Di che cosa si tratta?

La PET (acronimo inglese che sta per positron emission tomography, tomografia a emissione di positroni in italiano) è una metodica diagnostica di Medicina Nucleare che, in risposta a un preciso quesito clinico, può offrire informazioni su patologie di organi o tessuti del corpo con estrema precisione. La PET viene utilizzata in particolar modo in Oncologia, sia in fase diagnostica per individuare il tessuto malato e stadiare un tumore, sia durante il follow-up dopo la chirurgia o la radioterapia per valutare l’andamento di un trattamento. Utile anche in altri ambiti, in Neurologia la PET viene utilizzata per differenziare l’Alzheimer da demenze di altro tipo, in Cardiologia analizza il flusso del cuore e la vitalità dei suoi tessuti, e in Ortopedia serve per valutare lo stato di infezioni vertebrali e protesi infette.

Breve premessa sulla Medicina Nucleare

La medicina nucleare è una disciplina che appartiene alla macrocategoria della diagnostica per immagini. Questa utilizza radiofarmaci o radiocomposti metabolici, marcati con radionuclidi in grado di emettere:

Radiazioni γ o β+ per la visualizzazione di tessuti e strutture anatomiche evidenziandone eventuali anomalie morfologiche o funzionali;Radiazioni β- per la terapia.A differenza di altre discipline come la radiologia, l’ecografia e la tomografia computerizzata, le tecniche diagnostiche di medicina nucleare – PET inclusa – non si limitano ad informazioni di tipo morfologico, ma rappresentano le funzioni biochimiche e fisiologiche dell’organo in esame.

Nell’ambito della medicina nucleare, rientrano anche esami planari (scintigrafie) ed esami tomoscintigrafici (SPET); la PET permette l’effettuazione di esami tomografici segmentari e totali corporei.

In cosa consiste l’esame?

La PET non è un esame invasivo, e non comporta alcun rischio per il paziente, non è doloroso e non provoca altri tipi di disagio. Per eseguirla generalmente non è necessario farsi accompagnare. L’esame, infatti, non incide sulla capacità di guidare i veicoli, salvo nei rarissimi casi in cui venga usato un sedativo.

La PET comporta la somministrazione per via endovenosa di una sostanza normalmente presente nell’organismo (per lo più glucosio, ma anche metionina o dopamina).

La sostanza è marcata con una molecola (o tracciante) radioattiva (nel caso del glucosio, il Fluoro 18) e il tomografo PET rileva la distribuzione di queste sostanze.

Il farmaco, quindi, come una lampadina accesa, “illumina” le cellule a cui si lega, evidenziando così la presenza di eventuali patologie e permettendo una loro completa e precisa stadiazione. Ciascuno dei farmaci utilizzati per la PET è composto da specifiche molecole che vengono riconosciute solamente dai tessuti interessati dall’analisi: questo consente un alto grado di precisione dell’esame.

Poiché i tumori sono particolarmente avidi di glucosio, la PET, mostrando l’accumulo di questo zucchero, è molto utile per confermare una diagnosi di tumore, per verificare la presenza di metastasi o per verificare una variazione nelle dimensioni della massa tumorale.

La sostanza tracciante, detta radio-farmaco, una volta immessa in circolo andrà a depositarsi nelle cellule che sono in grado di captarla. È dunque un esame funzionale, molto importante per valutare l’efficacia di una terapia oncologica, in quanto l’assenza di accumulo di glucosio radiomarcato in una sede in cui era stato identificato in precedenza indica che il trattamento in corso è efficace.

La PET si presta anche a combinazioni con altri esami radiologici (tomografia computerizzata – TC o risonanza magnetica nucleare – RMN) quando le condizioni cliniche lo richiedono: si parla in questi casi di PET/TC e PET/RMN.

In particolare nell’imaging oncologico pediatrico, visto che i bambini sono più suscettibili alle radiazioni. In questi casi la necessità di ridurre l’esposizione, ottenuta tramite una combinazione di più studi di imaging, ha portato all’uso crescente della PET/RM come alternativa più sicura, dato che espone a circa il 70 per cento di radiazioni in meno rispetto alla PET/TC.

Il giorno prima dell’esame: preparazione

Per eseguire la PET è necessario il digiuno da cibi zuccherati (dolci, biscotti, brioches e frutta) da almeno sei ore. È preferibile astenersi dall’attività fisica intensa nelle ore precedenti l’indagine. È bene inoltre assumere liquidi in abbondanza (acqua, tè non dolcificato eccetera) per ottenere una buona idratazione.

Il giorno dell’esame

A seguito della somministrazione del farmaco, il paziente prima di sottoporsi all’esame deve aspettare un tempo che può variare da qualche minuto fino a un’ora, per consentire al radiofarmaco di distribuirsi adeguatamente nell’organismo e raggiungere il tessuto interessato. Al termine di questa attesa, può avere inizio l’esame vero e proprio che durerà circa 30 minuti, con piccole variazioni possibili, in base al tessuto da indagare.

La durata dell’intera procedura, dalla somministrazione del radiofarmaco alla fine dell’esame (compresa l’attesa precedente all’esame), varia da due a tre ore.

Al paziente viene quasi sempre richiesto di svuotare la vescica prima del test, al fine di consentire una corretta visualizzazione degli organi.

Per effettuare la PET non è necessario spogliarsi, ma è consigliabile indossare un abbigliamento comodo. Inoltre, il paziente non deve avere addosso oggetti metallici di nessun tipo, poiché possono interferire con la corretta esecuzione dell’esame.

Al paziente viene richiesto di restare sdraiato, supino e immobile, in un macchinario a forma di anello aperto profondo circa mezzo metro (per intenderci, lo stesso della TC), il tomografo.  

Dopo l’esame

Una volta che il test si è concluso, il paziente può uscire dal reparto senza che debba attenersi a precauzioni particolari. Le radiazioni emesse dai radiofarmaci utilizzati hanno infatti una “emivita” molto breve e si eliminano quasi totalmente durante la permanenza in reparto. In ogni caso si consiglia di bere abbondantemente, per facilitare l’eliminazione del radiofarmaco.

Come precauzione, anche se la quantità di radioattività che l’organismo immette è minima, e viene eliminata subito, è bene stare lontani da donne incinte e bambini per le 10 ore successive all’esame.

È un esame che possono fare tutti?

L’esame ha una controindicazione assoluta per le donne in gravidanza o in allattamento. Inoltre le persone che hanno eseguito trattamenti radioterapici da meno di tre mesi e quanti hanno subito interventi chirurgici o procedure invasive da meno di un mese devono dichiararlo prima dell’esame, per agevolare l’interpretazione del risultato.

Per i pazienti con diabete conclamato e in terapia ipoglicemizzante è raccomandata una valutazione da parte del medico prima dell’eventuale esecuzione dell’esame in quanto l’esame prevede la somministrazione di glucosio.

Redazione Nurse Times

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