Via libera al Decretone: le principali novità introdotte.
Riscatto della laurea con lo sconto anche per chi ha più di 45 anni. Resta però l’obbligo di non aver versato contributi prima del 1996. La novità, contenuta nel cosiddetto Decretone con le norme su reddito di cittadinanza e “quota 100”, sono state approvate nella notte fra venerdì e sabato dalle commissioni Affari sociali e Lavoro della Camera. Potranno quindi sfruttare le agevolazioni anche gli over 45, ma solo se “privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995”.
Nei giorni scorsi l’Inps aveva già pubblicato la circolare che di fatto dava il via alle domande per il riscatto a costo ridotto del titolo di studio e di altri periodi (fino a cinque anni) non soggetti a obbligo contributivo, come ad esempio l’aspettativa non retribuita. Gli anni da recuperare per la pensione dovranno comunque essere precedenti al 29 gennaio 2019, data di entrata in vigore del decreto. L’anzianità contributiva acquisita con le nuove regole sarà utile ai fini del conseguimento del diritto alla pensione ma anche per la determinazione dell’assegno. La quota agevolata da pagare per il riscatto (poco più di 5.200 euro per ogni anno, secondo i calcoli dei consulenti del lavoro, cifra che si riduce poi ulteriormente per effetto delle detrazioni) può essere versata in unica soluzione o in un massimo di 60 rate mensili, ciascuna di importo non inferiore a 30 euro, senza interessi per la rateizzazione.
Intanto la scorsa notte in commissione è stato chiuso l’esame degli emendamenti al Decretone, arrivato in aula stamattina per il via libera. Il provvedimento dovrà poi tornare al Senato per la seconda lettura e l’ok definitivo entro il 29 marzo. La maggior parte delle modifiche ha riguardato il reddito e le pensioni di cittadinanza. Si pensa al potenziamento dei controlli anti-furbetti, con nuove assunzioni di 100 carabinieri e 65 finanzieri. Fra le ultime novità approvate ci sono anche la possibilità di ritirare la pensione di cittadinanza in contanti alle Poste o in banca. Non sarà insomma obbligatoriamente caricata sulla card del reddito. C’è poi un mini-aiuto alle famiglie con disabili. Le soglie dei requisiti patrimoniali per accedere al sussidio sono state infatti ritoccate al rialzo, consentendo ai nuclei numerosi di ricevere 50 euro in più al mese (con il contributo che passa da un massimo di 1.330 a 1.380 euro).
Fra le altre modifiche è previsto che per l’accesso all’anticipo pensionistico (ape social) e per l’uscita con quota 41 per chi esercita professioni gravose non servirà più aspettare la finestra di 3 mesi dalla maturazione dei requisiti. Inoltre un campione di famiglie sarà sottoposto a test per verificare come funziona la misura varata dal Governo gialloverde, ottenendo in cambio l’esenzione da alcuni obblighi, ma non quello di dare disponibilità al lavoro e accettare offerte congrue. Arriva anche nuova stretta sugli stranieri: non si potranno richiedere reddito e pensione di cittadinanza se si posseggono immobili del valore superiore a 30.000 euro non solo in Italia ma anche all’estero. Una norma che rischia di rendere molto difficile, se non impossibile per molti, dimostrare di essere in regole con i requisiti e quindi poter avere il sussidio.
«Siamo riusciti ad apportare al Decretone diversi e importanti miglioramenti, che serviranno a rafforzare una misura che già rappresenta un grande aiuto per milioni di persone in difficoltà», esulta il Movimento 5 Stelle. Protesta invece il Pd. Verso le 5 del mattino, quando i lavori delle Commissioni sembravano ormai vicini alla conclusione, i deputati dem hanno lasciato tra le proteste i lavori e non hanno votato il mandato al relatore. L’oggetto del contendere, ha spiegato Debora Serracchiani, è stata una proposta a favore dei lavoratori edili, caldeggiata anche dai costruttori dell’Ance e dai sindacati, che sembrava aver ottenuto il benestare del Governo, salvo essere poi bocciata. C’è stato quindi un po’ di parapiglia, e alla fine il Pd ha deciso di abbandonare le Commissioni.
Lavoratori gravosi, via le finestre
Addio alla decorrenza di 3 mesi per la decorrenza della pensione per i lavoratori che svolgono attività gravose (da gli addetti alle pulizie ai facchini, dai camionisti agli infermieri, fino alle maestre d’asilo). I lavoratori che svolgono mansioni gravose possono accedere sia all’anticipo pensionistico (ape social, rinnovata dal 2019, con 63 anni compiuti e 36 di contributi versati) sia alla pensione quota 41 per i precoci. In questo caso il diritto alla decorrenza del trattamento scatta quando decorrono 3 mesi dalla maturazione del requisito. Il Decretone elimina ora questa finestra di attesa.
Redazione Nurse Times
Fonte: Il Messaggero
 
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