Riceviamo e pubblichiamo il contributo di una lettrice riguardante la decisione di una Asl di non lasciare a casa alcuni operatori positivi che hanno completato il ciclo vaccinale e sono asintomatici.

Le nuove norme per contenere l’epidemia di Covid-19 sono entrate in vigore col Decreto legge 30 dicembre 2021, n. 229, il quale stabilisce che per il soggetto risultato positivo (da tampone molecolare o antigenico), in assenza di sintomi e che ha ricevuto la dose booster, nonché per i vaccinati con due dosi o con dose unica da meno di quattro mesi e per i guariti da meno di quattro mesi, l’isolamento dura sette giorni con un test negativo (antigenico o molecolare).

Questo implica milioni di italiani chiusi in casa. Tra loro anche tantissimi operatori sanitari, che lasciano posti vacanti nelle corsie. Posti che la sanità italiana non riesce a rimpiazzare. Assenze che pesano enormemente sull’efficacia di molte strutture ospedaliere, che rischiano di implodere. Secondo Matteo Bassetti, direttore di Malattie infettive al San Martino di Genova, la soluzione potrebbe essere quella di rivedere la quarantena dei sanitari. “Non possiamo rischiare di avere ospedali che non vanno avanti perché c’è qualcuno asintomaticamente positivo dopo tre dosi di vaccino. Su questo è necessario che intervenga il Governo”.

Dunque, i medici devono andare a lavorare, con mascherine FFp2. Come dicono i Cdc di Atlanta, “se fai un lavoro che non può essere sostituito, come nel caso dei medici e degli operatori sanitari, il danno che crei è maggiore se non lavori”. Il Governo, però, per il momento non ha espresso decisioni in merito. Resta quindi da rispettare il Decreto legge 30 dicembre 2021, n. 229. E intanto il problema della carenza di personale sanitario, in molte regioni, diventa opprimente, insanabile.

E’ ciò che sta accadendo in una grande azienda sanitaria del Sud, dove, nonostante ci siano diverse graduatorie attive per diverse figure sanitarie, si è costretti a rimpiazzare il personale in modo davvero “azzardato”. Da un comunicato diffuso dalla stessa azienda si apprende che due medici in carico a una Uoc di Terapia medica sub-intensiva Covid, sono risultati positivi a un tampone molecolare per Sars-Cov-2. Entrambi i medici hanno completato il ciclo vaccinale e sono asintomatici.

“Vista l’emergenza – continua il comunicato -, è improbabile che i medici siano gli unici positivi tra gli operatori, che saranno comunque sottoposti a sorveglianza”. Tuttavia, “stando all’impossibilità di ricorrere al lavoro strordinario e di impegnare altro personale, si rischierebbe una situazione incompatibile con l’assistenza dei pazienti”.

La direzione sanitaria di questa rinomata azienda sanitaria trova quindi un’estrema soluzione: “Si chiede, in via strordinaria, che il personale medico vaccinato che risulti positivo a tampone molecolare e asintomatico possa permanere in servizio in regime di sorveglianza strordinaria rafforzata fino a negativizzazione”.

Dunque la soluzione alla carenza di personale è trovata, come suggeriva Matteo Bassetti, nel lasciare in servizio il personale sanitario positivo. Ma è davvero la scelta giusta? Non si rischia così di aumentare il contagio all’interno del personale sanitario? Dove sono, inoltre, tutti i fondi stanziati dal Governo per superare l’emergenza Covid? Dove sono gli operatori sanitari promessi da molti governatori regionali? Perchè non si utilizzano le graduatorie presenti per diverse figure sanitarie?

Redazione Nurse Times

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