L’isola è al quartultimo posto tra le regioni italiane per somministrazione dei sieri.

Sulla somministrazione dei vaccini in Sardegna è battaglia di cifre, ma anche polemica sulle categorie a rischio sinora escluse dalla campagna. L’assessore alla Sanità, Mario Nieddu, ha dichiarato alla Nuova Sardegna che la Regione ha utilizzato più del 90 percento delle dosi disponibili, tanto da essere costretta a intaccare le scorte lasciate da parte per consentire la regolare inoculazione della seconda dose.

L’interpretazione di Nieddu lascia dunque intendere che per “dosi disponibili” si intenda il numero di dosi assegnate meno quelle messe da parte come scorta (circa il 30 percento). A questo punto la posizione della Regione avrebbe un senso, perché i dati ufficiali del ministero, aggiornati quotidianamente e con grande trasparenza su un sito web dedicato, chiaro e semplice da consultare, dicono cose diverse da quelle che escono invece dalla Regione.Le cifre – Sino a sabato sera nell’isola erano state somministrate 62.666 dosi di vaccino sulle 85.520 disponibili, ovvero il 73,3 percento. 47.956 dosi sono andate a personale sanitario e sociosanitario, 2.581 a ospiti di Rsa o case di riposo, 8 a ultra ottantenni. 12.121, infine, sono andate a personale non sanitario.Il confronto – La media nazionale di somministrazione è dell’80 percento e la Sardegna, con la sua performance, è al quart’ultimo posto. La Valle d’Aosta ha quasi esaurito le dosi disponibili (ha raggiunto il 98,6 percento), ma con numeri assoluti molto più bassi: la dotazione assegnata era infatti di 9.400 dosi e ne sono state inoculate 9.272.

Parola al Parlamento – Sulla questione la parlamentare sarda Mara Lapia (Gruppo Misto) ha presentato un’interrogazione al ministro Roberto Speranza: “I sardi devono sapere da cosa sono dipesi i ritardi nella campagna di vaccinazione anti-Covid, quelli stessi ritardi che la Regione attribuisce al ministero della Salute e al commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri. Ritengo necessario che, a fronte degli slittamenti delle vaccinazioni, vengano accertate le responsabilità e si intervenga per colmare i ritardi”.

Secondo la parlamentare “l’Ats non ha ancora predisposto neppure le linee guida e gli strumenti utili a dare avvio a alla vaccinazione degli ultra 80enni”. Non solo: “All’appello mancano ancora circa settemila operatori, compresi gli psicologi che lamentano di essere ancora esclusi dalla vaccinazione”.

Tirocinanti abbandonati – E tra gli esclusi ci sono tanti giovani tirocinanti del corso di laurea in Infermieristica dell’Università di Sassari. «I nostri colleghi di Cagliari e Nuoro sono stati vaccinati, noi no – racconta una studentessa in rappresentanza dei colleghi –. Non veniamo considerati, ci sentiamo abbandonati. Quando chiediamo spiegazioni ci dicono che la Regione non ha dato l’okay».

Si tratta degli studenti del secondo e terzo anno, quelli che lavorano nelle corsie d’ospedale: «Facciamo tirocinio nei reparti – dice ancora la portavoce degli studenti –. Certo, non siamo in reparti Covid, ma abbiamo visto come il rischio ci sia comunque. Siamo 300 circa e siamo a tutti gli effetti personale sanitario, eppure non ci considerano. Perché? Non ci sono dosi sufficienti? Vorremmo avere delle risposte. Sinora abbiamo sentito solo promesse, è da gennaio che ci dicono che ci vaccineranno».

Stanchi di attendere, gli studenti hanno deciso di protestare. E altre iniziative le metteranno in campo se la situazione non cambierà: «Che possiamo fare? Ribellarci e non fare il tirocinio? Andrebbe a nostro discapito. Stiamo pensando a una protesta in piazza d’Italia, vedremo».

La protesta degli oss – Anche gli operatori socio-sanitari, gli assistenti domiciliari ed educatori della Sardegna si sentono discriminati. Il personale che lavora per conto delle cooperative sociali lamenta di essere stato abbandonato dalle istituzioni. Fanno comunque parte della categoria del personale sanitario, anche se svolgono il proprio lavoro non negli ospedali o nelle Rsa, ma a domicilio. Si tratta di lavoratori che sono inquadrati in società cooperative accreditate dal comune di Sassari per lo svolgimento dell’assistenza in favore di disabili anche gravi , anziani e persone non autosufficienti.

“Siamo centinaia di operatori, che assistono migliaia di persone – lamentano in una nota -, ma siamo messi in coda nel piano vaccinale perché non dipendiamo dalla Asl ma dalle cooperative, mentre il personale sanitario tutto e il personale delle cooperative che sono accreditate dalla Asl per l’attuazione dell’Adi è stato vaccinato con i vaccini Pfizer e Moderna”.

Questi lavoratori ricordano di essere impegnati nell’assistenza a “persone gravemente malate , immunodepressi, anziani e disabili non autosufficienti”, che visitano “centinaia di domicili diversi”. Nonostante tutto, sono esclusi e chiedono spiegazioni: “Siamo forse operatori di serie B che assistono persone di serie B?”.

Redazione Nurse Times

Fonte: La Nuova Sardegna

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