È perfettamente riuscita la rimozione chirurgica di un raro tumore in una ragazza minorenne.
Un grave tumore al colon in una ragazzina viene curato al Policlinico di Modena, ma dopo un anno si ripresenta in forma più aggressiva e in un punto dove la chemioterapia è poco efficace. I chirurghi scoprono la nuova neoplasia mentre operano la paziente alle ovaie e decidono un’operazione mai tentata in Italia su minorenni (e solo quattro volte al mondo).
È questo l’antefatto di un intervento chirurgico lungo e difficile, in cui sono state mobilitati vari team del Policlinico. Un intervento perfettamente riuscito. Ora la ragazza, che oggi ha 15 anni e vive fuori dall’Emilia Romagna, sta bene e va a scuola come tutte le sue coetanee. La notizia di questa operazione da record è stata data solo ieri, a un anno di distanza, quando tutti gli indicatori hanno dato luce verde.
“L’intervento di cito-riduzione chirurgica associata a chemio-ipertermia intraperitoneale (Hipee) è il quinto caso al mondo su pazienti sotto i 18 anni, ed è il primo in Italia su una paziente pediatrica”, conferma una nota del Policlinico, che non nasconde l’orgoglio per aver consolidato, anche in un campo mai esplorato prima (quello cioè dei minorenni), una tecnica che a Modena è stata usata in soli 29 casi e sempre per gli adulti.
Qual è, dunque, la novità rivoluzionaria di questo intervento? La ragazza era arrivata a Modena nel 2016 per sottoporsi a una rimozione radicale del carcinoma, seguito da chemioterapia. La malattia sembrava vinta, ma dopo un anno ha presentato una recidiva: colpite entrambe le ovaie, con estensione anche al peritoneo. Ed è a questo punto che i sanitari si sono trovati di fronte a un dubbio tremendo.
«Il peritoneo – spiega la professoressa Roberta Gelmini – è una membrana che racchiude visceri e organi dell’addome, ed è poco sensibile alla chemioterapia, in quanto scarsamente irrorato di vasi sanguigni che trasportano il farmaco. È una membrana sottile, la cui rimozione chirurgica è molto complessa perché è collegata agli organi che avvolge. Nella casistica c’è un 30% di complicanze post-operatorie e una mortalità successiva del 3,4%».
Unica soluzione: la rimozione chirurgica. Non un salto nel buio, visti i casi analoghi già affrontati a Modena, ma la giovanissima età della paziente consigliava di muoversi con cautela. «A livello di anestesia, quasi un trapianto di organo», commenta il professor Massimo Girardis, direttore di Anestesia e rianimazione 1 al Policlinico.
«Un intervento eccezionale su pazienti pediatrici – sottolinea il dottor Pierluca Ceccarelli, componente dell’equipe chirurgica assieme a Roberta Gelmini, Francesca Cabry e Francesco Serra –. Di solito questa tecnica non fa parte del bagaglio tecnico-professionale classico del chirurgo pediatra. Ma c’è stata un’ottima collaborazione coi colleghi chirurghi generali in un’ottica multidisciplinare». Per l’anestesia hanno collaborato Elisa Barbieri e Stefano De Julis mentre l’equipe infermieristica era composta da Mario Di Stefano, Claudia Ghita, Alfredo Marzullo, Enrico Montanari e Valentina Roncaglia.
Redazione Nurse Times
Fonte: Gazzetta di Modena
 
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