Dopo l’arresto del 25enne Ivan D’Eredità, ritenuto responsabile dei maltrattamenti al 56enne Carmelo Aloisio, si allarga il raggio d’azione degli inquirenti.

Salgono a sette gli indagati per la morte di Carmelo Aloisio, 56enne con disabilità psichiche, vittima delle violenze inflitte dal nipote 25enne Ivan D’Eredità, arrestato dai carabinieri di Massafra il 12 luglio scorso con l’accusa di tortura, maltrattamenti e sequestro di persona. Oltre al 25enne, infatti, il pubblico ministero Francesco Ciardo ha iscritto nel registro degli indagati anche il tutore legale dell’uomo, Fabrizio Serrano, quattro medici che lo hanno avuto in cura in una Residenza socio-assistenziale e il rappresentante legale della Rsa. Per questi nuovi sei indagati l’accusa è di cooperazione in omicidio colposo. Per D’Eredità, invece, oltre alle accuse già formulate, potrebbe presto aggiungersi, dopo il decesso del 56enne, anche quella di morte come conseguenza di altro reato.

I nuovi elementi dell’inchiesta sono emersi dagli atti notificati dagli inquirenti in occasione dell’autopsia eseguita sul corpo dell’uomo su ordine della Procura. La relazione del medico legale nominato dal pm Ciardo sarà consegnata nei prossimi giorni al magistrato e potrebbe chiarire una serie di aspetti non solo sulle reali cause della morte, ma anche sulle eventuali responsabilità dei diversi indagati. Innanzitutto la Procura intende chiarire se la morte è stata o meno una diretta conseguenza delle violenze inferta al nipote all’uomo durante quei giorni di prigionia all’interno di un appartamento di Mottola: pugni e bastonate che l’uomo ha ricevuto mentre era rinchiuso in una stanzetta.

Atrocità riprese da una telecamera a circuito chiuso che, abbastanza misteriosamente, sono finite sui social network e diventate virali, permettendo ai carabinieri di intervenire per liberare la vittima e arrestare il nipote. Il giudice Giovanni Caroli, confermando la custodia cautelare in carcere per D’Eredità, ha parlato di comportamento “crudele”, confermando anche l’accusa di tortura ipotizzata dalla Procura. Nell’interrogatorio di convalida il 25enne aveva sostanzialmente detto di non ricordare nulla di quanto accaduto.

Il decesso, però, potrebbe essere stato causato anche da pregresse patologie, sulle quali potrebbero avere responsabilità i medici e il rappresentate legale della struttura in cui era ospitato e dalla quale poi è stato portato via per essere condotto in quella prigione. E ancora le indagini dei carabinieri dovranno chiarire il ruolo del tutore legale. Gli inquirenti, infatti, si chiedono come sia stato possibile che il 56enne sia finito in quelle condizioni, vittima di violenze inaudite, senza che il professionista a cui il tribunale lo aveva affidato sapesse nulla.

La vicenda era immediatamente finita sui media nazionali in occasione dell’arresto del giovane, ma poi aveva suscitato un nuovo vespaio di polemiche quando a Mottola erano comparsi i manifesti funebri sui quali era riportato anche il nome del suo presunto carceriere. La famiglia aveva inizialmente fissato il funerale per il 25 luglio, ma l’intervento della magistratura per l’esame autoptico ha bloccato tutto. I funerali di Carmelo Aloisio sono stati celebrati solo il 3 agosto, ma dai nuovi manifesti sparsi per il paese è scomparso il nome di Ivan.

Redazione Nurse Times

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

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