Un sindacato spagnolo ha inoltrato al Ministero della Sicurezza Sociale una ferma proposta per contemplare la possibilità di anticipare l’età pensionabile dei professionisti della sanità e dell’assistenza sociale a 60 anni a determinate condizioni.

Come spiegato dal segretario generale della Federazione dei settori sanitari e socio-sanitari del sindacato, Humberto Muñoz, è una questione di “giustizia” per alcuni lavoratori che, sostiene, siano soggetti a un “eccessivo disagio” data la pericolosità del loro lavoro e la durata dei loro turni. La possibilità di anticipare l’età pensionabile degli operatori sanitari è ancora una volta sul tavolo del Ministero della sicurezza sociale.

Da anni rileviamo con il Governo la necessità di tenere conto di alcuni fattori per ridurre l’età pensionabile dei professionisti del settore sanitario e socio-sanitario. Non stiamo parlando solo di operatori sanitari, ma anche di quelli legati alla gestione e ai servizi come quello delle guardie, anche se non sono ancora considerati personale sanitario.

Non solo lo dice il nostro sindacato: organizzazioni come l‘ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) dedicata allo studio della prevenzione dei rischi professionali indicano chei turni notturni e il rischio di alcune professioni sono un motivo per applicare coefficienti di riduzione nell’età pensionabile. Ciò che abbiamo proposto alla Direzione generale per l’organizzazione della sicurezza sociale è di aprire un gruppo di lavoro per studiare questi coefficienti al fine di fissare un’età più giovane senza ridurre la pensione.

La misura sarebbe fattibile per tutti coloro che soddisfano alcuni criteri e non interesserebbe tutto il personale sanitario.

Ad esempio, un infermiere che fa un turno mattutino fisso dal lunedì al venerdì non avrebbe coefficienti diversi rispetto a un lavoratore in un altro settore; ma una guardia che si alterna con turni di mattina, pomeriggio e notte sì.

Sono persone che, a causa delle guardie o della necessità di assistenza h 24, lavorano in 30 anni come gli altri fanno in 40. Tutto deve essere debitamente accreditato in modo che, in casi specifici, i professionisti possano andare in pensione prima senza pregiudicare, insisto, la loro pensione.

Potrebbe esserci una decisione del governo che afferma che, da un dato momento, l’età pensionabile venga portata a 60 anni nel personale sanitario, anche se siamo consapevoli che non sembri un momento adatto per questo. L’altro modo è quello di sollecitare il governo a riconoscere che ci sia un certo numero di persone, in questo caso del settore sanitario e socio-sanitario, che siano particolarmente provate e molto sensibili al contesto lavorativo che li circonda, come ha dimostrato la pandemia. Il modo più rapido, oggettivo e diretto per sollevare questa richiesta è attraverso i coefficienti di riduzione che, applicati a una serie di parametri, possano mostrare chi ne ha diritto e chi no dai dati della storia lavorativa di ciascuno.

Prendersi cura dei lavoratori di questo paese non è una politica di spreco.

Non è né una richiesta che cerca privilegi, quello che chiediamo alla società è di compensare, con qualche anno di pensionamento prima dell’età generale, le persone che hanno lavorato per la comunità in condizioni di particolare disagio e rischio, come dimostrato dalla Pandemia. E questo non deve dipendere dal fatto che la situazione economica sia più o meno proficua.

L’Italia invece è uno dei Paesi europei con età pensionabile più alta, qualche sindacato italiano avanzerà mai una proposta simile?

Redazione Nurse Times

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