L’Operazione Grandfather ha messo in luce le atrocità commesse nella casa di riposo. Delusione per i parenti degli anziani che si erano costituiti parte civile, ma hanno visto chiedere l’archiviazione della loro posizione.

Le indagini presero il via nel 2018, quando alcuni famigliari degli anziani ospitati nella Rsa Santa Marinella, nell’omonimo Comune in provincia di Roma, si rivolsero ai Carabinieri per denunciare i maltrattamenti subiti dai loro parenti. La Procura incaricò delle indagini i carabinieri di Santa Marinella, con il supporto della Compagnia di Civitavecchia. I militari riuscirono a posizionare videocamere e microspie in diversi ambienti, tra cui la sala ricreazione e la sala mensa e la medicheria, immortalando per mesi le vessazioni messe in atto da alcuni dipendenti.

A conclusione della cosiddetta Operazione Grandfather il pubblico ministero ha chiesto al giudice per le indagini preliminari il rinvio a giudizio solo per tre dei 17 soggetti inizialmente indagati: gli infermieri Roxana Pilar Rosa Carrion, Giorgio Coccia e Alessandro Pisu. Una richiesta accolta con delusione dai parenti di alcuni anziani che si erano costituiti parte civile, ma hanno visto chiedere l’archiviazione la loro posizione. Delusi, in particolare, i figli del 93enne Francesco D’Angelo, malato di Alzheimer, che sarebbe stato colpito con un pugno: “Come è possibile non ritenere parte lesa nostro padre, che oltretuttoè deceduto nel gennaio scorso?”.

Tuttavia l’avvocato Andrea Macioci, legale della famiglia D’Angelo, promette ancora battaglia: “Sinceramente è una situazione assurda. Sto attendendo la notifica della richiesta dell’archiviazione da parte del pubblico ministero. Poi farò opposizione alla richiesta stessa, eventualmente indicando nuovi elementi di indagine al fine di far proseguire l’inchiesta, perché non è giusto non considerare le violenze subite dal signor D’Angelo”.

Secondo l’accusa, gli anziani erano lasciati in stato di abbandono all’interno della sala ricreazione e delle camere di degenza. In particolare, sarebbero stati lasciati per diverse ore con i pannoloni sporchi e alimentati con siringhe contenenti cibo frullato che veniva spinto con violenza nella loro bocca fino a farli quasi soffocare. A qualcuno sarebbero stati somministrati benzodiazepine e antipsicotici senza prescrizione medica. E non mancherebbero gli ospiti legati ai letti con le lenzuola, oltre a quelli umiliati con frasi offensive, talvolta picchiati e costretti a condizioni di vita penose. L’udienza preliminare è in programma il 30 giugno prossimo.

Redazione Nurse Times

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