Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta al nuovo ministro della Salute. “Nei suoi recenti discorsi con la stampa – scrive il presidente nazionale del sindacato – abbiamo sentito menzionare solo la gravità della situazione dei medici, per i quali ipotizza un’indispensabile indennità che li ripaghi dei sacrifici profusi durante il Covid. Attendiamo di conoscere quali progetti ha in mente per gli infermieri italiani”.

Ci spingono a doverose riflessioni le recenti affermazioni del nuovo ministro della Salute, in vista della Legge di Bilancio ormai alle porte, in un colloquio con alcune delle principali testate giornalistiche nazionali. Il professor Orazio Schillaci, nell’esternare la delicatissima situazione della sanità italiana, che rappresenta da fin troppo tempo una criticità e che necessita essa stessa di cure drastiche, ha sollevato l’intenzione di “gratificare” i medici con un’indispensabile indennità.  

Saremmo di fronte a un riconoscimento economico che rappresenterà, a suo avviso, il giusto premio per i sacrifici profusi dalla categoria durante il Covid, e soprattutto punti ad arginare, finalmente, l’emorragia della fuga all’estero dei camici bianchi dall’Italia verso “isole decisamente più felici. Impossibile, per noi, seppur con la pacatezza che si deve alla circostanza e nella piena fiducia in quello che sarà l’operato del ministro, non sollevare delle domande su un discorso che di fatto, non menzionando in alcun modo i nostri infermieri, le ostetriche, le altre professioni sanitarie del comparto, ci spinge a chiederci quali saranno i progetti del ministro stesso per questo universo di risorse umane delle quali si compone il nostro Ssn.

Ci rivolgiamo a Lei, Ministro, con serenità e attese, ma decisi e risoluti, come abbiamo fatto in passato nei confronti di chi l’ha preceduta. Gli infermieri e le ostetriche italiani, attori principali sulla scena del Covid, al pari dei medici, hanno diritto sacrosanto a essere riconosciuti, a vedere accolte le loro legittime richieste più volte rappresentate, che non solo non sono affatto cambiate, ma che, con la nefasta evoluzione economica in corso, si rendono più urgenti che mai. E allora Le chiediamo apertamente di conoscere quali progetti imminenti il nostro Paese abbia in mente, per la valorizzazione economica degli infermieri, delle ostetriche e delle altre professioni sanitarie diverse da quella medica.

Ci troviamo in un delicato frangente, legato a un’inflazione record che mette in ginocchio famiglie e imprese e che, alla luce delle mutate condizioni economiche, con uno stipendio medio netto dei nostri professionisti di 1.780 euro (dati Ragioneria dello Stato 2020), comprensivo addirittura di premialità e straordinari, ci colloca, senza esagerazioni, sulla triste e pericolosa soglia della povertà. Da Lei ci aspettiamo, finalmente, una svolta in merito all’aumento dei salari di tutti i professionisti dei quali parliamo, nessuno escluso!

Fu Lei stesso, pochi giorni fa, a evidenziare attraverso la stampa la necessità di un cambiamento radicale, analizzando i recenti e allarmanti dati Ocse, che collocano gli infermieri agli ultimissimi posti d’Europa, in una quanto mai desolante graduatoria delle retribuzioni, in un confronto a tratti impietoso, non solo con altre nazioni del vecchio continente, ma anche con numerosi Paesi d’oltre oceano. E allora, alla luce di dati così allarmanti che stigmatizzano l’aggravarsi, rispetto al passato, di una situazione che ci vede ancora una volta fortemente penalizzati, con la forbice della disparità economica che proprio rispetto ai medici si è decisamente allargata, non possiamo che chiedere la collaborazione fattiva di tutte le istituzioni in causa, Regioni comprese, per attraversare il guado con un fiume completamente in piena. 

Caro Ministro, vogliamo solo ricordare che quando si parla di indennità di specificità infermieristica, che oltre tutto rappresenta il 30% delle cifre del nuovo contratto, e alla cui concretizzazione abbiamo contributo, più di ogni altro sindacato, con instancabili battaglie di piazza, il suo predecessore, onorevole Roberto Speranza, aveva messo bene in chiaro che si trattava solo di un primo riconoscimento. Come tale lo abbiamo accolto, e tutti aspettavamo dovesse essere integrato in tempi brevi, con ulteriori indispensabili risorse. Prova di tutto questo ne sia l’evidenza che, nel progetto ministeriale iniziale, lo stanziamento era notevolmente superiore rispetto a quello che è stato licenziato in Parlamento. Insomma, allo stato attuale, tale indennità corrisponde a poco più di 72 euro lordi al mese, e su tali importi, se davvero di seria valorizzazione vogliamo parlare, non credo sia necessario fare ulteriori commenti.

La speranza è che lei, signor Ministro, dia impulso senza mezzi termini il lavoro di valorizzazione appena iniziato da parte del precedente Governo, non guardando esclusivamente, lo ribadiamo, all’indennità dei medici, ma pensando anche alla valorizzazione degli infermieri, per le loro grandi responsabilità, e dei tanti professionisti sanitari che garantiscono il quotidiano essere e operare del Ssn. Parliamo di operatori che si inducono ad andare via giorno dopo giorno, gente che lascia il nostro Ssn alla ricerca di nuove opportunità. Stiamo parlando di operatori sanitari, prima di tutto uomini e donne, decisamente sottopagati. Si tratta di professionisti finalmente meritevoli di un compenso degno di tal nome, che consentirebbe loro di tenere il passo con il mutato costo della vita e di non dover ricorrere a scelte dolorose, come quella di andare a lavorare all’estero, dove le nostre competenze sono ricercatissime e ripagate con compensi che, ahimè, qui da noi continuano a sembrare un sogno irraggiungibile. 

Tornando poi al tema specifico del Covid, a Lei non abbiamo bisogno di ricordare, caro Ministro Schillaci, che gli infermieri sono in assoluto i professionisti della sanità che hanno pagato maggiormente lo scotto della pandemia. La professione con il più altro numero di persone infettate è stata la nostra. L’Inail, nella sua analisi per professione degli infortuni sul lavoro, conferma la prevalenza dei contagi tra il personale dell’ambito sanitario, con la categoria dei tecnici della salute al primo posto con il 37,7% delle denunce (in tre casi su quattro donne), l’82,3% delle quali relative a noi infermieri.

Se poi di equità si parla, e se di mancanza di personale si vuole discutere, è sotto gli occhi dell’intera collettività che la carenza infermieristica, rispetto a quella dei medici, merita altrettanta se non maggiore attenzione, visto che con 80mila unità mancanti, essa tocca livelli di gravità estrema, con la presenza di una pericolosa media di 6.2 professionisti oltre 1.000 abitanti, rispetto a una media europea ben più alta che si attesta oltre gli 8. Rispetto a quella degli infermieri, vogliamo ricordarlo, e sempre secondo i dati Ocse, la presenza dei medici si attesta sulla media di 3.5 ogni 1.000 abitanti, addirittura al di sopra di Francia (3,2) e Regno Unito (2,9), e inferiore alla Germania (4.5). Ci pare evidente che la voragine di infermieri, è ben altra cosa!

Caro Ministro, sugli infermieri lei potrà sempre contare, e continueremo a collaborare con spirito di profondo senso civico, per il bene dei cittadini e del Sistema sanitario italiano, ma non ci escluda da progetti tanto importanti. Ora più che mai non ci lasci soli.

Redazione Nurse Times

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