Alla luce delle nuove elezioni politiche, della recente pandemia, (che a noi infermieri) ci ha resi più consapevoli delle potenzialità insite in questo profilo professionale, oggi ancora in molti ignorano l’evoluzione storico culturale dell’infermiere. 

Infatti secondo i dati della FNOPI, il 79% dei cittadini sa che per diventare infermiere oggi occorre la laurea e il 53% sa che si tratta di una professione sanitaria “autonoma” e non più ausiliaria di quella medica. E’ opportuno chiarire soprattutto per i non addetti ai lavori cosa intendiamo per EVOLUZIONE STORICO CULTURALE DELL’INFERMIERE.

L’infermiere negli ultimi 20 anni ha seguito un percorso di evoluzione e consolidamento del profilo professionale, delle conoscenze e delle competenze.

Basti pensare:

– alla Legge 42/99 che sostituisce definitivamente l’obsoleta nomenclatura che definiva gli infermieri come “professione sanitaria ausiliaria” con “professione sanitaria”. Inoltre abrogava il mansionario del D.P.R 14 marzo 1974, N° 225.

– Il primo ordinamento didattico che sancisce il corso di diploma universitario in scienze infermieristiche viene recepito con il decreto ministeriale del 2 dicembre 1991: “Modificazioni dell’ordinamento didattico universitario relativamente al corso di diploma universitario in scienze infermieristiche”. Mentre con il decreto ministeriale 24 luglio 1996 si avvia il secondo ordinamento che cambia il nome del corso in “Diploma universitario per infermiere”.

– D.M. 509 del 3 novembre 1999 “Regolamento recante norme concernenti l’autonomia didattica degli atenei”, sancisce che il diploma universitario viene riqualificato in laurea triennale.  

Le tappe del percorso formativo, saranno: 

1. Diploma di laurea in Infermieristica (180 crediti formativi universitari);

2. Master universitario di I° (60 CFU);

3. Diploma di laurea specialistica in Scienze infermieristiche (120 CFU);

4. Master universitario di II° livello (60 CFU)

5. Dottorato di ricerca (3 anni);

– Conseguentemente nasce la Legge n. 251 del 2000, in cui si definiscono i titoli equipollenti al diploma di laurea come validi per l’accesso ai master infermieristici e ai corsi universitari formativi per accedere a funzioni di dirigenza infermieristica, ovvero la laurea specialistica.

Il Laureato Magistrale in Scienze Infermieristiche e Ostetriche interviene con elevate competenze nei processi assistenziali, gestionali, formativi e di ricerca in uno degli ambiti pertinenti alle diverse professioni sanitarie. 

Il piano di studi prevede tra il primo e secondo anno: a parte quelle disciplinari […] :

– Statistica, epidemiologia, programmazione dei servizi sanitari, igiene generale e applicata, statistica medica, medicina occupazionale, medicina interna, diritto del lavoro, economia aziendale, medicina legale, organizzazione aziendale, bioingegneria elettronica ed informatica.   

Gli Sbocchi occupazionali previsti sono: la dirigenza sanitaria nelle strutture sanitarie semplici e complesse, il coordinamento di Dipartimenti o strutture, l’insegnamento universitario, la formazione permanente, ricerca presso istituzioni pubbliche o private, incarico di funzione nella gestione dei processi assistenziali nelle Strutture Sanitarie.

In sintesi un’infermiere, con la formazione, i titoli e un percorso curriculare che includa un’esperienza maturata presso strutture sanitarie semplici e complesse, che abbia maturato una visione di sistema, quale: strategie e processi aziendali, percorsi clinici, gestione del conto economico, budgeting, gestione delle risorse, organizzazione di impresa, epidemiologia sanitaria quindi lo studio della frequenza con cui si manifestano le malattie (la pandemia docet), potrebbe candidarsi a MINISTRO DELLA SALUTE?

Dott.ssa Gabriella Scrimieri, Coordinatore Infermieristico Milano

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Oggi un infermiere potrebbe candidarsi a Ministro della Salute?
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