Circa il 40-50% dei pazienti sottoposti ad angioplastica primaria (P-PCI) per sindrome coronarica acuta con ST sopraslivellato (SCA-STEMI) ha un riscontro occasionale di malattia coronarica multivasale (MVD).

Tali pazienti hanno un outcome clinico peggiore dei pazienti monovasali.

Diversi studi dimostrano che la rivascolarizzazione completa (RC) nei pazienti MVD con STEMI sia superiore alla terapia conservativa in termini di riduzione di rivascolarizzazione. C’è un vasto consenso nel trattamento della lesione culprit “colpevole” (IRA), mentre le evidenze sono contrastanti sul trattamento preventivo della lesione coronarica non culprit (non IRA) e sul timing del trattamento.

Dunque nei pazienti con infarto miocardico con innalzamento del segmento ST (STEMI), l’intervento coronarico percutaneo (PCI) della lesione “colpevole” riduce il rischio di morte cardiovascolare per infarto miocardico.

Nello studio che segue è stata eseguita in modo casuale a pazienti con STEMI e malattia coronarica multivascolare sottoposti a PCI con lesione culprit con successo, una strategia di rivascolarizzazione completa con PCI di lesioni non colpite angiograficamente e non significative di ulteriore rivascolarizzazione.

Il cardiologo interventista che tratta un paziente con shock cardiogeno dopo un infarto acuto del miocardio dovrebbe intervenire solo sulla lesione culprit e, successivamente, prendere in considerazione una rivascolarizzazione per stadi prof. Thiele

CALABRESE Michele

Fontehttps://www.nejm.orghttp://clinicaltrials.govhttps://gise.it
L’articolo STEMI e malattia multivasale: focus su angioplastica coronarica scritto da Michele Calabrese è online su Nurse Times.