Grande successo per il nostro progetto editoriale denominato NeXT che permette ai neolaureati in medicina, infermieristica e a tutti i professionisti della sanità di poter pubblicare la propria tesi di laurea sul nostro portale. 

Sono numerose le tesi di laurea che quotidianamente arrivano all’attenzione della nostra redazione (redazione@nursetimes.org).

NurseTimes è l’unica Testata Giornalistica Sanitaria Italiana (Reg. Trib. Bari n. 4 del 31/03/2015) gestita da Infermieri, quotidiano diventato il punto di riferimento per tutte le professioni sanitarie.

Ogni pubblicazione su NurseTimes è spendibile nei concorsi e avvisi pubblici.

Presentiamo la tesi della dott.ssa Serena Fazio laureatasi presso l’Università degli studi di Roma Tor Vergata.

Introduzione

Per affrontare i rapidi cambiamenti nell’assistenza sociale e sanitaria e le crescenti esigenze di una popolazione che invecchia, i sistemi sanitari devono trovare nuovi modi per migliorare la qualità delle cure fornite (Organizzazione mondiale della sanità, 2016).

In questo contesto, le risorse umane giocano un ruolo strategico, perché sono responsabili del risultato finale dei processi assistenziali, e di conseguenza della qualità dell’assistenza fornita.

Quando i dipendenti sanitari, in particolare gli infermieri, lavorano in organizzazioni stressanti, la loro qualità delle prestazioni diminuisce, i comportamenti di lavoro controproducenti aumentano e la qualità dell’assistenza è influenzata negativamente (Zaghini et al. 2020).

La qualità dell’assistenza è un problema critico nel sistema sanitario. Si tratta di un concetto complesso e multidimensionale poiché può coinvolgere una serie di possibili domini, comprese le dimensioni sia tecniche che sociali dell’assistenza.

Molti studi condotti in ambito sanitario hanno esplorato le associazioni tra la qualità percepita dell’assistenza e gli esiti legati alla salute (cioè, disagio mentale) e organizzativi (cioè, errori, intenzione di andarsene). L’associazione tra la qualità dell’assistenza percepita dagli operatori sanitari e il Burnout è stata ampiamente esplorata. L’evidenza in letteratura ha indicato che il Burnout è associato a una ridotta qualità delle cure e alla sicurezza del paziente. Ad esempio, studi precedenti hanno dimostrato che gli infermieri che hanno riportato livelli più elevati di Burnout erano considerati dai loro pazienti come fornitori di assistenza sanitaria di qualità inferiore e minore sicurezza per i pazienti.

Tuttavia, la maggior parte degli studi sul Burnout ha esplorato la professione infermieristica, mentre meno attenzione è stata prestata ad altro personale sanitario che deve esprimere anche un alto grado di dissonanza emotiva, come medici, fisioterapisti e psicologi (Fiabane et al. 2019).

Il Burnout è stato ampiamente studiato in infermieristica. È una sindrome caratterizzata da esaurimento emotivo, spersonalizzazione e riduzione della realizzazione personale. Si verifica quando i dipendenti sono esposti ad ambienti di lavoro stressanti inclusi carichi di lavoro pesanti, rapporti di lavoro scarsi, scarso controllo sul proprio lavoro, ricompense inadeguate e incongruenza tra i valori personali e organizzativi (Maslach and Leiter 2004).

L’intensa esposizione a relazioni cariche di emozioni con il proprio lavoro si traduce, inoltre, in uno stato di esaurimento emotivo, che porta a cinismo e sentimenti di inefficacia e, infine, cattiva salute fisica e mentale (Leiter et al. 2014). 

Gli individui che soffrono di Burnout manifestano solitamente problemi psicosomatici (debolezza e insonnia), problemi emotivi (ansia e depressione), problemi di atteggiamento (ostilità, apatia e sfiducia) e problemi comportamentali, come l’aggressività e l’irritabilità (Fiabane et al. 2019).  In risposta a un ambiente di lavoro stressante, oltre allo sviluppo di Burnout, i lavoratori possono infatti mostrare comportamenti controproduttivi (Zaghini et al. 2020). 

