Ulss 9 Verona sul modulo di consenso della dsicordia: “Solo un fraintendimento”

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato con cui l’Azienda scaligera si scusa per eventuali discriminazioni nei confronti di Napoli.

Apprendiamo dalla stampa che un modulo di consenso a un esame radiologico della nostra azienda sociosanitaria è diventato oggetto di dibattito politico in Campania. La modulistica in questione, riferita all’esame TC Cone Beam (CBCT), nel descrivere il valore basso della dose da radiazioni dello stesso, riporta: “L’esame radiologico con CBCT comporta una dose efficace compresa tra 30 e 100 microSievert, mediamente dell’ordine di 1/20 del fondo annuale di radiazioni. Per comprendere questo valore occorre sapere che equivale alla dose assorbita per 3-4 OPT tradizionali o per radiazioni ambientali vivendo un mese a Napoli (il capoluogo con la massima dose ambientale annua in Italia), oppure trascorrendo due mesi in montagna, o 50 ore in volo a 8000 metri”.

È evidente che la città di Napoli viene citata unicamente in qualità di benchmark nazionale per quanto riguarda il tasso di radioattività ambientale, senza alcuna accezione negativa, come lasciato intendere da chi ha sollevato il “caso”. Pur nella più assoluta buona fede, al fine di evitare ulteriori strumentalizzazioni, la direzione dell’Ulss 9 ha comunque deciso di sostituire e aggiornare il modulo in questione, che è stato già rimosso dal sito internet aziendale, e si scusa con quanti possano essersi risentiti per l’accaduto.

Il primario di Radiologia, saputo della polemica, si scusa insieme ai suoi collaboratori per il fraintendimento, spiegando che non era certo sua intenzione creare alcun esempio negativo. Lo stesso primario si è messo in contatto col collega dell’ospedale Cardarelli, ben noto a Verona, per spiegare di persona quanto accaduto, ribadendo che l’esempio male interpretato era solo un riferimento bibliografico, ripreso anche da altre realtà sanitarie.

Alle scuse sincere della Radiologia si aggiungono quelle del direttore generale, che precisa: «Sono certo della sincerità delle scuse ribadite dalla nostra Radiologia e sono sicuro che assolutamente nessuno voleva creare casi negativi, e men che meno polemiche e strumentalizzazioni. Io posso solo dire che considero Napoli una città meravigliosa e accogliente, e ciò avendoci anche vissuto per un periodo della mia vita per motivi professionali e di famiglia. Ho dato disposizioni di rimuovere con effetto immediato la modulistica dal sito aziendale. Mi auguro che chiunque abbia letto la notizia e anche chi l’ha diffusa accetti le scuse sincere della nostra Radiologia e mie personali, e che la polemica si chiuda prima di nascere. In questa società abbiamo tanto bisogno di dialogo e di parlarci, anche chiarendo le incomprensioni, lontani da polemiche che sicuramente non fanno bene a nessuno».

Redazione Nurse Times

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Rapporto SDO 2018: in calo l’attività erogata dagli ospedali italiani

Rapporto SDO 2018: in calo l’attività erogata dagli ospedali italiani

Scende del 2,1% il numero delle dimissioni e dello 0,8% quello delle giornate di degenza.

Nel 2018 il volume di attività erogata dagli ospedali italiani è diminuito. In particolare, si sono registrate 8.339.286 dimissioni complessive per acuti, riabilitazione e lungodegenza, con una diminuzione di circa il 2,1% rispetto al 2017. È quanto si legge nel Rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero (SDO) – Anno 2018.

Il Rapporto SDO è un importante documento, a cura della Direzione generale della programmazione sanitaria del ministero della Salute, che fotografa ogni anno l’attività di ricovero e cura per acuti degli ospedali italiani, pubblici e privati, in modo affidabile e completo. La fonte dei dati è il Nuovo Sistema Informativo Sanitario (NSIS), lo stesso che, con le numerose informazioni disponibili, consente ad esempio, grazie allo strumento del Nuovo Sistema di Garanzia (NSG), di verificare e misurare – secondo le dimensioni dell’equità, dell’efficacia e della appropriatezza – che tutti i cittadini italiani ricevano le cure e le prestazioni rientranti nei Livelli essenziali di assistenza.

