L’equipe dell’ospedale di Borgo Trento, diretta dal dottor Umberto Tedeschi, ha operato con successo un 60enne testimone di Geova.
Recentemente, all’ospedale di Borgo Trento (Verona), è stato eseguito con successo uno dei più impegnativi interventi della pratica chirurgica: un trapianto di fegato senza trasfusioni di sangue su una paziente di 60 anni. È la prima operazione di questo tipo nel Triveneto. Un risultato straordinario, ottenuto dall’equipe del Centro trapianti di fegato diretta dal dottor Umberto Tedeschi, che ha portato a termine un intervento così complesso e articolato, spesso caratterizzato da importanti perdite ematiche, senza il ricorso a emotrasfusioni.
L’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona rappresenta ormai un punto di riferimento a livello regionale e nazionale per chi, per motivi religiosi o di altro genere, desidera essere operato senza emotrasfusioni. Anche in questa occasione lo staff medico è stato risoluto nel rispettare la volontà della paziente, testimone di Geova, malgrado le sue condizioni cliniche presentassero delle sfide: una policistosi epatorenale che contribuiva all’anemia e richiedeva un intervento d’urgenza. Sfide, però, che l’equipe del dottor Tedeschi ha superato con professionalità e competenza.
Il delicato intervento chirurgico, durato cinque ore, è stato effettuato usando più tecniche – ad esempio l’emodiluizione e il recupero intraoperatorio di sangue – per limitare al massimo le perdite ematiche. A fine operazione, inoltre, sono stati somministrati ferro ed Epo. Dopo alcuni giorni di degenza, la paziente è stata dimessa, e ora è in buono stato di salute.
Al di là dei progressi della chirurgia senza sangue, il trapianto di fegato e la gestione del decorso post-operatorio restano comunque una sfida importante per i medici, e non solo sul piano “tecnico”. Spiega infatti il dottor Tedeschi: «Questo tipo di intervento costituisce un ambito piuttosto complesso, dove diverse problematiche, tecniche ma anche etiche, richiedono non solo il rispetto religioso dei pazienti testimoni di Geova, ma pure il profondo rispetto dell’atto donativo e della finalità terapeutica del trapianto stesso, che non può risultare pertanto fallace. Sono state messe in atto tecnologie per finalizzare il risparmio del consumo di sangue (ad esempio la reinfusione in circolo del sangue stesso del malato) e altre strategie atte a garantire l’ottimizzazione della gestione del paziente, senza la necessità di trasfusioni».
Non è la prima volta che in Italia un intervento chirurgico così complesso viene effettuato senza sangue. Oltre a quello di Verona, sono una decina finora i trapianti di fegato bloodless. Prova evidente che ormai è possibile eseguire anche le operazioni più complesse senza l’impiego di emotrasfusioni, nel pieno rispetto delle motivazioni personali del paziente, ma anche in ossequio delle direttive del ministero della Salute, che dal 2015, recependo le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità sul Patient Blood Management, prevedono la diminuzione o possibilmente l’eliminazione dell’impiego di emocomponenti in tutti gli ospedali.
Redazione Nurse Times
Fonte: Libero
 
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