Scienziata di successo, cinese di nascita, ha chiesto di diventare italiana sette mesi fa, ma la pratica non è stata ancora avviata.
Marika Cai è una scienziata specializzata in biotecnologie. Le sue ricerche sono pubblicate sulle principali riviste scientifiche mondiali. Oggi sta sviluppando un metodo per rendere i tessuti biologici trasparenti come bicchieri di vetro. La sua è una storia d’eccellenza. Non del tutto italiana, però. Marika è infatti appesa al permesso di soggiorno. Oltre sette mesi fa ha chiesto la cittadinanza italiana. Da quel momento niente. La prefettura di Milano non ha mai risposto alle sue mail. «Entro nell’account del mio profilo e vedo che la pratica non è stata neppure avviata», rivela.
Marika è nata in Cina, nella regione di Zhejiang. «Nel 1994, a soli cinque anni, sono venuta in Italia, a Milano. Alle medie ho scoperto l’amore per le scienze, grazie all’insegnante di matematica. Mi sono laureata in Biotecnologie alla Bicocca. Ho avuto un’offerta per un dottorato all’Imperial College di Londra, una delle università top ten del mondo. Purtroppo non ho potuto fare domanda per le borse di studio riservate ai comunitari. Avrei dovuto far fronte al doppio delle spese: si trattava di decine di migliaia di sterline».
Oggi Marika si trova temporaneamente a Monaco per i suoi studi. «I nostri progetti – dice – sono stati pubblicati anche su Nature Neuroscience. Abbiamo sviluppato un metodo per rendere trasparenti interi organismi. Per esempio, è stato possibile individuare l’esatta parte anatomica dove avviene la neurodegenerazione periferica causata da un trauma cerebrale».
Marika si sente italiana e cinese: «Sono fiera della mia dualità, anche se non è semplice conviverci perché spesso ti chiedi se esiste un mondo a cui appartieni». Sette mesi fa il grande passo: presenta domanda di cittadinanza. Da quel momento il silenzio: «Nel sito risulta che nessuna domanda è ancora stata inoltrata e la prefettura di Milano non risponde alle mie mail». Non solo. Col Decreto Sicurezza che allunga a quattro anni (dagli attuali due) i tempi di concessione della cittadinanza, le cose si fanno ancora più difficili: «Nel nostro Paese si percepisce un’ostilità crescente nei confronti degli italiani figli di immigrati».
Redazione Nurse Times
Fonte: Repubblica
 
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