Riceviamo e pubblichiamo una nota a cura di Laura Rita Santoro (coordinamento regionale Nursing Up Lazio), indirizzata “a tutti gli schieramenti politici”.

“Giubilari ospedalieri”, a Roma, sta ad indicare quei professionisti sanitari, assunti a tempo determinato, con avviso pubblico e selezionati, in occasione dell’ultimo Giubileo, ma con calma. Era quasi la metà dell’anno giubilare. Servivano a sopperire le “drammatiche” carenze di personale e il blocco del turnover, parzialmente, negli ospedali pubblici, in previsione dell’arrivo di numerosi pellegrini a Roma e dintorni.

Numerosi colleghi, come da programma, vennero indirizzati a terapie intensive, rianimazioni comprese e pronto soccorso. Ora, spesso, possiamo parlare di una “sporca dozzina” (cit. dal titolo di un film), perché sono rimasti in pochi. Un manipolo di colleghi che ha sviluppato competenze degne delle truppe sbarco, guerrieri! Anche se sono convinta che per la Regione Lazio, l’esperienza di un infermiere, non abbia alcun valore.

Lavorare in un pronto soccorso a Roma e/o in tutte le provincie del Lazio non è un gioco per ragazzi. Abbiamo colleghi, che non senza sacrifici, sta lavorando anche da solo, in pronto soccorso, dove sono in attesa di un posto letto e/o di visita, anche 70 persone. Debbono affrontare l’utente scortese e arrogante, che cerca di passare avanti a tutti, ma anche quel paziente che per educazione, e/o altro tace, ma potrebbe essere più grave del precedente. Se si considera il tutto, contestualizzato in un ambiente con molti, molti pazienti, non è difficile immaginare la mole di lavoro sostenuto dai colleghi.

Mi duole ricordare che, quando il rapporto tra staff di assistenza e pazienti ricoverati è superiore a 1:6 (o 7), aumentano gli esiti negativi e le cure infermieristiche non erogate. Sono numerosi gli studi che documentano l’importanza di un rapporto appropriato tra infermiere e paziente, abbiamo standard di accreditamento riferibili a 20 anni fa, che riprendevano quelli dei 50 anni precedenti. Come infermieri, non vorremmo direttive/normative fuori dal tempo che sono pericolose per i malati. Ci piacerebbe una presa di posizione concreta e in una prospettiva realistica, nell’interesse dei pazienti.

Oggi i 120 minuti di assistenza, celebrati, sono economicamente sostenibili, ma eticamente incompatibili con l’assistenza dei pazienti. Mentre nella Regione Lazio si ostinano a rinnovare e rendere leciti contratti con società esternalizzate, i colleghi a tempo determinato, ma strutturati, con regolare contratto e senza intermediari, non sanno cosa succederà loro da marzo. I colleghi mi raccontano che in uno degli uffici dove si firmava il rinnovo del contratto, sulla porta, è scritto: “… la prossima firma di contratti è prevista per marzo, … ma potranno firmare gli idonei del concorsone del Sant’Andrea”. Come a dire: “Per me si va tra la perduta gente. Se non etterne, e io etterno duro. Lasciate ogne speranza, o voi ch’intrate.” (Cit. Dante). “Lasciate ogni speranza, o voi che entrate, tanto è l’ultimo rinnovo che avrete la speranza di firmare”.

Sono convinta che i colleghi potranno reagire in modo energico, dal momento che gli eredi di Florence Nightingale rientrano nei principi normativi, previsti dal Decreto Madia. La Regione Lazio non può negare la loro stabilizzazione. La loro stabilizzazione non penalizzerà nessuno, neanche i colleghi idonei e in graduatoria nel concorsone del Sant’Andrea. Gli ospedali pubblici sono in grande sofferenza, il blocco del turnover ha vuotato gli ospedali, abbiamo numerosi che saltano riposi ferie, ecc.

Redazione Nurse Times

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