Nel comunicato che segue il presidente nazionale del sindacato lancia l’allarme e chiede alla classe politica di intervenire.

Quante infermiere, quante nostre professioniste, quante donne, soprattutto madri e mogli, ogni giorno subiscono violenze fisiche e psicologiche nei pronto soccorso e all’interno dei reparti degli ospedali italiani? Quanti episodi finiscono nel dimenticatoio, come spesso accade anche nella vita, per paura di essere denunciati?

Si tratta di una serie di quesiti dai contenuti drammatici, che abbiamo oggi il dovere di porci. Dati alla mano, siamo già nel pieno di una situazione a dir poco allarmante, in relazione alla quale la nostra classe politica, in pieno clima di campagna elettorale, dovrebbe intervenire seduta stante.

Partiamo da un recentissimo fatto di cronaca, avvenuto qualche giorno fa, quando nell’ospedale di Bordighera (Imperia) una giovane infermiera in servizio è stata toccata ripetutamente da un paziente camerunense. I fatti si sarebbero svolti così: mentre si trovava in sala osservazione, l’uomo avrebbe chiesto alla professionista di caricargli il telefono cellulare; dopodiché, approfittando del fatto che la donna gli aveva voltato le spalle, ha iniziato a toccarle natiche e seni. Ovviamente la collega ha subito allertato le forze dell’ordine e l’uomo è stato immediatamente tratto in arresto per violenza sessuale. 

Poco prima, nel mese di agosto – e ripetiamo, questi sono solo i casi ufficiali portati alla luce del sole -, in una struttura privata del Piemonte un’altra giovane infermiera subiva molestie sessuali dal parente di un paziente, prontamente bloccato dal personale sanitario e consegnato agli agenti di polizia allertati e intervenuti sul posto. I dati Inail confortano amaramente quanto stiamo raccontando.

Ben 125mila sono i casi sommersi di aggressioni fisiche, e il 75% delle vittime di violenze tra il personale sanitario sono donne. Questo significa che le nostre infermiere, le nostre sorelle, le nostre mogli, sono le vittime sacrificali di calci, pugni, spesso morsi, nonché minacce e intimidazioni psicologiche. Ma, ahimè, anche di atti di violenza a sfondo sessuale, che ledono la loro dignità e lasciano su di loro un ricordo drammatico e indelebile.

Le violenze ai danni delle nostre infermiere si ricollegano naturalmente al “clima infernale” che da mesi gli operatori sanitari vivono all’interno degli ospedali, in particolare nei pronto soccorso. Quasi ogni giorno, e non è affatto un’esagerazione, un infermiere, molto spesso una donna, viene aggredito e picchiato da un paziente o dal parente di quest’ultimo. La rabbia esplode in modo incontrollato, e spesso si corre il rischio anche di provocare interruzione di pubblico servizio, fattore che potrebbe avere conseguenze fatali.

In un momento così importante per il futuro politico del Paese, sindacati come il nostro non possono non rivolgere un appello alla classe politica, che ha il dovere, al di là del proprio colore e della propria bandiera, di intervenire per difendere la sicurezza degli operatori sanitari sul luogo di lavoro, nell’esercizio delle proprie funzioni. Adesso più che mai gli esponenti politici che chiedono il sostegno dei cittadini per occupare un posto nel nostro Parlamento non possono ignorare tutto questo e non possono voltare le spalle di fronte a episodi del genere. 

Per quanto tempo ancora dovremo aprire le pagine dei giornali e leggere di infermieri con ecchimosi sul volto e con 20 giorni di prognosi per i calci e i pugni inferti, come accaduto a Civitanova Marche, da parte del parente di un paziente, addirittura in evidente stato di ebbrezza, che ha picchiato selvaggiamente ben quattro infermieri prima di essere bloccato dalle forze dell’ordine? 

Ripristinare i presidi delle forze dell’ordine negli ospedali è una priorità, sia per arginare le violenze nei confronti degli operatori sanitari, sia per proteggere le nostre infermiere, le nostre donne, da molestie sessuali sul luogo di lavoro, fenomeno troppo spesso sommerso, e di cui si parla ancora troppo poco.

Redazione Nurse Times

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