Il presidente del sindacato, Antonio De Palma, ha presentato un report per ripercorrere le tappe di un processo ancora fermo al palo: “Poteva contribuire a cambiare le sorti del nostro fragile Sistema sanitario”.

“Che fine hanno fatto in Italia i tanto decantati progetti legati alla figura degli infermieri di famiglia? Perché mai un disegno di legge che si rivela così importante per il futuro della sanità italiana, dopo oltre due anni, è ancora fermo al Senato? Soprattutto ci chiediamo quando nel nostro Paese la smetteremo, almeno in ambito sanitario, con la pericolosa e controproducente politica del proclamare e del promettere, seguita raramente da quella delle azioni e dei fatti”. Così Antonio De Palma, presidente nazionale Nursing Up, durante la presentazione alla stampa di un report del sindacato sul tema dell’infermiere di famiglia.

“Non vogliamo, non possiamo permettercelo, di sparare nel mucchio – ha aggiunto -. Almeno noi no! Come sindacato degli infermieri italiani, non abbiamo tale abitudine. E’ questo il senso profondo di questo nostro approfondimento.Proviamo allora a ripercorrere insieme le tappe dei vari progetti istituzionali che dal 2019 a oggi, con l’introduzione di una figura professionale fondamentale per la ricostruzione della sanità territoriale e non solo, avrebbero potuto contribuire a cambiare le sorti di una sanità italiana arrivata già col fiato corto al duro scontro con il Covid, e quindi incapace di reggere l’urto dell’emergenza, nonostante lo strenuo impegno di infermieri e medici che neanche di fronte alla morte si sono mai tiratiindietro”.Prima tappa dei progetti istituzionali: “Cominciamo la nostra disamina da luglio 2019, quindi ben prima della pandemia. Il Movimento Cinque Stelle presenta, a firma del senatore Gaspare Antonio Marinello, il Ddl 1346, dal titolo ‘Introduzione della figura dell’infermiere di famiglia e disposizioni in materia di assistenza infermieristica domiciliare’.Si parte alla modifica della Legge 502/92. Obiettivo? Si sperava in breve tempo di trasformare in legge la nuova figura dell’infermiere di famiglia, che si affiancava a quella di medico di famiglia, pediatra e specialista ambulatoriale nell’erogazione dell’assistenza distrettuale. Da allora sono passati oltre due anni. Oggi il Disegno di legge èancora fermo in Commissione Igiene e sanità del Senato. Perché mai? Eppure la legge sarebbe indispensabile per avviare una serie di normative atte a finalizzare l’enorme mole di risorse finanziare a disposizione”.

A proposito di risorse finanziarie: “Non abbiamo dimenticato, infatti, che intanto è arrivato il piano della Missione 6 del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ben 7 miliardi di euro per la ricostruzione della sanità territoriale italiana, a partire, ma non solo, dall’assistenza domiciliare, con la figura dell’infermiere di famiglia che si rivela fondamentale per mettere in atto gli obiettivi che il ministero della Salute si è posto. E quale occasione più ghiotta di accelerare l’iter per arrivare all’approvazione di un disegno di legge così importante?”.

Seconda tappa: “Luglio 2020: nel frattempo è scoppiata da alcuni mesi la pandemia e il Governo pensa bene, con il Decreto Rilancio, di provvedere a introdurre 9.600 infermieri di famiglia. Di fatto una legg ancora non c’era, ma intanto si pone la necessità, in piena emergenza sanitaria, di snellire i ricoveri e provare a rafforzare la sanità territoriale. Tutto questo fa ben sperare, anche perché l’infermiere di famiglia sarebbe di notevole supporto a una sanità ordinaria messa a dura prova dal Covid, laddove malati cronici e soggetti fragili non possono essere abbandonati a se stessi al di fuori degli ospedali. Ebbene, a distanza di due anni il risultato del piano del Decreto Rilancio si rivela totalmente fallimentare”.

Terza Tappa: “Maggio 2021: la Corte dei Conti certifica il flop. Parole al vento, fumo negli occhi! Solo l’11,9% dei 9.600 infermieri di famiglia previsti è stato realmente assunto. Intanto da qui a qualche mese l’Agenas corrobora le nostre inchieste sull’inevitabile aumento del fabbisogno di infermieri in Italia. Occorre adesso un infermiere ogni 2mila-2.500 abitanti. Quindi non bastano più i 9.600 infermieri di famiglia, peraltro mai assunti, perché ora ne servono almeno 24mila. I dati sono schiaccianti”.

Quarta tappa: “Giugno 2021, l’ultima tappa del nostro report, almeno per ora. Il Disegno di legge sull’infermiere di famiglia (n. 1346 del 2019) approda come testo base in Commissione Igiene e sanità del Senato. Era ora, lasciatecelo dire, a due anni dalla presentazione iniziale. Lo conferma Gaspare Marinello, senatore dei Cinque Stelle, e tra i primi firmatari del Ddl. Intanto il ministro Roberto Speranza e numerosi altri esponenti politici ribadiscono che il Pnrr e la Missione 6 (le risorse ci sono eccome!) rappresentano un’occasione da non perdere, attraverso l’introduzione dell’infermiere di famiglia, per ricostruire una sanità italiana che parta dal rinnovato rapporto tra operatore sanitario e cittadino. Nella riorganizzazione del sistema sanitario attraverso il Pnrr si punta sulla medicina domiciliare, prevedendo case e ospedali di comunità, rafforzando il ruolo dei medici di famiglia e affiancandoli proprio agli infermieri di famiglia”.

Conclude De Palma: “Noi che da anni, ben prima del Disegno di legge dei Cinque Stelle, ben prima del Covid, ci siamo esposti sulla necessità di introdurre questa figura professionale, che sul modello inglese può contribuire a cambiare il sistema, speriamo davvero di non essere di fronte all’ennesima puntata di una telenovela. L’Italia della sanità ha troppo da perdere, e non se lo può permettere”.

Redazione Nurse Times

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