Così la senatrice, intervistata da Sanità Informazione insieme ad altri importanti esponenti della sanità italiana.

“La legge è chiara: esistono sanzioni disciplinari che vanno dall’avvertimento alla censura, fino a situazioni ancora più gravi”. Per questo è fondamentale per gli operatori sanitari “cercare in tutti i modi di risolvere il problema formativo”. Così Roberto Monaco, segretario Fnomceo e presidente Cogeaps, in una recente intervista a Sanità Informazione, che sempre sul tema dell’obbligo formativo ha interpellato altri importanti esponenti della sanità italiana.

“L’aggiornamento è fondamentale nel post-Covid, come lo era già prima, nella normale professionalità del medico – Roberto Carlo Rossi, medico di medicina generale e presidente di Omceo Milano, che sul tema sanzioni ha spiegato -. Quindi l’essere sempre aggiornato alle novità è un punto irrinunciabile per un medico. Su questo aspetto noi siamo attenti, andiamo a verificare se esiste un debito formativo. Da un punto di vista filosofico devo dire che, in linea di principio, sono per premiare chi si aggiorna e non punire chi non lo fa. Al momento sono molto dubbioso nel dare sanzioni e instaurare procedimenti disciplinari o provare altre strade. Allo stesso modo ritengo che l’iscritto, quando non abbia conseguito alcun credito o sia molto lontano dall’essere certificabile, debba compensare la mancanza”.

In che modo? “Negli anni sono state date molte occasioni a medici e professionisti sanitari per riuscire a sanare il loro debito formativo, e gli Ordini sono a disposizione per spiegare tutte le strade possibili per assolvere l’obbligo formativo. Senza dimenticare che è pure rischioso da un punto di vista medico-legale e assicurativo. Quando subentra un problema di carattere medico non prevedibile, chi accusa i medici di malasanità va subito a controllare se sono in regola con la formazione. In particolare, sono le assicurazioni a eccepire che un medico non ha assolto l’obbligo formativo. Sia da un punto di vista deontologico che assicurativo e medico-legale sarebbe quindi opportuno che gli iscritti cercassero di stare al passo con la formazione”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Paola Boldrini, capogruppo del Pd in Commissione Igiene e sanità al Senato: “La formazione continua nell’ambito della professione medica e delle professioni sanitarie è diventata ancora più importante con il Covid. In questi anni abbiamo avuto una evoluzione importante, ad esempio nella telemedicina, che prima sembrava non dovesse mai partire. Invece adesso ci siamo resi conto che la nuova tecnologia ha bisogno di un continuo aggiornamento. Peraltro anche nel Pnrr c’è una somma cospicua per quel che riguarda la formazione di tutti i professionisti sanitari”.

Prosegue Boldrini: “Gli strumenti che sono stati messi a disposizione, come quello legato al raggiungimento del 70% dei crediti, sono legati anche al fatto che, secondo la Legge Gelli il professionista deve conoscere le linee guida, e quindi adeguarsi a queste per prendere in carico il paziente nella maniera migliore. Ovvio che gli Ordini, diventati parte del Sistema sanitario perché enti sussidiari dello Stato, devono mettere in campo tutte le misure necessarie per aiutare gli iscritti a continuare a svolgere questi aggiornamenti”. Ma quali tipo di formazione e con quali crediti? “Su questo gli Ordini possono e devono vigilare affinchè siano fatti dei corsi di aggiornamento veramente utili per i professionisti, permettendo loro di aggiornarsi con le nozioni e la tecnologia più avanzate dal punto di vista scientifico. Gli Ordini possono fare moltissimo da questo punto di vista”.

Così, invece, Aurelio Filippini, presidente di Opi Varese: “Ritengo che l’obbligo degli Ecm sia in realtà un’opportunità di formarsi e mantenere una formazione costante, nonché di migliorarla. Faccio fatica a giustificare la non premiazione da parte dei crediti, perché credo che professionalmente non qualifichi un professionista. Sarà necessario agire con un sistema punitivo, che non ci piace: avremmo preferito un sistema premiante, che finora però non ha funzionato. Oggi avere crediti non è complesso: le Fad, soprattutto con il lockdown, hanno mostrato che si può avere formazione anche di qualità in modalità asincrona. Questo è un dovere deontologico che i professionisti devono attuare”.

La formazione, inoltre, si lega a filo doppio con la copertura assicurativa: chi non ha adempiuto al 70% degli Ecm obbligatori , secondo la Legge Gelli, perde la copertura nelle cause. “Credo sia doverosa – ribadisce Filippini -. Con la Legge 24 siamo tutti responsabili di quello che facciamo, qualunque sia il professionista. Per dimostrare che non ho una colpa vera in quello che è successo devo anche dimostrare di essere aggiornato e formato, e lo dice chiaramente la normativa. Le buone pratiche le apprendo anche e soprattutto se continuo a formarmi”.

Filippini parla poi delle lettere di richiamo, che avvertiranno del possibile arrivo di sanzioni, salvo la messa in regola: “Il primo rischio è ovviamente quello di non essere aggiornati e non lavorare in sicurezza con le persone che assistiamo tutti i giorni. Il secondo sono le coperture assicurative, a mio parere la componente che più dovrebbe incentivare, perché la Legge 24 stabilisce che c’è una responsabilità anche dell’equipe. E se l’equipe non è formata, credo sia giusto che ci sia un passaggio punitivo. Una volta che arriveranno i nominativi, faremo anche noi un censimento, contatteremo gli iscritti a uno a uno, anche per capire quali sono le motivazioni. Poi ricorderemo i rischi e infine agiremo secondo quello che le varie Federazioni, insieme ad Agenas, decidendo la ‘punizione’ da comminare”.

Tra le possibilità, la sospensione e addirittura la cancellazione dall’Ordine di appartenenza. “Credo sicuramente alla sospensione per un periodo che sarà da stabilire – conclude il presidente di Opi Varese -. Spero che tutte le Federazioni trovino un filo comune per far sì che non ci sia una professione maggiormente penalizzata rispetto a un’altra. Quindi sicuramente alla sospensione per un periodo anche di media-lunga durata, fino a sei mesi. Spero che non si arrivi mai alla cancellazione, perché da presidente preferirei che i miei colleghi lavorassero e continuassero a far del bene alle persone”.

Redazione Nurse Times

Fonte: Sanità Informazione

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