Il comportamento controproduttivo sul lavoro (CWB) in senso generico è qualsiasi comportamento intenzionale commesso da qualsiasi membro dell’organizzazione che danneggi l’organizzazione oi suoi membri. I tratti della personalità degli individui influenzano anche la CWB perché questi individui fanno scelte consapevoli per decidere se coinvolgere questi comportamenti (Dwivedi et al. 2016). I lavoratori che mostrano comportamenti di lavoro controproduttivi sono consapevoli di violare l’etica comunemente condivisa, principi e regole morali in modo che il loro obiettivo sia danneggiare l’organizzazione e persino le persone al suo interno, inclusi colleghi, supervisori, subordinati e clienti (Fox and Spector 2005).

Il modello emotivo stressante del comportamento controproduttivo sul lavoro illustra come situazioni di lavoro stressanti e determinate caratteristiche di un’organizzazione potrebbero portare i lavoratori a provare emozioni negative, che aumentano la probabilità di risposte controproduttivi.  Quindi, comportamenti controproduttivi sul lavoro sono considerati come risposte a uno stress organizzativo percepito, finalizzato a ridurre la frustrazione che ne deriva (Zaghini et al. 2020).

Se questi comportamenti non sono controllati, possono portare a danni sociali, fisici, mentali e professionali (Dwivedi et al. 2016).

È fondamentale per i dirigenti infermieristici responsabilizzare il proprio personale e valutare l’appropriatezza dell’assistenza includendo indicatori di esiti infermieristici sensibili – che sono condizioni, comportamenti o percezioni misurabili del paziente o della famiglia – come parte integrante della gestione della salute. È quindi essenziale per i dirigenti sanitari monitorare le condizioni di lavoro, perché un’organizzazione “sana” è più efficace e produttiva (Zaghini et al. 2020).

Nelle organizzazioni odierne, l’eccellenza si ottiene non solo attraverso il successo finanziario, ma anche attraverso risorse umane fisicamente e psicologicamente sane

(González-Navarro et al. 2018).

In questo studio abbiamo esaminato il ruolo di una fonte saliente di stress lavorativo che determina lo sviluppo del Burnout professionale degli infermieri e dei conseguenti comportamenti controproduttivi. È stato dimostrato dalla letteratura, che ogni anno in Italia si verifica una situazione di emergenza sanitaria legata al sovraffollamento dei Pronto Soccorso in relazione ad un particolare periodo dell’anno, in cui i casi di sindromi influenzali risultano essere particolarmente frequenti. Questa, conosciuta come Picco Influenzale, determina aumento dei carichi di lavoro e sovraccarico emotivo per gli infermieri, che li può condurre alla sindrome del Burnout e ad agire con comportamenti devianti. Alla luce di ciò, obiettivo generale di questo progetto di tesi è studiare la relazione esistente tra la sindrome di Burnout, i comportamenti controproduttivi degli operatori sanitari, partendo dalla propria definizione, e il picco influenzale.

Serena Fazio

Tesi: La Sindrome di Burnout e i comportamenti controproduttivi degli operatori sanitari di Pronto Soccorso: studio correlazionale con il picco influenzale

La dott.ssa Giammarco presenta la tesi in infermieristica sull’Assistenza al paziente con sclerosi multipla trattato con “short infusion” di Ocrelizumab
La Sindrome di Burnout e i comportamenti controproduttivi degli operatori sanitari di Pronto Soccorso: studio correlazionale con il picco influenzale
Corsi Fad ECM gratuiti per infermieri e altre professioni sanitarie: ottieni subito 150 crediti formativi
Giappone, realizzato dito robotico rivestito di pelle “vivente”
Alopecia areata, oggi si può curare: l’esperienza di Martina
L’articolo La Sindrome di Burnout e i comportamenti controproduttivi degli operatori sanitari di Pronto Soccorso: studio correlazionale con il picco influenzale scritto da Redazione Nurse Times è online su Nurse Times.