Ogni anno si spendono 7 milioni di euro in più rispetto alla media del resto d’Italia. La Regione cerca di correre ai ripari con una delibera di Giunta.
Dopo aver varato il piano per le protesi ortopediche, la Regione Puglia corre ai ripari anche in materia di spese eccessive per le protesi cardiologiche, provando a dettare misure di razionalizzazione attraverso una delibera di Giunta. Gli ospedali pugliesi, infatti, spendono in media 129 euro per un dispositivo per l’angiografia cardiaca che nel resto d’Italia è venduto mediamente a 69. E spende 156 euro per una guida vascolare periferica il cui prezzo d’acquisto medio è pari a meno della metà (75 euro). Insomma, un autentico salasso, che alla Regione costa 7 milioni di euro in più ogni anno.
I dati elaborati dall’assessorato alla Salute mostrano situazioni assolutamente ingiustificabili. Rispetto ai prezzi medi determinati dall’archivio ministeriale, la Puglia spende 4 milioni l’anno in più per cateteri venosi e cannule, 1 milione in più per guide coronariche e guide vascolari periferiche, 900mila euro in più per i dispositivi per l’elettrostimolazione, 820mila euro per valvole, dilatatori e sensori. Un catetere venoso periferico ha un prezzo medio di 98 centesimi: gli ospedali pugliesi lo pagano 1,28 euro (il 30% in più). Un catetere venoso centrale andrebbe pagato 49 euro, ma è comprato a 70 (41% in più). Tutti soldi che finiscono nelle casse dei fornitori, sottraendoli ad assunzioni e assistenza sul territorio.
Nel 2018 il tetto di spesa era pari a 329 milioni, e ne sono stati erogati 470. Una differenza di 141 milioni di euro, l’equivalente di due medi ospedali, che finisce nelle tasche dei produttori. Ma di chi è la colpa? Stando al testo della delibera, “gli elevati scostamenti rispetto alla media nazionale risultano verosimilmente riconducibile sia ai ritardi registrati sulla definizione delle procedure centralizzate di appalto sui dispositivi medici da parte del soggetto aggregatore regionale che dal mancato recepimento delle direttive regionali in materia di contenimento della spesa”. In altre parole, la responsabilità sarebbe delle Asl, ma anche e soprattutto di InnovaPuglia, che non ha portato a termine le gare per l’acquisto delle protesi. Alcune, però, sono state effettuate dalle stesse Asl e hanno portato all’aggiornamento dei listini.
Gli strumenti per porre rimedio alle macroscopiche differenze di prezzo rispetto alle altre regioni, sono due: la rinegoziazione dei prezzi di acquisto con le ditte fornitrici e l’adesione “con urgenza” alle convenzioni Consip o a quelle centralizzate già disponibili. La stessa InnovaPuglia potrà ricorrere alle gare centralizzate già effettuate da altre centrali regionali. In caso non sia possibile, le singole Asl dovranno lanciare nuove gare per tutti i contratti scaduti e in proroga.
Redazione Nurse Times
Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno
 
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