A Tel Aviv, nel corso del MEDinISRAEL 2019, saranno presentate le ultime novità in fatto di sanità digitale.
Come possono realtà virtuale, home assistant, esoscheletri e dispositivi gestiti dall’intelligenza artificiale essere d’ausilio nella gestione di malattie degenerative tipo l’Alzheimer? È possibile diagnosticare per tempo l’insorgere di forme di demenza, attraverso app, smartphone e sensori? Sono alcuni degli interrogativi posti a Tel Aviv, nella conferenza di apertura di MEDinISRAEL 2019,  l’evento principale dell’industria della sanità digitale in Israele con oltre 2.500 partecipanti da 45 Paesi.
Forse non è un caso che gli organizzatori abbiano deciso di tenere a battesimo l’edizione 2019 proprio all’Alzheimer Research and Treatment Center, ente pubblico no profit realizzato nel 2001 a Ramat Gan. In questo piccolo municipio, a mezz’ora d’auto dalla cosmopolita Tel Aviv, si concentrano due strutture sanitarie d’eccellenza, come appunto l’Alzheimer Medical Center e lo Sheba Medical Center Tel HaShomer, da poco eletto da Newsweek tra le dieci migliori strutture sanitarie al mondo.
Organizzato dall’Israel Export Institute, in collaborazione con il ministero dell’Economia e il ministero della Salute, MEDinISRAEL 2019 ha l’obiettivo di promuovere l’uso delle tecnologie abilitanti per una migliore assistenza sanitaria. La conferenza di quest’anno presenterà tecnologie già in uso ed altre, estremamente avanzate, ancora in fase di sviluppo nei settori della telemedicina, la cura da remoto del paziente, l’IOT medico, la sicurezza informatica e le applicazioni della realtà.
Della spedizione italiana fanno parte Fabrizio Sala, vicepresidente della Regione Lombardia, Francesco Gabbrielli, direttore generale del Centro nazionale per la telemedicina e le nuove tecnologie dell’Istituto superiore di sanità, Sergio Pillon, coautore delle linee di indirizzo nazionali sulla telemedicina, Alberto Eugenio Tozzi, direttore Innovazione e percorsi clinici dell’Ospedale Bambino Gesù, ed Elena Sini, Chief information officer dell’Istituto clinico Humanitas e membro del Governing Council di Himms Europe e di Himms Italia.
Come ha ricordato Michael Davidson, psichiatra della Sackler School of Medicine e presidente dell’Alzheimer Medical Center di Ramat Gan, le nuove tecnologie applicate in campo sanitario sono molto promettenti, ma «come è accaduto all’esordio dell’era dei computer, ci sono voluti anni prima che diventassero oggetti di uso comune».
Lo sa molto bene Mary Sano, psichiatra che dirige l’Alzheimer’s Disease Research alla Mount Sinai Icahan School of Medicine di New York, che ha condotto una serie di studi su diversi gruppi di anziani per capire se e come la tecnologia possa contribuire alla valutazione dello stato di salute cognitivo rispetto agli strumenti di valutazione tradizionali. Attraverso la somministrazione di test e programmi di assistenza a distanza (via telefono, pc o smartphone) si è riusciti a identificare con una buona percentuale alcuni cambiamenti legati alla malattia, prima dei normali test: «Soprattutto i dispositivi mobili, con la loro grande diffusione, sembrano offrire le migliori opportunità. Ma ci sono ancora molti ostacoli da superare, a partire dalla disponibilità delle tecnologie a seconda dell’età, della formazione scolastica e del reddito dei pazienti».
Eppure basta fare una deviazione verso il vicino Canada per rendersi conto di quanto non solo la ricerca, ma anche la clinica applicata, stiano facendo passi da gigante. Allison Sekuler è amministratore delegato del  Centre for Aging and Brain Health Innovation (CABHI) e vicepresidente del Research & Sandra Rotman Chair in Neuroscienze cognitive al  Baycrest Health Sciences di Toronto, e ha mostrato come realtà virtuale, assistenti domestici “digitali” ed esoscheletri abbiano ormai acquisito piena cittadinanza nel mondo delle loro cure.
Nella sala di terapia occupazionale al primo piano dell’Alzheimer Medical Center di Ramat Gan gli ospiti ancora non troppo compromessi dalla malattia sono impegnati a ricordare città e Paesi che iniziano con la “aleph”, la prima lettera dell’alfabeto ebraico. I programmi di cura sono personalizzati e, oltre all’attività fisica, prevedono una serie di attività sociali: musica, canto,  ballo e attività per incoraggiare la memoria e la creatività.
Il centro è stato progettato in modo che i vari reparti, che coprono un’area totale di 4mila metri quadrati, soddisfino le esigenze specifiche di ogni fase della malattia. Adesso si sta completando il sesto piano, che dovrebbe essere pronto in due mesi. Per Ramat Gan si tratterà dell’ennesimo fiore all’occhiello: un day center a cui i pazienti possono rivolgersi a qualsiasi ora del giorno e della notte.
Redazione Nurse Times
Fonte: www.corriere.it
 
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