Il responsabile sanità di Fratelli d’Italia, intervistato da AdnKronos Salute, sminuisce la riforma delle cure primarie avviata dal ministro Speranza.

Fanno scalpore le dichiarazioni resa all’AdnKronos Salute da Marcello Gemmato, responsabile sanità di Fratelli d’Italia, il partito che ha ottenuto il maggior numero di preferenze alle recenti elezioni politiche e che dunque guiderà la coalizione di centrodestra al Governo. Dichiarazioni che suonano come un dietrofront rispetto alla riforma delle cure primarie avviata dal ministro della Salute, Roberto Speranza.

Per potenziare il territorio e offrire una medicina di prossimità consona alle esigenze dei cittadini, secondo Gemmato, non servirebbero le case di comunità, ma bisognerebbe invece “puntare sui medici di famiglia e sui farmacisti dotati di strumenti diagnostici di base”. Quegli strumenti, cioè, che saranno assegnati a tali professionisti in virtù di uno specifico decreto, appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

“Con la dotazione di 7 miliardi di euro prevista dal Pnrr per la telemedicina – spiega il responsabile sanità di FdI – questi professionisti, se forniti di apparecchiature idonee, possono rendere gli studi medici e le farmacie degli hub in cui fare analisi di prima istanza, ecografie, elettrocardiogrammi. Si potrebbe contare in questo modo su una sanità diffusa che può sopperire anche alla chiusura di tanti ospedali e permettere un’assistenza accessibile a tutti”.

E ancora: “Per potenziare il territorio con i fondi del Pnrr il ministro Speranza ha puntato su 1.350 case di comunità, ma nella pratica queste strutture rischiano di non realizzare una vera medicina di prossimità, visto che prevedono un bacino di utenza di 50mila persone. E questo esclude di fatto i piccoli paesi, le aree interne, le aree disagiate, che dovrebbero essere accorpate per raggiungere 40mila abitanti. Ciò significa che alcuni utenti dovrebbero farsi 20 minuti di macchina per arrivare alla casa di comunità. E questa non è una soluzione. Il medico di famiglia e il farmacista attrezzati, invece, garantiscono un’assistenza di base davvero prossima. Noi vogliamo investire in professionisti della sanità, anche per superare un’assistenza a macchia di leopardo, aggravata della regionalizzazione”.

La posizione di Gemmato non ha mancato di suscitare perplessità. Come quelle espresse da Andrea Filippi, segretario nazionale di Fp Cgil: “Abbiamo contestato la riforma di Speranza per la mancanza di una visione di sistema che davvero potenziasse i servizi mutiprofessionali. Ora le proposte di Fratelli d’Italia sembrano addirittura una strategia per svuotare il Ssn dall’interno e lasciare campo libero alla privatizzazione”.

Redazione Nurse Times

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