È accaduto all’ospedale Ingrassia nella notte tra sabato e domenica. Non si tratta di una novità per le strutture sanitarie del capoluogo siciliano.
Una signora di 80 anni muore in ospedale e il medico di turno viene aggredito da un parente. È successo durante la notte tra sabato e domenica all’ospedale Ingrassia i Palermo. Il dottore è dovuto ricorrere alle cure del Pronto soccorso.
«Una vicenda inaccettabile», tuona la direzione dell’ospedale. Ma purtroppo non si tratta di una novità per i presidi sanitari del capoluogo siciliano. Un fatto ormai ricorrente, nonostante le denunce delle forze dell’ordine nei confronti dei responsabili. L’ultimo episodio nel reparto di Cardiologia dell’Ingrassia, appunto. Il professionista di turno in quel momento è stato aggredito verbalmente e spinto contro il muro dopo aver comunicato il decesso, per sopravvenute complicanze, della paziente ricoverata in Terapia intensiva coronarica. È stato necessario l’intervento della polizia, che ha riportato la calma e identificato alcuni presenti.
«Pur comprendendo il dolore per la perdita di una famigliare – sottolinea la direzione aziendale dell’Asp –, è inaccettabile ogni forma di violenza verbale, e soprattutto fisica, nei confronti di chi esercita il proprio lavoro con scrupolo e professionalità. Siamo vicini al cardiologo, che supporteremo in ogni sede competente». Il dottore ha ricevuto un colpo al viso da parte di uno dei famigliari più giovani, un 30enne già identificato. È stato costretto a lasciare il reparto ed è andato al Pronto soccorso, dove i colleghi gli hanno medicato le ferite. Non è escluso che nei prossimi giorni sia ascoltato con più calma dagli agenti. Nel frattempo è scattata un’inchiesta per lesioni e aggressione.
«La verità è che non c’è rispetto né per la vita né per la morte – dice Angelo Collodoro, del sindacato Cimo –. Ormai in molti pensano che non sia possibile morire e che, se la morte sopraggiunge, la colpa sia sempre e comunque dei medici. Questi ultimi provano a fare ciò che è umanamente possibile per curare e salvare vite, ed è inaccettabile che la violenza venga scaricata su di loro per non essere riusciti a sconfiggere la morte. Nell’esprimere la nostra vicinanza a un lavoratore, proponiamo ancora una volta il tema della sicurezza negli ospedali e dell’obbligo morale per le istituzioni di perseguire i violenti aggressori».
Il problema delle aggressioni ai medici è endemico e lo scorso anno diventò quasi un’emergenza. L’8 aprile, un operatore socio sanitario di 56 anni fu colpito con un pugno a un orecchio dal parente di un paziente che non voleva aspettare al Pronto soccorso. Riportò la perforazione della membrana di un timpano. Il 24 aprile, una dottoressa di turno nell’area di Emergenza fu prima insultata e poi strattonata dalla figlia di una donna cardiopatica. Il 3 maggio un infermiere di 48 anni fu picchiato dai parenti e dallo stesso paziente. «Una spedizione punitiva», la definì il commissario straordinario degli Ospedali Riuniti Villa Sofia-Cervello, Maurizio Aricó. Un episodio che richiamò anche l’attenzione dell’assessore alla Salute, Ruggero Razza, che l’indomani andò al Cervello per portare solidarietà ai medici e agli infermieri del Pronto soccorso.
Sempre Razza, dopo quell’episodio e un vertice in prefettura sull’emergenza aggressioni agli operatori sanitari, annunciò, assieme al governatore Nello Musumeci, un piano per la sicurezza negli ospedali che metteva a disposizione anche una trentina di milioni di euro per interventi strutturali. Insomma, le corsie sono come trincee, dove ogni intervento può essere a rischio.
L’episodio più grave si è verificato lo scorso anno a Villa Sofia, dove anno un medico in servizio nel reparto di Chirurgia fu colpito alla schiena con un casco dal padre di un giovane in attesa di essere visitato. In quell’occasione un’infermiera aveva riportato la frattura di un dito nel tentativo di difendere il dottore, rimasto invece illeso. Non si salva nemmeno l’Ospedale dei Bambini, dove nel maggio scorso due medici furono picchiati dal padre di un bimbo nato con un tumore e morto dopo un intervento delicato. Il genitore poi chiese scusa attraverso il suo legale, precisando di aver colpito soltanto una persona.
Redazione Nurse Times
Fonte: Giornale di Sicilia
 
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