Si tratta di una badante ucraina, accusata di esercizio abusivo della professione infermieristica.
All’inizio dell’inchiesta era stata ascoltata come persona informata sui fatti. Ora la procura ha intenzione di interrogarla da indagata. A questo punto è l’unica a piede libero tra le operatrici della casa famiglia Villa Cesarea di Ravenna indagate in concorso per maltrattamenti ad anziani. La quarta persona finita nel fascicolo aperto dal pm Cristina D’Aniello è la badante ucraina della struttura, accusata anche di esercizio abusivo della professione infermieristica per via di presunte somministrazioni di farmaci.
Secondo quanto già riferito dall’operatrice polacca Camilla, che denunciò tutto per poi licenziarsi subito dopo, la mattina del 16 maggio, quella in cui si verificò l’episodio più grave tra i fatti contestati – l’anziano 94enne imboccato con le sue stesse feci da un badante romena -, la collega ucraina si trovava in cucina a preparare le colazioni per gli ospiti. A lei sarà insomma chiesto di chiarire altri episodi. Vedi, ad esempio, il contenuto della riunione che, sempre secondo Camilla, il gestore convocò subito dopo quanto accaduto il 16 maggio.
A verbale, la badante polacca l’aveva descritta così: «Poi siamo state convocate nella sala da pranzo. E durante questo incontro, il gestore ci ha detto: “Adesso dobbiamo metterci d’accordo per non contraddirci, perché ci faranno delle domande. Se trovi uno stronzo, ci può denunciare”». E ieri è toccato proprio al gestore, il 63enne ravennate Paolo Maioli, essere ascoltato: questa volta in interrogatorio di garanzia davanti al gip Janos Barlotti, lo stesso che ha emesso la misura di custodia cautelare che lunedì scorso lo ha fatto finire in carcere.
Interrogatorio di garanzia pure per Daniela Elena Cojocariu, detta Dana, la 46enne infermiera romena finita pure lei in carcere lunedì scorso. Per quanto riguarda la principale accusata, la 47enne badante romena Elena Caliman, arrestata il 15 giugno scorso, sempre in esecuzione a una ordinanza di carcerazione del gip Barlotti, aveva già avuto modo di farsi interrogare dal giudice. Dal punto di vita amministrativo, il Comune, già dopo le prime verifiche della polizia locale che ha seguito l’inchiesta assieme ai carabinieri del nucleo investigativo, aveva disposto la sospensione dell’attività della casa famiglia, con conseguente trasferimento di tutti gli ospiti in strutture idonee.
Redazione Nurse Times
Fonte: il Resto del Carlino
 
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