Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa a cura di Cesare Hoffer, coordinatore provinciale del sindacato infermieristico.

Sempre più infermieri e professionisti sanitari dell’Azienda sanitaria ci contattano preoccupati per un carico di lavoro al limite del sostenibile, ormai sempre più stanchi e oberati di attività. Si prospetta un’estate difficile: le ferie estive saranno garantite con difficoltà e al prezzo di gravare di ulteriore attività il personale che resterà in servizio.

In sanità succede spesso che per usufruire del diritto alle ferie se ne perda un altro: quello della giornata di riposo. Viste le difficoltà in cui versa l’Azienda sanitaria, abbiamo appreso con ancor maggior stupore e meraviglia alcune segnalazioni pervenuteci dal personale infermieristico in graduatoria per l’assunzione a tempo indeterminato. Alla loro richiesta di assunzione l’Azienda avrebbe risposto che non ci sono sufficienti fondi a disposizione.

Ma come? Siamo in piena emergenza infermieristica, abbiamo personale disposto a essere assunto celermente con un contratto di lavoro stabile,m e quindi appetibile, e non ci sono fondi a disposizione?! Evidentemente nelle nostre realtà istituzionali i fondi a disposizione sono esclusivamente dedicati ad aumentare determinati stipendi…

In particolare, nell’Uo Cardiologia del S. Chiara di Trento il personale infermieristico lamenta il costante aumento del carico di lavoro che si trova a gestire durante il turno, con un rapporto numerico infermiere/paziente divenuto ormai insufficiente, in relazione al fatto che la maggior parte di questi sono pazienti sempre più complessi dal punto vista assistenziale, pluripatologici, fragili, anziani e ad elevato rischio cadute e disorientamento.

La dotazione infermieristica prevista in origine era commisurata a un reparto di media intensività assistenziale e non è più stata adeguatamente implementata visto, il mutare del quadro assistenziale di reparto. Infatti in Cardiologia si trovano sempre più spesso pazienti che necessitano di cure di tipo sub-intensivo e a medio-alta complessità assistenziale, con un monitoraggio continuo e la necessità di avere la presenza costante di un infermiere dedicato ai casi più complessi.

Come Nursing Up, abbiamo ripetutamente segnalato la problematica alle direzioni competenti, senza avere alcuna risposta. I pazienti hanno diritto ad ricevere cure sicure e adeguate, e i nostri professionisti devono poter lavorare in una condizione di sicurezza e con un adeguato recupero psico-fisico. Oltre a tutto ciò, manca un numero adeguato di figure di supporto, che potrebbero sgravare l’infermiere di determinate attività, svolte impropriamente dallo stesso.

Un altro reparto sotto stress dal punto di vista del personale infermieristico è l’Uo Emodialisi del S. Chiara di Trento, dove in questi ultimi anni la turnistica proposta ai nostri professionisti si sta rivelando sempre più insostenibile dal punto di vista psicofisico, e sta mettendo a repentaglio l’operare sicuro del professionista e la sicurezza delle cure ai pazienti.

L’attività emodialitica presuppone un grosso livello di attenzione. Visto l’utilizzo di apparecchiature ad alta complessità tecnologica e un inadeguato recupero psicofisico, predispone il professionista ad un altissimo rischio di errore. Per non parlare delle conseguenze che ci potrebbero essere sulla salute psico-fisica dell’operatore.

Il reparto di Emodialisi dell’ospedale S. Chiara è il punto di riferimento dei servizi periferici e, a differenza di questi ultimi, si caratterizza per la presenza di una tecnologia più elevata e di pazienti a più alta complessità e specificità assistenziale. Allo stato attuale servirebbero almeno cinque infermieri in più. Tra l’altro i tempi di formazione e inserimento del personale infermieristico durano almeno quattro mesi, vista la complessità tecnologico-assistenziale.

Altro reparto fortemente a rischio e in difficoltà è l’Uo Malattie infettive del S. Chiara di Trento, dove ora, dopo  21 mesi di attività e carico assistenziale a tutti noi purtroppo ben noto, il personale è molto provato, stanco, stremato. E nonostante ciò, quando tutti i reparti Covid chiudono, a loro viene chiesto un ulteriore sforzo, e quindi riversata l’assistenza dei pazienti Covid positivi e sempre più complessi. Mancano, inoltre, le figure di supporto. Anche in questo caso abbiamo fatto incontri, segnalazioni, senza avere nessun tipo di riscontro.

La situazione lavorativa e di stress per il personale si è ulteriormente aggravata, con il rischio di avere ulteriori dimissioni volontarie dal servizio. La qualità assistenziale in Trentino è sempre stata elevata, e tale deve rimanere! La nostra Provincia difficilmente risulterà appetibile sul mercato del lavoro nazionale ed europeo se non offrirà un adeguato riconoscimento economico ai professionisti sanitari, garantendo loro condizioni di lavoro compatibili con le esigenze familiari. Pertanto le parole che vogliamo sentire in sede istituzionale sono soltanto due: contratto ed assunzioni.

Redazione Nurse Times

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