Le ore documentate dall’interessato sono 4.295, contro le 4.600 richieste in Italia. Domanda: un difetto di equivalente al 6,6% del totale basta a giustificare il diniego ministeriale, soprattutto alla luce della grave carenza di infermieri e dell’emergenza sanitaria nel nostro Paese?

E’ destinata a far discutere la notizia del mancato riconoscimento dei titoli, da parte del ministero della Salute, a un infermiere tunisino, iscritto al proprio Ordine, che già lavora in una struttura lombarda (ma non come infermiere). La sua richiesta è stata respinta perché in Italia la formazione universitaria prevista per ottenere la qualifica professionale prevede un totale di 4.600 ore tra teoria e pratica, mentre in Tunisia le ore richieste sono 4.200.

In realtà le ore documentate dall’interessato erano 4.295, comunque insufficienti. Domanda: un difetto di 305 ore, equivalente al 6,6% del totale, basta a giustificare il diniego ministeriale, soprattutto alla luce della grave carenza di infermieri nel nostro Paese? E’ la domanda posta dalla testata Vita a Luca Degani, presidente di Uneba Lombardia, che ha così risposto: “Siamo davanti a uno spreco di competenze e risorse umane, in un momento di assoluta emergenza. Questa persona dovrà fare una formazione ulteriore per integrare le ore mancanti, con un’università che dovrà identificare i contenuti mancanti alla sua formazione e in quali corsi erogati li possa ottenere. I corsi, però, si svolgono in periodo curricolare… Detta così, non penso ci voglia molto meno di un anno. Non solo, il fatto è che non stiamo parlando solamente del caso singolo. Dalla risposta del ministero si evince che per un delta formativo nell’ordine del 6% l’Italia rinuncia a tutti gli infermieri tunisini, che peraltro avrebbero una facilità anche linguistica a lavorare nel nostro Paese. Ha davvero senso?”.

Durante l’emergenza Covid, del resto, sono state emanate norme che permettono alle Regioni, fino alla fine del 2023, di andare in deroga rispetto al processo di verifica dei titoli. Un’opzione esercitata da Lombardia e Piemonte, ma anche dalla Calabria con i medici cubani. Senza dimenticare il Decreto n. 21 del 21 marzo 2022, che consente di assumere direttamente medici, infermieri e personale ausliario in fuga dalla guerra in Ucraina, saltando il riconoscimento delle competenze e il possesso della cittadinanza italiana: possono esercitare in via temporanea in Italia fino al 4 marzo 2023, con contratti a tempo determinato o con incarichi libero professionali, anche di collaborazione coordinata e continuativa.

Questa casistica, però, è differente rispetto alla richiesta inoltrata dall’infermiere tunisino. Il riconoscimento dei titoli permette di iscriversi al nostro albo professionale, che funziona con le regole del nostro Paese e richiede quindi che il percorso seguito all’estero sia del tutto sovrapponibile a quello previsto in Italia. Le deroghe citate, invece, permettono alle Regioni, bypassando le indicazioni nazionali solo per un periodo limitato, di consentire l’esercizio della professione con la sola attestazione delle caratteristiche e dei requisiti richiesti nel Paese di provenienza.

Il tema è oggettivamente complesso e articolato, anche alla luce delle assunzioni collegate al Pnrr, che prevede un investimento sulle case della comunità. Ma anche alla luce della Legge di Bilancio approvata a fine 2021, che prevede la stabilizzazione di circa 50mila persone nelle professioni sanitarie. In Conferenza Stato-Regioni sta inoltre per arrivare una norma che riconosce l’equipollenza di fatto della specializzazione in medicina di emergenza-urgenza con altre specializzazioni, così da garantire una maggior presenza di medici in pronto soccorso.

Si stava lavorando anche al riconoscimento per gli operatori sanitari dell’emergenza-urgenza nell’elenco delle professioni usuranti. E poiché il problema della mancanza di risorse riguarda sia le figure sanitarie sia quelle sociosanitarie, l’attesa riforma della non autosufficienza, il cui disegno di legge – dicono dal ministero della Salute – dovrebbe essere presentato nell’ultimo Consiglio dei ministri di questa legislatura, sarebbe un’altra importante tessera del puzzle.

Redazione Nurse Times

Fonte: Vita

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