La morte di un uomo colto da malore sul lungomare di Napoli ha innescato un acceso dibattito social.

Prosegue il botta e risposta tra l’associazione Nessuno tocchi Ipoocrate e la Società italiana infermieri emergenza territoriale in merito alla vicenda dell’uomo colto da malore sul lungomare di Napoli e poi deceduto. La Siiet non aveva gradito un commento social di Nessuno tocchi Ippocrate (auspicando un errore di comunicazione), che aveva criticato l’assenza di un medico a bordo di un mezzo di soccorso. Di lì a poco è giunta la controreplica dell’associazione campana, sempre molto vigile sul tema delle aggressioni al personale sanitario. La riportiamo di seguito.

“Non si tratta di cattiva comunicazione, bensì di interpretazione distorta. Il 1° agosto è stata soppressa la postazione medicalizzata del Chiatamone, e proprio il 1° agosto è morta una persona a 100 metri dalla postazione, oramai diventata di tipo ‘India’. Il nostro era un post di denuncia contro chi, in maniera scellerata e arbitraria, ha preso questa decisione. Come sempre, occhi ‘maliziosi’ hanno visto la lotta di classe: lungi da noi! Di certo non si può nemmeno asserire che la presenza del medico a bordo di un mezzo di soccorso sia totalmente inutile, altimenti si innescherebbe una guerra in senso opposto. Allora che si fa? Si impara a leggere tra le righe. Oppure adottiamo il ‘ dividi et impera’, tanto caro a chi governa il tutto?”.

Anche in questo caso la Siiet ha voluto replicare. Lo ha fatto attraverso il seguente post, pubblicato sulla sua pagina Facebook e firmato dal presidente Roberto Romano.

“Inizialmente avevamo sperato in un caso di cattiva comunicazione. A quanto pare non era così. Ne prendiamo atto. Siamo certi però del fatto che la nostra interpretazione, e quella di molti colleghi, sia stata tutto fuorché distorta. Purtroppo si continua a non comprendere come i tempi e le professioni, così come le competenze racchiuse in esse e da esse espresse, siano fortemente cambiati. Ecco che un evento triste, che mai dovrebbe succedere ma che spesso accade, nonostante tutti i nostri sforzi, venga preso ad esempio per stigmatizzare un cambio di assetto organizzativo, che evidentemente non piace, in un post che ha il sapore di rivendicazione sindacale, più che di denuncia di un eventuale, e tutto da dimostrare, disservizio.

Ma l’evento, terribile, resta, e resta il fulcro del problema. Problema che non può e non deve essere ridotto a un semplice e semplicistico ‘non vogliamo dire che se ci fosse stato il medico… ma concedeteci di affermare che avrebbe avuto una possibilità in più’. Ci perdonerete, ma non lo concediamo. Non lo concediamo perché questa frase è irrispettosa per i professionisti intervenuti, per gli sforzi da essi fatti senz’altro per provare a evitare l’inevitabile. Non lo concediamo perché questa frase non è sorretta dalle evidenze o dalla letteratura. Non lo concediamo perché gli infermieri intervenuti operano all’interno di un sistema.

La chiusura di un mezzo medicalizzato a vantaggio di uno infermieristico, se decisa e attuata all’interno di logiche di sistema che mettano gli infermieri in grado di operare, non è necessariamente un problema. In alcuni luoghi viene fatto di continuo e, al di la dell’aumento della gastrite in qualche operatore del settore di area non infermieristica, neppure poi tanti, non porta e non ha portato mai a particolari disservizi o problemi. Ovviamente quegli infermieri devono muoversi su protocolli, procedure, percorsi all’interno di una rete organizzata in livelli di assistenza. Ecco, sull’eventuale recriminazione su queste mancanze avremmo applaudito, ci saremmo uniti nel chiedere quali protocolli, quali specificamente per la gestione dell’arresto cardiaco, quali presidi (Autopals, Lucas…) sono disponibili.

Quali percorsi sono attivati e attivabili in questi casi in quella realtà? Quanti mezzi di terzo livello, con medico e infermiere a bordo sono disponibili e in che proporzione rispetto al totale dei mezzi? Ci saremmo uniti a chiedere questo, e tanto altro. Invece si è scelta la via facile. Quella del ‘se ci fosse stato il dottore…’. Troppo facile e, lo diciamo riferendoci all’approccio usato, troppo superficiale. Eppure il problema sta proprio nel come sono disegnati i sistemi, e non certamente nel fatto che vi sia un medico o un infermiere in più o in meno. Quelli sono problemi sindacali.

Quindi quel post di cosa parlava? A chi parlava? Ci restano il dubbio e l’amarezza. Guardiamo con gli occhi nostri, e di tanti colleghi, che non sono maliziosi, ma tristi e stanchi. Tristi perché vedono eventi del genere accadere in sistemi che a volte non li valorizzano adeguatamente, ma finiscono con l’esporli indirettamente a critiche assolutamente non meritate. Stanchi perché il benaltrismo velato di quel post ci ha stancato. Stanchi perché sappiamo leggere le righe, e tra esse. Stanchi perché, mentre noi parliamo di revisione di sistemi, chi quei sistemi dovrebbe rivederli non lo fa. Ma andremo avanti, per quei colleghi intervenuti e per quelli che si troveranno stanotte, domani o anche mentre scrivo, in situazioni in cui non conta il ‘benaltrismo’, ma la competenza.

Come Siiet, siamo pronti a discutere il problema con chiunque e in qualunque sede per dare il nostro contributo. In nessun caso, però, lasceremo correre attacchi gratuiti, diretti o indiretti, all’operato dei colleghi infermieri che operano in emergenza territoriale”.

Redazione Nurse Times

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