Il
Rapporto viene presentato in un periodo in cui sono stati approvati importanti
documenti che contengono manovre e azioni a favore della Sanità italiana: si
pensi al Patto per la salute, approvato lo scorso 18 dicembre, o alla legge di
bilancio 2020 (in G.U. del 30 dicembre 2019).

In generale, si riduce il numero di dimissioni ospedaliere – Nel Rapporto si evidenzia come la riduzione più consistente delle dimissioni ospedaliere, nel 2018, riguarda la riabilitazione in regime diurno (dimissioni -7,2%, giornate -5,6%). Seguono:

l’attività per
acuti in regime diurno (dimissioni -3,2%, giornate -2,7%)la lungodegenza
(dimissioni -1,9%, giornate -1,2%)l’attività per
acuti in regime ordinario (dimissioni -1,8%, giornate -0,9%)la riabilitazione
in regime ordinario (dimissioni -1,1%, ma giornate in aumento del +1,3%).Riduzione del tasso di ospedalizzazione standardizzato – Rispetto al 2017, nel 2018 il tasso di ospedalizzazione per acuti, standardizzato per età e sesso, si riduce da 123,2 a 120,5 dimissioni per 1.000 abitanti, suddiviso in 92,4 dimissioni (per 1.000 abitanti) in regime ordinario e 28,1 in regime diurno (nell’anno precedente i valori erano, rispettivamente, 94,2 e 29 dimissioni per 1.000 abitanti); si osserva, inoltre, una discreta variabilità regionale. Il trend del tasso di ospedalizzazione, standardizzato per età e sesso, è in calo. Quello complessivo si riduce da 171,8 per 1.000 abitanti nel 2010 a 126,5 nel 2018. In particolare, il tasso di ospedalizzazione per acuti in regime ordinario passa da 115,8 per 1.000 abitanti nel 2010 a 92,4 nel 2018, mentre il tasso di ospedalizzazione per acuti in regime diurno passa da 48,8 a 28,1.

Miglioramento dell’appropriatezza e dell’efficienza nell’uso delle risorse ospedaliere – Confrontando i dati dell’anno 2018 con quelli dell’anno precedente, si osserva un aumento della percentuale di regime diurno in 53 dei 108 Diagnosis-related group (DRG) a rischio inappropriatezza; inoltre, fra i restanti 55 DRG, ulteriori 35, pur presentando una quota di Regime diurno inferiore rispetto al 2017, sono caratterizzati da una riduzione del volume di ricoveri ordinari: in media la riduzione osservata è del 6,6%; infine, 91 DRG mostrano una riduzione del numero totale di ricoveri erogati rispetto al 2017. Complessivamente, quindi, per i 108 DRG LEA si osserva una significativa deospedalizzazione, con un miglioramento dell’appropriatezza organizzativa e dell’efficienza nell’uso delle risorse ospedaliere.

Mobilità interregionale sostanzialmente costante – Pur con qualche leggera variazione, la percentuale di ricoveri in mobilità per ciascun tipo di attività e regime di ricovero si mantiene sostanzialmente costante, rispettivamente, intorno all’8% per l’attività per acuti in regime ordinario, al 9% per l’attività per acuti in regime diurno, al 16% per l’attività di riabilitazione in regime ordinario, al 10% per l’attività di riabilitazione in regime diurno, e al 6% per l’attività di lungodegenza. Più in dettaglio, dal 2010 al 2018 la mobilità per acuti in regime ordinario passa da 7,4% a 8,3%, la mobilità per acuti in regime diurno passa da 7,4% a 9,4%, la mobilità per riabilitazione in regime ordinario passa da 14,7% a 16,3%, la mobilità per riabilitazione in regime diurno passa da 9,2% a 10,4%, e, infine, la mobilità per lungodegenza passa da 4,7% a 5,9%.

