significative tra i due gruppi (1,8 mesi verso 1,9 mesi).

Ictus, benefici costanti dalla trombectomia endovascolare rispetto alla sola gestione medica. Studio su “JAMA Neurology” [Neuro]

L’età, la gravità dei sintomi e il glucosio sierico non influenzano il beneficio della trombectomia endovascolare nei pazienti con ictus, secondo un’analisi secondaria dello studio DEFUSE 3, pubblicata online su “JAMA Neurology”. La posizione della lesione occlusiva arteriosa e la tecnica di imaging utilizzata per selezionare i pazienti per la procedura, inoltre, non influenzano i benefici della terapia, secondo gli autori dello studio.

Fibrillazione atriale, NOAC da preferire al warfarin secondo le nuove linee guida ACC/AHA/HRS [Cardio]

Gli anticoagulanti orali non-vitamina K dipendenti (NOAC) sono ora considerati equivalenti e preferiti al warfarin per la gestione del rischio di ictus da fibrillazione atriale (AF) in base alle linee guida aggiornate e condivise dall’American College of Cardiology (ACC), dall’American Heart Association (AHA) e dalla Heart Rhythm Society (HRS). Le raccomandazioni sono state pubblicate sulle riviste ufficiali tre società scientifiche, nell’ordine “Journal of American College of Cardiology” (JACC), “Circulation” e “Heath Rhythm”.

Dapagliflozin vicino a diventare il primo farmaco orale indicato nel diabete di tipo 1 [Diabete]

Il comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) dell’Ema ha raccomandato l’impiego di dapagliflozin negli adulti con diabete di tipo 1 che soddisfino determinati criteri. Il farmaco, un inibitore selettivo del cotrasportatore sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT2), è già approvato per l’uso nel diabete di tipo 2 nell’Unione Europea, negli Stati Uniti e in altri paesi.

Carcinoma metastatico del pancreas, incoraggiante beneficio clinico dal farmaco sperimentale SM-88 [oncologia-ematologia]

Il nuovo farmaco anticancro orale conosciuto come SM-88, costituito dall’associazione di un derivato della tirosina (D,L-alfa-metirosina), un inibitore di mTOR (sirolimus), un induttore del CYP3a4 (fenitoina) e da un catalizzatore dello stress ossidativo (metoxalene), ha dimostrato di essere efficace e senza tossicità significative in pazienti con carcinoma metastatico del pancreas in progressione dopo almeno una linea di terapia.

Cancro del polmone, parere positivo del Chmp per atezolizumab in prima linea metastatica [oncologia-ematologia]

Il comitato per i medicinali per uso umano dell’Agenzia europea per i medicinali ha raccomandato l’approvazione della combinazione di atezolizumab, bevacizumab, paclitaxel e carboplatino per il trattamento di prima linea di pazienti con carcinoma polmonare metastatico, non squamoso e non a piccole cellule (NSCLC) .

L’OMS dedica il 2020 ad infermieri e ostetriche:”Sono il cuore di qualsiasi équipe sanitaria”

