A Potenza il ministro della Salute ha elogiato il Ssn, rimarcando come i capisaldi del modello di sanità per il futuro debbano essere prossimità, innovazione e uguaglianza.

“Dobbiamo alzare lo sguardo e guardare con fiducia ai prossimi mesi. Se penso al Pnrr, penso immediatamente a quella meravigliosa frase di papa Francesco, pronunciata nei giorni più difficili, in quella piazza San Pietro deserta, in un giorno di pioggia. Parole che credo debbano restare impresse nella memoria di tutti noi, in particolare di quanti hanno responsabilità di natura politica e amministrativa. ‘Peggio di questa crisi’, disse il pontefice, ‘c’è solo il rischio di sprecarla’. Una frase fortissima, luminosa, che credo debba guidarci”. Così il ministro della Salute, Roberto Speranza, intervenuto a Potenza all’evento “Dialoghi sul Piano nazionale di ripresa e resilienza”.

“Prima di tutto abbiamo bisogno di investire sul personale sanitario – ha spiegato Speranza –. Lo facciamo anche col Pnrr. Abbiamo bisogno di più medici e più infermieri, e abbiamo bisogno di trattarli meglio. Per troppi anni la sanità è stata considerata un costo, e non un investimento, un elemento su cui tagliare, e non su cui investire. Oggi, con le risorse ordinarie, in due anni e mezzo il Fondo sanitario nazionale è passato da 114 miliardi a 124 miliardi con questa Legge di Bilancio”.

L’esponente del Governo ha ricordato: “Prima si metteva mediamente un miliardo in più all’anno. In due anni e qualche mese abbiamo messo 10 miliardi in più, e poi ci sono i 20 del Pnrr. E poi, per la prima volta quest’anno, ci sarà anche il Pon salute. Nella lunga storia della programmazione delle risorse europee i Pon sono sempre stati uno strumento fondamentale per ridurre le diseguaglianze tra Sud e Nord, e si è fatto il Pon quasi su tutto, ma non si era mai fatto sulla salute. Questa volta, grazie al nostro impegno, grazie all’impegno della ministra Carfagna, portiamo a casa un risultato senza precedenti: 625 milioni per il Pon salute”.

Soldi,l ha precisato il ministro, “che useremo per recuperare i ritardi sugli screening oncologici, che al Sud, ahimè, sono maggiori rispetto al resto d’Italia”. Soldi, ha aggiunto, “che metteremo sulla salute mentale, che è un grandissimo tema del futuro, e che metteremo sui nostri consultori e sulla medicina di genere”.

E ancora: “Se l’Italia è cresciuta del 6,5% nel 2021, un dato straordinario, al di sopra della media dei Paesi europei, è prima di tutto perché ha avuto un grande Servizio sanitario nazionale. Non si somministrano oltre 135 milioni di dosi di vaccino in ogni angolo del Paese senza le donne e gli uomini che animano questo grande Ssn, senza i nostri medici, infermieri e operatori sanitari. Questa è una grande occasione per capire che si deve e si può costruire un Servizio sanitario nazionale più forte e più capace di rispondere alle esigenze delle persone“.

Il ministro della Salute ha illustrato il modello di sanità che immagina per il futuro: “Nella riforma che mettiamo in campo con il Pnrr, e che investe circa 20 miliardi sulla sanità, ci sono tre parole guida fondamentali. La prima è ‘prossimità’: l’idea di un Servizio sanitario nazionale di prossimità, il cui primo elemento è l’assistenza domiciliare, tema ancora debole e fragile. Fino a pochi mesi fa il 4% delle persone sopra i 65 anni poteva avere un medico o infermiere che si recava alla sua abitazione. La media dei paesi Ocse è il 6%. Germania e Svezia, i migliori esempi in Europa, sono al 9%. Con le risorse del Pnrr l’Italia diventerà il primo Paese d’Europa per assistenza domiciliare, con il 10%: passeremo da Paese al di sotto di due punti della media Ocse a essere quattro punti sopra”.

“La seconda parola è ‘innovazione’ – ha proseguito Speranza –, perché una sfida del futuro è quella della sanità digitale. Ormai la telemedicina, la teleassistenza, il fascicolo sanitario elettronico sono punti fondamentali di un’agenda che dobbiamo definire e costruire con coraggio. Dobbiamo investire sulle reti informatiche e usare meglio i dati, patrimonio senza precedenti a nostra disposizione. E i dati, in sanità, sono particolarmente significativi, perché ci possono dire dove stanno andando il nostro Paese e la nostra regione. Con i dati si possono costruire modelli predittivi che ci possono far capire sul piano epidemiologico quali sono i punti su cui dobbiamo mettere più risorse”.

“La terza parola è ‘eguaglianza’ – ha concluso Speranza –. Provare a costruire una sanità di tutti, perché il diritto alla salute è un diritto universale che va difeso con il coltello tra i denti. Nascere in una piccola provincia, come quella di Potenza o di Matera, non deve dare meno diritti di chi nasce nelle città più importanti del nostro Paese. Questo dice la Costituzione, e a questo dobbiamo lavorare incessantemente”.

Redazione Nurse Times

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