Diminuzione della remunerazione teorica tra il 2010 e il 2018 – Analizzando il trend della remunerazione teorica delle prestazioni di ricovero ospedaliero a carico del SSN negli anni 2010-2018, si registra una graduale riduzione: si passa da 30,9 miliardi di euro nel 2010 a 28,4 miliardi nel 2018 (con un incremento dello 0,7% rispetto al 2017). In particolare, per l’anno 2018 la remunerazione complessiva si attesta a circa 26 miliardi di euro per l’attività per acuti (di cui 23,7 miliardi di euro in regime ordinario e 2,3 miliardi di euro in regime diurno), circa 2 miliardi di euro per l’attività di riabilitazione (di cui 1,9 miliardi di euro in regime ordinario e 84,2 milioni di euro in regime diurno), e circa 349,8 milioni di euro per l’attività di lungodegenza, per un totale di circa 28,4 miliardi di euro complessivi.

Redazione Nurse Times

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Speranza: “Serve uno sforzo di tutti per la riforma del Ssn”

Così il ministro della Salute, che ha presieduto la Consulta permanente delle professioni sanitarie e socio-sanitarie.

Si è svolta al ministero della Salute la prima
riunione della Consulta permanente delle professioni sanitarie e
socio-sanitarie, presieduta da Roberto
Speranza. Programmazione della spesa, rapporto con il territorio, riforma
del modello di formazione continua dei medici e la questione della sanità
digitale, che è “una delle sfide da
vincere se vogliamo portare il Servizio sanitario nazionale verso il
futuro”. Così il ministro, che ha aggiunto: “È molto rilevante. C’è stata una grande disponibilità di tutti a
dare una mano per costruire una riforma del Servizio sanitario nazionale, di
cui c’è bisogno. E c’è piena condivisione e sintonia sull’obiettivo di fondo,
che è quello di rendere il Ssn più forte. Sono necessarie più risorse e
continuare a investire. Ma c’è bisogno anche che si superi il modello vigente
dei tetti di spesa chiusi”.

Tante le questioni importanti, che saranno affrontate
in incontri appositi. La Consulta, istituita con il decreto ministeriale 7
gennaio 2020, è costituita dai presidenti delle federazioni di medici,
veterinari, farmacisti, infermieri, ostetriche, tecnici sanitari radiologia,
professioni sanitarie tecniche e riabilitazione e prevenzione, biologi, chimici
e fisici, psicologi e assistenti sociali. L’organismo nasce con il compito di
facilitare il dialogo tra le professioni, avvicinare le stesse ai decisori
istituzionali per collaborare al miglioramento della qualità dell’assistenza
dei cittadini.

Al termine dell’incontro della Consulta si è riunito
l’Osservatorio permanente per la garanzia della sicurezza e per la
prevenzione degli episodi di violenza ai danni di tutti gli operatori sanitari, a margine del quale, il ministro
ha sottolineato: “La violenza contro
chi lavora nel comparto salute è inaccettabile. Lo Stato deve dare una risposta
forte sia sul piano culturale che su quello della sicurezza. A febbraio la
norma anti-aggressioni arriverà in aula alla Camera, e già nel mese di gennaio
ci saranno le audizioni. Mi viene riferito che c’è grande sintonia, per cui
penso si possano rispettare i tempi e l’autonomia del Parlamento, senza
intervenire usando i poteri che la Costituzione conferisce al Governo nei casi
di urgenza”.

Redazione Nurse Times

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Andrea Vianello torna in tv dopo l’ictus. E su Twitter ringrazia l’infermiera che lo occorse: “Grazie, Lucia”

Ospite del collega Massimo Gramellini, l’ex direttore di Rai 3 ha parlato del percorso affrontato per recuperare l’uso della parola. Anche scritta.

“Notte prima degli esami”. Con queste
parole, prese in prestito da una nota canzone, Andrea Vianello aveva descritto su Twitter la vigilia del suo
ritorno in tivù dopo l’ictus di cui è stato vittima un anno fa. Una grande
emozione, quella che il giornalista-conduttore ha vissuto sabato scorso, quando
è stato ospite di Massimo Gramellini
a Le parole della settimana, in onda
su Rai 3.

