Il Comitato Pro Ospedale del Reventino ripercorre la vicenda che ha portato alla morte di un trentenne e sottolinea “come la fragilità del territorio sia relegata a una sola unità mobile di soccorso, spesso impiegata in consulenze su richiesta del pronto soccorso”.
“Un’altra vittima, ancora una volta un ragazzo, poco più che trentenne, muore a causa di un incidente stradale. Sul caso le dinamiche saranno accertate dagli organi di polizia, mentre il decesso sarà vagliato dal medico legale, che addirittura può disporre l’esame autoptico. A noi, come comitato, non resta che prendere atto dell’ennesimo strazio che la città deve vivere, anche perché i conti cominciano a essere irrispettosi: sono molti i giovani che qui hanno trovato la morte sull’asfalto”. Così, in una nota, il Comitato Pro Ospedale del Reventino (di Soveria Mannelli, Catanzaro), che ripercorre la triste vicenda, collegandola alla cronica mancanza di ambulanze.
“Verso le otto – scrivono i membri del Comitato – Chinelli (questo il cognome della vittima, ndr) percorre la superstrada del Savuto, più o meno all’altezza di Coraci: da Soveria saranno otto chilometri pieni. E per cause da definire impatta frontalmente con un altro veicolo, su cui viaggia una famiglia del luogo, composta da cinque elementi, perlopiù ragazzi e bambini. Fortunatamente solo forti contusioni per loro. Le due auto viste nelle foto sono ammassi di lamiere”.
Qualcuno, a quel punto, chiama il 118. “Le chiamate al 118 giungono direttamente alla centrale operativa di Catanzaro – precisa la nota –, e da lì si provvede all’invio dell’ambulanza o di più ambulanze sul posto (la decisione prende atto delle circostanze: luogo, feriti, potenziali casi in codice rosso e altri parametri). La più vicina è quella di Soveria, sta a otto chilometri, un tiro di schioppo, dieci minuti il tempo ipotizzato per raggiungere il luogo dell’impatto”.
Ma qui sorgono i problemi: “L’ambulanza del 118 di Soveria non c’è, non è disponibile, in quanto impegnata in un supporto di consulenza (pare avesse a bordo un paziente che andava portato a Lamezia per fare un’ecografia). Sta di fatto che, in tutto il lasso di tempo necessario alla consulenza, il territorio rimane sguarnito del mezzo di primo soccorso. Quindi la centrale, constatata l’impossibilità, ripiega. Vengono quindi allertate le ambulanze di Falerna (che dista più o meno 40 km per 35 minuti di percorrenza) e Rogliano (che dista circa 35 km per 30/35 minuti di percorrenza). Rispetto a quella di Soveria, per cause legate al traffico di questi giorni, si registra un gap temporale prossimo, se non superiore, ai 20 minuti”.
Questa vicenda, secondo il Comitato, evidenzia “come la fragilità del territorio sia relegata a una sola unità mobile di soccorso, spesso impiegata in consulenze su richiesta del pronto soccorso”. Da qui l’amara conclusione: “Probabilmente il povero Giuseppe Chinelli è deceduto sul colpo, a causa del terrificante incidente frontale, almeno questo è quanto ipotizzato dagli inquirenti sia di polizia giudiziaria che medico-legali. Ma se non fosse stato così, ci saremmo trovati davanti a un terribile dilemma, da noi più volte denunciato, sull’opportunità di avere un’ambulanza di presidio. Ne abbiamo parlato con l’ex commissario Scura, con l’attuale commissario Cotticelli, con i vari direttori generali alternatisi ai vertici dell’Asp e con i direttori sanitari, anch’essi alternatisi. Lo faremo ancora, ma che nessuno ci dica, o meglio ci risponda con un ‘sì, provvederemo’”.
Redazione Nurse Times
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