Gli Ordini dei Medici chirurghi e Odontoiatri del Veneto rispondono alle parole del governatore Luca Zaia che aveva detto: “Per fare una iniezione non serve una laurea”, durante il consueto punto stampa. Come sottolineano i presidenti dei sette Ordini provinciali del Veneto, fra cui il presidente dell’Ordine dei medici di Verona, Carlo Rugiu, la puntura è solo la parte temporale minimale di tutto il processo di vaccinazione, che si articola in cinque fasi e contempla anche l’osservazione del paziente per possibili eventi avversi e sintomatologia legata allo stato di ansia.

In Veneto, ricordano i presidenti dei medici, ci sono 200mila camici bianchi e migliaia di infermieri a disposizione per eseguire correttamente tutte le procedure, perciò, allo stato attuale, quel che manca per mettere in sicurezza la popolazione non sono i vaccinatori, ma i vaccini.

“In fondo è assolutamente vero quello che dice Zaia… nonne, mamme e zie ci hanno tutti punturato da bambini con le siringhe di vetro “sterilizzate” nel bollitore. E ci saranno badanti che saranno ormai diventate autentiche spadaccine a maneggiare le siringhe. E cosa dire dei tatuatori e degli agopuntori che lavorano con gli aghi per professione ? In fondo potrebbero offendersi… Ancora : per circolare sulle strade con l’automobile è obbligatorio conseguire la patente di guida e precisamente quella B, la A è solo per le moto , ma, se qualcuno glielo insegna, chiunque può essere in grado di guidare un veicolo senza patente, magari nel giardino di casa sua” scrivono in una nota gli Ordini dei medici del Veneto.

“Tornando ai vaccini in realtà la puntura è solo la parte temporale minimale di tutto il processo che si articola in 5 fasi :

1) anamnesi o storia clinica del paziente, competenza esclusivamente medica, il cui corretto apprendimento, che consegue allo studio della clinica e patologia medica, è anche oggetto di esame durante il corso di laurea in medicine e chirurgia2) acquisizione del consenso informato sul foglio prevaccinazione , anch’essa di esclusiva competenza medica, (su cui si sono impiegati fiumi di inchiostro in particolare durante i procedimenti penali a carico dei medici) dopo adeguato colloquio informativo tra medico e paziente.3) preparazione vaccino, disinfezione , puntura intramuscolare sul muscolo deltoide della spalla in modalità sterile, medicazione di copertura sede di inoculazione a carico di infermiere o medico.4) osservazione del paziente, di norma seduto su una sedia in sala d’attesa, per possibili eventi avversi per idiosincrasie , allergie , reazioni anomale, sintomatologia legata allo stato di ansia con eventuale ed adeguato intervento rianimatorio in casi estremi se necessario.5) registrazione e consegna del certificato di avvenuta vaccinazione firmato da operatore sanitario abilitato”.

“Queste, caro Presidente Zaia, sono le regole della sanità, non le hanno scritte solo i medici ed hanno basi scientifiche e legali consolidate. Appare evidente che le regole del gioco sono cambiate, per motivi economici e di comodità, ma noi, da medici, speriamo non sulla pelle dei pazienti. Ci sono già 200.000 medici e migliaia di infermieri in Italia e nel Veneto a disposizione per eseguire correttamente tutte le procedure sopra elencate, ma questo per lei sembra un dato senza importanza. Ci permettiamo di fare un’ultima considerazione: allo stato quello che manca per mettere in sicurezza la popolazione sono i vaccini ed una adeguata ed efficiente organizzazione, non certo i vaccinatori” chiude la nota di tutti e sette gli Ordini dei medici del Veneto.
L’articolo Zaia:“Per fare iniezioni non serve laurea”. Perché non usare anche i tatuatori per le vaccinazioni? scritto da Dott. Simone Gussoni è online su Nurse Times.