«Non pensavo di poter tornare in tivù. In realtà non era neanche così
importante», ha
confidato al collega durante la trasmissione, raccontando il suo percorso per recuperare
l’uso della parola: «Sono stato curato
prima all’Umberto I, poi alla Fondazione Santa Lucia, sanità pubblica, dove mi
hanno tanto aiutato. Queste parole sullo schermo sono le prime che ho imparato
a dire. Io avevo perso completamente i fonemi. Una ragazza mi ha salvato la
vita: si chiama Flavia, ha trent’anni, è la mia logopedista ed è stata come una
mamma. I primi tempi con lei non riuscivo più a capire come mettere la lingua
per pronunciare le consonanti».

L’ospitata televisiva è stata anche l’occasione
per presentare Ogni parola che sapevo,
libro in uscita per Mondadori domani (21 gennaio): «L’ho scritto perché, come non riuscivo più a parlare, così non
riuscivo neanche a scrivere. Dopo l’ictus, tante persone non solo non riescono
a esprimersi, ma neanche ad aprire la bocca. Bisogna dire, invece, che è
possibile farcela». Insomma, scrivere come terapia, come metodo per
imparare di nuovo a utilizzare il linguaggio. Anche con una certa autoironia,
sebbene lo stesso Vianello definisca l’ictus «un mostro», perché «arriva
come un fulmine», aggiungendo: «Le
persone si vergognano, hanno paura. Io mi sentivo sfigurato, mi sembrava che la
faccia non fosse più la mia, non avevo più le parole. Oggi, però, sono un uomo
diverso».

Quindi, ancora su Twitter, il saluto
al suo pubblico: “Tornare in tv è stato incredibilmente emozionante. Grazie a
tutti i messaggi, davvero, in particolare quello via Messenger di Lucia,
l’infermiera del 118 che mi ha soccorso a casa quel 2 febbraio. Grazie, Lucia”.

Redazione Nurse Times

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“Gli infermieri sono gli operatori sanitari più vicini agli ammalati. Pregate per loro”

Uno speciale messaggio rivolto alla popolazione è stato esternato questa mattina da Papa Francesco, durante l’Angelus. Il Santo Padre ha voluto ricordare alle migliaia di fedeli l’importante opera svolta da infermieri e ostetriche nei confronti degli ammalati.
«Mi fa piacere ricordare che il 2020 è stato designato a livello internazionale come “Anno dell’Infermiere e dell’Ostetrica.
Gli infermieri sono gli operatori sanitari più numerosi e più vicini agli ammalati e le ostetriche compiono forse la più nobile delle professioni.
Preghiamo per tutti loro, perché possano svolgere al meglio il loro prezioso lavoro.»
Ci auguriamo che le parole del Papa possano contribuire ad arginare l’escalation di violenza che ogni giorno provoca feriti tra gli operatori della salute in Italia.
Dott. Simone Gussoni

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Lettera ai cittadini dagli infermieri del 118:”Il nostro lavoro non è come una serie Tv. Anche noi abbiamo il cuore in gola ma non c’è spazio per l’ansia”

Il personale della Centrale Operativa ha scritto una lettera rivolta a “mamme, papà, zii, nonni per raccontare “cosa significa essere un’infermiera, un infermiere o un medico di Trentino Emergenza 118”.

Sarà capitato a chiunque di chiamare il Numero Unico dell’Emergenza 112 in seguito ad un incidente stradale o una brutta caduta. A rispondere è sempre presente un operatore che, con voce ferma, pone domande ben precise per poi fornire istruzioni nelle manovre di primo soccorso. 

Ogni minuto trascorso al telefono può sembrare una perdita di tempo per le persone che hanno bisogno di aiuto. Per questo motivo medici e infermieri della Centrale Operativa di Trento hanno deciso di rivolgere una lettera alla popolazione.

Care mamme, papà, zii, nonni e trentini tutti,abbiamo deciso di scrivere a voi tutti per raccontarvi cosa significa essere un’infermiera, un infermiere o un medico di Trentino Emergenza 118.

Lavoriamo quotidianamente nella Centrale operativa dell’emergenza sanitaria provinciale, la forse più nota Centrale operativa del 118. Siamo noi che vi rispondiamo presentandoci proprio con “pronto, emergenza sanitaria”. Siamo noi che vi poniamo una raffica di domande “… Cosa succede …È cosciente? …Respira?… È pallido? Ha male al petto, ha la febbre? In che settimana di gravidanza è? Ogni quanti minuti ha le contrazioni?” e così via, tanto che spesso, alcuni di voi, ci invitano a sbrigarci a mandare l’ambulanza invece che fare mille domande!

