La stima è di circa 30mila unità in più: 20mila per far fronte all’introduzione del nuovo infermiere di comunità e altri 10mila nelle 1.200 nuove case di comunità. Ma ne stiamo formando abbastanza?

Siamo in un periodo di grandi cambiamenti nell’ambito della struttura dell’assistenza territoriale. Il Pnrr, in particolare la Missione 6 (Salute), stabilisce l’utilizzo delle risorse disponibili – ben 7 miliardi di euro – per le reti di prossimità, le strutture e la telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale. A fine aprile il Consiglio dei ministri ha approvato il Dm 71 (“Modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale”), documento che detta gli standard per l’assistenza territoriale all’interno del Pnrr, inclusi gli obiettivi da raggiungere per garantire una presenza infermieristica sufficiente al fabbisogno. La delibera, sostitutiva dell’intesa della Conferenza Stato-Regioni, è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 3 maggio 2022.

Per soddisfare le aspettative del Pnrr serviranno circa 30mila infermieri in più: 20mila per far fronte all’introduzione del nuovo infermiere di comunità, che prevederà un infermiere ogni 3mila abitanti, e altri 10mila nelle 1.200 nuove case di comunità.

Ma ne stiamo formando abbastanza? Alcuni dati sull’evoluzione della domanda e dell’offerta formativa degli infermieri li ha elaborati Angelo Mastrillo (Università di Bologna) per Uneba. Sono due gli indicatori da considerare: la differenza fra ragazzi neo-iscritti e il fabbisogno stimato di infermieri, anche considerando il turnover; la differenza fra le domande, cioè i ragazzi che si sono presentati all’esame di ammissione, e le iscrizioni effettive, cioè il numero di posti disponibili.

Il fabbisogno stimato da Regioni e categorie professionali è molto maggiore dei posti messi a bando. Per l’anno 2021-2022 le università hanno messo al bando 17.394 posti per Infermieristica, a fronte di 23.498 stimati come fabbisogno. Negli ultimi 20 anni, rileva Uneba, i posti disponibili per frequentare i corsi di laurea per infermieri sono stati 309.962, a fronte di un fabbisogno stimato dalle categorie di 410.075 e di altri 378mila per il turnover. E non è detto che tutti i ragazzi che iniziano il corso di laurea si laureino. Nel 2021 si sono laureati 23.447 infermieri. “Se le università avessero accolto le richieste di tutti gli aspiranti infermieri, con il corso universitario di tre anni avremmo avuto oggi almeno 14mila nuovi infermieri”, sottolinea Uneba.

L’anno accademico 2021-2022 ha fatto registrare 17.394 iscrizioni su 27.658 domande presentate per entrare a un corso di laurea in Infermieristica. Il che significa che 10.264 ragazzi non sono stati ammessi, il 37%. L’anno prima erano stati ammessi 16.013 studenti su 24.547 domande, con uno scarto negativo di 8.534 (35%). Insomma, solo negli ultimi due anni, su 43.671 domande di iscrizione agli specifici corsi di laurea ne sono state respinte 18.798, perché in eccesso rispetto al numero di posti disponibili per il primo anno.

Ma come avviene la programmazione dei posti messi a bando ogni anno? A settembre l’università stima il potenziale formativo. Entro il 31 gennaio successivo le Regioni e le categorie stmano il fabbisogno. Entro il 30 aprile il ministero della Salute effettua la determinazione per le Regioni. Entro il 30 maggio il Miur pubblica la ripartizione per università dei posti a bando. Entro il 30 giugno gli atenei pubblicano l’offerta formativa e i relativi bandi di ammissione.

“La programmazione è tutto. Sono state allargate le maglie della borsa, ma con l’emergenza Covid tanti infermieri, per esempio delle Rsa, sono transitati negli ospedali pubblici – spiegava a gennaio 2022 Domenico Mantoan, direttore generale Agenas, parlando del Dm 71 –. L’università dovrà provvedere a formare, anche a relazionarsi con altre figure professionali in ambito sociosanitario, e il ministero della Salute dovrà garantire le assunzioni non solo nel pubblico, ma anche nel privato convenzionato”.

Oltre alla formazione di nuovi infermieri, sarà cruciale pianificare gli ingenti investimenti del Pnrr per il assumere personale dedicato all’assistenza domiciliare. Stando a un lavoro pubblicato da Franco Pesaresi, direttore dell’Azienda servizi alla persona “Ambito 9” di Jesi: “Per garantire la crescita dell’assistenza domiciliare prevista dal Piano i costi per il personale cresceranno rispetto all’anno precedente di 578 milioni nel 2022, fino ad arrivare a un incremento di 1.59 miliardi di euro nel 2026 rispetto al 2021”.

In termini di assistiti significa in più: 484.782 persone in assistenza domiciliare di base; 161.594 persone in assistenza domiciliare di primo livello; 80.797 persone in assistenza domiciliare di secondo livello, 32.319 persone in assistenza domiciliare di terzo livello, 48.478 persone in cure palliative domiciliari.

Redazione Nurse Times

Fonte: Il Sole 24 Ore

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