Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, Miulli di Acquaviva e Panico di Tricase lamentano perdite per decine di milioni. Nell’incontro con i vertici dei tre ospedali l’assessore Rocco Palese ha chiarito come l’unica possibilità di salvataggio dipenda esclusivamente dallo Stato.

La Regione Puglia non possiede al momento strumenti operativi per sostenere i buchi di bilancio accumulati dai tre enti ecclesiastici del territorio, ossia Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (Foggia), Miulli di Acquaviva (Bari) e Panico di Tricase (Lecce), ormai sull’orlo del baratro. Martedì si è tenuto un primo vertice convocato d’urgenza dall’assessore alla Salute, Rocco Palese, alla presenza del capo Dipartimento, Vito Montanaro, e dei dirigenti del settore sanitario, oltre che dei vertici dei tre ospedali (dottor Gino Gumirato per il Casa Sollievo della Sofferenza, don Mimmo Laddaga per il Miulli, suor Margherita Bramato per il Panico).

Palese ha condiviso le ragioni della crisi economica lamentate all’unisono dalle tre strutture sanitarie, vere e proprie eccellenze, e non solo in Puglia. A sbarrare la strada a ogni ipotesi di salvataggio pubblico ci sono i tetti di spesa, fermi al 2012 e a un rigido meccanismo legato alla Legge Monti, l’ex presidente del Consiglio, che nello stesso periodo blindò i rimborsi per gli enti ecclesiastici. L’unica possibilità di rimodulazione e di aumento spetta esclusivamente allo Stato.

Gli enti, dal canto loro, hanno illustrato la situazione disastrosa in cui versano i bilanci, con perdite da decine di milioni di euro. Una crisi finanziaria senza precedenti, che sta scassando i conti delle strutture sanitarie, alle prese con la tempesta perfetta. Da un lato i rincari e l’inflazione, dall’altro rimborsi fuori contesto, insufficienti a contenere gli effetti devastanti della pandemia prima e della guerra in Ucraina poi. Il tutto a dispetto dei sostegni a go go ricevuti dagli ospedali pubblici, equiparati in tutto e per tutto agli enti ecclesiastici, con finanziamenti aumentati in questi anni fino al 140%.

Gli enti della Chiesa si domanda no il perché di questa disparità. Il capo dipartimento Vito Montanaro ha ribadito che la Regione Puglia ha le mani legate e sul piano normativo non può sforare le competenze assegnate. L’assessore Palese, invece, ha proposto di cominciare una battaglia politica nella Conferenza Stato-Regioni per ritoccare i tetti di spesa su tutto il territorio nazionale, al fine di dare ossigeno agli enti ecclesiastici in crisi.

L’ospedale di San Giovanni Rotondo, per esempio, ha incassato dalla Regione Puglia 172 milioni di euro nel 2022, ma con aumenti significativi nelle uscite e conti in rosso che hanno fatto registrare perdite consecutive per 15 degli ultimi 18 anni, a partire dal 2005. Stesso dicasi per il Miulli di Acquaviva, che l’anno scorso ha intascato 120 milioni di euro dalla sanità pugliese, ma ha dovuto combattere aumenti stratosferici: +200% di bolletta energetica, schizzata da 4 a 10 milioni di euro e +5% di rialzo nel pagamento degli stipendi del personale. Senza contare l’inflazione, che ha fatto lievitare gli acquisti di attrezzature, materiali di consumo come garze, siringhe, dispositivi sanitari. Non va meglio al Panico di Tricase, beneficiario di un assegno da 84 milioni di euro per i rimborsi regionali, ma in piena emergenza con il personale, che lamenta il mancato pagamento degli arretrati. Dopo oltre tre ore di discussione il vertice è stato aggiornato al 20 gennaio, ma per ora non si intravede una via d’uscita.

Redazione Nurse Times

Fonte: L’Edicola del Sud

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L’articolo Sanità Puglia, enti ecclesiastici sull’orlo del baratro: la Regione non può aiutarli scritto da Redazione Nurse Times è online su Nurse Times.