L’evento organizzato a Riccione dalla Società italiana di medicina d’emergenza-urgenza ha rappresentato l’occasione per porre l’accento sul problema delle dimissioni presentate da molti operatori sanitari.

Da gennaio a oggi sono 600 i medici dell’emergenza-urgenza che hanno scelto di dimettersi dai pronto soccorso italiani, dove in media ogni anno accedono tra i 21 e i 24 milioni di pazienti. Andando avanti così, si calcolano 5mila medici in meno entro la fine del 2022. Una situazione molto preoccupante, perché già ora mancano 4.200 tra medici e infermieri da impiegare nei Ps.

Le conseguenze più gravi si sono registrate negli ultimi giorni al San Camillo di Roma e al Cardarelli di Napoli, con pazienti abbandonati sulle barelle nei corridoi in attesa di essere visitati. Ma tutti gli ospedali italiani lamentano problemi simili: strutture inadeguate, aumento di accessi di cittadini con traumatologia minore o con problemi di carattere sociale, infortuni sul lavoro o stradali non gravi e una pletora di attività legali che determinano il sovraffollamento.

Problemi evidenziati anche a Riccione, durante il Congresso nazionale Simeu (Società italiana di medicina d’emergenza-urgenza). “Il Cardarelli – ha ricordato il past president Salvatore Manca – è sovraffollato da quando io ho cominciato a lavorare, oltre trent’anni fa, e periodicamente viene fuori la bomba: una volta c’è il caldo, una volta l’influenza, una volta il Covid. Quella è solo benzina sul fuoco, ma il problema è pre-esistente e va affrontato con soluzioni di sistema, non con servizi scandalistici che lasciano il tempo che trovano: dopo una settimana non se ne ricorda più nessuno”.

A Riccione era presente anche Francesca Mangiatordi, medico dell’ospedale di Cremona, autrice della foto diventata uno dei simboli della pandemia, che ritrae l’infermiera Elena mentre dorme stremata sulla tastiera del computer a fine turno: “Quella foto, secondo me, è più attuale che mai. Siamo stremati non solo dalla pandemia e da quello che abbiamo passato in questi due anni, ma da tutto ciò che non è stato fatto in questi due anni dalle istituzioni e da chi si doveva occupare di risolvere le problematiche territoriali”.

Sempre durante il Congresso Simeu un migliaio gli operatori sanitari hanno chiesto un intervento rapido al ministro della Salute, Roberto Speranza. Il presidente Fabio De Iaco ha chiesto di poter impiegare gli specializzandi dal terzo anno per non rischiare la chiusura delle strutture, aggiungendo: “Il ministero è accanto a noi, è stato messo in piedi un tavolo complesso di lavoro. Aspettiamo le prime risposte concrete. Finora c’è stato un confronto costruttivo sui problemi e sulle possibili soluzioni, ma adesso è il momento di passare alla definizione di soluzioni concrete”.

Redazione Nurse Times

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