L’invecchiamento della popolazione e il tasso di natalità molto basso stanno comportando un cambiamento degli assetti strategici della Sanità italiana
Il paziente anziano, con le sue numerose patologie e per la sua fragilità clinico/assistenziale, riveste un ruolo di spessore in termini di investimenti e percorsi di prevenzione delle malattie.
Nel panorama gestionale del paziente geriatrico esistono delle scale do valutazione che permettono di identificare lo status di malattia e adottare i percorsi diagnostico terapeutici più performanti alla persona.
Analizzando il contesto storico, tassi di ospedalizzazione e altri parametri censiti da esperti, si è enfatizzato che alcune condizioni di alterazione dello stato psico/attitudinale del paziente geriatrico può essere analizzato e preso in carico, studiato e curato (soprattutto nei casi in cui i cosiddetti disturbi psicogeriatrici non hanno caratteri evolutivi).
Il paziente psicogeriatrico, quindi, è un nuovo quesito per il Sanitario, che per le caratteristiche che lo caratterizza assorbe risorse socio/economiche.
L’avanzare dell’età comporta una involuzione degli organi e quindi cambiamenti sostanziali sotto il profilo biologico e psicologico. È stato calcolato che circa 4 anziani su 5 sono affetti da almeno una malattia cronica, ma che ben il 30% di essi è portatore di tre o più affezioni ad andamento cronico-evolutivo. In particolare, da studi condotti su popolazioni anziane, è emerso che:
nei soggetti di età compresa tra 65 e 74 anni circa il 4,6% è affetto da più di 4 malattie
nei soggetti di età > ai 75 anni, il numero di affezioni per soggetto è di 5,8 e solo il 10% non ha problemi di disabilità.
È per questi motivi, dunque, che la valutazione del paziente psicogeriatrico, qualunque sia il disturbo psicocomportamentale che manifesta, non può essere limitata all’analisi del solo disturbo psicopatologico, ma deve essere integrata in una più ampia indagine che tenga conto di tutti gli aspetti (fattori biopsicosociali) che determinano lo stato di salute del soggetto anziano.
La clinica del paziente anziano va inquadrata secondo criteri e approcci metodologici metodologico che permettano:
di analizzare tutti gli aspetti che mettono il soggetto in relazione con se stesso e con l’ambiente
di rilevarne l’evoluzione in relazione agli interventi terapeutici effettuati.
L’approccio deve essere quindi multidimensionale e possibilmente interdisciplinare, poiché taluni aspetti dei disturbi psicocomportamentali da valutare possono esulare dalle competenze del singolo professionista essendo più propriamente oggetto di studio di altre branche specialistiche.
Molti sono gli strumenti di valutazione, e anche molto diversi tra di loro, che vengono proposti per l’analisi dei disturbi psicocomportamentali ma nessuno di essi “singolarmente” è in grado di soddisfare a pieno le esigenze cliniche, di ricerca ed è utilizzabile a tutti i fini. Questo a conferma della molteplicità, della variabilità, della complessità e spesso della atipicità dei disturbi psicocomportamentali che si riscontrano nel paziente psicogeriatrico.
Dal combinarsi o non combinarsi delle tre dimensioni si ottengono artificiosamente 7 classi di strumenti valutativi che possiamo così raggruppare:
tre ad una dimensione — Fisica (F), Mentale (M) e Sociale (S) — quando viene valutata soltanto o prevalentemente (almeno l’80%) una sola sfera;
3 a due dimensioni — Fisica/Mentale (FM), Fisica/Sociale (FS) e Mentale/Sociale (MS) – quando vengono prese in considerazione, ed in misura pressoché analoga, soltanto due sfere;
1 a tre dimensioni — Fisica/Mentale/Sociale (FMS) — quando vengono valutate in misura equivalente tutte e tre le sfere.

La Geriatric Depression Scale è una tra le più diffuse scale per la valutazione di sintomi depressivi nell’anziano e trova una sua applicabilità anche nel paziente demente di grado lieve-moderato (si sconsiglia l’utilizzo nei pazienti con un Mini Mental State < a 15). E’ uno strumento composto da 30 items, che esclude la rilevazione dei sintomi somatici e di sintomi psicotici. Le risposte sono di tipo binario (si/no) e questo rende lo strumento di più facile utilizzo nei pazienti anziani con deficit cognitivo. È stata validata anche una versione a 15 items. Il punteggio varia da 0 (non depresso) a 30 (massima gravità della depressione), con un cut-off individuato a 11 per la presenza di sintomi depressivi clinicamente rilevanti. La gravità della depressione viene quindi così rappresentata: da 0-10 assente, da 11-16 depressione lieve-moderata, >17 depressione grave.
 
CALABRESE Michele
 
Fonte
www.istat.it
www.psicogeriatria.it
italianhospitalgroup.it
L’articolo Infermiere, assistenza al paziente anziano fragile: Geriatric Depression Scale scritto da Michele Calabrese è online su Nurse Times.