Il 2020 sarà l’anno degli infermieri: si tratterà di “un’opportunità unica per rendere onore agli infermieri e al contributo che forniscono alla salute mondiale.”
L’International Council or Nurses (ICN) e la campagna mondiale Nursing Now hanno il piacere di supportare l’iniziativa del World Health Organization Executive Board (WHO EB). Il 2020 sarà ufficialmente “l’Anno dell’Infermiere e dell’Ostetrica”
La conferma ufficiale è stata data ieri sera a Ginevra dal dott. Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Spetterà adesso alla World Health Assembly definire il tutto, nel corso dell’incontro di maggio.
Il 2020 sarà il 200º anniversario della nascita di Florence Nightingale. Riconoscendo il suo contributo nei campi della salute e dell’umanità, il dr. Tedros ha dichiarato che “gli infermieri e le ostetriche svolgono un ruolo vitale nel fornire salute ad ogni persona nel mondo.
Annette Kennedy, presidente dell’ICN, ha sottolineato come “questa eccitante proposta di dedicare un anno ad infermieri e ostetriche permetterà di elevare i profili di infermieri e ostetriche sottolineando l’importanza di avere professionisti sempre più formati. Occorrono investimenti per la selezione del personale e strategie mirate finalizzate alla rimozione delle barriere che impediscono lo sviluppo delle competenze avanzate degli infermieri.”
Lord Nigel Crisp, Co-Chairman della campagna Nursing Now ha dichiarato quanto segue:
“Siamo lieti di accogliere calorosamente la proposta del dott. Tedros di rendere il 2020 un anno dedicato alle celebrazioni globali di infermieri e ostetriche. Loro sono il cuore di qualsiasi équipe sanitaria; migliorando e promuovendo il loro ruolo, i paesi del mondo otterranno migliori outcome per tutte le persone.”
La proposta è stata accettata dai membri dell’Executive Board durante la 144º sessione. ICN ha colto l’opportunità di intervenire durante la WHO EB, sollecitando il ministro della Salute a supportare attivamente lo sviluppo dell’WHO’s State of The World Nursing Report e la collaborazione attiva dei leader dell’Infermieristica.
Simone Gussoni
L’articolo L’OMS dedica il 2020 ad infermieri e ostetriche:”Sono il cuore di qualsiasi équipe sanitaria” scritto da Simone Gussoni è online su Nurse Times.

Como, Fondazione Cà d’Industria Onlus: avviso pubblico per infermieri. Al via le domande

 
Selezione per l’assunzione a tempo determinato (con possibilità di assunzione a tempo indeterminato) di “infermiere” (categoria d CCNL comparto sanità)
1 – INDIZIONE SELEZIONE
In esecuzione al Verbale del Consiglio di Amministrazione n. 24 del 29 ottobre 2018 viene indetta selezione per l’assunzione a tempo determinato (con possibilità di assunzione a tempo indeterminato) di Infermiere (CATEGORIA D CCNL COMPARTO SANITA’).
La selezione viene bandita nel rispetto del d.lgs 198/2006 che garantisce pari opportunità tra uomini e donne per l’accesso al lavoro.
Il candidato idoneo potrà essere chiamato a svolgere l’attività lavorativa nelle varie Sedi dell’Ente indipendentemente dalla assegnazione iniziale.
2- TRATTAMENTO ECONOMICO E GIURIDICO
Al posto è attribuito il trattamento economico previsto dal CCNL Comparto Sanità per il personale inquadrato nella Categoria D, oltre a quote di assegno per nucleo familiare
tredicesima mensilità.
Tali emolumenti sono soggetti, come per legge, alle ritenute previdenziali, assistenziali ed erariali.
3- REQUISITI DI AMMISSIONE ALLA SELEZIONE
Per la partecipazione alla Selezione occorre possedere i seguenti requisiti:
a) cittadinanza italiana o di uno dei paesi membri dell’Unione Europea o con status equiparato per legge (oppure) il possesso del permesso di soggiorno o di carta di soggiorno (per i candidati stranieri);
b) immunità da condanne penali e/o assenza di procedimenti penali in corso;
c) idoneità fisica alla mansione di Infermiere;
d) diploma universitario abilitante alla professione di infermiere conseguito al sensi dell’art. 6 comma 3 D.Lgs. N. 502/1992 e successive modificazioni, ovvero diplomi ed attestati conseguiti in base al precedente ordinamento riconosciuti equipollenti, ai sensi delle vigenti disposizioni, al diploma universitario ai fini dell’esercizio dell’attività professionale (per i titoli di studio acquisiti all’estero dovrà essere prodotto decreto di riconoscimento da parte del Ministero della Salute);
e) iscrizione all’albo professionale attestata da idonea certificazione.
I requisiti di ammissione alla Selezione devono essere posseduti alla data di scadenza del termine stabilito nel presente bando per la presentazione della domanda di ammissione.
4 – DOMANDA DI AMMISSIONE – SCADENZA
Per essere ammessi alla Selezione gli aspiranti devono far pervenire alla FONDAZIONE CA D’INDUSTRIA – Via Brambilla 61 22100 Como – domanda redatta su carta semplice entro le ore 12,00 del 20 FEBBRAIO 2019.
Le domande possono essere:
consegnate, personalmente o tramite terzi, all’Ufficio protocollo della Sede della Fondazione via Brambilla, 61 – Como;
inviate tramite mail all’indirizzo risorseumane@cadindustria.it risorseumane@cadindustriapec.it (unico documento pdf);
inviate tramite fax al n. 031/297580;
spedite a mezzo raccomandata postale con ricevuta di ritorno.
Il termine per la presentazione della domanda e dei relativi documenti è perentorio. Non saranno pertanto ammessi alla selezione i concorrenti le cui domande perverranno, per qualsiasi motivo dopo il termine stabilito. A tale proposito non fa fede il timbro postale di spedizione.
Le domande devono essere redatte secondo lo schema esemplificativo allegato al presente bando.
 
