Fa ancora discutere il caso Venturi. Qualche opportuna riflessione alla luce dell’intervento in materia del Coordinamento regionale.
Sta diventando ormai datata la polemica sui mezzi di soccorso avanzato con a bordo esclusivamente personale infermieristico, che ha smosso nelle ultime settimane diversi animi all’interno della professione medica (vedi il caso della radiazione di Sergio Venturi, colpevole di aver autorizzato l’istituzione di tali mezzi in Emilia Romagna) e di quella infermieristica (con una presa di posizione forte anche da parte della presidente Fnopi, Barbara Mangiacavalli, che sul caso ha detto: “Fuori la politica dalla professione”).
Ora è arrivato anche il comunicato del Coordinamento regionale degli Opi lombardi, a sottolineare l’importanza di una questione che ci investe in qualità di garanti della salute del cittadino. L’infermiere è infatti figura centrale, protagonista all’interno del sistema di emergenza-urgenza, come ribadito nel documento quando si sostiene che “chi lavora sui mezzi infermieristici in Lombardia è un professionista, laureato, altamente specializzato e inderogabilmente abilitato all’esecuzione di specifici e normati algoritmi”.
L’infermiere operante in questo settore esplica il suo mandato professionale grazie a una seria formazione post-base, che gli permette di implementare le sue competenze al fine di garantire al cittadino un’assistenza appropriata e sicura. I mezzi infermieristici, come ricordato dagli Opi lombardi, svolgono “un servizio fondamentale per la comunità, con più di 300.000 pazienti soccorsi”, sottolineando anche che “in nessuno di questi numerosi casi sono stati segnalati eventi avversi”.
Si è anche rammentato come sia inopportuno “porre in posizione antitetica le figure che compongono il sistema”, in quanto dietro le parole si cela il lavoro di tutte le persone che esercitano concretamente all’interno di un servizio. Colleghi che, con il loro impegno costituiscono il cuore della sanità, l’anima altruista su cui si imperniano, poi, altri ragionamenti di carattere più o meno squisitamente economico.
I mezzi infermieristici non sostituiscono gli altri mezzi avanzati nei quali è prevista la presenza del medico, ma si muovono all’interno di una rete rispettosa dei principi di efficienza ed efficacia. Un sistema nel quale, date risorse finite, deve essere assicurata al cittadino l’azione adeguata in tempi congrui.
Gli Opi lombardi concludono il loro comunicato ribadendo che l’infermiere presta sempre la sua attività “in sinergia con tutti gli attori coinvolti nella macchina dei soccorsi”. Sinergia di cui parla lo stesso Codice deontologico all’art. 41, laddove spiega che l’infermiere “collabora con i colleghi e gli altri operatori, di cui riconosce e valorizza lo specifico apporto all’interno dell’equipe.”
Felici dell’intervento degli Opi lombardi, vogliamo terminare con una riflessione personale: l’infermiere è un professionista autonomo, i cui interventi assistenziali sono finalizzati al conseguimento di outcome significativi per il paziente; tali obiettivi, anche nel contesto di emergenza-urgenza, devono essere perseguiti senza che conflitti alimentati da altri interessi impediscano agli operatori di svolgere al meglio il proprio lavoro.
Gli interessi da tutelare sono quelli del cittadino e in tale ottica si sono sempre mossi gli infermieri, sollecitati, sopra ogni cosa, da istanze di carattere etico. In un’equipe di emergenza-urgenza non vi è tempo per le polemiche: il tempo è impiegato per fare il proprio dovere, per porre attenzione alla criticità della persona, per salvare una vita umana. Un compito importantissimo, che gli infermieri svolgono dispiegando in silenzio la loro competenza, il loro senso di responsabilità, la loro professionalità.
Daniela Pasqua
 
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