La situazione infermieristica resta incredibilmente drammatica nel nostro paese

E’ evidente a tutti coloro i quali per un verso o per l’altro si confrontano con la nostra categoria professionale ed ancor di più a tutti noi che vivendola, eppure nonostante tutto continuiamo ad essere pilastro di un sistema sanitario che si regge sulla buna volontà degli operatori sanitari, medici, infermieri ed oss.

In realtà non manca niente alla nostra professione per poter raggiungere quella affermazione e quella considerazione sociale e perchè no economica che le sarebbe consona non fosse altro che per il fatto che se oggi ancora abbiamo un sistema salute che bene o male potremmo definire efficace, lo dobbiamo proprio ai sacrifici che ogni giorno gli infermieri caricandosi sulle proprie spalle tutte le inefficienze e le carenze di questo sistema salute ormai svenduto per due spiccioli, fanno e continuano a fare per il bene dei pazienti e dei cittadini.

Ci scontriamo ogni giorno con contraddizioni e pregiudizi duri a morire e spesso siamo anche noi stessi a tenerli in vita.

Abbiamo ormai da molto tempo una formazione universitaria che ci proclama in pompa magna “dottori in infermieristica” ed ancor di più per molti di noi “dottori in scienze infermieristiche ed ostetriche (laurea magistrale per intenderci); eppure sembra un gravissimo peccato di superbia chiedere di essere riconosciuti con il titolo accademico che ci spetta di diritto.

Siamo i responsabili dell’assistenza per i nostri pazienti eppure ci è precluso nei fatti esercitare il nostro mandato di valutare, pianificare, attuare e misurare gli outcomes da organizzazioni sanitarie rimaste indietro dal punto di vista organizzativo.

Siamo talmente pochi da non poter prendere in carico adeguatamente i nostri pazienti; siamo lì a fare il possibile e l’impossibile per tutti eppure siamo aggrediti, picchiati ed umiliati proprio dalle persone per cui ci prodighiamo; siamo una risorsa indispensabile per la riuscita di ogni cura eppure le nostre aziende ci usano come facchini tappabuchi, le prime a non rispettarci e ad umiliare la nostra professione, a volerci non professionisti della cura, ma semplici ed umili tuttofare.

Tutto, ma proprio tutto sulla carta ci descrive esattamente per ciò che siamo, o meglio per ciò che dovremmo realmente essere.

La normativa, la formazione, il codice deontologico e lo stesso fatto di essere iscritti ad un ordine esattamente come i medici, nessuno considera gli infermieri quale ruolo indispensabile per il funzionamento del sistema salute salvo poi esserlo nella pratica quotidiana.

Noi stessi per primi ci crogioliamo al tepore della non consapevolezza, erroneamente, sentendoci protetti dal fatto che essere inconsapevoli o peggio usati per tutto tranne che per il nostro essenziale ruolo ci metta al riparo da chissà quali responsabilità o dal fatto che tanto per quello che ci pagano meglio tentare di evitarle le responsabilità.

Ma la legge non ammette ignoranza e fare altro non ci mette al riparo dalle nostre responsabilità di professionisti, anzi ce ne carica un’altra sulle spalle: quella di non aver fatto ciò che sarebbe di nostra competenza.

Allora da dove viene questa nostra insostenibile leggerezza dell’essere infermieri?

Le organizzazioni sanitarie che non ci valorizzano, vero, ma noi ci valorizziamo?

Le carenze di organico, vero, ma noi continuiamo a coprire ogni buco persino quello degli oss e quando mai diciamo di no?

La formazione universitaria vero, ma continuiamo a formare giovani infermieri già succubi prima ancora di iniziare e dove la mettiamo la consapevolezza di essere professionisti?

Gli stipendi inadeguati, verissimo, ma noi tutto questo accettiamo supinamente senza batter ciglio e continuiamo a mantenere sindacati che non ci rappresentano e chi altro se non un sindacato degli infermieri potrebbe e dovrebbe rappresentarci?

La FNOPI e gli OPI provinciali: siamo tutti sempre pronti a puntare il dito “potrebbero fare di più o meglio”, vero, ma dove siamo noi quando si tratta di sostenerli o quando si tratta di eleggere i rappresentanti in seno a questi organismi, chi si candida a queste cariche eppure siamo tutti elettori e tutti eleggibili.

Ecco allora forse il problema siamo anche noi, forse se siamo in una situazione così precaria e poco considerata dipende anche da noi, certamente nessuno di noi si augura o auspica tutto questo per la nostra professione, ma altrettanto certamente quello che ci manca è una certa consapevolezza.

Quella consapevolezza di essere professionisti indispensabili ad ogni processo di cura ed ancor di più oggi, in un momento in cui le cronicità avanzano, le fragilità esplodono e l’unica risposta concreta che non il nostro, ma qualunque sistema salute può dare per prendersi cura di tutto ciò siamo noi infermieri.

Dobbiamo per questo fare uno scatto in avanti avere un rigurgito di amor proprio, dobbiamo acquisire più consapevolezza del nostro agire da professioisti seri

DOBBIAMO FARE NECESSARIAMENTE UNO SFORZO CULTURALE.

Dobbiamo finalmente abbandonare la cultura dell’ausiliarietà (o post ausiliarietà considerando che la legge non ci considera più ausiliari, ma responsabili ed autonomi da qualche decennio) dobbiamo finalmente prenderci la responsabilità di essere ciò che siamo, cioè i PROFESSIONISTI SANITARI RESPONSABILI DELL’ASSISTENZA.

Dobbiamo in definitiva abbandonare quell’insostenibile leggerezza dell’essere infermieri per sposare quella sostenibile concretezza dell’essere infermieri.

Solo in questo modo potremo liberarci da lacci e strettoie, da vecchi e nuovi retaggi della post ausiliarietà, potremmo essere veramente al pari e tra professionisti della salute con tutte le altre professioni sanitarie.

Cambiare ottica, cambiare prospettiva. Ma come ogni cambiamento ha bisogno di una Vision diversa.

NOI SIAMO GLI INFERMIERI e se finalmente ci mettiamo in testa di fare gli infermieri, smettiamo di piangerci addosso ed iniziamo a pretendere il giusto rispetto ed i giusti mezzi per espletare la nostra professione.

Se tutti insieme ci eleviamo lasciandoci alle spalle vecchi retaggi ed ingiustificati stereotipi allora finalmente conquisteremo il posto che ci spetta nella società e nel sistema salute e certamente non ci troveremo soli in questo cammino: avremo i nostri pazienti accanto e questa sarà la nostra dirompente forza.

Non vogliamo essere dei mini medici, ma vogliamo e dobbiamo essere dei grandi infermieri: il nostro futuro è nelle nostre mani!

Angelo De Angelis
L’articolo L’insostenibile leggerezza di essere infermieri scritto da Angelo De Angelis è online su Nurse Times.