Si è svolto a Bari un convegno a tema. Sono intervenuti, tra gli altri, l’assessore alla Sanità della Regione Puglia, Rocco Palese, il sottosegretario al ministero della Salute, Pierpaolo Sileri, e il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro.

“Il 21 aprile a Roma terremo una conferenza nazionale sulla questione medica. Vogliamo che il Governo dia risposte precise e straordinarie ai medici, perché straordinario è stato l’impegno dei medici in questi anni di emergenza”. Così Filippo Anelli, presidente Fnomceo e Omceo Bari, durante il convegno “Sicurezza dei medici e degli operatori sanitari in tempo di pandemia: prevenzione, vaccini, violenza”, organizzato in occasione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari.

“Chiediamo un punto di svolta che porti a rispondere ai reali fabbisogni di personale – ha aggiunto Anelli -. La tragedia pandemica è avvenuta è anche perché il personale non era sufficiente. Quello che hanno fatto i medici e gli operatori sanitari è stato encomiabile per la dedizione e la passione che hanno mostrato, assistendo in due anni oltre 13 milioni di contagiati, che si sono aggiunti al carico di lavoro ordinario. I medici hanno pagato prezzi altissimi, ma hanno garantito comunque la salute. Spero sia definitivamente tramontata la politica scellerata dei tagli, che ha considerato la salute un costo”.

Ancora il presidente Fnomceo: “Il Governo non può dare una risposta solo in termini di Pnrr, perché il Piano di ripresa e resilienza non punta sui professionisti, mentre il vero punto di forza del nostro sistema sanitario sono le persone che ci lavorano. Come ha dichiarato il ministro Speranza, i lavoratori del Servizio sanitario nazionale sono il bene più prezioso che abbiamo. Dobbiamo allora costruire oggi la cultura della non violenza, la cultura della sicurezza e della solidarietà: tutte premesse fondamentali per una cultura della pace, che non è mai stata così attuale”.

Anelli ha fatto riferimento all’intervento di Roberto Speranza durante la riunione di insediamento dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie, previsto dalla Legge 113 del 2020 e istituito con decreto del ministero della Salute del 13 gennaio 2022. L’Osservatorio è composto da rappresentanti dei ministeri della Salute, dell’Interno, della Difesa e della Giustizia, delle Regioni, insieme a rappresentanti degli Ordini professionali, delle società scientifiche e dei sindacati.

“L’Osservatorio – aveva dichiarato nell’occasione il ministro della Salute – vuole essere una risposta contro ogni forma di violenza ai nostri operatori sanitari e sociosanitari. Il cuore del Servizio sanitario nazionale è costituito dagli uomini e dalle donne che tutti i giorni ci lavorano. Perciò ogni forma di violenza è inaccettabile e va combattuta con tutte le energie. Linsediamento dell’Osservatorio avviene alla vigilia della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti del personale sanitario e sociosanitario, che è stata fortemente voluta per sensibilizzare i cittadini sul ruolo che svolgono i nostri professionisti sanitari che ogni giorno si prendono cura di noi”.

Anelli, ricordando l’anniversario della morte di Roberto Stella, il primo dei 372 medici morti durante l’epidemia di Covid-19, ha spiegato così la scelta di Bari per la celebrazione della Giornata nazionale contro la violenza: “Abbiamo scelto Bari per celebrare questa Giornata dedicata alla prevenzione degli episodi di violenza contro gli operatori sanitari perché l’impegno dell’Ordine è partito dalla sensibilità che questa città ha dimostrato all’indomani dell’uccisione di Paola Labriola. Qui è cominciato anni fa un percorso che ha condotto all’approvazione della legge di contrasto alla violenza contro gli operatori sanitari”.