Ora cerchiamo di spiegarvi il perché noi facciamo certe cose, che a voi possono risultare incomprensibili. Il nostro lavoro è molto delicato e complesso e richiede preparazione professionale, conoscenza di procedure e protocolli condivisi e codificati oltre alla geografia del nostro territorio. Dobbiamo saper prendere decisioni difficili in un tempo brevissimo, gestendo più mezzi e risorse contemporaneamente. Dietro a ogni ambulanza, auto medica o elicottero che si muove per prestare soccorso ci sono ragionamenti e responsabilità di cui noi siamo chiamati a rispondere in ogni momento.

Tutto inizia con una telefonata, la vostra. Voi che dall’altra parte chiamate preoccupati, agitati, spesso in preda al panico, a volte collaborativi a volte meno e in certi momenti anche verbalmente aggressivi. A prescindere dal vostro stato d’animo dobbiamo essere capaci di stabilire con voi una comunicazione empatica e ferma nel porvi le domande giuste, professionale e comprensibile per darvi aiuto immediato. Avete ragione. Sembrano spesso minuti interminabili in cui voi diventate i nostri occhi e le nostre mani e con la vostra collaborazione, insieme, possiamo far qualcosa di utile, a volte determinante, per evitare che la situazione peggiori in attesa dell’arrivo dei soccorsi.

Pensate che sia semplice insegnare al telefono come fare un massaggio cardiaco efficace, o una respirazione bocca a bocca o aiutare un genitore a far sputare quella maledetta nocciolina che sta soffocando suo figlio? No, non è per nulla semplice. Non è come guardare una serie televisiva dove tutto sembra scorrere verso il meglio senza intoppi. A volte anche noi abbiamo il cuore in gola ma non possiamo dimostrarci in ansia o vulnerabili.

Ora immaginatevi un neonato che in barba a calendari e fasi lunari, decide di venire al mondo in men che non si dica, in casa o per strada in automobile. È panico totale … e questa ambulanza che sembra non arrivare mai! E intanto che faccio? Intanto state al telefono con noi che vi spieghiamo cosa fare e cosa non fare, con parole semplici e chiare e non vi lasciamo fin quando non arriva la famosa ambulanza. Insieme aiutiamo questo bimbo che ha fretta di nascere, la sua mamma e il papà che non si aspettava di certo un parto “fai da te”. E quando in sottofondo lo si sente piangeretiriamo tutti un respiro di sollievo e in Centrale, tra colleghi, ci sentiamo tutti un po’ zii a distanza di quel bimbo nato in maniera precipitosa.

«È il loro lavoro, sono abituati!» Lo sentiamo dire spesso. E invece no, non siamo abituati, per noi ogni evento è diverso, a volte l’esito può non essere quello sperato, ma molte altre lo è. E allora non pretendiamo applausi né onorificenze. A volte basterebbe un semplice segnale a farci sentire orgogliosi e soddisfatti di quello che siamo e di quello che facciamo tutti i giorni con il cuore. Al sentirsi dire che siamo uguali a quelli che “danno istruzioni al telefono come montare i mobili dell’IKEA” noi rispondiamo semplicemente che bisognerebbe avere solo un po’ di rispetto verso il lavoro che ognuno cerca di svolgere nel migliore dei modi cercando sempre di fare il meglio possibile.

Il contenuto di certi articoli ci lascia amareggiati e delusi, viene spesso descritto il nostro e vostro Servizio di emergenza territoriale come un servizio fatto di inefficienze, di ritardi nei soccorsi, di mancata assistenza e di tragedie sfiorate. Ma non è questa la realtà. Non siamo perfetti e non pretendiamo di esserlo ma vi assicuriamo che il nostro impegno e la passione per la nostra professione è a vostra disposizione per darvi tutto l’aiuto di cui avete bisogno in qualsiasi situazione. 

L.B. E.P. e il personale della Centrale operativa di Trentino emergenza 118
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