Tutto già previsto: quando si scaricano i problemi della nostra professione sugli ordini, sui sindacati, sui dirigenti, sul “sistema”, riceviamo applausi e consensi

Quando restituiamo la responsabilità dei problemi al singolo infermiere che rappresenta la professione con indosso la divisa, ecco che piovono le critiche. In altre parole, quando ci sono alibi e scuse, ovvero quando il problema è all’infuori di noi, va tutto bene; quando invece spostiamo lo sguardo all’interno di noi, come intende fare l’infografica con lo slogan “decidi chi essere”, incassiamo disapprovazione da coloro che non hanno capito che, citando un modo di dire ricorrente spesso sulle nostre pagine, “il problema dell’infermiere è l’infermiere”.

Infatti l’infermieristica ad oggi vive un grande problema che ci piace definire “crisi di identità”. È un problema tutto “soggettivo” cioè ognuno di noi è libero di ispirare la professione al “si è sempre fatto così”, al “ci vuole umiltà” al “ci si deve dare tutti una mano” oppure può ispirare la professione alle leggi, alle normative, alle evidenze scientifiche apprese in università e alle sentenze dei giudici.

Per i primi il demansionamento è un NON problema per i secondi il demansionamento, la deprofessionalizzazione sono piaghe che creano sofferenza e frustrazione; tendenzialmente chi ha criticato questa infografica appartiene alla prima corrente di pensiero per cui coloro che appartengono alla seconda corrente di pensiero non hanno cuore, sono disumani, “è meglio che cambino lavoro” ecc…

Noi consapevoli di questa
divisione e consapevoli delle critiche che ci sarebbero arrivate, insistiamo e
continuiamo a stimolare la riflessione e il ragionamento critico anche di quei colleghi
ancora inconsapevoli, poiché sappiamo che la colpa non è la loro, non lo fanno
apposta, purtroppo si è talmente inquinati della cultura vecchia e
anacronistica, che ancora si continua a tramandare e che noi vogliamo spezzare,
a tal punto che il ragionamento critico risulta disattivato; da qui il rifiuto
per qualsiasi pensiero altro sulla professione, qualsiasi altra nuova cultura
professionale.

Quindi succede che chi soffre nel vedere calpestata la propria professione, chi intende far rialzare la testa di un gigante dormiente che è la nostra categoria viene addirittura bollato, etichettato come esaltato senza sentimenti, senza umanità, senza cuore.

A questi diciamo che è proprio la nostra sensibilità che ci porta a vedere i problemi, che ci porta a combattere per mettere a disposizione del paziente quello di cui necessita, ovvero di un assistenza infermieristica qualificata non di badantaggio comune. È così che intendiamo fare il “bene del paziente”.

Torniamo all’infografica: questa immagine denuncia il fatto che nelle nostre corsie non sappiamo fare altro che pettinare i capelli di una signora, o rifare un letto oppure aiutare l’oss a dispensare il vitto perché “ci si deve dare tutti una mano”.

L’ infografica non denuncia l’atto in se del pettinare una persona ma denuncia il fatto che questo modo di lavorare è l’unico che si conosce; non solo! Siamo addirittura costretti e obbligati a fare i badanti da piani di lavoro inadeguati elaborati dagli ignoranti (che ignorano l’esistenza di leggi) che ci stanno al di sopra!

Ma non è finita qui!

Ad oggi più gli infermieri si comportano da badanti, più screditano e denigrano la professione, più sono disposti a prostrarsi ed occuparsi di:

Pulire gli assistiti anche davanti alla cittadinanza,Rimandare tutte le decisioni al medico, anche se di
carattere infermieristico,Utilizzare un linguaggio troppo confidenziale (ciao
amore! Buongiorno nonna!) con gli assistiti per risultare “umani” (e invece
sono solo irrispettosi della storia personale di pazienti anziani), Passare il tempo a pettinare, profumare, truccare le
pazienti,  Passare lo
straccio e spruzzino sui comodini anche davanti alla cittadinanza,…più sono considerati e valutati come degli ottimi infermieri, con gli occhi della cultura vecchia.

Coloro i quali vorrebbero
applicare il processo di assistenza infermieristica come dicono le leggi,
quindi che:

Vorrebbero studiare le cartelle cliniche degli assistiti e stilare delle diagnosi infermieristiche avendo padronanza di un ragionamento diagnostico e pensiero critico riguardo gli eventi che ci troviamo di fronte ogni giorno, Vorrebbero utilizzare il proprio tempo per l’educazione terapeutica, per un’educazione sanitaria, per correggere quegli stili di vita sbagliati per fare davvero il bene del paziente Vorrebbero attribuire agli oss le mansioni igienico domestico alberghiere, per dedicarsi all’assistenza infermieristica, perché consapevoli che un equipe di cura funziona se e solo se i ruoli sono netti e non promiscui,…sono considerati e valutati, sempre da chi vede con gli occhi della vecchia cultura, come degli infermieri scarsi, mediocri, bravi solo a studiare e non a fare, scansafatiche, rompiballe ecc…

Ma quanto potrà durare ancora questa vecchia cultura?

Ve lo diciamo noi: ancora per poco, perché noi ci siamo svegliati e abbiamo deciso di dire: “Basta!”

Quindi non vi stiamo dicendo di non pettinare una persona, ma:

vi chiediamo di non essere costretti a farlo perché lo dice un inadeguato piano di lavoro, vi chiediamo di dotarvi di ragionamento critico per dire che pettinare una paziente NON è assistenza infermieristica! vi chiediamo di lottare affinché la paziente abbia sì i capelli ben pettinati (perché è un atto che contribuisce al suo benessere ma evidentemente non dovrete essere voi a prendere il pettine in mano) ma non le facciamo mancare quell’assistenza infermieristica che possiamo erogare solo noi infermieri che fa la differenza sui suoi esiti di salute!Purtroppo sistematicamente sacrifichiamo l’assistenza infermieristica perché sappiamo fare bene solo i badanti e non gli infermieri professionisti.

Noi non ci stiamo, abbiamo
deciso chi essere, abbiamo deciso da che parte stare insieme a tanti altri
validi colleghi.

Capiamo altresì che fare l’infermiere con la vecchia cultura sia più facile, più comodo, meno dispendioso di energie psico/fisiche. Sei libero di essere infermiere come meglio credi, ma se pettinare una paziente ti costringe a far mancare le cure infermieristiche, sappi che non ti sarà permesso ancora a lungo e prima o poi sarai chiamato ad assumerti le tue responsabilità…

Quindi portati avanti: decidi chi essere, già da oggi!

Raffaele Varvara – socio fondatore

Giuseppe Piazza – socio fondatore

Gaetano Ciscardi – socio fondatore

Antonio Caracallo – socio fondatore

Leonardo Gialloreto – socio fondatore

Martina Crocilla – socio fondatore
L’articolo Infermieri in cambiamento: “Decidi CHI essere” è il segno della nostra crisi d’identità scritto da Raffaele Varvara è online su Nurse Times.