Redazione NurseTimes
 
Allegato
Bando avviso pubblico infermieri e Fac simile domanda di partecipazione
L’articolo Como, Fondazione Cà d’Industria Onlus: avviso pubblico per infermieri. Al via le domande scritto da Marianna Di Benedetto è online su Nurse Times.

Ancora una volta la “razza” del paziente riportata nei referti medici

I consiglieri regionali Piero Ruzzante (Leu) e Patrizia Bartelle (Misto) hanno portato alla luce un nuovo caso di referto redatto dall’Ulss 3 nel quale viene nuovamente indicata la razza del paziente.
La segnalazione del documento, risalente al mese di novembre 2018, ha portato ad una nuova interrogazione a risposta immediata alla Giunta.
“E’ dell’aprile scorso – ricordano i due esponenti dell’opposizione – la votazione del Consiglio regionale che dispone l’eliminazione della dicitura ‘razza’ dai referti delle Ulss venete, un termine che non ha alcuna valenza medico-scientifica. Se nei referti compare ancora la dicitura è evidente che la Giunta è inadempiente rispetto ad una precisa volontà del Consiglio”.
Martedì scorso Ruzzante e Bartelle avevano sollevato, presentando un’interrogazione, il caso di un modulo della neuropsichiatria infantile di Favaro Veneto in cui era richiesto di specificare la “razza-etnia” di un minore.
“Come la nostra Azienda sanitaria ha già spiegato in altre occasioni, anche attraverso altri specialisti, nella comunità scientifica non solo nazionale, in ambiti quali la cardiologia, ma anche la pneumologia e altri ambiti specialistici, il termine ‘razza’ è utilizzato senza alcuna connotazione discriminatoria”.
Il primario di Cardiologia dell’Ulss3 Serenissima di Venezia, Giuseppe Grassi, ha giustificato l’episodio che ha portato alla segnalazione sulla presenza del termine ‘razza’ in un referto, denunciata da due consiglieri regionali veneti.
“La segnalazione odierna – precisa Grassi – riguarda un ‘referto’, cioè all’esito di un nostro esame clinico specifico, prodotto da una specifica strumentazione clinica utilizzata su tutto il territorio nazionale. Inquadrare la tipologia fisica della persona che si sottopone all’esame è una valutazione molto utile, e permette confrontare l’esito dell’esame stesso con parametri biometrici e altre caratteristiche, anche epidemiologiche, di gruppi di popolazione, serve a stratificare il rischio di alcune malattie, misura e valuta in anticipo la risposta dell’organismo a determinati farmaci.
I ‘referti’ prodotti da software nativi delle strumentazioni non sono ‘moduli’ prodotti dall’Azienda sanitaria, la quale nella propria documentazione è attenta a evitare l’uso di un termine che può ingenerare equivoci, senza però far diventare la discussione sui termini più importante della corretta presa in carico del paziente. Spero con il mio contributo – conclude – di aver definitivamente chiarito i termini della questione”.
Simone Gussoni
L’articolo Ancora una volta la “razza” del paziente riportata nei referti medici scritto da Simone Gussoni è online su Nurse Times.