La capogruppo Dem in Commissione Igiene e sanità, intervistata da Sanità Informazione, ha parlato dell’importanza delle case di comunità, ma anche della necessità di assumere nuovo personale e della posizione dei medici di medicina generale.

Dopo la caduta del governo Draghi, è tangibile il rischio che i progetti messi in cantiere in campo sanitario negli ultimi tempi restino lettera morta. Ciò vale anche per la riforma della sanità territoriale, che per la senatrice Paola Boldrini resta invece una priorità.

“Il Governo e chi ha appoggiato questi provvedimenti, come noi, ha visto che vi si può trovare una risposta per evitare che il paziente arrivi in ospedale, attraverso i servizi al domicilio, ma anche le case di comunità – ha detto la capogruppo Dem in Commissione Igiene e sanità, intervistata da Sanità Informazione -. Dobbiamo capire le motivazioni che portano molti professionisti della sanità alle dimissioni e a cambiare lavoro, e aumentare il numero delle persone che entreranno nel Servizio sanitario nazionale, incrementando il numero degli accessi nelle scuole di specializzazione. Dovremo far meglio anche nella formazione dei medici di medicina generale e degli infermieri, che svolgono un ruolo importante nella gestione del territorio”.

Prosegue Boldrini: “Tutto questo significa anche avere più risorse: ne abbiamo stanziate tante per le strutture e ne dobbiamo stanziare ancora di più per il personale. Bisogna individuare con gli osservatori le aree importanti dove mancano professionisti, come l’emergenza-urgenza. In Parlamento stavamo ragionando sul fatto che il sistema dell’emergenza-urgenza dev’essere rivisitato. Si festeggiano i trent’anni di quella riforma, ma ora il sistema ha bisogno di una rivisitazione. Da questo punto di vista bisogna cercare di omogeneizzare le buone prassi, che pure esistono. Dobbiamo tenere sotto controllo tutti gli alert che arrivano dalle professioni”.

Parlando di medici di medicina generale, la senatrice ha poi affrontato il tema di un’eventuale virata verso il rapporto di lavoro dipendente: “Potrebbe essere una soluzione, ma sicuramente non in questo momento. Ora siamo in una fase di transizione. Il ministro Speranza si sta occupando di garantire nelle case di comunità il lavoro dei medici di medicina generale. È molto positivo: durante la pandemia i Mmg hanno lavorati da soli e questo li ha sconfortati, perché non hanno potuto condividere informazioni e servizi che potevano essere utili, ma anche semplicemente richiedere esami. È importante che lavorino insieme ad altri professionisti, ma anche che continuino a lavorare negli studi, che sono ancora più capillari. E’ ipotizzabile che il loro lavoro possa essere agevolato anche con più servizi a loro disposizione. Vanno inglobati nel Sistema sanitario nazionale più di quanto lo siano adesso”.

Redazione Nurse Times

Fonte: Sanità Informazione

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