L’esame su cui sta lavorando un team di ricercatori Usa sembra in grado di individuare il 95% dei casi. Si basa sulle vescicole extracellulari (EVs) e sull’analisi dei marcatori proteici, con l’ausilio dell’intelligenza artificiale.

Uno studio pubblicato su Nature Communication Medicine si propone di trovare nuovi metodi di diagnosi precoce per riconoscere il tumore del pancreas quando ancora non ha cominciato a mostrare sintomi sul malato. Firmato da Scott Lippman, direttore del Moores Cancer Center dell’Università della California, e Adrew Lowy, direttore clinico della Chirurgia oncologica al Moores, il lavoro ha visto la partecipazione di 139 pazienti affetti da cancro allo stadio 1 o 2, e 184 controlli, verificando l’efficacia di un test clinico condotto sulla piattaforma chiamata Dielettroforesi ad alta conduttanza.

“La tecnica si basa sull’individuazione delle vescicole extracellulari (EVs) e sull’analisi dei marcatori proteici, con l’ausilio dell’intelligenza artificiale per predire la probabilità che si tratti di cellule maligne”, si legge nella pubblicazione. Le EVs sono vescicole microscopiche che circolano nel sangue e in altri fluidi biologici, come urine o lacrime, e sono prodotte a partire da processi cellulari sia normali che patologici. “In questo secondo caso – scrivono i ricercatori di San Diego – contengono al loro interno proteine tumorali messe in circolazione dalle stesse cellule del tumore e sono parte di un network di comunicazione intracellulare ancora poco conosciuto”.

Il test prevede il prelievo del sangue dal paziente, da cui estrarre le vescicole extracellulari per identificare la presenza di eventuali proteine tumorali in circolo. Il cancro del pancreas è il tumore con il più basso tasso di sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi, ma la messa a punto di un test del genere potrebbe rivoluzionare le terapie. Lo screening ha individuato il 95,5% dei tumori pancreatici al primo stadio.

“La precisione rispetto al tumore al pancreas è particolarmente promettente – osserva Lippman -. Questi risultati sono cinque volte più accurati delle attuali tecniche di biopsia liquida nell’identificazione del cancro in fase iniziale. I test a biopsia liquida possono talvolta creare danni, anche gravi, a causa di un numero ancora inaccettabile di falsi positivi, che portano poi soggetti in realtà sani a sottoporsi a test diagnostici non solo costosi, ma spesso pericolosi o con gravi controindicazioni. Se riusciremo a validare questa nuova piattaforma di test con studi ulteriori e su popolazioni più vaste, potremmo ridurre significativamente la mortalità di questa terribile malattia, che sta per diventare la seconda causa di morte negli Stati Uniti ed è già tra le prime dieci in Europa”.

Redazione Nurse Times

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