La progressione della disabilità tra i pazienti con sclerosi multipla secondaria progressiva (SPMS) trattati con l’anticorpo monoclonale anti-CD20 rituximab differisce da quella dei pazienti mai trattati con questo farmaco? È la domanda chiave al quale ha cercato di rispondere uno studio di coorte su pazienti abbinati per punteggio di propensione pubblicato online su “JAMA Neurology”. La risposta offerta dagli autori è che, rispetto a controlli abbinati, i pazienti trattati con rituximab hanno ottenuto un significativo ritardo di progressione confermata fino a un follow-up di 10 anni.