Il rapporto Favo rivela quanto sborsano, di tasca propria, i pazienti oncologici italiani.
«Se ti colpisce una malattia seria in Italia, lo Stato ti assicura l’assistenza e le cure necessarie». Chi vuole fingere di non vedere la realtà delle cose farebbe bene a dare un’occhiata a quello che spendono ogni anno i malati di cancro. Qualcosa come 5 miliardi per visite mediche (1,1 miliardi), trasporti e soggiorni nei luoghi di cura (1,5), farmaci (808 milioni) e interventi di chirurgia ricostruttiva (425 milioni). Senza parlare delle perdite in termini di reddito, soprattutto per le donne che assistono i loro cari. I famigliari che forniscono assistenza ai propri cari finiscono per dover dire addio a circa un terzo del proprio reddito.
Numeri contenuti nel rapporto che la Favo (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) ha presentato ieri al Senato, nella giornata dedicata ai malati di tumore. Per trattamenti sanitari, trasporti e alloggi i 3 milioni e 300mila malati oncologici hanno speso in media 1.515 euro l’anno. Ma meno della metà è stata in grado di mettere mano al portafogli per ottenere quel che il Servizio pubblico non passa o, causa liste di attesa, offre oltre i tempi consentiti da una malattia che non permette perdite di tempo.
Leggendo tra le righe del rapporto, si scopre che il 57,5% dei malati ha speso in media 406 euro l’anno per visite e accertamenti diagnostici quando la malattia è solo un sospetto. Prestazioni che il servizio sanitario garantisce dietro il solo pagamento dei ticket, se non fosse per i tempi di attesa, che anche nei casi urgenti sono tali da spingere chi può a pagare di tasca propria. Stesso discorso per le visite post-diagnosi, per le quali il 38,7% dei pazienti ha speso in media 336 euro, mentre il 32,8% ha tagliato corto, rivolgendosi al privato e sborsando in media 336 euro l’anno.
La metà abbondante dei pazienti non ha pagato o perché ha la fortuna di essere assistita in territori dove i tempi di attesa dinanzi al cancro si azzerano o perché non ha potuto permetterselo, rassegnandosi a mettersi in fila. Segno che il federalismo sanitario e le liste d’attesa diventano fattore di discriminazione sociale anche quando ci si trova di fronte a una malattia come il cancro. Sono tutti costi che, sommati, diventano insostenibili ai più, ma che secondo il presidente della Favo, Francesco De Lorenzo, «potrebbero essere alleviati, rivedendo i parametri di detraibilità fiscale e dirottando a favore della prevenzione una parte dei 4 miliardi che annualmente l’Inps spende in prestazioni previdenziali in favore dei malati di cancro».
Redazione Nurse Times
Fonte: La Stampa
 
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