Eurostat ha diffuso tutti i numeri relativi al 2016.
Nel 2016 c’erano circa 1,8 milioni di medici attivi nell’Ue 28. Il Paese con più camici bianchi era la Germania con 345.000 medici, seguita dall’Italia (240.000), dalla Francia (209.000), dal Regno Unito (183.000) e dalla Spagna (178.000). Insieme, questi cinque Stati membri rappresentavano quasi i due terzi (63,4%) del numero totale di medici attivi nell’Ue.
All’Italia il record dei medici più anziani, oltre a un tasso relativamente alto del rapporto ogni 100.000 abitanti. La maggioranza dei medici risulta occupata negli. Soprattutto specialisti nell’area medica (140,9 per 100.000 abitanti), seguiti dall’area chirurgica (98,7) e poi dai medici generalisti (89,2). Inoltre il Belpaese era al quinto posto tra i dodici Stati membri dove i medici di sesso maschile sono comunque ancora più di quelli di sesso femminile. In questa classifica era in testa il Lussemburgo, mentre la maggior parte di medici donne erano in Lettonia. Tutto rispetto a una media Ue praticamente di parità.
È invece la Grecia ad avere il più alto numero di medici rispetto alla popolazione: 659 ogni 100.000 abitanti nel 2016. Seguono Austria (513), Portogallo (480) e Lituania (447), unici altri Stati membri a registrare oltre 430 medici ogni 100.000 abitanti. L’Italia sfiora i 400 medici per 100.000 abitanti e si pone al nono posto. Al contrario, c’erano meno di 300 medici su 100.000 abitanti in cinque Stati membri: Irlanda, Lussemburgo, Romania e Regno Unito, dove i tassi erano superiori a 275 medici per 100.000 abitanti, e Polonia, dove si è registrato il rapporto più basso (233 medici per 100.000 abitanti).
Il rapporto tra il numero di medici e il numero di abitanti è aumentato in tutti gli Stati membri, tranne uno, tra il 2011 e il 2016. Unica eccezione, la Spagna, che ha registrato un lieve calo. Eurostat sottolinea che gli aumenti potrebbero derivare da un numero più elevato di medici o da un numero minore di abitanti. Il maggiore aumento relativo a questo rapporto si è registrato a Cipro, dove il numero di medici è salito da 297 a 377 ogni 100.000 abitanti. Malta, Slovenia e Portogallo hanno registrato aumenti di poco superiori al 20% durante il periodo in esame. Di contro, come in Spagna, il numero di medici rispetto al numero totale di abitanti è rimasto pressoché invariato in Danimarca, Francia, Lettonia, Regno Unito, Italia e Lussemburgo, con aumenti inferiori al 5%. Cifre che, secondo le indicazioni di Eurostat, dovrebbero essere considerate nel contesto dell’invecchiamento demografico.
In una piccola maggioranza degli Stati membri dell’Ue c’erano più medici generici che specialisti. In nove Stati membri dell’Ue, tra cui uno dei più grandi (Francia), la specializzazione più comune nel 2016 era quella dei medici generici. Al contrario, c’erano più specialisti medici e/o chirurghi nei restanti 17 Stati membri per i quali sono disponibili dati. Nel 2016, il maggiore rapporto tra medici generici e dimensioni della popolazione – 253 per 100.000 abitanti – si è registrato in Portogallo. In Italia il rapporto per 100.000 abitanti dei medici generici era di 89,2.
L’Italia ha la più alta percentuale di medici di età pari o superiore a 55 anni. C’è stato un rapido invecchiamento della forza lavoro sanitaria nell’Ue 28 quando la generazione del baby-boom ha iniziato a raggiungere l’età della pensione. Ciò si riflette sulla quota stimata dei medici che avevano 55 anni o più, passati dal 27% del 2005 al 38% entro il 2016. Tale confronto si basa su informazioni per 22 Stati membri, che rappresentavano l’88% di tutti i medici nel 2016. La percentuale di medici di 55 anni o più nel totale dei medici era compresa tra il 42% e il 49% in Ungheria, Lussemburgo, Cipro, Germania, Belgio, Francia, Lettonia, Estonia e Bulgaria, con un picco del 54% in Italia. Nella maggior parte dei restanti Stati membri dell’Ue per i quali sono disponibili dati si va dal 30% in giù, fino al Regno Unito, che di medici over 55 ne ha appena il 13%.
Più di due terzi del numero totale di medici in Lettonia, Estonia, Lituania e Romania erano donne. Un’ulteriore analisi mostra che c’erano differenze considerevoli tra gli Stati membri rispetto alla quota di medici nei due sessi. Tra il 2006 e il 2016 la proporzione di medici di sesso femminile nel numero totale di medici e’ generalmente aumentata. Entro il 2016, la maggioranza (15) degli Stati membri ha riferito di avere un numero maggiore di medici di sesso femminile.
Nel 2016, in Croazia e Slovenia, poco più di tre quinti del numero totale di medici erano donne. In Romania e negli Stati baltici questa quota ha superato i due terzi. Di contro, la percentuale più alta di medici di sesso maschile (65%) si è registrata in Lussemburgo. Quote relativamente elevate per gli uomini riguardano anche Cipro (62%) e Malta (59%).
Gli ospedali hanno impiegato più della metà del numero totale di medici nella maggior parte degli Stati membri. I dati si riferiscono al numero di medici direttamente assunti da un ospedale e a medici con contratti di servizio (ad esempio, medici autonomi impiegati per il trattamento di pazienti ospedalieri). Non ci sono informazioni disponibili per Lussemburgo, Svezia o Regno Unito.
I medici impiegati negli ospedali rappresentavano poco più di quattro quinti (83%) del numero totale di medici in Francia e il 78% in Danimarca. Invece rappresentavano circa un quarto del numero totale di medici a Cipro (25%) e in Belgio (24%), dove i dati sono però del 2015. Altrove la quota variava dal 33% al 68%. Nel 2016 il più alto numero assoluto di medici impiegati negli ospedali si è registrato in Germania (190.000). Seguono Francia (172.000), Italia (129.000) e Spagna (107.000). Staccatissima la Polonia (42.000). A eccezione della Grecia, il numero di medici impiegati negli ospedali è aumentato tra il 2006 e il 2016. In termini assoluti, gli aumenti maggiori si sono registrati in Germania (48.000 medici in più), in Francia (20.000 in più) e in Spagna (18.000 in più). I tassi di crescita più rapidi riguardano Malta, Cipro, Germania e Ungheria, dove il numero di medici impiegati negli ospedali è aumentato almeno del 30% nel periodo in esame.
Redazione Nurse Times
Fonte: Dire
 
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