L’assessore alla Sanità della Regione Puglia, Rocco Palese, nel sottolineare come la maggior parte dei casi abbia origine nella disorganizzazione dell’ambiente di lavoro e nello stress degli operatori, ha garantito l’impegno della Puglia su questo fronte: “Apriremo a giorni un tavolo di confronto sul tema della violenza e dell’uso dei fondi Pnrr con gli Ordini professionali e gli altri operatori sanitari, che sono tra i principali interlocutori della Regione per costruire l’efficienza del Servizio sanitario”.

In videocollegamento è intervenuto anche Pierpaolo Sileri, sottosegretario al ministero della Salute: “Le istituzioni sono sulla giusta strada, come dimostra la legge di contrasto alla violenza contro gli operatori sanitari. L’insediamento dell’Osservatorio è il punto di partenza, perché permetterà di raccogliere dati preziosi, tramite i quali sarà possibile dare una dimensione reale al fenomeno delle aggressioni, ampiamente sottostimato. I dati consentiranno inoltre un’analisi accurata e rappresenteranno quindi un aiuto indispensabile al contrasto, partendo da quelle che sono state le carenze del passato, come la mancanza di personale. Spero, quindi, che con l’Osservatorio tutta la filiera che si occupa della governance del nostro servizio sanitario sia in grado di attivare processi per contrastare il fenomeno delle aggressioni, grazie al costante ascolto tra la base e il vertice delle strutture sanitarie”.

Guido Rasi, professore ordinario di Microbiologia clinica all’Università Tor Vergata e già direttore dell’Ema, ha poi affrontato il secondo tema al centro del convegno, quello della sicurezza durante la pandemia, delineando gli scenari per la strategia vaccinale di fronte alle possibili varianti del SAR-Cov2 e sottolineando come sia un successo aver avuto, in deici mesi, quattro vaccini di una potenza e sicurezza straordinarie: “Molti pensano che il rapporto beneficio rischio sia costante, ma dipende da molti elementi: la circolazione virale, l’occupazione ospedaliera, la disponibilità di altri vaccini. Cosa ci dice questo sulla situazione attuale? Nel condurre una campagna vaccinale servono delle informazioni di supporto, oltre al beneficio rischio assoluto. Occorre considerare una serie di altre variabili, e quindi attuare un continuo monitoraggio dell’efficacia e della sicurezza”.

Rasi ha indicato come parametri da tenere sotto osservazione da ora a giugno la quantità di reinfezioni e chi si re-infetta. In uno scenario in cui ci sono soggetti esposti 3-4 volte al virus (tra contagio e vaccino) e con una memoria immunologica che sembra durare 15-16 mesi, occorre definire la strategia: decidere quindi se impegnarsi a ridurre il numero di reinfezioni per evitare le ricadute sociali ed economiche, oppure valutare se sia preferibile concentrare gli sforzi sulle terapie antivirali disponibili. Data la situazione attuale e il venir meno della struttura commissariale, potrebbe infatti non essere raggiungibile un picco simultaneo di immunità della popolazione, e quindi non avere senso procedere con le quarte dosi, a meno che nel frattempo non emerga un vaccino capace di prevenire anche ilcontagio.

Anche Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), ha sottolineato l’importanza del monitoraggio, evidenziando la portata epocale della pandemia: “Oggi l’Italia ha un sistema di monitoraggio che mette insieme sorveglianza epidemiologica, sorveglianza genomica e una rete di sorveglianza sulle acque reflue. L’insieme di questi elementi, grazie anche a una rete capillare fatta dai dipartimenti di prevenzione delle singole Regioni, ci consente di aver un quadro continuamente aggiornato, con dati che il nostro Paese ha scelto di rendere sempre disponibili in modo trasparente”.

Rimane però fondamentale non cadere vittime del paradosso della prevenzione, come ha sottolineato lo stesso Brusaferro: “Una delle caratteristiche della prevenzione è che, quando funziona, non si vede. Con il tempo si tende quindi a ignorare il problema, pensando che non esista, e a ridurre gli investimenti, facendo così riemergere le criticità”.

Redazione Nurse Times

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