L’assessore Icardi: “Perché no? Bisogna avere l’onestà di ammettere che il pubblico, da solo, non può più farcela”. 

Uno degli ultimi dogmi della sanità piemontese, ossia la concezione dei pronto soccorso come strutture pubbliche (con l’eccezione del Gradenigo a Torino) svapora nel commento dell’assessore regionale alla Salute, Luigi Icardi (foto), che accende un semaforo verde al rilancio dei privati convenzionati, disposti ad aprire i loro pronto soccorso nelle strutture di maggiori dimensioni, tra cui anche Alessandria. Si tratta di una svolta nel rapporto con il privato, che rimette in discussione vecchie certezze. Tra queste, anche le performance dei direttori generali Asl, sotto sfratto se non garantiranno il pareggio dei conti.

«Perché no? Abbiamo aperto un tavolo con i privati – dice Icardi – sulla base di un nuovo rapporto basato innanzitutto sulla fine di un’ipocrisia: quella che in tutti questi anni ci ha portato a ricorrere a loro solo in occasione delle emergenze. Mentre bisogna avere l’onestà di ammettere che il pubblico, da solo, non può più farcela». E cita il caso dell’ospedale di Novi Ligure con riferimento all’affidamento del reparto di Ortopedia ai privati: «Mantenendo la gestione sotto il controllo pubblico, naturalmente. Nel senso che continuerà a governare e a decidere il primario. È l’unico modo per salvare la situazione».

Ecco perché, nell’ottica di un servizio pubblico «che non ce la fa più», l’assessore non si scandalizza di fronte a uno scenario dove i pronto soccorso tradizionali, pubblici e «generalisti», convivranno con altri: attivati da gruppi privati convenzionati e specialistici, cioè limitati alla trattazione delle specialità seguite nelle cliniche (Cardiologia, Ortopedia, Traumatologia). «L’apertura di altre strutture potrebbe essere un aiuto – aggiunge –. Si tratta di cambiare l’approccio: valutando senza pregiudizi, e fatti salvi i parametri di legge in termini di accessi, personale, offerta. Se l’apertura di pronto soccorso da parte dei privati può ridurre i tempi ed evitare il sovraffollamento, non vedo perché non si debba ragionarne insieme. Pubblico e privato non sono in competizione, ma devono collaborare».

L’assessore è preoccupato per il crescente disavanzo nei conti delle Asl: dai 161 milioni del 2018 il rosso è arrivato a sfiorare i 200 milioni nel 2019. Un quadro temuto e per certi previsto dalla Regione, tale da giustificare un monitoraggio sempre più severo. E provvedimenti draconiani. «La situazione è inaccettabile – rimarca Icardi –. Nel 2019, per dire, la Sanità siciliana ha chiuso con un utile di 90 milioni. Quando avremo i dati definitivi, a marzo o forse febbraio, faremo il punto: i direttori generali che non avranno centrato il pareggio di bilancio andranno a casa». Assai prima della naturale scadenza del mandato, nel 2021.

La situazione è eterogenea. Ci sono Asl, come quella di Torino, che godranno di un supplemento di tempo, essendo appena state affidate a un nuovo responsabile. In questo caso si tratterà di rimediare a costi che nel 2019 sono aumentati di 12 milioni rispetto al 2018. Una valutazione ad hoc sarà fatta sulla Città della Salute, gravata da un disavanzo che affonda le radici nei decenni. Ma la linea di Icardi è chiara: «Adesso basta. Per i direttori in carica è l’ultima occasione per dare una sterzata».

Redazione Nurse Times

Fonte: La Stampa

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