Secondo l’esperto, ai fini di una causa legale, servono prove concrete di un demansionamento sistematico.
Navigando su internet, capita di imbattersi nelle storie di infermieri che lamentano di essere utilizzati con funzioni proprie degli oss. C’è anche chi chiede un parere legale, invocando la possibilità di rifiutarsi di svolgere tali funzioni.
È il caso di un’infermiera che si è rivolta agli esperti di un portale medico-legale e giuridico, riferendo di trovare spesso la sigla “oss” sui turni degli infermieri e di essere pertanto obbligata a “coprire quel ruolo perché secondo il direttore amministrativo l’infermiere non deve e non può rifiutarsi”.
L’esperto chiamato a rispondere, pur ravvisando nel caso di specie gli estremi del demansionamento, spiega come non sia sufficiente l’indicazione “oss” nella turnistica perché l’infermiere veda riconosciuti i propri diritti, “ma serve ma serve un costante duraturo svolgimento di mansioni effettivamente spettanti all’ausiliario”.
Questo perché “la giurisprudenza attuale, in una sorta di spinta solidale verso le strutture sanitarie (che, cosa nota, hanno mille problemi di budget), considera accettabile una assegnazione non prevalente a mansioni inferiori, se ciò è giustificato da esigenze di care giving e tecnico-organizzative dell’azienda, a patto che esse siano l’eccezione e non la regola”.
Secondo l’esperto, ai fini di un’eventuale causa legale sarebbe quindi opportuno “acquisire prove reali delle mansioni svolte o indizi, come lo scarso numero di oss in struttura, una turnistica regolarmente predisposta con presenza di soli infermieri e altro”. Come prova reale del sistematico demansionamento, per esempio, potrebbe valere “una diffida a firma di più colleghi che sollevino il problema”. Non è accettabile, invece, il semplice rifiuto di svolgere mansioni inferiori.
Redazione Nurse Times
Fonte: www.responsabilecivile.it
 
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