Di seguito la lettera, a firma del segretario nazionale Marco Ceccarelli e del presidente Terenzio Schiavoni, inviata al premier Mario Draghi, al ministro della Salute, Roberto Speranza, e al ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta.

La scrivente, in qualità di associazione sindacale delle professioni sanitarie e a seguito delle ultime dichiarazioni da parte del presidente Aran, dottor Antonio Naddeo e alcune OO.SS. presenti sul tavolo della contrattazione per il rinnovo del Ccnl – Comparto Sanità pubblica, vuole evidenziare diverse criticità che a nostro avviso risultano discriminanti per gli esercenti le professioni sanitarie, in primis gli infermieri.

E’ evidente che un rinnovo contrattuale non dovrebbe essere peggiorativo di quello precedente, così come è palese che se un rinnovo contrattuale, pur riconoscendo un consuetudinario aumento dello stipendio tabellare, va contemporaneamente a rideterminare in modo peggiorativo un’altra parte degli istituti dei quali si compone lo stipendio complessivo di una categoria di lavoratori (soprattutto infermieri), il risultato che ne discende potrebbe essere economicamente inferiore rispetto al passato.

Ed è il caso, appunto, del rinnovo del Ccnl – Comparto Sanità pubblica, dove, applicando la riforma del sistema indennitario che l’Aran propone, alcuni lavoratori turnisti, soprattutto infermieri, avrebbero un aumento reale e complessivo dello stipendio inferiore rispetto al passato. Questo accade quando si parla di istituti come l’indennità di turno, l’indennità di terapia intensiva, sub-intensiva, malattie infettive, nonché una perdita dell’indennità festiva, pronta disponibilità e sul calcolo dello straordinario, oltre alla discriminazione tra turnisti e non turnisti, come ad esempio per la festività infrasettimanale e per i permessi Legge n. 104/92.

Tale perdita economica, secondo il presidente Aran, non vi sarebbe, o almeno sarebbe ridotta, poiché a per gli infermieri è stata prevista per legge un’indennità di specificità stanziata con 335 milioni di euro. Quello che il Naddeo omette, e non ne campiamo il motivo, è che tale indennità di specificità è frutto di una conquista avvenuta con le manifestazioni di lotta in molte piazze Italiane, culminate nella manifestazione del 15 ottobre 2020, organizzata da Nursing Up, alla quale ha partecipato anche il Coina, oltre ad altre organizzazioni rappresentative di vari settori della sanità italiana.

A tale manifestazione hanno partecipato, da tutta Italia, migliaia di infermieri, per chiedere finalmente di valorizzare la professione. Successivamente il ministro della Salute ha deciso di creare una specifica disposizione di legge, stanziando le risorse necessarie per una prima valorizzazione della professione infermieristica attraverso il riconoscimento di un’indennità di specificità professionale. Per non parlare dell’introduzione degli incarichi professionali “di base”, inizialmente previsti per le professioni sanitarie, per poi essere estesi a tutto il personale del comparto (come richiesto dalle organizzazioni sindacali generaliste). Ma al momento sono, per gli infermieri “isorisorse”, poiché a fronte dell’aggiunta di tale incarico vi è la soppressione di altre indennità professionali.

Non è accettabile per questa O.S. un ennesimo rinnovo contrattuale che non valorizzi le competenze e responsabilità delle professioni sanitarie, soprattutto quella infermieristica. Vogliamo ricordare che la normativa vigente prevede una pari responsabilità (Legge Gelli-Bianco n. 24/17) per tutti gli esercenti le professioni sanitarie (medici, infermieri e tutte le altre professioni sanitarie previste dalla Legge n. 3/2018), e che la normativa impone gli stessi obblighi, come ad esempio la stipula di una polizza Rc professionale (L. 24/17), l’obbligo di aggiornamento professionale attraverso gli Ecm. Ma ciò, di fatto, crea una discriminazione tra gli stessi professionisti, visto che il contratto del comparto, a differenza di quello delle dirigenza medica, non prevede un indennità economica per le professioni sanitarie al fine di compensare l’obbligo di esclusività con oneri a spese degli infermieri e professionisti sanitari.

Il sistema indennitario proposto nella bozza Aran, di fatto, penalizzerebbe proprio quei professionisti turnisti, che sono sul campo h24. Ricordiamo che gli stessi hanno lottato quasi a mani nude nella prima ondata della pandemia, definiti “eroi” o “angeli”, a cui però non ha fatto seguito alcun riconoscimento tangibile. Alla luce di quanto sopra elencato, la scrivente O.S. chiede alle SS.VV. di prendere in considerazione tali criticità e di fare quanto di Vostra competenza e autorità per avere finalmente quel giusto riconoscimento, anche economico, ormai atteso da molti anni.

Redazione Nurse Times

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